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STORIA - page 25

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

Comba il professore gentiluomo – Il saltafossi radical-cattolico – Il Sindaco d’Italia – Lettere

Comba il professore gentiluomo

Il prof. Andrea Comba, mancato venerdi’ a Torino all’età di 83 anni, ha rappresentato una delle ultime figure importanti della Torino civile. Riservato, colto, sobrio, elegante, misurato, era l’opposto di certi banchieri torinesi che hanno le mani sporche di politica e devono la loro scalata solo alla  politica. Comba si ritirò in punta di piedi  con grande dignità, mentre altri, malgrado non ricoprano più cariche, sgomitano  per comparire sui giornali. Non apparteneva al vippume torinese, fu l’ultimo esempio di una torinesità alta, non provinciale, aperta  al mondo. Professore universitario, avvocato, presidente della Fondazione Crt e di tante realtà torinesi tra cui l’Istituto di Studi Europei, sapeva stare al suo posto e non cercò mai la visibilità. Frequentò anche il Centro “Pannunzio” e con lui nacque anche un’amicizia che rimase viva negli anni. Una volta nel 2010 venne ad un concerto dei bersaglieri in marzo, davanti alla casa di Cavour, in via Lagrange. Si mise a nevicare  e il concerto si tenne lo stesso. Comba senza ombrello volle assistervi fino alla fine. Mi disse che avevo fatto bene a ricordare Cavour che meritava un’attenzione che l’Italia volgare di oggi è incapace di dedicargli. Non si lasciò mai invischiare nelle mene politiche locali, rimase sempre al disopr . Il suo stile glielo avrebbe impedito: era un gentiluomo di antico stampo. Conservo di lui una fotografia ad un Premio ”Pannunzio” insieme all’ambasciatore Sergio Romano. Anche rispetto a Romano il modo di pensare e di vivere di Comba era molto superiore e certe piccinerie dell’ ex ambasciatore in lui sarebbero state impensabili. L’ Università ha perso uno degli ultimi maestri ,di quelli capaci di formare allievi destinati a loro volta a diventare maestri.
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Il saltafossi radical-cattolico

Il senatore G a e t a n o Q u a g l  i a r i e l l o, già segretario del presidente del Senato Marcello Pera, ministro e senatore dai tanti passaggi trasformistici da un partito all’altro (sembra che anche oggi sia pronto a trasmigrare nei responsabili a sostegno di Conte) ha scritto un libro con il cardinale Ruini, ,uno dei personaggi più fastidiosamente invasivi nella politica italiana e meno rispettosi della laicità della Repubblica sancita dalla Costituzione. Nato radicale, Q u a g l i a r i e l l o via via è diventato sempre più un biaciapile. Il suo è  un libretto non meritevole neppure di una citazione. E’ una brutta copia del dialogo intrapreso tra Benedetto XVI e il filosofo  laico e liberale Marcello Pera che ha invece rappresentato qualcosa di importante e meriterebbe una rilettura anche oggi.

Il Sindaco d’Italia

ha rilanciato l’idea della elezione diretta del capo del governo, riprendendo la legge che prevede l’elezione dei sindaci. Non si tratta di una cosa nuova, ma non si tratta necessariamente di una sbandata a destra,come hanno titolato certi giornali con estrema faziosità. Un liberale come Filippo Burzio era per l’ elezione di un cancelliere che garantisse stabile  governabilità .Una parte del Partito d’Azione con Calamandrei e Valiani era per la Repubblica presidenziale. Il sistema francese ideato da De Gaulle venne accettato e fu mantenuto dal socialista  Mitterand e con quel sistema sono stati eletti tutti i Presidenti francesi: un metodo efficiente ed equo che ha garantito una democrazia stabile e l’alternanza. Renzi ha poca credibilità politica ,ma demonizzarlo perché mette in dubbio il governo Conte, uno dei peggiori della Repubblica, è disonesto. Semmai non ci sono le condizioni politiche per fare riforme costituzionali in questo Paese che ormai è allo sbando ed ha un’ economia destinata al collasso. Se si volesse uscire dallo stagno limaccioso  radical in cui siamo, forse sarebbe davvero necessario un bagno riformatore che desse una svolta istituzionale e costituzionale, consentendoci di passare alla III Repubblica. Certo Renzi non è il De Gaulle italiano che purtroppo  non esiste. Abbiamo una classe politica fatta di piccoli uomini e piccole donne incapaci di affrontare la quotidianità. Ma il problema della governabilità si pone come una priorità molto importante  soprattutto di fronte ad una politica mediocre  che non sa ad imporsi.

