I poveri torinesi e piemontesi (nel vero senso della parola,: sono la metà abbondante dei bisognosi seguiti dall’onlus) aiutati dal Banco alimentare nel 2015 sono stati meno rispetto all’anno prima, ma il cibo donato è aumentato. Nel 2014 ad essere supportato era il 48,7 per cento, oggi il 38,3, poco più di uno su tre. “E’ aumentata la platea di chi ha bisogno e le nuove leggi europee ci spingono a dare maggiormente gli aiuti su chi ha bisogno”, dice il presidente Sealvatore Collarino. Tra i poveri figurano pensionati, esodati, giovani coppie con figli, precari. Colpisce che il 12 per cento degli assistiti abbia meno di cinque anni e tanti “nuovi poveri” fino a pochi anni fa non avrebbero mai pensato di finire sul lastrico. Molti hanno perso il lavoro a causa della crisi e sono costretti a dormire in macchina. Certamente tutti non hanno i soldi per mangiare . Il Banco alimentare ha raccolto 6 mila 500 tonnellate di cibo pari a 19 milioni 380mila euro, circa il 30 per cento in più rispetto al 2014. Il numero degli assistiti cala però di 10 punti, perché la percentuale dei piemontesi definiti “in povertà assoluta” è cresciuta di oltre sei punti: 296.400 unità, circa 50 mila in più.
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