STORIA- Pagina 16

Storia: Torino al tempo delle invasioni barbariche

Breve storia di Torino

1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

2 Torino tra i barbari

Continua dunque il progetto in cui mi sono impelagata riflettendo su quanto sappiamo del mondo e quanto invece conosciamo del territorio in cui viviamo.
Questa serie di articoli nasce da una discussione avuta in classe con i miei studenti, con i quali ho potuto dibattere sullimportanza che diamo a ciò che sta lontano, a discapito di ciò che invece possiamo effettivamente raggiungere, vedere, studiare a fondo. È un lavoro per me nuovo, quello che sto facendo, una sfida personale tutta di ricerca prettamente storica che ho piacere di condividere con voi, cari lettori, nella speranza di coinvolgervi e intrattenervi con un po di notizie locali che sono riuscita a reperire, esulando da quelle che sono le mie zone di confort, ossia larte e la scuola.
Ecco allora vi lascio alla lettura di questo secondo articolo, dedicato ad approfondire ciò che accadde alla nostra bella urbe durante le cosìddette invasioni barbariche.
Sappiamo davvero poco sulle vicissitudini di Torino durante lalto Medioevo. Limpero romano cade per cedere il posto a una progressione di transitori regni barbarici, si apre un periodo incerto, caratterizzato da crisi commerciali, un forte calo demografico e un generale regresso della vita urbana. Il territorio di Torino viene dapprima inglobato nel regno degli Ostrogoti, successivamente, nel giro di circa un secolo, a tale popolazione subentrano i Longobardi, che detengono il potere fino al termine del secolo VIII, ossia fino allarrivo dei Franchi. Torino è ora parte del Regnum Italiae e appartiene al vasto Impero di Carlo Magno, che si espande dalla Spagna ai Paesi Bassi fino alla Germania centrale. Ancora una volta la posizione geografica della città fa sì che lurbe diventi un importante punto di collegamento tra i luoghi principali del dominio carolingio: i territori italiani e lancora importantissima Roma.
Le fonti pervenuteci riguardo a tale periodo storico sono esigue e frammentarie, si tratta principalmente di documenti ecclesiastici, attestati ufficiali, cronache o testimonianze redatte da titolari laici del potere, in ogni caso tutti atti che si riferiscono a persone più che benestanti e di particolare riguardo, come nobili, vescovi o imperatori, al contrario ci è quasi impossibile recuperare notizie sul modus vivendi della gente comune.

Sappiamo però che pressoché tutte le città murarie compresa Torino offrivano protezione a chi, vivendo nelle campagne, era costantemente danneggiato dalle incursioni dei barbari.
Nel IX secolo anche lImpero Franco si spegne: i regni e i ducati che ne facevano parte sono in continua lotta tra loro, i grandi signori si combattono lun laltro e nel mentre tentano di arrestare le invasioni dei Saraceni e degli Ungari.
Torino si presenta come un avamposto di primaria importanza per fronteggiare le incursioni saracene provenienti dalle Alpi ed è dunque necessario, per chiunque ambisca a governare il Regno Italico, esercitare unazione di controllo anche sul territorio del capoluogo piemontese. È Ottone I che, alla fine del X secolo, ha la meglio sugli altri aspiranti: nasce lImpero romano-germanico. A questo punto della storia, Torino passa sotto la giurisdizione del marchese Arduino III, noto come il Glabro, il quale detiene il dominio non solo sulla città ma su tutta la zona conosciuta come marca di Torino,  comprendente i territori circostanti e il corridoio alpino. Lantica Augusta è destinata a sottostare agli Arduino, vassalli imperiali con titolo di conti e marchesi della città fino alla morte della contessa Adelaide (1091), ultima discendente della famiglia. È tuttavia necessario ricordare limportanza della casta ecclesiastica, i vari membri della stirpe reggente devono dividere il potere con i vescovi locali che, da Massimo in avanti, esercitano lautorità spirituale e temporale sulla diocesi ma anche sulla cittadinanza. Il governo episcopale risulta un punto fermo in questo periodo di grande confusione, è grazie ad esso se la città presenta una struttura amministrativa e una accettabile stabilità politica. Da non dimenticare inoltre il fatto che il clero vanta un duplice espediente per assicurarsi il mantenimento del credito politico, da una parte legemonia spirituale, dallaltra il fatto che la Chiesa costituisce lunica fonte di alta cultura, per lappunto chi appartiene al clero episcopale fa parte dei pochi in grado di leggere e scrivere.


