Non molto tempo fa abbiamo rivisto il capolavoro del regista Michael Curtiz che, nel 1942, diresse magistralmente Ingrid Bergman (Ilsa Lund) e Humphrey Bogart (Rick Blaine) in un leggendario film che ha segnato la storia della cinematografia.
La vicenda è ambientata durante la seconda guerra mondiale e racconta la storia di un cittadino statunitense – Humphrey Bogart – che si trova a dover scegliere tra l’amore per una donna – Ingrid Bergman – e aiutare il marito di lei, un leader della Resistenza cecoslovacca, a fuggire dalla città occupata di Casablanca. Un amore struggente coinvolge l’americano e la bella norvegese, già protagonisti in precedenza di una forte passione amorosa vissuta a Parigi e misteriosamente interrotta dalla ragazza.
Nel dicembre 1941, l’espatriato americano Rick Blaine è titolare del “Rick’s Café Américain” che attrae una clientela eterogenea, tra cui funzionari francesi di Vichy, soldati e funzionari nazisti, ma soprattutto molti rifugiati europei. Su ciò gira uno dei nodi della trama: le Lettere di Transito, documenti eccezionali che consentono di lasciare Casablanca sull’aereo che settimanalmente conduce a Lisbona, capitale del neutrale Portogallo, per ripartire alla volta degli Stati Uniti.
Ilsa riappare nel locale di Rick al braccio di Oscar Laszlo. Entrambi necessitano delle Lettere per fuggire, mentre un ufficiale della Gestapo giunge lì appositamente per impedire questa fuga.
La trama si sviluppa con personaggi, colpi di scena, tensioni continue vissute in una realtà allucinata, simboleggiata magistralmente da una Casablanca del 1942 che appartiene più alla fantasia che alla realtà. Politica, guerra, spionaggio, amore e umane meschinità sono tutte rappresentate, e strettamente intrecciate, all’interno di un continuo pathos che, ora come allora, affascina le platee di mezzo mondo. Il bianco e nero, a nostro avviso, ha avuto un ruolo magico nell’intensificare ruoli e azioni.
Queste righe non sono però dedicate al valore artistico del film, sul quale si scrive e parla da sempre, ma alle situazioni e agli ambienti politici che ‘non tornano’ con i fatti storici reali dell’epoca.
Le riprese principali iniziarono negli Stati Uniti il 25 maggio 1942 e terminarono il 3 agosto; il ‘fattore cronologico’ è infatti uno dei particolari che non deve sfuggirci.
Nel 1942 la marocchina Casablanca non era la Svizzera in terra d’Africa del film. Partendo da questo fatto, una fredda lente storica deve far emergere particolari che rendono unica (anche per i suoi marchiani errori) la sceneggiatura.
In quei particolari giorni, un americano avrebbe teoricamente ancora potuto girare libero in città e, quindi, anche gestire un locale pubblico. Per indagare sul caso di Rick Blaine, la realtà storica tocca particolari paradossali, anche se teoricamente possibili.
Durante le fasi iniziali del film, la ricevuta di credito che il protagonista firma a un giocatore è datata 2 dicembre 1941, cioè solo sei giorni prima della formale dichiarazione di guerra degli USA alle potenze dell’Asse.
Da due anni l’Europa si trovava sotto l’attacco nazista e gli inglesi, da tanto tempo, erano alla ricerca di un coinvolgimento militare degli Stati Uniti. Casablanca, pur traballante “porto franco” (totalmente inventato), non poteva certo rappresentare per un americano un riparo dagli orrori di una guerra che già coinvolgeva l’Africa del nord.
Il core business dell’opera gira intorno alle citate Lettere di Transito a mano di Rick Blaine, che non sono mai esistite, anche se sono state magistralmente inserite nella trama. Solo immaginare la firma del gen. De Gaulle come garanzia dei “lasciapassare” rasenta la follia filmica. Come citato, nel 1941 Casablanca era sotto la giurisdizione del governo collaborazionista di Vichy. Il generale era invece a Londra come comandante in esilio della Francia Libera, considerato quindi traditore e criminale. Un lasciapassare a sua firma avrebbe significato l’immediato arresto di chiunque lo avesse esibito. Nei territori occupati, gli unici e controllatissimi transiti di viaggio/espatrio erano quelli del governo tedesco o dei suoi governi fantoccio (come anche quello norvegese).
Più che porto franco, Casablanca fu nei fatti una stazione di sosta prima di partire per l’Oceano Atlantico. Chi riusciva ad arrivare in città non poteva però circolare liberamente, e spesso gli ‘indesiderabili’ (ebrei non francesi, comunisti europei e sopravvissuti alla guerra civile spagnola) venivano internati in campi di lavoro nel deserto. I visti concessi dalle ambasciate di nazioni oltre oceano non si riunivano in un unico documento, ma in tre, con scadenze fra loro vicinissime. Quasi impossibile averli tutti insieme e, ovviamente, quasi impossibile partire!
La situazione si sbloccò a seguito dello sbarco delle truppe alleate in nord africa a fine del ’42 (Operazione Torch), che soppresse definitivamente il già traballante governo di Vichy.
Per quanto riguarda gli altri due protagonisti, Ilsa Blunt è cittadina norvegese, nazione sotto il controllo nazista dal 1940. Non è formalmente un pericolo per i belligeranti, ma risulta poco credibile il permesso di lasciare indisturbata il suo Paese. Certo, invece, il suo fermo da parte della polizia francese collaborazionista e una sua immediata consegna ai tedeschi.
Il falso più eclatante resta quello dell’affascinante leader della Resistenza cecoslovacca, Victor Laszlo: dopo essere sfuggito da un campo di concentramento tedesco, raggiunge incredibilmente Casablanca nella speranza di ottenere due visti per gli Stati Uniti. Anche nell’ipotesi di una miracolata “moglie turista”, lui rimane un ricercato internazionale dalla Gestapo, con nessuna possibilità di sopravvivenza.
Nel film, questa strana isola di pace è gestita dal corrotto capitano francese Renault, filmicamente dotato di grande autonomia giuridica. Vichy non aveva invece alcuna autonomia e, tra l’altro, nella realtà era già operativo nella patria di Lazlo il crudele SS-Obergruppenführer
La Settima Arte però si permette libertà che la rendono, talvolta, ancora più affascinante rispetto alla realtà dei fatti.
In America Casablanca fu distribuito velocemente per sfruttare la pubblicità della citata invasione alleata del Nord Africa, iniziata poche settimane prima, e subito distribuito a livello nazionale negli Stati Uniti il 23 gennaio 1943.
Oltre agli interessi di ‘botteghino’, intenzione della Produzione fu quella di aumentare lo spirito patriottico della nazione, anch’essa ormai in guerra.
Nel film recitarono attori di 34 nazionalità diverse, molti dei quali fuggiti dai rispettivi Paesi dopo l’avvento del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Errori e imperfezioni a parte, come rifiutare l’immortalità a questa gloriosa pellicola senza ricordare l’ultima, drammatica frase che Rick dice all’amata?
“Se quell’aereo decollerà e tu non sarai con lui, te ne pentirai. Forse non oggi, forse non domani, ma presto e per il resto della tua vita”.
Ciak.. si riveda ancora e ancora!
Ferruccio Capra Quarelli
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