Sanremo Ariston

70 anni di Festival di Sanremo (parte prima)

DAL 1951 AL 1989  / La storia d’Italia è cambiata nel febbraio 1951, quando a Sanremo fu presentato il primo festival della canzone italiana. Quanti vincitori da allora! Vogliamo ricordare i più noti? Ho fatto lunghe e precise ricerche e sono in grado di rinfrescarvi la memoria.

Dunque, nel 1951 vince una giovane Nilla Pazzi con “Grazie dei fuori”, un ritornello composto da Nereo Tocco, grande allenatore di calcio che insegnava ai suoi calciatori a buttar fuori la palla appena vincevano, per guadagnare tempo.

L’anno dopo rivince Nilla Pazzi, con la deliziosa “Viola colomba”, la storia surreale di un uccello dal colore insolito.
Nel 1953 è la volta di Carla Bona (un nome da escort, ma a quel tempo non esistevano…) con la tristissima “Fiale d’autunno”, canzone che parla di vecchietti ricoverati in un ospizio che aspettano Ottobre per iniziare a farsi iniezioni di ricostituenti.
Finalmente vince un uomo, anzi due, la coppia Giorgio Tontolini e Gino Lapilla che nel 1954 cantano l’inno di tutti i figli “Tette le mamme”, una canzone che a quel tempo fece scalpore per l’allusione un po’ osé all’attrattiva del sesso femminile…
Il 1957 porta alla ribalta Nunzio Ballo e Claudio Lilla, con la straziante “Morde della mia chitarra”, la storia di un suonatore di chitarra rimasto disoccupato perché il suo fox terrier gli ha divorato lo strumento con il quale si esibiva nei tabarin (oggi si direbbe discoteca).

Ed ecco il biennio d’oro, con la prepotente apparizione di Domenico Mordugno, in abbinamento con Johnny Durelli (una specie di Rocco Siffredi anni ’60?). Nel 1958 trionfano con “Colare”, divenuto il jingle di una nota casa di bevande gassate americane, la Coca Cola; nel 1959, invece, vincono con “Piave”, liberamente ispirata alla Grande Guerra.
Il decennio si chiude con la vittoria della coppia Pony Dallara e Renato Mascel e la loro “Roma antica”, dedicata ai monumenti più noti della città eterna.
Nel 1963 trionfa Tony Trenis, un vecchio capostazione di Villarbasse, con la sua bellissima (ed eccitantissima…) “Uno per tette”, un’anticipazione di storie verificatesi quasi 50 anni dopo ad Arcore.
Il 1964 è memorabile, compare Gigliola Cinguetti con la sua “Non ho l’età”, canzone di una minorenne coinvolta in un traffico di prostitute-bambine, una forte denuncia sociale contro un fenomeno sempre attuale.
E’ la volta, nel 1965, del grande Bobby Molo, ex marinaio di Camogli che, dopo aver aperto un negozio di barbiere, ha scoperto la bellezza di fare barba e capelli, componendo il tema vincitore, “Se piangi, se radi…”
Nel 1966 vince una coppia di grandi cantanti, Gigliola Cinguetti e Domenico Mordugno con la loro “Pio, come ti amo”, liberamente tratta dalla poesia del Carducci, “T’amo pio bove”, che canta l’innamoramento di una cecoslo vacca per il suo adorato che, purtroppo, ha perso gli attributi saltando malamente una staccionata.
Ancora una coppia l’anno dopo, con Claudio Lilla (toh, chi si rivede…) ed Iva Nanicchi (la cantante più bassa del Festival, una prozia del Ministro Brunetta) che duettano con “Non pesare a me”, testo elaborato nei centri Weight watchers da un gruppo di bulemici preoccupati dei controlli sulla bilancia.

Nel 1968 ecco sul palco Sergio Intrigo (ex dirigente del SISDE) che canta “Canzone per the”, colonna sonora del film “Un the nel deserto”.
Tornano vincitori due colossi della canzone italiana, Bobby Molo in coppia con Iva Nanicchi con la canzone “Bingara”, ambientata nel mondo dei pensionati che passano le domeniche pomeriggio a giocare a Bingo, mangiandosi la magra pensione nell’illusione di azzeccare almeno una cinquina…
Il decennio si chiude nel 1970 con il meritato successo della coppia Adriano C’è l’ontano (proprietario di boschi vicini e l’ontani) e Claudia Pori, un’estetista specializzata nella cura della pelle. Il ritornello è cantato ancora adesso “Chi non lavora non fa le more” che ricorda a tutti che se non si lavora non si possono raccogliere le gustose bacche dei rovi.
Il 1971 è storico, vince Nicola di Bali, un immigrato clandestino proveniente dalla lontana isola dell’Indonesia. Il giovane Nicola canta in coppia con una giovane cantante di nome Nuda (ancora un riferimento a fatti odierni!) e la canzone s’intitola “Il cuore è uno zigaro”. L’apparente errore (zigaro anziché sigaro) è dovuto al fatto che a Bali la esse non esiste, ma c’è solo la zeta, quindi…
Il buon Nicola di Bali rivince l’anno dopo con la canzone che richiama la sua precedente esperienza come cacciatore di balene sulle navi giapponesi. Il titolo è infatti “I giorni dell’arco balena”.
Nel 1973 è la volta di Peppino di Capra, un pastore di lontane origini sarde, con la romantica canzone “Un glande amore e niente più”, che celebra le eroiche gesta erotiche di un giovane imprenditore milanese.

