IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
La digitalizzazione delle lettere di Costantino Nigra sono un grande contributo all’opera assai meritoria di storicizzare una figura non secondaria del Risorgimento di cui fu un protagonista nel campo diplomatico, alle dipendenze dirette del Conte di Cavour. Nigra ad unità d’Italia compiuta fu ambasciatore a Parigi, San Pietroburgo e Vienna in momenti decisivi della storia del nuovo Regno. Le opere storiche scritte su di lui appaiono invece poco interessanti, anche se uno dei nostri migliori storici, Federico Chabod, ne scrisse nella sua storia della politica estera italiana che lessi e studiai per sostenere un esame con Ettore Passerin d’Entreves che nel corso dell’esame mi interrogò su di lui. Resta ancora aperta la questione mai risolta della scomparsa delle sue memorie, che secondo alcuni furono bruciate dallo stesso Nigra, secondo altri si perdettero con la morte del figlio nel 1908, ad un anno di distanza dalla sua morte. C’è stato chi ha fatto molte e anche fantasiose congetture che non meritano di essere prese in considerazione perché Nigra fu vittima di “storici” dilettanti.Domenica 25 maggio, in Piemonte, 28 dimore aprono gratuitamente al pubblico. Undici le proprietà aperte nel torinese, di cui una al “debutto” della Giornata Nazionale ADSI
Grande partecipazione delle dimore del torinese, con 11 proprietà di varia epoca e stile, e numerose novità. Fra queste; la Cappella di San Giovanni Battista, in località Ai Nana, a Pinerolo, che presenta l’importante restauro dell’apparato decorativo, del campanile e del portale seicentesco interessati da un ingente restauro, realizzato grazie al finanziamento PNRR “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale” ; e Casa Lajolo a Piossasco, che nel circuito di visita include la vecchia scuderia , appena restaurata grazie al bando PNRR “Parchi e giardini storici”. Novità assoluta rappresentata dal Castello di Strambinello, nel canavese, alla sua prima Giornata Nazionale. Mostre e varie attività scandiranno la visita del Castello Provana di Collegno, dove le visite saranno accompagnate da figuranti in costume d’epoca dell’Associazione Storia San Lorenzo.
In programma anche un’esposizione di ricami a Bandera e una mostra a cura dell’Associazione Internazionale Regina Elena, dedicata alle Milizie del Monferrato nella campagna militare del 1746, che anticipò la Battaglia dell’Assietta e la Pace di Aquisgrana. Alle ore 16.00 conferenza sull’impegno personale della Regina Elena nella lotta contro l’encefalite letargica e il cancro, con interventi del Prof. Paolo Mazzarello, docente universitario di storia della Medicina.
Possibilità di autentiche gite fuoriporta a Pavarolo dove, attorno al Castello, il comune ha organizzato visite pomeridiane delle principali attrattive, fra cui lo studio e la residenza dei Felice Casorati; e a Santena, dove a cornice del Parco del Castello di San Salvà e Cascine Pallavicini,
noto per la sua produzione dell’ asparago santenese, tutta la cittadina sarà animata dalle iniziative della giornata conclusiva della Festa dell’Asparago.
Per localizzare l’ubicazione di tutte le dimore, ecco la mappa delle aperture http://news.adsi.it/mappaGN2025.
