Chieri illumina i mosaici di Monreale

E’ difficile andare via dopo averli visti, a Ravenna, a San Marco a Venezia o a Santa Sofia a Istanbul. Sarà capitato a tutti coloro che li hanno ammirati. Ma i mosaici bizantini dorati di Monreale sono ancora più stupefacenti. Siamo di fronte alla più grande decorazione di questo tipo in Italia, superiore, secondo gli esperti, anche a quella di San Marco a Venezia, e seconda al mondo, per estensione, soltanto alla basilica di Santa Sofia a Istanbul. Ora la nuova illuminazione del Duomo siciliano di Monreale, uno dei massimi capolavori dell’arte normanna e patrimonio dell’Unesco, esalta la straordinaria bellezza dei mosaici che rivestono le pareti dell’edificio religioso offrendo ai visitatori un impatto visivo del tutto eccezionale. Oggi il loro splendore colpisce ancora di più grazie a un ultramoderno sistema di illuminazione messo a punto dai tecnici del gruppo austriaco Zumtobel.
Tra le ditte coinvolte nei lavori di restauro anche la Fedelenergy di Chieri, azienda di manutenzione industriale elettrica ed elettronica dei fratelli Fedele, siciliani di origine. Grazie a loro, i ricchi mosaici bizantini della cattedrale di Santa Maria Nuova di Monreale sono tornati a brillare. I restauri hanno restituito splendore a una parte dei mosaici del Duomo voluto nel 1172 dal re normanno di Sicilia, Guglielmo II d’Altavilla detto il Buono, sepolto in cattedrale. Il nuovo impianto di illuminazione esalta i particolari dei mosaici creati da mosaicisti siciliani insieme ad artisti provenienti da Costantinopoli, esperti nell’arte del mosaico, alla fine del XII secolo. Su una superficie di oltre 6000 metri quadrati i mosaici dorati raccontano l’opera di Cristo, dalla Creazione all’Apocalisse, illustrano scene della Bibbia, dell’Antico Testamento ed episodi del Nuovo Testamento. Ma, come detto, l’emozione è oggi potenziata dalla nuova illuminazione a Led di una ditta chierese che sostituisce il vecchio impianto. Un trionfo di luci in una cattedrale ricca di storia e di bellezze artistiche che tutto il mondo ci invidia.      Filippo Re
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