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Musica

La musica torna in Duomo dopo il lockdown

in CULTURA E SPETTACOLI

Hanno ripreso a risuonare le note nel Duomo di Torino dopo la forzata sosta per l’emergenza sanitaria, con l’esecuzione del concerto affidato ai Cameristi dell’Orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni,  il 4 luglio scorso

Appuntamento di vivo interesse culturale e alto livello artistico sabato 4 luglio scorso, organizzato dal Rotary Club Torino Duomo in collaborazione con l’Accademia della Cattedrale di San Giovanni, per festeggiare l’inaugurazione del nuovo anno rotariano del distretto 2031 con il neo Governatore, l’ingegner Michelangelo De Biasio, uomo di profonda cultura, amante dell’arte in ogni sua forma e lui stesso fotografo d’indubbio valore.

Arte e cultura costituiscono il binomio indissolubile che contraddistingue anche questo Club,  la cui sede morale è situata all’interno del Museo Diocesano. Difatti i  service di questo Club rotariano sono prevalentemente indirizzati a opere di ripristino inerenti al patrimonio artistico della Cattedrale e, come nel caso del recente restauro conservativo de “l’Ultima Cena” del Gagna, lo stesso Club ne segnalava la necessità all’allora governatore Giovanna Mastrotisi (titolare essa stessa d’una impresa di restauri) la quale, colto al volo il notevole impatto mediatico e filantropico del recupero che avrebbe impreziosito il suo mandato, ha provveduto al restauro del maestoso dipinto, lavorandoci anche in prima persona.

Il programma previsto per la serata, dal curioso titolo “Musica a sorpresa”, è stato suonato in maniera eccellente da “I Cameristi dell’Accademia”, ensemble sorto all’interno de “I Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni”, orchestra in residence del Duomo, e composto dai violinisti Marcello Iaconetti ed Helga Ovale, dal violista Enzo Salzano e Dario Destefano al violoncello. Tutti i brani proposti, che spaziavano da Bach e Puccini per approdare addirittura a Gino Paoli e The Queen, sono stati introdotti da brevi e toccanti commenti di don Carlo Franco, parroco del Duomo e socio onorario da sempre del Club rotariano, che ha organizzato la piacevolissima serata, che ha anche testimoniato – e possiamo credere che non sia mai accaduto prima d’ora – la pubblica accettazione da parte del Governatore De Biasio di un nuovo socio del Torino Duomo, l’irlandese Paul Kearney, direttore del Castello di Casalborgone. Questo nuovo componente è stato proposto da una socia dello stesso Club, la dottoressa Emanuela Siani, restauratrice d’arte, pittrice e gallerista, che ha provveduto a tutti i restauri di questa splendida location, riportandola ad un nuovo splendore.

Dopo il bis, la prima assoluta di un tempo delle “Varianti H” del celebre Gian Piero Reverberi (Rondò Veneziano, tanto per intenderci…) e da lui offertaci, applausi scroscianti, con tanto di standing ovation, hanno concluso la serata lasciando nei cuori d’ognuno la speranza di un futuro senza più lockdown…

Mara Martellotta

Senza fine

in CULTURA E SPETTACOLI

Music tales, la rubrica musicale

 

“Non hai ieri

Non hai domani

Tutto è ormai

Nelle tue mani, mani grandi

Mani senza fine”

Una delle più belle canzoni d’amore di tutti i tempi. Senza fine/Se qualcuno ti dirà è un 45 giri di Ornella Vanoni pubblicato dalla Dischi Ricordi nel settembre 1961. Senza fine è un brano musicale scritto da Gino Paoli, che era rimasto colpito dalle grandi mani della cantante e che, poco tempo dopo, incise una sua versione della canzone nel 45 giri Gli innamorati sono sempre soli/Senza fine.

La Ricordi aveva intenzione di cambiare l’immagine della Vanoni da “cantante della mal” a “cantante sexy” e Senza fine fu il primo brano di questo nuovo corso. Ornella Vanoni e Gino Paoli, sodalizio artistico e non solo

Il 22 e il 23 settembre del 2014 hanno compiuto ottant’anni, Ornella Vanoni il 22 e Gino Paoli il 23, forse è stato il destino a farli incontrare, o la passione per la musica?

