STORIA

Il Liberty di Torre Pellice

Nel fine settimana, si aprono al pubblico le “Ville Liberty” della “Ginevra italiana”. Un patrimonio tutto da scoprire

Sabato 11 luglio

Torre Pellice (Torino)

Capoluogo dell’“Unione Montana del Pinerolese” e da sempre Centro principale della “Chiesa Valdese” italiana (tanto da essere definita la “Ginevra italiana”, un tempo “città-porto sicuro” per i Valdesi costretti a fuggire in Svizzera dal Piemonte sabaudo e dalle valli alpine), Torre Pellice, principale sito dell’omonima Valle, alla confluenza tra i torrenti Pellice e Angrogna, è storicamente associata (e non poteva essere altrimenti) alla “memoria valdese” e al suo celebre “Sinodo”, che proprio lì (nella “Casa Valdese”) si tiene ogni anno a fine agosto. Ma Torre Pellice è sì in gran parte questo, ma anche altro. E la sua antica Storia si lega a un presente fatto di importanti eventi sociali e culturali (è la città, ad esempio, sede non solo del “Museo Valdese” e di due importanti “Biblioteche” custodi di oltre 70mila libri – alcuni rari come la preziosa “Bibbia di Olivetano” del 1535 – ma anche della Civica Galleria d’Arte Contemporanea “Filippo Scroppo” – ricca di circa 400 opere dei più illustri artisti italiani del dopoguerra” – e del Festival annuale “Una Torre di Libri” organizzato dalla “Libreria Claudiana”) oltre che di magnifiche linearità urbane e di un paesaggio circostante ottimale quale base per escursioni alpine di grande interesse. E, forse pochi lo sapevano, è anche la città “Capitale del Liberty” in Val Pellice. Caratteristica tutta da esplorare e un capitolo rimasto a lungo nell’ombra. Di qui l’idea di dedicare proprio un evento sul tema, concretizzatosi in un “nuovo itinerario guidato” teso a svelare il “patrimonio architettonico” di una cittadina che, a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, divenne una frequentata “meta di villeggiatura” per l’alta borghesia, non solo torinese, ma anche nazionale e internazionale.

L’iniziativa nasce dal “Consorzio Turistico Pinerolese  e Valli” e dall’ Amministrazione Comunale”, in collaborazione con “In Val Pellice”, con l’obiettivo di scoprire un volto diverso e affascinante dell’antica “Torre di Luserna”, attraverso le sue eleganti dimore concepite secondo i canoni e i preziosi stilemi “floreali” dell’ “Art Nouveau”.

Il via per questo nuovo “percorso turistico” è fissato per il prossimo sabato 11 luglio. Altre due repliche seguiranno in autunno, già programmate per sabato 12 settembre e sabato 10 ottobre: occhi puntati su villini e dimore signorili, lasciate in dote all’epoca e capaci di ridisegnare il paesaggio, fondendo la “quiete alpina” con i dettami in voga nell’architettura del tempo. Una delle figure chiave di questa “metamorfosi” dello “skyline urbano” fu Ermanno Ceresole, geometra natio proprio di Torre Pellice, che tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso si dedicò alla progettazione di numerose ville. La sua visione, spesso arricchita da “sfumature eclettiche”, trovò un appoggio e un importante confronto nel legame con il precedente lavoro del professore e progettista Alfieri Genta, suo lontano parente e attivo a Torino e sul Lago Maggiore tra fine ‘800 ed inizi ‘900. Il primo, durante l’ultima fase dell’epoca di villeggiatura torrese, firmò i progetti per decine di residenze di pregio stilistico destinate alle famiglie che animavano i mesi estivi della valle. Tra le tappe principali del percorso spicca il “Complesso Morè”, un chiaro esempio di fusione tra spazi abitativi e produttivi legato alla storica azienda dolciaria di famiglia (la famosa Azienda dei “Cri Cri”) fondata nel 1886, fino al 1923, allorché il proprietario scelse di unire la propria dimora privata all’attività lavorativa, dando vita a una struttura dall’alto valore architettonico e decorativo. Altrettanto significativo per comprendere il contesto sociale dell’epoca è il “Tennis Club”, edificato nel 1932, la cui nascita testimonia la vita attiva di una comunità cittadina allora in forte crescita.

Seguendo questo percorso, l’esperienza proposta offre dunque una giornata che unisce “storia”, “architettura” e (perché no?) “cucina locale”. Non solo. Per agevolare la partecipazione, l’organizzazione ha predisposto un “servizio di trasferimento in pullman” con partenze programmate sia da Torino, dalla stazione di “Porta Nuova” (ore 8) al costo di 80 euro a persona, sia da Pinerolo, dalla “stazione centrale” alle 9 e al costo di 70 euro a persona. La quota di partecipazione comprende il viaggio, il tour guidato condotto da professionisti in lingua italiana — con la possibilità di richiedere visite in altre lingue su prenotazione — e un “pranzo completo” con i sapori del territorio, al Ristorante situato all’interno del “Club Area Sport e Movimento”. Il rientro è programmato per le 16.

Per ricevere informazioni e riservare i propri posti, è possibile contattare l’ufficio prenotazioni del “Consorzio Turistico” telefonando al numero 331/3901745 oppure scrivendo all’indirizzo di posta elettronica prenotazioni@turismopinerolese.it

g.m.