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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

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Sandro Pertini
Sono passati trent’anni dalla morte di Sandro Pertini, il presidente più amato dagli italiani. Perché non se ne parla ?          Paola Zullo
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Pertini è stato un grande uomo, una volta Saragat mi parlò di lui come di un  vero eroe capace di mettere sempre in gioco la sua  vita  per servire i suoi ideali. Fu fieramente socialista, pati’ il carcere e il confino, partecipò  alla Resistenza dove dimostrò la sua passione ed anche la sua durezza a volte eccessiva. Ebbe rispetto per il cadavere di Mussolini e della Petacci oltraggiato in modo infame  a Piazzale Loreto e ordinò che avesse fine quella orrenda sceneggiata  che disonorò i partigiani. Nel dopoguerra fu contro l’alleanza tra socialisti e comunisti, ma nel  1953, quando morì Stalin, ebbe parole di elogio nei suoi confronti, assolutamente non giustificabili perché tanti in Italia sapevano già allora  cosa fosse stato lo stalinismo. Fu deputato e due volte presidente della Camera dove dimostrò di saper essere anche un uomo super partes, ruolo che dovette costargli molto. Pertini era un istintivo  che a volte non misurava bene le parole e voleva anche piacere alla gente. Come Presidente della Repubblica seppe adempiere al ruolo con dignità ed onore, qualche volta con qualche concessione di troppo  alla demagogia. Non volle vivere al Quirinale come Cossiga: un esempio in verità  poco seguito. Non ebbe un pensiero politico organico ed originale come quasi tutto il socialismo italiano perché anche Nenni si rivelò soprattutto un giornalista e un agitatore e neppure Riccardo Lombardi, ex azionista e filocomunista, non si rivelò certo un teorico. Pertini era un colto uomo d’azione. Saragat tentò  di elaborare una teoria socialdemocratica, sia pure sull’onda del socialismo austriaco. Il socialismo italiano  nel complesso ebbe il fiato corto, solo Craxi cercò di pensare più in grande, attorniandosi di alcuni cervelli pensanti come Giuliano Amato e Luciano Pellicani. Ma il  discorso non andò molto lontano. Di Pertini resta una grande lezione di coerenza e di onestà. In Liguria lo stanno ricordando, altrove il ricordo stenta, perchè in questa Italia scombinata il nome di Pertini è stato totalmente dimenticato. Non poteva che essere così. Corrado Bonfantini comandante delle Brigate partigiane Matteotti mi disse del suo carattere irascibile .E disse che nei giorni della Liberazione fu vendicativo. Bonfantini fu a diretto contatto con lui a Milano nei giorni prima e dopo il 25 aprile. L’ultimo Pertini aveva colto a pieno l’idea che senza libertà non ci sarebbe stata giustizia sociale .Era l’idea di Matteotti e di Rosselli che riviveva. Certo, in precedenza ,aveva avuto un’idea di socialismo diversa,meno democratica . Non fu comunque mai un socialista liberale. Mi stupì che, quand’era Presidente, nel 1979 avesse insignito della medaglia d’oro il Centro”Pannunzio” e mi stupì ancora di più che un’altra volta avesse mandato un suo assegno personale da mezzo milione a sostegno del Centro”Pannunzio”. Forse Antonio Maccanico, segretario generale al Quirinale  e amico di Pannunzio, gli aveva parlato del Centro e anche di me. Lo incontrai una volta al Museo del Risorgimento e fu molto espansivo e generoso di elogi. Ma forse il tutto rientrava anche  nella sua disponibilità umana ad incontrare le persone e a parlare con loro. Probabilmente questo è il lato più importante di Pertini ,al di là della vicenda politica. Seppe anche scegliere dei senatori a vita come Leo Valiani e Norberto Bobbio che rispecchiavano perfettamente il dettato costituzionale sui senatori a vita che premia i meriti acquisiti. Nel suo settennato ebbe inizio il pentapartito con i liberali tornati al governo che significo’la fine dell’ infausta  solidarietà nazionale attraverso cui i comunisti cercarono di andare al governo. Anche sotto questo profilo la sua presidenza appare importante.Fu meno significativo di Einaudi e dello stesso Saragat, ma seppe incarnare lo spirito italiano. Di fronte al terremoto in Irpinia non esitò a scagliarsi inutilmente purtroppo – contro i ladri e i corrotti che speculavano. Un esempio unico, fuori dai rituali del Quirinale, che resta paradigmatico di un uomo dalla forte passione civile che non arretrò mai di fronte a nessuno. Anche durante gli anni di piombo tenne sempre un posizione fermissima contro il terrorismo, andando contro la linea del suo partito originario, da cui seppe affrancarsi come presidente. Una scelta molto limpida, per essere stato considerato il primo presidente socialista,come impropriamente venne definito all’atto della sua elezione.
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La minaccia del Coronavirus
Ma lei come si sente dopo il primi morti di Coronavirus anche in Italia ?        Antonino De Vittorio  
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Sono molto preoccupato . Aver chiuso solo  i voli da e per la Cina, senza controlli negli arrivi ai voli triangolati e indiretti dalla Cina ,ha già avuto conseguenze drammatiche. Io ho una  totale sfiducia negli attuali governanti, politicamente inetti.  Mi sembra che dopo circa un mese  dall’allarme ci troviamo impreparati, quasi in balia di noi stessi. Non voglio seminare allarmismo, ma c’ è da essere personalmente molto in ansia. Spero che ci sia ancora tempo per muoversi. C’ è già stato un imbecille menagramo che ha scritto su internet che ci  manca solo un nuovo Boccaccio per descrivere la peste. Idiozie, anche perché in effetti sarebbe stato  più calzante  citare Manzoni e il malgoverno della Spagna in Lombardia. Eravamo nel 1600, spero che nel 2020  le cose siano cambiate. Anzi, sono certo di si.

