Ho avuto modo, in diverse occasioni, di trattare l’argomento prostituzione sotto molteplici punti di vista: economico, sociale, della sicurezza, ecc.
Chi di noi non ricorda i viali delle nostre città e delle immediate periferie popolati di ragazze di colore che si offrivano per pochi euro, di sera, anche in pieno inverno, per la soddisfazione di uomini desiderosi di qualche minuto di relax o anche solo di ascolto e che, a differenza della Bocca di rosa del compianto De Andrè, non lo facevano per passione e neanche per guadagno ma perché costrette dalla criminalità organizzata.
All’improvviso, poi, questa ragazze sono sparite dalle nostre strade (e dalle nostre città) per lasciare il posto a colleghe ben più tecnologiche, professionali e organizzate: le asiatiche.
Mentre le ragazze nigeriane, ghanesi, ivoriane lavoravano per strada a rischio della propria incolumità personale patendo freddo, subendo rapine e violenze, le ragazze asiatiche sono organizzate in modo imprenditoriale.
Innanzitutto, non lavorano per strada ma comodamente in appartamento controllate da una mamasan che controlla ogni dettaglio e che gestisce l’organizzazione in ogni aspetto: arrivo clienti, sicurezza, igiene, ecc.
Poi, non da meno, verifica che le ragazze assumano i farmaci PREP (lenacapavir) così da poter consumare rapporti senza protezione, almeno per quanto riguarda l’HIV, e altri farmaci per le principali patologie a trasmissione sessuale. Considerando che una singola ragazza arriva a intrattenere venticinque rapporti al giorno, appare evidente come soddisfare un cliente senza protezione faccia, economicamente parlando, la differenza.
Ma il senso di questo articolo non è come funzioni la prostituzione asiatica: stante che la prostituzione africana era in mano alle organizzazioni mafiose del luogo, ora che le asiatiche hanno spodestato le africane, in che modo le organizzazioni di Nigeria e dintorni si arricchiscono?
Ora che la prostituzione di colore ha subito un forte crollo di richieste (da cui un drastico calo dell’offerta) appare evidente come, con ogni probabilità, le organizzazione che controllavano la tratta delle ragazze dal centro Africa verso i Paesi europei non si siano accontentate di veder sfumare i loro guadagni ma, ça va sans dire, si siano orientate su altre fonti di guadagno: droga, commercio di organi o altro, comunque redditizio e, ovviamente, illegale.
Risulta palese che, con un controllo del territorio, si sarebbe potuto (e magari, chissà, sarebbe ancora possibile) verificare dove siano finite quelle migliaia di ragazze che nelle principali città come nei paesini di provincia, hanno abbandonato i marciapiedi per una nuova missione.
Per quanto possa sembrare strano, le prostitute di strada assicuravano anche un controllo del territorio: qualche anno fa un mio amico che abitava in via Giuria a Torino ricevette la visita di una zia. Appena entrata, questa si lamentò col nipote per la presenza di prostitute nei paraggi dell’alloggio. Dopo pochissimi minuti, la prostituta suonò al citofono (non solo del mio amico ma di tutto il condominio) per chiedere se fosse salita lì quella signora perché le erano cadute le chiavi dell’auto dalla tasca. Pensiamo solo che, ora che le auto sono dotate di telecomando, basta una passeggiata tra le varie auto e, individuata quella corretta, entrare, avviarla e farsi un regalo.
E’ prassi valutare i singoli eventi, i singoli cambiamenti senza correlarli tra loro, senza valutare quale impatto essi possano avere a livello più ampio; su un giornale di annunci erotici, nella sola città di Torino, risultano presenti circa 1500 annunci unici, ognuno con numero telefonico diverso, relativi a prostitute o trans. Significa che, ammesso che lavorino tutti, c’è una prostituta asiatica (oltre a brasiliane, italiane, ecc.) ogni 570 torinesi (di entrambi i sessi); non è forse il caso di indagare meglio il fenomeno e, perché no, ipotizzare che la non compianta senatrice Merlin forse non aveva afferrato il concetto? Che forse è preferibile combattere l’evasione fiscale, il rischio di aggressioni e rapine e tutelare la sanità di prostitute e clienti anziché lottare contro i mulini a vento?
Non è una novità: si crea un problema, che nessuno percepisce come tale, per dimostrare di averlo risolto, di aver fatto qualcosa.
Sergio Motta
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