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Una seconda Venaria: parte il rilancio di Stupinigi e del suo borgo

Il presidente della Regione Piemonte Cirio e gli assessori Poggio e Tronzano: «Sarà una seconda Venaria.

Creeremo un sistema in grado di superare i Castelli della Loira»

 

Prende il via concretamente il progetto di rilancio della Palazzina di Caccia di Stupinigi, presentato nei mesi scorsi da Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt e Fondazione Ordine Mauriziano: ieri durante un incontro presso la Presidenza della Regione Piemonte è stata definita la costituzione dell’Unità di missione “Stupinigi 2030” che avrà il compito di attuare una delle più grandi sfide internazionali di riqualificazione architettonica e culturale, dopo quella che ha coinvolto in passato la Reggia di Venaria.

L’investimento previsto è di 25 milioni di euro, 20 nell’ambito del Pnrr e 5 nell’ambito della programmazione del Fondo europeo di sviluppo regionale: sarà proposto al Ministero della Cultura con l’obiettivo di non frammentare le energie di queste risorse, concentrandole in un grande intervento dalle ricadute storiche per l’intero territorio piemontese e italiano.

«Stupinigi 2030 mira alla creazione di una seconda Venaria capace di attrarre milioni di visitatori e di un sistema in grado non solo di competere, ma anche di superare per qualità e attrattività i Castelli della Loira – sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio con l’assessore alla Cultura e Turismo Vittoria Poggio e l’assessore al Patrimonio Andrea Tronzano -. Mentre per la Reggia di Venaria la vocazione è principalmente culturale e artistica, per la Palazzina di Caccia di Stupinigi immaginiamo una mission storica e architettonica, ma allo stesso tempo rurale ed esperienziale. Per questo il progetto di recupero non coinvolgerà solo la Residenza reale, ma anche le sue cascine e le antiche botteghe. Daremo nuovamente vita ad un borgo, dove il visitatore potrà immergersi in una esperienza unica».

Per non generare nuove strutture, l’ipotesi è di insediare l’Unità di missione “Stupinigi 2030” all’interno del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, punto di riferimento nel panorama nazionale per il recupero di opere e beni artistici. Nata nel 2005 nell’ambito dei grandi interventi di riqualificazione della Reggia di Venaria, la Fondazione vede già tra i suoi fondatori il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Comune di Torino, Comune di Venaria Reale, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Compagnia di San Paolo e Università degli Studi di Torino.

Su Google Arts & Culture oltre 150 opere del Museo del Risorgimento

Disponibili su Google Arts & Culture oltre 150 opere, immagini Street View delle 30 sale che compongono il percorso di visita e le Storie che permettono di conoscere i tesori del Museo.

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google per esplorare i tesori, le storie e il patrimonio di conoscenza di oltre 2.000 istituzioni culturali di 80 paesi nel mondo. In linea con la missione di Google di rendere l’informazione più accessibile, la missione di Google Arts & Culture è rendere la cultura mondiale accessibile a chiunque, ovunque. Con Google Arts & Culture si possono scoprire l’arte, la storia e le meraviglie culturali di tutto il mondo e da oggi anche del Museo Nazionale del Risorgimento.

Il visitatore potrà immergersi nella Collezione Digitale con oltre 150 opere, esplorare tutte le 30 sale che compongono il percorso di visita del Museo attraverso le immagini Street View e scoprirne i tesori nelle Storie.

 

La Collezione Digitale

La prima fase dei lavori ha portato alla digitalizzazione di oltre 150 opere tra le più significative della ricchissima collezione esposta nel Museo. Di queste 20 possono essere esplorate nei minimi dettagli grazie alla tecnologia Google Art Camera.

Tra le più importanti già online, i Cimeli del Re Vittorio Emanuele II, i dipinti Garibaldi a Marsala di Gerolamo Induno, La prima bandiera italiana portata a Firenze di Francesco Altamura e i grandi quadri che raccontano l’epica del Risorgimento. E poi ancora le fotografie che compongono l’album della Contessa di Castiglione, la copia miniata dello Statuto Albertino e il busto di Giuseppe Mazzini.