Le Residenze sono (e resteranno) sabaude. La Regione e Curto lo hanno deciso

in prima pagina

Il prof. Guido Curto, il cui pensiero era stato  sicuramente travisato da un’intervista non voluta  e non sollecitata, mi ha scritto una garbata  ed esaustiva lettera in cui mi annuncia che l’aggettivo Sabaude non verrà tolto dal logo  Residenze sabaude  riconosciute dall’ Unesco

Sicuramente non era intenzione di Curto scalpellare via il nome dei Savoia da una storia che  appartiene al Piemonte e che nessuno può disconoscere. Curto è  infatti uno studioso che perpetua la tradizione di suo padre,  nobilmente espressa al Museo Egizio, anch’esso voluto dai Savoia, e come tale si è comportato anche questa volta.
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Gianni Oliva e Lino Malara avevano aggiunto il loro autorevole dissenso alla cancellazione che noi, per primi, su questo giornale, avevamo annunciato, forse con  un eccesso di asprezza polemica  di cui chiediamo scusa. Toccare la nostra storia, per noi, resta una cosa molto grave e la sola idea di sminuirla suscita in noi un’ irritazione forse troppo forte, dopo anni di studiati silenzi e di meditati oblii che abbiamo subito, ma non abbiamo mai accettato ne’ tanto meno condiviso.
Sembra incredibile constatare come le diverse organizzazioni monarchiche si siano rivelate, ancora una volta, inadeguate e siano state mute quasi  come dei pesci in decomposizione. Loro si trastullano con il bicentenario di Vittorio Emanuele II, facendosi la guerra a colpi di messe e corone di alloro.
Chi ha sollevato il problema e ha difeso la storia sabauda  non sono state loro, ma questo giornale  che  ancora una volta, si è rivelato una voce libera ed estranea a pregiudizi di parte. Va ringraziato il prof. Curto per averci prontamente risposto e per aver rimesso in discussione se’ stesso. Questo è il modo di comportarsi dei veri studiosi, eredi del dubbio e non delle inossidabili certezze ,come ci insegnò suo tempo  Bobbio.
Pier Franco Quaglieni
Scrivere a quaglieni@gmail.com
(Foto M. Bursuc)

Nuova veste per il camino di Bernardino Quadri

in CULTURA E SPETTACOLI

L’intervento del gruppo Palazzetti. Nel Salone delle Guardie Svizzere a Palazzo Reale

Si erano già incontrati, poco più di una decina di anni fa, di fronte al restauro di quattro piccoli camini all’interno di Palazzo Ducale a Venezia e la perfezione del risultato li aveva spinti alla promessa di una nuova collaborazione: Fondaco Italia, che ama collegare le realtà museali al mondo dell’imprenditoria, e il gruppo Palazzetti di Pordenone, un lungo quanto efficiente percorso nella produzione di stufe e camini.

La nuova, recente collaborazione – unita all’apporto dei Musei Reali torinesi -, “una scommessa cui non si poteva dire di no”, è il restauro del Camino della Sala delle Guardie Svizzere, punto d’ingresso obbligatorio di Palazzo Reale, accesso per secoli di re e ambasciatori, possibile ancor oggi ad immaginarsi come inaccessibile corpo di guardia, il vociare dei soldati, i giacigli agli angoli del grande spazio, il fuoco costantemente acceso. Dal 1661, anno in cui l’architetto Bernardino Quadri (del Canton Ticino, attivo anche nella Basilica di San Pietro a fianco di Bernini e Borromini, le cronache ci dicono che gli screzi continui con quest’ultimo lo avrebbero spinto a raggiungere la nuova corte) lo posizionò, il camino campeggia sulla lunga parete a fronte della importante tela di Jacopo Palma il Giovane, lì a rappresentare la battaglia di San Quintino come il successivo trasporto della capitale sabauda a Torino, posizionato a ridosso dell’alta fascia di marmo verde ottocentesca dovuta a Palagio Palagi (1843) e sottostante le barocche Glorie Sassoni di due secoli prima.

