redazione il torinese

Primi segnali di ripresa, le imprese artigiane piemontesi guardano con più fiducia al futuro

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Per quanto riguarda la produzione totale, dopo addirittura  35 trimestri negativi, si prospetta finalmente un saldo positivo: dal -20,96% al 5,14%

 

La ripresa incomincia a manifestarsi concretamente anche nella nostra regione e le  imprese artigiane piemontesi guardano con maggiore  fiducia nel futuro. L’indagine trimestrale congiunturale di Confartigianato Imprese Piemonte su un campione di oltre 2500 aziende, rivela questa realtà. Per quanto riguarda la produzione totale, dopo addirittura  35 trimestri negativi, si prospetta finalmente un saldo positivo: dal -20,96% al 5,14%. Questi i settori che registrano aumenti della produzione: attivita’ varie (57,50%), impiantistica (51,92%), tessile/abbigliamento (43,33%), lavanderie (35%), imprese di pulizie (25%), grafica (22,50%). Il saldo dei nuovi ordini, ancora negativo, migliora in ogni caso, passando dal -18,19% al -0,60% . Gli aumenti di nuovi ordini si registrano in: attivita’ varie (42,50%), tessile/abbigliamento (36,67%), impiantistica (32,69%), grafica (17,50%). Le previsioni di commesse superiori ai tre mesi crescono dallo 0,88% al 7,15%.

 

Per gli ordini relativi alle esportazioni, si riduce la negativita’ del saldo, che va dal -8,08% al -2,57% . Il saldo dell’andamento occupazionale, dopo 29 trimestri negativi, scavalca finalmente lo zero, passando dal -2,28% al 3,35%. Previsti aumenti occupazionali in questi settori: grafica (37,50%), imprese di pulizie (35%), tessile/abbigliamento (30%), lavanderie (30%), alimentare (23,81%), impiantistica (23,08), attivita’ varie (17,50), legno (15%). Le imprese che pensano all’ assunzione di apprendisti salgono dallo 0.35% all’ 8.70%. Le previsioni di investimenti per ampliamenti crescono dallo 0.35% al 3.54% e  le imprese intenzionate ad investire per sostituzioni aumentano dallo 0,53% al 6,20%. Bene anche le previsioni di incassi regolari che  migliorano, passando dal 34,09% al 46,48%;, mentre le ipotesi di ritardi scendono dal 64,15% al 45,35%.

 

(Foto: il Torinese)

Quattro morti e tre incidenti sulle strade del Piemonte

Erano in moto le vittime in due degli incidenti: il mezzo è finito contro un palo

ambulanza SOCCORSOUn operaio di 39 anni, Lorenzo Cossu, di Cafasse è morto nella notte a Lanzo, contro un palo guidando la moto Ducati che gli aveva prestato un amico. Dopo l’urto, l’uomo è caduto in un dirupo finendo nel torrente Pesso.

Altro incidente mortale a Pieve Vergonte, nel Vco,dove e’ deceduto un uomo di 41 anni che ha perso il controllo del mezzo ed è uscito di strada schiantandosi contro un palo. Si tratta di Massimo Platinetti, di 41 anni , di Pieve Vergonte. Era sposato e padre di due figli. Uno dei due, spiega l’Ansa, “era una promessa del calcio, era sotto osservazione da parte del Palermo di Zamparini”.

A Cartosio, nell’Alessandrino hanno invece perso la vita un trentenne di Rivoli su una moto Yamaha e una torinese di 24 anni che si trovava sul sellino. La moto viaggiava verso Acqui Terme quando, uscendo da una curva, si e’ scontrata con una Peugeot 207.