Nelle foto: Alcune immagini di “Torre Pellice in tour”

Cucciolo. La storia del partigiano Ubaldo Cavallasca

Al giovanissimo partigiano Ubaldo Cavallasca, nome di battaglia Cucciolo, “una delle più belle figure di combattente per la libertà” , morto in combattimento a 18 anni insieme ad altri sei compagni all’Alpe Fornà il 16 giugno 1944 durante il tragico rastrellamento della Val Grande, Andrea Pisano ha dedicato un libro importante e bello. Il volume, edito dalla verbanese Tararà, è un saggio scritto con il rigore e la ricerca storica e una spiccata sensibilità che rende avvincente la narrazione. Il profilo e la personalità di Ubaldo Cavallasca emergono nel racconto con nitidezza. Dalle azioni di disarmo urbano, insieme agli amici e compagni di lotta del Gruppo di Azione Patriottica di Intra Gianni Maierna e Arialdo Catenazzi , alle missioni per accompagnare verso la salvezza in Svizzera “gli orfanelli” ( ex prigionieri alleati ed ebrei in fuga ), al delicatissimo ruolo di portaordini fino agli scontri a fuoco sui monti e alla tragica morte alle pendici del monte Zeda, la breve ma intensa esperienza partigiana di Cucciolo venne vissuta con entusiasmo, scaltrezza e grande coraggio. Andrea Pisano con un lavoro certosino di consultazione e analisi di documenti d’archivio sconosciuti, la raccolta di preziose testimonianze, ha riporta alla luce il ruolo cruciale di questo giovanissimo protagonista della Resistenza verbanese. Nel momento “delle scelte difficili”, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, anche Ubaldo – come tanti altri – decise di salire in montagna per combattere contro tedeschi e fascisti. Era il 10 settembre e non aveva ancora compiuto 18 anni quando sentì che è giunto il momento della scelta, il punto di non ritorno, aggregandosi alla Cesare Battisti, la banda partigiana guidata da Armando Calzavara, il comandante Arca. Piccolo di statura, svelto e determinato diventerà Cucciolo e con questo nome di battaglia verrà conosciuto e apprezzato nei nove mesi di lotta partigiana. La sua è la decisione di chi sceglie il rischio e l’impegno volontario, la libertà e l’autonomia individuale con la consapevolezza di poter decidere da solo il proprio destino e quello degli altri, primo tassello per rifondare quel patto di cittadinanza che dopo la liberazione si riversò nel testo della carta costituzionale. Il libro offre una documentazione puntuale, il racconto della madre Iolanda Pagetti (splendida figura di antifascista che ho avuto l’onore di conoscere) compresi in appendice documenti e i profili degli altri sei ragazzi che condivisero la stessa fine e dell’unico che riuscì a salvarsi. Raccontare la storia più grande attraverso le storie personali che si sono trasformate in azione collettiva ci aiuta a conoscere meglio quell’identità e quel senso di cittadinanza di cui abbiamo un grande bisogno. Questo libro offre un contributo importante e il suo autore, Andrea Pisano, va ringraziato per questo.

Marco Travaglini

Inseguendo il Liberty

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato

È l’uomo a costruire il tempo e il tempo quando si specchia, si riflette nell’arte

L’espressione artistica si fa portavoce estetica del sentire e degli ideali dei differenti periodi storici, aiutandoci a comprendere le motivazioni, le cause e gli effetti di determinati accadimenti e, soprattutto, di specifiche reazioni o comportamenti. Già agli albori del tempo l’uomo si mise a creare dei graffiti nelle grotte non solo per indicare come si andava a caccia o si partecipava ad un rituale magico, ma perché sentì forte la necessità di esprimersi e di comunicare. Così in età moderna – se mi è consentito questo salto temporale – anche i grandi artisti rinascimentali si apprestarono a realizzare le loro indimenticabili opere, spinti da quella fiamma interiore che si eternò sulla tela o sul marmo. Non furono da meno gli autori delle Avanguardie del Novecento che, con i propri lavori “disperati”, diedero forma visibile al dissidio interiore che li animava nel periodo tanto travagliato del cosiddetto “Secolo Breve”. Negli anni che precedettero il primo conflitto mondiale nacque un movimento seducente ingenuo e ottimista, che sognava di “ricreare” la natura traendo da essa motivi di ispirazione per modellare il ferro e i metalli, nella piena convinzione di dar vita a fiori in vetro e lapislazzuli che non sarebbero mai appassiti: gli elementi decorativi, i “ghirigori” del Liberty, si diramarono in tutta Europa proprio come fa l’edera nei boschi. Le linee rotonde e i dettagli giocosi ed elaborati incarnarono quella leggerezza che caratterizzò i primissimi anni del Novecento, e ad oggi sono ancora visibili anche nella nostra Torino, a testimonianza di un’arte raffinatissima, che ha reso la città sabauda capitale del Liberty, e a prova che l’arte e gli ideali sopravvivono a qualsiasi avversità e al tempo impietoso. (ac)

 

Torino Liberty

Il Liberty: la linea che invase l’Europa
Torino, capitale italiana del Liberty
Il cuore del Liberty nel cuore di Torino: Casa Fenoglio
Liberty misterioso: Villa Scott
Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti
Inseguendo il Liberty: altri consigli per chi va a spasso per la città
Storia di un cocktail: il Vermouth, dal bicchiere alla pubblicità
La Venaria Reale ospita il Liberty: Mucha e Grasset
La linea che veglia su chi è stato: Il Liberty al Cimitero Monumentale
Quando il Liberty va in vacanza: Villa Grock

Articolo 5. Inseguendo il Liberty: consigli “di viaggio” per torinesi amanti del Liberty e curiosi turisti

Negli articoli precedenti mi sono soffermata su due particolari edifici torinesi assai noti, Villa Fenoglio e Villa Scott, ma, poiché la nostra città è ricca di palazzi e ville in stile Liberty, nei due articoli che seguono vorrei proporre una sorta di “guida turistica” rivolta sia a chi, per caso, si trovi a passare nei dintorni di case e ville Liberty, e sia a chi, per pura curiosità, amerebbe approfondire l’argomento.

