SPORT- Pagina 2

A Montgenèvre il “1° Memorial Gianni Terminiello”

Caro direttore,

il prossimo 29 marzo 2026, a Montgenèvre (FRA), celebreremo il “1° Memorial Gianni Terminiello”. Una gara sociale che non è solo sport, ma un tributo all’Appuntato Scelto Qualifica Speciale Giovanni Terminiello, scomparso prematuramente il 5 gennaio scorso a causa di un male incurabile.

Gianni era figlio d’arte: suo padre, l’Appuntato Giuseppe Terminiello, è una Vittima del Dovere dell’Arma, caduto eroicamente il 2 maggio 1977 a Moncalieri durante un servizio di radiomobile. Gianni non era solo un collega stimato e un Carabiniere esemplare; era un uomo che viveva per la montagna e per i valori dello sport. Chi lo ha conosciuto ricorda il suo sorriso costante e la sua capacità di fare squadra, la stessa che metteva nel suo lavoro ogni giorno.

L’intero ricavato delle iscrizioni sarà devoluto in beneficenza, mantenendo viva la generosità che ha sempre contraddistinto Gianni. Considerata l’attenzione che avete dedicato alla sua storia e a quella della sua famiglia, saremmo onorati se poteste dare risalto a questa giornata di sport e solidarietà.

Sci Club La Loggia A.S.D.

Il piazzale “Grande Torino” a Venaria Reale

 

 Sabato 14 marzo 2026, l’intitolazione e un incontro pubblico alla presenza di ex campioni Granata.

Il 4 maggio 1949, la squadra di calcio del Torino si schiantò sulla collina di Superga mentre stava rientrando dalla gara amichevole disputata pochi giorni prima contro il Benfica.

Era la squadra degli Invicibili, con la formazione che tutti, tifosi e appassionati, conoscono a memoria: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola.

La Città di Venaria Reale, attraverso la Commissione Toponomastica e il Consiglio comunale, ha deciso di dedicare alla memoria del Grande Torino il piazzale limitrofo ai campi Don Mosso di via San Marchese ad Altessano.

Il taglio del nastro è previsto sabato 14 marzo 2026, alle ore 16.30, alla presenza delle autorità comunali, tifosi e giocatori che hanno fatto la storia del Toro come Claudio Sala, Giuseppe Pallavicini, Natalino Fossati e Rosario Rampanti. Presso Centro Sportivo Campi da calcio Don Giacomo Mosso, via San Marchese 25.

Alle ore 17, in sala consiliare, incontro pubblico «Ricordando i caduti di Superga e il Grande Torino», alla presenza del sindaco Fabio Giulivi e degli assessori ai Lavori Pubblici e allo Sport, Giuseppe Di Bella e Luigi Tinozzi. Presso Municipio, piazza Martiri della Libertà 1.

Milano – Torino, 150 anni di storia

SABATO 14 MARZO LA RIEVOCAZIONE DELLA CORSA CICLISTICA PIÙ ANTICA DEL MONDO

 

PARTENZA DA MAGENTA E GRAN FINALE NELLA SEDE ASI DI VILLA REY A TORINO CON AL VIA UNA CINQUANTINA DI CICLISTI D’ANTAN INSIEME A MARINO VIGNA (VINCITORE NEL 1966) E AL CAMPIONE TORINESE ITALO ZILIOLI

Alle 6.00 di sabato mattina 14 marzo un nutrito gruppo di impavidi ciclisti partirà da Magenta per celebrare il 150° anniversario della Milano-Torino, la corsa ciclistica più antica del mondo. La prima edizione, infatti, venne organizzata dal Veloce Club Milano il 25 maggio del 1876. Degli 8 atleti al via solo 4 raggiunsero il traguardo, con il vincitore Paolo Magretti giunto a Torino dopo 10 ore e 9 minuti di estenuante pedalata su strade che non erano certo quelle lisce e confortevoli di oggi.

