redazione il torinese

Le piccole imprese: “Vittoria di Appendino scossone positivo”. Ma l’economia langue

OPERAIO LAVOROIl presidente dell’Api, le piccole e medie aziende torinesi, Corrado Alberto, sembra valutare positivamente  la vittoria di Chiara Appendino alle elezioni comunali. «La nostra città e il Piemonte vivono una stagione di cambiamento istituzionale che può dare buoni risultati. Gli esiti delle elezioni amministrative hanno dato uno scossone. Ora c’è la necessità di lavorare tutti insieme per accrescere la competitività”, commenta il leader dell’Api che aggiunge: ” I punti fermi di questo lavoro possono essere la revisione dell’imposizione fiscale locale, il tema  della sicurezza, l’attenzione maggiore al sistema viario e infrastrutturale, l’abbattimento degli oneri burocratici e prevedere investimenti dedicati allo sviluppo. Abbiamo verificato alcune importanti aperture. Ci aspettiamo molto e siamo pronti a dare molto in termini di progettualità e di impegno».  Nel frattempo l’indagine congiunturale di metà anno condotta dall’Ufficio studi di Api Torino rivela che le Pmi guardano con  attenzione alla situazione nazionale e internazionale e non rimangono ferme. I dati dei primi sei mesi del 2016 indicano, dice Alberto ” quanto la nostra capacità produttiva sia forte. Le previsioni, e in particolare l’aumento del pessimismo, sono invece il segnale di quanto ancora viviamo in un clima tale da comprimere i programmi di sviluppo”. Diminuisce di circa 10 punti l’ottimismo, con il il 32,6% degli imprenditori si dichiara cautamente ottimista, rispetto al 41,8% sei mesi fa. In base alle previsioni raccolte tra le Pmi torinesi l’8,3% delle aziende avvierà nuove assunzioni, invece per il 10,8% i livelli occupazionali saranno in calo. Il 45,7% delle imprese ha annunciato di voler fare nuovi investimenti e il  34,2% di chi non vuole investire considera il livello di incertezza ancora troppo elevato. In crescita  anche le  previsioni di ricorso al debito bancario di medio-lungo termine.

Voglia di cultura? Oggi Musei Reali aperti fino alle 22

castello armeria realeGiovedì 4 agosto i Musei Reali prolungheranno l’orario di apertura fino alle 22 (chiusura biglietteria ore 21; ingresso ridotto dalle 20,30). In questa occasione il Museo Archeologico propone due appuntamenti

Giovedì 4 agosto, ore 20.15

Conversazione con l’archeologo: Archeologia e nuove tecnologie

Durata 20 minuti

Anche nei beni culturali le nuove tecnologie hanno aperto infinite possibilità, prima inimmaginabili,sia sul fronte della fruibilità che su quello delle opportunità per “gli addetti ai lavori”. Per gli archeologi, si sono evoluti gli strumenti di studio tradizionali ma soprattutto la diffusione dei risultati che sfrutta la rete Internet come eccezionale e immediato canale di divulgazione. In museo e sui siti archeologici, i nuovi devices portabili, come tablet e smartphone, rendono possibile la fruizione, per mezzo della realtà aumentata, di qualsiasi tipo di contenuto direttamente sul luogo della visita.

giardini reali3Giovedì 4 agosto, ore 20.45

Conferenza-spettacolo: Soffro di realtà aumentata

Con e di Luca Giacomini – Associazione Maigret & Magritte

Durata 60 minuti circa.