Pietro Fenoglio, celebre ingegnere-architetto, figura essenziale per il Liberty torinese, nel 1902 progetta per i fratelli Besozzi il Villino Gardino di corso Francia 12, angolo via Beaumont, dove lo stile floreale si affaccia nelle morbide linee del ferro battuto dei balconi. Nel 1909, sempre per la medesima famiglia, si dedica alla palazzina di via Magenta, e all’ampio isolato situato tra le vie Campana, Saluzzo e Morgari. La Palazzina Ostorero, di via Beaumont 7, del 1900, due piani più sottotetto, è contrassegnata da una raffinata decorazione floreale a graffito, da un tetto a capanna e torrette a tre livelli. La Palazzina Besozzi, di corso Francia 10, ha finestre doppie suddivise da colonne e capitelli, e discrete decorazioni sotto la gronda del tetto in legno. Tra il 1899 e il 1900, l’illuminato costruttore si dedica a Casa Gotteland, di via San Secondo 11. La facciata ha una scansione regolare e simmetrica, le decorazioni si concentrano sul ricco cornicione che corre tra il quarto e quinto piano, sui balconi, sulle finestre, sul portone d’ingresso. Sotto il davanzale, le finestre presentano un motivo decorativo ispirato alle forme di una conchiglia, festoni di fiori ornano i timpani sovrastanti le finestre; un motivo pure a conchiglia si trova nelle ringhiere in ferro battuto dei balconi; il portone d’ingresso in legno e vetri colorati e i fregi dipinti sull’androne ne segnano l’indirizzo apertamente floreale. Nel 1901 l’avvocato Michele Raby commissiona a Fenoglio la propria abitazione privata, da allora conosciuta come Villino Raby, corso Francia 8, vicino a via Beaumont. Una costruzione contrassegnata da un’estrema articolazione degli spazi esterni, a volte arretrati, a volte avanzati, con un originale portico terrazzato utilizzato come ingresso. Di grande rilievo l’originale bovindo angolare decorato da piccole teste di fanciulle. In fondo all’ampio cortile vi è una palazzina di servizio con annesse scuderie, caratterizzata da un tetto conico alla francese. Rimaneggiato nel corso degli anni, il villino nel 2009 è stato acquistato dall’Ordine dei Medici della Provincia di Torino, che si è occupato della sua lunga ristrutturazione. Del 1901 è Casa Boffa Costa, di via Sacchi 28 bis, che doveva necessariamente adeguarsi, per altezza, facciata e dimensioni, agli attigui e omogenei palazzi del tratto del corso porticato. Suggestioni Liberty si evidenziano comunque nelle finestre e nei balconi modellati in pietra artificiale; quattro finte colonne a tutta altezza hanno il compito di snellire il gioco prospettico, armoniosamente ritratto dal tondo dei balconi e il culmine delle finestre. Della vicina Casa Debernardi, via Sacchi 40/42, caratterizzata da due bovindi laterali che si alzano al colmo dei portici, forse Fenoglio ha posto solo la propria firma su di un’opera realizzata da altri. Interessante e aggraziata la facciata che dà sul cortile, con decorazioni Liberty in litocemento. Del 1902 (stesso anno di Palazzo Fenoglio-La Fleur e di Villa Scott) è Casa Pecco, via Cibrario 12, destinata all’affitto di abitazioni e di negozi, che evidenzia un apporto Liberty più modesto e garbato e meno vistoso. Si tratta di un edificio piuttosto imponente, che occupa un isolato trapezoidale nei pressi di via Le Chiuse, contraddistinto al piano terra da un portone in legno, la cui sagoma è ripresa dalle aperture del piano rialzato. Le finestre sono sovrastate da decorazioni geometriche, una cornice con motivi floreali caratterizza il paramento murario del terzo piano. La modellazione del ferro battuto contrasta piacevolmente con i lineari elementi litocementizi dei balconi del primo piano.


Di raffinatissimo stile Liberty è la Palazzina Rossi Galateri di via Passalacqua 14, (una perpendicolare di via Cernaia, alle spalle di piazza XVIII dicembre), segnata da motivi naturali quasi Rococò: tralci di vite, finta corteccia, fiori di grandi dimensioni, bovindi sormontati da terrazzini, e un elegantissimo portone d’ingresso in legno, al di sopra del quale si evidenziano le linee eleganti in ferro battuto del balcone. La costruzione è stata commissionata a Fenoglio dalla contessa Emilia Rossi, figlia del deputato Teofilo Rossi e moglie di Annibale Galatei, conte di Genola e di Suniglia. Squisita la resa armoniosa dei ferri battuti lavoratissimi, i particolari lignei come i telai delle finestre, la luminosa cromia delle vetrate, la morbida decorazione floreale, la bellissima vetrata ovale al piano rialzato e i particolari decorativi della facciata: tutto è studiato nei minimi particolari, ed è reso all’insegna del bello assoluto. Del 1903 è Casa Guelpa, via Colli 4, all’incrocio con corso Vittorio Emanuele 115, in un raffinato Liberty disegnato sui balconi con i motivi a conchiglia (il lato sul corso si richiama, invece, al Neobarocco). Casa Rey, di corso Galileo Ferraris 16/18, risale al 1904. Il palazzo, tra i cinque e i sei piani, ai lati ha due bovindi su tre ordini con vetri colorati e decorazioni floreali; la facciata si distingue per l’alternanza tra intonaco e laterizio in cui qua e là compaiono piccoli mostri su alcune finestre e capitelli su qualche balcone. Le finestre, che più si innalzano e più si alleggeriscono per gioco prospettico e capacità costruttiva, presentano eleganti modanature Liberty. Molto raffinati i quattro portantini in legno scolpito.

