La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Umberto Eco e l’Università desertificata – Ripensare il Carnevale torinese – La poesia di Patrizia Valpiani – Lettere

Umberto Eco e l’Università desertificata
Sono stato amico di Umberto Eco che mi presentò ‘ il francesista Mario Bonfantini tanti anni fa. La sua semiologia non mi convinse mai e timidamente glielo dissi. La Semiologia oggi è preistoria, ormai legata al passato come lo strutturalismo e la critica marxista. Quando morì  dieci anni fa, Eco  chiese che per dieci anni si evitasse di avviare un bilancio  sulla sua opera. Una richiesta giusta perchè il rischio era una specie di “Santo subito“ laico che non sarebbe stato gradito in primis dall’interessato  che era uomo di libera e fervida intelligenza. Oggi possiamo incominciare a riflettere su lui più liberamente. E’ la legge che regola l’intitolazione delle vie e che spesso viene aggirata per motivi politici. Credo che  il semiologo sia morto e sepolto, resta il romanziere, soprattutto l’autore del “Nome della rosa“ che forse deve la sua notorietà  soprattutto ad un film di successo.
Eco era un uomo scanzonato che amava la battuta, anche se  è  stato un accademico in quel DAMS di Bologna in cui purtroppo  è prevalsa la demagogia sessantottina e l’improvvisazione di tanti apprendisti privi di vera genialità, ma ricchi di faziosità al massimo grado. Il figlio di Bonfantini, assistente di Eco, fu l’emblema di quel sinistrismo. I DAMS in Italia sono stati il covo di tanti  personaggini pieni di ambizioni, famelici di denaro, ridondanti di ideologia. L’esempio torinese meriterebbe un libro bianco o rosso a lui dedicato con una particolare attenzione ad  alcuni professorini pieni di astio ideologico e di fallimenti personali che salirono in cattedra, pur  disprezzandola e anche disonorandola. Io non sono in grado di giudicare Eco che certo fu un uomo geniale e non voglio neppure tentare un giudizio che non mi appartiene. La mia amicizia con Mario Garavelli, suo compagno di liceo ad Alessandria, mi impedisce di essere polemico sugli aspetti dell’opera di Eco che non condivido. Voglio ricordare invece  un’operina di apparente poco conto, scritta da Eco: “Come si fa una tesi di laurea” che adottai per anni. Una guida concreta che avvia gli studenti ad impostare una ricerca con qualche rigore scientifico. L’Università era così mal ridotta dopo il 1977 e ovviamente il 1968 che Eco, disperato per la desertificazione degli studi, compose questa guida in cui insegnava agli studenti un metodo sia pure rudimentale di ricerca che si era perduto. Nessuno ci aveva pensato, ma Eco aveva capito dove stavamo andando. Peccato che la Generazione Z  non abbia mai letto Eco e quel  suo libretto e si sia laureata con ottimi voti e la lode.
.
Ripensare il Carnevale torinese
Il Carnevale è stato ucciso da chi lo ha trasferito da piazza Vittorio alla Pellerina. Sarebbe come trasferire il Carnevale di Venezia da piazza San Marco a Marghera o anche solo a Mestre. La Pellerina forse diventerà l’area per la nuova sanità torinese, sempre che il diluvio possessivo della sanità privata milanese, lo consenta, ma certo non era il luogo idoneo né per il Carnevale né per la Fiera dei vini. Con piccoli Gianduia che sembrano ritagliati dal vecchio teatro Gianduia di via Santa Teresa, si può fare un Carnevale simile alle nozze con i fichi secchi , come disse Matilde Serao, parlando del matrimonio dei principi sabaudi.
Se pensiamo che la piazza  Vittorio è diventata la piazza per un’iniziativa commerciale come Cioccolatò  (ideona dell’assessora chiampariniana Tessore, quella dei Gianduiotti in piazza Solferino !), abbiamo chiara l’idea che eliminare il carnevale dal centro è stata una sciocchezza, con la complicità delle varie, rozzissime  associazioni piemontesiste, rimaste ferme alla maschera di Carnevale e alla caramella Gianduia, senza capire che la tradizione è anche cultura storica, come dimostrano Ivrea  e Viareggio e non soltanto loro. I sostenitori dell’assessore Dondona, passato alla storia perché da giovane andava a disturbare i comizi degli avversari, sono responsabili della fine di una pagina di storia esportata tra le lucciole di colore della Pellerina. L’assessore socialista di Venezia  Nereo Laroni seppe far rinascere il Carnevale. A Torino, quasi negli stessi anni, le giunte di pentapartito lo  hanno distrutto.
.
La poesia di Patrizia Valpiani
Voglio pubblicare questa poesia della nota  poetessa e scrittrice Patrizia Valpiani, presidente per tanti anni dell’associazione dei medici scrittori, istituzione fondata da Achille Mario
Dogliotti, il Principe dei Chirurghi a livello internazionale. La Valpiani è stata esclusa da premio intitolato ad un mio grande amico, il pittore alassino  Mario Berrino, che ho avuto la colpa di aiutare per tanti anni. Anche quest’anno avevo mandato un mio videomessaggio di saluto che mi era stato sollecitato. Ho chiesto di annullarlo perché non aver capito il valore della poesia di un nome prestigioso come la Valpiani appare un limite culturale vistoso e imperdonabile.