“Restituito alla sua dignità originaria”, ha sottolineato la direttrice dei Musei Enrica Pagella, presentandolo alla stampa nei giorni scorsi e offrendolo al pubblico che lo incrocerà nel percorso attraverso le sale del palazzo. Una dignità che, finalmente, torna a parlarci del nostro territorio e della sua ricchezza, rimettendo a vista, dopo un restauro durato tre mesi e per cui sono occorse 774 ore di lavoro, la bellezza dei marmi usati (di “musicalità di colori” parla ancora Pagella), taluni oggi scomparsi. Dieci persone all’opera, sotto la guida di Annarosa Nicola, le radici ad Aramengo, la competenza e la passione riunite in una sola famiglia ed in un gruppo vincente, un accanito lavoro di pulizia, una webcam a riprendere giorno dopo giorno le tante tappe dei risultati raggiunti, la salvaguardia di questo piccolo gioiello ma imponente e prezioso, l’alternarsi di marmi policromi e di pietre dure, una struttura nobilitata da colonne binate, dai putti di Quadri (forse un riciclo di epoca più antica) e dai busti antichi di imperatori romani (Giulio Cesare al centro, di sapore ellenistico quello a destra di chi guarda), in marmo bianco di Carrara, l’eleganza e il gusto modernamente legati alla corte da Carlo Emanuele II, sovrano mecenate pronto a riunire a Torino quelle opere antiche che andava acquistando durante i suoi viaggi a Roma.

Molti gli interventi eseguiti, anche a cancellare d’obbligo quelli maldestri eseguiti in passato e necessari di una completa revisione. Si è quindi proceduto alla verifica e in taluni casi al preconsolidamento degli elementi lapidei, al riposizionamento e fissaggio delle parti distaccate e instabili, alla cancellazione generale di quanto potesse essere polvere ossidazione e invecchiamento, alla pulitura dei depositi superficiali, vale a dire stuccature vecchie, strati di mastice e cera debordanti, colature corrosive, sporcizia penetrata nelle imperfezioni della pietra, alla rimozione delle ridipinture localizzate ad imitazione del marmo in corrispondenza di rifacimenti e alla reintegrazione pittorica ed all’adeguamento cromatico di eventuali aloni residui. Un lavoro che offre nuovamente al pubblico un piccolo capolavoro, nella sua piena ricercatezza di elementi. Durante i lavori, è stata pure riscoperta e restaurata la piastra all’interno del camino: si può nuovamente rileggere il nome dei fabbricatori, sono i fratelli Colla, torinesi, la data è quella del 1884.

Elio Rabbione

Residenze reali non più sabaude? Manca il senso della storia

in CULTURA E SPETTACOLI

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / Il prof. Guido Curto è un  vip rampante torinese di grande successo, figlio dell’egittologo Silvio, che da vice preside di Giovanni Ramella al liceo d’Azeglio diventò direttore dell’Accademia Albertina, per poi approdare a palazzo Madama e infine alla Reggia di Venaria

Una carriera sfolgorante e sicuramente  molto meritata  per un  iniziale, modesto  professore liceale di storia dell’arte.

Adesso  il prof. Curto vuole cancellare dal circuito delle residenze sabaude l’aggettivo sabaude. La notizia mi fa un po’ trasalire e mi domando a che titolo il prof. Curto può decidere  -in una intervista di giornale- di annunciare la cancellazione  del nome dei Savoia dalle residenze che appartennero alla Dinastia millenaria che si fonde con i destini stessi  del Piemonte e dell’Italia. Spero che ci sia  stato un equivoco e che la cosa si chiarisca, andando oltre le polemiche già scatenate  su Facebook. Infatti apparirebbe  strano, se non persino ridicolo, che proprio nel bicentenario della nascita del primo Re d’Italia e Padre della Patria Vittorio Emanuele II, venisse ostracizzato  un nome che non può essere cancellato e non va cancellato per nessun motivo da quelle residenze che appartennero storicamente  ai Savoia. Non  e’  una questione di monarchia o repubblica, ovviamente, ma di   modesto buon senso o,meglio,di quello che Omodeo definiva  il “senso della storia”.

Aldo Viglione, presidente del Piemonte per antonomasia, che  volle per primo il recupero delle residenze sabaude, non si sarebbe mai sognato, in epoca di trionfante demagogia antisabauda, di cancellare quel nome che può piacere o non piacere, ma che risulta oggettivamente dalla realtà storica tramandata nei secoli. Vorrei chiedere al Presidente della Regione Cirio che si ritiene un erede di Viglione, di prendere  posizione e di dire la sua opinione in proposito.

Chi volesse cancellare il nome di Savoia  dalle residenze  reali  apparirebbe, pur  magari non volendolo,  quasi  l’erede dell’ oscuro sindaco di Ceresole Reale che desiderava eliminare la parola Reale dal nome del suo comune. O di chi tolse il nome Reale da Venaria o il nome Sabauda da Villafranca. Fu  piccola gente senza storia che non rispetto’ il passato perché troppo carica di faziosità vendicativa , dovuta a vecchi furori giacobini.Il prof. Curto non può certo  confondersi con quelli che vollero censurare la storia. Benedetto Croce, in visita a Torino dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, denunciò  in una lettera a Filippo Burzio, con  grande fermezza, il piccolo tentativo di scalpellare via  il nome dei Savoia dalla toponomastica torinese.
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Le motivazioni addotte da Curto appaiono abbastanza  pretestuose. Sostituire Piemonte alla parola Sabaude, per evitare errori di localizzazione da parte dei turisti, appare  privo di senso. Semmai, se proprio si voleva, si poteva aggiungere Piemonte, senza togliere  il riferimento ai Savoia. Le confusioni territoriali  che teme il professore non  sono giustificate, mentre appare invece molto  chiaro l’intento di cancellare, in modo del tutto ingiustificato,  l’identità storica delle dimore sabaude. Spero che il prof. Curto voglia considerare anche la voce di chi dissente  e che scrive, richiamandosi alle ragioni della storia, sicuramente  più importanti di quelle del turismo, pur di per se’ molto importanti.