Dettagli delle dimore e modalità di prenotazione, ove
richiesta, sono consultabili alla pagina www.associazionedimorestoricheitaliane.it/eventi-dimore/440377/
Mara Martellotta
Restaurato dal “CCR – La Venaria Reale”, ritorna alla “Palazzina” di Stupinigi l’ascensore storico utilizzato dalla Regina Margherita
Nata in Palazzo Chiablese, a Torino, nel 1851 (e scomparsa a Bordighera nel 1926), Margherita di Savoia, sposa di re Umberto I e prima regina consorte d’Italia, fu donna di grande temperamento e fascino, presso le alte sfere della politica ma anche sulla popolazione, amante dei “balli di corte” (di certo non poco faticosi) e “sportiva”, si direbbe oggi, appassionata di equitazione, ma soprattutto delle lunghe passeggiate in montagna nella “sua” adorata Valle di Gressoney e di alpinismo, tanto da salire come prima donna sul Monte Rosa, impresa omaggiata alla “Sua Maestà” con la dedica della “Capanna Margherita”, dove pernottò nel 1893, e rifugio più alto d’Europa, con i suoi 4556 metri della “Punta Gnifetti”. Eppure … eppure. Anche a lei non disturbavano, le più semplici quotidiane (ma in allora avveniristiche) comodità. Così, nel 1905, quando la “Palazzina di Caccia” di Stupinigi era ormai residenza della regina (vedova da cinque anni di re Umberto I ) e della sua corte pensò bene di dotare la “Palazzina” (pensate un po’) nientedimeno che di un ascensore. Raro “marchingegno”, per quei tempi, realizzato dalle Officine Meccaniche “Stigler” di Torino e che serviva per accedere solo al primo piano, livello dove erano predisposti a Levante gli appartamenti residenziali, i suoi e quelli della corte. Nel cosiddetto “Appartamento del Re”, viveva la sua prima “dama di compagnia”, la marchesa Paola Pes di Villamarina. Ecchè ci voleva! dirà qualcuno. Un ascensore, per una rampa di scale! Ma tant’é. E poi l’ “elevatore” – come si diceva allora – rientrava nell’ambito dei lavori di riammodernamento richiesti dalla stessa regina, che fece diventare la “Palazzina di Stupinigi” una delle sue residenze prevalenti. Tra il 1902 e il 1915, infatti, il palazzo venne dotato di numerosi accessori finalizzati alla sua comodità, tra cui il potenziamento dell’impianto di riscaldamento, i servizi di ritirata all’inglese con acqua corrente e lavandini con acqua fredda e calda, la corrente elettrica e, appunto, l’ascensore che si presentava “a pompa idraulica”, dotato di una cabina lignea con porta scorrevole, vetri smerigliati nelle otto finestre, pulsantiera in bachelite, di cui rimangono solo tracce, e “coronamento” con motivo a “balaustrini” torniti. Il suo servizio, tuttavia, non durò a lungo, ma fu ancora usato dal personale del “Museo d’Arte, Storia e Ammobiliamento” quando la “Palazzina” diventò Museo nel 1919. Da allora se ne persero le tracce. Oggi, il gran ritorno.
“L’inserimento dell’ascensore restaurato nel percorso di visita della ‘Palazzina’– commenta la presidente della ‘Fondazione Ordine Mauriziano’, Licia Mattioli – rappresenta un ulteriore passo avanti nella valorizzazione del sito. Si tratta del primo tassello di interventi che porteranno presto a un arricchimento e ampliamento dell’intero percorso museale. Grazie al contributo della ‘Fondazione CRT’ e alla collaborazione con il ‘Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale’, possiamo restituire al pubblico un manufatto unico, testimonianza di innovazione e attenzione al dettaglio. È un esempio concreto di come le sinergie tra enti portino a risultati significativi per la tutela e la fruizione del nostro patrimonio”.
Il restauro è stato anche l’occasione per approfondire storicamente questo manufatto (grazie a “indagini di archivio” eseguite dalla storica dell’arte Stefania De Blasi, nonché attraverso un confronto con i successori delle storiche officine meccaniche “Stigler”, la ditta torinese “Codebò) e ha interessato il risanamento della “struttura in pioppo” e dell’“impiallacciatura in noce” che presentava distacchi e deformazioni a causa di umidità. Il “cupolino”, decorato con motivo a balustrini, aveva numerose mancanze che sono state reintegrate. Analisi scientifiche hanno consentito di studiare le “vernici protettive” e di determinare la soluzione più idonea per restituire il manufatto in condizioni di stabilità e durabilità.
E dunque, signore e signori, ecco a voi lo storico ascensore, ritornato, bel bello, al suo posto. Nuovo di zecca! Un autentico bijoux!