Ornella Vanoni è nata nel 1934 a Milano, il padre era un industriale farmaceutico. Nel 1953, dopo aver accantonato il sogno di diventare estetista, si iscrive all’Accademia d’arte drammatica dove incontra Giorgio Strehler, tra il maestro e l’allieva nascerà un’importante storia d’amore. In questo periodo Ornella si esibisce a teatro; è diventa famosa come cantante della mala.

Nel 1960 a Milano, nella casa discografica Ricordi incontra Gino Paoli. Lei, “cantante intellettuale” ha una voce spigolosa e insolita. Gino Paoli in uno studio sta suonando “Il cielo in una stanza”, Ornella rimane colpita e chiede di lui, le rispondono che è un cantautore, anche Gino chiede di lei, gli dicono il suo nome, Ornella Vanoni, la cantante della mala.

Gino Paoli, di famiglia proletaria è nato nel 1934 a Monfalcone, dopo pochi mesi dalla nascita, la famiglia si trasferisce a Genova, città alla quale il cantautore sarà sempre legato. La sua passione per la musica lo spinge a frequentare un gruppo di amici che daranno vita alla cosiddetta Scuola Genovese: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André, ecc…Il successo arriva per Gino Paoli con il brano “Il cielo in una stanza” interpretato da Mina.

Tra Ornella e Gino sboccia l’amore dopo una breve frequentazione, lui scrive diverse canzone per lei, il brano “Senza fine” che diventerà un successo internazionale, “Anche se”, “Che cosa c’è” e “Gli innamorati sono sempre soli”. Ma Gino non è un uomo facile, ha un carattere ruvido ed una moglie che lo aspetta a casa, lei all’inizio non se ne rende conto, ma Gino glielo aveva detto, in ogni caso la loro passione è molto forte. Ornella in quel periodo vive il ruolo dell’altra fino a quando non incontra Anna Fabbri, la moglie di Gino che le confessa di non poter vivere senza suo marito. Ornella dopo questo incontro rinuncia al suo amore.

Dopo la liason con Ornella, Gino s’innamora di Stefania Sandrelli e da questa relazione nascerà Amanda. Nel 1991 sposa Paola Penzo (autrice di alcuni suoi brani) da cui ha due figli: Nicolò (34 anni) e Tommaso (22 anni).

Ornella nel 1962 sposa l’imprenditore teatrale, Lucio Ardenzi da cui ha un figlio, Cristiano, ma il matrimonio si sgretola in poco tempo, più tardi ammetterà “E’ stato un errore, volevo ancora bene a Gino”. Dopo alterne vicende Ornella vive la sua relazione più lunga con l’imprenditore Danilo Sabatini. E l’ultima con il produttore discografico Michelangelo Romano, di 14 anni più giovane di lei.

Nel frattempo la storia d’amore con Gino Paolo si è trasformata in un importante sodalizio professionale, i due nel 1984 fanno insieme una tourneè e nel 2004 esce il disco di Ornella e l’amico Gino Paoli “Ti ricordi? No, non mi ricordo”.

Vi ho raccontato questa storia per ricordare ad ognuno di noi, che l’amore, quello vero, quello viscerale, possiamo tentare di nasconderlo, di sostituirlo . . .ma tanto ci terrà fermi li, inesorabilmente. A vita, come una catena, una zavorra dalla quale non ci si riesce a liberare.

È uno strano dolore… Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai.

Conosce l’amore solo chi ama senza speranza. Senza fine.”

Chiara De Carlo

https://www.youtube.com/watch?v=IsR2lsldTL8

 

Chiara vi segnala i prossimi eventi …mancare sarebbe un sacrilegio! Scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!

Cosa sarebbe dei film di Sergio Leone senza la musica di Ennio Morricone?

in CULTURA E SPETTACOLI

Omaggio al grande Maestro scomparso / Che cosa sarebbero oggi i film di Sergio Leone se non fossero stati accompagnati dalle musiche di Ennio Morricone? Sicuramente mancherebbero del loro spirito autentico, perché la musica di questo compositore, che ci ha lasciato ieri, era soprattutto visiva e completava perfettamente le inquadrature dei film che accompagnava.

Cresciuto alla scuola di Goffredo Petrassi, che è stato capace di trasmettergli l’insegnamento e la filosofia della “musica assoluta”, Ennio Morricone è scomparso a novantadue anni, lasciandoci un’eredità straordinaria.