 

La visita virtuale con Street View

Utilizzando la tecnologia di Google Street View è possibile effettuare un tour virtuale a 360 gradi dell’intero percorso di visita del Museo: trenta sale che in ordine cronologico raccontano le tappe che hanno portato all’Unità nazionale, in Italia, ma anche in quegli altri Paesi europei che sempre nell’Ottocento hanno combattuto per la propria libertà ed indipendenza. Su tutte ricordiamo le due aule parlamentari autentiche ivi esistenti: la Camera dei deputati del Parlamento Subalpino, l’unica in Europa tra quelle nate dalle costituzioni del 1848 ad essere sopravvissuta integra, monumento nazionale dal 1898, e la grandiosa aula destinata alla Camera dei Deputati del Regno d’Italia, con le volte affrescate da Francesco Gonin, costruita tra il 1864 e il 1871.

 

Le Storie

Per approfondire alcuni contenuti e far meglio conoscere il patrimonio museale sono state realizzate anche sei Storie. Di particolare rilievo quella che permette di esplorare dall’interno la Camera dei deputati del Parlamento Subalpino e quella dedicata al dipinto Inaugurazione del Parlamento a Palazzo Madama il 2 aprile 1860, del pittore olandese Pierre Henri Théodore Tetar Van Elven

 

Da oggi, grazie a Google Arts & Culture lo straordinario patrimonio del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano diventa ancora di più patrimonio di tutti.

 

Sull’Altipiano dei Bau’

Stoccareddo , ovvero Stocare – Stocarè , nell’antica lingua cimbra Stocharech, Stokhare, Stockharecck, è una frazione di Gallio, centro del’Altopiano di Asiago (uno dei Sette Comuni della Spettabile Reggenza con Asiago, Lusiana, Enego, Fotza, Roana e Rotzo) in Provincia di Vicenza e diocesi di Padova. Questa frazione ha una particolarità: la quasi totalità dei residenti porta lo stesso cognome, Baù, una stirpe che da studi recenti discenderebbe dallo stesso capostipite da quale hanno ereditato fattori genetici protettivi verso alcune malattie.

I primi Baù arrivarono in questo posto probabilmente nel 1400, forse una famiglia patriarcale con numerosi figli e fratelli con numerose moglie e figli. La provenienza era, come del resto per gran parte di coloro che vivevano nei territori della Reggenza (che rispondeva alla Repubblica di Venezia sino a quando Napoleone non ne dichiarò la fine con l’infame Trattato di Campoformido cedendola all’Austria asburgica) era dalla Baviera o, come qualcuno sostiene addirittura da una parte del territorio dell’attuale Danimarca. Per secoli hanno vissuto come contadini, boscaioli, carbonai, vivendo onestamente i loro giorni e fidando nel’aiuto dell’Onnipotente, pur con qualche influenza di credenze precristiane.

Per me, nato in Piemonte, orgogliosamente piemontese, fortemente radicato in Piemonte, Stoccareddo era fino all’estate scorsa soltanto il nome di una località geografica della Provincia di Vicenza, dove si svolgeva il ‘raduno dei Baù’ con una cadenza annuale, che riuniva i moltissimi Baù ‘dispersi’ ai quattro angoli d’Italia e del mondo.

La scorsa estate, poiché sono figlio di una Baù, Lucia, nata nel 1933 e mancata il 12 dicembre del 1969, figlia di Arturo, maggiore dei carabinieri, nato a Codroipo nel 1890, figlio di Giovanni,maresciallo dell’Arma nato a Sasso d’Asiago (come mi spiega una nota di mio zio Gianfranco, il primo dei figli di Arturo e fratello di Lucia, che risaliva al 1993), si fa forte in me l’idea di andare sui posti dai quali veniva la famiglia della Mamma.

Da giornalista la prima cosa che mi viene in mente è di chiedere  ad un collega del posto indicazioni utili su chi contattare. Chiamo il Giornale di Vicenza, mi passano il corrispondente dai 7 Comuni, Giovanni Rigoni (altro cognome molto diffuso sull’Altipiano, vadasi l’indimenticato Mario Rigoni Stern). Questi gentilissimo mi indirizza per la cultura cimbra al presidente dell’Istituto di Cultura Cimbra di Roana, Giancarlo Bortoli, per Stoccareddo ed il raduno ad Amerigo Baù,

Con entrambi, che incontrerò di lì a pochi giorni, le telefonate sono cordialissime. Con Amerigo l’appuntamento è nella piazza di Stoccareddo. “Non si preoccupi a descriversi, tanto la riconosco subito’ mi dice.