A volte il ricordo

 

A volte il ricordo dell’amore

mi prende

Mi fonde e mi confonde

In una fuga dolce di parole

E mi ritrovo a salire correndo

i vecchi gradini delle nuvole

E ricercare l’azzurrità della vita

in due occhi profondi

in due mani sapienti

in due corpi nudi e bianchi

mentre fugge crudele la vita

avanti. Tra grandine e sole

nella tenerezza sempre nuova

dell’alba

.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

.

Ladri di biciclette del nuovo secolo 
Ma chi se ne frega che Bruno Gambarotta abbia ritrovato la sua bici rubata in agosto ? Forse alla sua età sarebbe ora che evitasse di pedalare. E anche di scrivere cose che non interessano a nessuno ed evidenziano solo il suo esibizionismo narcisistico. Un gambarotta in bici è quasi un ossimoro un po’ ridicolo. Mi stupisco delle indagini di polizia esibite da Gambarotta per ritrovare la sua bici come fosse una reliquia.  Giulietta Righi
Sia più gentile con il vecchio  Gambarotta. E’vero che ha anche fatto la pubblicità commerciale per ditte di elettrodomestici, come il principe Filiberto per le olive Saclà , ma è anche un uomo di spirito che a volte ha saputo steccare nel coro del conformismo torinese. Una volta in un eccesso di generosità, lui presente, lo paragonai a Valdo Fusi come difensore di Torino. Mi accorsi di aver sbagliato, anche se il nipote Fusi, Luigi , non mi disse mai nulla con grande generosità. Valdo non me lo avrebbe perdonato, ma la colpa vera è soprattutto dei giornali che danno ampio spazio alla bici di Gambarotta, un ciclista – convengo con lei – dal cognome poco credibile.
.
Ancora Gobetti 

Lo sa che Zagrebelski, ricordando Gobetti,  ha ignorato Einaudi e Salvemini, concentrando la sua omelia su Gramsci? Filippo De Nicola

Piero Gobetti
.
Anche Dino Cofrancesco mi ha segnalato le stesse omissioni. Io non c’ero e mi interessa  assai poco sapere cosa abbia detto su Gobetti. Cosa di attende da lui che è non è uno storico e non è neppure uno studioso di Gobetti? Il vero problema è Polito. Zagrebelski ha parlato una volta, Polito è l’attivo e onnipresente direttore del Centro Gobetti.
.
Quagliotti
Mi stupisco che Lei non abbia scritto nulla su Giancarlo Quagliotti figura eminente della politica torinese, un vero esponente della Sinistra  che ho amato molto. Bice Alberti
Giancarlo Quagliotti (foto CittAgorà)

 

La accontento subito.  Ho conosciuto Quagliotti e potrei anche ricordare di lui qualche aneddoto .Era una persona con cui si poteva parlare . Avevamo un amico in comune, Piero Fassino. Lo ricordo in interminabili discussioni pubbliche: lui contro la Metro , io contro i maxi tram ,definiti metropolitana leggera. Chiudere i lavori della Metro per 10 anni fu un errore imperdonabile di Novelli. C’era anche un nome che ci divideva, quella di Mario Virano, politico molto ambiguo di cui scrissi tempo fa. Quagliotti era un uomo leale come Carpanini. Non c’e’ mai stata tra noi un’amicizia perché lui fu un funzionario di partito rigoroso, un allievo delle Frattocchie ,un fedelissimo del PCI. La mia formazione cattolico-laico – liberale al Collegio San Giuseppe e poi all’ Università con  Venturi ,Firpo, i due Passerin ,Nada,Galante Garrone  era quanto di più lontano ci fosse dalla sua. Lui era stato un operaio e sindacalista della “Olivetti“, io un amico di Arrigo Olivetti. Immolarsi per un partito come lui fece, per me è una cosa inimmaginabile,direi impossibile.Come era in uso tra i comunisti sposo ‘ anche una comunista che divenne deputata . Già questi matrimoni tra consanguinei politici mi sembravano un po’  come quelli dei Savoia e di altre dinastie tra cugini primi  e mi apparvero assurdi .Ma il Pci fu anche una scuola di moralità politica e personale  che oggi il Pd non sa neppure cosa sia. Poi l’esempio di Togliatti e di Longo che lasciarono le loro mogli, distrusse, insieme all’introduzione del divorzio ,le monogamiche famiglie comuniste, quelle  che abitavano  tutte nella stessa casa di corso Belgio, definita presuntuosamente il “Cremlino“, dove vissero Sulotto   e Bajardi Alcuni come il senatore socialista Bozzello confondevano il suo cognome con il mio mio e mi arrivavano telefonate che non erano dirette a me, ma a lui. Gli incipit, a volte, erano curiosi… Quagliotti non era così anti- craxiano come tanti suoi compagni di partito che preferivano il MSI al PSI di Craxi.
Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

Referendum: un’anomalia, un limite e una certezza

Articolo Successivo

Rapinano anziana, arrestati dalla polizia

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

Fit Homeless