“Morricone – spiega il maestro e direttore d’orchestra Antonmario Semolini – forse per una forma di soggezione-ossessione nei confronti del maestro Goffredo Petrassi, uno dei grandi compositori del Novecento, serbo’ per tutta la vita il desiderio di essere valutato anche per le composizioni scaturite da scelte autonome, anziché solo sulla base di quelle richiestegli dal “mercato”. Tuttavia il destino gli riservo’ un ruolo unico e irripetibile in quella categoria dei geniali “sarti” della musica, di quei grandi “couturier” che sanno vestire i personaggi con gli abiti più belli, abiti che sopravvivono alle mode e all’incedere del tempo, rendendo osmotica immortalità sia a chi li indossa sia all’ “artefice”. Credo che nessuno possa dimenticare musiche straordinarie quali quelle che hanno vestito di pura emozione film come “Mission”, “C’era una volta in America”, “Giù la testa”.

Morricone era un artista riservato e la sua riservatezza sfociava in un carattere quasi spigoloso;  forse la forma di esequie che ha richiesto può essere una dimostrazione di questo aspetto della sua personalità. Per la maggior parte degli amanti della musica questo compositore  rimane internazionalmente noto per la realizzazione delle partiture di straordinarie colonne sonore, che hanno reso ancora più celebri film già noti, quali “C’era una volta l’America ” di Sergio Leone, del 1984, “Mission”…

In realtà Ennio Morricone ha sempre distinto la sua produzione musicale in quella per il cinema ( che considerava funzionale al suo mantenimento) ed in quella che lui stesso definiva “assoluta”, traendo questo aggettivo, così denso di significato, dal suo stesso maestro Goffredo Petrassi. La musica per il cinema, secondo Morricone, risultava di più semplice scrittura rispetto  a quella “assoluta”, che incarnava per lui l’autentica elaborazione del pensiero, capace di richiedere fatica e meditazione.

Le prime colonne sonore le compose all’inizio degli anni Sessanta ( al ’62 risale quella per il film “La voglia matta”, per la regia di Luciano Salce). Nel ’63 realizzò la musica del film di Lina Wertmuller intitolato “I basilischi”, per poi comporre le straordinarie musiche del film “Uccellacci e uccellini”, per la regia dell’intellettuale friulano Pierpaolo Pasolini ( per il quale realizzò anche le musiche dell’episodio intitolato “La terra vista dalla Luna”, tratto da “Le streghe”). Come non ricordare poi le celebri colonne sonore composte per i film di Sergio Leone? In “C’era una volta l’America”, Morricone realizzò una musica onirica e struggente, capace di accompagnare sullo schermo le immagini del ricordo, con protagonista uno straordinario interprete quale Robert De Niro, che presto’ il volto al gangster di origini italiane.

Sono state composte sempre da Morricone le musiche del film di Tornatore “Nuovo cinema paradiso”, del 1988, che valse al regista l’Oscar come Miglior Film straniero. Si trattò di una colonna sonora indimenticabile, capace di accompagnare un racconto delicato e malinconico. Il maestro aggiunse al film, con la sua partitura, una grande delicatezza e seppe esprimere perfettamente l’antitesi tra il passato della fanciullezza e la consapevolezza dell’età adulta. Celebre anche la colonna sonora del film “Per un pugno di dollari “del 1964, in cui Morricone, senza orchestra, condenso’ in un fischio, in un’ombra, tutta l’intensità dell’epopea western.

Morricone ricevette, oltre all’Oscar onorario alla Carriera nel 2007, conferitogli “per i suoi magnifici contributi all’arte della musica da film”, anche la Medaglia d’Oro del Pontificato per il “suo straordinario impegno artistico, che ha avuto anche aspetti di natura religiosa”, nell’aprile 2019. L’appuntamento di un concerto sotto la sua direzione, in Aula Papa Paolo VI, in Vaticano, di fronte al Pontefice, fu differita dallo scorso anno a quest’anno e poi rimandata, questa primavera, a data da destinarsi, a causa del lockdown. Ora in Paradiso la sua musica risuonera’ in eterno, con note capaci di unire alle esatte caratteristiche formali una straordinaria forza emotiva.

Mara Martellotta

Il Museo nazionale del Cinema rende omaggio a Ennio Morricone

in Cosa succede in città

Il Museo Nazionale del Cinema rende omaggio al Maestro Ennio Morricone proponendo da oggi, dalle ore 18:30 alle ore 19:30 e fino al 20 luglio 2020, la diffusione delle sue musiche più famose nella zona pedonale antistante la Mole Antonelliana.

