SPETTACOLI- Pagina 67

Whiskey & Soubrette al teatro Juvarra

Per la stagione di Iperspazi stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro  in programma anche a Capodanno  e a gennaio Whiskey & Soubrette al teatro Juvarra.

Quaranta anni di memoria storica e artistica di Torino verranno narrati da un cast di giovani performer dal 31 dicembre al 18 gennaio 2026, ripercorrendo le orme di Isa Bluette, Erminio Macario e Fred Buscaglione.
Tutto ciò è condensato nello spettacolo dal titolo ‘Whiskey & Soubrette’, portato in scena da Tedacà, dopo il successo delle tre precedenti stagioni presso il teatro Juvarra, sito in via Juvarra 13 a Torino, fra gli spazi più affascinanti della città.

 


Si tratta di un’opera che mescola prosa, ironia, danza e musica dal vivo, e che avrà ben sedici repliche a partire dall’ultimo giorno dell’anno corrente, con una replica speciale di Capodanno il 31 dicembre, per terminare nella seconda metà di gennaio 2026.
‘Whiskey e Soubrette’ rappresenta un evento speciale della stagione Iperspazi di Fertili Terreni Teatro. La pièce teatrale è ambientata la notte di Natale, quando l’ex oste Bruno ripercorre alcuni momenti vissuti all’interno della sua locanda, dalla sciantosa Isa Bluette al duro Fred Buscaglione, passando per la comicità stralunata di Erminio Macario. Il protagonista, Bruno, ha attraversato quaranta anni di storia e memoria artistica torinese, è stato amico e collega di lavoro di Isa Bluette, conosciuta nei primi anni Venti, quando entrambi erano impegnati alla manifattura Tabacchi, ha visto nel suo locale i primi spettacoli di Erminio Macario ed è stato il confidente di Fred Buscaglione, seguendo il percorso artistico dai suoi esordi alla prematura scomparsa  nel 1959.
I suoi ricordi si materializzano sul palco, immergendo lo spettatore in alcuni momenti trascorsi insieme a questi personaggi e si esprimono in canzoni e coreografie che richiamano i numeri del varietà guardati in gioventù.  Tutto questo succede ogni Natale quando Bruno si reca presso il Cimitero Monumentale di Torino, dove “dormono” Isa Bluette, Erminio Macario e Fred Buscaglione, che aspettano quella notte magica per tornare a raccontare “pezzi” della loro esistenza.
Le vicende di Bruno sono un escamotage narrativa di finzione per attraversare le vite di Isa Bluette, Erminio Macario e Fred Buscaglione. Tutti gli episodi che riguardano le vicende storiche dei tre artisti torinesi sono frutto di una ricerca storica con documentazione reperita a Torino, Milano e Roma. La stessa accuratezza è stata riservata ai costumi e alle coreografie che richiamano il periodo d’oro del varietà torinese e nazionale. Non da ultimo la musica traccerà un percorso  che attraversa quaranta anni di storia nazionale, spaziando dai motivetti di inizio Novecento fino alle canzoni rese celebri da Isa Bluette ( Creola), ed Erminio Macario (“Turin”) per poi tornare ad alcuni capolavori di Fred Buscaglione (Che notte”, “Eri piccola”, “Juxe Box” e “Guarda che luna”) . Brani cantati e suonati dal vivo, con un arrangiamento originale composto appositamente per ‘Whiskey & Soubrette’. Tutte le musiche sono riarrangiate  e composte dal giovane Antonio Dominelli, fra cui alcune sperimentazioni sonore che accompagnano dal vivo le scene dello spettacolo.
Dopo il successo degli ultimi tre anni, con sold out in tutte le repliche dello spettacolo, ‘Whiskey & Soubrette’ torna in scena al teatro Juvarra,  un  gioiello architettonico e culturale tra i più rappresentativi torinesi. Lo spazio, immerso nel cuore di Torino, è  da sempre un riflesso della città stessa. Nato in un’epoca di grandi trasformazioni, quando Torino si affermava come capitale industriale, ha saputo interpretare i mutamenti della società, diventando un luogo di incontro e confronto delle diverse anime di Torino. Dai fasti dell’epoca sabauda agli anni ruggenti del Novecento fino ai giorni nostri, il teatro Juvarra ha accompagnato i torinesi nei loro percorsi di vita, offrendo un palcoscenico dove sognare, emozionarsi e riflettere.
‘Whiskey & Soubrette’ nasce da un’idea di Marco Musarella, su testo di Marco Musarella, Valentina Renna, Simone Schinocca, coreografie di Bqb e musiche di Antonio Dominelli.
Il cast è  composto da dodici giovani artisti della scena piemontese, Anna Bovio, Francesca Bovolenta, Arianna Di Flora, Antonio Dominelli, Elisa Ferraro, Giulia Guida, Marco Musarella, Michela Paleologo, Valentina Renna, Simone Schinocca, Andrea Semestrali e Viviana Stizzolo.

