Contratto riders, Artesio: “Pigrizia e veti incrociati producono danni”

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“Gli spazi vuoti vengono occupati. Così, senza una legge e senza un diffuso processo di concertazione, è stato sottoscritto tra Assodelivery e UGL un contratto che riconduce al cottimo le prestazioni dei riders.

Eppure ci avevamo provato a Torino. Proprio qui, perché qui ci sono state le prime denunce e i licenziamenti a seguire, perché qui c’è stata la prima causa al Tribunale del Lavoro, perché da qui i parlamentari dell’epoca hanno presentato la proposta di legge sulla gig economy, perché qui il Consiglio regionale del Piemonte ha presentato al Parlamento una proposta di legge che vieta il cottimo nelle consegne a domicilio –  lo  afferma  la consigliera di Torino in Comune  Eleonora Artesio .
 
Qui infatti il 2 luglio 2018 il consiglio comunale ha approvato una mozione di Torino in Comune per impegnare alla costituzione di un tavolo tra istituzioni, rappresentanze delle piattaforme, organizzazioni sindacali, espressioni delle parti per la redazione di un codice di comportamento “Carta dei diritti fondamentali dei lavoratori della gig economy”, non sostitutivo dei contratti (ovviamente impossibile), ma di cornice ai requisiti essenziali di dignità del lavoro. Fatto? Niente affatto. Prima si è aspettato il Governo che, certo, avrebbe risolto in specie col Ministro Di Maio, poi ci si è fermati per la non scontata disponibilità di tutti gli interessati e per la fatica di dover conciliare diffidenze e resistenze, sicché proprio non ci si è messi al lavoro. Al lavoro continuano ad andare i riders nelle condizioni che sappiamo, per nulla tutelate da questo precedente del contratto UGL, non casualmente sottoscritto da Assodelivery che, viceversa e sempre non casualmente, non ha mai riconosciuto per i riders il contratto collettivo per la logistica. Triste rilevare la debolezza di quella  politica che, volendo proclamarsi nuova, in questo caso ha solo dimostrato di essere incapace”  – conclude Artesio.
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