Sala conferenze. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Una conferenza teatrale che illustra le trasformazioni in cui le tecnologie dell’informazione e della comunicazione ci hanno proiettati negli ultimi vent’anni. I diversi temi sono uniti da un filo conduttore: riduzione o dilatazione della distanza nel nostro modo di fare le cose quotidiane, dal vivere storie d’amore al fare la spesa, dalle incombenze domestiche al combattere le guerre. La conferenza offre spunti di riflessione non convenzionali, analizzando l’impatto dei cambiamenti avvenuti nelle nostre vite: implicazioni sulle relazioni, apprendimento, scelte politiche ed equilibri globali. Regia di Giorgio Bertolusso

(foto: il Torinese)

ZIKA: INTENSIFICATI I CONTROLLI SULLE ZANZARE

zanzare 2In merito all’allarme sulla presenza del virus Zika in Piemonte in 10 viaggiatori di ritorno dal Sud America, presso il Laboratorio sulle Malattie trasmesse da Vettori dell’Istituto Zooprofilattico del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, coordinato da Cristina Casalone, si sono intensificati i controlli sulle zanzare per verificare tempestivamente la presenza di virus della famiglia Flaviviridae, a cui appartiene il virus Zika. Il virus in Italia non è naturalmente presente ma sono ampiamente diffuse le zanzare in grado di trasmetterlo come Aedes albopictus, meglio conosciuta come zanzara tigre.

La Regione Piemonte è da anni attiva nella sorveglianza sulle malattie trasmesse da zanzare, tra cui Zika e la West Nile disease, attraverso il network operativo sanitario regionale nato dalla stretta collaborazione con l’Ospedale Amedeo di Savoia, il SEREMI e l’IPLA.

Da giugno in Piemonte sono state analizzate le zanzare tigre catturate da 15 trappole posizionate in luoghi a maggiore rischio perché caratterizzati da intensi flussi turistici e commerciali quali aeroporti, interporti e reparti di malattie infettive dei principali ospedali regionali – precisa Maria Caramelli, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico – e nessuna zanzara è risultata positiva per il virus Zika”.I controlli continueranno fino a novembre: l’individuazione del virus nelle zanzare consentirà di rilevare precocemente la circolazione virale sul territorio e di attuare le misure di prevenzione a tutela della salute pubblica.

Ragazzo di 20 anni cade da albero e muore

Elicottero-118Tragedia nel Cuneese, dove un giovane di 20 anni è morto dopo la caduta  da un albero. L’incidente è avvenuto nella frazione Pianvignale a Frabosa Sottana. Il ragazzo ha battuto violentemente la testa ed è deceduto sul colpo. L’intervento di un’ ambulanza medicalizzata della Cri e dell’elisoccorso non hanno potuto rianimarlo. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri. Le generalità del giovane non sono state rese note.

Fondatore di Universo Bimbo muore investito da gommone

bonifacioL’imprenditore Andrea Busca, 50 anni,  fondatore di Universo Bimbo, i negozi di articoli per l’infanzia molto conosciuti in città , è morto in un tragico  incidente in mare in Corsica: è stato investito da una barca mentre si trovava in vacanza a Bonifacio.Secondo la prima ricostruzione delle autorità  francesi,  sarebbe stato travolto da un gommone a più di 300 metri dalla costa.I piloti si sono immediatamente accorti dello scontro e hanno fornito i primi soccorsi e lanciato l’allarme. Portato in pronto soccorso da un elicottero, Busca non ce l’ha fatta a causa della grave emorragia.

Ciao Torino, dopo Exor e Fca gli Agnelli trattano con Samsung per cedere Magneti Marelli

magneti marelliDopo i casi  Fca ed Exor, che hanno lasciato Torino, la famiglia Agnelli sta trattando con Samsung Electronics  che potrebbe  acquistare alcune o tutte le operazioni di Magneti Marelli da Fca. Un’ operazione che  potrebbe valere oltre 3 miliardi di dollari con l’obiettivo,di chiudere entro l’anno. Si tratterebbe della  più grande acquisizione di sempre per il Gruppo sudcoreano al di fuori dal proprio paese. Un  ‘No comment’ da parte del portavoce della Fca. Il gruppo auto accelera in Piazza Affari dopo le indiscrezioni sulla possibile cessione di Magneti Marelli (azienda con impianti in Piemonte a Venaria e Orbassano) a Samsung. Il titolo, congelato per eccesso di volatilità, segna un rialzo dell’8% a 5,9 euro.

