SOMMARIO: Con il referendum non si scherza – La regina Margherita – Decadenza a Vienna e a Venezia per Capodanno – Lettere

Con il referendum non si scherza
Nella storia dei referendum dal 1974 in poi abbiamo avuto pagine negative che hanno svuotato il significato referendario come i quesiti proposti da Landini disertati dalla netta maggioranza degli italiani. Il referendum sulla Magistratura ha già ottenuto l’approvazione della Cassazione e adesso c’è chi ha egualmente iniziato a raccogliere le firme come se non ci fossero già le condizioni giuridiche per fissarne la data.

Si tratta di gruppi chiaramente propensi al No che vogliono creare confusione e dilatare i tempi per la convocazione referendaria, sperando di recuperare consensi. Questa è una manovra sinistra che va denunciata come un attacco sleale al referendum da parte di chi teme di perderlo (e lo perderà) e vuole menare il can per l’aia. Non era mai capitato nella storia repubblicana un qualcosa di simile. Chi ricorre a questi mezzucci per allungare i tempi rivela irresponsabilità e non rispetto per uno strumento di democrazia come il referendum nella speranza di difendere privilegi corporativi inammissibili in una democrazia repubblicana e liberale.
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La regina Margherita
La scrittrice Bruna Bertolo farà uscire il giorno 4 gennaio un suo libro dedicato alla Regina Margherita di cui si ricorda il centenario della morte a Bordighera dove verrà fatta celebrare una Messa e verrà reso omaggio al suo bel monumento di fronte al mare di Sant’Ampelio. L’amico Gen. Cravarezza organizzò alla Biblioteca nazionale di Torino una mostra della sua ricchissima biblioteca. A Stupinigi dove visse da regina Madre, verranno aperti i suoi appartamenti per iniziativa dell’associazione internazionale “Regina Elena”. Penso che vada messa in evidenza la capacità di intrattenere rapporti con la cultura e i letterati. L’esempio più significativo è la relazione con Carducci che scrisse la famosa ode in suo onore.