Il maglioncino di Berlinguer e gli stipendi dei politici

berlinguerSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto 

Il segretario del Partito Comunista, da Genova stava arrivando in auto a Torino. Telefonano dal capoluogo ligure dicendo che il segretario aveva freddo  e desiderava gli fosse prestato un  maglioncino. Arrivato lo trovò, rigorosamente prestato, appunto

 

 

Assistiamo impotenti. Sicuramente basiti ed un po’ irritati e non ce ne facciamo una ragione. Ancora una volta i consiglieri regionali non si sono tagliati gli stipendi. Non ce ne facciamo una ragione anche perchè alcuni di questi li conosciamo personalmente e, stimandoli, possiamo affermare che non sono negletti né tanto meno stupidi. Probabilmente qualcosa nel meccanismo non funziona. Nonostante ciò ci rifiutiamo d’accettare. Semplicemente per una ragione di buon senso. Chi chiede sacrifici deve essere il primo a farli. 1982, Enrico Berlinguer segretario del Partito Comunista, da Genova stava arrivando in auto a Torino. Telefonano dal capoluogo ligure dicendo che il segretario aveva freddo  e desiderava gli fosse prestato un  maglioncino. Arrivato lo trovò, rigorosamente prestato, appunto. Comizio in Piazza S Carlo. Rientro mattutino a Roma. Giorni dopo, il capo d’abbigliamento venne restituito direttamente da una lavanderia di Roma. In federazione si sviluppò una piccola discussione: perché il Partito non gli ha comprato il maglioncino? Risposta:  Berlinguer non avrebbe gradito e sicuramente le spese della tintoria e spedizione erano state pagate personalmente dal segretario. Pauperistico? Sicuramente. Nel ’77 chiese ai lavoratori i sacrifici per il superamento della crisi. Perchè la classe operaia era, doveva essere classe dirigente. In fabbrica e nel Paese. Non faceva ideologia e applicava le regole del buon senso.Sono nostalgico? Assolutamente e totalmente sì! Intimamente convinto che il buon esempio è un ottimo punto di partenza.Verissimo che il tempo non ritorna. L’attuale situazione continua ad essere preoccupante. Urgente decidere. Anche sui sacriici che deve fare la politica, i politici. Speriamo. Anche questa è una questione di buon senso.

Emergenza migranti, in Piemonte altri 1300 profughi. Ma per la prefettura non c'è più posto

La Regione invita i sindaci ad ospitare i nuovi arrivi

profughi_protestaSono stati assegnati al Piemonte altri 1300 migranti. Dopo la precedente ondata di un paio di settimane fa il ministero comunica al prefetto di Torino, Paola Basilone, una nuova distribuzione sul territorio regionale . La circolare di Alfano  annuncia che in queste ore sono in arrivo 125 persone dal sud e da Udine, e non si sa in quanto tempo la nuova quota sarà completata. Dalla Prefettura fanno sapere che però ci sono solo piu’ 27 posti per gli uomini e 3 per le donne. Ad oggi nel Torinese sono 1615 i profughi ospitati. La situazione preoccupa perché i migranti che entrano in Italia sono in aumento a causa del rifiuti di Francia, Austria, Svizzera e Ungheria ad ospitarli. Mentre l’assessore regionale alle politiche per l’immigrazione Monica Cerutti rinnova  l’appello ai sindaci del Piemonte ad accogliere i profughi, non si ha ancora la certezza che il nuovo centro di ospitalità nella caserma di Castello di Annone, nell’Astigiano, possa entrare presto in funzione.

Boom turistico sotto la Mole, molto rumore per nulla?

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turistituristi 1risorgimento museoegizio llAVVISTAMENTI / di EffeVi

 

Sarebbe bene che i nostri amministratori ascoltassero meno le sirene – comunque piuttosto affaticate e decisamente poco incantatrici – dei media subalpini e guardassero un po’ altrove: scoprirebbero che, al lordo dei fattori frenanti di sistema, nei Paesi europei si investe sì in cultura – peraltro, in proporzione alla domanda espressa dai consumatori – ma ancora di più in formazione

 

Tra Ostensione, Expo e vari eventi collegati, Torino sta attraversando un boom turistico: lo dicono i primi numeri ufficiali e si può constatare anche empiricamente, godendosi lo spettacolo delle nostre strade popolate di visitatori. Tutto bene, dunque. Però la situazione reale, appena coperta dalla patina di tipico trionfalismo subalpino, dal sapore provinciale e autoconsolatorio, non è altrettanto rosea. Pochi giorni fa la Banca d’Italia ha pubblicato il rapporto annuale sull’economia regionale, confermando purtroppo una serie di dati negativi, in particolare i livelli alti di disoccupazione, di povertà ( almeno rispetto alla media del Nordovest), e di impoverimento delle famiglie.

