La Ganga, il riformista. La storia gli ha dato ragione

in POLITICA

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / La morte di Giuseppe La Ganga segna la fine di un’esperienza politica durata alcuni decenni che ha caratterizzato la vita politica piemontese ed italiana.

La Ganga era un uomo colto e preparato, stimato da Bobbio e da Mussa Ivaldi che patrocinarono la sua prima candidatura alla Camera dei deputati. Era un politico nato. Fin dagli anni del liceo “d’ Azeglio” si mise in luce per il suo impegno. Io lo ricordo nel 1966 a coordinare un bel convegno al teatro “Carignano“ su Massimo d’Azeglio promosso dal liceo di via Parini.
Ci conoscemmo anni dopo alla Sioi , la società di studi internazionali che offriva ai giovani interessati alla politica una dimensione internazionale dei problemi. Esordimmo insieme nel 1970 in due consigli comunali della cintura: lui a Rivoli dove batte’ il capolista Eugenio Scalfari (che quell’onta se la legò ad un dito e da allora odiò La Ganga) ed io a Moncalieri. Per lui fu l’inizio di una sfolgorante carriera  politica, per me la presa di coscienza che non ero tagliato per la politica anche se non volli arrendermi subito alla realtà. La Ganga, che nasceva come giolittiano, una corrente socialista di intellettuali da non confondersi con quella filoconunista di Lombardi, fu tra i primi ad aderire alla nuova linea politica di Craxi, creando qualche problema ai vecchi autonomisti nenniani  torinesi di Corrado Calsolaro. La Ganga divenne segretario della Federazione del PSI torinese e  deputato a partire dall’ VIII legislatura nel 1979 . Il partito socialista, che continuò ad avere diverse anime,  si caratterizzò in Piemonte con il volto di La Ganga, proconsole di Craxi. Io non aderii mai al PSI, ma con Giusi intrattenni sempre un buon rapporto  personale. Giunse anche ad associarsi al Centro “Pannunzio” e a partecipare a qualche sua attività. La Ganga fu nel 1985 il protagonista della grande svolta che mandò a casa Novelli e la Giunta di sinistra, inaugurando il nuovo corso amministrativo di Torino che usciva dalla stagnazione imposta da Novelli. Ci fu un momento  in cui Giusi mi propose – pur restando io indipendente – un incarico pubblico di rilievo che io declinai.
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Nessun altro politico mi fece un’offerta di quel tipo. Il socialismo di Craxi fu una grande e positiva novità per l’Italia perché offrì la prospettiva di un socialismo affrancato dai comunisti, un socialismo liberale di tipo rosselliano. Solo chi non ha conosciuto La Ganga o lo ricorda per la vignetta di Forattini su di lui, non conosce l’intelligenza e la cultura politica che aveva. Avrebbe potuto certamente essere un buon ministro ed aveva talento pari se non superiore a Martelli e a De Michelis. Sappiamo come andò la storia di Tangentopoli e dei giudici che eliminarono per via giudiziaria un’intera classe politica. Io posso testimoniare che Giusi visse sempre probamente senza agi di sorta . In tempi recenti era consigliere comunale di Torino eletto nelle liste del Pd quand’era sindaco Fassino . Abbiamo avuto tante occasioni   di incontro, facilitate anche dal comune amico Salvatore Vullo, capace di essere coerente ed orgoglioso della sua storia politica. Proprio Vullo è stato l’uomo a lui più vicino che lo ha intervistato negli ultimi periodi , pubblicando con Rubbettino un bel libro che serve a farlo conoscere e capire il senso delle sue battaglie politiche. Il libro appena uscito diventa il suo testamento politico.
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Una malattia ha funestato l’ultimo periodo della vita di Giusi, impedendogli il proseguimento di ogni attività motoria. Oggi, alla notizia della sua morte, ho pensato al giovane siciliano, già barbuto, allievo del “d’Azeglio” che aveva fin da ragazzo sposato la causa del socialismo prima che si scatenasse la bufera del ‘68. Una scelta lucida ed appassionata a cui è rimasto fedele per tutta la sua vita. Voglio ricordarlo piacevole commensale quando, dopo qualche evento culturale in compagnia di Vullo, andavamo a mangiare in trattoria. In quelle occasioni, e non solo in quelle, apprezzai le qualità dell’ uomo semplice di cui mi diceva il nostro comune sarto Ignazio Blunda e di cui una volta mi parlò anche Mario Soldati. Era un uomo deluso ed amareggiato che aveva però mantenuto la schiena dritta e l’orgoglio del socialista  riformista a cui la storia aveva dato ragione. In via Pisa aveva creato il Club dei riformisti dove si svolsero tanti incontri ai quali ho partecipato anch’io. Quell’eredità storica del riformismo torinese che da Morgari a La Ganga  rappresenta un qualcosa di molto importante non solo per il passato , ma anche per il futuro di questo Paese. Nel 2014 ricordammo insieme Giacomo Matteotti. Fu il momento più bello e significativo del nostro rapporto.
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