Maurizio Blini e le periferie del domani

C’è sempre una frontiera, nei romanzi di Maurizio Blini, e raramente coincide con quella geografica. È un confine umano, fragile, attraversato da inquietudini e rabbie che abitano le periferie delle grandi città. È lì che Blini torna a cercare i suoi personaggi nel nuovo romanzo, E se domani, in uscita il 24 febbraio come allegato de La Stampa e presentato il 19 febbraio alle 18,30 alla Libreria Belgravia di Torino.

Nel suo sguardo la provincia e la periferia non sono mai semplici sfondi. Sono organismi vivi, pulsanti, che respirano con le stesse contraddizioni dei loro abitanti. «Nei miei romanzi — racconta Blini — mi concentro sugli emarginati, sui disillusi, su chi tenta ancora di ribellarsi all’ingiustizia sociale. In E se domani ho voluto accendere i riflettori su un fenomeno che sta cambiando le nostre città: le baby gang, soprattutto latinoamericane, formate da ragazzi giovanissimi, spesso minorenni. Ci troviamo impreparati di fronte ai loro linguaggi, alle loro regole, al loro modo di stare nel mondo. È una sfida, anche per i miei investigatori.»

Il domani” di questi giovani, spiega Blini, non nasce dall’integrazione ma dalla specificità: un’identità rivendicata, tatuata sulla pelle, gridata attraverso la musica e la rabbia. Vivono in simbiosi, nei clan, in quartieri ai margini di città come Torino o Milano, dove i muri parlano di appartenenza, di padri e cartelli della droga, di violenze che sanno di antico e di inevitabile.

Le fragilità dei protagonisti di E se domani non sono confessioni da romanzo psicologico, ma fenditure aperte nella carne sociale. Dietro simboli, numeri e ferite tatuate, questi ragazzi nascondono la fierezza e la temerarietà di chi ha visto troppo presto la morte e non la teme più. «I loro equilibri precari — continua Blini — nascono dalle contraddizioni che li circondano. Spesso non esiste un contraltare che possa salvarli: il loro senso di appartenenza e fratellanza è più forte di ogni regola. Il loro rapporto con la morte è quasi metafisico; la sfidano, la ammirano. Le loro storie crescono da ferite profonde, e forse per questo credono di aver già vissuto abbastanza.»

E se domani, Blini non offre redenzioni facili, ma uno specchio in cui guardare il volto disincantato del presente. Le sue periferie — vive, rumorose, ferite — sono il luogo da cui il “domani” dei suoi personaggi prova ancora, ostinatamente, a nascere.

Valeria Rombolà

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