Mercoledì 31 dicembre speciale ore 22

Giovedì 1, sabato 3, luned 5, giovedì 8, sabato 10, martedì 13, mercoledì 14, giovedì 15 e sabato 17 gennaio ore 19.30

Venerdì 2 e venerdì 16 gennaio ore 20.45

Domenica 4, martedì 6, domenica 111 e domenica 18 gennaio ore 16.

Evento speciale fuori abbonamento.

I biglietti sono acquistabili on line su www.ticket.it e inviati via mail in formato PDF da presentare all’ingresso dell’evento.

Mara  Martellotta

Piazza San Carlo, finale Grand Tour “La vita è adesso” di Baglioni

La Compagnia del Giro arriverà il 18 settembre 2026 nella magnifica piazza, cuore storico e sociale del capoluogo piemontese, per il concerto di chiusura, al termine del viaggio nei luoghi più rappresentativi del patrimonio culturale italiano, iniziando a Venezia il 21 giugno, in piazza San Marco.

La spedizione del Grand Tour di Claudio Baglioni rappresenta un progetto musicale dal vivo,  che è il culmine delle celebrazioni per il 40esimo anniversario dell’album più venduto di sempre in Italia, “La vita è adesso, il sogno è sempre”. Nel 2026, da fine giugno a settembre, il Grand Tour porterà la sua musica in 40 località del territorio italiano negli scenari più suggestivi del Bel Paese, sui palchi dei grandi teatri all’aperto. Si tratta di un ritorno che giunge a 15 anni di distanza dall’ultima tournée di Baglioni nei meraviglioso siti italiani outdoor. Il percorso del Grand Tour seguirà itinerari di valore storico, archeologico, artistico e paesaggistico, invitando gli spettatori a divenire protagonisti di un cammino affascinante attraverso la bellezza, l’incanto, la forza della musica e il flusso di emozioni senza tempo, ma sempre nuove.

Info: biglietti disponibili dalle ore 14 di martedì 23 dicembre, per 24 ore in esclusiva in vendita per gli iscritti al Fan Club – in seguito su Ticketone e nei punti vendita.

wwwwfriendsandpartners.it

Mara Martellotta

Capodanno alla Suoneria di Settimo Torinese

Con Guido Catalano, Federico Sirianni e Matteo Castellan

Dopo 15 anni di assenza, torna per una serata unica “Il grande fresco”, lo spettacolo che per quasi un decennio ha riempito club e festival di tutta Italia, Co quest’anno un pubblico fedele con la usa formula poetica, musicale e imprevedibile. Sul palco Guido Catalano e Federico Sirianno si ritrovano per festeggiare il nuovo anno insieme al loro pubblico con uno spettacolo speciale che segna il ritorno di un vero e proprio cult. Accanto a loro ci sarà una novità importante, la presenza di Matteo Castellan, polistrumentista, al pianoforte e fisarmonica, che prenderà il posto di Matteo Negrin, storico terzo uomo del gruppo, contribuendo a rinnovare il suono e l’atmosfera dello show, senza tradirne lo spirito originale. Poi sarà presente anche Carlotta Sillano, cantautrice, e Cecilia Lasagno all’arpa. La serata promette di essere un mix esplosivo di poesia, musica, ironia e follia. Non mancheranno le poesie stralunate, intense e divertenti di Catalano, le canzoni romantiche, oniriche e taglienti di Sirianni e le rubriche che hanno fatto la storia dello spettacolo, come i grandi classici della canzone internazionale tradotti da Google. Lo humour surreale, l’intesa tra gli artisti, il gusto per la sorpresa e la capacità di alternare risate e commozione in un equilibrio unico nel suo genere. Non è solo un ritorno, ma una festa, una notte speciale per chi ha amato lo spettacolo, per chi ne ha solo sentito parlare e per chi vuole accogliere il 2026 con qualcosa di diverso.

