Martiri cristiani d’Algeria, una mostra a Valdocco

Fino al 24 maggio
Rapiti, sgozzati e decapitati. Già negli anni Novanta nel Maghreb venivano trucidati i primi cristiani dai terroristi islamisti, ancora prima che nel vicino Oriente si scatenassero i macellai di Al Qaeda e dell’Isis. I beati Pierre Claverie e i compagni martiri, noti come “Martiri d’Algeria” sono un gruppo di diciannove persone uccise in Algeria tra il 1994 e il 1996 fra religiosi, religiose, sacerdoti e un vescovo. beatificati a Orano nel 2018. E’ uno degli eventi più drammatici che hanno colpito la chiesa cattolica algerina nel corso del “decennio nero” (1992-2002) del terrorismo islamista in Algeria. La maggior parte erano sacerdoti, sette erano monaci trappisti e uno era vescovo.
Quindici francesi, due spagnoli, un belga e un tunisino. L’ultimo dei martiri cristiani fu il vescovo di Orano Pierre Claverie, religioso domenicano ammazzato il 1 agosto 1996 da un’autobomba davanti alla Curia della diocesi. La storia dei sette monaci di Tibhirine in Algeria, barbaramente uccisi trent’anni fa, è la più brutale. Rapiti da una ventina di miliziani del Gruppo Islamico Armato, i terroristi del Gia, la notte del 26 marzo 1996 nel loro monastero di Notre-Dame de l’Atlas, a una sessantina di chilometri da Algeri, i sette monaci furono decapitati due mesi dopo e vennero trovate solo le teste. I resti furono sepolti nel convento di Tibhirine, vicino alla città di Medea, 90 km a sud di Algeri.
Una vicenda barbara che ricorda per la brutalità messa in atto i cosiddetti “Martiri del mare”, come furono chiamati i 21 cristiani copti d’Egitto sgozzati in Libia nel 2015 per la loro fede dai tagliagole dell’Isis. La storia dei martiri di Tibhirine è stata narrata in tutto il mondo, con grande successo di critica e di pubblico, nel film “Uomini di Dio” del 2010. Malgrado il generale clima di terrore che in quegli anni imperversava nel Paese nordafricano i monaci avevano deciso di restare in Algeria, di stare insieme alla gente, soprattutto con i poveri e con i deboli, di aiutarli e proteggerli dall’ondata di violenza in corso che non risparmiava nessuno. D’altronde i religiosi di Tibhirine erano uniti dall’amore per il popolo algerino e dal rispetto per la religione islamica. Per ricordare e non dimenticare il loro sacrificio il Centro studi Federico Peirone per le relazioni tra cristiani e musulmani ha promosso la mostra fotografica “Chiamati due volte”.
I martiri d’Algeria” allestita fino al 24 maggio nell’atrio della casa madre salesiana di Valdocco (via Maria Ausiliatrice 32 a Torino) in collaborazione con la Libreria Editrice Vaticana, la Fondazione Oasis e il Centro Frassati. In 22 pannelli e due video viene ripercorsa la vicenda dei diciannove religiosi e religiose della chiesa cattolica uccisi durante il “decennio nero” dai terroristi islamici fondamentalisti. Appunti e diari ricostruiscono la loro presenza accanto alla popolazione algerina. “Chiamati due volte” perché la fedeltà alla loro vocazione si è incarnata in una fedeltà al popolo algerino, vittima anch’esso della violenza e dell’odio. I martiri di Algeria, testimoni di fraternità, verranno ricordati giovedì 14 maggio alle ore 20,45 nella sala don Bosco di Maria Ausiliatrice dal Cardinale di Algeri Jean Paul Vesco. La mostra, che è stata esposta anche a Parigi, New York, Roma e Milano, è aperta fino al 24 maggio tutti i giorni con orario 10-20.             Filippo Re
nelle foto:
I monaci di Tibhirine uccisi dai terroristi algerini nel 1996
Pannelli fotografici nella mostra a Valdocco
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