SPORT- Pagina 2

Premiati  a Volpiano quattro atleti del Rafting under 23

Un momento di grande orgoglio ha avuto luogo lunedì 4 maggio, presso il Municipio di Volpiano, dove il Sindaco, Giovanni Panichelli, insieme all’Assessora alla Cultura, Barbara Sapino, ha incontrato e premiato i quattro giovani campioni del mondo under 23 di Rafting.

Una pergamena ufficiale di riconoscimento è stata consegnata nel corso dell’incontro a Matteo Lancellotti, di San Sebastiano da Po, Duccio Boscia, di Casalborgone, Luca Liuzzo e Giacomo Schettino di Volpiano, protagonisti di un risultato straordinario ai campionati mondiali under 23 disputati a Pau. Il quartetto azzurro ha conquistato il titolo overall under 23 imponendosi in 3 delle 4 discipline in programma: oro nella sprint, decisa per pochi centesimi, oro nella rx raftcross, superando avversari di alto livello, oro nello slalom con il miglior tempo assoluto della competizione. Si è trattato di tre prove diverse con un unico risultato, che ha dimostrato continuità, precisione e grande affiatamento. I giovani campioni hanno raccontato l’impegno richiesto per conciliare studio, sport e vita personale.

Il successo di Pau non è un caso isolato: lo stesso team aveva conquistato il titolo mondiale nel 2019 e nel 2025. Il passaggio alla categoria under 23, con avversari più esperti, non ha cambiato l’esito, segno di una crescita solida e continua. Dietro al risultato, c’è il risultato dell’Associazione, dove gli atleti si allenano stabilmente, MN Movimento e Natura, seguiti da tecnici qualificati e da un progetto sportivo sviluppato negli anni. La cerimonia si è conclusa con la consegna della pergamena da parte del Sindaco, a testimonianza del traguardo raggiunto.

“È un orgoglio per tutta la comunità – ha sottolineato il Sindaco, Giovanni Panichelli – vedere giovani del territorio arrivare ai vertici mondiali in una disciplina così impegnativa come il Rafting”.

Il Rafting non è ancora una disciplina olimpica, ma il movimento internazionale è in crescita e le prospettive sono concrete: i quattro atleti guardano già avanti.

“Tra due anni ci saranno i prossimi mondiali e vogliamo farci trovare pronti. Il nostro obiettivo è di continuare a migliorarci confermando il livello raggiunto – hanno dichiarato i quattro atleti vincitori”.

Per Volpiano, San Sebastiano da Po e Casalborgone, il titolo mondiale conquistato a Pau rappresenta molto più di una vittoria sportiva: è il simbolo di un percorso condiviso, di un lavoro costante e della capacità di emergere partendo da realtà locali.

Mara Martellotta

Da una gemella all’altra al Trail del Bersaglio

Bellissima edizione del Trail del Bersaglio, la manifestazione allestita a Sommariva del Bosco con numeri di partecipazione davvero importanti e una fiumana di trailer sparsi sul percorso come un autentico serpentone multicolore. Da quest’anno la manifestazione era allestita su tre btracciati e la scelta di allargare il suo numero di percorsi si è rivelata indovinata.

La prova principale, quella sui 28 km per 700 metri di dislivello ha premiato l’albanese della Boves Run Dylaver Shirja che in 2h08’33” ha preceduto di 1’40” Samuele Turco (Mentecorpo SSDRL) e di 2’30” Davide Barrovero (Pod.Valle Varaita). Ai piedi del podio sono finiti Enrico Cattaneo (Atl.Fossano 75) a 4’49” e Roberto Giraudi (CB Sport Caramagna, la società organizzatrice applaudita da tutti i partecipanti) a 8’37”.