 

Scrivere a quaglieni@gmail.com

(Foto Mario Alesina)

A Santhià si sono incontrati i grandi carnevali piemontesi

in LIFESTYLE

I quattro grandi carnevali del Piemonte Orientale – Santhià, Borgosesia, Chivasso e Ivrea – hanno chiamato a raccolta le maschere tradizionali delle varie località piemontesi in una serata organizzata martedì 18 febbraio al “PalaCarvè La Stampa” di Santhià

Dopo l’esibizione della Banda musicale cittadina e delle Majorettes, della Banda musicale “I Giovani”, del Corpo dei pifferi e tamburi, che hanno accompagnato l’ingresso dei vertici del Carnevale storico di Santhià, un componente dell’Ufficio di presidenza ha portato il saluto del Consiglio regionale. Un segnale di attenzione per la storia, la cultura e le variegate tradizioni locali che hanno importanti riflessi economici sul territorio piemontese. Il saluto è stato introdotto da un breve ed emozionale video sui 50 anni della Regione Piemonte.

La serata è stata animata, oltre che dai santhianesi Stevulin d’la Plisera e Majutin dal Pampardù, anche dalle maschere dei carnevali storici di Borgosesia, Chivasso e Ivrea. Vi è stato pure il passaggio di consegne tra la coppia uscente e quella entrante di interpreti delle maschere santhianesi.

Uno spazio è stato dedicato al saluto in diretta telefonica del presidente della Regione e ad un momento di riflessione per esprimere solidarietà a Marcello Segre, vittima di atti d’intolleranza.

La serata si è conclusa in un tripudio di colori e musica, con decine di maschere che hanno sfilato nei loro costumi originali e con il brindisi che ha accompagnato il taglio della torta dedicata ai 50 anni della Regione Piemonte (offerta da Pasqua Bistrò).

“Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno”, boom di visite

in Cosa succede in città

La mostra, in corso a Palazzo Madama dal 12 dicembre 2019, ha già registrato 54.100 visitatori in 9 settimane di apertura

Organizzata e promossa da Fondazione Torino MuseiIntesa Sanpaolo e Civita Mostre e Musei, è a cura di Sandrina BanderaHoward Burns e Vincenzo Farinella. Oltre 130 opere, riunite grazie a prestigiosi prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo, illustrano il percorso artistico di uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano.

Chi non avesse ancora avuto l’opportunità di visitare l’esposizione, ha tempo fino al 4 maggio 2020.

Si ricorda che la mostra il giovedì e il sabato è aperta fino alle ore 21.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30). Inoltre, per evitare le code, è possibile prenotare e acquistare i biglietti on line su www.ticketone.it   o attraverso il call center al numero 0110881178 (da lunedì a venerdì 9.00 – 18.00 / sabato 9.00 – 13.00).

Anni ’70, basket e politica nell’oratorio salesiano di Barriera

in Cosa succede in città

COSA SUCCEDEVA IN CITTA’ / La genialità si “annida” in tutte le attività dell’uomo. Inventare qualcosa che prima non c’era e che dopo cambia radicalmente la prospettiva. Don Bosco è annoverabile in questa categoria di uomini

Torino Capitale del pensiero e dei Salesiani. Soprattutto azione concreta con gli oratori e con la formazione. Oratori in tutta la città: il Martinetto San Luigi, ovviamente Valdocco con, una città della solidarietà all’interno di Torino.

Rebaudengo al San Paolo ed il più grande in assoluto, Giovanni Agnelli fondatore della Fiat. Come il più piccolo San Gaetano. Per noi l’oratorio per eccellenza era il Michele Rua o dir si voglia l’ Oratorio Monterosa. Cuore pulsante, i cortili. Si entrava in un altro mondo. Apertura alle  14,30 e chiusura alle 19. In estate pure al mattino, e si usciva alle 20. Tre spiazzi. Nel primo cortile la facevano da padrone le “Gamale” in ferro che avevano un palo su cui ruotavano dei triangoli in cui ci si sedeva roteando: ameni giochi e come basi i fazzoletti. Sempre  presente Don Martano, vigile ed attento. Eravamo convinti che avesse 100 anni. Il campo di calcio, dove giocarono anche delle ragazze al baseball. Lo sport femminile fu un evento memorabile. Tre cortili con i campi di basket, precisamente dove giocavamo a pallacanestro tutti i sacrosanti giorni. Se poi pioveva, nessun problema, ci trasferivano sotto i portici.  Il canestro era bassissimo. Pazienza, bastava non tirare da fuori, ma ci si divertiva. Osceno il pallone che Don Martano ci dava: liso che la camera d’ aria usciva da un buco.

