Caro Direttore,
Nella nostra vita, a parte gli affetti famigliari, il lavoro è senza dubbio la parte più importante. Ci mette alla prova, ci dà soddisfazioni, ci consente una vita famigliare, la cosa più bella e soddisfacente, ci consente di approfondire studi, di girare le parti del mondo che ci incuriosiscono, e la più grand Scuola di formazione che integra, completa, supera e sublima tutto ciò che abbiamo imparato, letto e scritto.Ho vissuto le due fasi della vita economica e sociale del nostro Paese dopo la seconda Guerra mondiale. Ho visto il lavoro di mio papà, di mio nonno e dei miei zii. Nell’inverno del 59 con i miei fratellini per due mesi ci impegnammo in un lavoro che la Ferrero a Canale dava all’esterno, piegare e formare le scarole per i Mon Chery. Ci davano una lira a scatola. Con quel lavoro, che ci divertiva , i miei genitori acquistarono la lavatrice. Arrivato a Torino a fine 60 vidi ancora le ultime case bombardate da ristrutturare, vidi l’immigrazione di tante famiglie dal Veneto, dall’Emilia e dal Sud. Per molti fu sufficiente la presentazione del Parroco per essere assunto alla Fiat o nelle prime aziende dell’indotto . Doppi turni nelle Scuole che faticavano a ospitare i nuovi arrivi, straordinari nelle fabbriche. Torino non era bella come ora, la patina di grigio del tempo e della guerra la ricopriva ma il lavoro c’era , con tutti i problemi della catena di montaggio , della forte divisione politica e sindacale. L’autunno del 69 fu reso caldo dalle carenze abitative, dall’aumento dei prezzi non pareggiato dai bassi salari dell’epoca che insieme alle autostrade, al Piano Marshall avevano aiutato il Boom economico frutto di politici e governanti veramente bravi. L’operaio, poi sindacalista, Sabatini giunto in Parlamento fece approvare una legge che aiuto’ il finanziamento delle piccole aziende, scontando le cambiali , che dura tutt’oggi ovviamente con tante modifiche. Dove lo trovi oggi un Onorevole Sabatini che scrive e fa approvare una legge così importante per la nostra economia? Nell’autunno caldo, reso ancor più caldo dalla prima bomba di piazza Fontana il più grande Ministro del Lavoro , Carlo Donat-Cattin, costrinse la Confindustria a firmare contratti sostanziosi. Convocò nel suo Ufficio il mitico Presidente degli industriali, Angelo Costa, e gli disse “Presidente questa volta tocca a Voi pagare. Se incontri Pier Mario Cornaglia, patrono di una azienda storica dell’indotto ti dirà che a loro, Donat-Cattin, era costato molto. In quegli anni di grande crescita le diseguaglianze diminuirono perché a chi lavorava venne riconosciuto molto. E Donat-Cattin , l’ultimo grande Ministro della Scuola di Governo piemontese, il cui metodo di governo , andrebbe studiato nelle Scuole di formazione politica , oggi troppo sui generis, e nelle Università, al lavoro diede la Legge più importante, lo Statuto dei Lavoratori. Iniziai a frequentarlo a fine del 69, mi affascinò e seguii tutti gli scontri con gli Agnelli, con l’ala sinistra del sindacato che non capiva che dopo lo Statuto dei lavoratori bisognava consolidare le posizioni e che bisognava mantenere la competitività con le altre economie produttive. Bisognerebbe ritrovare i suoi discorsi alla inaugurazione del Salone dell’automobile, che Torino non avrebbe mai dovuto perdere, quando parlava dal palco guardando negli occhi l’Avvocato seduto di in prima fila di fronte a Lui. L’avvocato che uscendo dalla Sala o allo stadio , all’autista del Ministro juventino , che amava viaggiare in Alfa , gli suggeriva di far provare anche le auto Fiat.
Allora per i consiglieri comunali e per il sindacato la FIAT era il bene più importante per la Città e pur tra divisioni il Lavoro era centrale.
Da trent’anni lo è di meno e Torino ne paga le conseguenze con la minore crescita economica, con il forte calo del PIL procapite che pagano pesantemente cassa integrati, disoccupati, precari e periferie dimenticate e abbandonate. Torino si riprenderà se il Lavoro diventerà la priorità per tutti, non un lavoro qualsiasi, precario. Un lavoro serio di cui la economia moderna h ancora bisogno se vuole essere competitiva. Non aver difeso il settore auto è la colpa più grave di chi ha amministrato Torino negli ultimi trent’anni e del sindacato che ha accettato il progressivo ridimensionamento che mi auguro FILOSA riesca a fermare. La mobilità non cala e non diminuirà’, sarà diversa , sarà cambiata dalle nuove tecnologie e dalla intelligenza artificiale ma Torino deve tentare di essere una delle Capitali della mobilità del futuro. Questa è la battaglia su cui si parrà la nobilitate della classe politica , sindacale e intellettuale torinese . Il Consiglio Comunale rilegga i nomi dei grandi amministratori che hanno posato le chiappe dove ora si fanno battaglie meno importanti e qualificate . Il sindacato rialzi la testa a difesa del lavoro vero, quello della industria , quello di aziende come la Spea o la Prima Industrie e del futuro della Città , altrimenti il rischio è che la piazza del Primo Maggio a parte le violenze dei soliti noti siammeno partecipata e forte della nostra grande piazza Castello SITAV del 2018. Perché il ritorno alla Crescita della economia e del lavoro ci sarà avendo il coraggio di dire dei SI .Con i No a tutto Torino in questi anni ha avuto tanta decrescita. W il Primo Maggio, W il Lavoro.
Mino GIACHINO
Responsabile torinese UDC
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