Grandissima prova fra le donne per Enrica Dematteis (Pod.Valle Varaita) che in 2h19’23” non solo ha colto la sesta piazza assoluta, ma ha siglato il nuovo record della corsa, strappandolo alla sua gemella Luisa vincitrice lo scorso anno. Seconda piazza per Manuela Elisa Leonardi (Sportinsieme) a 21’52” e terza per Mariagrazia Pellegrino (Boves Run) a 22’10”.

Nel percorso medio di 17 km per 300 metri primo posto per Mattia Baiardini (Gsr Ferrero) che in 1h16’52” ha prevalso per 2’30” su Roberto Parodi e per 3’24” su Simone Mozzato della società organizzatrice. A Silvia Toscani (Gsr Ferrero) la prova femminile in 1h36’15”, alle sue spalle Giuliana Appendino a 2’51” e Alessandra Fissore (Kalipe) a 3’15”.

Nel nuovissimo tracciato di 10 km per 100 metri il primo a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro è Riccardo Perrecchio (Apd Pont Saint Martin) in 41’07”, seguito da Ernesto Canneva (Ollomont) a 15” e da Daniele Primo (Atl.Cavour) a 1‘10”. Prima donna Maria Luisa Gili (Atl.Avis Bra) in 44’50”, seconda posizione per Paola Pretto (Atl.Saluzzo) a 35” e terza per Roberta Giolitti (Pod.Valle Varaita) a 7’38”.

Centinaia le presenze fra i tre percorsi competitivi e le tante proposte non agonistiche e per i più piccoli, coinvolgendo famiglie intere a Sommariva del Bosco (CN) per una giornata per molti indimenticabile, resa possibile anche dall’appoggio della Regione Piemonte, del Comune di Sommariva del Bosco, del Parco Regionale del Roero e di tante associazioni e sponsor del territorio a cui va l’augurio di ritrovarsi il prossimo anno con altre novità.

“The Best of Cycling 2025” al Forte di Bard

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Il meglio della quinta edizione del concorso fotografico organizzato dal grande Roberto Bettini

Fino al 26 luglio

Bard (Aosta)

Un campione assoluto. La mano destra spalancata, ben in vista – a chiaro monito – le cinque dita. E un grido di vittoria che vola alto al cielo. Cristallizzato in una foto di straordinaria potenza emotiva, l’immagine ci riporta al quinto successo dello sloveno Tadej Pogačar (simbolo dell’annata 2025 del ciclismo mondiale) allo scorso “Giro di Lombardia”. La “Classica delle foglie morte”, partita da Como, si concludeva a Bergamo, sabato 11 ottobre di un anno fa. Lo scatto del milanese Gian Mattia D’Alberto è scatto davvero “da manuale” e, di certo, non poteva scegliersi immagine migliore quale simbolo della nuova edizione (la quinta come i successi per l’appunto di Pogačar nella “Classica” lombarda), della mostra fotografica “The Best of  Cycling” che si terrà fino a domenica 26 luglio prossimo al sabaudo “Forte di Bard” ed inaugurata lo scorso sabato 2 maggio, alla vigilia della prossima edizione, numero 109, dell’atteso “Giro d’Italia” (partenza 8 maggio, da Nassebar-Bulgaria ed arrivo il 31 maggio, a Roma), che, anche quest’anno tornerà a solcare, nell’ambito delle sue 21 tappe, la Valle d’Aosta.

Nelle sale delle “Scuderie” del “Forte” troviamo oggi esposte, a cura di Federico Bona, giornalista eporediese che da anni lavora con l’organizzazione del “Giro d’Italia”, una sessantina di immagini selezionate fra quelle che hanno partecipato al “Concorso” (IX Edizione) organizzato da Roberto Bettini, il decano dei fotografi del ciclismo e cofondatore (insieme al figlio Luca, fedele seguace delle orme paterne) con la spagnola “Photo Games Sport Cycling” della “Sprint Cycling Agency”, seconda al mondo solo all’americana “Getty Images”.