Premio Oscar alla carriera nel 2007, Morricone ha composto alcune delle colonne sonore più famose della storia del cinema mondiale di tutti i tempi, creando un legame indissolubile tra immagini e musica. Con la collaborazione di Iren.

L’iniziativa fa parte di ‘Torino Città del Cinema 2020’, un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la Cultura Torino www.torinocittadelcinema2020.it

Concerto ad ingresso libero dei Cameristi dell’Accademia di San Giovanni

in CULTURA E SPETTACOLI

Il Rotary Torino Duomo offre la serata concertistica  in programma sabato 4 luglio in Duomo a alle 21. Ad ingresso libero su prenotazione

Da sempre la musica coniuga l’espressione artistica alla sua intrinseca capacità di veicolare valori come la speranza e lo spirito di rinascita. In questo solco si colloca il concerto promosso dal Rotary Torino Duomo sabato 4 luglio  alle 21, nella Cattedrale Metropolitana di San Giovanni Battista, che si affaccia sull’omonima piazza torinese. Il concerto, che vuole essere un segnale di ripresa dopo il lockdown ed un omaggio all’ingresso del district governor per l’anno rotariano 2020-2021 Michelangelo De Biasio, vedrà protagonisti i Cameristi dell’Accademia, formazione nata all’interno dell’Orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni a Torino. Questa, a sua volta, rappresenta un’emanazione dell’Accademia che ha sede nel Duomo torinese, nata sul finire del 2017 per rendere il Duomo stesso oltre che punto focale della religiosità piemontese, anche crocevia  di percorsi di pensiero, di cultura e filosofia pratica.

Il concerto vedrà  la partecipazione come interpreti di Marcello Iaconetti al violino, Enrico Salzano alla viola, Helga Ovale al violino e di Dario Destefano al violoncello.

Molto ricco il programma che verrà eseguito, che spaziera’ da autori classici quali Bach e Mozart alla musica lirica di Giacomo Puccini, per approdare a Scott Joplin e Glenn Miller, Gino Paoli ed alla musica dei Queen, ed altre musiche ancora. Il programma verrà illustrato dal presidente dell’Accademia di San Giovanni, don Carlo Franco, socio onorario del Rotary Torino Duomo. Il percorso musicale, che sarà oggetto della serata, spaziera’ attraverso quattro secoli, arricchito da brani capaci di toccare il cuore dell’ascoltatore con grande forza di penetrazione, unita ad una lucida chiarezza nell’esecuzione.

L’ingresso è libero fino ad esaurimento dei 200 posti disponibili. Su prenotazione telefonando al numero 3936054884 O scrivendo via mail a: promoevents@accademiacattedralesangiovanni.it

Mara Martellotta

Mi manco io, mi manchi tu

in CULTURA E SPETTACOLI

Music Tales, la rubrica musicale

E mi manca aspettare l’estate

Comprare le caramelle colorate

E mi manca la strada in due in bici

Mi manco io, mi manchi tu

E mi manca una bella canzone

Pagare qualcosa con le figurine

E mi manca la biro tra i denti

Mi manco io, mi manchi tu

Ti manco io, e ti manchi tu.”

Non c’è molto da dire sul singolo, fresco fresco di quest’anno cosi “catastrofico” e che arriva, dalla penna di Ermal Meta.

il videoclip, diretto da Eros Galbiati, è stato pubblicato il 4 giugno 2020 attraverso il canale YouTube di Bugo. La clip, tutta in bianco e nero, vede l’attrice Ambra Angiolini come protagonista in primo piano che si mostra, in modo molto “vero” ai nostri occhi in mille sfaccettature.

In questo interminabile e complesso periodo di quarantena, di fase 1 e 2, tra congiunti ed autocertificazioni, ognuno ha sicuramente reagito a suo modo. Eppure girando per i social e spiando tra i vari profili in questo periodo risulta chiaro che la maggior parte delle persone ha spesso utilizzato questo tempo per guardarsi indietro, piuttosto che proiettarsi verso un futuro ora come ora quanto mai incerto.

Il passato che riaffiora non come rimpianto ma come un semplice ricordo di alcuni momenti felici. Mi manca è in questo senso un lungo ed emozionante racconto, un resoconto dettagliato di attività ed abitudini che crescendo si sono perse e delle quali rimane solamente un ricordo sbiadito dal tempo. Bugo sceglie una melodia fresca ed estiva sulla quale appoggia un testo denso di immagini autobiografiche che si susseguono per tutta la durata del brano.