Si può dunque affermare che la storia di Torino segua le generiche vicissitudini dellItalia, lo specifico si perde in una più ampia visione di accadimenti cronologici che segnano il destino di tutta la penisola, con leccezione di sporadici eventi che è possibile riportare grazie alle documentazioni rinvenute. Proviamo allora a ripercorrere un po piùda vicino  le vicende della penisola e della nostra città durante la venuta degli Ostrogoti, poi dei Longobardi e infine ciò che avviene nel periodo carolingio.
Quando lImpero Romano crolla, Torino non pare accorgersene, la quotidianità della cittadinanza rimane sostanzialmente imperturbata di fronte alle vicissitudini politiche lontane, e anche quando nel 493 Odoacre viene deposto dagli Ostrogoti, la notizia non desta particolare interesse.
Il nuovo re, Teodorico, tuttavia nota la città pedemontana e la ritiene un cruciale avamposto strategico. In questo contesto Torino diventa per poco protagonista: agli albori del nuovo regno un esercito di Burgundi riesce ad entrare in Italia, attraversando la Valle dAosta e saccheggiando le cittadine della pianura lombarda; Teodorico affida il compito di sedare linvasione e negoziare il rilascio dei prigionieri ai vescovi di Pavia e Torino. La vicenda si conclude positivamente e nel 508 Teodorico espelle gli invasori dal regno e rende Torino un caposaldo della sua linea difensiva.
Limperatore muore nel 526 e la stabilità del potere politico viene bruscamente scossa. Prende il comando il bizantino Giustiniano, la cui aspirazione più grande è restaurare lantico Impero Romano; egli decide di riunire le province occidentali ai territori orientali che governa da Costantinopoli.
A seguito di tale desiderio dellimperatore, nel 535 il generale Belisario inizia la riconquista dei territori italiani, le battaglie che ne conseguono sono violente e sanguinose e portano alla distruzione di gran parte dei territori settentrionali e centrali della penisola. Nel 553 cade lultimo avamposto ostrogoto e il regno di Teodorico viene cancellato del tutto. La vittoria di Giustiniano però non è destinata a durare. La conquista bizantina ha conseguenze negative e comporta linizio di unaltra invasione barbarica, quella dei Longobardi. Alboino in breve tempo ottiene tutta lItalia settentrionale e centrale, occupa il Piemonte e rende Torino unimportante roccaforte del nuovo regno. Per due secoli i Longobardi detengono legemonia, il segno del loro passaggio è incisivo e ben evidente, soprattutto in Lombardia, regione che ancora oggi porta il loro nome.
I Longobardi, confederazione di più gentes, assimilabili nellaspetto perché portatori di una lunga barba, sono bellicosi, saccheggiatori alla ricerca di nuove terre in cui insediarsi e soprattutto sono seguaci dellarianesimo. È appunto la questione religiosa che determina allinizio grosse difficoltà e spaccature con la convivenza autoctona, tutta cristiana. Ci vuole del tempo, ma alla fine ariani e pagani si convertono al cattolicesimo, come dimostra la diocesi torinese che riesce a ricongiungersi con il papato a Roma nel giro di neanche un secolo. Nonostante la natura guerriera dei nuovi dominatori, a Torino non pare esserci alcuna situazione particolarmente violenta: i contadini continuano a svolgere le loro attività e i vescovi sono lasciati liberi di occuparsi dei propri fedeli. I nobili longobardi si impossessano delle zone adiacenti allurbe, come per esempio il colle su cui sorge Superga, il cui nome deriverebbe da Sarropergia, dal germanico Sarra-berg, monte della collina.  Quel che emerge è che i Longobardi sono sottoposti ad un graduale processo di romanizzazione, come dimostra la scomparsa della loro lingua a favore del latino volgare. Daltro canto i nuovi dominatori apportano notevoli modifiche agli usi e costumi di derivazione romana, ad esempio il sistema delle tasse e lassetto urbano dei centri abitati. Viene inoltre smantellata lorganizzazione delle province dellImpero, a favore dellistituzione di ducati, governati da comandanti militari longobardi, detti duchi; i nuovi siti hanno alto valore strategico, tra questi emergono per importanza Torino, Asti, Ivrea e Novara.
A Torino i duchi longobardi  erigono diversi nuovi monumenti e palazzi, accanto ai luoghi cristiani già preesistenti. Sorgono chiese e abitazioni che esulano dallassetto regolare della città: esse vengono costruite senza tenere in minima considerazione lo schema urbano e i tracciati originali delle strade, il tessuto della città cambia in maniera irreversibile.
Il regno longobardo sopravvive fino al 773, anno in cui Carlo Magno invade definitivamente lItalia. Una parte dellesercito varca le Alpi attraverso il passo del Gran San Bernardo mentre un altro reparto guidato dal re in persona- raggiunge Torino, attraverso il valico del Moncenisio e la Val Susa. Torino è proprio la prima città a cadere sotto il dominio franco. Carlo Magno si proclama re dei Franchi e dei Longobardi, sottolineando in tal maniera la volontà di amministrare il regno come una provincia del suo impero franco, concedendo agli abitanti di mantenere la propria identità.  Lo stesso governo di Carlo in Italia si appoggia alla struttura politica precedente, Torino stessa ne è unacuta dimostrazione e testimonianza.
La nuova amministrazione è tuttavia più efficiente, grazie anche ai missi dominici, gli emissari dellimperatore, i quali devono indagare e occuparsi delle eventuali ingiustizie e sono altresì incaricati di supervisionare lamministrazione locale.
A caratterizzare limpero carolingio è la strettissima alleanza con la Chiesa, ancora una volta Torino si dimostra esempio perfetto per esplicare il sistema di governo attuato. La città e le zone adiacenti sono un importante punto strategico, lurbe sorge su un asse cruciale per la sorveglianza e la comunicazione tra il Regno Italico, la Roma pontificia e il cuore dei territori franchi. Il passaggio attraverso i valichi prende un nuovo nome: strada francigena, ossia la strada dei franchi. Daltra parte Torino è governata da un conte, amministratore della giustizia in vece dellimperatore, egli èaffiancato nellincarico da fidati collaboratori, sia laici che ecclesiastici.