Arriva il giorno e nell’ultima decade di agosto parto con destinazione prima Asiago, poi il giorno dopo Stoccareddo. Il giorno prefissato prendo l’auto, supero il Sacrario dei Caduti della Grande Guerra e seguo le indicazioni per Stoccareddo. Una breve fermata per fare qualche foto alla chiesetta di Santa Maria Maddalena, poi il superamento del ponte sul Buso, inaugurato alla fine degli anni Ottanta che ha avuto l’onore della menzione della rivista della Federacciai, ‘Acciaio forma e funzione’.

E man mano che mi avvicino a Stoccareddo mi prende una strana sensazione, come di esserci sempre stato, quel paesaggio fatto di boschi e di verde non contaminato più di tanto dalla mano dell’uomo, mi sembra familiare, anche se non ci sono mai, mai stato e non l’ho mai visto neanche in cartolina.

Poi arrivo nella frazione, la supero e, essendo in anticipo sull’orario (cosa per me strana, ritardatario cronico) vado sino a Sasso, dove il bisnonno Giovanni nacque, dove tutto – per la mia parte materna – ha avuto inizio.

Nella frazione di Asiago, però, non mi fermo, torno nella ‘Patria avita’ dei Baù, parcheggio in piazza dove c’è uno splendido panorama ma prima faccio una visita alla chiesa parrocchiale, costruita dall’architetto Vincenzo Bonato di Magrè di Schio intitolata al Santo Patrono, San Giovanni Battista, in stile gotico alpino, dopo pochi anni dichiarata dalla Sovrintendenza ai beni culturali ‘Monumento di interesse nazionale’  soltanto pochi anni dopo la sua inaugurazione nel 1923.

Poi l’incontro con Amerigo, persona solare, altruista, emigrato prima in Svizzera (sono stati moltissimi i Baù nel corso degli anni a lasciare le valli avite, per i più disparati motivi), poi tornato nel luogo natio e coordinatore dei raduni dei Baù, momentaneamente interrotti soltanto per la maledetta emergenza sanitaria da Covid-19.

In breve mi illustra quella che è la storia della borgata, della grande famiglia dei Baù, il contributo che hanno dato in più momenti alla storia d’Italia, come siano sparsi in tutto il mondo, ma anche di come il legame con la terra d’origine sia sempre rimasto.

Particolarmente impressionante è il monumento ai Caduti che riporta quasi esclusivamente il cognome Baù, uniti ad un paio di Marini della vicina contrada Zaibena (alcuni dei quali emigrati in Sardegna dai quali dovrebbe avere avuto origine anche la star televisiva Valeria Marini).

 

E nel colloquio si parla anche di un dramma che risale alla Grande Guerra e che i libri di storia non riportano, se non raramente ed in estrema sintesi: quello dei profugati. I profugati furono gli abitanti dei 7 Comuni che, sotto il fuoco delle artiglierie austriache, perché sull’Altopiano c’era il fronte, dovettero lasciare le loro case e le loro cose, per cercare scampo in un’Italia che spesso li accoglieva con sospetto perché parlavano una lingua simile al tedesco (il cimbro, la lingua antica) e per questo sovente erano considerati come spie.

Questa è la massa umana che abbandonò con un silenzioso dolore l’Altopiano e che Emlio Lussu, allora giovane ufficiale della Brigata Sassari che andava a prendere posizione (e a morire) incontrò e descrisse nel suo bellissimo ‘Un anno sull’Altpipiano’.

Mentre parlo con Amerigo arriva Terenziano Baù, altro nativo del luogo che è emigrato nel 1972 come semplice manovale ed è diventato imprenditore immobiliare in Lussemburgo con 3 figli che vivono in Europa, ma che quando si trovano parlano nella antica lingua.

Terenziano, quando sa che sono un giornalista, mi punzecchia (è una persona simpatica la cui vita dovrebbe essere di esempio per tutti) e cita il ‘banchiere di Dio’, facendo riferimento allo scandalo Giuffrè. Io gli rispondo, gli dico che , pur non essendo ancora nato, conoscevo quanto era accaduto e ricordo che all’espoca era ministro delle finanze il socialdemocratico Luigi Preti (politico di altri tempi che incontrai nella sua casa di Bologna nella penultima tappa del mio viaggio di nozze).