Casa Bellia, di corso Matteotti, angolo via Papacino, è caratterizzata da un ampio rosone, con colonnine poste a raggiera nella parte più alta di una simil-torre e cornici a dente di lupo che si alternano a particolari sia orientali che zoomorfi e fitomorfi. Nella parte angolare, un bovindo dalle linee tonde e dalle finestre ad arco, è sormontato da un tetto fatto a cupola piramidale. Particolari i balconi del primo e del terzo piano con finestre a triplice luce. Sempre in via Papacino e ancora con committenza Bellia, nello stesso anno – 1904 – viene edificato un edificio di quattro piani fuori terra, con seminterrati in vista e mansarde laterali a finestre binate. Un bovindo poligonale, chiuso nella parte superiore da un balcone con balaustra in cemento, allaccia due piani. Ornamenti floreali impreziosiscono il portone. Casa Rama, su progetto di Fenoglio, del 1909, in via Cibrario 63, è per noi torinesi del tutto particolare: in questa palazzina Liberty morì Guido Gozzano, il poeta crepuscolare che così ricorda la sua e nostra città: “Come una stampa antica bavarese/ vedo al tramonto il cielo subalpino/da Palazzo Madama al Valentino/ardono l’Alpi tra le nubi accese/È questa l’ora antica torinese,/è questa l’ora vera di Torino”. Cari curiosi e appassionati di Liberty, sarete ormai stanchi e affaticati, allora vi propongo una meritata pausa prima di riprende il tour nel prossimo articolo.

Alessia Cagnotto

Tracce di Templari, da Ventimiglia a Seborga

Quel giorno, nel dedalo di viuzze a Ventimiglia Alta, tra chiese quasi millenarie, San Michele, la cattedrale di Santa Maria Assunta e la chiesa di San Francesco, un templare pugnalò a morte un capitano genovese. Templari e genovesi venivano spesso alle mani in città. Sovente si accendevano zuffe e risse anche per futili motivi e a volte finiva proprio male. L’ostilità tra i contendenti aveva raggiunto livelli molto alti dopo la conquista genovese della città più occidentale della Liguria. I ventimigliesi, gli antichi intemelii, non volevano finire sotto il controllo della Repubblica di Genova, cercarono di resistere con tutte le loro forze ma nel 1221 dovettero arrendersi al lungo assedio per mare e per terra. La durezza del dominio della Superba scatenò ben presto la reazione violenta degli abitanti che facendosi scudo dei templari, più energici e meglio armati, affrontavano spavaldi i genovesi e talvolta ci scappava il morto. Ebbene, quel giorno di otto secoli fa, le cronache del tempo riportano la notizia che il templare fra Raimondo Galiana scatenò la propria rabbia contro gli occupanti genovesi uccidendo un capitano della Superba. Perché i Templari si trovavano a Ventimiglia? La città dell’estremo ponente ligure era un importante centro commerciale e marinaro con un continuo viavai di gente.
I Templari assicuravano la scorta armata ai pellegrini diretti a Santiago di Compostela, nella Galizia spagnola, e ai mercanti in cammino verso le fiere di Arles e di Nimes. Tra templari e genovesi non correva buon sangue né in patria né nei territori d’Oltremare. Cavalieri rosso-crociati e genovesi erano schierati in due opposti partiti nel Vicino Oriente e le lotte tra di loro erano frequenti. I genovesi erano alleati con i cavalieri di Gerusalemme e con gli spagnoli mentre i templari erano insieme a veneziani e pisani, Ma accadeva anche qualcos’altro. Correva infatti la voce che nell’estremo ponente ligure, transitavano antiche reliquie sacre e altri oggetti misteriosi. Furono i Templari della vicina Seborga, piccolo borgo di meno di 300 abitanti nell’entroterra di Bordighera, a portarli via e a nasconderli? È solo leggenda o c’è qualcosa di vero? In fondo, sia l’Ordine del Tempio sia il fantomatico Principato di Seborga sono spesso avvolti in un’aura di mistero e non si può escludere che qualcosa potrebbe essere ancora nascosto nello stesso Principato ligure. E che dire di Ventimiglia che ancora oggi ospita i raduni mondiali di Templari del terzo millennio organizzati dal Gran Priorato del Principato di Monaco dell’Ordre du Temple de Jèrusalem? Perché proprio nell’antica Albintimilium, l’odierna Ventimiglia? Anche qui, nella parte più occidentale della costa ligure, la memoria dei cavalieri Templari è ancora viva. Quanti misteri…alla Giacobbo, il gigante di Freedom che li risolve…quasi sempre.
Eppure una spiegazione c’è anche in questo caso: qui i Cavalieri Bianchi ci sono stati davvero. E a Seborga? Non ci sono prove storiche concrete che dimostrino la presenza dei Templari in questo piccolo paese anche se la tradizione locale e alcune leggende mantengono in vita il legame tra il borgo e l’ordine cavalleresco. Un modo sicuro per arricchire il fascino storico e culturale della località collinare a nord di Bordighera. Si narra addirittura, secondo alcune leggende, che nel 1117 San Bernardo di Chiaravalle, monaco, abate e promotore della II Crociata (1147-1150) si recò a Seborga e consacrò i primi nove cavalieri templari nella chiesa a lui dedicata, prima della loro partenza per le Crociate. In paese si svolgono raduni che richiamano la presenza dei Templari e il Principato di Seborga, nato negli anni Novanta del secolo scorso per rivendicare una “favolosa” indipendenza, riconosce l’Ordine dei cavalieri bianchi. Secondo alcuni storici non si tratta solo di leggenda ma la tradizione templare di cui Seborga si vanta sarebbe suffragata da una documentazione di tutto rispetto. In effetti, camminando per il paese si vedono croci templari ovunque, nelle vie e sugli edifici. Perfino una birra locale riporta l’effigie dei cavalieri sulla bottiglia, Siamo nel cuore dell’Ordine del Tempio? Qualcuno dice di sì, tanti altri sono molto più prudenti anche se la tradizione seborghina vede proprio in questo borgo i primi passi compiuti dai mitici cavalieri templari.
Filippo Re
nelle foto, paese collinare di Seborga , Cattedrale di Santa Maria Assunta a Ventimiglia Alta, Templari a Seborga