Le fonti forniscono diverse importanti informazioni sulla centralità del ruolo del clero nellamministrazione carolingia; ad esempio, nellanno 816, Ludovico il Pio figlio di Carlo Magno- nomina vescovo di Torino Claudio, suo cappellano e consigliere. Tale scelta è dovuta allesigenza di lasciare una diocesi così importante in mani fidate. Claudio è comunque figura centrale per la storia del capoluogo piemontese, è infatti grazie a lui che nasce la schola di Torino, volta ad accogliere studenti dal Piemonte e dalla Liguria. A Claudio succedono prima Vitgario, il quale segue il processo di rinnovamento cristiano in risposta alle esigenze dellimpero carolingio, e poi Regimiro, che istituisce la regola di Crodegango di Metz, secondo la quale i canonici della cattedrale devono condurre una vita monastica attiva, in stretta collaborazione con il vescovo.
Con la morte di Ludovico il Pio lenorme regno franco inizia a frantumarsi: dopo una sanguinosa lotta intestina i tre discendenti di Ludovico si spartiscono il regno.
Lultimo re è Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico, che tuttavia non si dimostra allaltezza di governare né di fronteggiare i nuovi nemici Normanni e Saraceni- e viene così deposto dai vassalli nellanno 887.
Il Regno Italico è ormai un immenso campo di battaglia su cui si scontrano i grandi signori dellepoca e Torino è di nuovo in balia degli importanti eventi che determinano la Storia dei popoli.

 ALESSIA CAGNOTTO 

Umberto II, la “regalità” al servizio della Nazione

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Umberto di Savoia, principe di Piemonte, in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, salì al trono il 9 maggio di 80 anni fa. Era luogotenente generale del Re ed aveva già di fatto esercitato le funzioni sovrane dalla Liberazione di Roma  del 4  giugno 1944. Resta un dileggio gratuito e antistorico  definirlo “re di maggio” perché Umberto II solo formalmente regnò poco più di un mese, essendo partito per l’esilio il 13 giugno 1946.

Non solo i monarchici riconoscono che mise le premesse per essere un grande Re, come aveva visto Luigi Barzini jr. Scelse come ministro della Real Casa l’avvocato Falcone Lucifero che nella sua giovinezza era stato un socialista vicino a Matteotti. Ho conosciuto di persona Umberto II in più occasioni e la sua “regalità” era palpabile e ben viva. Per regalità intendo soprattutto il fatto di  non essere mai stato uomo di parte, ma di essersi sempre posto al servizio della Nazione. Questo è il mestiere dei re , come ben ha dimostrato Carlo d’Inghilterra nel suo incontro con Trump. In Umberto non fu solo “mestiere” , ma cultura, equilibrio, patriottismo  autentico, si direbbe oggi passione civile. Nel ricostituito  Regno al Sud fu l’anima del risorto esercito italiano e,  malgrado l’opposizione degli Alleati ad un suo comando , seppe essere vicino ai soldati di Montelungo e Monte Marrone con sprezzo del pericolo e  della vita. La Repubblica sociale fece strame della sua figura per colpire la dinastia.
Durante il referendum istituzionale dimostrò un equilibrio quasi impossibile perché, pur essendo in giuoco la Monarchia, il re seppe restare al sopra della mischia. Parti’ per l’esilio prima della proclamazione della Repubblica per evitare una probabile seconda guerra civile tra il Nord repubblicano e il Sud monarchico che rivelò con il voto  di non essere stato oggetto di una colonizzazione forzata  da parte dei Savoia. Il suo costante richiamo fu l “Italia innanzi tutto” e Autogoverno di popolo e giustizia sociale“. Dall’esilio il re ha continuato ad amare disperatamente l’Italia .
I monarchici in Italia furono inadeguati e litigiosi, sperperando milioni di consensi in partiti che hanno immiserito la causa monarchica. Il Re da Cascais ha rappresentato un esempio  civile  di grande italiano che ne rappresentava la storia migliore,  quella del Risorgimento e non solo. Per cercare di non far sentire troppo la differenza la Repubblica dovette scegliere come presidente il monarchico e scienziato Luigi Einaudi. Ma la figura di Umberto non è mai stata dimenticata, neppure tanti anni dopo quando morì nel 1983 e  la Repubblica gli negò di rivedere per l’ultima volta la sua Patria.

