“Incontro con il capolavoro”, Jan Vermeer a Palazzo Madama

Per oltre quattro mesi  Torino ospita un’opera – icona seicentesca del maestro del “secolo d’oro” olandese

Dal 5 marzo al 29 giugno

Sono state soprattutto le donne, quelle rappresentanti la più semplice intimità domestica, i soggetti ispiratori delle sue tele. Ritratte solitamente in interni (“vere nature morte con esseri umani”), con quegli altalenanti effetti di luce che arrivano sempre, si è notato, da sinistra – probabilmente la parte del suo studio munita di finestre – e che riescono perfino “a rappresentare l’umidità dell’aria”. E allora ecco, su questa linea, anche quella magnifica, lineare “Donna in blu che legge una lettera”, arrivata a Torino in “Palazzo Madama”, dove resterà in esposizione al pubblico in “Sala Atelier” da giovedì 5 marzo a lunedì 29 giugno, proveniente dal “Rijksmuseum” di Amsterdam. Olio su tela, databile intorno al 1663, il dipinto porta la firma di Jan (Johannes) Vermeer (Delft, 1632 – 1675), esponente di spicco del “secolo d’oro” della pittura olandese, e si presenta come prima opera del Progetto “Incontro con il capolavoro”, nuovo ciclo espositivo – a cura di Clelia Arnaldi di BalmeAnna La Ferla e Giovanni Carlo Federico Villa, rispettivamente “conservatrice”, responsabile “sezione didattica” e “direttore” di “Palazzo Madama” – dedicato ai grandi protagonisti della storia dell’arte antica e moderna. E’ questa la prima volta che Torino accoglie in uno dei suoi “santuari” espositivi, un’opera di Vermeer, artista (allievo di quel Carel Fabritius, tra i più dotati discepoli di Rembrandt) collocabile sicuramente ai vertici più alti della pittura europea del Seicento. L’opera passò per varie Collezioni private, finché, nel 1839, venne acquistata dal banchiere Adriaan van der Hoop, che la donò in seguito alla Città di Amsterdam, con l’intera sua raccolta di 225 dipinti ( tra cui, pare, anche la “Sposa ebrea” di Rembrandt). Al “Rijksmuseum” arrivò nel 1885, primo quadro di Vermeer nelle sue Collezioni.

Ben chiaro il soggetto, suggerito dallo stesso titolo. Il dipinto rappresenta una giovane donna dalla figura statuaria intenta a leggere una lettera e presumibilmente incinta data la morbida rotondità del ventre e la casacca blu – giacca da letto – chiusa da piccoli fiocchi dello stesso colore. Chissà? Forse la missiva l’ha interrotta nell’esercizio delle attività quotidiane, come parrebbe indurre il libro e la collana di perle posata sul tavolo e che magari stava per indossare. L’atmosfera è silente ed essenziale, in quella sua “esaltazione della quotidianità” che è cifra costante della narrazione segnica e cromatica (tutta giocata sui toni dell’azzurro – bluastre anche le ombre sulla parete – del giallo e dell’ocra) dell’artista olandese. La ragazza è in piedi, vicino a un tavolo, in parte coperto da un drappo, accanto a due sedie con borchie; alle sue spalle il muro è in parte coperto da una grande “carta geografica della Frisia e dell’Olanda occidentale, realmente esistita (disegnata nel 1620 da Balthasar Forisz van Beckenrode e pubblicata da Willem Jansz Blaeu, qualche anno dopo) e che compare anche in un altro dipinto di Vermeer, in quel “Soldato con ragazza sorridente”, databile intorno al 1658 e conservato nella “Frick Collection” di New York.

“L’esposizione – annotano i curatori – propone una lettura di Vermeer e della sua opera non solo come ‘maestro della luce’ e degli ‘interni domestici’, ma come autore di una autentica ‘pittura mentale’, il cui fulcro visivo è la ‘macchia azzurra’ dell’abito della giovane, che domina l’intera composizione con una forza silenziosa e magnetica”. “Il blu – proseguono – non è un semplice elemento cromatico, ma un vero campo di energia visiva … ottenuto attraverso l’utilizzo di un pigmento raro e prezioso, il ‘lapislazzuli’, importato attraverso le grandi rotte commerciali che collegavano l’Europa all’Asia”. Concepito, al di là della semplice lettura estetica,  come occasione preziosa di studio ed approfondimento, l’allestimento del dipinto è accompagnato da pannelli tematici dedicati nello specifico alla conoscenza della “pittura olandese” e a quella sua certosina capacità di rappresentare il “reale”, arrivando finanche all’uso della “camera obscura” che permetteva a Vermeer (e a molti altri artisti fiamminghi come Van Eyck o, in epoca barocca, allo stesso Caravaggio e a Velàzquez) una sorprendente precisione “fotografica” e fisiognomica, accanto ad alcuni effetti “fuori fuoco”, tipici proprio della moderna “tecnica fotografica”.

L’allestimento è inoltre provvisto di una tavola con riproduzione del dipinto in alta definizione e disegno in rilievo: tramite tre “Qrcode” è possibile accedere a una descrizione audio in “lingua italiana” e “inglese” e a una descrizione in “LIS – Lingua dei Segni Italiana” con sottotitolazione.

Gianni Milani

“Vermeer. Donna in blu che legge una lettera”

Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica, piazza Castello, Torino; tel. 011/4433501 o www.palazzomadamatorino.it . Dal 5 marzo al 29 giugno; Orari dal lun. alla dom. 10/18. Chiuso il martedì

Nelle foto: Johannes Vermeer “Donna in blu che legge una lettera”, olio su tela, ca. 1663; Particolare allestimento (Ph. Perottino)

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