Ma con le figurine Panini vinsi un pallone, socializzato immediatamente. Giocavamo sull’asfalto. Vinsi persino un titolo nazionale a Rimini, categoria Ragazzi, Polipostiva Giovani Salesiani. Scoprii che gli oratori Salesiani era sparsi in tutta italia. Dalla Puglia a Milano passando da Napoli e Caserta. Sicuramente una potenza nel settore giovani. C’ era anche il dovere del catechismo. Lì, almeno io, sono stato debolissimo. Una lezione e poi non mi hanno più visto. Nessuno è perfetto. Anni ’70 vento anche di  politica per i Salesiani. Qualcuno di loro virava a sinistra. Don Bosco non si sarebbe stupito, lui che del sociale ne faceva un vanto. Gli spararono perfino. Uomo scomodo e uomo di Chiesa, quella Romana per capirci che, nel secolo diciannovesimo non brillava per lungimiranza ed apertura. Probabilmente gli spararono i primi socialisteggianti a cui dava fastidio per il suo intervento nel sociale. Lui di fatto preso in mezzo tra Savoia ed il Papato. Lui che voleva essere fedele a tutti e due con una spiccata propensione per Roma. Tornando agli anni ’70, arrivò Don Giorgio, giovane, appassionato di Basket e per quel che mi ricordo già di sinistra.

L’ amico Renato ha corretto questo mio ricordo: “Diciamo, Patrizio, vicino alle esigenze del mondo del lavoro”. Renato è sempre stari puntiglioso. Don Giorgio era arrivato nel posto giusto. Barriera di Milano capitale storica della classe operaia. Cosi nel cinema parrocchiale il cineforum organizzato da ex Giovani studenti Salesiani. Dopo, l’ immancabile dibattito, ed i nostri interventi per orientare a sinistra il pubblico presente. Non si spostava un voto perché erano tutti orientati ma ci si riconosceva capendo che eravamo nello  stesso corso d’acqua. E non solo. Una delle primissime Coop sociali a Torino si chiama Valdocco fondata proprio nell’Oratorio Valdocco. Il centro del centro del mondo Salesiano. Cosi dal Basket all’impegno politico eravamo dentro un pezzo di Storia di Torino e, perché no, d’Italia.

 

Patrizio Tosetto

Le maschere del Carnevale piemontese si incontrano a Santhià

in LIFESTYLE

Martedì 18 febbraio alle 21, al PalaCarvè“La Stampa” di Santhià si svolgerà il tradizionale Gran Galà in onore di tutte le maschere e i personaggi dei Carnevali della tradizione popolare piemontese

 

I personaggi faranno da testimonial alla presentazione ufficiale della coppia scelta per impersonare Stevulin d’la Plisera e Majutin dal Pampardù, le tradizionali maschere santhiatesi

L’evento è organizzato in collaborazione con i Carnevali di Borgosesia, Chivasso e Ivrea,e con il patrocinio del Consiglio regionale del Piemonte, per celebrare i 50 anni dell’istituzione dell’ente regionale.

I quattro grandi Carnevali del Piemonte Orientale hanno deciso di unire le forze per proporre una serata che può essere definita “la festa del Carnevale Piemontese”, nell’ottica di una collaborazione che, rispettando caratteristiche e peculiarità ben distinte, sottolinea un comune denominatore: quello di voler preservare la storia e la cultura locale mediante le rispettive Tradizioni, legate al contesto territoriale e culturale piemontese.

Con questo intento i Direttivi dei rispettivi enti organizzatori hanno esposto alle Istituzioni regionali, con tutto l’entusiasmo che solo la passione e l’amore per il Carnevale può dare,quanta importanza abbiano i Carnevali, sia sotto l’aspetto sociale sia sotto quello economico, per il territorio regionale.

In quest’ottica il Gran Galà 2020 sarà ricordato come un evento unico nel suo genere: infatti, nel corso della serata, interverrà il presidente del Consiglio regionale e sarà presentato l’opuscolo realizzato dal Consiglio regionale dal titolo: “Carnevale in Piemonte. Maschere, personaggi e costumi della tradizione”.

Dopo la presentazione da parte dei quattro Presidenti dei propri Carnevali, con i rispettivi Personaggi Storici e le Maschere Tradizionali, seguirà il saluto di Stevulin e Majutin a tutti gli invitati. La serata continuerà con il tanto atteso passaggio di consegne ai due giovani che impersoneranno le Maschere Ufficiali dell’anno in corso, per concludersi con il taglio della grande “Torta celebrativa” per i 50 anni della Regione Piemonte, prodotta e gentilmente offerta da Pasqua Bistrò. Non mancherà un grande brindisi finale.