Ogni anno, dal 2017, Roberto Bettini coinvolge i colleghi di tutto il mondo per realizzare una “Rassegna” di immagini (rigorosamente riferite alla precedente stagione) che raccontino gli eventi ciclistici degni di memoria; non solo i più importanti ma anche quelli di nicchia, i Grandi Giri e le piccole corse di paese, la strada, la pista e il fuoristrada, il ciclismo degli uomini, delle donne, dei bambini e delle bambine. La Giuria – formata da Lido Andreella (fotografo e organizzatore del Festival Internazionale di fotografia “Dia sotto le Stelle” e del “Busto Arsizio Photo Contest”), Enrico Della Casa, presidente dell’“Unione Ciclistica Europea”, Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”, Ettore Giovannelli, giornalista di “Rai Sport” e Davide Cassani, ex atleta e presidente di “Apt Emilia Romagna” – ha selezionato le migliori tra le oltre 150 foto pervenute in concorso.

Sul gradino più alto del “podio” è salita quest’anno una giovane fotografa italiana, la varesina Sara Cavallini, con uno scatto che, grazie alla tecnica del bianco e nero, rende ancora più suggestivo il panorama delle “Crete Senesi” attraversate dal gruppo durante le “Strade Bianche Women”, corsa in linea femminile che si svolge annualmente (dal 2015) in provincia di Siena. Il secondo posto è andato al belga Stijn Bastens, che è riuscito a catturare l’entusiasmo dei tifosi, birra in mano, mentre tifavano Matthieu van der Poel, l’“Olandese volante”. Il terzo posto è stato assegnato allo scatto dell’olandese Joris Knapen, realizzato durante una tappa del Giro d’Italia, tra gli “anfratti” di un portone. Gran genialata!

Una buona sessantina, s’è detto, gli scatti fotografici esposti. Tutti di notevole spessore e indubbia tecnica. Pur oltre il podio. Tra queste, quella relativa al folto “gruppone” di atleti in transito proprio sotto le mura ottocentesche del “Forte” valdostano – oggi “polo culturale d’eccellenza” nel cuore delle Alpi – durante la ventesima e penultima tappa (Verrés – Sestriere) dello scorso “Giro d’Italia”, tenutosi dal 9 maggio al 25 giugno 2025, 108^ edizione vinta dal britannico Simon Yates. Era sabato 31 maggio. Vincitore di tappa, l’australiano Chris Harper e autore di quella potente immagine, in magnifica contrapposizione alla potenza del “complesso fortificato” della Vallée, proprio quel Luca Bettini, ravennate e figlio di cotanto padre, già prima citato. Uno scatto realizzato esattamente al posto giusto e nel momento giusto. In un perfetto equilibrio di forme e contrasti visivi. Come solo a un grande “creativo” è dato fare. Del resto, che dire, se non “buon sangue non mente”. E ai Bettini, “great cycling photographers”, tutti gli onori!

Gianni Milani

“The Best of Cycling 2025”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 26 luglio

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: Immagini di Gian Mattia D’Alberto, Sara Cavallini e Luca Bettini

L’Inter è Campione d’Italia: il 21° Scudetto è il trionfo della rinascita firmata Chivu

 

C’è qualcosa di profondamente simbolico, quasi poetico, nella conquista del 21° Scudetto da parte dell’Inter. Non è soltanto una vittoria sportiva: è la celebrazione di una ricostruzione, di un percorso umano e mentale prima ancora che tecnico. Ed è impossibile raccontare questo trionfo senza fermarsi sulla figura di Cristian Chivu, l’uomo che ha raccolto i frammenti di una squadra smarrita e li ha ricomposti con pazienza, visione e coraggio.

Perché questa Inter, a un certo punto, era davvero come un vaso rotto. I cocci sparsi sul pavimento: certezze svanite, fiducia incrinata, identità smarrita. Una squadra che sembrava aver perso il proprio riflesso, incapace di riconoscersi. In molti avrebbero provato a sostituire quel vaso, a buttarlo via e ripartire da zero. Chivu no.