 

La Banca d’Italia, insieme ad altri analisti (come Unioncamere e Comitato Rota), fa anche giustizia di un altro mito tutto torinese, perpetuato ormai da dieci anni da ingenui e da interessati: quello secondo cui il boom turistico possa compensare la perdita verticale di occupazione – in particolare nell’industria – e di indice relativo di produzione della ricchezza, che accompagna Torino dagli anni ’90. È vero che le presenze turistiche sono aumentate costantemente (mentre restano altalenanti, ad esempio, le fortune del nostro aeroporto), ma i numeri restano deludenti: l’Ostensione preventiva un numero inferiore al 50% di visitatori rispetto all’edizione 2010. L’effetto traino di Expo è trascurabile, avendo prevedibilmente privilegiato il distretto turistico dei laghi (a conferma che al famoso MiTo non crede più nessuno, con buona pace delle Frecce intercity).

 

Già a gennaio, in un’intervista a Il Sole-24Ore, Josep Ejarque, numero uno della società creata da Expo per la promozione del turismo, con un chiaro riferimento alla sua conflittuale esperienza con i salotti torinesi ai tempi delle Olimpiadi 2006, avvertiva velenosamente che questa volta non ci sarebbe stato il Comitato Olimpico – cioè il contribuente italiano – a pagare per viaggi e soggiorni, e che se Torino voleva agganciare l’Expo avrebbe dovuto darsi da fare per essere competitiva sul mercato privato dei consumatori privati. I numeri definitivi ci diranno se ha ragione lui o hanno ragione certi nostri cantastorie da piola o da salotto. Intanto, sappiamo per certo, sempre da Bankitalia, che l’INTERO comparto ristorazione e accommodation vale, a seconda degli anni, tra un decimo e un ottavo del settore manifatturiero: e questo, paradossalmente immaginando che non un solo Torinese si avventuri, neanche una volta l’anno, in una pizzeria.

 

Dieci anni fa, in piena overdose di contributi pubblici per le Olimpiadi, qualche pubblico amministratore si era avventurato in audaci profezie sul turismo come vocazione produttiva alternativa della città: sono disordinatamente proliferate iniziative, rassegne, festival vari, ognuno dei quali aggiungeva i gravami di stipendi per dipendenti e amministratori. Dal 2011 in poi l’insostenibilità di questo sistema è dimostrata dalle riduzioni dei contributi pubblici, dagli accorpamenti o dalle definitive chiusure di molti carrozzoni.

 

Sarebbe bene che i nostri amministratori ascoltassero meno le sirene – comunque piuttosto affaticate e decisamente poco incantatrici – dei media subalpini e guardassero un po’ altrove: scoprirebbero che, al lordo dei fattori frenanti di sistema, nei Paesi europei si investe sì in cultura – peraltro, in proporzione alla domanda espressa dai consumatori – ma ancora di più in formazione e che nessuno oserebbe dire in pubblico che, se non si riescono più a vendere motori e macchinari, invece di inventare un nuovo modello produttivo, si può rimediare con la cioccolata e le rassegne teatrali. Ci sono, è vero, alcuni Paesi che, non avendo molto altro, vivono di turismo, proteggendo con una certa cura il paesaggio e le antichità: Grecia, Kenya, Egitto. Ah, tra l’altro, Natura volle che questi Paesi abbiano il mare: non vedo la spiaggia artificiale ai Murazzi, piaciuta così tanto ai Torinesi che ne hanno decretato un risultato economico in passivo per 120mila Euro, fare seria concorrenza alla barriera corallina.