La rievocazione del 14 marzo precede di pochi giorni la corsa ufficiale giunta alla 107^ edizione, in programma mercoledì 18 marzo con partenza da Rho e arrivo a Superga. Una cinquantina di ciclisti con tenute e bici rigorosamente storiche – organizzati dalla Nuova Unione Velocipedistica Italiana, dall’Associazione Velocipedi Italiani, dal Museo del Ghisallo e dall’Automotoclub Storico Italiano – affronteranno un percorso di 180 km, con un dislivello complessivo di 1.300 metri, che li porterà alla sede ASI di Villa Rey a Torino, con l’arrivo previsto alle ore 17.00 dopo aver effettuato gli ultimi passaggi a Superga e al Motovelodromo. Tra gli ospiti saranno presenti Marino Vigna, vincitore della Milano-Torino 1966, e Italo Zilioli, campione torinese grande protagonista del ciclismo anni ’60 e ’70.

La rievocazione della Milano-Torino fa parte degli eventi che contraddistinguono le celebrazioni del 60° Anniversario dell’ASI. Fondato nel 1966, l’Automotoclub Storico Italiano rappresenta il riferimento nazionale per il settore del motorismo storico ed è sempre più orientato alla tutela e alla promozione di tutto ciò che concerne l’evoluzione della mobilità e della locomozione, abbracciando anche il mondo del ciclismo con la nascita della specifica Commissione Velocipedi.

Tammaro e Tassinario conquistano il titolo regionale

 

Bertelli, medaglia e pass per i Criteria, Palumbo e Tudisco sul podio

La prima parte dei Campionati Regionali di Categoria in vasca da 25 metri traccia un bilancio davvero soddisfacente per la ValleBelbo Sport. Il primo dato è numerico, con 19 nuotatori del team arancio-nero capaci di conquistare l’accesso alla fase finali dei Regionali, il secondo qualitativo con diversi atleti sul podio – anche sul gradino più alto – e capaci di qualificarsi alla più importante manifestazione nazionale giovanile d’inverno. Il weekend di Mattia Tammaro (Ragazzi 2011) è stato davvero proficuo. Grazie a prestazioni da primato personale, ha aggiunto alla bacheca personale il titolo regionale dei 50 farfalla in 26”32, e la medaglia d’argento nei 50 stile libero in 24”29 a cui si aggiunge un altro secondo posto nei 100 farfalla in 58”93. Prestazioni di livello assoluto quelle di Lucia Tassinario (Senior) che sale sul gradino più alto del podio nei 50 stile libero con un crono da 25”75. In una fase in cui Lucia sta già pianificando gli Assoluti Primaverili, sono davvero interessanti i riscontri siglati in occasione delle medaglie d’argento conquistate nei 50 farfalla (27”03) e nei 100 dorso (1’00”97). Proprio dal dorso, arriva una doppia soddisfazione per Maddalena Bertelli (Juniores 2011): la medaglia di bronzo centrata nei 100 dorso con il crono da 1’04”60 assicura la partecipazione ai Criteria Nazionali, la prima qualificazione individuale alla massima rassegna giovanile italiana in vasca corta. I consistenti progressi cronometrici di tutto il gruppo hanno portato ad altri successi personali del team VBS. Camilla Palumbo (Juniores 2010), mai così veloce nei 100 rana, porta a casa la medaglia di bronzo con un riscontro cronometrico di 1’15”50 (quinta nei 200 rana in 2’45”85) mentre Aurora Tudisco (Ragazze 2013), anch’essa in netto progresso, sale sul terzo gradino del podio dei 50 farfalla in 31”29. Proprio a rana e farfalla, in particolare in ambito femminile, ci sono state altre buone prestazioni individuali. Nei 100 rana Greta Gabutto chiude in 1’15”98 avvicinando il podio (nei 200 rana 2’48”08) e Francesca Gallione si migliora a 1’13”92, Elisa Ferrari (Juniores 2011) chiude i 50 farfalla a ridosso del podio in 29”70 (sesta nei 50 stile libero in 27”23) mentre la già citata Bertelli sfiora la medaglia (quarta) nuotando 29”48. Con diversi portacolori della ValleBelbo Sport protagonisti delle staffette con la cuffia del Team Dimensione Nuoto, spicca la frazione interna di Bianca Tassinario che con un parziale da 1’01”43 contribuisce alla conquista della medaglia di bronzo della 4×100 stile libero Ragazze. Un interessante weekend anche da parte di Alessandro Mairano, Sarah Messina, Vittorio Perosino, Jacopo Martella, Leonardo Pintescul, Leonardo Di Pietro, Anna Marchelli, Gabriele Giberti, Arianna Blue Africano e Giulio Maria Rizzolo, autori e autrici di ottime prestazioni individuali che hanno contribuito ad una eccellente prestazione d’insieme della ValleBelbo Sport. Sabato 14 e domenica 15 marzo, ancora a Torino, sarà completato il programma gare dei Campionati Regionali.