Intanto passa il tempo, seduti nel bar davanti alla chiesa beviamo un primo giro di spritz, e intanto passano signori e signore che hanno tutti in comune il fatto di chiamarsi Baù, tutte e tutti con gli occhi azzurri (come li aveva ma Mamma).

In questo lasso di tempo con queste persone, in particolare con Amerigo e con Terenziano, si crea un dialogo e cresce forte una sensazione, come di essere sempre stato lì, di avere lì, Sasso di Asiago del resto è a tre chilometri e le famiglie Baù sono anche lì, una parte forte della mia radice, del mio essere.

Eppure non siamo parenti, non ci siamo mai sentiti prima, sino a qualche ora prima non sapevo neanche della loro esistenza.

Parliamo poi delle ricerche per cui i Baù avrebbero ereditato delle caratteristiche particolari nel preservarsi da malattie cardiovascolari, cosa che li ha portato loro e Stoccareddo all’attenzione della grande stampa internazionale, addritittura in Cina e negli Stati Uniti.

Racconto di una mia esperienza del 2017 quando in vacanza a Baden Baden con mia moglie, anziché vedere la Foresta Nera, complice uno svenimento e conseguente ricovero urgente in Ospedale, ho trascorso 4 giorni in terapia intensiva monitorato ora per ora nel timore dei sanitari tedeschi (che spero di un giorno poter rivedere per ringraziarli di persona) di qualcosa di brutto. Fortunatamente fu soltanto una sincope che mi ha portato a dover perdere peso, mangiare e bere meglio e vivere una vita più sana. Nel raccontare questo sia Amerigo che Terenziano non hanno avuto dubbi: “Ti ha difeso il sangue”.

Da quella giornata sono ripartito arricchito con una certezza: tornerò sull’Altipiano perché comunque vorrò ancora andare alla ricerca delle mie radici materne e tornerò ancora scrivere di questa splendida gente, di questi luoghi e dell’Altopiano.

A chi volesse saperne di più consiglio il libro

‘Stoccareddo: il paese dei Baù – Una grande famiglia in un piccolo villaggio 600 anni di vita e di storia’ di Amerigo Baù.

Non lo faccio mai, un giornalista deve riportare i fatti ma in questo caso vorrei dedicare queste righe

A mia mamma Lucia, a mio nonno Arturo, a tutti i miei famigliari Baù

A tutti i Baù di Stoccareddo e sparsi per il mondo, in particolare ad Amerigo e Terenziano Baù per la bella e sincera accoglienza e per la lezione di vita nelle poche ore che abbiamo trascorso insieme

Massimo Iaretti

Gli ex voto della Consolata: Torino allo specchio

A CURA DI “TORINO STORIA”

Nella grande collezione del santuario, centinaia di piccoli quadri dipinti, donati in segno di ringraziamento, raccontano frammenti di vita quotidiana.

Nel Santuario della Consolata la celebre galleria degli ex voto – piccoli quadretti dipinti, donati al santuario per ringraziare la Madonna dopo una grazia ricevuta – presenta una sorta di storia parallela, fatta di fede, tradizione e attaccamento a un culto che è parte integrante dell’identità torinese. Innumerevoli gli ex voto conservati alla Consolata, un’esposizione di fronte alla quale si ha la sensazione di un mondo che non c’è più, o quanto meno di un mondo che è profondamente cambiato, anche nel modo di porsi al cospetto del divino.

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Il Principe Gonzaga a Casale

Palazzo Treville Gozzani sabato 4 dicembre:  grande evento organizzato dall’avvocato Alberto Costanzo delegato provinciale dell’istituto nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon e dal conte  Pier Felice degli Uberti, con la consorte Loredana, consigliere direttore del Circolo dei Cento e non più Cento.

