Oltre Torino. Storie, miti, leggende del torinese dimenticato.
Torino e l’acqua
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.
Il fil rouge di questa serie di articoli su Torino vuole essere l’acqua. L’acqua in tutte le sue accezioni e con i suoi significati altri, l’acqua come elemento essenziale per la sopravvivenza delpianeta e di tutto l’ecosistema ma anche come simbolo di purificazione e come immagine magico-esoterica.
1. Torino e i suoi fiumi
2. La Fontana dei Dodici Mesi tra mito e storia
3. La Fontana Angelica tra bellezza e magia
4. La Fontana dell’Aiuola Balbo e il Risorgimento
5. La Fontana Nereide e l’antichità ritrovata
6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
7. La Fontana Luminosa di Italia ’61 in ricordo dell’Unità d’Italia
8. La Fontana del Parco della Tesoriera e il suo fantasma
9. La Fontana Igloo: Mario Merz interpreta l’acqua
10. Il Toret piccolo, verde simbolo di Torino

6. La Fontana del Monumento al Traforo del Frejus: angeli o diavoli?
Alla fine della classica “vasca” in centro, dopo essere riemersi dal bagno di folla di via Garibaldi, si arriva in uno dei luoghi piùdiscussi di Torino: Piazza Statuto.
Questa è una delle piazze più conosciute della città, l’ultima delle grandi aree risalenti al periodo risorgimentale della capitale sabauda, ed è caratterizzata da eleganti portici che la percorrono lungo tutto il perimetro.
Ha una forma allungata e da essa si dipartono molte strade: via Luigi Cibrario, via San Donato, corso Francia, (che in epoca romana era il tratto iniziale della strada per le Gallie), e via Garibaldi, antico decumanus maximus della colonia romana “Julia Augusta Taurinorum”, già conosciuta come via Dora Grossa.
Al tempo degli antichi romani tutta la parte occidentale del castrum del quadrilatero romano veniva usata come necropoli e molto probabilmente anche come luogo di esecuzioni.
All’interno della piazza, dedicato all’imponente lavoro del traforo del Cenisio-Frejus, vi è il monumento realizzato da Luigi Bellinel 1879 e solennemente inaugurato il 26 ottobre dello stesso anno. Sull’alta piramide sono poste grosse pietre provenienti dagli scavi del traforo, sulle quali si posano corpi di titani abbattuti in marmo chiaro e, proprio sulla sommità, il genio alato della scienza, con una stella a cinque punte sulla fronte, poi rimossa nel 2013. L’opera è un’allegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta, riflesso dello spirito positivista dell’epoca in cui fu realizzato. Tuttavia nella tradizione popolare a questo significato originario se ne sovrappone un altro, quello secondo cui il monumento celebrerebbe le sofferenze patite dai minatori per realizzare l’opera.
Non è solo per la bellezza architettonica però che Piazza Statuto è ricercata, soprattutto dagli appassionati di magia e mistero, infatti, nel contesto delle leggende esoteriche, essa è nota come uno dei vertici del triangolo della magia nera. L’epicentro dell’energia maligna sarebbe individuato proprio là dove si erge il monumento al traforo, alla sommità del quale, per alcuni, non si troverebbe l’angelo della scienza, ma Lucifero in persona. Secondo altre ipotesi, invece, l’epicentro coinciderebbe con l’astrolabio del piccolo obelisco poco distante. In realtà l’obelisco fu eretto nel 1808 su un punto geodetico, in ricordo di un calcolo trigonometrico del 1760 sulla lunghezza di una porzione di meridiano terrestre (il gradus taurinensis), eseguito insieme ad altri punti geografici nei comuni piemontesi di Rivoli, Andrate e Mondovì.
Il Diavolo quindi terrebbe le ali spiegate proprio sul vertice del triangolo nero, collegando Torino con Londra e San Francisco, due città altrettanto ricche di misteri e anche scenari di delitti efferati. La leggenda che vede collegate queste tre città è una delle più conosciute al mondo, eppure tra tutti i luoghi chiamati in causa, Torino rimane quello più interessante, in quanto unica cittàad essere divisa a metà: il capoluogo è infatti anche vertice del così detto triangolo bianco, che si formerebbe con Praga e Lione. Non crea meraviglia tra gli appassionati del settore che proprio qui siano venuti in visita personaggi come Nostradamus, Fulcanelli, e Paracelso e non sorprende un’altra delle numerosissime leggende, secondo cui tutti coloro che hanno poteri occulti e divinatori debbano recarsi a Torino per omaggiare il “Grande Vecchio”, personaggio assai misterioso che risiederebbe tra le colline torinesi.
Al centro della piazza, presso la fontana, vi è l’accesso che conduce al sistema fognario, che qui ha il suo snodo principale. Anche questo preciso elemento favorì il crearsi di leggende e credenze che vogliono la piazza come fulcro della magia nera e come altra ipotesi per quel che riguarda l’ampio discorso sulle tre presunte grotte alchemiche che sarebbero presenti in città.
Impossibile dunque rimanere indifferenti davanti alle infinite suggestioni di una città bellissima, malinconica e romantica, ricca di arte e di cultura, ma anche di misteri.
È così che si passeggia per questa città, sempre sospesi tra luce e ombra, sempre distratti, mentre magari qualcuno ci osserva, tra la folla, da sotto le fognature oppure dall’alto, con le ali spiegate e un sorriso ermetico scolpito sul volto.
Alessia Cagnotto
È la Rotonda o Battistero di San Pietro accanto al quale si trovano la chiesa di San Pietro, la cappella Valperga e i resti dell’antico ospedale dei Cavalieri di San Giovanni, i futuri Cavalieri di Malta. Sono infatti numerosi i cavalieri astigiani che hanno militato nei secoli tra le file dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme fondato nella Città Santa al tempo della Prima Crociata e ancora oggi operativo sotto le insegne dell’Ordine di Malta. Secondo la tradizione popolare la Rotonda sarebbe sorta sulle rovine di un antico tempio dedicato alla dea Diana. Il Complesso, chiuso per lavori di restauro, è costituito da una serie di edifici. La chiesa Rotonda fu costruita tra il 1110 e il 1133 ed è tra gli esempi più significativi di edifici religiosi edificati ad imitazione della Rotonda del Santo Sepolcro di Gerusalemme. La cappella Valperga nasce invece più tardi, tra il 1446 e il 1467, per volontà del priore Giorgio Valperga mentre il chiostro, con colonne e volte a crociera, assunse un aspetto simile a quello odierno nel Quattrocento. Asti attende di vederlo restaurato e riaperto al pubblico prima possibile e, una volta completati i lavori di ristrutturazione, l’intero Complesso di San Pietro verrà inserito nel percorso europeo delle Rotonde del Santo Sepolcro, una delle tante “Gerusalemme in miniatura”. Per il momento però l’attesa è tutta per la corsa di domenica 6 settembre. Il programma prevede alle 10 la benedizione del cavallo e del fantino nelle parrocchie cittadine, alle 11 in piazza San Secondo l’esibizione degli sbandieratori, a partire dalle 14 la sfilata del grande corteo storico con 1200 figuranti in costume medievale e alle 18.00 la finale della corsa con i cavalli montati a pelo in piazza Alfieri e l’assegnazione del Palio. Filippo Re