“Guanti alzati, donne in piedi”, una serata di boxe, coraggio e rispetto

Al Bocciodromo Rossini di Torino

“Guanti alzati, donne in piedi”, l’evento organizzato da Boxing de Rua e Boxe Sociale, svoltosi nella serata di sabato 7 marzo scorso, ha trasformato il ring del Bocciodromo Rossini di Torino in uno spazio di sport, valori e condivisione.
Il pubblico ha risposto con partecipazione, riempiendo la sala e accompagnando con entusiasmo ogni incontro. Tredici match di boxe olimpica hanno scandito una serata combattuta e spettacolare, dove agonismo e rispetto sono andati di pari passo. L’angolo blu della Boxing de Rua ha dominato la serata, offrendo prestazioni di grande carattere e dimostrando la qualità del lavoro sportivo e sociale portato avanti dall’associazione.
“Guanti alzati, donne in piedi” è stato un momento di incontro e di consapevolezza, dedicato alla forza delle donne dentro e fuori dal ring. La boxe, con la sua disciplina e il suo codice di rispetto, si è confermata ancora una volta un linguaggio capace di parlare di dignità, pari opportunità e coraggio.

Alla serata hanno preso parte anche rappresentanti delle istituzioni che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza all’iniziativa: Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6 di Torino, l’assessore regionale alle Politiche Sociali Maurizio Marrone e il presidente regionale della Federazione Pugilistica Gianluca Timossi.
La serata si è conclusa con un messaggio forte e condiviso: sul ring come nella vita, il rispetto non si negozia. Quando i guanti si alzano, insieme a loro si alzano anche la consapevolezza, la dignità e la forza di una comunità che crede nello sport come strumento di crescita.

Mara Martellotta

Peñarol, il Piemonte d’Uruguay. Storie di calcio e di emigrazione

Il nome deriva da Pinerolo e lo si deve a Giovan Battista Crosa che nel 1765 arrivò a Montevideo e fondò – insieme ad altri conterranei – il quartiere che , storpiando il nome del comune situato allo sbocco in pianura della Val Chisone, nel tempo, è diventato il “barrio” Peñarol

Nel 2016 a Montevideo il Club Atletico Peñarol ha festeggiato l’inaugurazione del suo nuovo stadio: 43.000 posti a sedere, attrezzato, moderno e con un area-museo dedicata alla storia  del club più prestigioso dell’Uruguay. D’ora in poi l’Estadio Campeón del Siglo celebrerà le gesta dei calciatori i maglia giallo-nera, ricordando il legame tra questa  squadra, tra le più vincenti del sudamerica, e il Piemonte.

Il nome Peñarol , infatti, deriva da Pinerolo e lo si deve a Giovan Battista Crosa che nel 1765 arrivò a Montevideo e fondò- insieme ad altri conterranei – il quartiere che , storpiando il nome del comune situato allo sbocco in pianura della Val Chisone, nel tempo, è diventato il “barrio” Peñarol. Una storia che è diventata uno spettacolo teatrale, grazie al testo curato da Renzo Sicco e Darwin Pastorin che,  grazie ad Assemblea Teatro, anima le scene con il progetto ”Peñarol, il Piemonte d’Uruguay:storie di calcio e di emigrazione”. Pinerolo, Peñarol: due nomi identici che in due lati del mondo in continenti lontani raccontano di emigrazione, povertà, lavoro, rinascita ..e calcio! Bella storia, quella del club che assume i colori sociali giallo e nero, ispirati a quelli delle barriere delle strade ferrate, essendo molti dei suoi fondatori dei “musi neri”, macchinisti delle ferrovie uruguaiane, per lo più italiani. Un legame profondo, segnato dalle storie d’emigrazione dalle terre piemontesi verso il “nuovo mondo”, dove la passione per il calcio si confonde con la storia in una città, capitale d’Uruguay, dove nelle vene della metà dei tre milioni di abitanti, scorre sangue italiano. I pinerolesi, come tanti altri abitanti delle valli e della pianura, andavano a Genova per imbarcarsi, spesso senza conoscere l’effettiva destinazione, stipati in terza classe, a rischio di finire morti affogati quando i piroscafi cedevano alla rabbia dell’oceano, per cercare fortuna nelle “meriche”.

