“L’importante è che ci sia qualcuno: Vaduccia”

Al Marcidofilm! Il mito della consapevolezza

 

Il teatro, quando sa elevarsi a forma d’arte universale, quindi contemporanea nei secoli, smette di essere mera rappresentazione di un evento che si chiude nella classica ora e mezza di spettacolo e muta in una strana forma di specchio che lega la realtà al suo passato, presente e futuro, in un pensiero di soluzione a tutto ciò che la contemporaneità rende terribile e oscuro. E’ il caso di “L’importante è che ci sia qualcuno: Vaduccia”, una pièce teatrale prodotta dalla Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, tratta da “L’amante” di Abraham B. Yehoshua e con l’adattamento drammaturgico e la regia di Marco Isidori, capocomico della storica compagnia torinese.

In scena, nel ruolo di Vaduccia Hermoso, una magistrale e commovente Maria Luisa Abate è andata a incarnare attraverso il corpo, l’inquietudine e l’irrequietezza (fisica e morale) il mito della consapevolezza, condizione dello spirito che molte volte non contiene in sé ciò che comunemente si crede, ovvero la serenità, la calma o l’inevitabile e pigro abbandonarsi al destino, ma un mix esplosivo di tenerezza e ribellione, pregiudizi incendiari e aria purissima, che riempie il cuore. Maria Luisa Abate ha portato questa commistione emotiva attraverso la piena cifra stilistica della Marcido Marcidorjs: una comunicazione a tutto tondo che prende vita attraverso l’armonia della parola, della voce, di un continuo movimento lontano da gesti inutili.

La pièce racconta la storia di una novantasettenne ebrea che, nell’ultimo scorcio della sua vita, risvegliatasi da una malattia che le aveva tolto ogni consapevolezza vitale, rendendola un minerale (una pietra, afferma lei di sé medesima), si trova a dover condividere la vita quotidiana con un ragazzo arabo piovuto quasi dal cielo. La vecchia, di nome Vaduccia, stravagante, piena di pregiudizi, carica delle eredità emotive della sua esistenza, non solo riesce a relazionarsi col suo giovane nemico, ma a giungere a provare per esso un sentimento amoroso. Uno spettacolo estremamente contemporaneo che sembra, nei suoi momenti più riflessivi, indicare una strada, una soluzione umanistica all’incandescenza dei conflitti, dei pregiudizi. Un messaggio che arriva intenso nel momento delle consapevolezze ultime, una sorta di lascito culturale che la morte concede a chi deve andarsene, un dono posto sull’altare della vita e del futuro di tutti coloro che restano.

“Il linguaggio con il quale la storia viene portata in scena, risulta vorticosamente ritmico, puntualmente oggettivo e diabolicamente simbolico. La performance dell’interprete, la straordinaria Maria Luisa Abate, si avvita con fatale inesorabilità in un parossismo non solo interpretativo ma anche fonico, approdando quella compiutezza teatrale che rappresenta uno dei cardini della ricerca scenica dei Marcido. Qui per “compiutezza” si intende non soltanto l’immersione totale, vale a dire senza scampo o via di fuga, nell’estremo dolore del confronto con la propria inadeguatezza, ma anche la necessità di riuscire a superarsi per donare al pubblico un forte momento di comunione sentimentale.

I Marcido torneranno in scena il 27, 28 febbraio e l’1 marzo, al Marcidofilm! di corso Brescia 4, a Torino, con lo spettacolo “Una relazione per l’accademia”, tratto dal celebre racconto di Franz Kafka e interpretato da Paolo Oricco.

 Fotografia tratta dal disegno di Daniela Dal Cin

Gian Giacomo Della Porta

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