Il tempo ritrovato al Conservatorio Verdi - Il Torinese

Il tempo ritrovato al Conservatorio Verdi

mercoledì 23 novembre 2022 – ore 20.30

Torino, Conservatorio Giuseppe Verdi, piazza Bodoni

serie dispari

 

Ensemble IL TEMPO RITROVATO

Francesco Manara, Piergiorgio Rosso violini

Simone Briatore, David Briatore viole

Massimo Polidori, Francesca Gosio violoncelli

 

CONCERTO IN RICORDO DI ANDREA ALPESTRE

 

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)

Quintetto in sol minore K.516

 

Johannes Brahms (1833-1897)

Sestetto in sol maggiore op. 36

 

comunicato stampa

 

IL TEMPO RITROVATO è un ensemble a formazione variabile nato in occasione dell’omonimo progetto online dell’Unione Musicale realizzato durante il periodo di lockdown e tuttora disponibile sul canale YouTube dell’ente torinese. Il progetto è nato come riflessione sul tempo e sul senso del fare musica insieme ed è l’occasione per riportare in città alcuni dei più brillanti musicisti che, a partire dagli studi al Conservatorio di Torino, hanno realizzato importanti carriere come solisti, come prime parti di alcune delle più prestigiose orchestre o come membri di ensemble cameristici di primo piano.

Dopo l’esordio dal vivo dello scorso maggio, l’Ensemble IL TEMPO RITROVATO torna sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi mercoledì 23 novembre 2022 alle ore 20.30.

 

«Questo progetto cameristico – ha affermato Antonio Valentino – rappresenta, per alcuni eccezionali artisti torinesi che hanno condiviso un lungo percorso di studi e di crescita professionale, l’opportunità di tornare a lavorare insieme, anche a distanza di molti anni. Lo scambio di idee e di energie che si genera ogni volta che ci si ritrova fa nascere un vero e proprio laboratorio di musica da camera, dove tutti sono disponibili a dare e ricevere nuovi spunti, mettendosi in gioco anche in repertori inediti e al di fuori delle formazioni stabili».

 

Per il secondo concerto dal vivo l’Ensemble torna in formazione di sestetto per archi: protagonisti Francesco Manara, violino di spalla dell’Orchestra del Teatro alla Scala e Piergiorgio Rosso, violinista del Trio Debussy; Simone Briatore e David Briatore, prime viole rispettivamente dell’Orchestra di Santa Cecilia di Roma e dell’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste; i violoncellisti Francesca Gosio del Trio Debussy e Massimo Polidori, prima parte dell’Orchestra del Teatro alla Scala.

 

Il concerto è dedicato ad Andrea Alpestre, musicista torinese, professore d’orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, recentemente scomparso. Alpestre ha condiviso con i musicisti dell’Ensemble il progetto IL TEMPO RITROVATO, oltre agli anni della formazione al Conservatorio di Torino e a molte altre avventure musicali.

 

Sui leggii due capolavori del repertorio da camera per archi: il Quintetto in sol minore K. 516 di Mozart e il Sestetto in sol maggiore op. 36 di Brahms. «Queste composizioni – prosegue Antonio Valentino – sono state scelte con l’intento di richiamare il pubblico alla piacevolezza dell’ascolto: un omaggio alla bellezza della musica da camera e al piacere di ritrovarsi per suonarla insieme».

 

Il Quintetto in sol minore K 516 rappresenta senza dubbio uno dei vertici assoluti della produzione cameristica mozartiana. Scritto nella tonalità di sol minore raccoglie una mescolanza di drammaticità e inquietudini. I materiali sono raccolti in una scrittura densa e raffinata che esalta le potenzialità espressive e tecniche degli archi. La vena oscura irrompe in questa partitura, facendo risuonare terribile la sua voce: un urto emotivo di cui sarà capace la Sinfonia K. 550, nella stessa fatale tonalità. Nato insieme al Quintetto K. 515 nel 1787, la composizione vide la luce quando Mozart aveva già compiuto piena esperienza del nuovo stile quartettistico, del quale questi nuovi Quintetti sono – come si è osservato – una applicazione più articolata sotto il profilo dell’equilibrio strumentale e formale. I due lavori devono essere considerati come gemelli, dal momento che esplorano, con due risultati distinti e fra loro complementari, gli stessi principi di grandi ambizioni strutturali e profondità di contenuti.

 

Iniziato da Brahms nell’estate del 1864 a Baden-Baden, il Sestetto in sol maggiore op. 36 fu portato a termine nell’inverno successivo a Vienna. Pubblicato da Simrock nel 1866, fu eseguito per la prima volta a New York, ma la presentazione “ufficiale” ebbe luogo a Vienna il 3 febbraio 1867. Il Sestetto ha un sottotitolo, Agathe, riferimento esplicito a un doloroso episodio autobiografico. Nell’estate del 1858 Brahms soggiornò per qualche settimana a Göttingen, dove conobbe e si innamorò di Agathe von Siebold. Pur amandola, Brahms decise di lasciare Göttingen e non rivide mai più la giovane. Il pensiero di questo amore lo tormentò per molto tempo e quando, qualche anno più tardi, mise mano al suo secondo Sestetto per archi, volle inserirvi un omaggio alla donna che forse aveva più amato: inserì nel primo movimento un motivo che utilizza le lettere del nome AGATHE. Sembra che Brahms, parlando di questa sua opera, abbia affermato: «Qui mi sono liberato del mio ultimo amore».

 

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