Fu l’unica Savoia a comprendere l’importanza di stabilire un consenso con il mondo intellettuale che ebbero Maria Jose’ e Umberto II. La stirpe guerriera dei Savoia, salvo Carlo Alberto, era refrattaria alla cultura. Non va per altro sottaciuto lo spirito reazionario della regina che fu consenziente con il re buono di fronte alle cannonate di Bava Beccaris a Milano e alla svolta involutiva di fine ‘800 che costò la vita a Umberto I, vittima di un attentato anarchico. Ma va anche ricordata la sua aperta simpatia per il nascente fascismo. I quadrumviri si recarono a Bordighera ad omaggiare la regina prima della Marcia su Roma . Essa ebbe una parte nel convincere il figlio Vittorio Emanuele lll nel cedere il 28 ottobre 1922 all’eversione che il ministro della Guerra Soleri avrebbe voluto stroncare con lo stato d’assedio della Capitale. Fino alla sua morte ebbe un ottimo rapporto con il regime e con Mussolini. Pur vivendo appartata, ebbe un ruolo come regina madre, molto lontano da quello della regina Elena che non si occupò mai di politica e fu esemplare nell’assistere poveri e malati e nell’accorrere in soccorso ai terremotati di Messina e nell’aprire
nell’aprire il Quirinale ai feriti durante la Grande Guerra. Sarà sicuramente ricordata anche a Gressoney dove amava trascorrere le estati, grande appassionata della montagna valdostana. Fu la prima regina d’Italia e va ricordata nelle sue luci e nelle sue ombre come impone la storia, senza indulgere agli oblii faziosi e alle mitizzazioni infondate.
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Decadenza a Vienna e a Venezia per Capodanno
In passato avevo assistito di persona ai due concerti di Capodanno di Vienna e di Venezia. Il primo gennaio ho assistito in Tv ad ambedue i concerti che non sono più così attrattivi sotto il profilo musicale, almeno per i miei gusti di allievo, distratto dallo studio della storia, di Massimo Mila che, per altro, non era un grande musicologo, come rivela oggi il silenzio attorno al suo nome. Il pubblico non è più lo stesso e l’eleganza tipica di Capodanno ha ceduto il posto ad abbigliamenti che sono rimasti adeguati solo nel pubblico femminile che non rinuncia all’eleganza. E’ balzato all’occhio il maestro direttore d’orchestra di Vienna con un frac blu e un fermaglio femminile al posto del papillon e ovviamente l’immancabile orecchino oggi tanto di moda. Aveva anche le unghie dipinte di smalto. Il pubblico maschile che indossava lo smoking era minoritario, il frac quasi inesistente.
Non si è arrivati ancora ai jeans del Regio di Torino dove si protestava per i funerali solenni di Berlusconi, ma basta attendere e ci arriveremo anche a Venezia. Ci sono luoghi che non possono essere lambiti dalla casualità del vestire. La musica proposta a Vienna resta la più adatta al Capodanno, mentre quella della Fenice è meno conforme alla festività: un Mascagni accompagnato da un balletto in mutande è il punto più basso a cui si è giunti. Per equilibrare la delusione, se fossi stato a Venezia, sarei andato a cenare al “ Bacareto“, vicinissimo alla “Fenice”, che non tradisce mai e non impone dress code. Io il 31 dicembre sono andato ad un ottimo cenone in un rinomato ristorante di Alassio dove il Sindaco ha organizzato un Capodanno con i fiocchi. Ho notato tra gli avventori molti senza cravatta e con pullover, mentre le signore erano eleganti. Due erano in jeans e maglietta. Solo il commendator Gravellone, grande impresario del Ponente e chi scrive avevano un abito scuro come sarebbe d’obbligo, dress code a parte. Vestirsi in modo elegante a Capodanno è infatti anche un piacere che è andato quasi totalmente perduto. Peccato. Io ricordo un grande e storico hotel di San Remo che imponeva ai clienti la giacca per entrare al ristorante anche in piena estate; nessuno, allora, aveva l’ardire di presentarsi in modo non conforme a quella che era considerata semplice educazione. Il 31 dicembre Gravellone ed io con il nostro gessato ci siamo sentiti fuori posto.
Non si è arrivati ancora ai jeans del Regio di Torino dove si protestava per i funerali solenni di Berlusconi, ma basta attendere e ci arriveremo anche a Venezia. Ci sono luoghi che non possono essere lambiti dalla casualità del vestire. La musica proposta a Vienna resta la più adatta al Capodanno, mentre quella della Fenice è meno conforme alla festività: un Mascagni accompagnato da un balletto in mutande è il punto più basso a cui si è giunti. Per equilibrare la delusione, se fossi stato a Venezia, sarei andato a cenare al “ Bacareto“, vicinissimo alla “Fenice”, che non tradisce mai e non impone dress code. Io il 31 dicembre sono andato ad un ottimo cenone in un rinomato ristorante di Alassio dove il Sindaco ha organizzato un Capodanno con i fiocchi. Ho notato tra gli avventori molti senza cravatta e con pullover, mentre le signore erano eleganti. Due erano in jeans e maglietta. Solo il commendator Gravellone, grande impresario del Ponente e chi scrive avevano un abito scuro come sarebbe d’obbligo, dress code a parte. Vestirsi in modo elegante a Capodanno è infatti anche un piacere che è andato quasi totalmente perduto. Peccato. Io ricordo un grande e storico hotel di San Remo che imponeva ai clienti la giacca per entrare al ristorante anche in piena estate; nessuno, allora, aveva l’ardire di presentarsi in modo non conforme a quella che era considerata semplice educazione. Il 31 dicembre Gravellone ed io con il nostro gessato ci siamo sentiti fuori posto..
LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com
.La compagna del principe
Adriana Ambascal è la nuova compagna messicana del principe Emanuele Filiberto di Savoia. Ho letto sui giornali le sue dichiarazioni contro il principe che non vuole regolarizzare la situazione con un divorzio dalla moglie. L’Ambascal dice che “da cattolica non può stare con uomo sposato.” Il principe si è messo davvero in pessime acque perché la sua immagine è compromessa. Giuseppina Zai

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Non seguo le cronache mondane e a me le vicende private di Emanuele Filiberto non interessano. Come anche le vicende pubbliche un cui è impegnato, anche se – non va dimenticato – raccoglie dei cospicui fondi per la beneficienza. Vorrei tuttavia correggere la signora Ambascal che ritiene che da cattolica basti il divorzio per regolarizzare un rapporto. I cattolici non dovrebbero accettare il divorzio, ma forse anche questo è uno dei pilastri del Cattolicesimo caduti nel dimenticatoio.
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Vanchiglia blindata
Abito a Vanchiglia quartiere che amo, diventato anch’esso insicuro per la delinquenza e la mala movida. L’insicurezza era anche generata da Askatasuna e le sue guerriglie. Oggi la zona “blindata” è tornata sicura. Grazie alle Forze dell’Ordine che presidiano il territorio a tutela dei cittadini onesti. In Valle di Susa i presidi non sono serviti a tutelare gli impianti e i lavori dalla guerriglia continua. Gina Groppi Filippi

In parte concordo con lei perché l’evacuazione del centro sociale è stato un bene per tutta la città. Esso non è un bene comune, mi permetta il bisticcio di parole, ma una calamità sociale. Temo però che la blindatura di parte di Vanchiglia possa creare anche problemi a residenti e negozianti. Questo appare un dato oggettivo. Il giorno di Natale ho fatto avere in anonimato un dolce pensiero ai poliziotti in servizio per testimoniare la mia vicinanza e la mia solidarietà con il loro difficile e prezioso lavoro. Ancora la sera di Capodanno quattro carabinieri sono stati feriti dai baldi giovani antagonisti che festeggiavano …Basterebbe questo per capire la situazione in cui ci troviamo e che esige fermezza e non compromessi