Ci mancano le caramelle colorate, le cinquecento lire “rubate” a nostra madre…personalmente questo brano mi ha riportata a quel tempo piccolo, semplice, in cui la felicità era a portata di mano e la trovavi anche sopra una figurina.

Vorrei lo ascoltaste e mi diceste dove vi ha portati questo brano.

I colori e i profumi del passato nel nostro cuore sono sempre più vividi e dolci di quelli del presente.”

Bugo feat. Ermal Meta – Mi Manca (Official Video)

Chiara De Carlo

 

 

Macugnaga Piano Trial, un’edizione di qualità

in CULTURA E SPETTACOLI

Una settimana di concerti di alto livello artistico ha confermato la qualità del Macugnaga Piano Trail, edizione 2020

Si è conclusa con un ottimo consenso di pubblico anche l’edizione 2020 del Magugnaga Piano Trail, che si è svolta interamente online a causa delle restrizioni necessarie in seguito al contenimento della pandemia da Covid 19.

Hanno trovato conferma le caratteristiche distintive del festival, giunto alla sua terza edizione e nato ai piedi del monte Rosa per iniziativa del compianto musicista Marco Giovanetti e della pianista Serena Costa, direttore artistico dello stesso festival. Tra queste sono emerse un alto livello artistico degli interpreti, la varietà dei brani musicali eseguiti e degli strumenti proposti, l’afflato internazionale dato dai musicisti provenienti da diverse parti del mondo e l’attenzione alle giovani promesse in ambito pianistico.

Il sipario del festival si alzato sull’intensa interpretazione della pianista Serena Costa. Grazie alla sua performance capace di unire una grande passionalità a una notevole introspezione, è apparso splendido l’Intermezzo n.2 di Brahms, tratto dai Sei pezzi per piano; opera tarda dedicata a Clara Schumann, l’intermezzo, magistralmente eseguito da Serena Costa, mostra la sua carica di struggente dolcezza e una vena di intensa ma contenuta vitalità, che è stata valorizzata dai suoni pieni del pianoforte Bechstein, risalente agli anni stessi in cui Brahms componeva. La Costa, che si è esibita in un elegante ma semplice completo nero facendone risaltare la spontanea bellezza, ha poi concluso la sua performance eseguendo il sognante Preludio op. 45 di Chopin, dedicato dal compositore alla principessa E. Czernicheff, con un’interpretazione di grande passionalità, pur restando rispettosa della delicatezza del pezzo.

La seconda serata ha regalato la briosa Sonata per pianoforte a quattro mani K381 di Mozart. La coppia di pianisti Xin Wang e Florian Koltun ha elettrizzato il pubblico con una esecuzione fresca, viva e impeccabile, resa ancora più affascinante grazie al video che permetteva di vedere le quattro mani suonare in perfetta armonia sulla tastiera del pianoforte. Eleganti nel suono e negli abiti, i due pluripremiati musicisti hanno saputo restituire alla perfezione l’andamento scintillante di quest’opera giovanile del genio salisburghese che, tra l’altro, amava suonare a quattro mani con la sorella Nannerl.

Nella terza serata si è ritornati a Chopin con l’esecuzione dei due Scherzi n.1 e n.12 op.25 ad opera di Albertina Dalla Chiara. Questa pianista, docente e musicologa, ha incantato con la perfezione e pulizia dei suoni: le note di Chopin, intense e cariche di nostalgia, sono giunte nelle case degli spettatori, come una cascata preziosa e inarrestabile, che ha fatto toccare con mano la meravigliosa grazia della musica densa di romanticismo del compositore polacco. Inoltre, chi non avesse avuto l’opportunità di seguire le sue esibizioni nelle grandi sale da concerto, ha avuto l’occasione di ascoltare e vedere questa grande interprete in un contesto più intimo e raccolto.

Una scossa di vitalità e gioia è arrivata dalla quarta serata, con i primi due tempi della celeberrima Eine kleine Nachtmusik di Mozart. Nella solenne cornice del Duomo di San Giovanni Battista a Ciriè, nel Torinese, il duo composto da Massimo Bairo al violino e Anna Barbero al pianoforte ha regalato una pagina di meravigliosa leggerezza quanto mai felice in questo periodo. L’interpretazione è stata davvero eccelsa: la morbidezza e pienezza del suono, resa quasi palpabile dalla sintonia miracolosa dei due interpreti, ha potuto restituire la freschezza di una pagina che rischia di perdere il suo fascino per le eccessive riproduzioni.