La Madonna a Ranverso 

Domenica 10 maggio, ore 15

 

Per la Festa della Mamma una visita guidata sulle tracce della rappresentazione della Madonna negli affreschi della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

 

 

La figura della Madonna attraversa e unisce l’intero ciclo figurativo della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO): un racconto per immagini che, dall’Annunciazione alla Natività fino alla morte della Vergine, restituisce una delle narrazioni più articolate e stratificate del Piemonte tardomedievale.

In occasione della Festa della Mamma, è in programma domenica 10 maggio un approfondimento dedicato alla rappresentazione mariana all’interno del complesso, dove pittura, devozione e committenza si intrecciano in un percorso visivo di forte coerenza. Il ciclo di affreschi, attribuito in larga parte a Giacomo Jaquerio e alla sua bottega, sviluppa una sequenza narrativa che accompagna il visitatore lungo i momenti centrali della vita della Vergine. Dall’Annunciata, colta in una dimensione intima e sospesa, alla scena della Natività, fino alla Dormitio Virginis, emerge un linguaggio pittorico capace di coniugare attenzione al dettaglio, costruzione dello spazio e intensità espressiva. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un progetto iconografico unitario che riflette la funzione della Precettoria come luogo di assistenza e spiritualità legato all’ordine ospedaliero antoniano. La figura della Madonna assume qui un ruolo centrale: modello di intercessione e presenza costante all’interno di un contesto segnato da cura e accoglienza.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

Domenica 10 maggio 2026, ore 15

La Madonna a Ranverso

Costo visita: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietti: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

È indispensabile la prenotazione entro il giorno precedente.

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Connubio vincente in tre residenze del territorio metropolitano

Il 9, 10 e 16 maggio

Il mese di maggio rappresenta un periodo di particolare fermento per il patrimonio culturale piemontese. L’associazione Dimore Storiche  Italiane (ADSI), sezione Piemonte e Valle d’Aosta, rinnova la sua missione di valorizzazione del territorio attraverso la collaborazione con il Salone Internazionale del Libro in attesa del 24 maggio, la Giornata Nazionale ADSI.
Quest’anno l’impegno dell’associazione si è  riscontrato in un profondo legame con il territorio, facendo uscire la cultura dai centri urbani e aprendo le porte di residenze private d’eccezione presenti tra le province di Torino e di Cuneo, nel contesto del programma prestigioso del Salone OFF.
Il territorio della provincia di Torino ospiterà una serie di incontri che spaziano dalla saggistica alla botanica, offrendo occasioni di approfondimento uniche in cornici di pregio.
Sabato 9 maggio prossimo a Carignano, alle 17, la stupenda cornice di Villa Bona si inserirà nel programma della rassegna “Fiori & Vini”, in cui l’autore Angelo Berton presenterà il suo volume “Vegania”, conducendo il pubblico in un affascinante dialogo sulla cucina vegetale contemporanea. Si tratterà di un incontro dove la tecnica e la creatività culinaria si fonderanno in maniera armoniosa con la genuinità dei prodotti di alta quota.
Domenica 10 maggio, dalle 15 alle 17, a Pancalieri, nel complesso monumentale di Villa Giacosa Valfré di Bonzo si terrà  l’evento “La Cultura della Coltura”, che celebrerà  il legame tra botanica e territorio. I visitatori potranno scoprire il profumo della menta piperita attraverso visite guidate ai giardini curati dal celebre architetto Paolo Pejrone, in un pomeriggio che unirà la scoperta delle tradizioni locali a progetti di solidarietà internazionale.
Infine sabato 16 maggio alle 15, il palazzo dei conti di Bricherasio  aprirà le sue porte alla presentazione del volume di Beppe Minello, firma storica de La Stampa, dal titolo “Anonima Cronisti”.
Sarà una preziosa occasione per riflettere sulla vita vissuta all’interno delle redazioni giornalistiche e sulla complessa ricerca della verità nella Torino trasformata del Post Olimpiadi.
Domenica 17 maggio la proposta culturale riguarderà la provincia di Cuneo, con la visita al castello della Margarita, di Villa Corinna a Villanova Mondovì, di Villa Oldofredi Tadini a Cuneo e Tenuta Berroni a Racconigi.