Chivu ha scelto la via più difficile: raccogliere ogni singolo pezzo.

Con una calma quasi artigianale, ha rimesso insieme ciò che sembrava irrecuperabile. Non ha nascosto le crepe, non ha finto che non esistessero. Le ha accettate, comprese, trasformate. Ed è proprio qui che nasce la grandezza del suo lavoro: quel vaso, una volta ricomposto, non è tornato com’era prima. È diventato qualcosa di diverso. Più forte. Più autentico. Persino più bello.

Il merito più grande di Chivu non è stato solo tattico. È stato psicologico.

Ha lavorato sulla testa dei giocatori prima ancora che sulle loro gambe. Ha restituito fiducia a chi l’aveva smarrita, ha ridato centralità a chi si sentiva ai margini, ha ricostruito un senso di appartenenza che sembrava dissolto. Ha trasformato un gruppo fragile in una squadra consapevole, capace di soffrire e reagire, di cadere e rialzarsi.

Ogni partita vinta, ogni punto conquistato, è stato un piccolo passo in questo processo di ricostruzione emotiva. E quando la pressione si è fatta più intensa, quando il peso dello Scudetto ha iniziato a farsi sentire, l’Inter non si è spezzata. Ha resistito. Come quel vaso, ormai ricomposto, che porta i segni delle sue fratture ma proprio per questo è più resistente.

Il 21° Scudetto non è solo un numero. È un simbolo. È la prova che dalle crepe può nascere bellezza, che dalla fragilità può emergere forza. È il trionfo di un’idea di calcio che mette al centro l’uomo, prima ancora del giocatore.

E allora sì, questo titolo porta un nome chiaro e forte: Cristian Chivu. L’allenatore che non ha avuto paura dei cocci, che ha saputo vedere oltre la rottura, che ha trasformato una squadra spezzata in un’opera compiuta.

Un vaso nuovo, certo. Ma fatto della stessa materia di quello vecchio. Solo, infinitamente più prezioso.

Luca Bellone
Tifoso interista doc

Testo raccolto da Enzo Grassano

Il fascino della storia “granata”

Maggio, tra le molte altre cose, è anche un mese “granata”. Certo, quando si parla di sport, e di calcio soprattutto, le date più o meno storiche si rincorrono rapidamente. Ma quando si parla del Torino, o del Toro per dirla con i suoni tifosi, o della maglia granata, il mese di maggio nessuno lo dimentica. Perchè proprio nel mese di maggio ci sono due date che restano scolpite nella storia di questo storico club.

Innanzitutto il 4 maggio 1949. Una data tragica e sconvolgente. E cioè la data che ricorda la tragica scomparsa del Grande Torino. Superga, la Basilica di Superga, di ritorno da Lisbona, dopo aver disputato un’amichevole contro la squadra del Benfica il cui capitano era un grande amico di Valentino Mazzola, storico capitano e guida dello squadrone granata. L’aereo, come tutti sappiamo, si schianta contro il muraglione posteriore della Basilica. Ormai conosciamo quasi a memoria le dinamiche di quel tragico schianto in una giornata caratterizzata da una tempesta di pioggia e di vento gelido che nascondeva Torino e la sua collina. Appunto, nascondeva agli occhi del pilota la Basilica di Superga. Ma da quel giorno il 4 maggio è diventata una data dove il calcio si ferma e riflette. E non solo a Torino e in Piemonte. O nella vasta ed articolata comunità granata. Ma in tutta Italia. Anche perchè la scomparsa del Grande Torino, una squadra che in quegli anni non aveva rivali in campo da potere contendere trofei e scudetti, ha segnato la storia del calcio nazionale, europeo ed internazionale. Una tragedia che, infatti, non solo viene ricordata ogni anno a Torino con l’ormai celebre marcia sino alla Basilica di Superga ma che viene raccontata attraverso i media e i social in tutto il mondo. Appunto, una tragedia che ha segnato in profondità la storia, la cultura, la tradizione e il cammino del club granata. E anche quest’anno, come tutti gli anni del resto, il 4 maggio vedrà la presenza del “popolo granata” ai piedi della Basilica.