Caravaggio. Una vita difficile

MUSEI REALI DI TORINO | PALAZZO REALE

Sala da ballo | secondo piano

 

MARTEDÌ 7 LUGLIO 2026, ORE 17.30

 

 

CONFERENZA DI

FRANCESCA CAPPELLETTI

Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma

CARAVAGGIO. UNA VITA DIFFICILE

 

 

Uno degli appuntamenti del public program che accompagna la mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

 

 

“La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo”; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino

I Musei Reali di Torino proseguono il percorso di collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni culturali italiane, promuovendo un dialogo fondato sullo scambio di capolavori, sulla condivisione di competenze e sulla valorizzazione comune del patrimonio attraverso incontri, conferenze e progetti condivisi.

 

Martedì 7 luglio 2026, alle ore 17.30, la Sala da ballo al secondo piano di Palazzo Reale a Torino ospita la conferenza di Francesca Cappelletti, Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma, dal titolo Caravaggio. Una vita difficile.

 

L’incontro è uno degli eventi collaterali che accompagnano la mostra La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo, in corso fino al 15 settembre 2026 nello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, che propone un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548).

Attraverso il dialogo tra la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto, in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, l’Adorazione dei pastori (1522-1523) e l’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi (1525-1530) di Savoldo, appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, l’esposizione indaga le radici di quella “luce del vero” che anticipa la rivoluzione caravaggesca.

 

 

 

Conferenza

Francesca Cappelletti. Caravaggio. Una vita difficile

Torino, Palazzo Reale | Sala da Ballo, secondo piano (Piazzetta Reale, 1)

Martedì 7 luglio 2026, ore 17.30

 

Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali di Torino, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prenotazioni al link:

https://forms.zohopublic.eu/intranetmuseireali/form/ConferenzelegateallamostradossierLottoeSavoldo/
formperma/ReaEOEegGYgSrK_Bpxk5MW8-dmEg12lrxayHfY98ocg

 

 

Mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda | Spazio Scoperte (Piazzetta Reale, 1)

30 maggio – 15 settembre 2026

Orari: dal giovedì al martedì, 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00)

Chiuso il mercoledì

 

La mostra dossier è a cura di Annamaria Bava e Alessandro Uccelli

Progetto allestitivo Stefania Dassi e Barbara Vinardi

Progetto grafico Paolo Mamino

Filmato prodotto da Stefano P. Testa per Lab80 Film su un testo di Alessandro Uccelli

 

I Musei Reali di Torino ringraziano

L’Accademia Carrara di Bergamo

La Biblioteca Marciana di Venezia

La Fondazione Roberto Longhi di Firenze

 

Ingresso alla Galleria Sabauda compreso nel biglietto dei Musei Reali

Intero € 15,00; Ridotto: € 2,00 (ragazzi di età dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni; persone con disabilità e un loro accompagnatore; Insegnanti con scolaresche; Guide turistiche con gruppi; Personale del Ministero della Cultura; Possessori di Abbonamento Musei, Torino + Piemonte Card, tessera ICOM; Giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine.

 

Web

https://museireali.beniculturali.it/

Il Castello nascosto: patrimoni da riscoprire

“Il Liberty al Villaggio Leumann”, un convegno organizzato da Korès

Il Villaggio Leumann, all’interno del suo Ecomuseo, ospiterà giovedì 2 luglio, alle ore 17, il convegno intitolato “Il Liberty al Villaggio Leumann: estetica, architettura e dettagli decorativi”, organizzato dall’Associazione Culturale Kòres e dedicato a una delle caratteristiche più riconoscibili e affascinanti del villaggio operaio collegnese. Con la sua chiesa, le abitazioni, gli spazi collettivi e i dettagli ornamentali che ne definiscono il carattere, il Villaggio Leumann rappresenta un luogo privilegiato per osservare il dialogo tra architettura industriale, attenzione al paesaggio, qualità della vita e ricerca estetica. Interverranno al convegno Carlo Ostorero, ricercatore e docente alla Facoltà di ingegneria del Politecnico di Torino; Annalisa Dameri, professoressa ordinaria di Storia dell’Architettura al Politecnico di Torino; Roberto Fraternali, architetto SIAT, specializzato in restauro di edifici tutelati; Armando Audoli, storico dell’arte, e Chiara Brossa, docente di Storia dell’Arte.

