La figura femminile nell’arte della Magia - Il Torinese

La figura femminile nell’arte della Magia

La storia della magia, della prestigiazione, mette in evidenza il mago, quale stereotipo maschile, che indossa un frac ed un cilindro, almeno nel mondo occidentale. Le domande che, allora, vengono spontanee sono: “è esistita, in passato, la “donna prestigiatore”, la “donna maga” e attualmente esiste tale figura artistica?”.

Mentre la risposta alla prima domanda richiede una ricerca abbastanza meticolosa, non esistendo una specifica letteratura sul tema, sulla seconda la risposta è sicuramente “Si”. Infatti, a livello mondiale ma anche nel nostro paese ci sono alcune “maghe” e la situazione tende ad incrementarsi, anche attraverso una maggiore divulgazione di questa meravigliosa Arte, grazie anche ai mezzi tecnologici attualmente utilizzati (Internet; piattaforme telematiche…) e alla presenza di alcuni Circoli Magici sul territorio internazionale.

Cenni storici

La figura femminile, in passato, è stata per molto tempo considerata lontana dal mondo artistico della Magia. Infatti, se consideriamo le fiabe antiche, come diverse storie del passato, e che ci sono state raccontate da piccoli, contengono un immaginario fatto di streghe, con poteri paranormali. Ed il periodo storico denominato “Caccia alle streghe” (XIV– XV secolo), come pure determinati stereotipi di genere, contesti storici, sono tutti elementi che hanno mantenuto distanziata la figura della donna dalla magia e necessita tenerli tutti in considerazione [1]

Un’altra motivazione della scarsa presenza di “donne maghe” risulterebbe legata alla minore propensione delle donne, in generale, ad isolarsi dalle distrazioni per concentrarsi, invece, sullo sviluppo di un proprio “numero magico” di successo. Anche se questo sembrerebbe strano, dal momento che molte donne sono interessate a forme artistiche quali la danza, la musica e il canto, forme artistiche che prevedono durissime sessioni di allenamento e prove. Ulteriori motivi, oltre al fattore storico, risiederebbero, per esempio, nell’esclusione di fattori esterni, quali il condizionamento di altre persone, l’educazione ricevuta, i giocattoli utilizzati da piccoli, la comunicazione. D’altro canto, nel mondo dello spettacolo emerge, invece, un’attenzione rivolta verso l’aspetto apparente della donna, con il proprio “sex appeal”, rispetto, invece, alla richiesta di competenze professionali e virtuosismi che siamo abituati a vedere eseguiti dagli uomini.

Assistente del Mago

Sicuramente la donna nel ruolo di assistente del mago, e coinvolta nelle cosiddette “grandi illusioni” da palcoscenico, la possiamo associare al “suo taglio in due parti”, una volta inserita all’interno di una cassa. E allora la curiosità, che non è sempre “solo donna”, è domandarsi: qual è stata la prima donna ad essere tagliata a metà. Secondo Jim Steinmeyer fu la donna che partecipò allo show del dicembre 1920, cioè Jan Glenrose, che all’epoca era l’assistente principale del mago Selbit, oltre ad essere anche partner del mago Fred Culpitt.

Nell’esibizione pubblica del 1921 il ruolo della vittima è stato invece assunto da Betty Barker.

Sempre nel 1921, Horace Goldin, un mago che lavorava negli Stati Uniti, presentò la prima versione che potrebbe sembrare familiare al pubblico moderno. L’assistente di Goldin giaceva in una scatola da cui sporgevano i piedi, la testa e le mani. Goldin divise la scatola nel mezzo, inserendo fogli di metallo per coprire le estremità tagliate, quindi allontanò leggermente le due metà. Questo processo venne quindi invertito e l’assistente uscì incolume. Goldin in seguito sviluppò una versione senza scatole, e che utilizzava una grande sega circolare [2].

 

Il successo di Selbit e poi di Goldin spinse sempre più maghi a cercare di imitarli con copie o versioni migliorate delle illusioni.