L’importante avvenimento é stato dedicato  all’intitolazione della sezione di Alessandria dell’INGORTP al generale di corpo d’armata  Don Maurizio Ferrante Gonzaga (1861-1938) SAS principe SRI, senatore del Regno d’Italia nel 1922,  marchese del Vodice e di Vescovato. Formato alle scuole militari di Modena e Torino, sposò ad Alba nel 1833  Angiolina Alliana, sorella di Ester che sposò nel 1894 il generale medico Francesco Gozzano (1849-1928) di Agliè. Gli Alliana, famiglia di generali senza blasone ma molto  benestante,risiedevano nella bellissima casa  padronale accanto alla chiesa di San Domenico di Alba.
Nel 1917 il generale assunse il comando della 53° divisione conquistando il monte Vodice,in seguito a lui giustamente attribuito, e dirigendo i suoi soldati nella battaglia dell’Isonzo.Nonostante le gravi ferite riportate, cercò di arrestare l’avanzata nemica dopo Caporetto.Alla sua morte espresse il desiderio di essere sepolto sulla cima del Vodice. Gli furono attribuite due medaglie d’oro e tre d’argento al valore militare.Hanno presenziato alla messa di  suffragio a lui dedicata nella chiesa di S.Stefano e alla cerimonia in palazzo Treville Gozzani,sede dell’accademia filarmonica, ospiti illustri quali SAIR l’arciduca Josef Karl d’Asburgo e la consorte SAIR arciduchessa Margareta d’Asburgo nata principessa  d’Hohemberg; i principi d’Asburgo SAIR arciduca Josef,SAIR arciduca Paul, SAIR arciduchessa Johann, SAIR arciduchessa Elisabeth; il principe SRI Don Maurizio Gonzaga,nipote del generale.
L’INGORTP é un ente morale sotto la vigilanza del Ministero della Difesa, nato per  mantenere viva la memoria legata alla casa Savoia,alle tradizioni militari e al Risorgimento, essendo la più antica associazione combattentistica e d’arma in  Italia. É intervenuto il presidente dell’ente, il capitano di vascello Ugo d’Atri.
Il Circolo dei Cento e non più Cento, nato da una tradizione rinascimentale all’epoca di Casale capitale del Ducato di Monferrato, ha sede in palazzo Treville Gozzani e promuove attività culturali, ricreative, turistiche e artistiche. Al ballo di metà quaresima si prevedevano 199
persone, scelte tra i 100 della nobiltà e i 99  della borghesia, tradizione annuale che continua ancora oggi.
Armano Luigi Gozzano

Chieri… quasi a fumetti

Si parte dalla preistoria per giungere ai giorni nostri con il turismo, l’arte e l’enogastronomia. Un viaggio di oltre 2000 anni nella storia di Chieri e del chierese.

Non un libro di storia ma l’illustrazione di fatti, personaggi ed eventi curiosi, alcuni molto conosciuti, altri invece meno famosi e poco noti per risvegliare l’attenzione del lettore. Così è nata la “Storia di Chieri illustrata” di Maurizio Sicchiero, stampata da Sgi, (Società generale dell’immagine), un “Giornalino” di quasi 200 pagine, arricchito da centinaia di disegni, tecniche miste, acqueforti, china e acrilico acquerellato e incisioni per rileggere la storia della città partendo dal IV secolo avanti Cristo. Pittore e incisore ma in questo caso soprattutto illustratore e fumettista, Sicchiero lasciò la natia Rovigo negli anni Cinquanta per stabilirsi definitivamente a Chieri dove svolge la sua attività artistica. Sfogliamo il libro e apprendiamo che l’alba di Chieri spunta nel IV secolo a.C. con un antico villaggio celto-ligure sorto intorno alla collina di San Giorgio e che il nome Chieri deriva dalla radice celtica “karr”. In età romana diventerà Carreum-Potentia con la presenza di un insediamento romano nel territorio chierese. Nell’anno Mille Chieri è un villaggio agricolo fortificato sotto il controllo del vescovo torinese Landolfo ma nel 1155 arriva l’esercito del Barbarossa che distrugge e incendia la cittadina delle numerose torri. Ma quella è anche l’epoca degli Ordini religiosi e militari come i Templari la cui presenza a Chieri risale al 1190 nella precettoria di San Leonardo, oggi sede dei salesiani. La nascita del Comune nel 1168, la condanna di alcuni Catari eretici nel Trecento, la via Francigena, il grande sviluppo economico nel Quattrocento, un secolo cruciale per Chieri, con 10.000 abitanti contro i 4000 di Torino, che vede il fiorire di banchieri e mercanti e la costruzione di lussuosi edifici e palazzi nel centro cittadino. Non mancano le curiosità: Carlo VIII, re di Francia, scendendo in Italia diretto a Napoli si ferma un mese a Torino e a Chieri viene ospitato a casa Solaro. È tempo di guerra nel Cinquecento, Chieri viene presa a cannonate e occupata dai francesi del generale Brissac e poi dalle truppe imperiali e nel Seicento scoppiano eventi drammatici che, dopo anni di prosperità, colpiscono la cittadina, guerre, carestia, inondazioni e la peste che tornerà più virulenta nel 1630 con migliaia di vittime. Si volta pagina, Seicento e Settecento sono i secoli dell’esplosione artistica: è l’epoca del Barocco con le chiese della Pace e dell’Annunziata, Santa Margherita e San Filippo, il convento di Santa Chiara. L’occupazione napoleonica nell’Ottocento sopprime i conventi che diventano ospedali e caserme e alcune chiese vengono abbattute. In carrozza, si parte ! Nasce la Trofarello-Chieri, il breve tratto di ferrovia a vapore viene inaugurato nel 1874. Spiccano gli eroi dell’Ottocento, il generale chierese Giuseppe Avezzana che insieme all’amico Garibaldi lottano per il Risorgimento italiano. Maurizio Sicchiero ricorda anche la stagione di Don Bosco e i luoghi da lui vissuti, tra Chieri e Castelnuovo, terra di Santi e di vini, e l’importante tradizione della tessitura che fin dal Medioevo è stata fonte di ricchezza per questa città fino ad arrivare al turismo nel territorio chierese con piccole chiesette, cappelle votive, piloni, torri, borghi antichi e piacevoli camminate tra vigneti e campi lungo sentieri silenziosi e panoramici. Infine Sicchiero ricorda che “il Giornalino è nato nel periodo del Covid durante le chiusure forzate e questo ci insegni a non fermarci mai e a guardare sempre il lato positivo di ciò che la vita ci presenta”.
                                                                  Filippo Re