Chiamati due volte: i martiri d’Algeria

Una mostra a Maria Ausiliatrice

Trent’anni fa, il 21 maggio 1996, venivano uccisi in Algeria i 7 monaci trappisti di Tibhirine, il cui martirio fu reso celebre in tutto il mondo dal film “Uomini di Dio” che solo in Francia ebbe 4 milioni di spettatori e vinse il premio speciale della giuria al Festival di Cannes. Ora una mostra a Torino, a Maria Ausiliatrice ( dal 10 al 24 maggio , ore 10-20), ricorda questo drammatico evento e tutti i 19 martiri dichiarati beati dalla Chiesa nel 2018 uccisi dal fondamentalismo islamico durante il decennio nero del terrorismo algerino ( 1992-2002) : oltre ai 7 monaci, religiose, religiosi e il vescovo di Orano Pierre Claverie, A organizzarla il Centro studi Perione, che si occupa a Torino dello studio e delle relazioni cristiano-islamiche, in collaborazione con il Centro Frassati, nell’ambito del Salone del libro. La mostra, che è stata esposta anche a Parigi, New York, Roma e Milano, ripercorre con foto , video, scritti la vita donata di questi martiri, la loro fede e la scelta di restare tra la gente.. Si intitola “Chiamati due volte”, perché la fedeltà alla loro vocazione si è incarnata in una fedeltà al popolo algerino, vittima anch’esso della violenza e dell’odio. Ricordare il loro sacrificio è un messaggio universale di dialogo e riconciliazione, come fu tutta la loro vita. Evento centrale sarà Giovedì 14 maggio alle ore 20,45 l’intervento del cardinale di Algeri , S.Em. Jean Paul Vesco, che parlerà nella sala don Bosco di Valdocco, sul tema :”I martiri di Algeria, testimoni di fraternità”. Venerdì 15 maggio alle ore 9 il Cardinale Vesco dirà messa in Maria Ausiliatrice, dopo la messa incontrerà nella sala don Bosco sacerdoti, religiose e religiosi che vorranno intervenire. Ha scritto Alessandro Banfi, uno dei curatori con Michele Brignone , Martino Diez Lorenzo Fazzini, Caudio Fontana e Michele Pellegrino, « Nessuno dei diciannove martiri è stato colpito in solitudine – compresa suor Odette Prévost che pure è morta da sola, perché l’altra sorella del Sacro Cuore di Gesù, Chantal Galicher, è sopravvissuta –, forse un segno che la scelta di rimanere non è mai stata del singolo individuo, ma è maturata in comunione con altri» .Al vescovo di Orano Claverie, è toccato di morire con un giovane musulmano che lo accompagnava quel giorno. La sua tomba, nella cattedrale di Orano , è accessibile da una porticina per permettere ai musulmani di visitarlo e rendergli omaggio. «I diciannove beati martiri d’Algeria», scrive ancora Banfi, «hanno lasciato opere, segni concreti: una scuola di cucito, una biblioteca, un dispensario medico… Papa Leone nella sua visita in Algeria il 13 aprile ha reso omaggio a questo “dialogo della vita”. Loro continuano a provocare, con la loro intercessione, piccoli e grandi fatti. Ha scritto Joseph Ratzinger che i santi sono come le porte delle chiese, sono sempre un tramite, un passaggio, un’occasione. Per arrivare ad altro. E anche per i diciannove succede così»

 

Riapre il Museo Forte Bramafam di Bardonecchia

Martedì 2 giugno prossimo inizia la stagione di apertura del Museo Forte Bramafam di Bardonecchia, un luogo dove si è cercato di salvare le memorie della storia militare del Regio esercito, vedendola attraverso quegli uomini che questa storia hanno creato e vissuto. In questi 30 anni di attività, è stata raccolta una notevole massa di materiale e di ricordi, oltre 200 oggetti tra cui uniformi, artiglierie, armi e materiale della vita quotidiana, inseriti in ricostruzioni ambientali che immergono il visitatore dentro la storia.