Jim Steinmeyer sostiene che il numero di Selbit abbia costituito una svolta nella storia della magia, poiché dopo di esso i numeri vennero sostituiti da altre rappresentazioni più sensazionali. Steinmeyer identifica l’illusione del “taglio della donna” come l’inizio di una moda della magia che utilizza assistenti femminili, nel ruolo della vittima. Lui stesso dice che il cliché delle “belle donne strapazzate e torturate dai maghi” nacque dopo l’illusione di Selbit.

Si tenga presente che gli assistenti maschili erano comuni, nel contesto di spettacoli di magia, fino all’epoca vittoriana, poiché i vestiti ingombranti imposti alle donne dalle mode del tempo rendevano difficile il rannicchiarsi negli spazi ristretti all’interno della scatola, richiesti da alcuni effetti. Con il cambiare delle mode degli inizi del XX secolo, il ruolo femminile della “vittima” proposto da Selbit diventò più pratico. Una combinazione dell’emancipazione femminile e di una popolazione desensibilizzata dalla guerra ed esposta a nuovi fenomeni di intrattenimento ha fatto sì che la scelta di Selbit avesse un forte impatto nell’immaginario pubblico. Come disse Steinmeyer: “…al di là delle preoccupazioni pratiche, l’immagine della donna in pericolo è diventata una moda particolare nello spettacolo…”.

I maghi moderni, donne comprese, hanno replicato con un interprete maschile, nel ruolo originariamente ricoperto da una donna. L’illusionista Dorothy Dietrich, che da adolescente si è affermata come mago di spicco, è stata definita la “prima donna a tagliare un uomo a metà“.

 

Nascita della “Magia al femminile” 

Un esempio di maga del 1800 è stata Adelaide Herrmann, 1853, moglie ed assistente di Alexander Herrmann [1]. In seguito alla morte improvvisa del marito, Adelaide decise di non abbandonare il settore e si allenò per preparare uno show tutto suo. Fece spettacoli “da solista” per trent’anni facendosi chiamare “Queen of Magic” e fu una delle poche donne ad esibirsi nel numero del “Bullet catch”.

Dell O’Dell, nome d’arte di Nell Odella Newton,una maga americana nata nel 1897, e considerata una dei pochi pionieri che ha fornito un “modello” per le moderne interpreti femminili. È stata una delle maghe di maggior successo della prima metà del XX secolo. Si è specializzata in magia parlata, utilizzando rime ritmate e carine. Inoltre, è nota per essere stata una delle prime maghe ad apparire in televisione. Al culmine della sua carriera è stata definita “La regina della magia”.

Per rimanere in Italia, una figura femminile di rilievo negli anni 1877 – 1880 è stata la Contessa Rita Gall, [3] moglie del celeberrimo Conte Ernesto Patrizio di Castiglione, nato a Savigliano, provincia di Cuneo, nel 1845. Appena trentenne, il Conte Ernesto debuttò al Gran Teatro Nacional di Città del Messico, riscuotendo un grande successo, sia per la presenza scenica che per le capacità manipolative. Ma l’attenzione dei giornali di allora viene rivolta in particolare alla moglie, la Contessa Rita Gall “…molto giovane, alta, sveglia, elegante, notevolmente bella e molto simpatica…Il Conte e la sua Signora formano una coppia perfetta…”. Ebbene, il 15 marzo 1877 la Contessa Rita Gall risulta essere la protagonista di uno spettacolo, sempre al Gran Teatro Nacional, ed i giornali riportano “…la memoria prodigiosa della Contessa che ha stupito tutti coloro che hanno assistito alle sue esibizioni…”.

                                                 

 

Figlia d’arte degli illusionisti Charles ed Elizabeth, Jeanne Van Dyke, conosciuta al pubblico come Suzy Wandas, nacque nel 1896 a Bruxelles. Insieme al padre, la madre e il fratello Louis, cominciò ad esibirsi all’età di otto anni, come Miss White Flower, ballando e suonando il violino in equilibrio sulla corda molle.

