Voglia di Medioevo, anzi di Alto Medioevo. Salone pieno zeppo di gente all’Archivio di Stato di Torino ad ascoltare i monaci benedettini della Novalesa e alcuni storici medievisti nel convegno che ha aperto le celebrazioni per i 1300 anni dalla fondazione della celebre Abbazia, fondata nel 726 tra i monti della Val Cenischia. E dire che non c’era Alessandro Barbero, illustre storico dell’ “età di mezzo”, trascinatore di folle immense, a parlare di Medioevo. Eppure, ad ascoltare i benedettini della Novalesa c’era tanta gente e molti sono rimasti fuori, nella gelida piazzetta Mollino, per motivi di sicurezza. Chi l’avrebbe mai detto, eppure è così, anche vicende di 13 secoli fa affascinano il pubblico.

Riscossa del Medioevo? Certamente un desiderio di riscoprire un’epoca appassionante e un forte interesse culturale per una fase storica ampiamente rivalutata dalla storiografia moderna. Proprio nel Medioevo sorsero le prime università, cattedrali e abbazie, invenzioni e scoperte di varie tipo, fermenti artistici e culturali. Altroché decadenza e secoli bui! L’esatto contrario. Le celebrazioni per la fondazione della Novalesa si apriranno di fatto il 30 gennaio in Abbazia con i Vespri presieduti dal cardinale Repole e continueranno fino a ottobre con un ricco calendario di eventi, tra cui concerti d’organo e musica sacra, pellegrinaggi nei dintorni del monastero con l’urna di Sant’Eldrado (abate della Novalesa nel IX secolo), conferenze, meditazioni e il 28 giugno la posa della stele commemorativa della fondazione dell’Abbazia. Filippo Re

Giovedì 15 gennaio alle ore 17,30 al Grattacielo della Città Metropolitana di Torino in corso Inghilterra 7 Giordano Bruno Guerri, storico e presidente del Vittoriale degli Italiani, presenterà il suo nuovo libro dedicato al Futurismo: “Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani” edito da Rizzoli. Si tratta di un libro di storia , ma anche di arte e di letteratura che illustra il Movimento più importante del ‘900 italiano e uno dei più significativi a livello internazionale. Il Futurismo fu penalizzato dal fatto che venne considerato un anticipatore del fascismo e come tale venne respinto e sottovalutato come espressione di una destra bellicista , violenta , maschilista , contraria alla cultura, volta solo a far baccano e polemiche inutilmente eclatanti. Guerri dimostra invece con la sagacia propria dello storico di razza che il Futurismo e’ qualcosa di molto più articolato e complesso. Già la mostra del 1986 sui Futurismi a Palazzo Grassi di Venezia, voluta da Giovanni Agnelli anche per rivalutare i suoi quadri futuristi comprati per pochi soldi, dimostrò la ricchezza poliedrica di una cultura rimasta nel cono d’ombra imposto dalla vulgata settaria per decine di anni. Il volume di Guerri fa il punto sulla situazione, andando oltre, con un libro che è stato definito da collezione perché le immagini che lo illustrano sono davvero preziose. Guerri ha un cognome che evoca la guerra e un nome che ricorda il martirio di un frate arso vivo per il suo libero pensiero. Guerri in realtà è il simbolo di una cultura mite, non ideologica che supera i furori novecenteschi attraverso una meditata riflessione storica. E’ un Renzo De Felice che aiuta a comprendere la storia prima di giudicarla, ma è anche un De Felice che sa scrivere in modo chiaro e attraente ,usando uno stile che è leggibile da un pubblico ampio. Molti storici scrivono per i colleghi universitari, Guerri scrive per i lettori che quindi lo amano molto. Ci sono oggi in Italia due autori, professori o giornalisti, che si ritengono gli unici divulgatori autorizzati , mentre in realtà spacciano della paccottiglia tuttologica che parte dalla preistoria e finisce nella contemporaneità, passando per il Santo di Assisi. Guerri si occupa coerentemente di storia contemporanea da quando essa era materia che scottava e portava alla scomunica e all’emarginazione. Se in Italia si è giunti a poter discutere e scrivere di storia senza l’imprimatur dell’ ANPI, èmerito di pochi storici come Guerri, dei veri chierici che non hanno tradito, come diceva Benda.