Litiga in famiglia, trovato morto nel canale

carabinieri xxUn uomo di 57 anni è stato trovato cadavere nel canale di irrigazione dei campi di grano tra Caselle e Borgaro. Lo ha segnalato un agricoltore. Sono intervenuti vigili del fuoco, 118 e carabinieri di Caselle che stanno indagando sulle cause della morte. Si è saputo che l’uomo, dopo un litigio con i familiari, ieri si era allontanato da casa. Il corpo non presenterebbe segni di violenza, probabilmente si tratta  di  suicidio, anche se gli investigatori non escludono alcuna ipotesi.

Il caffè Lavazza sbarca al World Trade Center

Lavazza cavalloSi amplia la partnership tra Lavazza e Eataly. Già due le caffetterie aperte negli store Eataly a New York (Flatiron) e Chicago, e ora l’azienda dell’espresso made in Italy inaugura un altro punto vendita nel terzo Eataly a stelle e strisce, il Nyc Downtown, nella torre 4 del World Trade Center, al fine di superare i 1,2 milioni di caffè serviti e di coinvolgere un numero sempre maggiore di consumatori. In programma l’apertura di ulteriori caffetterie, nei punti vendita Eataly, a Boston, Mosca, Los Angeles e Bologna. “Siamo orgogliosi della partnership con Eataly e di esserne il caffè ufficiale negli Stati Uniti”, dice il vicepresidente del Gruppo, Giuseppe Lavazza. “Questo Paese è senza dubbio uno dei mercati internazionali strategici per Lavazza, dove intendiamo continuare a investire e crescere sensibilmente nei prossimi anni”.

(Foto: il Torinese)

Prima unione civile “torinese” tra Franco e Gianni, insieme da mezzo secolo

appendino tgFranco e Gianni di 82 e 79 anni saranno i primi torinesi ad essere “uniti civilmente”, dopo una convivenza di più di 50 anni. L’unione civile verrà celebrata sabato mattina nella sala matrimoni del Comune dallla sindaca Chiara Appendino, coadiuvata dalla senatrice Pd, Magda Zanoni, da sempre molto attenta alle tematiche dei diritti.