Biglietteria: Vivaticket – info@suoneriasettimo.it -011 8028540 – biglietto 50 euro – ridotto 40 euro.

Suoneria di Settimo – via Partigiani 4, Settimo Torinese

Mara Martellott

Giallo, divertimento, inaspettati finali: ed è subito “Forbici Follia”

All’Erba, repliche sino al 6 gennaio

Cinquant’anni e non li dimostra. Un minimo di cronistoria? Tutto ebbe inizio ancora nei primi anni dei Sessanta, quando Paul Portner, psicologo svizzero, romanziere, propugnatore di un “teatro della spontaneità” capace di attrarre il pubblico su uno spunto iniziale e coinvolgente, scrisse per il teatro “Scherenschnitt” come a dire il termine che sta indicare l’arte del ritagliare la carta con le forbici. Il debutto avvenne a Ulm, in terra tedesca, nel 1963. Il suo interesse era legato in principal modo alla maniera nella quale le persone percepiscono la realtà e ai diversi modi di percepire fatti relativi a un crimine. Pensò di ambientare la storia all’interno di un salone di parrucchiere e di dar vita a sei personaggi fortemente tipizzati, ciascuno dei quali capace di commettere l’assassinio di una ricca e famosa pianista nel suo appartamento posto al piano sopra il salone. Elemento di novità che Portner pensò di aggiungere alla vicenda nuda e cruda -, secondo le sue teorie, in modo da rendere quel giallo diversissimo da tutti gli altri in circolazione – fu quello di dare agli spettatori presenti in sala la possibilità di risolvere il caso attraverso “l’interpretazione” di quanto avevano visto e sentito o, meglio ancora, di ciò che “avevano creduto” di aver visto e sentito. Una scommessa in altre parole, lunga due ore. Una quindicina d’anni dopo, Bruce Jordan e Marylin Abrams – ideatori e produttori di numerosi allestimenti teatrali negli States – assistettero per puro caso ad una replica della commedia tinta di giallo, non si vollero lasciar scappare l’occasione credendola vincente e contattarono immediatamente l’autore per produrre e mettere in scena lo spettacolo con i personaggi in versione americana. Nell’estate del ’78 la prima versione americana andò in scena nel teatro-ristorante di Lake George, New York. Dopo il grande successo ottenuto acquistarono i diritti per tutto il mondo. Da allora, “Forbici Follia” reclama il proprio posto nel Guinness dei primati, è lo spettacolo teatrale più longevo nella storia degli Stati Uniti, con 40 diversi allestimenti in suolo americano, è stato tradotto in 28 lingue (tra cui il turco, lo spagnolo e il catalano, il greco e il polacco) per un totale di 14 milioni di spettatori in tutto il mondo. Trasportabile e adattabile ovunque, insomma un successone.

Da noi fu lo scomparso regista Gianni Williams (ma anche premiato doppiatore, attore di teatro con Squarzina e Soleri e il Garinei di “Se devi dire una bugia dilla tutta”, nonché di televisione), altra bella sorpresa, a scoprire per caso la commedia a Washington e decise di portarla in Italia. Ma si doveva arrangiarla, rodarla, renderla appieno per un pubblico di casa nostra. Gian Mesturino, anima di Torino Spettacoli e del Gioiello, lungimirante inventore di spettacoli a lunga tenitura e intuito teatrale davvero sopraffino, capitò alle prove della commedia tra Bologna e Milano: incertezze e delusioni cancellate in poco tempo e l’invito a Williams a trasferirsi a Torino, era il 1999, considerate appieno le potenzialità che stavano in quel testo. L’inaugurazione, su quel nuovo palcoscenico, fu nel novembre del 2000, una prima stagione di cinque mesi ininterrotti e di 50mila spettatori, più di 800 rappresentazioni in 25 anni consecutivi di repliche conteggiando sino a fine 2024, superando anche una pandemia che mostrò lo spettacolo in streaming ad un numero imprecisato e mai scoperto di spettatori.