Per info: “Palazzina di Caccia”, piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (Torino); tel. 011/6200601 o www.ordinemauriziano.it
G.m.
Nelle foto: Immagini “Ascensore Regina Margherita” e lavori di installazione
Tel Aviv, Gaza, Gerusalemme
Come siamo arrivati a questo livello di orrore nella Striscia di Gaza? E’ mai possibile che questa crisi non possa trovare degna soluzione?
Secondo differenti fonti questi potrebbero essere i principali motivi.
Lo spaventoso attacco dell’ottobre 2023 da parte di Hamas è probabilmente avvenuto per più di un motivo, tra i quali le azioni provocatorie israeliane nella moschea Al-Aqsa, ma certamente anche come reazione ai continui, nuovi insediamenti in territori occupati dai Palestinesi (attualmente Israele sta vivendo una sorta di far west americano, versione medio orientale del XXI secolo).
Per dar risposta all’arrivo di massicci immigrati ebraici (soprattutto dall’Est Europa), la risposta dello Stato continua ad essere quella di spingerli nelle zone ancora ‘libere’ per farne nuovi coloni/agricoltori; detti territori sono però già abitati da popolazioni autoctone (spesso chiamate Filistei, biblici nemici di Israele) di impaccio ai nuovi arrivati, dei quali molti sono armati e spesso responsabili di violenze anti palestinesi, spesso sotto gli occhi di un indifferente esercito della Stella di Davide.
Si potrebbe forse considerare che Tel Aviv – nonostante una giustificatissima, iniziale, indignazione – abbia approfittato del feroce attacco di Hamas come motivo per una prima ritorsione, per poi attivare in un secondo tempo, una sorta di Soluzione Finale del problema palestinese.
Non è lecito fare paragoni con la Shoah perpetrata dai nazisti novanta anni fa, ma la letalità in essere verso inermi civili arabi sembra non aver limiti.
Con la scusa che i residenti civili siano scudi umani o collaboratori di Hamas, la politica del biblico ‘Occhio per occhio, dente per dente’ si scatena nei modi più brutali e gratuiti e è da tutti computabile che le quasi 1300 vittime israeliane non siano numericamente paragonabili alle 50.000 palestinesi (di cui più di 11.000 bambini).
Questa responsabilità coinvolge principalmente le fasce più estremiste della politica e della Forza Armata israeliana. La strage del 7 ottobre ha, però, attivato uno Stato di Guerra fino al 2024. Attualmente il governo è tornato civile ma con deroghe e prerogative esecutive di emergenza riguardante la tematica bellica. Ciò garantisce poteri straordinari al Knesset (il Parlamento).
Inoltre resta irrisolta la liberazione degli ostaggi, liberati con il contagocce da Hamas, ma che scandalizza la popolazione israeliana per il cinismo del suo governo.
Nonostante un isolamento internazionale e per molti versi interno, Benjamin Netanyahu – navigato politico con gravi carichi penali sulla testa (esecutivamente sospesi a causa della crisi) – esercita ancora legalmente i pieni poteri del suo mandato e per ora sembra inamovibile dalla sua carica.
L’accusa alla comunità internazionale di essere solo profondamente antisemita si sta trasformando in un suo ulteriore boomerang politico.
Una persona di fede ebraica (residente in ogni parte del mondo, oltre che in Palestina) non può essere responsabile delle azioni politiche prese da uno Stato laico e DEMOCRATICO (l’unico in Medio Oriente) come lo Stato di Israele.
Il singolo deve godere di tutte le libertà concesse dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ma lo Stato, ogni Stato può essere soggetto di legittima critica per le sue forme di governo.
Purtroppo il profondo odio fra Hamas, propugnatore del folle progetto ‘dal Giordano al mare’ … cioè di uno Stato Palestinese che arrivi al Mediterraneo, dopo aver distrutto lo Stato ebraico, autorizza implicitamente una reazione opposta e contraria del suo nemico.
