Stelle, strisce… e tricolore

in CULTURA E SPETTACOLI

Caleidoscopio rock USA anni 60 / Che sia rock&roll, rockabilly o garage rock… si vede bene in primo piano la bandiera a stelle e strisce. Poi si vanno a leggere i nomi dei membri delle varie bands…. e si scopre che sotto sotto c’era davvero parecchio “tricolore italiano” nell’ondata rock USA di metà anni Sessanta.

Specialmente nelle sezioni ritmiche era facile imbattersi in cognomi dall’evidente origine italiana, che dimostravano come la componente “oriunda” nostrana fosse molto più sostanziosa di quanto potessimo immaginare, tantopiù nell’area East Coast, “in primis” nelle zone di New York, Philadelphia o Boston.

Ma non poteva fare eccezione la città industriale per eccellenza, la “Motortown” del Midwest in cui era così stretto il legame (come anche Pittsburgh col suo acciaio) tra musica e dimensione operaia e industriale, come se la crudezza e il carattere quasi unto e sporco del canto e del testo delle canzoni richiamassero la durezza del vivere della “working class” di Detroit o di tutta quella che sarà in seguito conosciuta come “Rust belt”. E nella contea di Wayne della Motortown, nell’area a ridosso dell’ideale confine col Canada (del cordone d’acqua tra i laghi St.Clair ed Erie) sorse la band The Organized Confusion, fondata da Al[fonso] Consiglio (batt) e Joe Grabowski (chit) di Wyandotte; a questi si unirono in rapidissima successione (dall’area di Southgate) Matt[eo] Sclafani (b), Dave Thibert (V), Bill Richards (chit). Due su cinque erano chiaramente oriundi italiani ed erano il volano che dava parecchio impulso all’attività musicale e ai gigs del gruppo; il cabotaggio era ridotto e il raggio d’azione molto ristretto, spaziando solamente nell’ambito di Detroit sud tra Wyandotte, Southgate, River Rouge e Taylor, principalmente nel giro di feste liceali e universitarie o centri commerciali. Ma per bands di piccolo calibro passava il “treno” delle Battles of the Bands, ghiotto palcoscenico che poteva dare interessanti sbocchi in ambito discografico… e The Organized Confusion seppero ben figurare alla “Battle” che si svolse nel 1967 alla Cobo Arena di Detroit. Ne derivò la possibilità della sala di registrazione, grazie all’intermediazione di Randy Darnell (The Darnell Sound) e alle inserzioni pubblicitarie di Golden Records (Louisiana). Dunque ne uscì nel 1968 il primo (e unico) 45 giri: “Makes Me Sad” [B. Richards] (104; side B: “Tell Me Why”), con etichetta Golden-Records of La., produzione di Randy Darnell ed “Ebb Tide” (Ebb Harris). Ma come succedeva (regolarmente) per centinaia e centinaia di bands minori, scattava il solito periodo del “dopo-incisione”, fase critica in cui o c’era il “colpo di reni” e il salto o l’oblio. Era il tipico incrocio tra idee differenti ed impegni pressanti (tra cui terminare gli studi di liceo, l’iscrizione al college, il servizio militare, amori e progetti di famiglia etc. etc.), in cui era sempre dietro l’angolo il rischio di contrasti interni alle bands e lo scontro tra vedute diverse. Purtroppo anche The Organized Confusion non passarono indenni; anzi le esibizioni si diradarono drammaticamente e il declino fu rapido, tanto che entro la fine del 1968 lo scioglimento divenne inevitabile, spinto anche da un più generale contesto musicale americano che imponeva veloci e radicali mutamenti in febbrile successione.

Gian Marchisio

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