A lunga tenitura anche gli interpreti, inossidabili, espertissimi, abituati a indossare senza nessuna fatica da anni una seconda pelle, da Simone Moretto (volto di diverse pubblicità nazionali, cinema, teatro che va da Machiavelli ad Agatha Christie, da Kesselring a De Benedetti, laboratori a Milano e New York con l’insegnamento di John Strasberg, figlio del grande Lee), il più che eccentrico parrucchiere/proprietario del “Giampy”, a Elena Soffiato (la provocante sciampista Alina), da Matteo Anselmi agente speciale Salvatore Lo Sordo a Elia Tedesco come l’antiquario Giulio Valleri, da Carmelo Cancemi, un più o meno nostrano commissario Montalbino a Cristina Palermo, ovvero la signora Costanza Ravagliati, “impossibile” rappresentante della borghesia subalpina di stanza in Crocetta o in fascia precollina. Indizi, più di un sospetto, azzccati coinvolgimenti della sala (non ultimi, un lavaggio unito a una veloce messa in piega), piccole trasgressioni, battute, divertimento, una serata tutta diversa. Ognuno coinvolto, in questo appuntamento ormai “reclamato”, con il pubblico ogni sera a dipanare quel finale, diverso, inaspettato, sempre effervescente, che il pubblico stesso vorrà immaginare.

Al teatro Erba, venerdì 26 e sabato 27 ore 21; domenica 28 ore 16; mercoledì 31 ore 20,45 già sold out; sabato 3 domenica 4 lunedì 5 gennaio ore 21, martedì 6 ore 16. Da non perdere.

Elio Rabbione

Nelle immagini gli inossidabili interpreti di “Forbici Follie” e gli applausi di una recente edizione.

The Originals accendono Hiroshima Mon Amour

Reggae e contaminazioni sonore per la notte di Santo stefano

Venerdì 26 dicembre a Torino il progetto che riunisce Africa Unite e The Bluebeaters presenta il singolo “No! (No, No, No, No)” e una serata pensata come vero e proprio party natalizio

Torna sul palco di Hiroshima Mon Amour il progetto che ha incendiato l’estate: The Originals, l’incontro artistico esplosivo tra Africa Unite e The Bluebeaters, protagonisti venerdì 26 dicembre di un live imperdibile che trasformerà il storico locale torinese in epicentro di musica, energia e contaminazioni sonore. Lo spettacolo inizia alle 22.00 (porte aperte a partire dalle 21.00) presso Hiroshima Mon Amour in via Bossoli 83, con ingresso a 20 euro. I biglietti sono disponibili in prevendita online sul sito ufficiale www.hiroshimamonamour.org.

Una serata in tre atti

La serata è stata concepita come un vero e proprio party natalizio, scandito da tre momenti distinti. Ad aprire le danze sarà il Dj Piddu, maestro nel dosare calypso, original ska, rocksteady ed early reggae con un ritmo irresistibile, perfetto per riscaldare il pubblico e introdurre l’atmosfera del live show.

The Originals porteranno poi in scena il meglio dei repertori di Africa Unite e The Bluebeaters, arricchito dal nuovo singolo “No! (No, No, No, No)”, un pezzo reggae di forte impatto che affronta le tensioni dell’attuale scenario geopolitico. Il brano nasce da un’idea di Pat Cosmo, elaborata successivamente dai contributi artistici di Bunna e soprattutto di Madaski, che ha realizzato anche una potente versione dub del brano, unendo così le sonorità distintive delle due formazioni in una direzione condivisa. Il singolo, in uscita il 14 novembre per Caribb Roots Records (l’etichetta che da anni supporta i progetti di questa famiglia di musicisti), rappresenta il debutto ufficiale di The Originals come collettivo autonomo.

Il gran finale: Madaski e Baldini in dialogo sonoro

Il concerto raggiunge il suo apice con il confronto creativo tra Madaski e Paolo Baldini, due icone indiscusse della scena dub italiana. Un dialogo sonoro destinato a trasformare Hiroshima Mon Amour in uno spazio immersivo, ipnotico e unico: un’esperienza pensata per lasciare il pubblico senza fiato.

Un viaggio attraverso energia, storia e innovazione, in cui la tradizione reggae incontro l’innovazione sonora contemporanea.

Valeria Rombolà

La Noire Gallery: cinque progetti dell’open call DIALOGUES

Torna DIALOGUES, l’open call, giunta alla sua terza edizione, rivolta a studentesse, studenti e alumni per dare forma alla propria creatività attraverso arte e design. Dopo due edizioni di successo, la Noire Gallery di via Piossasco 29/B, a Torino, è pronta a ospitare la mostra collettiva, curata da Lucrezia Nardi (docente IAAD e curatrice indipendente), dei cinque progetti che verranno selezionati.