Di mezzo ci sono, però, inermi civili che, governati da un governo terrorista – al potere per difenderli dagli oppressori israeliani – ne sono diventati ostaggi.
Per finire, esiste forse (pur se non ancora provata) un’ulteriore motivazione dell’attacco del 2023: gli Accordi di Abramo.
Questi accordi, firmati nel 2020 fra Stati Uniti, Israele e Emirati Arabi prevedevano il riconoscimento della nazione israeliana anche in Medio Oriente, con l’apertura di ufficiali sedi diplomatiche. Il progetto avrebbe inoltre incluso una fattiva collaborazione di sviluppo economico e tecnologico fra le nazioni dell’area e Israele, piccola realtà ma ricca di capacità innovative e mezzi finanziari, già in essere dall’anno della sua fondazione.
Gli Accordi di Abramo, controversi sotto molti aspetti (anche attivati in chiave anti iraniana dai tre firmatari), con il tempo avrebbero forse indirettamente facilitato il progetto detto ‘Due Popoli, due Nazioni’, però inviso sia alla destra israeliana sia alla politica terrorista di Hamas.
Con l’assalto del 7 ottobre gli Accordi si sono congelati. Forse non è azzardato il sospetto di un vergognoso accordo sotto banco fra Enti ufficialmente nemici ad oltranza, ma uniti dal progetto di sopraffarsi a vicenda, fatto irrealizzabile in caso di due paritarie e statuali autonomie.
Ferruccio Capra Quarelli
SABATO 24 MAGGIO 2025, ORE 10
POLO DEL ‘900 – Auditorium
Piazzetta Franco Antonicelli – Torino
80 anni dopo – Verso un Museo regionale
RESISTERE AL TEMPO, CONSERVARE LA MEMORIA
Voci e luoghi della Resistenza piemontese
Con un intervento di Valentino CASTELLANI

I luoghi della Memoria e della Resistenza del Piemonte si raccontano al pubblico e offrono un contributo di idee e di proposte verso la realizzazione del Museo “regionale” della Resistenza.
Sabato 24 maggio, alle ore 10, l’Auditorium del Polo del ‘900 (piazzetta Franco Antonicelli), a Torino, ospiterà l’incontro «80 anni dopo – Verso un Museo regionale. RESISTERE AL TEMPO, CONSERVARE LA MEMORIA. Voci e luoghi della Resistenza piemontese», organizzato dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, dal Polo del ‘900 e dalla Rete tematica regionale della Guerra e della Resistenza.
Introdurrà i lavori Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e presidente del Comitato Resistenza e Costituzione.
Seguirà la proiezione del cortometraggio vincitore della 43° edizione del “progetto Storia contemporanea” realizzato dagli studenti del Liceo Cavalieri di Verbania e dedicato alla figura della partigiana musicista e ministra della libera Repubblica dell’Ossola Gisella Floreanini.
Interverranno i rappresentanti di Alpette (Torino), Benedicta (Alessandria), Borgo San Dalmazzo (Cuneo), Colle del Lys (Torino), Cumiana (Torino), Ornavasso (Vco), Paraloup (Cuneo) Pozzol Groppo (Alessandria), Rocchetta Ligure (Alessandria), Verbania Fondotoce (Vco), Vesime e Vinchio (Asti).
È previsto un intervento di Valentino Castellani.
Dichiara Domenico Ravetti: «Per conoscere il Piemonte basta recarsi a visitare i tanti luoghi in cui si custodisce la memoria della lotta di Liberazione e dove si sono forgiati i principi della nostra Costituzione. Per questo crediamo nella necessità che il Museo Diffuso della Resistenza di Torino si trasformi in un “Museo del Piemonte”, venendo così a svolgere un ruolo di regia e di coordinamento. Un museo “regionale”, con protagonisti gli Istituti storici della Resistenza ma anche le Province e i Comuni, cosicché i nostri luoghi della Memoria possano essere potenziati dal punto di vista culturale e turistico (pensiamo ai sentieri partigiani e agli ecomusei), trovando anche il modo per meglio conservare e valorizzare archivi e raccolte private che in taluni casi rischiano di andare disperse. Abbinando l’anima multimediale e immateriale dell’attuale Museo Diffuso di Torino, con tutte le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, indispensabili per coinvolgere le generazioni più giovani, con l’anima materiale, che è quella che troviamo nei vari musei, case della Resistenza, memoriali e sacrali».
