“Certe fantasie finiscono Come stelle della radio addormentate in un jukebox”

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Music Tales, la rubrica musicale 

“Certe fantasie finiscono
Come stelle della radio addormentate in un jukebox
Dimmi: “Sei bellissima”
Io così, tristissima
Sognando Las Vegas in una sala slot””
.
C’è chi torna da Sanremo con una hit in tasca e si affretta a replicare la formula. Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga, fa l’opposto.
Chi l’ha ritrovata e apprezzata all’Ariston 2026 con “Che fastidio!” (oltre 16 milioni di stream su Spotify) la ascolterà oggi con un brano decisamente sorprendente, che cambia passo e tono e lascerà a bocca aperta.  Perché “Hollywood” non ha niente della ragazza frenetica e ironica di prima.
C’è qualcosa di più fermo, più maturo, a mio avviso, più coraggioso.
Il brano è una ballad dolce e amara sospesa tra introspezione e il disincanto che nasce dalla realtà che ci circonda, con un ritmo lento armonizzato da un perfetto incastro di archi e pianoforte.  In superficie racconta una storia d’amore che non funziona. Sotto, però, per chi sa ascoltare, racconta qualcosa di molto più universale: l’amarezza di chi si accorge di essersi trasformato inseguendo un ideale di successo, fino a non riconoscersi più.
Lo dice lei stessa senza giri di parole: «Ho volutamente scelto di parlare di una relazione con un uomo, ma il soggetto cui faccio riferimento è una personificazione della celebrità. L’ho scritto in modo che avesse una doppia interpretazione.»
Il titolo, allora, non è un omaggio. È una trappola consapevole. Hollywood come promessa di perfezione, di grandi finali, di identità costruite per piacere. E poi quel verso che smonta tutto: “Ma baby non è Hollywood.” Non siamo dentro un film. Non ci sarà nessun grande finale che sistema tutto.
A metà brano arriva persino una svolta rap che rende il tutto più ruvido e affascinante; il momento in cui la scenografia cade e resta solo la voce che dice la verità.
In un pop italiano che spesso premia il rumore e l’immediato, “Hollywood” ha il coraggio della lentezza. È un brano che non si offre tutto al primo ascolto. Si apre, pian piano, come una confessione. A me è piaciuto parecchio, spero di avervi regalato qualcosa di bello in questo lunedì.
Buon ascolto
“Un giorno incontrai un bambino cieco… mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo… io piangendo glielo inventai…”
JIM MORRISON
Chiara De Carlo
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