 

(Foto: il Torinese)

Regione, la fine ingloriosa pare allontanarsi. Ma il Chiampa può davvero can-Tar vittoria?

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pd unitapd manifestoGIORNALE PDACROBAZIE REGIONEchiampa renziIL GHINOTTO DELLA DOMENICA

Resta sotto scacco la lista Pd di Torino, che ha raccolto 370 mila voti e che potrebbe essere esclusa per irregolarità delle firme. La questione andrà per le lunghe, ma questo non rasserena certo gli animi, con tutti i big piddini sotto la spada di Damocle della decadenza. Si immagina che le fibrillazioni, già evidenti in queste settimane, siano destinate ad aumentare

 

E così la paventata fine ingloriosa della decima legislatura regionale sembra allontanarsi, ma siamo sicuri che i giudici del Tar abbiano fatto un favore a Chiamparino? Questa è l’interpretazione di alcuni gazzettieri sempre colmi di elogi verso il Chiampa, ma la situazione è più complessa. Intanto, la decisione del Tar di escludere dal ricorso il “listino” non è definitiva e si dovrà attendere il pronunciamento del Consiglio di Stato. Non sarebbe la prima volta che il giudice amministrativo d’appello ribalta la situazione, come è avvenuto per la Giunta Cota. Inoltre, resta sotto scacco la lista Pd di Torino, che ha raccolto 370 mila voti e che potrebbe essere esclusa per irregolarità delle firme. La questione andrà per le lunghe, ma questo non rasserena certo gli animi, con tutti i big piddini sotto la spada di Damocle della decadenza. Si immagina che le fibrillazioni, già evidenti in queste settimane, siano destinate ad aumentare. Infine, c’è sempre l’inchiesta penale in corso, che potrebbe avere risultanze ben più severe del Tar. A fronte di mezzo stato maggiore indagato, come reagirà il partito di maggioranza relativa?

 

Dunque la navigazione chiamparinesca non è destinata ad acque meno turbolente di quelle incontrate in questo anno di governo, e non solo perché i problemi di bilancio sono ancora gravi (come ha onestamente ammesso il vice Reschigna) ma perché il clima da eterna campagna elettorale azzoppa ogni iniziativa volta a rimettere in sesto le finanze regionali. Per la sua importanza, dal momento che assorbe oltre l’80 % dei fondi, è la sanità a farla da padrona. E allora si vede come le inquietudini della maggioranza si riflettano sulla capacità di governo della Giunta.

 

Una feroce battaglia si è combattuta sul Gradenigo, ora in mano a un operatore privato, ma gli attacchi più insidiosi non sono venuti dall’opposizione pentastellata, bensì dalla maggioranza (Grimaldi di Sel e Monaco di Scelta Civica, il quale ultimo ha tracciato un bilancio della gestione di Saitta così crudo che nessun oppositore si era ancora spinto a tanto!). Appena superata con difficoltà questa partita, si è aperta la vicenda Oftalmico che la Giunta vuole chiudere, con i piddini torinesi in gran parte contrari. Per non dimenticare la questione delle strutture psichiatriche soggette a una radicale revisione, su cui anche il Comune capoluogo ha detto di non essere d’accordo. Insomma, grane su grane che frenano l’azione di razionalizzazione sanitaria che la Giunta ha la necessità di accelerare, pena un nuovo aggravamento dei conti.

 

Sul tutto aleggia un vento negativo che vede affondare l’impulso regionalista. Nonostante le rassicurazioni di facciata di Mattarella – che ha ricevuto la delegazione di governatori guidata da Chiampa nel giorno dell’udienza Tar: poteva non sapere? – il disegno centralista portato avanti dalla politica “romana” va avanti a tappe forzate. Le Regioni sono state prima delegittimate, con gli scandali di rimborsopoli, per distrarre l’opinione pubblica dagli assurdi privilegi del Parlamento, e poi via via private di fondi, subendo tagli draconiani chiaramente sbilanciati, e nella riforma costituzionale in corso perderanno anche competenze fondamentali. Una dèbacle su tutta la linea che si abbina con la sempre più bassa percentuale di elettori ai seggi: continuando questo avvitamento presto si parlerà di sopprimerle.

