L’indagine trimestrale realizzata a marzo, basata sulle previsioni di oltre 1.200 aziende piemontesi, evidenzia per la prima volta dalla pandemia del 2020 un rallentamento anche nel settore terziario. Gay: “Auspichiamo che il cammino di pace in Iran sia concreto. Europa ora faccia l’Europa”.
Nonostante il conflitto in Iran, il clima di fiducia delle imprese piemontesi resta improntato alla cautela. L’indagine condotta a marzo dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino ha coinvolto più di 1.200 aziende manifatturiere e dei servizi appartenenti al sistema confindustriale regionale. Tra gli elementi più significativi emerge il forte aumento dei costi legati a materie prime, logistica ed energia: dopo dodici trimestri di relativa stabilità, oltre il 70% delle imprese prevede rincari rilevanti, quota che raggiunge l’85% nel comparto energetico.
Dalle risposte raccolte si rilevano inoltre aspettative sostanzialmente in linea con il primo trimestre per quanto riguarda occupazione e produzione; gli investimenti continuano, mentre si registra un calo degli ordinativi. Alcuni indicatori, come la redditività, mostrano un’inversione di tendenza, segnalando un contesto più complesso. Rimane negativo anche il dato sull’export, in flessione da dodici trimestri consecutivi.
Per la prima volta dopo la pandemia, il settore terziario evidenzia un rallentamento generalizzato delle aspettative: i saldi tra ottimisti e pessimisti restano positivi, ma diminuiscono di oltre 15 punti percentuali per produzione e redditività, di più di 11 punti per gli ordinativi e di 9 punti per l’occupazione. Questo aumento della prudenza è legato soprattutto alle difficoltà in comparti fortemente influenzati dal contesto geopolitico, come commercio, turismo e trasporti.
“Auspicando che sia concreto l’inizio del percorso di pace in Medio Oriente, è più che mai imperativo che l’Europa faccia l’Europa, assumendo posizioni chiare pro-impresa e pro-industria. Si deve avviare un piano di politica industriale con al centro investimenti, energia ed innovazione. In questa direzione hanno continuato ad andare anche le imprese torinesi che, nonostante le conseguenze di quanto avvenuto restino imprevedibili, hanno continuano a programmare investimenti e nuovi impianti. E’ questo l’unico modo per evitare un vero e proprio shock per aziende, lavoratori e famiglie, rilanciando sin da ora la nostra economia” commenta Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino.
Con riferimento a Torino, il clima di fiducia si mantiene, pur in presenza di un peggioramento di redditività, export e investimenti, in linea con il quadro regionale. Restano comunque positivi, seppur in calo, gli indicatori relativi a occupazione (+3,8%, -5,1 punti), produzione (+3,3%, -7,2 punti) e ordini (+2,0%, -8 punti). Cresce invece la preoccupazione per l’aumento previsto dei costi energetici e di approvvigionamento.
Si riduce leggermente anche la propensione agli investimenti, che coinvolgono il 72% delle imprese (contro il 77,3% della rilevazione precedente). In particolare, si stabilizza la quota di aziende che prevede investimenti significativi in nuovi impianti (23,6%, rispetto al 25,3% del trimestre precedente).
Come nel resto della regione, il comparto manifatturiero mostra una sostanziale tenuta, mentre il terziario registra un calo degli indicatori superiore ai 10 punti per occupazione, produzione, ordini e redditività. Diminuisce lievemente anche il ricorso alla cassa integrazione, che riguarda il 10,8% delle imprese (16,2% nell’industria). Rimane stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse al 76%, in linea con la media di lungo periodo. Nel capoluogo si registra inoltre l’undicesimo dato negativo consecutivo per le aspettative sull’export (-6,1%).
A livello regionale, le imprese esprimono nel complesso aspettative positive per occupazione (+5,0%), produzione (+3,0%) e ordini (+0,9%). Restano invece negativi i consuntivi relativi a export (-5,5%) e redditività (-10,7%). La propensione agli investimenti rallenta, coinvolgendo il 74,6% delle aziende (in calo di 2,5 punti), mentre il 23,9% prevede l’acquisto di nuovi impianti, dato anch’esso in diminuzione.
Il tasso di utilizzo degli impianti si mantiene stabile al 77%, mentre il ricorso alla cassa integrazione interessa l’8,8% delle imprese, con valori più elevati nel manifatturiero (11,8%). Permane una differenza significativa tra grandi aziende (oltre 50 dipendenti), che esprimono aspettative più favorevoli sulla produzione (+7,1%), e piccole imprese, più caute (+1,2%).
“Al termine di settimane ad altissima tensione, arrivano segnali di una concreta e possibile stabilizzazione dello scenario in Medio Oriente. Nonostante tutte queste incognite, per ora l’impatto su occupazione e produzione è stato ridotto stando alle risposte arrivate dalle imprese di Confindustria. Il quadro resta comunque allarmante perché le conseguenze di quanto avvenuto saranno di lungo termine e ci vorranno mesi affinché il mercato globale e le quotazioni di petrolio e gas tornino a livelli gestibili sia per le imprese, che per la vita di tutti i giorni degli italiani. L’Europa, in questo contesto di maggiore distensione, ha strumenti economici e strutturali per ritagliarsi un vero ruolo da superpotenza ma servono velocità di decisione e unità politica, che solo dopo la pandemia abbiamo visto realizzarsi. E’ il momento di agire, non possiamo perdere nemmeno un minuto” commenta Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte.
Il settore manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, registra saldi prossimi allo zero per produzione (+2,9%), nuovi ordini (+0,2%) e occupazione (+5,2%), mentre restano negativi redditività (-13,5%) ed export (-5,2%). Le maggiori difficoltà si concentrano nel comparto metalmeccanico, in particolare automotive e macchinari, con un saldo negativo (-3,5%) che si protrae da undici trimestri. Segno meno anche per le manifatture varie (-1,1%).
Mostrano invece maggiore ottimismo i settori cartario-grafico (+22,2%), tessile-abbigliamento (+10,3%), edilizia e impiantistica (+8,8%) e chimico (+7,9%). Più prudenti le aspettative per gomma-plastica (+2,0%) e alimentare (+4,1%).
Il comparto dei servizi evidenzia infine un’inversione del clima di fiducia, probabilmente legata alle difficoltà nei trasporti e nel commercio-turismo, che registrano saldi rispettivamente pari a -15,6% e -18,6%. Restano invece positive le prospettive per ICT (+14,3%) e servizi alle imprese (+10,2%).
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