La quinta serata è stata dedicata all’interpretazione della Sonata in si bemolle n.2 di Rachmaninov da parte di Marco Drufuca, diciassettenne promessa del panorama pianistico italiano. Già vincitore di numerosi premi, il giovane pianista ci ha fatto vivere una musica drammatica e potente, ma attraversata da squarci di improvvisa dolcezza. Del giovane ha impressionato la sicurezza dell’interpretazione, unita all’innata capacità di suonare con calore e partecipazione, colpendo al cuore lo spettatore.

Nel concerto di chiusura si è esibita l’orchestra I Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni diretta da Antonmario Semolini il quale, insieme alla coppia Abrigo e Dähler rispettivamente al violino e alla viola, ha offerto un’esecuzione dell’Andante della Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore K364 di Mozart di rara bellezza interpretativa ed è stata la splendida chiusura di questo ambizioso e ricco festival. Dal Duomo di Torino le nostre case sono state inondate dalla struggente melodia di quest’opera, scritta dal giovane Mozart in uno degli anni più penosi e difficili della sua vita. Sotto la carismatica e sicura conduzione del maestro Semolini, si sono espressi i talenti dei solisti Abrigo e Dähler, capaci di condurre il dialogo tra i loro strumenti e l’orchestra con una eleganza, pulizia e brillantezza dei suoni, che ha permesso agli spettatori di sentirsi trasportati sulle vette di quel Monte Rosa, che farà da cornice alla prossima edizione del festival.

MARA MARTELLOTTA

Ritorna il Macugnaga Piano Trail

in CULTURA E SPETTACOLI

Nell’edizione 2020 dalle sale storiche di Villa Clerici / La montagna e la musica possono costituire un binomio estremamente felice. Le montagne , definite dal celebre scrittore John Ruskin “cattedrali della terra”, ed in questo caso, in particolare il Monte Rosa, da alcuni anni risuonano della musica del Festival pianistico di Macugnaga, diretto artisticamente dalla pianista Serena Costa.

ll Macugnaga Piano Trail anche quest’anno sarà protagonista di una nuova edizione, la terza, seppure sotto una veste nuova, online, ma sempre arricchita, come le precedenti, dalla partecipazione di musicisti di respiro internazionale.

Il festival pianistico internazionale, nato nel 2018 da un’idea del musicista e direttore del Conservatorio Donizetti di Bergamo, Marco Giovannetti e della pianista Serena Costa, che ne è anche direttore artistico, è in parte patrocinato dal Comune di Macugnaga, in parte dall’Associazione AMVA Promozione e sviluppo Macugnaga e Valle Anzasca.

A causa delle misure per il contenimento del Covid 19, quest’anno il Festival potrà essere seguito non dal vivo, ma sui canali Instagram e Facebook del Macugnaga Piano Trail dal 22 al 27 giugno prossimi. I musicisti potranno esibirsi, con la versatilità delle loro esecuzioni e con la pluralità delle nazionalità di appartenenza, dal giovanissimo pianista Marco Drufuca ( diciassettenne pluripremiato in diversi concerti nazionali), al duo pianistico sino-tedesco Wang-Koltun, alla nota violinista Irene Abrigo ed alla pianista Albertina Dalla Chiara, interprete insigne che si è esibita in concerti significativi sia in Italia sia in Europa, oltre alla pluripremiata orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni, diretti dal Maestro Antonmario Semolini.

Lunedì 22 giugno prossimo, alle 18, il Festival prenderà il via con il concerto per pianoforte di Serena Costa, direttrice artistica del Festival Macugnaga Piano Trail, ideato insieme al compianto maestro e mentore Marco Giovanetti, un festival capace di unire alla passione per la musica quella per le montagne, cui lei da sempre appartiene.

Martedì 25 sarà la volta dell’esibizione al pianoforte del duo di Xin Wang e Florian Koltun. Mercoledì 24 giugno, sempre alle 18, si esibirà al pianoforte Albertina Dalla Chiara, che si è formata artisticamente grazie all’incontro delle insigni scuole pianistico russa ed austriaca, perfezionandosi sotto la guida del noto pianista e didatta russo Neuhaus, di cui ha seguito i corsi di perfezionamento in Italia ed a Mosca, incontrando poi la tradizione austriaca all’Accademia Chigiana, dove ha seguito i corsi sotto la guida del pianista Buchbinder. Giovedì 25 giugno alle 18 sarà la volta dell’esecuzione concertistica del duo formato da Massimo Baio ed Anna Barbero, ripsettivamente al violino e pianoforte, e venerdì 26 giugno, sempre alle 18, del concerto del giovane e talentuoso pianista Marco Drufuca.