 

E la riforma costituzionale che Renzi fatica non poco a condurre in porto, avendola già rinviata più volte, porterà anche una brutta sorpresa per Fassino che sperava di poter salire sullo scranno più alto del Senato composto da cento amministratori. Con ogni probabilità, per accontentare la minoranza dem, Renzi cederà sul Senato che sarà ancora elettivo. Per cui il Lungo si dovrà accontentare della poltrona di Palazzo di Città e farsela bastare fino alla pensione.Con queste note non proprio ottimistiche, Ghinotto saluta e va in vacanza, sperando che alla ripresa le prospettive non siano anche peggiori.

 

 (Foto: il Torinese)

Ghinotto

Dal treno felliniano al tram di Torino scene di varia umanità

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STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

 

Tutti educatamente composti. Solo una signora di mezza età “combatte a voce alta” con il proprio telefonino facendo sapere che sta organizzando una cena casalinga con un’amica. Un paio di volte mi volto e con lo sguardo cerco di farle capire d’abbassare il tono di voce. Sforzi vani

 

Più di vent’anni fa l’estro e genialità di Federico Fellini si cimentarono in una pubblicità. Le immagini erano talmente belle ed inebrianti che offuscavano il prodotto pubblicitario: la forma superava il contenuto. In un vagone d’altri tempi il viaggiatore osservava rapito il divenire del paesaggio. Immagini da una città all’altra. Il realismo diventava onirico sogno metafisico.Sicuramente non siamo all’altezza, e non possiamo ambire a tanta creatività. Nel nostro piccolo raccontiamo fugaci incontri anche in tram. Un po rapiti da ciò che vediamo fuori e dentro il 18. Saliamo all’inizio di via Genova. La fortuna ci aiuta e ci sediamo. Almeno per una volta strane puzze non ci accolgono. umidità e caldo rimangono fuori grazie ad una efficiente aria condizionata. Tutti educatamente composti. Solo una signora di mezza età “combatte a voce alta” con il proprio telefonino facendo sapere che sta organizzando una cena casalinga con un’amica.

 

Un paio di volte mi volto e con lo sguardo cerco di farle capire d’abbassare il tono di voce. Sforzi vani. Dopo 5 minuti ritorna il dignitoso silenzio: finita la telefonata. All’altezza delle Molinette salgono due rom. La più giovane con ginocchia e piedi fasciati. Le chiedo se si vuole sedere. “Sto meglio in piedi”. Nel mentre sono sono salite quattro donne, probabilmente di religione musulmana, ognuna con passeggino e prole. Civilissime occupano spazi e si limitano a parlare con voce altisonante nella loro lingua o dialetto. Via Madama Cristina “scorre”. Gente accaldata. Continuo sali e scendi. Noto pochi che obliterano: probabilmente molti abbonamenti? Non ho prove del mio scetticismo.Voglio cedere il posto ad una signora anziana. Sorride: “grazie, tra due fermate scendo”. ricordo i giovanili anni d’università intrattenevo il mio tempo leggendo e studiando nel tram 10. Sicuramente altri tempi. Sicuramente altre speranze. Sicuramente altre immagini. Sicuramente un’altra città.

 

Davanti si libera un posto occupato dalla più giovane gitana. Sorridendo mi racconta : “sono due mesi e mezzo che giro ospedali per una allergia o infezione. Solo quando mi metto ad urlare e li insulto i medici intervengono non venendone a capo”. Penso: e le condizioni igieniche del campo da cui arrivi? Insiste: “la prossima volta faccio un casino e qualcuno finisce male”. Penso: tu o la tua famiglia quante tasse avete pagato in Italia?. Cerco di rabbonirla rincuorandola sulla bontà del nostro sistema sanitario. Mi risponde: “dici cazzate”.Tocca a me scendere. La ragazza mi parlotta qualcosa per me non comprensibile. Scusa? Chiaramente: “Hai delle monetine per me?”. Stavo per mettere le mani in tasca. Desisto, cambio idea. Le sorrido scuotendo la testa. Scendendo penso: ecco un altro errore, a chi ha fame bisogna insegnare a pescare, non regalare. Ma mi sa che, almeno in questo caso, il treno è passato. E del treno felliniano solo il ricordo.