Una sera d’inverno a corte Inedita visita serale alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Sabato 11 dicembre, ore 19-23

La Palazzina di Caccia di Stupinigi, sabato 11 dicembre, apre le sue porte ai visitatori in orario serale, dalle 19 alle 23 (con ultimo ingresso alle 22,30), con gli sfavillanti lampadari accesi, l’eco delle musiche natalizie diffuse lungo il percorso di visita e la possibilità di effettuare due visite speciali alle 20.15 e 21.45 con una divertente serie di racconti e aneddoti che si snoderanno dalla prima all’ultima sala, per rendere la visita un’esperienza memorabile in un orario inusuale.

L’evento è organizzato in concomitanza con Natale è Reale.

INFO

www.ordinemauriziano.it

Una sera d’inverno a corte

Sabato 11 dicembre, apertura dalle 19 alle 23

Il costo di ingresso alla Palazzina è eccezionalmente ridotto per tutti a 8 euro

Visite guidate: orario 20.15 e 21.45, durata 1 ora circa

La visita costa 5 euro

In dettaglio: fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei 5 euro (biglietto d’ingresso alla palazzina gratuito); da 6 a 18 e maggiori di 65 anni 5 + 5 euro; adulti 5 + 8 euro

Info e prenotazioni: 011 6200634 biglietteria.stupinigi@ordinemauriziano.it

8 dicembre 1985, la Juventus vince la sua prima Coppa Intercontinentale

Accadde oggi

l’8 dicembre 1985 è senza dubbio una data che evoca meravigliosi ricordi al popolo bianconero ed agli amanti del calcio in generale. Quel giorno, infatti, il club bianconero salì sul tetto del mondo vincendo ai calci di rigore la sua prima Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors.Finita in parità la gara dopo i 90′ regolamentari ed i 30′ supplementari si va ai calci di rigore con gli uomini di Trapattoni avevano rimontato con Platini e Laudrup il doppio svantaggio firmato dagli argentini Ereos e Castro, Tacconi parò due tiri, mentre Brio, Cabrini, Serena e Platini firmarono un successo straordinario.

Enzo Grassano

La (vera) chiesa di San Salvario

A CURA DI TORINO STORIA 

Pochi conoscono il tempio di via Nizza, sorto nel Seicento per completare il Castello del Valentino

Di fronte a un ipotetico sondaggio che domandasse «Qual è la chiesa di San Salvario?» in molti risponderebbero indicando la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo, che dal 1865 svetta sulla piazzetta all’angolo di via Saluzzo con via Baretti…

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