Il “Macallè”, l’uomo dei boschi

boscaioli3Il “Macallè”, cioè Vanni Tagliaboschi, ha ereditato da suo padre – il “Negus” – una carbonaia in una valletta laterale della Vidabbia, poco sotto la vetta del Mottarone. Di carnagione scura , sembra un abissino nella stessa misura in cui l’aveva incarnato anche il padre, pure lui “nègar” anche se era originario di Sovazza. “Cosa volete farci, amici miei. Ho la pelle di mogano come  un jazzista di New Orleans”, dice spesso il Vanni, con fine ironia,  per motivare il colore ambrato, dovuto anche al fatto che la fuliggine gli è penetrata in ogni poro della pelle. Vestito con l’immancabile “toni”, la tuta blu da operaio, con tanto di “pettorina” e bretelle, passa una buona parte delle sue giornate a caricare  il motocarro con i sacchi di juta zeppi di carbone. Le rimanenti le occupa a tagliar legna nei boschi. Una buona parte del carbone che commercia, ci tiene a farlo sapere, è “autarchico“, di “produzione propria“. “Roba di qualità, che la “brùsa” senza sprechi ed accidenti“, dice con tono fermo e convinto. Con i suoi due cugini , Pietro e Paolo, manda avanti l’attività della ditta con dedizione e professionalità. I due, detti i “santi” in ragione del nome e del carattere accomodante e disponibile, erano dei lavoratori instancabili. Da quando li conosco non li ho mai visti con le mani in boscaioli1mano, eccetto quelle rare volte che s’incontrano al circolo, la domenica pomeriggio, a farsi una briscola ed un “mezzino”. Ci danno l’anima, nel lavoro, nonostante la menomazione di Pietro che fatica di brutto a “caricare” il braccio destro dal giorno in cui gli è rovinata addosso la catasta della legna. Il fatto risale, più o meno, ad un paio d’anni fa e la colpa era tutta da addebitare  al “Morello”, il mulo di Giacinto Guerla. Nell’ampia aia del suo cascinale, in Tranquilla, all’estremo nord di Oltrefiume, dove il “Macallè” accatastava  i tronchi tagliati nei boschi che scendevano dalla Vidabbia all’alpe Scerèa e da lì fino alla vecchia casa del Salvatore, erano appena state scaricare alcune centinaia di quintali di rovere. La “pigna” era provvisoria, in attesa che – da lì a poco – i due cugini prelevassero un tronco alla volta per tagliarlo a pezzi con la  sega circolare. L’attrezzo, rigorosamente fatto in casa, utilizzando un motore di una vecchia “Vespa” Piaggio 150 che forniva la forza motrice alla lama della sega, andava usato con grande cautela. L’Angelino “due dita“, che aveva lavorato per una decina d’anni con il padre di Vanni, ne sapeva qualcosa, essendosi “affettato” ben tre dita a causa della distrazione di un attimo. Il Guerla, che faceva l’allevatore in una cascina poco distante, era venuto lì per comprare un po’ di legna. Il suo “Morello”, pur essendo un mulo e come tale destinato a portar pesi, non era dell’idea di caricarsi quella legna sul basto. Si mise a tirar calci all’impazzata. Nonostante i tentativi di imbrigliarla , la bestia menava zoccolate a destra e manca. Fu così che la catasta, colpita dal mulo, rotolò addosso al povero Pietro che si fratturò una spalla oltre a “gibollarsi” tutto. A dispetto dell’essere un “santo” e del  suo carattere si sfogò a male parola, chiamando in causa con l’ira di una furia tutti gli abitanti del paradiso. Comunque, incidenti a parte, quell’attività il Vanni ed i due cugini la mandavano avanti e non avevano nessuna intenzione di smettere. Ho notato, però, che con il passare del tempo, mi parla della vita dei boscaioli con un velo di tristezza. Come se, invecchiando, i ricordi – anche quelli più duri e aspri – s’addolcissero. Lasciando nelle parole una traccia di nostalgia. “ La nostra vita era sacrificata perché quello del boscaiolo era un mestiere duro. Ben più duro di com’è oggi . Il taglio dei boschi  si faceva in autunno o in primavera. Sceglievamo sul posto gli alberi di alto fusto che, una volta tagliati, li portavamo a valle in spalla o trascinandoli sul sentiero con una corda legata ad un cugn da fèr, un cuneo di ferro piantato nel tronco. Quand’eravamo fortunati si poteva usare il palorcio, il filo a sbalzo: una piccola teleferica che faceva scivolare a valle il carico di legna“. Una volta preso l’abbrivio , il “Macallè” lascia correre la memoria come un fiume in piena. “Da noi ci chiamavano buscarò, in ossola e nei boschi della Val Grande  “buratt”. Noi borradori, tagliatori di borre – che è la parte più pregiata del tronco, quella dritta, che serve per il legname da opera, siamo boscaioli2gente a cui il lavoro non ha mai fatto schifo e la fatica non ci spaventa. Polenta e latte al mattino, minestra e una trincata dal fiasco di rosso alla sera. La “benzina” per i muscoli stava tutta lì, in quegli anni di fame e miseria. Ai tempi dei grandi tagli s’andava per  squadre di una ventina di  boscaioli ed un paio di  “bocia”, cioè i ragazzini chedovevano svolgere lavoretti e  piccole commissioni, come fare la spesa o  portare gli attrezzi più leggeri. Ad ognuno di noi , se il taglio era a contratto, toccava tagliare più o meno un centinaio di metri quadri di bosco e ci davano un tanto per ogni metro quadrato tagliato. Pensa che i più bravi, in una stagione, riuscivano a lavorare fino a 1.000 quintalidi legname“. Dopo essersi bagnato la gola con un fiato di Sizzano, il “rosso” che preferiva, mi fa vedere gli attrezzi che tiene nel capanno. L’accetta e la scure, la roncola, la sega (resiga), la piccola zappa (sapìn), il trentìn, enorme sega lunga cerca due metri. I grandi “tagli” in Val Grande – tra Verbano e Ossola, oggi Parco nazionale, a tutela di quest’area “wilderness”, la più estesa dell’Europa occidentale –  nella prima metà del ‘900, produssero un pesantissimo disboscamento per il quale fu addirittura costruita una “decauville”, una linea ferroviaria a scartamento ridotto di 4 km  nel cuore della valle che vedeva, poco oltre la confluenza del  Rio Caulì, un ponte sospeso – lungo 62 metri ed alto 22 – sul fiume, sul quale transitavano  carrelli e vagoncini che trasportavano le “borre”.  “Ma i tronchi si trasportavano anche  grazie alle “cioende” “, aggiunge Vanni. “ Adesso non se ne trovano più ma erano degli scivoli di tronchi livellati, una sorta di “viadotti di legno”, a tratti pensili, in cui i tronchi erano fatti scendere in inverno, quando per l’occasione il “percorso” era inondato d’acqua e neve che, gelando, facilitava lo scorrimento del legname. Lungo la cioenda c’erano dei boscaioli come me, impegnati nel pericoloso compito di disincagliare i tronchi nei punti morti del tracciato. Guarda qua, leggi“. E mi mette sotto il naso un testo di Don Tullio Bertamini. Leggo: “ Le cioende si svilupparono nel secolo XIX fino ad essere delle vere meraviglie di abilità ed ingegnosità. Ne furono costruite lungo quasi tutte le valli. Quella che da Macugnaga giungeva a Ceppomorelli rimase in funzione una ventina d’anni. Un’altra cioenda restò in funzione per lunghi anni attorno al 1880 lungo la Val Cairasca partendo dall’alpe Veglia e scendendo fino a Varzo, allorchè furono fatti i grandi tagli di quell’alpe. Un’altra scendeva dalla Colmine fra le varie frazioni di Varzo ed era in funzione ancora nel primo decennio di questo secolo. Pochissimi ricordano la cioenda che scendeva dalla Val Bognanco”.Ogni volta che capitavo sotto le grinfie del “Macallè” era una lezione di storia del bosco o dei boscaioli. Ma, oggi, in vena di confidenze, mi ha parlato del “Babbo”. Piccolo, secco come il manico di una scopa, irascibile e pronto alla battuta come tutti i toscani ( era di Pistoia), faceva il “mestiere” con il papà del Vanni.  Non riusciva a stare senza fumare al punto che, per una disattenzione, un giorno rischiò di mandare in cenere il capannone. Buttò via una cicca ancora accesa su di un mucchietto di segatura bella asciutta che, con una vampata, prese fuoco. Tra le fiamme il “Babbo” saltava quasi fosse stato morso da una tarantola. Si dimenava come un matto, urlando e imprecando. Padre e figlio, i due “abissini”, con coperte umide e  secchiate d’acqua, avevano sudato sette camicie per soffocare l’incendio. Ma si rifecero quando, per scherzo, mischiarono il tabacco con la polvere da sparo, pigiando entrambi ben bene nella pipa del vecchietto. Appena avvicinò lo zolfanello al tabacco, tirando la pipa, una fiammata tremenda gli bruciò il ciuffo di capelli e le sopracciglia, lasciandolo inebetito ne con la faccia nera. Le parole che pronunciò si farebbe peccato mortale a scriverle e persino a sfiorarle col pensiero. Nel raccontare la storia, Vanni ride a crepapelle e mi appioppa delle manate sulle spalle. Non proprio carezze, sapete. Del resto le sue, sono mani da boscaiolo.

 

Marco Travaglini