Cominciò a manipolare carte e monete già all’età di 14 anni, inserendo poi il numero nello spettacolo di famiglia e diventando nel tempo una manipolatrice di grandi doti. Quando nel 1912 il padre morì, il quartetto divenne un trio conosciuto col nome di “The Three Wandas” e Jeanne scelse il nome d’arte Suzy. Durante i suoi show utilizzava, oltre a carte e monete, anche ditali, sigarette, corde, fazzoletti, bastoni ed eseguiva classici come gli anelli cinesi e il sogno dell’avaro. In seguito, fu influenzata da una corrispondenza col fisico e mago americano Zina Bennett e introdusse nel suo spettacolo anche un numero di colombe. Parlava ben cinque lingue e divenne un’artista di fama internazionale e stella del Vaudeville.

Proseguiamo negli anni, arrivando al ventesimo secolo, e con alcuni nomi significativi di “maghe”, di seguito elencati.

Elizabeth Warlock, figlia del mago Peter Warlock, fu la persona più giovane nonché la prima donna a vincere il prestigioso premio British Ring Shield di IBM nel 1953.

Tra le assistenti che riuscirono, invece, a crearsi un personaggio, citiamo Gloria De Vos, la moglie di Kalanag, la quale eseguiva un numero in cui indovinava numeri di telefono ed indirizzi liberamente scelti da elenchi telefonici.

                                            

E ancora Pamela Hayes, moglie di “The Great Tomsoni”, partecipava attivamente alle magie del marito proponendo un personaggio un po’ più carismatico di quello incarnato da molte colleghe, ma rimanendo sempre un po’ imbrigliata nel ruolo di moglie, assistente e spalla sexy del marito.

Mercedes Talma, la “Regina delle monete”, era la moglie e l’assistente di Servais Le Roy, ma una volta scoperte le sue doti nella manipolazione creò uno show tutto suo incentrato sulla sua destrezza di mano con palline e monete.

Ora facciamo un tuffo nel presente e citiamo Megan Knowles – Bacon, classe 1992, una promettente maga che ha studiato a Londra, Las Vegas e in Canada ed è stata premiata più volte per le sue performance. Da ottobre 2014 svolge il ruolo di Segretaria presso The Magic Circle di Londra: è la prima donna a ricoprire questa carica nell’esclusivo club inglese.

 

Katherine Mills, maga e mentalista, è un’altra donna da primato; in particolare nel 2014 è diventata la prima donna maga ad avere uno show tutto per sé in prima serata, “KatherineMills: Mind Games” sul canale britannico Watch. Nel 2013 un altro suo show ha vinto il BAFTA per Best Children’s Entertainment.

 

                                                               

E arrivando ai nostri giorni, sempre più la figura femminile si è distinta, e continua ad esserlo, per creare meraviglie in prima persona, associando la propria femminilità a quella della nobile Arte della prestigiazione, della magia. Per rimanere nel contesto italiano, citiamo una figura femminile, una delle poche illusioniste ma soprattutto una delle pochissime trasformiste, Laura Luchino, in arte Lilyth. In particolare attraverso la forma d’arte conosciuta come “Quick change”, cioè il cambio veloce di abito, riesce a dare vita ad uno spettacolo nel quale si alternano diverse figure femminili, offrendo momenti di grande magia, meraviglia per il pubblico.

 

 

In conclusione

Attraverso fonti reperite, vari approfondimenti, ritengo che la magia sia sicuramente un’”Arte al femminile!”, dove eleganza, “sex appeal”, uniti alla professionalità tecnica e artistica, trasmettono emozioni allo spettatore, che si immerge nella “realtà dell’impossibile”.

 Bibliografia

[1] da “Donne e Illusionismo: non solo vallette” di Mirian Goi, febbraio 2015

[2] da “Donna tagliata a metà” Wikipedia (enciclopedia libera)

[3] Da rivista Magia del Cicap Anno XVI n°20 pag. 54-96 articolo “Il Conte Ernesto Patrizio di Castiglione” di Alex Rusconi

Paolo Demartini 

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