I confini della luce: un breve viaggio poetico

L’ANGOLO DELLA POESIA

di Gian Giacomo Della Porta

L’uomo, in mare aperto, si orienta seguendo le stelle. Quei punti luminosi, alti, irraggiungibili, divengono la sua compagnia privilegiata, nella solitudine del viaggio. Nasce un rapporto profondo con gli astri: i marinai frequentano le stelle con maggior confidenza dei poeti, con stupore più profondo degli astronomi. Forse, nella distesa senza strade visibili, l’uomo segue la sua pista nascente seguendo l’alta, algida presenza di un tracciato celeste. La relazione, la silenziosa intimità con gli astri, è favorita dalla lunga permanenza nel regno acquatico, a contatto con il dominio dell’aria. La lontananza dalla terra quasi ottunde il ricordo della gravità, l’assenza spiritualizza l’uomo: non a caso la comunità umana sul mare, pensiamo alla pirateria, diviene religiosa fino alla superstizione, regolata da leggi precise e inviolabili, modulata su valori astratti. Questa condizione di contatto con l’aria e l’acqua stabilisce il rapporto con la luce degli astri lontani, guida e memoria, ricordo e promessa d’armonia.

Avvicinandosi alla Terra nell’uomo si risveglia la potente memoria olfattiva: l’odore del porto, in cui si mescolano essenze petroleose e sostanze in decomposizione, che in seguito diviene più aspro, assumendo quell’impasto acido e denso dei vicoli, dei pesci marciti nelle cassette, e man mano che si avanza nell’immaginazione l’odore si trasforma in quello delle fritture, dello stoccafisso e delle cipolle stufate, e l’uomo è ormai dentro, accanto al fuoco, circondato dal chiasso. Il primo segnale di questo distacco, dal regno acquatico a quello terrestre, controverso e sapido, è il mutamento dal punto di luce che segna il percorso. Approssimandosi alla costa, l’uomo distoglie lo sguardo dagli astri e fissa un’altra luce, meno alta, intermittente, elevata sulla terra con una torre slanciata, simbolo terrestre per eccellenza: il faro, luce sospesa, alta, nel cielo, ma retta da un torrione, più bassa delle stelle, zona di confine tra i due regni, è l’ultimo sguardo alle stelle del mago Prospero, in quel prodigio che è “La tempesta”, prima di riconsegnare la sua bacchetta, quindi i suoi poteri, all’abisso marino, simbolo testamentario di Shakespeare che ritira il poeta dalla scena nell’opera del commiato, è Dante che al culmine della Commedia, di fronte al fuoco divino, perde parola e memoria, che si disintegrano di fronte alla fonte di luce e mistero, sintesi del mondo illuminato dal disegno celeste e quello alimentato dalle fornaci, la fine dell’esperienza metafisica, il ritorno al mondo.

Leggi qui le ultime notizie: IL TORINESE

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo Precedente

L’ASL TO5 visita la Casa di Riposo Orfanelle di Chieri

Recenti:

IL METEO E' OFFERTO DA

Fit Homeless