 

Il Vescovo degli Ebrei: a Palazzo Lascaris storia di una famiglia ebraica

in CULTURA E SPETTACOLI

Mercoledì 19 febbraio, alle 17.00, il Consiglio regionale del Piemonte ospiterà la presentazione del volume “Il Vescovo degli Ebrei. Storia di una famiglia ebraica durante la Shoah“, storia di una famiglia ebraica durante la Shoah di Meir Polacco e Paola Fargion

L’evento, a cura dell’Istituto Storico Parri, si svolgerà nella sala Viglione di Palazzo Lascaris ed è patrocinato dal Comitato Resistenza e Costituzione. Dopo i saluti istituzionali del Consiglio regionale e di Dario Disegni, Presidente della Comunità ebraica di Torino, gli autori dialogheranno con Silvia Girolami, docente e guida del Memoriale della Shoah di Milano.

Il Vescovo degli ebrei, pubblicato dalla casa editrice alessandrina puntoacapo nella collana “Le impronte – Le storie del territorio”, propone il racconto della famiglia Ancona e dell’ultimo rabbino della sinagoga di Acqui in fuga alla ricerca di salvezza durante gli anni della guerra. Una peregrinazione durata quasi due anni, iniziata ad Acqui Terme dopo l’8 settembre 1943 e terminata il 25 aprile 1945 a Stresa. Protetti e aiutati da un intero territorio e da tante persone che, in silenzio e con grande abnegazione, misero a rischio la propria vita, per salvare gli ebrei dalla furia nazista.

Ispirato a una storia inedita e assolutamente vera, il romanzo di Paola Fargion e Meir Polacco si propone di far luce sul lato più nobile dell’essere umano, dove i valori di dignità, altruismo e coraggio prevalsero su morte, violenza e discriminazione nel momento più tragico e buio della storia del ‘900.

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città/Rubriche

No agli estremisti rossi e neri e ai loro sostenitori –  Giuseppi, l’arrogante –  Il geometra O d i f r e d d i –  Il pizzaiolo che leggeva Montanelli – Lettere 

No agli estremisti rossi e neri e ai loro sostenitori

Giusta è un assessore grillino che si è più volte distinto per le  sue dichiarazioni faziose ed insieme esilaranti. Di fronte ai teppisti dei centri sociali che devastano un’ aula universitaria, ha affermato in loro difesa  che bisogna tenere giù le mani da chi protesta, senza dire una parola sull’infame convegno negazionista sulle foibe organizzato all’Università. Esami e lezioni bloccati per i tafferugli in un nuovo piccolo ‘68 all’ insegna della violenza.  Accusare il Rettore è demenziale ,evoca i tempi in cui Allara era considerato colpevole di tutti i mali dell’ Università. Geuna ha agito da uomo aperto al dialogo, se minoranze violente hanno stravolto tutto,non è certo colpa sua. Va comunque denunciato con preoccupazione e con fermezza il clima di intolleranza che domina al campus Einaudi .Un ritorno a tempi che non possiamo rimpiangere, con estremisti rossi e neri che trasformano l’ Università in un mattatoio in cui viene abbattuta la libertà della cultura e della ricerca.
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Giuseppi, l’arrogante

Giuseppi Conte adesso alza anche la voce, dicendo che lui non è uno che cambia maggioranze di governo, dimenticando il voltafaccia di agosto dello scorso anno. Era un professore semi sconosciuto che è diventato Presidente del Consiglio su designazione dei grillini, un personaggio di quarta  fila, emerso dal profondo Sud di Padre Pio. Non aveva e non ha dimostrato esperienza di governo. L’ Italia è ferma, tutti i problemi dall’Alitalia, alle autostrade, dall’Ilva alle fabbriche che chiudono stanno marcendo. Una intera classe politica si rivela ancora una volta inetta. E Conte, invece di dimettersi e chiedere scusa per il suo fallimento, alza anche la voce, chiedendo l’aiuto di Mattarella. Renzi strumentalizza la prescrizione di Bonafede, una vera aberrante bestialità giuridica ,ma alza solo la voce perché ci sono i posti del sottogoverno da dividere e non si scollerà mai da questa maggioranza rissosa ed incapace che sta sgovernando ,nel modo peggiore possibile. Giuseppi deve andare a casa e con lui Di Maio e tutti gli altri. Siamo all’assurdo che un mediocre come Franceschini in questo Governo sembri quasi uno statista. Il Pd, sostenendo Conte, sta commettendo un altro gravissimo errore.
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Il geometra  O d i f r ed d i

O d i f re d d i ha pubblicato l’ennesimo libro, dal titolo ”Il g e n i o delle d o n n e“, che consacra la sua figura di tuttologo e non di uomo di scienza, come vorrebbe essere. Ho avuto solo un’occasione di conoscere il geometra di Cuneo, poi laureatosi in matematica, che non volle studiare il latino, ma che ama invadere le praterie della cultura classica senza averne la benché minima conoscenza. Dovevamo parlare di Giordano Bruno finito sul rogo dell’ Inquisizione. O d i f r e d d i  lo irrise ed io che non ritengo Bruno un grande filosofo, lo difesi controvoglia, ma non potevo accettare le fin troppo banali ironie di O d i f r e d d i che si crede un grande studioso a cui tutto è concesso. In più occasioni ho polemizzato con lui per il disprezzo che manifesta per ogni tipo di religiosità, chiuso come è in un ateismo settario che lui confonde con la laicità. Inutile dirgli di leggere Bobbio che distingue laicità e laicismo. I geometri non fanno studi di filosofia…
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Il pizzaiolo che leggeva Montanelli