Per questa terza edizione di DIALOGUES, il tema si concentra sull’incontro tra discipline: arte e design come linguaggi in continua contaminazione, capaci di generare nuovi modi di pensare, creare oggetti e immaginare spazi condivisi. L’invito è quello di proporre un progetto che esplori questa soglia (estetica, concettuale o processuale) dove arte e design si fondono, si confrontano e si contraddicono, aprendo a nuove possibilità di espressione e relazione. La possibilità di partecipare al bando scadrà il 9 gennaio 2026.

DIALOGUES è un’attività realizzata nell’ambito del progetto P+ARTS – Partnership for Artistic Research Technology and Sustainability – finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU (NGEU).

Gian Giacomo Della Porta

Il ritorno di “Cantando sotto la pioggia”, un successo autentico di musiche e canzoni

All’Alfieri, repliche sino a martedì 6 gennaio

Riproponiamo la recensione apparsa nel maggio scorso all’indomani del debutto

Uno spettacolo a teatro come un vecchio film, compresi righe e filamenti volanti sulla pellicola, il carattere un po’ démodé delle scritte: con tanto di titoli di testa a elencare cast, costumi e scenografie, musiche, regia e produzione, quanti fecero l’impresa e quant’altro ancora. Come ai vecchi tempi, tutto a scorrere oggi sulla quarta parete del palcoscenico dell’Alfieri, per la prima nazionale – una delle tante promesse, quella dei debutti importanti, che Fabrizio di Fiore sta mantenendo nel corso delle sue nuove stagioni teatrali torinesi – di “Cantando sotto la pioggia”, in un mese di maggio che vede quasi il termine del calendario. Un omaggio dovuto, “un sogno che si avvera nei confronti di un testo a cui ho pensato da sempre, da quando ho iniziato a fare il mestiere che faccio”, ricordava ieri sera Luciano Cannito, regista, al termine dello spettacolo con applausi davvero trionfali da parte di un pubblico certo di aver incrociato una brillante serata; e poi la eccellente ricostruzione di un clima, che continua a vivere in un’epoca ben precisa ma che allo stesso tempo ha tutti i mezzi per irrobustirsi di vita propria – con tanto di citazioni, dall’orologio di Harold Lloyd di “Preferisco l’ascensore” alle gambe più belle (e costose) del mondo, quelle di una smagliante Cyd Charisse proprio in coppia con Kelly -, di musiche e canzoni, di coreografie catturate da quelle immagini, di pericolante recitazione e di torte in faccia, di dispetti e rivalse tra primedonne, di un divertimento insomma che riempie appieno le tre ore circa dello spettacolo.

Se il titolo è una pietra miliare del teatro musicale, e lo è certamente con un ristretto gruppo di non ti stanchi mai, diceva ancora Cannito in un’intervista a La Stampa, ecco che il regista si fa apprezzare per quella rinuncia alle forzature, per quegli ammodernamenti evitati, per il “rispetto” di quel “sacro che c’è dentro” anche se niente vieta di togliere “un po’ di polvere che si è depositata nel tempo”, pronta a lasciare spazio a una più calcata e pungente ironia.

Con un bel ritmo, che potrà ancora crescere con l’avanzare delle repliche, lo spettacolo guarda gioiosamente al film del ’52 diretto da Stanley Donen e Gene Kelly, quest’ultimo come ognuno sa nel ruolo anche del protagonista Don Lockwood. L’epoca della vicenda è il tramonto del cinema muto, quando immagini in bianco e nero rendevano attori anche approssimativi costretti a costruire facce di circostanza, a strabuzzare occhi fuor di misura, ad atteggiarsi in movenze a dir poco ridicole. Il teatro, quello era l’autentico mondo della recitazione, ma non era pane per tutti. Non per quelle attricette di poco conto che non avrebbero mai potuto prestare la loro voce stridula alle tavole di un palcoscenico, le riprese erano lì a salvarle senza che il pubblico, già allora ai bordi del red carpet, si ponesse tante domande. È quel che succede alla acclamata quanto vanesia, vanitosissima Lina Lamont, che fa coppia con Don in mediocri film di cappa e spada: senonché quel mondo di non più sopportabile cartapesta, dopo i disastrosi tentativi di adattamento, pare scoppiare quando il 6 ottobre 1927 “Il cantante di jazz” con Al Jolson appare sugli schermi a inaugurare il cinema sonoro – una rivoluzione, come quella che a Hollywood ci fu dodici anni dopo con la risata della Garbo per “Ninotchka” – e quelle voci sgraziate avrebbero avuto vita breve. All’orizzonte di “Cantando” appare Kathy Selden, viso notato dal produttore che vede lontano, bella presenza e voce da sogno, semplicità e pochi grilli per la testa, che con l’aiuto di Don, nuovo compagno di lavoro e di vita, e dell’impareggiabile funambolico Cosmo penserà a smascherarla e a metterla in ridicolo, con buona pace di una improbabile carriera.