Concluderà il ricco programma del Festival, con il suo atteso concerto, sabato 27 giugno prossimo sempre alle 18, l’Orchestra dei Virtuosi dell”Accademia di San Giovanni, attiva anche nel Duomo di Torino, sotto la direzione del Maestro Antonmario Semolini, orchestra cui l’anno scorso, ad agosto a Macugnaga, era spettato l’onore di aprire il Festival Magugnaga Piano Trail, con grande successo di pubblico, con il concerto inaugurale. Quest’anno il concerto di chiusura del Festival vedrà la partecipazione, accanto all’Orchestra dei Virtuosi dell’Accademia di San Giovanni,  anche della violista di fama internazionale Irene Abrigo e di Jung Dahler alla viola.

I concerti si terrano nella sala di Villa Clerici, dotata di uno storico pianoforte a coda, villa che si trova ad Erba, a circa una ventina di km da Como e da Lecco. Edificata nella metà del Settecento come setificio, venne trasformata nel corso dell’Ottocento in residenza estiva sempre di proprietà della famiglia Clerici, mantenendo, tuttavia, l’architettura originaria. La villa comprende anche una limonaia ed un teatro annessi al corpo centrale, oltre ad un salone delle feste, con adiacenti salotti e terrazzi, una cappella, un laghetto annesso e giochi di fontane.

Mara Martellotta

Zecchino d’Oro Casting Tour riparte online

in CULTURA E SPETTACOLI

I piccoli cantanti del Piemonte potranno inviare i propri video tramite una piattaforma dedicata

Lo Zecchino d’Oro giunge alla 63ª edizione e torna anche Zecchino d’Oro Casting Tour, alla ricerca dei solisti che interpreteranno le canzoni della prossima edizione della trasmissione.

L’ultimo interprete a rappresentare il Piemonte è stato Andrea Amelio (10 anni, di San Damiano d’Asti) con il brano “Una commedia divina”, in gara alla 58° edizione nel 2015; in tutto sono 38 i bambini della regione che, dal 1959 a oggi, hanno preso parte alla storica trasmissione. All’edizione 2020 si partecipa con una modalità tutta nuova e divertente, per giocare in famiglia da casa, tramite il sito www.zecchinodoro.org. Date le disposizioni legate all’emergenza Covid-19 Antoniano ha messo in campo, infatti, una procedura online gratuita, rivolta a tutte le bambine e i bambini tra i 3 e i 10 anni, che si sviluppa in tre fasi distinte.

In un primo momento i bambini sono chiamati a inviare tramite una piattaforma online un video della durata di un minuto in cui eseguono una canzone del repertorio dello Zecchino d’Oro, da scegliere tra i brani inclusi nella playlist intitolata “Zecchino d’Oro Casting Tour 2020” sul canale YouTube ufficiale di Zecchino d’oro e accessibile anche dal sito alla sezione dedicata. Facoltativo l’invio di un ulteriore video di presentazione, sempre tramite il sistema sul web.

Le esibizioni raccolte verranno ulteriormente esaminate dallo staff dell’Antoniano in modo da riascoltare, in una seconda fase, le bambine e i bambini selezionati. La terza fase avverrà presso l’Antoniano di Bologna – da confermare in base alle disposizioni future legate all’emergenza – con lo scopo di individuare le voci più adatte a interpretare i 12 brani inediti in gara. Tutti dettagli relativi alla partecipazione e il regolamento saranno disponibili sul sito.

L’obiettivo dello Zecchino d’Oro Casting Tour non è quello di trovare vocalità straordinarie o piccoli talenti, ma gli interpreti per i 12 brani. Si cerca infatti la personalità, l’età e la voce che siano più corrispondenti alle canzoni dell’edizione in corso, ricordando con l’#èlamusicachevince che la sfida non è tra le bambine e i bambini, ma musicale.

Rai Radio Kids seguirà tutto il percorso che porterà alla selezione dei piccoli cantanti, con dei contenuti speciali e dedicati, in quanto partner ufficiale di Zecchino d’Oro Casting Tour 2020.

