“1976: il Cuore Granata”, la festa, la memoria collettiva di un popolo e di una città

Nella giornata di lunedì 18 maggio, presso l’Hospitality Ferrini dello stadio Grande Torino, si è svolta una festa in occasione del 50esimo anniversario dello Scudetto ’76, l’ultimo vinto dal Toro, alla presenza dei due campioni granata Claudio Sala (Capitano di quella squadra) e Roberto Salvadori.

 

Insieme a loro il regista Giulio Graglia, che ha moderato l’incontro, i giornalisti Sabrina Gonzatto e Beppe Gandolfo che, a partire dai rispettivi libri, “Orfeo Pianelli – Il presidente del Toro Campione” e “Toro 1975-76 – Il campionato indimenticabile”, hanno offerto una narrazione storica ed emozionante di quella magica giornata del 16 maggio 1976, rivolgendo uno sguardo al passato per gettare una luce sul presente.

L’iniziativa, inserita nel programma del Salone del Libro OFF, è stata un’occasione per ascoltare dalla viva voce dei protagonisti in campo il fiume di emozioni che attraversò quella giornata torinese, con il Toro costretto al pareggio da un pugnace Cesena in una partita che avrebbe potuto far registrare il record di tutte vittorie in casa, impresa che non riuscì neanche agli Invincibili. Trascorsi i 90 minuti, la gioia si fece attendere ancora per qualche istante, lungo quanto i 27 anni che separavano l’ultimo scudetto del Grande Torino da quello degli uomini guidati da Gigi Radice. Il boato della Maratona sancì la sconfitta della Juve sul campo di Perugia. Il Toro era di nuovo Campione d’Italia.

Un Toro e un calcio d’altri tempi, una storia che pare un sogno, che avrebbe dell’incredibile se non ci fossero oggi testimonianze certe dell’accaduto, ed è proprio su quest’onda transgenerazionale che si perpetuano i valori e la leggenda del Cuore Granata, vivi attraverso momenti di condivisione che smettono di essere semplici “reunion” in ricordo dei bei tempi passati per diventare ponti della memoria collettiva, come ha ricordato durante l’incontro il giornalista Beppe Gandolfo.

Il ricordo, evocato attraverso aneddoti familiari, ha rappresentato il tema centrale dell’intensa e commovente lettura di Sabrina Gonzatto e il fil rouge con la storia di un popolo immerso nelle dinamiche della Torino che fu, nell’anno del primo processo alle Brigate Rosse, degli Anni di Piombo e della Fiat.

Presente all’evento anche l’Assessora alla Transizione ecologica e digitale della Città di Torino, Chiara Foglietta, di dichiarata fede torinista.

“Per me è un onore rappresentare la nostra città – ha dichiarato l’Assessora Chiara Foglietta – soprattutto in queste giornate dalle tinte granata e in questo stadio, teatro di emozioni che si respirano forti oggi come cinquant’anni fa”.

“Mi feci male durante la partita precedente – ha raccontato, sorridendo, Claudio Sala  –  quindi non avrei neanche dovuto giocare contro il Cesena, ma strinsi i denti e scesi in campo, anche se sofferente. Insomma, per come giocai mi sarei dato un 4 in pagella, ma alla fine riuscimmo a guadagnare il punticino dello scudetto. Ricordo il grande Gigi Radice arrabbiatissimo per quel pareggio, anche perché una vittoria avrebbe significato stabilire il record di vittorie in casa e un grande traguardo anche per lui come allenatore. La festa fu bellissima, magica, ma non mi è ancora andato giù del tutto il fatto di non essere riusciti a bissare il titolo l’anno dopo, in cui guadagnammo cinque punti in più rispetto alla stagione prima, che però non furono sufficienti per vincere: la Juventus terminò il campionato con un punto in più di noi. Due campionati di fila vinti avrebbero probabilmente scritto un futuro diverso per il Toro”.

“La ricordo come una giornata dalle emozioni pazzesche – ha raccontato Roberto Salvadori – a cominciare dalla tensione per una partita che sapevamo avrebbe deciso una stagione e un percorso cominciato molto tempo prima, e poi le 70 mila persone allo stadio, l’impeto della Curva Maratona, i tamburi che rullavano, il senso di liberazione al gol di Paolo Pulici, e il panico, per fortuna senza conseguenze, causato dall’incomprensione tra Mozzini e Castellini che portò all’autogol del definitivo pareggio. Ricordo il boato della Maratona che ci avvertì dello svantaggio della Juve a Perugia e i paracadutisti che scesero sul campo a fine partita. Lo scudetto con il Toro per me ha rappresentato la vittoria più importante della mia carriera”.

Gian Giacomo Della Porta

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