Accanto alle saline si sviluppa anche un’importante attività termale. I fanghi e le acque madri provenienti dai bacini salanti vengono utilizzati per trattamenti terapeutici e di benessere, richiamando visitatori da tutta Italia. Per conoscere la storia di questo straordinario patrimonio è possibile visitare il Museo Storico delle Saline, che conserva documenti, fotografie e strumenti utilizzati nel lavoro di estrazione del sale.
La stabilità politica è tuttavia qualcosa di apparentemente irraggiungibile: tali regni risultano caotici ed effimeri, i signori sono costantemente occupati a rivaleggiare tra loro per il Regno Italico, ma nessuno è destinato a detenere il potere a lungo.

Scolastica dell’editore Felice Paggi: un libro era venduto a due lire e, se era legato in tela con placca a oro, il prezzo saliva a tre. Sia questa serie che il successivo Minuzzolo anticiparono di fatto la nascita di Pinocchio. Il 7 luglio 1881, sul primo numero del periodico per l’infanzia Giornale per i bambini (praticamente l’archetipo dei periodici italiani per ragazzi) uscì la prima puntata de Le avventure di Pinocchio con il titolo Storia di un burattino. Due anni dopo, raccolte in volume e arricchite dalle illustrazioni di Enrico Mozzanti, le vicende del burattino che voleva diventare un bambino in carne e ossa vennero pubblicate quasi in contemporanea con la sua nomina a direttore del periodico che ne aveva anticipato il testo. Carlo Lorenzini, ormai per tutti Collodi, morì a Firenze nel 1890 dove riposa nel cimitero delle Porte Sante. Pinocchio, nonostante abbia compiuto il suo 140° compleanno, è ben vivo e vegeto: pubblicato in 187 edizioni, tradotto in 260 lingue o dialetti, protagonista di film, cartoni animati e sceneggiati, riprodotto in mille maniere. In molti hanno provato a catalogarne significati e morali per spiegarne l’incredibile longevità e freschezza. Per Italo Calvino Pinocchio è stato l’unico vero protagonista picaresco della letteratura italiana, proposto in forma fantastica; le sue avventure rocambolesche, a volte scanzonate, a tratti drammatiche, rimandano alla letteratura di genere che ebbe origine in Spagna con Lazarillo de Tormes e il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes, l’opera che segnò la nascita del moderno romanzo europeo.