L’isola del libro

in CULTURA E SPETTACOLI

Rubrica settimanale sulle novità in libreria

 

A cura di Laura Goria

Viveca Sten “Ritorno all’isola”   – Marsilio- euro 18,50

Viveca Sten è una delle autrici scandinave di “crime” di maggior successo: pubblicata in 24 paesi, 4 milioni di copie vendute nel mondo ed ha ispirato la serie televisiva “Omicidi a Sandhamn” seguita da 30 milioni di spettatori (andata in onda anche in Italia). Ci si appassiona parecchio alle sue storie ambientate a Sandhamn, la piccola isola affacciata sul Mar Baltico, nell’arcipelago di Stoccolma, dove lei colloca con maestria e abbondanti dosi di suspense le sue trame omicide.

Protagonisti fissi sono il detective Thomas Andreasson -uomo disilluso e provato dalla morte in culla della figlioletta- e la sua amica avvocato Nora Linde, alle prese dapprima con la difficile gestione di matrimonio e carriera, poi con il divorzio e due figli da crescere.

Nei suoi libri sembra alto il tasso di mortalità del luogo; ma dalle pagine emerge anche il fascino di un’atmosfera fuori dal mondo, tra colorate case del villaggio, mare e cielo sconfinati.

In “Ritorno sull’isola”, centrale è il ritrovamento del cadavere congelato della famosa giornalista Jeanette Thiels: reporter di guerra scomoda per le inchieste pericolose condotte con fiuto magistrale e tenacia indistruttibile. Anche i suoi reportage sui movimenti xenofobi in Svezia le hanno procurato molti nemici e chissà che non si annidi proprio lì la matrice della sua morte. Il corpo senza vita della Thiels è stato ritrovato, dopo una notte di bufera di neve, sull’isola di Sandham, lungo la spiaggia di fronte al famoso hotel Seglar. Morte naturale o diabolico omicidio? E cosa ci faceva la notte di Santo Stefano sull’isola? L’unica è scavare a fondo nel suo passato. Alla carriera lei ha dedicato tutta la sua vita, trascurando anche la figlia e separandosi dal marito che ne aveva ottenuto la custodia esclusiva. Insomma molte le piste da seguire per il detective Andreasson e Nora Linde. Di certo c’è che la giornalista è stata assassinata in un modo che non vi aspettereste. E man mano che la trama si infittisce saranno molti gli elementi che tenderanno a depistarvi fino al finale insospettabile.

 

Per entrare meglio nel mondo di questa scrittrice vi ripropongo stralci dell’intervista che le feci il 13 maggio 2018 al Salone del libro, dove era venuta a presentare il libro“Estate senza ritorno” (Marsilio)

 

Come nasce l’ispirazione per le sue trame?E’ vero che a volte per i nomi s’ispira alle tombe del piccolo cimitero dell’isola?

«Si perché mi piace l’idea di riciclare e utilizzando i nomi di queste persone, in un certo senso, le faccio rivivere. Nei miei gialli ci sono sempre l’isola di Sandhman, Thomas e Nora, ma poi ho bisogno anche di altri personaggi».

Dai suoi gialli è stata tratta una fiction di successo…lei ha partecipato in qualche modo?

«Si, leggo la sceneggiatura ma non la scrivo, perché i copioni richiedono una tecnica diversa.

Di solito appaio in ogni stagione almeno per 5 secondi, anche se magari si vedono solo i miei capelli castani. Sono stata una cameriera, l’ospite a un cocktail party, una mamma con bambini….in qualche modo ci sono sempre».

La sua famiglia da generazioni ha una casa a Sandhamn, qual è il suo rapporto con l’isola e come la descriverebbe?

«Per me è un po’ come una seconda casa, dove vorrei sempre essere. E’ anche il 3° personaggio protagonista delle mie storie, oltre a Thomas e Nora. Ho pensato che fosse perfetta per il romanzo poliziesco perché è un luogo bellissimo, un vero e proprio paradiso estivo; però è giusto che in questo tipo di romanzi ci sia contrasto con la presenza di un assassino che aspetta nell’ombra».