 

(Foto: il Torinese)

Srebrenica, la giustizia negata

SREBRENICAMoni Ovadia: “Lo sconvolgente volume di Riccardo Noury e Luca Leone ci mostra che la comunità internazionale e le vaste maggioranze delle nostre società, sono segnate da un tragico fallimento perché se i sopravvissuti al genocidio di Srebrenica e i familiari dei trucidati, delle donne stuprate, dei torturati e fatti a pezzi, non trovano giustizia e pace a distanza di vent’anni e se atrocità di simile portata si sono prodotte nelle terre della ex Jugoslavia che conobbe nelle sue forme più brutali la ferocia dei nazisti e dei fascisti, ci troviamo di fronte alla bancarotta morale dell’intero Occidente”

 

Srebrenica, dall’antico nome latino “Argentaria” si può tradurre in “città dell’argento”. Prima del 1992 era conosciuta per le terme, l’estrazione di salgemma e le miniere. Poi, la storia si è incaricata di concentrare lì il peggio delle atrocità. In questa località tra i monti della Bosnia nord-orientale oltre diecimila musulmani bosniaci maschi, tra i 12 e i 76 anni,  vennero catturati, torturati, uccisi e sepolti in fosse comuni dalle forze ultranazionaliste serbo-bosniache e dai paramilitari serbi.  Era l’11 luglio del 1995, vent’anni fa. La “mattanza” avvenne in una decina di giorni, dopo che la città, assediata per tre anni e mezzo, dall’inizio del conflitto,  il 10 luglio era caduta nelle mani del generale Ratko Mladić. Il 19 aprile 2004 il Tribunale internazionale dell’Aja per l’ex Jugoslavia (Tpi) ha definito quello di Srebrenica “genocidio”, il primo in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.  Ma da quel momento, tra omissioni e rinvii, si è fatto poco. Restano le tombe, il ricordo di uccisioni, saccheggi, violenze, torture, sequestri, detenzione illegale e sterminio. Ci sarà mai giustizia? Quattro lustri dopo, rimane un profondo senso di ingiustizia e di impotenza nei sopravvissuti e un pericoloso messaggio di impunità per i carnefici di allora, in buona parte ancora a piede libero e considerati da alcuni persino degli “eroi”.

 

Con il libro “ Srebrenica, la giustizia negata” (Infinito edizioni), Luca Leone e Riccardo Noury  accompagnano il lettore in un attualissimo e amaro  reportage dentro al buco nero della guerra e del dopoguerra bosniaco e nel vuoto totale di giustizia che ha seguito il genocidio di Srebrenica, una delle pagine più vergognose della storia europea del Novecento, sicuramente la peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale.  “Lo sconvolgente volume di Riccardo Noury e Luca Leone – Srebrenica. La giustizia negata –  ci mostra che la comunità internazionale e le vaste maggioranze delle nostre società, sono segnate da un tragico fallimento perché se i sopravvissuti al genocidio di Srebrenica e i familiari dei trucidati, delle donne stuprate, dei torturati e fatti a pezzi, non trovano giustizia e pace a distanza di vent’anni e se atrocità di simile portata si sono prodotte nelle terre della ex Jugoslavia che conobbe nelle sue forme più brutali la ferocia dei nazisti e dei fascisti, ci troviamo di fronte alla bancarotta morale dell’intero Occidente in primis, in particolare dell’Europa comunitaria pavida e opportunista, nonché dell’Onu, imbelle e impotente”. Così scrive nella sua prefazione lo scrittore e attore teatrale, Moni Ovadia. Riccardo Noury è il portavoce di Amnesty International Italia e  Luca Leone è tra gli scrittori che più si sono impegnati a raccontare ciò che è stato fatto a Srebrenica affinché il grido delle madri, mogli e figlie di chi venne ucciso nella città “ dell’argento e del sangue non resti inascoltato. Da anni , queste donne coraggiose, durante le loro proteste non violente, che si svolgono l’11 di ogni mese a Tuzla pronunciano una parola: “Odgovornost”, responsabilità. Chiedono verità e giustizia, accertamento delle responsabilità,  condanne per i criminali.