Legatissimo e mai un attimo che accusi sghembature o rallentamenti che siano lì a intaccarne il ritmo, smagliante, divertente, il vecchio libretto di Betty Comden e Adolph Green rispolverato a dovere secondo la promessa registica, le canzoni di Nacho Herb Brown e Arthur Freed (dal “Mago di Oz” giù giù sino a “Gigi” una delle più belle firme di Hollywood), qui con la traduzione di Cannito e di Laura Caligani, a tornare sempre piacevolmente in mente, le scene di Italo Grassi e soprattutto i costumi di Silvia Califano (un cognome che è una garanzia), che spazia con le sue invenzioni da “Sherazade” a Shakespeare per il festival veronese, dall’Aterballetto al “Lago dei cigni” per il Roma City Ballet Company, non ultimo il disegno luci curato da ValerioTiberi, ogni apporto rende “Cantando” un’occasione da non perdere. Metteteci ancora un corpo di ballo di quindici elementi, di quelli che si cercano e si trovano da chi ha parecchio fiuto alle spalle, che all’occorrenza canta e recita, metteteci degli attori in gran forma e avrete la sembianza esatta del successo o del successone. Senza se e senza ma. Lorenzo Grilli, cresciuto nel teatro di Proietti e nel cinema di Roberta Torre, è un valido Don che sfugge con padronanza alle incertezze del debutto e si irrobustisce, passo dopo passo, mattatore assoluto, davvero efficace, nel momento “in the rain” sotto scrosci non indifferenti d’acqua con voce e salti e zompi invidiabili sui lampioni di scena. Martina Stella e Flora Canto, su due diversissimi versanti, sono due belle attrici, che convincono, un ritrattino tutto sale e pepe di ocaggine agguerrita nel non voler cedere lo spazio che s’è guadagnato la prima, anche capace di mettere in secondo piano, con lodevole convinzione, una vera bellezza; grintosa “my fair lady” del palcoscenico la seconda, pienamente disponibile ad un percorso di tutto rispetto. Folletto della serata, autentico artista, versatile, pronto a mettere in scena per quanti non lo conoscono, autentica scoperta, e a ribadire per i molti altri una insolita bravura che ha preso forma negli anni, e nelle tante tappe, nella danza (tap, modern e acrobatica), nel musical e nelle arti circensi, Vittorio Schiavone, che passa attraverso il Teatro alla Scala e guarda a Michael Jackson: il suo Cosmo, per certi tratti, in coppia con il protagonista o negli assolo, ha tutta la magia dell’inafferrabile, del campione che non hai ancora incrociato, dell’uomo di palcoscenico abituato a sgusciar fuori improvviso, a lanciare piccoli e grandi guizzi e a colpire nel segno, del nome che per il futuro non potrà di certo sfuggirti e che dovrai essere tu a dover tenere d’occhio.

Elio Rabbione

Le immagini di “Cantando sotto la pioggia, regia di Luciano Cannito, sono di Valerio Polverari.

 “Avvocato Malinconico”, di  De Silva e Gallo al Carignano

Venerdì 26 dicembre, alle ore 19.30, debutta al Teatro Carignano “Malinconico. Moderatamente felice” di Diego De Silva e Massimiliano Gallo, che è anche protagonista e regista dello spettacolo. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Eleonora Rella, il disegno luci di Alessandro Di Giovanni, le canzoni originali di Joe Barbieri. Accanto a Massimiliano Gallo saranno presenti Biagio Musella, Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito, Manuel Mazzia. Gallo è figlio d’arte, il padre Nunzio Gallo e la madre Bianca Maria Varriale, darà voce e corpo al personaggio dell’Avvocato Malinconico della serie televisiva, da lui interpretata, e trasmessa su Rai 1 nell’ottobre del 2022.