Ho appreso in ritardo che è mancato Antonio De Martino, storico titolare della pizzeria “La Spiga d’oro“ di Borgo San Paolo. Era un lettore fedele di questa rubrica, finché visse. Laureando in Medicina, dovette interrompere l’Università per la morte improvvisa del padre. Si rimboccò le maniche e, invece di fare il medico, fece con naturalezza il pizzaiolo. Era una persona colta e sensibile con cui era possibile parlare con piacere. Portava con se’ l’antica eleganza della Napoli migliore. Una volta parlammo di Benedetto Croce e mi disse la sua invidia quando seppe che io ero amico delle figlie del filosofo Ebbe il coraggio di esibire nel suo locale, nel cuore del Borgo rosso per eccellenza dove imperversavano Pajetta e Novelli , “Il Giornale“ di Montanelli, come feci io durante gli anni del terrorismo, andando a fare lezione. Mi mancherà l’amicizia di Antonio nata sui banchi del liceo, rivissuta negli anni dell’Università nella pizzeria del padre e poi ripresa nel vecchio locale magicamente rimasto intatto nei decenni e quasi ritrovato per caso , una sera di alcuni anni fa. Riprendemmo il discorso interrotto tanti anni prima che adesso non sarà più possibile. Una grande tristezza, un grande dolore dopo la morte di Paolo Macchi di Bricherasio.

Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

Basta  pantomime
Io sono stanco di questa pantomima di dare la cittadinanza alla senatrice Segre e di toglierla a Mussolini. Tutti i Comuni d’Italia stanno facendo a gara per primeggiare in questa vicenda che sta diventando ridicola.     Luigi Porrati
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Credo che la storia vada sempre rispettata interamente. Le forzature sono sempre sbagliate. Salò ha fatto bene a confermare la cittadinanza a Mussolini che fa parte della sua storia. L’altra sera in piazza Castello un suonatore di fisarmonica, nella serata di San Valentino, suonava “Bella ciao“. Debbo dire che mi ha infastidito. Era cosa che puzza di regime. Se poi si tratta di un regime democratico, il fatto appare davvero assurdo ed incomprensibile. Le esagerazioni non riesco a sopportarle.
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Le sardine torinesi e l’odio      
Cosa pensa delle sardine torinesi?  Adele Ru
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Non si può ancora esprimere un giudizio . Forse sono migliori di quelle che si recano ad omaggiare Benetton. Una sardina torinese in tv si presentò persino con la giacca. Finora hanno mandato dei bacioni a Salvini e si sono proposti di presidiare il Valentino che ha bisogno di ben altro per essere liberato dal dominio incontrastato degli spacciatori. Diciamo che le sardine torinesi sono più dei pesci di acqua dolce, meno ideologici di altri. Attendiamoli alla prova. La cartina di tornasole sarà Appendino, se saranno dalla sua parte o con un Pd alleato dei grillini, vedremo che le sardine non si smentiscono neppure a Torino. Credo  anche che il movimento in futuro  possa sfaldarsi e dividersi. D’ accordo contro l’odio, ma una parola per Giampaolo Pansa odiato per anni, le sardine non l’hanno saputa pronunciare. Neppure contro i violenti  facinorosi dei centri sociali che hanno devastato un’aula all’ Università. E neppure nel Giorno del ricordo hanno rammentato  l’odio dei comunisti titini e togliattiani contro gli italiani dell’ Adriatico orientale. Benissimo schierarsi contro l’ odio razzial , ma bisogna schierarsi con tutti gli odi, senza distinzioni  settarie .
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“La Stampa”  in sciopero
Come mai “La Stampa “ non esce per due giorni,unico  quotidiano in Italia ? Perché ?        Alice Fusco
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Il quotidiano torinese sta  sempre più perdendo lettori  e copie e si trova in una profonda crisi,a metà strada tra la gestione di  De Benedetti ed Elkann che sembrano tuttavia identificarsi. I tempi dell’Avvocato sono davvero lontani. Il giornale di via Lugaro come tanti altri quotidiani parrebbe non rispettare  più da tempo le norme che regolano la professione giornalistica, ormai purtroppo  non più tutelata in modo adeguato  neppure dall’ Ordine professionale. Oltre al grave disagio che lamentano i giornalisti e che incide pesantemente  sulla stessa qualità del giornale, il motivo dello sciopero e’ il trasferimento di ben otto giornalisti dalla redazione romana a quella di Torino, una vera “deportazione” di massa. L’ episodio sarebbe stato impensabile in passato. C’ è anche un piano di altri pre- pensionamenti  che impoverirà il giornale delle sue professionalità. Non si può non essere solidali con i giornalisti de ”La Stampa”
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