Carovana dei Ghiacciai, Uncem: alleanza tra scienza e territori

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 PER AFFRONTARE LA CRISI DELL’ACQUA

Non siamo più di fronte a un’emergenza, ma a una nuova normalità. Servono scelte strutturali: dalla pianificazione urbanistica all’agricoltura, dobbiamo imparare a governare l’acqua e non più inseguirla. I ghiacciai sono le sentinelle del cambiamento climatico. Il loro arretramento racconta con grande evidenza una trasformazione che ormai riguarda l’intero sistema alpino e, a cascata, la disponibilità e la gestione dell’acqua in Piemonte e nel bacino del Po. È il messaggio emerso a Ostana, in occasione della tappa piemontese della Carovana dei Ghiacciai di Legambiente, con il convegno “Ghiaccio che scompare, fiumi che cambiano. Nuove sfide per la governance dell’acqua nelle Alpi” e la presentazione dell’Atlante dell’acqua. Un confronto che arriva, peraltro, a poche ore dalla grande frana verificatasi ieri sul Monviso, dalla parete Nord-Est nell’area del Rifugio Quintino Sella. Un evento che ha riportato ancora una volta l’attenzione sulla fragilità e sulle trasformazioni dell’ambiente alpino. La frana sul Monviso e il confronto di oggi a Ostana ci ricordano che la montagna sta cambiando e che dobbiamo cambiare anche noi il modo di governarla. “Non dobbiamo cadere nella tentazione di collegare automaticamente ogni singolo evento al cambiamento climatico. Ma non possiamo neppure ignorare l’accelerazione dei fenomeni che la scienza ci sta documentando. I ghiacciai sono sentinelle del cambiamento: ci stanno dicendo che il sistema sta cambiando rapidamente e che le nostre politiche devono adeguarsi”, evidenzia Stefania Dalmasso, Sindaca di Piasco, componente della Giunta Uncem Piemonte. I dati emersi durante il congresso sono particolarmente significativi. Giugno ha registrato temperature fino a 3 gradi superiori alla media, mentre il deficit del Po ha raggiunto il 75 per cento. E il problema non riguarda più soltanto gli anni eccezionalmente siccitosi. “Non siamo più di fronte a un’emergenza occasionale. Questa è la nuova normalità. E se la normalità cambia, non possiamo continuare ad affrontarla con strumenti pensati per l’emergenza. Dobbiamo ragionare in termini strutturali”, precisa Dalmasso. Il bacino del Po rappresenta inoltre un’area strategica per l’intero Paese: sviluppa circa il 40% del PIL nazionale. La gestione della risorsa idrica diventa quindi una questione ambientale, economica e sociale di interesse nazionale. Durante il confronto è emersa con forza la necessità che le decisioni politiche siano fondate sui dati scientifici. Un esempio particolarmente significativo è quello del ghiacciaio della Vanoise, che dal 1982 a oggi ha perso circa il 70 per cento della propria superficie. Un territorio nel quale un tempo era possibile sciare praticamente tutto l’anno e dove oggi lo sci estivo non è più possibile. “La politica deve avere il coraggio di guardare i dati e di prendere decisioni conseguenti. Non possiamo continuare a programmare il futuro sulla base delle condizioni climatiche del passato. La scienza ci mette a disposizione informazioni sempre più precise: sta alla politica avere il coraggio di utilizzarle”, precisa Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte. Questo vale anche per i Comuni e per gli strumenti di pianificazione. Gli amministratori devono governare con uno sguardo dall’alto, per capire la dimensione complessiva dei fenomeni, ma con i piedi per terra, perché è nei territori che gli effetti dei cambiamenti si manifestano concretamente. Dobbiamo avere il coraggio di ripensare anche i nostri strumenti urbanistici. L’acqua non si può più inseguire. Uno dei temi centrali emersi dal congresso è quello della domanda d’acqua, a partire dal settore agricolo. Il fabbisogno irriguo può arrivare a livelli enormi, fino a 12 mila metri cubi d’acqua, mentre non esistono sistemi capaci di garantire quantitativi di questa dimensione quando la pioggia non arriva. Da qui la necessità di un cambio di paradigma. Non possiamo pensare di risolvere il problema semplicemente cercando nuova acqua. Dobbiamo avere il coraggio, anche politico, di invertire le tendenze di consumo. Prima ancora di inseguire l’acqua, dobbiamo imparare a consumarne meno. Questo significa intervenire sui sistemi produttivi e ripensare il rapporto tra acqua e agricoltura. Dobbiamo ripensare il sistema agroalimentare alla luce della disponibilità reale della risorsa idrica. Per Uncem, la risposta non può essere affidata a singoli interventi, ma deve coinvolgere l’intero territorio. Montagna e pianura. La montagna è il luogo dove l’acqua nasce, viene immagazzinata e inizia il suo percorso verso valle. Ma la risorsa idrica è un patrimonio dell’intero Piemonte e del bacino del Po. Per questo serve una nuova alleanza tra montagna e pianura, nella quale venga riconosciuto il ruolo fondamentale dei territori montani nella tutela dell’acqua, dell’ambiente e della sicurezza idrogeologica. Questo richiede investimenti nella conoscenza, nel monitoraggio, nella manutenzione del territorio e nella capacità degli enti locali di programmare. “Ma richiede soprattutto una nuova cultura politica – fa presente Dalmasso – La società civile ce lo sta chiedendo e i decisori politici devono agire. Non possiamo più limitarci a gestire le emergenze. Dobbiamo anticipare i problemi, leggere i dati e costruire politiche strutturali. Il cambiamento climatico ci impone di cambiare il modo in cui pianifichiamo i territori, produciamo cibo, utilizziamo l’acqua e costruiamo sicurezza”. La Carovana dei Ghiacciai a Ostana ha quindi rappresentato non soltanto un momento di confronto scientifico e ambientale, ma un’occasione per riaffermare il ruolo delle comunità locali. “Il messaggio che arriva da Ostana è molto semplice: la montagna non può essere lasciata sola ad affrontare una trasformazione che riguarda tutti. I Comuni montani devono essere messi nelle condizioni di governare questi processi. Servono risorse, competenze e strumenti adeguati. E serve una politica capace di guardare avanti”, insiste la Sindaca di Piasco.

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