Nella pausa invernale, anche quest’anno, il Museo non è stato fermo e ha dato vita a una serie di progetti per proseguire nel recupero del Forte Bramafam attraverso bandi con Regione e Fondazioni, per proseguire negli interventi strutturali nel ripristino delle strutture preesistenti degli adeguamenti tecnologici, ma anche nelle evoluzioni legali per proseguire nel futuro del Museo. L’elemento di punta del 2026 è rappresentato da un progetto ambizioso che trasformerà il Museo in un ponte tecnologico tra passato e presente: saranno realizzate 50 installazioni che riprodurranno documentari dell’Istituto Luce e video che riproporranno 700 foto storiche legate agli eventi narrati nel Museo. Tra queste, 500 immagini sono state restaurate con l’intelligenza artificiale. Si è voluta restituire l’umanità e il movimento a uomini che altrimenti sarebbero rimasti statici nella memoria. Una mole di contenuti che su carta avrebbe richiesto spazi immensi. Vengono così ad aprirsi una serie di storie legate alle fortificazioni, alle artiglierie e alle guerre, ma dove emergono i volti degli uomini del passato.

Questa lettura dei documenti storici è resa più fruibile dall’uso dell’IA e dei video, resa piu viva per le nuove generazioni, con la flessibilità di poter aggiornare i contenuti o creare percorsi tematici differenti senza cambiare l’allestimento fisico. Alcuni dei temi che verranno raccontato saranno il Terzo Alpini e la Madonna di Rocciamelone, le artiglierie da fortezza del Regio esercito, la piazza militare del Moncenisio, Susa a inizio Novecento, gli Alpini sciatori a Bardonecchia, Folgore e Monterosa tra Moncenisio e Monginevro, le batterie corazzate e la formazione “ Stellina Giustizia e Libertà”.

Lo scorso anno il Museo aveva ipotizzato di aprire, nel 2026, il nuovo settore della galleria di Gola, ma l’entità degli interventi, i costi e la riduzione dei contributi da parte delle fondazioni bancarie ha costretto a dare una sospensione alle attività e aprire un mutuo per pagare parte dei lavori. Rimangono da completare parte della impermeabilizzazione sulla copertura, impiantistiche elettriche di controllo, la ricostruzione degli interni e gli impianti nel pozzo Gruson.

Il progetto è andato oltre l’aspetto museale e sono stati avviati contatti con l’Amministrazione comunale di Bardonecchia per definire il trasferimento a titolo non oneroso del compendio di Forte Bramafam e, tra gli altri, la presentazione di una domanda per la ricostruzione dell’acquedotto di Forte Bramafam che porterà rifornimento idrico alle Case di Sant’Anna. È stato inoltre promosso dall’Associazione per gli Studi di Storia e Architettura militare del Forte Bramafam un convegno a Bardonecchia dal titolo “Sulle strade bianche delle fortificazioni”.

Info aperture: giugno – martedì 2 e tutte le domeniche – a luglio tutti i sabati e le domeniche – agosto tutti i giorni dall’1 al 30 – settembre tutte le domeniche – novembre tutte le domeniche

Mara Martellotta

 

Foto Corino  – Turismo Torino e Provincia

“C’era una volta Italia ’61”, gli anni ruggenti di Torino

Mercoledì 6 maggio, nella Sala Spagnuolo di Palazzo Lascaris (via Alfieri 15, Torino) è stata aperta al pubblico la mostra fotografica “C’era una volta Italia 61”, a 65 anni dalle manifestazioni per il primo anniversario dell’Unità d’Italia. Un viaggio immaginario che ricostruisce quel momento storico attraverso video d’epoca, fotografie, manifesti e oggetti originali, ricordando la leggendaria monorotaia Alweg che correva sul laghetto dietro al Palazzo a Vela. La mostra, promossa dal Consiglio regionale e curata dell’associazione “Amici di Italia ’61”, rimarrà aperta al pubblico fino al 10 giugno 2026. Orario di apertura: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17. Ingresso gratuito.

I curatori, Mario Abrate e Piero D’Alessandro, fondatore e presidente dell’associazione “Amici di Italia ‘61”, durante l’inaugurazione hanno illustrato al presidente del Consiglio regionale Davide Nicco ed al consigliere segretario Fabio Carosso i contenuti dell’esposizione.

“Questa mostra ripercorre gli anni ruggenti della nostra città – ha commentato il presidente Nicco – le immagini degli anni Sessanta, che oggi rivediamo con un po’ di nostalgia, fanno memoria della storia di una parte importante del nostro territorio, che è bene preservare e raccontare ai giovani di oggi”.