La passione per i “fotbaleur” , nel caso, ha fatto il resto.  Così, quello che nel 1891 era stato fondato a Montevideo come “Central Uruguay Railway Cricket Club” (CURCC), squadra di fùtbol della capitale uruguaiana,  nel 1913, cambia nome in “Club Atletico Peñarol”. In breve, questa “instituciòn deportiva” diventò presto la miglior squadra del Sudamerica, complice il ciclo del grande Uruguay che tra il 1930 ed il 1950 vinse due edizioni dei Mondiali. Quando la finale della Coppa del mondo venne giocata in Brasile, nella storica data del 16 luglio 1950, quando la “Celeste” nazionale uruguagia  sconfisse 2 a 1 la Seleção dei padroni di casa, sprofondando nella disperazione il Maracanà, il Peñarol aveva già conquistato 17 campionati d’Uruguay e forniva alla nazionale giocatori del calibro di Obdulio Varela e Juan Alberto Schiaffino, che poi venne a giocare in Italia, nel Milan. Nel biennio 1960-61 il Peñarol salì in vetta al mondo del pallone, vincendo due Coppe Libertadores (la Champions sudamericana) e una Coppa Intercontinentale. Così i “carboneros” entrarono nella storia del calcio. Nel 1966 arrivò la doppietta: Libertadores e Intercontinentale. Doppietta replicata sedici anni dopo, nel 1982. Nel frattempo arrivano altri 32 titoli nazionali, l’ultimo nel 2012-13.

Un palmares di successi impressionante, al punto da far sì che la Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio (IFFHS) nominasse il Peñarol “Club del XX° secolo del Sud America”. Ma non tutto si può ridurre ai dati numerici. La passione, la voglia di riscatto sociale, l’incrollabile fede nei colori del “Pinerolo d’Uruguay” , nel tempo, ha rappresentato un fenomeno davvero importante, legatoa  doppio filo con l’Italia. Nei primi grandi calciatori aurinegros ( gialloneri , per via del colore delle maglie) erano evidenti le tracce di italianità: le più grandi leggende del club erano figli o nipoti di italiani. Basta pensare alle prime due stelle, Lorenzo Mazzucco e Josè Piendibene Ferrari, entrambi avevano i genitori italiani. E poi Juan Alberto Schiaffino ( così scrisse di lui Eduardo Galeano: “con le sue giocate magistrali, organizzava il gioco della squadra come se stesse osservando tutto il campo dalla più alta torre dello stadio”),il centrocampista Rafael Sansone, il difensore Ernesto Mascheroni , l’istriano di nascita Ernesto Vidal, centrocampista che aveva “tre patrie ma solo una gli regalò il tetto del mondo”, il portiere Roque Maspoli e tanti altri. Una storia di scatti, rincorse e calci al pallone che continua, sull’asse della memoria che unisce i due lati del mondo, da Pinerolo al “barrio” Peñarol.