Ma, accanto alla tragedia, maggio ricorda anche un’altra data. Questa volta una gioia, una immensa gioia che purtroppo non si è più ripetuta. Parliamo dell’ultimo Scudetto conquistato, il 16 maggio 1976. Che si aggiunge agli Scudetti conquistati, appunto, dal Grande Torino negli anni ‘40. Ma quel 16 maggio del ‘76 fu una giornata importante non solo per lo Scudetto conquistato meritatamente sul campo ma perchè coincise anche con una stagione difficile se non addirittura drammatica per il nostro paese. E per la stessa città di Torino. Basti ricordare che il giorno dopo la conquista dello storico Scudetto con uno splendido goal di Paolo Pulici, vero “mito” granata, pareggiando nell’ultima giornata contro il Cesena al Comunale, proprio a Torino iniziava lo storico processo alle Brigate Rosse guidato e coordinato dal giudice Gian Carlo Caselli. Lo ha ricordato molte volte il magistrato stesso, grande tifoso granata e presente lui stesso il 16 maggio allo Stadio Comunale.

Ecco perchè il club granata rappresenta una storia che è destinata a fare epoca nel calcio mondiale. Vittima di una tragedia che non sarà mai cancellata dai ricordi dei suoi tifosi e degli stessi appassionati di calcio ad ogni latitudine del mondo e avaro, al tempo stesso, di gioie vere. Quelle, per intenderci, che vengono maturate sul campo verde. E non è un caso, del resto, che lo Scudetto conquistato ben 50 anni fa sarà celebrato e ricordato con una grande manifestazione popolare e di massa. Non solo con una partita allo stadio Grande Torino presenti le “vecchie glorie” che conquistarono quel trofeo – anche se non scenderanno in campo per la partitella…- ma anche con incontri e momenti pubblici che ricorderanno, appunto, quella memorabile giornata.

Perchè, come recitava uno dei tanti celebri slogan della tifoseria granata quando il Torino purtroppo tornò in serie B, “la fede non retrocede”. E il ricordo del passato fatto di gioie e dolori, tragedie e vittorie, per noi granata resta un grande patrimonio culturale, sportivo e forse anche etico con cui fare i conti tutti i giorni. Insomma, non possiamo non ricordare, ancora una volta, il “maggio granata”.

Giorgio Merlo

Il Grande Torino non si dimentica mai

Il 4 maggio non è una data qualsiasi per il calcio italiano. È il giorno in cui si ferma il tempo, per ricordare il Grande Torino e la tragedia di Tragedia di Superga.
Il 4 maggio 1949, l’aereo che riportava a casa la squadra granata da Lisbona si schiantò contro la collina di Superga. Non ci furono superstiti: persero la vita giocatori, staff e giornalisti. Se ne andò in un attimo una squadra leggendaria, capace di dominare il campionato italiano con uno stile moderno, spettacolare e vincente. Il Torino di quegli anni non era solo una squadra: era la spina dorsale della Nazionale, un simbolo di rinascita per un Paese uscito dalla guerra.
A distanza di 77 anni, il Grande Torino rappresenta ancora molto più di un ricordo sportivo. È il simbolo di valori profondi: appartenenza, sacrificio, gioco di squadra. È una memoria collettiva che unisce generazioni diverse, non solo tifosi granata ma tutti gli amanti del calcio.
Ogni 4 maggio, il silenzio e la commozione salgono fino alla Basilica di Superga, dove i nomi di quei campioni vengono letti uno a uno. Non è solo commemorazione: è un modo per tenere viva una storia che continua a insegnare.
Perché il Grande Torino non è soltanto passato. È un esempio che, ancora oggi, continua a parlare al presente.

