Visite domiciliari Covid: “ai medici 70 euro per una segnalazione e nulla agli infermieri?”

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”La Regione spieghi questa disparità”

Parla il Segretario Regionale del Piemonte del Nursing Up, Claudio Delli Carri

 Riceviamo e pubblichiamo/ Ancora una volta non possiamo che rimanere stupefatti dalle dichiarazioni della Regione e dell’assessorato alla sanità in merito alla gestione di questa grande emergenza del coronavirus.

Leggiamo, infatti, in una intervista rilasciata ad un giornale online, che “Da due giorni in Piemonte il saldo tra ricoveri e dimissioni è negativo” e ciò sarebbe avvenuto grazie “Al protocollo regionale per le cure a domicilio” che è stato messo in atto dalla Regione.

Si lascia così intendere che “Il merito è da ascrivere anche al potenziamento delle terapie domiciliari, affidate prima di tutto ai Medici di famiglia e pediatri e in seconda battuta alle USCA” per poi aggiungere che il protocollo prevede che a fronte di “Segnalazione del paziente positivo al Covid (e si badi bene non un visita, ma solo una segnalazione informatica!) da parte del medico di medico generale, allo stesso vengano corrisposti 70€, e ad ogni contatto telefonico (anche qui si badi bene telefonico, non accesso domiciliare!) sempre al medico di medicina generale vengano corrisposti 20€”.

 

La verità è che il protocollo prevede il coinvolgimento dei medici USCA, deputati al controllo clinico domiciliare, e degli infermieri delle Cure Domiciliari, inoltre teniamo a precisare che se ci sono alcuni medici che da febbraio hanno sospeso completamente le visite domiciliari, mentre gli infermieri a casa dei pazienti Covid ci sono sempre andati, sin da febbraio, anche indossando sacchi di plastica da macellaio e mascherine chirurgiche per proteggersi, anziché tute apposite e filtranti facciali, rischiando la propria salute e senza nemmeno uno straccio di riconoscimento contrattuale di indennità malattie infettive (che ammonterebbe comunque alla miseria di 5,16 € al giorno!!)

 

Il fatto, poi, che si dica, nell’intervista, che l’accordo è scaturito “con il coinvolgimento di tutti i soggetti in campo” è una dichiarazione che lascia interdetti, visto che a noi infermieri non risulta di essere stati convocati per discutere di questo protocollo né sotto forma di rappresentanze sindacali né sotto forma di Ordine. Si continua a ribadire, nell’articolo, che vi siano stati uno o più incontri in cui “scrivere linee guida complete e chiare per tutti e per far questo abbiamo dovuto chiamare a raccolta tutti”: peccato che si sia dimenticato degli infermieri, ossia i principali protagonisti e referenti dell’approccio di cura al paziente Covid anche a casa, ma che ancora una volta vengono bistratti e considerati l’ultima ruota del carro. Nessuno ci ha chiesto nulla.

 

Il Nursing Up, sindacato degli Infermieri e delle professioni sanitarie, chiede immediate spiegazioni rispetto a questa inaccettabile disparità di trattamento che appare sconsiderata.

 

Il Segretario Regionale del Piemonte del Nursing Up, Claudio Delli Carri attacca: “All’assessorato vorrei ricordare che a casa col paziente ci siamo noi, e in caso di problemi clinici noi dobbiamo contattare il medico di base (sperando che risponda, visto non sono obbligati ad essere reperibili!), che non è nemmeno obbligato ad intervenire a domicilio ma deve attivare in piattaforma il medico Usca Ed è il medico Usca che, dopo valutazione di congruità, metterà – forse – in programma una visita, nella migliore delle ipotesi, il giorno successivo. E allora perché ancora una volta il riconoscimento di questo non ci viene dato? Possibile che si siano strutturate tali indennità per i medici e invece agli infermieri, che come sappiamo sono il primo baluardo a cui i pazienti Covid fanno riferimento, non va nessun riconoscimento economico?

E che dire delle prestazioni aggiuntive che sono già state attivate e che pretendiamo siano pagate a 50 euro l’ora, come è giusto che sia e da settimane lo andiamo dicendo, ma su questo non siamo ancora stati convocati?

Ancora una volta e in modo offensivo e incomprensibile si dimostra una totale mancanza di rispetto per il lavoro degli infermieri, Pretendiamo spiegazioni immediate e una repentina, già da oggi, revisione di questa situazione che non abbiamo intenzione di tollerare oltre”.

 

 

 

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