Il convegno rientra nell’ambito del Progetto V.O.C.A.LE. (Villaggi Operai Arte e Cultura al Leumann), progetto vincitore del bando “Ecosistemi culturali” di Fondazione CDP – l’ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Dopo gli appuntamenti dedicati alla storia sociale e alla valorizzazione dei villaggi operai, l’iniziativa propone un focus sul Liberty come linguaggio artistico, architettonico e decorativo, capace di raccontare il gusto, la modernità e l’identità urbana di inizio Novecento.

Villaggio Leumann – corso Francia 349, Collegno

Mara Martellotta

Apre temporaneamente la Sala Gonin della stazione di Porta Nuova

/

Fondazione FS Italiane prosegue nel programma di valorizzazione delle sale storiche delle stazioni italiane. L’iniziativa prevede una serie di aperture straordinarie che consentiranno ai visitatori di riscoprire alcuni degli ambienti più prestigiosi e rappresentativi del patrimonio ferroviario nazionale.

A inaugurare il nuovo ciclo di aperture sarà la Sala Gonin della stazione di Torino Porta Nuova, eccezionalmente visitabile nei fine settimana del 4-5 e 11-12 luglio e del 19-20 settembre.

Accompagnati da esperti del patrimonio storico, i visitatori potranno approfondirne la storia, scoprirne le peculiarità architettoniche e comprenderne il ruolo nel contesto della stazione e nell’evoluzione del viaggio ferroviario nel nostro Paese. Realizzata nel 1864 come sala d’attesa riservata alla famiglia Savoia, la Sala Gonin deve il proprio nome a Francesco Gonin, autore degli affreschi e di parte delle decorazioni che impreziosiscono l’ambiente. Pareti e volte sono arricchite da un ciclo di pitture raffiguranti gli elementi naturali: la Natura, la Terra, l’Acqua e il Fuoco. Completano l’ambiente eleganti arredi d’epoca, rivestimenti pregiati di legno e un imponente lampadario in vetro di Murano, testimonianze del valore storico e artistico di uno spazio concepito per accogliere la famiglia reale sabauda in occasione dei viaggi ferroviari.

Per partecipare alle visite è richiesta la prenotazione anticipata sul sito www.vivaticket.it 15 giorni prima della data prescelta, fino a esaurimento dei posti disponibili. I bambini fino a 3 anni possono accedere gratuitamente, accompagnati da un genitore. Per informazioni e modalità di accesso per le persone con disabilità è possibile scrivere all’indirizzo salereali@fondazionefs.it.

Il calendario completo delle aperture e gli aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali della Fondazione FS Italiane.

 