Carlo Felice Trossi, un eroe incompiuto
E’ in corso la mostra Carlo Felice Trossi – Eroe incompiuto al Mauto, Museo Nazionale dell’Automobile. Aperta sino al 28 settembre 2025, la mostra permette di scoprire una figura di spicco del mondo del design automobilistico, navale e aeronautico. Tra le chicche, il Cinemobile, uno dei pochi esemplari al mondo di cinema ambulante degli anni ‘20.



È a questo punto che entrano in scena i cavalieri medioevali. Gli arabi provenienti dalla Provenza scesero in Piemonte attraverso le Alpi e dopo aver incendiato chiese e monasteri, paesi e villaggi, giunsero sotto le mura di Acqui e qui vennero sconfitti dagli abitanti del luogo aiutati dai monaci-guerrieri. L’attuale castello corrisponde proprio al sito dell’antico monastero di cui restano solo la torre e alcuni tratti murari. Tra la fine del Trecento e l’inizio del XV secolo tutto cambiò. Arrivarono i marchesi Del Carretto che decisero di fortificare il paese e il monastero fu trasformato in una vera e propria fortezza che nei secoli successivi fu ampliata e ristrutturata con rifacimenti rinascimentali e barocchi. Oggi il castello ha una facciata seicentesca e mantiene sul retro la loggia del Cinquecento. L’interno, visitabile in estate in occasione della rassegna “Castelli aperti”, comprende ampie camere, trasformate nel Seicento, con pavimenti a mosaico e soffitti a vela e a crociera di cui alcuni affrescati con motivi floreali e geometrici o con figure femminili, talvolta mitologiche.
L’esposizione temporanea alla Reggia di Venaria del prezioso trono del Palazzo Reale di Napoli è frutto della collaborazione tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, il Palazzo Reale di Napoli e il Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale che ne ha realizzato il restauro.
L’intera operazione, resa possibile dal contributo di Intesa Sanpaolo, costituisce un ulteriore tassello del metaforico viaggio nelle regalità italiane intrapreso da tempo dalla stessa Reggia con numerose mostre, convegni e pubblicazioni.
Gli interventi di restauro e approfondite ricerche sull’opera hanno comportato importanti conoscenze inedite come la scoperta che si tratti di un trono sabaudo e non borbonico (come a lungo erroneamente creduto), aggiungendo così un ulteriore senso alla presenza del trono nelle auliche sale di parata della Reggia. Un rapporto – quello fra Torino e Napoli – in linea col ruolo delle due antiche capitali e delle strette relazioni culturali che esse ebbero. Rapporti rinnovati oggi dalle collaborazioni fra i palazzi di Venaria e Napoli, entrambi membri dell’Associazione delle Residenze Reali Europee.
La presentazione del restauro alla Reggia di Venaria costituisce una significativa preview della XX edizione di Restituzioni, una delle più importanti iniziative del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo a sostegno della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico italiano, che si terrà a Roma il prossimo autunno presso il Palazzo delle Esposizioni.
Il restauro
Il restauro del trono, eseguito dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, ha permesso, sulla base dei risultati emersi da specifiche analisi scientifiche, di riconsegnare lo straordinario arredo completamente restaurato nella struttura lignea scolpita e dorata e rinnovato per quanto riguarda la parte tessile e la passamaneria.
Buona parte della pulitura superficiale è stata condotta con l’utilizzo del laser, che ha consentito alla sottile lamina metallica dorata di ritrovare una perduta e inaspettata luminosità; a ciò è seguito un lungo intervento di consolidamento delle aree decoese e un’attenta riequilibratura cromatica, a garanzia di una piena godibilità estetica.