Questo progetto teatrale nasce dall’idea di portare in scena la voce e il corpo narrante dimun perosnaggio letterario e, successivamente, televisivo che, negli anni, ha donquistato un vasto pubblico di lettori e spettatori: Vincenzo Malinconico, l’avvocato dalla carriera sgangherata e dalla vita sentimentale instabile, è forse per questo amato da un pubblico che non ama la prevedibilità dei vincenti. Lo spettacolo vedrà in scena, nella pienezza delle sue attitudini da interprete, il solo Vincenzo Malinconico, che si abbandonerà con il suo flusso narrante, filosofico e irresistibilmente comico, ma sempre votato alla riflessione, perché per far ridere è necessario convincere, parlare all’intelligenza dell’altro, e si concederà a un monologo con il pubblico, in cui si racconterà tematicamente. Lo spettacolo si svolgerà su tre tronconi: professione, sentimenti, famiglia. I tre campi campi di gioco su cui si svolge la vita di ognuno di noi. Uno spettacolo essenziale e coinvolgente, in cui letteratura e teatro si incontrano, e che darà modo al pubblico di ritrovare, nella causticità fisica del palcoscenico, un personaggio dalla vita irrisolta, che ci fa più ridere quando la scopriamo più simile alla nostra.

“Quello di Malinconico è un progetto cui sono legato – dichiara Massimiliano Gallo – e che ho voluto fortemente. È un personaggio che ho amato e ascoltato, ci siamo fidati l’uno dell’altro e, finalmente ne ho indossato i panni. Grazie alla penna di Diego De Silva ho potuto dargli corpo e anima. Ora c’è da cucirgli un abito in cui stia comodo, una scena funzionale, un amico immaginario e cinque attori che gli faranno compagnia. In video gli interventi dei suoi amici e amori del suo complicatissimo mondo. Sarà una regia amorevole, nella speranza di farvi conoscere Vincenzo per come io lo conosco”.

Teatro Carignano-26 dicembre/4 gennaio – 26,27,29,30 dicembre ore 19.30/ 28 dicembre e 4 gennaio ore 16 / recita del 31 dicembre fuori abbonamento.

Teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – biglietteria@teatrostabiletorino.it – 011 5169555

Mara Martellotta

Open week alla scuola di Circo Flic per gli aspiranti allievi

La Flic Scuola di Circo apre le sue porte dal 16 al 20 marzo 2026 con la Open Week, una settima a dedicata alla scoperta e alla conoscenza approfondita dei corsi professionali di una realtà formative tra le più prestigiose del circo contemporaneo. Si tratta di un’occasione unica per vivere un’esperienza immersiva e sperimentale in prima persona nei metodi didattici e nella filosofia della scuola, per valutare il proprio futuro nel settore. L’iniziativa è pensata per ragazzi e ragazze che vogliano conoscere da vicino il mondo della Flic, e approfondire le opportunità offerte dai corsi professionali, anche in vista delle audizioni per il corso di formazione per l’artista di circo contemporaneo 2026/2027. Durante l’Open Week sarà possibile da parte dei partecipanti prendere parte a laboratori multidisciplinari pratici sulle discipline circensi, partecipare a incontri formativi sulla struttura dei corsi e sulle prospettive professionali, e confrontarsi con gli allievi già in percorso. Si tratta di un’esperienza per approfondire la conoscenza dei requisiti richiesti, valutando le possibilità fisiche e creative sotto la guida degli esperti docenti della Scuola. Un’opportunità concreta per valutare se il sogno di diventare artista del circo contemporaneo possa trasformarsi in realtà frequentando i corsi professionali della Flic. La partecipazione all’Open Week non è vincolante per accedere alle audizioni di luglio, ma rappresenta una semplice occasione per fare una scelta consapevole. La quota partecipativa è di 50 euro, da versare entro il 6 febbraio 2026 in caso di selezione. Sono disponibili 30 posti e le candidature sono da presentare entro il 16 gennaio 2026, che verranno valutate secondo l’ordine cronologico di ricezione. Le audizioni 2026/2027 si svolgeranno presso la sede centrale di via Magenta 11, a Torino, dal 7 al 10 luglio 2026. La partecipazione è gratuita.