La mostra celebra i 65 anni dall’evento che portò Torino al centro dell’interesse nazionale in occasione del centenario dell’Unità d’Italia: una stagione unica per l’innovazione architettonica, tecnologica e culturale di cui oggi rimangono solo alcuni segni in città. Da maggio a ottobre nel 1961, in pieno boom economico, Torino si presentò al mondo con infrastrutture avveniristiche, moderni padiglioni e la celebre monorotaia. “Obiettivo dell’esposizione – hanno detto i curatori – è restituire questo patrimonio alla memoria collettiva attraverso un racconto con materiali originali, immagini, manifesti d’epoca e testimonianze dirette raccolte in anni di ricerche e grazie alla collaborazione di numerose persone”.

Per approfondire l’argomento mercoledì 3 giugno alle 15 a Palazzo Lascaris si svolgerà una conferenza pubblica a cura dell’Associazione, dal titolo: “Italia ’61: La città delle meraviglie. L’esposizione nella memoria collettiva: storie, curiosità, frammenti di vita”.

Info: www.italia61.org

Al Polo delle Rosine il volume sulla Resistenza nelle Valli di Lanzo

Venerdì 8 maggio, alle ore 18.30, il Polo delle Rosine ospiterà la presentazione del volume “Le Valli di Lanzo verso la Liberazione. Missioni e corvée attraverso le Alpi 1944-1945”, a cura di Franco Brunetta, Gianni Castagneri, Monica Data, Silvia Marchisio, Ezio Sesia, Furio e Marco Sguayzer. L’incontro si inserisce nel programma della 22esima edizione del Salone OFF di Torino e nel quadro delle celebrazioni per l’80esimo anniversario della Repubblica Italiana, proponendo una riflessione profonda sulle radici storiche e civili del nostro Paese. Le vicende delle Valli di Lanzo diventano simbolo di un passaggio cruciale tra sentieri impervi, sacrificio, coraggio, presenza forma a quel processo di liberazione che avrebbe condotto alla nascita della Democrazia Repubblicana. Il volume non si limita a ricostruire gli eventi della Liberazione, ma cerca di approfondire il valore umano e morale della Resistenza, restituendo voce a chi, anche rimasto in ombra, avrebbe contribuito a immaginare e costruire una nuova Italia.

Tra gli interventi si ricordano quelli di Michele Vietti, autore dell’introduzione, ed Ezio Sesia, tra i curatori del volume. L’incontro al Polo delle Rosine sarà un’occasione per riscoprire una pagina fondamentale della storia locale e nazionale e per promuovere i valori della memoria come fondamento della cittadinanza.

L’evento è stato promosso dalla Società Storica delle Valli di Lanzo, fondata a Ceres nel 1946 da Giovanni Donna D’Oldenico.

Venerdì 8 maggio, ore 18.30 – Polo le Rosine- via Plana 8/C Torino. Ingresso libero – prenotazioni: eventi@lerosine.it

I Savoia, una storia cominciata a Susa

Fino al 24 maggio
Tutto iniziò da un matrimonio, quello tra Adelaide, contessa di Torino e signora di Susa, e Oddone di Savoia. Un’unione che aprì ai Savoia le porte d’Europa e segnò per sempre la storia di questo territorio. Da quel momento, nell’XI secolo, il castello di Susa, che porta il nome di Adelaide, diventò il punto di partenza per raccontare una dinastia che avrebbe governato le Alpi per mille anni. Al secondo piano dell’antico palazzo due bifore appartengono all’edificio dell’XI secolo in cui Adelaide soggiornò e la sua presenza a Susa è attestata con precisione da due documenti di primaria importanza, datati 1073 e 1078. Fermarsi davanti a queste bifore significa sostare nello stesso spazio in cui, quasi mille anni fa, una delle donne più potenti del Medioevo italiano si affacciava per guardare il giardino, ammirare le montagne, attendere l’arrivo degli ospiti e soprattutto per esercitare la propria autorità durante la sua permanenza in Val Susa.
Qui visse Adelaide, figura centrale del secolo XI perché le sue nozze con Oddone segnarono l’ingresso della dinastia sabauda nella scena europea. Il matrimonio avvenne nel 1045 ma sul luogo delle nozze non esiste una testimonianza diretta, forse fu celebrato a Torino o nella stessa Susa oppure nell’Abbazia di Novalesa. Il matrimonio non fu una storia d’amore ma un’alleanza strategica di enorme importanza. Adelaide controllava i valichi alpini cruciali, il Moncenisio e il Monginevro, fondamentali per i collegamenti tra Italia e Francia. Oddone, figlio del conte Umberto I Biancamano, fondatore dei Savoia, rappresentava una dinastia emergente oltre le Alpi. L’unione consolidò il legame tra la futura Casa Savoia e i territori italiani, aprendo alla dinastia la strada verso il Piemonte e, alla morte di Adelaide nel 1091, i suoi territori passarono ai discendenti sabaudi. Dalle mura di questo castello parte la lunga storia dei Savoia a cui è dedicata la mostra “I Savoia, mille anni di storia e potere”, fino al 24 maggio al castello di Susa, uno dei luoghi in cui la storia dei Savoia è incominciata.
La rassegna, visitata tra gli altri da Aimone di Savoia, duca d’Aosta, presenta la collezione di Savoie.live, l’associazione francese che conserva un patrimonio di grande importanza storica legato alla dinastia sabauda che si integra in queste sale con la collezione permanente del Museo Civico di Susa, Nell’esposizione, curata da Stefano Paschero, direttore del Museo civico di Susa, e Claude Duffur, si possono vedere decine di documenti e oggetti originali che comprendono otto secoli di storia europea. Ci sono sigilli medioevali in bronzo, sciabole, libri d’ore miniati, antichi volumetti in pelle con la storia dei Savoia, codici giuridici, ritratti di sovrani, croci alpine in oro e argento, monete e carte geografiche olandesi del Seicento e Settecento. Non solo una mostra ma il racconto di un’amicizia tra due terre che parlano la stessa lingua attraverso l’arte e la storia, oggi come ieri. Orari di apertura della mostra: venerdì, sabato e domenica dalla ore 14,00 alle ore 18,00.           Filippo Re
nelle foto,  le bifore esterne e interne al castello di Susa, oggetti esposti nella mostra

