Cucciolo. La storia del partigiano Ubaldo Cavallasca

Al giovanissimo partigiano Ubaldo Cavallasca, nome di battaglia Cucciolo, “una delle più belle figure di combattente per la libertà” , morto in combattimento a 18 anni insieme ad altri sei compagni all’Alpe Fornà il 16 giugno 1944 durante il tragico rastrellamento della Val Grande, Andrea Pisano ha dedicato un libro importante e bello. Il volume, edito dalla verbanese Tararà, è un saggio scritto con il rigore e la ricerca storica e una spiccata sensibilità che rende avvincente la narrazione. Il profilo e la personalità di Ubaldo Cavallasca emergono nel racconto con nitidezza. Dalle azioni di disarmo urbano, insieme agli amici e compagni di lotta del Gruppo di Azione Patriottica di Intra Gianni Maierna e Arialdo Catenazzi , alle missioni per accompagnare verso la salvezza in Svizzera “gli orfanelli” ( ex prigionieri alleati ed ebrei in fuga ), al delicatissimo ruolo di portaordini fino agli scontri a fuoco sui monti e alla tragica morte alle pendici del monte Zeda, la breve ma intensa esperienza partigiana di Cucciolo venne vissuta con entusiasmo, scaltrezza e grande coraggio. Andrea Pisano con un lavoro certosino di consultazione e analisi di documenti d’archivio sconosciuti, la raccolta di preziose testimonianze, ha riporta alla luce il ruolo cruciale di questo giovanissimo protagonista della Resistenza verbanese. Nel momento “delle scelte difficili”, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche Ubaldo – come tanti altri – decise di salire in montagna per combattere contro tedeschi e fascisti. Era il 10 settembre e non aveva ancora compiuto 18 anni quando sentì che è giunto il momento della scelta, il punto di non ritorno, aggregandosi alla Cesare Battisti, la banda partigiana guidata da Armando Calzavara, il comandante Arca. Piccolo di statura, svelto e determinato diventerà Cucciolo e con questo nome di battaglia verrà conosciuto e apprezzato nei nove mesi di lotta partigiana. La sua è la decisione di chi sceglie il rischio e l’impegno volontario, la libertà e l’autonomia individuale con la consapevolezza di poter decidere da solo il proprio destino e quello degli altri, primo tassello per rifondare quel patto di cittadinanza che dopo la liberazione si riversò nel testo della carta costituzionale. Il libro offre una documentazione puntuale, il racconto della madre Iolanda Pagetti (splendida figura di antifascista che ho avuto l’onore di conoscere) compresi in appendice documenti e i profili degli altri sei ragazzi che condivisero la stessa fine e dell’unico che riuscì a salvarsi. Raccontare la storia più grande attraverso le storie personali che si sono trasformate in azione collettiva ci aiuta a conoscere meglio quell’identità e quel senso di cittadinanza di cui abbiamo un grande bisogno. Questo libro offre un contributo importante e il suo autore, Andrea Pisano, va ringraziato per questo.

Marco Travaglini

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