C’è qualcosa di lei in Nora?

«Nonostante lei sia un avvocato come me, non volevo darle la mia personalità e ci tenevo che fossimo differenti. Io mi sento molto più simile a Pernilla, la moglie di Thomas. Nora è ansiosa, sempre lì che si chiede se ha fatto la cosa giusta o sbagliata; io invece decido in modo molto veloce e penso all’azione».

E per il detective Thomas Andreasson a chi si è ispirata?

«Volevo creare un poliziotto che fosse una persona reale e non un cliché; mi ero un po’ stancata di quelli americani che bevono troppo, non hanno bisogno di dormire o mangiare, non costruiscono relazioni, oppure le hanno pessime, specie quelle coi figli. Thomas è più vero e apprezzabile, tanto che a volte i lettori mi chiedono il suo numero di telefono: lo amano e seguono le sue vicende private ancor più della trama gialla… questo mi piace molto».

Perché ha deciso di rendergli la vita particolarmente tragica?

«Quando ho iniziato a scrivere questi gialli Thomas aveva 39 anni ed ho pensato che nessuno arriva a quell’età senza essere stato toccato da qualcosa nella vita, sicuramente ci sono stati eventi tragici e altri felici. L’ho creato compassionevole verso gli altri, ma anche con un profondo dolore dentro ed ho deciso che il motivo fosse la morte della figlia».

Lei vive a nord di Stoccolma con suo marito e i vostri tre figli, come descrive la sua famiglia e la sua vita?

«Mi definirei un po’ il motore della mia famiglia, il centro. Ma siamo tutti molto uniti. Quando viaggiamo, nonostante i figli abbiano 19, 22 e 25 anni, condividono ancora la stanza e amano stare vicini; cosa che mi rende molto felice perché volevo proprio che diventassero un team. Fin da quando erano piccoli ho voluto trasmettere l’idea che io e mio marito, felicemente sposati da 28 anni, avevamo stessi principi, valori e una parola univoca».

Perché ha smesso di fare l’avvocato per dedicarsi alla scrittura di crime story?

«I primi 4 libri li ho scritti mentre ancora lavoravo, poi è arrivato il successo internazionale, la serie tv ed era praticamente impossibile gestire entrambe le cose. Così ho preso la decisione di abbandonare l’avvocatura e non mi sono mai pentita».

Cosa l’affascina delle trame con delitto?

«In realtà ho un ventaglio di interessi più ampio. Oltre a 9 polizieschi ho scritto anche 1 libro di cucina; insieme a mia figlia 3 libri fantasy per adolescenti tra i 10-15 anni, ambientati sempre nell’arcipelago; e 3 libri di natura giuridico – legale».

In Svezia il tasso di violenza è piuttosto basso, come si spiega il grande successo della letteratura noir?

«Se si vive in un ambiente sicuro ci si può permettere di leggere di crimini o catastrofi,

apprezzandone la tensione, perché alla fine della giornata si dorme nel proprio letto in un ambiente pacifico e calmo. Mentre penso che se si vive, per esempio, in zona di guerra non si ha voglia di leggere altra violenza».

La sua giornata tipo?

«Dipende, se sono in tour promozionale, come la scorsa settimana in Canada, le cose sono diverse. Ma normalmente quando sono a casa mi sveglio e faccio esercizi per 45 minuti perché ho avuto problemi con la schiena; poi se la giornata è dedicata alla scrittura mi ci dedico fino alle 18 con qualche intervallo per caffè, incombenze domestiche, esigenze dei figli e un po’ di stretching. Se invece sono sola a Sandhman posso scrivere fino a tarda sera».

Le sue grandi passioni? Quando non scrive cosa ama fare?

«Lo sci d’inverno nel nord della Svezia; poi mi piace molto cucinare…fare pane, biscotti…».