La rinascita della Torre della Bicocca

Sabato 27 giugno, nel tardo pomeriggio, è stata ufficialmente inaugurata la Torre della Bicocca, il monumento simbolo di Buttigliera Alta, nonché il grande testimone della sua storia, strettamente legata alla nobile famiglia Carron di San Tommaso.
Alta circa 14 metri ed ubicata a 411 metri di altitudine, nel verde della Collina Morenica, tra Buttigliera e Ferriera, è una delle poche torri medievali circolari sopravvissute in Valle di Susa.
Il suo diametro alla base è di 3,9 metri, mentre all’altezza dell’ingresso, posto a circa 7 metri da terra, misura 2,5 metri.
Costruita come torre di avvistamento, era collegata ad un articolato sistema di fortificazioni della bassa Valle di Susa, che comprendeva i Castelli di Avigliana, Sant’Ambrogio, Rivoli e Caselette, la Torre del Colle a Villar Dora e il Ricetto di San Mauro ad Almese.
Come le altre fortificazioni, molto probabilmente era utilizzata anche per segnalazioni notturne, come testimoniato da un’ordinanza del 1799 con la quale il comandante del presidio francese disponeva di provvedere al “fanale della Bicocca” e dal focolare ospitato in un’apposita struttura sulla piattaforma superiore della costruzione, ancora visibile in una cartolina di inizio secolo scorso.
Il 25 aprile 1619 Giovanni Carron venne infeudato Signore di Buttigliera Alta dal Duca di Savoia Carlo Emanuele I e fece issare lo stendardo famigliare sulla Torre della Bicocca. Il nobile nel 1625 diventò Primo Segretario di Stato (carica che i suoi discendenti si tramandarono fino alle riforme volute da Re Vittorio Amedeo II nel 1717), il primo marzo 1631 ottenne dal Duca Vittorio Amedeo I il titolo comitale ed avendo ereditato dalla seconda moglie un feudo in Tarantasia che si chiamava San Tommaso, iniziò a farsi chiamare Marchese Carron di San Tommaso.
Tra il 1620 e il 1631 fece costruire Villa delle Rose, denominata oggi Villa San Tommaso.
A fine Ottocento, dopo l’installazione sull’altura di San Grato a Rivoli del telegrafo ottico inventato dai fratelli Chappe, la torre fu probabilmente inserita nella linea di trasmissione Torino-Lione-Parigi.
La Contessa Clementina Carron di Briançon, l’ultima dei San Tommaso, quando si spense il 27 aprile 1912, la lasciò in eredità insieme a Villa delle Rose alle Suore del Sacro Cuore, ospitate nella sua residenza buttiglierese dal 1889.
Oggi la torre, come Villa delle Rose, ribattezzata Villa San Tommaso, appartiene alla “Provincia italiana della Società del Sacro Cuore”.
In comunione d’intenti tra la proprietà religiosa e l’amministrazione comunale, con l’obiettivo di fermarne il deperimento della torre e di renderla fruibile al pubblico, la “Società del Sacro Cuore” ha avviato il cantiere di restauro dietro finanziamento della Regione Piemonte – con fondi PNRR – e sotto le direttive della Soprintendenza per i Beni Artistici.
I lavori, diretti dall’architetto Francesca Madon, hanno previsto la messa in sicurezza statica della struttura e un moderno impianto di illuminazione alimentato da pannelli fotovoltaici a energia pulita.
L’evento inaugurativo, chiamato “Promenade Carron – La Torre Bicocca racconta”, è stato inserito nel programma del concomitante “Festiva d’estate” del Comitato festeggiamenti.
Ha preso il via alle ore 17 in Piazza San Marco, dove è partita la camminata che ha condotto il pubblico in prossimità del bosco dove si trova la torre. Qui i rievocatori del gruppo storico “I Marchesi Carron di San Tommaso” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta, su regia di Manuela Massola, hanno fatto rivivere ai numerosi presenti (nonostante il caldo afoso) l’infeudazione del Comune a Giovanni Carron il 25 aprile 1619 da parte del Duca di Savoia Carlo Emanuele I.
I presenti si sono quindi recati ai piedi della torre, dove si è tenuta la cerimonia di inaugurazione, aperta dal discorso di Alfredo Cimarella, Sindaco di Buttigliera Alta, il quale ha dichiarato che “
è un piacere essere qui per inaugurare questo bene storico restaurato, frutto di una bella sinergia per il reperimento dei fondi, che parte dall’Unione Europea, questo è un progetto finanziato dal PNRR Next Generation EU, che poi attraverso il Ministero della Cultura e Regione Piemonte, come soggetto che ha organizzato e distribuito i bandi, è arrivato ad atterrare fino qui. La Regione è oggi rappresentata da Paolo Ruzzola, che si è speso davvero tanto per seguire il bando e il progetto, per ragioni anche affettive”.
Il Primo Cittadino si è rallegrato della sinergia che c’è stata tra la proprietà della torre che i buttiglieresi affettuosamente chiamano “le Suore del San Tommaso”, il Comune, l’architetto Francesca Madon e le tante associazioni del territorio, tra le quali “Il Filo della Memoria” con Manuela Massola, che ha una predisposizione straordinaria per la ricerca storica locale e un attaccamento particolare alla torre “
perché è nata e cresciuta a 500 metri da qua, proprio su questa collina di Cornaglio” ed ha proseguito affermando che un affetto particolare per la torre arriva anche dalla parte più nuova di Buttigliera Alta, la Frazione Ferriera, nel cui Palio dei Rioni, uno di essi è denominato proprio “la torre”.
Alfredo Cimarella ha concluso annunciando che la proprietà ha individuato il Dott. Luca Mandanici, una guida formata dell’Associazione Mysteponstep, che organizzerà visite guidate su prenotazione a partire da sabato. Questo ragazzo “
fa la promozione turistica e tutto quello che serve a questi beni per poter vivere dopo il restauro” ha concluso il Primo Cittadino.
La torre si inserirà infatti all’interno dei percorsi di visita del territorio, sia nei sentieri del cicloturismo che in quelli enogastronomici e l’amministrazione comunale si pone come obiettivo di collegarla turisticamente all’altro monumento simbolo del territorio: la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, il gioiello gotico del Piemonte.
Ha quindi preso la parola il Consigliere Regionale Paolo Ruzzola, già Sindaco di Buttigliera Alta dal 2004 al 2014, il quale ha ricordato
che “le istituzioni possono mettere a disposizione delle opportunità, come i bandi e i finanziamenti, ma poi bisogna saperli cogliere, sapere fare i progetti giusti e sapere spendere i soldi nei tempi imposti e l’Amministrazione comunale di Buttigliera da anni lo sa fare in modo importante e questo è solo l’ultimo esempio”, affermando poi che questo era un progetto al quale sia l’Amministrazione comunale che il Sacro Cuore tenevano molto, ma non sarebbe stato possibile realizzarlo solo con le loro risorse e quindi aver avuto l’opportunità, la capacità e la bravura di saper utilizzare questi fondi europei messi a disposizione attraverso il PNRR è stato importantissimo.
Ruzzola ha concluso augurandosi che presto partano i lavori di ristrutturazione di una parte della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso.
Dopo i saluti dell’architetto Francesca Madon, che ha spiegato i lavori di restauro e di Madre Superiora Suor Luciana Lussiatti in rappresentanza della proprietà, è stato ufficialmente tagliato il nastro.
Successivamente in Piazza Donatori di Sangue, presso lo stand del Comitato Festeggiamenti si è tenuta una cena con “Menu della Torre”.