Dal papiro al digitale: ME-Scripta, il centro di ricerca del Museo Egizio sostenuto da Fondazione CRT

Un nuovo passo avanti per la ricerca sull’Antico Egitto: prende vita ME-Scripta, il centro di ricerca promosso dal Museo Egizio e sostenuto in modo determinante dalla Fondazione CRT. L’iniziativa, resa possibile da un investimento di circa 3 milioni di euro, punta a sviluppare un programma pluriennale dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle testimonianze scritte egizie, dai papiri agli ostraca fino alle legature copte.

Con questo progetto, il Museo Egizio rafforza la propria dimensione scientifica, affiancando alle attività espositive un centro di ricerca strutturato e interdisciplinare. ME-Scripta nasce infatti come realtà interna autonoma, guidata da Susanne Töpfer e composta da un team specializzato, con l’obiettivo di valorizzare una delle più importanti collezioni papirologiche al mondo: circa mille manoscritti e oltre 30 mila frammenti che coprono più di tre millenni di storia, in diverse lingue e sistemi di scrittura.

L’iniziativa si inserisce in una visione di lungo periodo che combina competenze umanistiche e tecnologie avanzate. Filologia, analisi multispettrali, restauro e strumenti digitali convergono per produrre nuova conoscenza e renderla accessibile sia alla comunità scientifica sia al grande pubblico.

Il programma scientifico si articola in tre principali linee di ricerca. La prima riguarda i papiri e il loro studio filologico, con interventi di ricostruzione, analisi e pubblicazione di testi inediti, tra cui documenti amministrativi e religiosi di epoca tolemaica e faraonica. La seconda è dedicata agli ostraca, frammenti di ceramica e pietra utilizzati per la scrittura quotidiana, fondamentali per comprendere la vita sociale ed economica dell’antico Egitto. La terza linea, RE-BIND, si concentra sulle legature copte, studiate attraverso tecniche diagnostiche avanzate per ricostruirne struttura e contesto originario.

Uno degli obiettivi più ambiziosi del progetto è la creazione, entro il 2034, di una piattaforma digitale integrata che raccolga e renda consultabili papiri, ostraca e altri supporti scritti. Questo archivio online, basato su standard internazionali, offrirà immagini ad alta definizione, trascrizioni e collegamenti a database globali, diventando un punto di riferimento per lo studio della scrittura egizia.

Le ricadute del progetto interesseranno anche il territorio: ME-Scripta prevede il coinvolgimento di numerosi professionisti tra ricercatori, restauratori e specialisti digitali, oltre a percorsi formativi, workshop e programmi internazionali rivolti a studenti e studiosi.

Accanto alla ricerca, grande attenzione sarà dedicata alla divulgazione. Il centro promuoverà attività educative, contenuti didattici bilingui e iniziative aperte al pubblico, contribuendo a rendere accessibile un patrimonio straordinario e a rafforzare il ruolo del Museo Egizio come polo culturale e scientifico di riferimento a livello internazionale.