“Se si capissero le grandi ricadute della TAV, le cose sarebbero diverse”

Caro Direttore,

per oltre un secolo, a partire dalla metà dell’800, il Piemonte era alla guida del Paese dal punto di vista politico, con Cavour; era alla guida del Paese per le intuizioni economiche. Pensa che il primo traforo del Frejus venne immaginato prima da Medail di Bardonecchia e Des Ambrois di Oulx. Il Piemonte era primo per la capacità di realizzare le infrastrutture, con i tre grandissimi ingegneri Sommeiller, Grandis e Grattoni, che traforarono e terminarono prima del tempo l’opera del secolo.

Capire l’importanza delle cose che si hanno o che si fanno è decisivo per crescere ancora. Ti risulta che a scuola abbiano mai detto che nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò il progetto dell’opera del secolo? Molti docenti sottovalutano persino l’opera di Cavour, che all’estero ritengono sia stato il più grande statista dell’800.

Un grande sindaco come Emanuele Luserna di Rorà approvò una ZES ante litteram, 160 anni prima di noi, e arrivarono investitori dalla Svizzera e dal Belgio. Imprenditori tessili e tanti altri tentarono il settore dell’auto. Il senatore Agnelli, con l’industria dell’auto, e Valletta successivamente diedero vita alla più grande filiera industriale italiana ed europea.

Nel secondo dopoguerra il Piemonte costruì una rete autostradale più completa di quella lombarda. La tangenziale di Torino a tre corsie fu all’avanguardia in Italia, così come i trafori autostradali del San Bernardo, del Bianco e del Frejus, che aiutarono la nostra presenza nel mercato europeo.

Quando nacque il porto di Savona, il suo nome era porto di Savona-Torino. A Torino nacquero il cinema e la Rai. La SIP, dopo la nazionalizzazione, riuscì a mettere insieme tutte le aziende che operavano nella telefonia e divenne il quarto operatore mondiale, che purtroppo Prodi azzoppò con una privatizzazione sbagliata.

Nel 1975 si spense la luce. Il PCI, con un manifesto «NO ALLE GRANDI OPERE», tra cui la metropolitana e l’autostrada del Frejus, vinse le elezioni comunali. Torino rinunciò ai soldi romani per la metropolitana. Solo Franco Frojo, con il suo sorriso, il suo savoir-faire e con l’aiuto di Calleri e Botta, riuscì a costruire l’autostrada per Bardonecchia. Ruolo importante di Calleri per costruire il traforo autostradale del Frejus.

Quando l’Europa ideò e pensò alla nuova rete dei trasporti green su rotaia, per Delors la TAV era la più importante perché metteva in rete gli altri corridoi Nord-Sud e quindi consentiva la costruzione della nuova rete europea, che proprio a Torino venne denominata la «Metropolitana europea».

Ma la competenza di trasporti di chi, a livello regionale, doveva spiegare le grandi ricadute per la Valle, per Torino e per il Piemonte di quest’opera non era tanta. Eppure la TAV, quando sarà realizzata, rilancerà l’economia della Valle di Susa, scesa molto in questi anni, l’economia di Torino e del Piemonte che da venticinque anni al massimo crescono come la media nazionale: uno schiaffo a chi aveva portato il Piemonte al secondo posto dopo la Lombardia.

La TAV spiegata male è così. In questi anni ha prevalso la campagna contraria all’opera, anche perché tra i No Tav erano in molti quelli pronti a minacciare fisicamente i favorevoli. L’unico posto nel mondo dove gli ambientalisti sono contrari al treno.

Gli alessandrini e i genovesi, inizialmente contrari al corridoio Genova-Rotterdam, oggi sono lì ad aspettare con ansia la fine dei lavori, mentre centinaia di alessandrini e genovesi hanno trovato lavoro nel cantiere. Di più: a Genova stanno costruendo la nuova diga al porto che, consentendo l’arrivo delle mega navi anche nel porto amato da Cavour, farà aumentare i traffici logistici e il lavoro, di cui beneficerà tutto il Nord Italia.

La nostra grande manifestazione SiTav del 10 novembre 2018 riuscì a convincere la maggioranza del Senato a bocciare la mozione No Tav. Quindi l’opera si deve fare nell’interesse nazionale: un’opera finanziata in parte dall’Europa, dalla Francia e dall’Italia. Proprio nel 2019 l’Europa decise di aumentare il suo contributo all’opera.

In questi sette anni, dalla parte italiana si è fatto troppo poco, ma nessuno, salvo il sottoscritto, ha mai protestato. Così oggi abbiamo già avuto un aumento dei costi di 3 miliardi.

Dalla Meloni mi sarei aspettato una parola sulla grande importanza dell’opera, che, ritardando, ritarda le sofferenze di chi è senza lavoro e aspetta di entrare al cantiere a lavorare.

Quando la TAV sarà terminata, passeggeri e merci viaggeranno meglio, si ridurrà l’inquinamento, arriverà più logistica, più turismo e i ricercatori e gli studenti di tutta Europa potranno incontrarsi nelle nostre tante università più facilmente.

Dobbiamo mettere in condizione le nostre università e i nostri Politecnici di attrarre grandi docenti internazionali. Abbiamo bisogno di linfa nuova e di alto livello nelle nostre università, come ha detto l’altro giorno l’ex direttore di Banca d’Italia Salvatore Rossi, se vogliamo rilanciare l’industria piemontese e italiana.

L’Erasmus raddoppierà e il Piemonte sarà più attrattivo per gli investimenti esteri, che si affiancheranno alle nostre importanti eccellenze industriali rimaste.

Possibile che i No Tav della Valle debbano solidarizzare con i violenti di Askatasuna o dei Black Block? Nessun uomo di cultura o trasmissione tv ha sottolineato la gravità del fatto che degli italiani abbiano chiamato i Black Block stranieri a menare le nostre forze dell’ordine.

Ecco perché vogliamo riorganizzare una piazza SiTav senza bandiere, come quella del 2018, cosicché possano venire tutti i cittadini contrari alla decrescita e alla violenza come metodo di azione politica. Ovviamente saranno ben accetti associazioni, sindacati e partiti.

Mino GIACHINO
SiTAV SiLAVORO

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