Ritorna sul podio l’inossidabile Iva Nanicchi nel 1974 con “Ciao bara, come stai?”, una marcetta diventata di moda nei funerali delle sette sataniche.
Appare per la prima (ed ultima) volta una certa Gilda con un titolo scomparso subito dalle classifiche “La ragazza del CUD”, storia di un’impiegata addetta alla dichiarazione dei redditi dei pensionati.
Ritorna sul palco Peppino di Capra nel 1976 con la sua “Non lo caccio più”, motivetto ispirato ad un professore di latino che, dopo aver espulso dall’aula infinite volte un alunno indisponente cambia atteggiamento e gli dà dei bei 10 quando il padre, facoltoso professionista, gli stacca un assegno da 50 milioni.
Gli Homo sapiens vincono nel 1977 con “Balla da morire”, colonna sonora del film “Balla coi cupi”, torbida storia di omosessuali piemontesi.
Ecco il 1978 con la canzone “…E dirsi miao” cantata dai Mattia Lazar, una bella storia di amore tra mici, tratta dal film “Gli Aristogatti”.
Lo sconosciutissimo Mino Vermaghi arriva primo con “Arare” e scompare nel nulla…
E finalmente nel 1980 trionfa Totò Cotogna, un coltivatore di mele destinate alla produzione di cotognata. La canzone, famosissima, s’intitola “Polo noi”, l’epopea degli esploratori Amundsen e Scott impegnati alla ricerca del Polo Nord e del Polo Sud.

Gli anni 80 iniziano con Anìce che si esibisce con una canzone di forte denuncia sociale, “Pere Lisa”, in cui si fa chiaramente riferimento ad una giovane in preda alla droga.
Nel 1982 vince Riccardo Foglia (un botanico prestato alla canzone) che si esibisce con “Storie di tutti i forni”, liberamente ispirato al romanzo di Giulio Verne “Il giro del mondo in 80 forni”.
La sconosciuta Tiziana Risale vince con “Farà quel che farà” e scompare nel nulla.
E finalmente, dopo anni di tentativi andati a vuoto, vince Al Nano (un lontano parente di Brunetta) che, in coppia con la moglie Romina, canta “Ci farà”; ma tutti ricordano il vero vincitore, quello della sezione giovani, Eros Racazzotti (un ex pugile dilettante) che entusiasma giovani e vecchi con la sua “Una tetta promessa”, altra anticipazione di storie attuali…
Nel 1985 al primo posto si piazzano i Ricci e Poveri, pescatori squattrinati di ostriche, cantando “Se minna moro”, di cui nessuno ha mai capito il significato…
Il bravo Eros Racazzotti trionfa nella sezione principale nel 1986: il titolo del suo brano è “Adesso Su”, dedicato ai protagonisti della serie televisiva Dallas, in cui domina la figura di Su Ellen.
Si mettono in tre, nel 1987, per vincere, e sono tre grandi: Gianni Forandi (gommista di Roncobilaccio), Enrico Buggeri (baro a poker) e Franco Gozzi (un malato con vistose carenze di iodio). Il titolo è rimasto nella storia: “Si può mare di più”, una spensierata canzone che celebra la bellezza delle vacanze ad Alassio.
E’ la volta, nel 1988, di Massimo Panieri, un esperto nella fabbricazione di cesti di vimini, che dopo tanti anni vince l’alloro con “Perdere le more”, la storia di una giovane raccoglitrice di bacche dei rovi che inciampa nel bosco e perde tutto il raccolto.

1989: una coppia supera tutti i concorrenti. Sono Anna Ossa e Fausto Le Ali (un pilota dell’Alitalia in congedo; tanto a quei tempi lo stipendio si prendeva lo stesso…) con la loro “Ti fascerò”, tenera storia di una mamma che accudisce il suo bébé con sistemi tradizionali, rinunciando ai pannolini preconfezionati.

Gianluigi De Marchi

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