ANDREA CARNINO


Cinzano, i legami con Desana, Roddi e Buttigliera Alta

Domenica 28 giugno il Comune di Cinzano in collaborazione con il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, ha organizzato una commemorazione del suo storico legame con Desana (VC), Roddi (CN) e Buttigliera Alta (TO) attraverso i Marchesi Della Chiesa.
La cerimonia, patrocinata dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Provincia di Torino e dal Comune di Cinzano, ha preso il via nella Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio Abate, completata nel XVIII secolo in stile barocco, dove alle ore 10 Don Silvano Canta ha celebrato la S. Messa.
Successivamente i partecipanti e i gruppi storici hanno sfilato in corteo fino alla Sala Consiliare del Municipio, dove si è tenuta una solenne cerimonia, aperta dai saluti di
Emilio Longo, Sindaco di Cinzano.
Lo scrivente nel suo intervento ha descritto i legami che Cinzano ha con Desana e Roddi.
Il primo Marchese di Cinzano fu Carlo Francesco Della Chiesa, nato a Saluzzo il 4 luglio 1624. Egli ricoprì prestigiosissime cariche presso i Savoia, tra le quali quelle di Primo presidente della Camera e poi del Senato. Nel 1666, avviò un’importante fase di restauro del Castello di Cinzano, risalente al XIII secolo, dotandolo di una nuova facciata e di un salone nobiliare. Si spense il 30 giugno 1699 e venne sepolto nel suo amato feudo cinzanese.
Il suo primogenito Francesco Filippo, a lui premorto nel 1693, nel 1675 aveva sposato Maria Camilla Tizzone di Desana, che gli aveva portato in dote il Castello di Roddi, acquistato dalla sua quadrisavola Giovanna Carafa, moglie di
Gianfrancesco II Pico, Signore di Mirandola e Conte di Concordia, il 5 dicembre 1525 per seimila scudi d’oro.
Gli ultimi esponenti maschili del ramo primogenito dei Della Chiesa furono i discendenti alla sesta generazione di Francesco Filippo e Maria Camilla:
il Marchese Enrico e suo fratello Saverio.
Il primo morì senza figli maschi sopravvissuti nel 1847 e le sue figlie Paoloina e Felicita cedettero il Castello di Cinzano a privati. Il secondo nel 1836 alienò il Castello di Roddi a Giuseppe Scarzello di Monforte, che lo acquistò per conto di Re Carlo Alberto.
Nel 1872 Ludovico Della Chiesa, membro del ramo secondario del casato, che aveva ereditato il titolo di Marchese di Cinzano, ma non il castello, acquistò il maniero e lo fece restaurare in stile neogotico. Nel 1951 alla morte del suo discendente il Marchese Vittorio, il Castello di Cinzano fu nuovamente venduto e nel 1968 venne frazionato in appartamenti.
Ha preso quindi la parola Manuela Massola
del “Filo della Memoria” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta, la quale ha illustrato il legame tra Cinzano e il suo paese, attraverso le nozze nel 1698 tra il Marchese Carlo Giuseppe Antonio Della Chiesa (figlio del Marchese Francesco Filippo e Maria Camilla Tizzone) e Orsola Paola Delfina Carron di San Tommaso (figlia di Carlo Giuseppe Vittorio, Marchese di San Tommaso e Conte di Buttigliera Alta e di Paola Beatrice Roero di Guarene). Dalla loro unione nacque Ignazio Della Chiesa, Abate di Sangano e successivamente Cappellano Maggiore del Re di Sardegna Carlo Emanuele III, il quale ne propose l’investitura come 21° Vescovo di Casale.

Nel 1710 Orsola Paola Delfina morì e nel 1714 il Marchese di Cinzano e Roddi si risposò con la nobile Silvia Gabriella Morozzo Della Rocca che gli diede tre figli, tra questi Gaspare, che dalla seconda moglie Maria Maddalena Ruffino dei Conti di Diano D’Alba ebbe tre figlie, tra le quali Luigia che nel 1781 sposò il Marchese Paolo Luigi Guasco di Bisio di Alessandria e fu madre di Enrichetta. Quest’ultima vide la luce il 13 luglio 1785 e nel 1805 impalmò Alessandro Carron, Marchese di San Tommaso e Conte di Buttigliera Alta. Enrichetta rimase vedova nel 1816 e nel 1843 ebbe il dolore di perdere il suo amato figlio Felice, deputato, Sindaco di Sommariva Perno e autore delle Tavole Genealogiche di Casa Savoia. Fu madrina di battesimo della Contessa Clementina, l’ultimo esponente del casato Carron, che si spense il 27 aprile 1912.

Dopo l’intervento dello storico Carlo Bosco, il quale ha parlato all’assemblea dei Marchesi di Cinzano, il Vice Sindaco Michele Schiavo ha raccontato dei preziosi documenti storici ritrovati per caso in biblioteca, tra i quali una mappa del paese risalente al 1782 e molti libri relativi ad atti dei Savoia.
Il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha quindi conferito uno speciale attestato di benemerenza al Comune di Cinzano e agli storici Carlo Bosco e Carlo Biglietti.
I presenti si sono quindi trasferiti nel cortile del castello dove i rievocatori dell’
Associazione culturale “La Crisalide di ieri e di oggi” di Venaria Reale si sono esibiti in danze seicentesche.
E’ seguito un rinfresco.
La cerimonia è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici:

  • Gruppo Storico di Sciolze Bastian Contrario e Bela Lidia, Corte Reale dei Savoia, i cui rievocatori hanno impersonato la Prima Madama Reale Cristina di Borbone-Francia; la sua quintogenita Adelaide e Donna Ghita Falcombelli, moglie del senatore Gaspare Perrachino Marchese di Cigliano;
  • I Marchesi Carron di San Tommaso” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta, i cui rievocatori hanno impersonato Enrichetta Guasco di Bisio, suo figlio il Marchese Felice Carron e la Contessa Clementina, ultimo esponente del casato;
  • I Signori di Torino nell’Ottocento”, i cui rievocatori hanno impersonato la Regina Margherita, accompagnata dal Marchese Emanuele Pes di Villamarina, con la consorte Paola, dama d’onore della sovrana;

  • Della Fenice” di Pianezza, la cui Presidente Monica Todi ha impersonato Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, Regina di Spagna dal 1870 al 1873, accompagnata da due dame di compagnia;

  • I Verulfi di Chivasso”, nobile famiglia piemontese originaria di Verolengo, che tra XVII e XVIII secolo visse a Chivasso e possedette piccoli feudi nel Canavese;

  • Associazione culturale “La Crisalide di ieri e di oggi” di Venaria Reale, i cui rievocatori erano abbigliati con magnifici costumi di fine Seicento;
  • I Tamburini della Castellata di Chiaverano.

 

ANDREA CARNINO