Info: info@flicscuolacirco.it

Mara Martellotta

HEROES: Un viaggio tra maschere, corpi e identità

 

Nella nuova creazione di Caterina Mochi Sismondi al Teatro Café Muller

“Ho creato in me varie personalità. Creo personalità costantemente. Ogni mio sogno si incarna immediatamente nell’attimo stesso in cui è sognato, in un’altra persona che comincia a sognarlo, una persona diversa da me”. – Fernando Pessoa

Queste parole di Fernando Pessoa sono il cuore pulsante di Heroes, nuova produzione della compagnia blucinQue diretta da Caterina Mochi Sismondi. Uno spettacolo che attraversa teatrodanza, performance contemporanea, musica dal vivo e tecniche circensi, per esplorare l’identità come territorio frammentato, instabile, in continuo mutamento.

In Heroes non esiste un’unità compatta del corpo o dell’io: esistono parti, zone, indizi, frammenti che suggeriscono qualcosa senza mai ricomporsi in una totalità definitiva. Il corpo diventa così un assemblaggio poetico, un insieme di sintagmi fisici e visivi, un luogo attraversato da metamorfosi continue. In scena, sei performer e una musicista dal vivo evocano un caleidoscopio di identità cangianti, attraversando mondi diversi e contrastanti. Ogni personaggio è ispirato a figure emblematiche della cultura pop, del cinema e della storia dell’arte performativa: David Bowie, cui lo spettacolo deve il titolo, il presentatore di Cabaret, i grandi clown storici come Grock e la famiglia Fratellini.

Non si tratta di citazioni illustrative, ma di presenze archetipiche, di immagini che emergono come fantasmi, attraversano il corpo dei performer e subito si trasformano. Le identità si sovrappongono, si incrinano, si moltiplicano, restituendo una galleria di personaggi sospesi tra comicità e dramma, tra leggerezza e vertigine, tra esposizione e nascondimento. Al centro di Heroes si colloca la figura contraddittoria del clown, inteso non come semplice personaggio, ma come agente di un movimento fisico che lascia un segno.

Il clown è colui che richiama e svela, attraverso la più piccola delle maschere, il naso rosso, una verità nascosta, fragile, spesso dolorosa. La creazione abbraccia il desiderio di svelarne le contraddizioni, di riconoscerne fragilità, difetti, paure, particolarità, senza nasconderli, ma trasformandoli in materia viva, in forza espressiva. Il clown diventa così una figura “fuori luogo”, specchio dell’essere umano contemporaneo, costretto a indossare maschere per sopravvivere e, allo stesso tempo, desideroso di liberarsene. Il lavoro si inserisce pienamente nel percorso artistico di blucinQue, mantenendo viva la commistione tra l’immanenza orizzontale della danza e del teatro e la verticalità delle tecniche circensi. Una ricerca che mette in dialogo terra e aria, peso e sospensione, caduta e slancio, in una costante tensione verso il disequilibrio.

Non esistono limiti imposti al corpo né allo spazio scenico: il movimento diventa atto di spiazzamento, il gesto fisico lascia una traccia, il corpo si espone come luogo di rischio e di rivelazione. Collocandosi volutamente “fuori luogo”, Heroes assume tonalità oniriche, sviluppandosi in quadri visivi di forte impatto emotivo, dove l’immagine non illustra ma suggerisce, non spiega ma apre possibilità. La composizione originale, eseguita dal vivo da Beatrice Zanin al violoncello ed elettronica, accompagna e attraversa l’intero dispositivo scenico. Il suono non è semplice accompagnamento, ma presenza drammaturgica, paesaggio emotivo che amplifica tensioni, fragilità e slittamenti identitari.

Corpo e suono si muovono insieme, creando un’esperienza immersiva che coinvolge lo spettatore in un viaggio sensoriale e poetico.

Heroes è un invito a riconoscere la divina irrealtà delle cose, a cercare frammenti di verità nelle pieghe del paradosso, a lasciar emergere un’identità più autentica e vibrante, celata dietro la finzione del travestimento. Uno spettacolo che, attraverso il corpo e il suono, esplora il confine tra identità e finzione, rendendo visibile la complessità dell’esistenza umana.

Mara Martellotta