Enzo Grassano

L’Inter è Campione d’Italia

Con 3 turni d’anticipo

L’Inter torna sul tetto d’Italia e scrive una nuova pagina della sua storia. Con la vittoria sul Parma, i nerazzurri conquistano il 21° Scudetto, un traguardo che consolida il loro prestigio nel calcio italiano.
Un successo costruito con continuità, qualità e determinazione, che permette all’Inter di superare il Milan, fermo a 19 titoli, e di avvicinarsi – almeno simbolicamente – alla Juventus, ancora leader con 36 campionati vinti.
A San Siro la festa è stata totale: tifosi in delirio, squadra compatta e consapevole della propria forza. Questo Scudetto non è solo un numero, ma il segno di un ciclo vincente e di una società tornata stabilmente ai vertici del calcio italiano.

Enzo Grassano

Passo falso Juve, fermata sull’1-1

 

Passo falso per la Juventus, fermata sull’1-1 da un Verona già retrocesso ma tutt’altro che arrendevole. Allo Stadium i bianconeri fanno la partita, costruiscono di più e colpiscono anche una traversa con Bremer ma pagano ancora una volta la mancanza di concretezza.
A sorpresa è l’Hellas a passare in vantaggio nel primo tempo con Bowie, bravo a sfruttare una delle poche occasioni concesse. Nella ripresa la squadra di Spalletti reagisce: dentro Vlahovic, che trova il pareggio con una punizione precisa. La Juve continua a spingere, sfiora il gol con il palo di Zhegrova, ma non riesce a completare la rimonta.
Il Verona resiste con ordine e orgoglio fino al fischio finale, strappando un punto che vale soprattutto per il morale. Per la Juventus, invece, un’occasione persa: niente aggancio al Milan e classifica che resta un rimpianto.

Enzo Grassano

La Tuttadritta torna a Torino!