 

All’epoca dei fatti, la Comunità Internazionale, affogando in un mare d’ignavia e di disprezzo, non  mosse un dito e volto lo sguardo altrove,  così che quarantamila  persone furono lasciate nelle mani delle forze serbo-bosniache e dei paramilitari. Il libro di Luca Leone e Riccardo Nouryci mostra tutto questo, senza filtri, mettendo a nudo questa vergogna. Come scrive ancora Moni Ovadia, “se i sopravvissuti al genocidio di Srebrenica e i familiari dei trucidati, delle donne stuprate, dei torturati e fatti a pezzi, non trovano giustizia e pace a distanza di vent’anni e se atrocità di simile portata si sono prodotte nelle terre della ex Jugoslavia che conobbe nelle sue forme più brutali la ferocia dei nazisti e dei fascisti, ci troviamo di fronte alla bancarotta morale dell’intero Occidente in primis, in particolare dell’Europa comunitaria pavida e opportunista, nonché dell’Onu, imbelle e impotente”. Non si può stare zitti e guardare tra quelle montagne di Bosnia con occhi indifferenti e bui. Uno dei più grandi intellettuali balcanici, Predrag Matvejevic, scrisse: “I tragici fatti dei Balcani continuano, non si esauriscono nel ricordo come avviene per altri. Chi li ha vissuti, chi ne è stato vittima, non li dimentica facilmente. Chi per tanto tempo è stato immerso in essi non può cancellarli dalla memoria”. Parole amare e sagge. Parole da ascoltare.

 

Marco Travaglini   

Sciopero dei mezzi pubblici domenica 12 luglio

Sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito

 

 

tram ztlNella giornata di domenica 12 luglio 2015 è previsto uno sciopero aziendale di 24 ore indetto dall’organizzazione sindacale USB Lavoro Privato.

SARÀ GARANTITA L’EFFETTUAZIONE DEL SERVIZIO NELLE SEGUENTI FASCE ORARIE:
• Servizio urbano e suburbano della Città di Torino: dalle ore 6.00 alle ore 9.00 e dalle ore 12.00 alle ore 15.00
• Metropolitana: dalle ore 6.00 alle ore 9.00 e dalle ore 12.00 alle ore 15.00
• Autolinee extraurbane: da inizio servizio alle ore 8.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30
• sfm1 Pont-Rivarolo-Chieri (ferrovia Canavesana) e sfmA Torino-Aeroporto-Ceres: da inizio servizio alle ore 8.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30tram colori

Sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito. Lo sciopero potrà avere ripercussioni anche sull’operatività dei Centri di Servizi al Cliente e sui diversi servizi gestiti da GTT, con conseguenti possibili disagi per la clientela.

 

(Foto: il Torinese)

Se la pubblicità offende le donne

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Le segnalazioni posso essere inviate al Servizio Pari Opportunità della Città di Torino

 

Le cittadine e i cittadini possono segnalare pubblicità che ritengono offensive della dignità della persona o che contengono immagini che incitano atti di violenza sulle donne. Le segnalazioni posso essere inviate al Servizio Pari Opportunità della Città di Torino all’indirizzo e-mail: pubblicitaoffensive@comune.torino.it  oppure tramite fax al numero 011.01124039. Le pubblicità segnalate saranno trasmesse allo IAP (Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria). Per saperne di più>>

 

(Foto: il Torinese)