Marco Travaglini

La mia prima Olimpiade: un’esperienza dietro le quinte

Partecipare per la prima volta alle Olimpiadi è stata un’esperienza quasi surreale. Fin da piccola ho sempre seguito i Giochi in televisione, appassionata di sport, e realizzare che questa volta ne facevo davvero parte — per di più in Italia — è stato qualcosa di davvero speciale.
La mia esperienza si è svolta a Livigno, nel nord Italia al confine con la Svizzera, dove si sono tenute le gare di snowboard e freestyle skiing. Ho lavorato nell’Enhanced Venue Media Center del Livigno Snow Park come Press Workroom Supervisor, occupandomi della gestione della sala lavoro per i media e supportando le attività legate alle conferenze stampa.
Uno degli aspetti più belli è stato il team con cui ho lavorato, composto da persone con grande esperienza olimpica da cui ho potuto imparare molto. Allo stesso tempo mi ha colpito la dimensione internazionale dell’evento: ogni giorno era possibile incontrare giornalisti e fotografi provenienti da tutto il mondo.
Tra lavoro e incontri, non è mancata anche la tradizione dello scambio delle pin olimpiche, un modo divertente per conoscere nuove persone e portare a casa piccoli ricordi di questa esperienza.
Vivere il “dietro le quinte” delle Olimpiadi — dall’organizzazione del lavoro dei media alla preparazione delle conferenze stampa — mi ha permesso di scoprire un lato dell’evento che prima avevo visto solo da spettatrice, rendendo questa prima Olimpiade ancora più significativa.

Giorgia Greco

Testimonianza raccolta da Enzo Grassano

Il derby è rossonero!

 

Il derby di Milano si tinge di rossonero. Il Milan batte 1-0 l’Inter e riaccende la corsa scudetto in Serie A, accorciando a sette punti il distacco dalla capolista quando mancano dieci giornate alla fine del campionato.
La squadra rossonera parte forte e crea subito pericoli con Modric. L’Inter risponde ma al 34’ spreca una grande occasione con Mkhitaryan. Un minuto dopo arriva la punizione: Estupiñán trova il gol che decide il derby.
Nella ripresa il Milan sfiora il raddoppio con Saelemaekers e Fofana, mentre l’Inter va vicinissima al pareggio con Dimarco. Nel finale i nerazzurri spingono e protestano per un clamoroso tocco di mano in area di Ricci al 95’, ma l’arbitro Doveri lascia correre.
Finisce 1-0: derby al Milan e serie positiva dell’Inter interrotta dopo otto vittorie e quindici risultati utili consecutivi.

Enzo Grassano

Serie A, Juve travolgente: 4-0 al Pisa

La serata di Serie A sorride alla Juventus, che torna finalmente alla vittoria in campionato battendo con un netto 4-0 il Pisa Sporting Club. La squadra guidata da Luciano Spalletti ritrova i tre punti dopo oltre un mese di digiuno.
L’inizio è vivace: gli ospiti sfiorano il vantaggio con Stefano Moreo, mentre i bianconeri vanno vicini al gol con Federico Gatti, Francisco Conceição e Jonathan David senza però trovare la rete.
Il match si sblocca al 54’: è Andrea Cambiaso a portare avanti la Juventus con un gol che cambia l’inerzia della gara. Poco dopo arriva il raddoppio firmato da Khephren Thuram, che mette in discesa la partita.
Nel finale i bianconeri dilagano: a un quarto d’ora dalla fine segna Kenan Yıldız per il 3-0, mentre nel recupero Jeremie Boga chiude definitivamente i conti fissando il risultato sul 4-0. Una vittoria larga e convincente che rilancia la Juventus in campionato.

Enzo Grassano

L’altalena. Il Torino torna a terra dopo l’illusione

 

Al “Maradona” il Napoli si impone 2-1 al termine di una gara che racconta bene il momento granata: un passo avanti e uno indietro, come su un’altalena.
Dopo la convincente vittoria contro la Lazio, la squadra di D’Aversa si presenta con un atteggiamento prudente, pronta a difendere e ripartire. Ma sono proprio due disattenzioni a indirizzare la partita. Il Napoli colpisce due volte con un Alisson in serata di grazia e con l’ex Elmas, lasciato troppo libero in area e alla sua prima rete stagionale.
Il Torino prova a reagire soprattutto in contropiede, dove costruisce le occasioni migliori. A riaprire la partita ci pensa Casadei, entrato dalla panchina, che accende le speranze granata. Poco dopo arriva anche la grande occasione per il pareggio: Adams si ritrova davanti a Milinkovic-Savic con la palla giusta, ma uno stop sbagliato spegne tutto.
Il finale resta in bilico, ma il risultato non cambia. Per il Toro è un ritorno alla sconfitta e la sensazione di un’occasione sfuggita, tra errori evitabili e quel cinismo che, ancora una volta, è mancato nel momento decisivo.

Enzo Grassano