Insieme allo Zecchino d’Oro, in questi giorni di emergenza Covid-19, va avanti anche la missione solidale dell’Antoniano che, nel pieno rispetto di tutte le disposizioni delle autorità, continua a portare avanti le proprie attività a Bologna nei confronti dei più fragili, fronteggiando anche un aumento di richieste di aiuto. Kit alimentari distribuiti nel chiostro agli ospiti della mensa francescana, assistenza telefonica per gli utenti del Centro di Ascolto, videochiamate per i piccoli pazienti del “Centro terapeutico Antoniano Insieme” e maggiore presenza sui canali digitali per offrire sostegno a chi ha bisogno di aiuto e per essere vicini alle persone. Restano attivi online i Laboratori Migranti e continuano anche il servizio di accoglienza abitativa e le attività del Centro di Ascolto dell’Antoniano.

Per ulteriori informazioni: www.zecchinodoro.org.

Quando il sound inganna

in CULTURA E SPETTACOLI

Caleidoscopio rock USA anni ’60 / Il movimento psichedelico costituì uno spartiacque di indiscutibile importanza nella storia della musica rock degli anni Sessanta negli Stati Uniti. Il suono nuovo, gli effetti di riverbero, l’uso delle distorsioni divennero segni distintivi di una rinnovata ondata che giunse a contaminare positivamente tutto ciò che in precedenza era riconducibile a rock&roll, rockabilly vintage, garage tradizionale e simili.

La contaminazione suddetta era (ed è tuttora) avvertibile pressoché da tutti, finanche dagli orecchi meno allenati e dagli ascoltatori più distratti; lo è in tal misura da essere importantissima per poter datare con una certa sicurezza un gran numero di 45 giri che (dati la settorialità delle etichette, il piccolo cabotaggio delle bands o lo scarso impatto dei brani nelle programmazioni radiofoniche) non avrebbero potuto dare appigli o indizi utili per un inquadramento temporale delle incisioni.

Ma naturalmente ci sono casi davvero complicati e infidi, specialmente quando le etichette sono piccole, magari “meteore” nate e morte con una band specifica, refrattarie alle nuove influenze musicali in arrivo o in ascesa; gli stessi studiosi della storia della musica rock statunitense si trovano in grande difficoltà in questi frangenti, quasi al punto di dover datare un 45 giri con una lancio di moneta (coin flip). Purtroppo queste situazioni di profondo dubbio non sono così rare ed isolate, proprio a causa del proliferare continuo di microetichette in tutti gli USA nella seconda metà degli anni Sessanta. Uno di questi casi è l’unico 45 giri inciso dalla band Cole and The Embers di Kirkwood (area metropolitana di St. Louis, Missouri): “Hey Girl” [Martines – Lepore] (1220; side B: “Love Won’t Hurt You”), con etichetta Star Trek records. La datazione corretta è maggio 1968 (possibile solo con l’attenta analisi dei numeri di matrice del disco), ma sfido chiunque ad affermare che il sound del disco abbia sentori del 1968… Questa infatti è proprio la fattispecie di un’etichetta microscopica a se stante rispetto ai tempi ormai mutati e al suono ormai rinnovato dalla psychedelia. La band Cole and The Embers sorse nel 1965 e dopo vari cambi di componenti si stabilizzò in Robert Lepore (V, chit), Scott Lay (V, b), Steve Starr (org), Charlie Cablish (batt). La maggior parte delle esibizioni aveva luogo in occasione di feste liceali, frat parties e soprattutto in teen clubs dell’area di St. Louis, in seguito in estensione fino a Rolla, Farmington, Lebanon e nel sud est del Missouri oltre la Mark Twain National Forest. Il raggio di azione non fu particolarmente vasto e solo in rari casi si spingeva fino a Illinois ed Indiana, per frat parties “strategici” o per incassi che almeno compensassero le spese di viaggio. La gestione manageriale era “home made” e il budget impiegato per l’incisione dell’unico 45 giri era basso, limitando il tutto ad un’unica sessione e in condizioni “estreme” (un sabato mattina alle 9, con voci precarie a seguito di un venerdì notte di gig fino a tarda ora). La band comunque non si spinse mai oltre il limite della “tenuta psicologica”, ben consapevole degli impegni negli studi e della classica “spada di Damocle” del periodo post- “high school”. D’altronde, così come regolarmente succedeva, anche Cole and The Embers si sciolsero nella fase critica del passaggio al college o all’università, vale a dire nell’estate del 1968.

Gian Marchisio

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