DOMENICA 10 MAGGIO UNA DELLE 10 KM PIÙ VELOCI D’EUROPA PRONTA A CONQUISTARE 7.000 RUNNER 

Torino è pronta ancora una volta a correre. Dopo il grande successo della Mezza e della Dieci di Torino, Base Running riporta i runner tra le strade del centro con una delle gare più iconiche e amate: la TuttaDRITTA. Domenica 10 maggio prenderà il via la ventunesima edizione di un appuntamento ormai storico per la città, nato nel 2005 da un’idea di Luigi Chiabrera e organizzato da Base Running capace ogni anno di coinvolgere migliaia di appassionati di sport. 7000 i runner pronti a partire. Con i suoi 10 chilometri certificati, la TuttaDRITTA si conferma come una delle 10 km più veloci d’Europa, grazie a un tracciato unico nel suo genere: una linea retta che attraversa Torino, con partenza da Piazza Solferino e arrivo nella straordinaria cornice della Palazzina di Caccia di Stupinigi. La linearità del percorso rappresenta una sfida affascinante: pochi cambi di ritmo, massima concentrazione e la possibilità concreta di migliorare il proprio tempo personale. È proprio questa caratteristica a rendere la TuttaDRITTA una gara unica, capace di attrarre sia atleti agonisti alla ricerca della prestazione, sia amatori e appassionati desiderosi di vivere una giornata all’insegna del benessere e del divertimento. La gara è aperta a tutti, disponibile sia in modalità competitiva sia non competitiva (a partire dai 14 anni), con l’obiettivo di raggiungere quota 7.000 partecipanti. Un lunghissimo e colorato serpentone di runner e camminatori animerà la città, trasformando le strade in un grande palcoscenico di sport, energia e condivisione. In questo contesto si inserisce anche il contest aziende “La mia azienda corre”, giunto alla XXI edizione, dedicato a dipendenti, collaboratori e consulenti delle aziende del territorio. Un’iniziativa che valorizza la sportività, la competizione pulita e lo spirito di gruppo, promuovendo il team building attraverso la corsa. CRAI sarà Title Sponsor del contest e premierà le tre aziende più numerose e le tre aziende più veloci, contribuendo a rendere ancora più coinvolgente la partecipazione. A rendere ancora più distintiva l’edizione 2026 è anche la maglia ufficiale TuttaDRITTA, firmata Diadora, partner tecnico della manifestazione, proposta in due versioni, una da uomo e una da donna, ciascuna caratterizzata da una diversa sfumatura di viola: stessa identità visiva, ma con un design pensato per adattarsi al meglio a ogni runner. Il programma della giornata prevede il ritrovo a partire dalle ore 7:30 presso il Race Village in Piazza Solferino, cuore pulsante dell’evento. La partenza ufficiale è fissata per le ore 9:00, mentre l’arrivo sarà, come da tradizione, nello scenario suggestivo della Palazzina di Caccia di Stupinigi, dove storia e natura accoglieranno i partecipanti in un finale spettacolare. Un servizio navetta sarà messo a disposizione degli atleti da Stupinigi a Torino pre e post gara. L’evento è realizzato con il patrocinio di Città di Torino, Città di Nichelino con il supporto degli sponsor Crai, Digital Runner, Diadora, Acqua Mood, Reale Mutua e Birra La Mezza, partner che contribuiscono a rendere possibile una manifestazione sempre più partecipata e di respiro internazionale, capace di coniugare sport, partecipazione e valorizzazione del territorio, trasformando la città in un grande palcoscenico a cielo aperto. “Sono molto emozionato – commenta Alessandro Giannone, Presidente di Base Running – di organizzare la tuttaDRITTA per il quarto anno di fila con Base Running. Questa competizione fa parte della mia vita da sempre: ho corso la prima edizione nel 2005, che partiva proprio da Piazza Solferino e dopo diverse partecipazioni sono anche salito sul podio come terzo assoluto. Contribuire a farla crescere, facendo correre domenica 10 maggio 7000 runner, è per me una grande gioia!” Luigi Chiabrera “Un grande in bocca al lupo a tutti i partecipanti. La TuttaDRITTA è sempre stata una grande festa e sono felice che lo spirito che da 25 anni ci accompagna sulla direttrice verso Stupinigi continui a ispirare questa manifestazione. Nata come gara IAAF Gold e palcoscenico per il debutto di grandi campioni e campionesse, oggi continua a essere un evento di riferimento. Mi auguro possa proseguire nel suo percorso di crescita, mantenendo intatta la sua identità e la sua energia.”

Tutte le informazioni sul sito www.baserunning.it

Oggi il Toro era in gita: l’Udinese vince 2-0

 

A Udine finisce 2-0 per l’Udinese contro il Torino, con i granata mai veramente in partita. Un ko netto, senza appello, che lascia più di qualche rimpianto.
La gara si sblocca nel recupero del primo tempo, quando Ehizibue trova la zampata vincente. Nella ripresa, al 51’, arriva il raddoppio firmato da Kristensen, bravo a svettare di testa su corner battuto da Miller. Un uno-due che spegne definitivamente le ambizioni del Toro di arrivare almeno al pareggio.
La squadra granata fatica a reagire, costruisce poco e non riesce mai a rendersi davvero pericolosa. Dall’altra parte, l’Udinese gestisce e prova anche ad affondare con le giocate di Zaniolo, senza però modificare ulteriormente il risultato.
Ora servono risposte. Le prossime tre partite offrono al Torino l’occasione per riscattarsi: prima il Sassuolo in casa, poi la trasferta di Cagliari e infine un derby che vale molto più dei tre punti. Perché dopo una prova così, rialzarsi non è solo una necessità: è un obbligo.

Enzo Grassano