Stato prefallimentare

in POLITICA

Questa poi, Matteo Salvini è l’ erede politico di Enrico Berlinguer ed apre una sede a Botteghe Oscure. Sa solo di bestemmia questo paragone. La domanda successiva però è questa:

che cosa porta a casa, soprattutto considerando l’ideologia media leghista profondamente anticomunista?

Chiaramente quando Matteo Salvini presentò la lista comunisti padani era un
po’ di coreografia per dare lustro all’allora leader incontrastato leghista del Nord Umberto
Bossi che aveva in Alberto da Giussano il suo vate ideologico. Ora dichiararsi quasi comunista per Salvini è
essenziale per mandare tutto in caciara, arte in cui è tra i professionisti.

Nel dargli manforte  arriva l’ ineffabile Danilo Toninelli rivendicando di aver sempre avuto ragione sulla revoca della concessione
Autostrade. Da un lato continua nel dire che l’unica strada è la cacciata del Gruppo Benetton,
dall’altro che sono  i pentastellati per la revoca. Con il piccolo dettaglio che
è il Parlamento solo può che farlo. Dove, per l’appunto non passerà mai. Praticamente un’arma
spuntata. Fa il furbo credendosi furbo. Perché? Contribuire al caos. A Torino tra un po’ arriviamo
a 50 candidati alla carica di sindaco. Ognuno dice la sua, tanto i partiti non esistono più. Visto
così non stanno dando un bello spettacolo. Sembra più l’arena di un circo o una nuova edizione
del teatro dell’assurdo. Unica certezza: Chiaretta non sarà riconfermata. Rimane solo la sinistra
sbrindellata che vuole a tutti costi l’alleanza con i pentastellati. Motivazione: Salvini non deve
vincere a Torino.

Lo hanno capito i PD locali: meglio perdere da soli, che sicuramente perdere con
Chiaretta. Poi, diciamocela tutta, non vanno d’accordo su nulla. Come dice il saggio: meglio soli che male
accompagnati. Ma ha preso il sopravvento la pletora di candidati alla poltrona di Sindaco, che
poi sarà, per i prossimi 5 anni una poltrona scomodissima, visto i drammatici nostri problemi.
Ed anche qui perché buttarla in caciara? Fa fino e non impegna.

 

Intanto  il nostro amato presidente del Consiglio Conte ci comunica: prorogherò l’emergenza fino al 31 dicembre. Bagarre delle
opposizioni. Se diceva: io sono per la proroga, sentiamo cosa ne pensa il Parlamento, cambiava nulla, ma a
volte la questione di stile fa la differenza. L’ Europa che fa?

Ci guarda sbigottita. Miliardi su miliardi di euro ci stanno a guardare aspettando un piano
economico italiano che non arriva. In compenso il tasso di litigiosità della classe politica è alle
stelle. Rimane solo l’alternativa nel buttarla in caciara.

Almeno, solo per i politici ai vari livelli un anno di stipendio è assicurato.
Per settembre, tirando i conti, il disastro Italia è assicurato. Non cc’è un piano italiano come
non c’ è un piano Piemonte. Sarebbe fantascientifico che la nostra regione fosse più avanti dell’
Italia intera. Due anni buttati via sulla Tav o sul Terzo valico ed il collaudo del Ponte Morandi in alto mare.
Deprimente che certi personaggi (Toninelli) possano dire ancora la loro. Ma è la democrazia.

Democrazia è anche capacità di scelte.
Sono oltre 30 anni che la politica ed i politici vivacchiano. La democrazia dovrebbe essere unicità
di comportamenti tra politici e cittadini.

Non è così. Se un imprenditore non riesce nel recuperare i suoi crediti, annualmente li deve
svalutare, pena il falso in bilancio. Se poi ha perdite che superano il capitale sociale deve
dichiarare fallimento. Nello Stato no. Le cifre sono buttate lì solo per far tornare i conti dal
punto di vista formale. Indebitamento alle stelle, miliardi letteralmente buttati via con il reddito
di cittadinanza. Promosso dai cinque stelle, votato da Salvini e ” bevuto ” dal PD. Insomma
tutti ci hanno messo del loro. Ci dovrebbe essere un commissario con pieni poteri che come
nelle società in stato prefallimentare , ottenuto il concordato preventivo, cerca di raddrizzare la
baracca. Straparlo?

Forse, ma almeno ragiono, o almeno ci tento. Si potrebbe dire a mali estremi rimedi. Amici
mi hanno fatto notare che nessuno a Torino come a Roma, nel circo delle candidature parla di
contenuti.

Con la scusa della società comunicativa e che la gente ha le scatole piene della politica,
perché parlare di contenuti ? Progettare, e perché mai? Perché come  infatti in questi giorni è
avvenuto, chi dà i soldi vorrebbe sapere come li spendi. Francamente non
mi pare una richiesta così balzana.

Allora, come sempre, da almeno 30 anni l’ unica soluzione possibile fare caos
ottenendo la scusa che la colpa è dell’altro che ti ha impedito di fare quello che volevi fare.

Questi comportamenti bizantini non fanno mangiare un popolo che comincia ad avere fame
nel senso letterale del termine. Non fanno risorgere Torino come una delle capitali d’Italia. Non
fanno e basta. Vero che la perfezione non è di questo mondo. Ma qui si sta proprio, ma proprio esagerando.

Patrizio Tosetto

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