SPETTACOLI- Pagina 66

“Concerto per la Pace – Tra Cielo e Terra”

Polimnia Arts Company,  6 gennaio 2026 su patrocinio di Rotary Torino Duomo, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte

Si terrà a Torino, il 6 gennaio prossimo, giorno dell’Epifania, alle ore 21, presso la Chiesa Parrocchiale di Madonna di Campagna di via Cardinal Massaia 98, un concerto organizzato dall’Associazione Polimnia Arts Company APS che appassionerà sia gli intenditori sia gli appassionati del genere, e che prevede l’esecuzione di brani tratti dai principali capolavori di due grandi compositori: Richard Wagner e Giuseppe Verdi. Il concerto vedrà protagonista la Polimnia Arts Chorus e Orchestra, diretta dal Maestro Lorenzo Battagion. La serata sarà presentata da Sax Nicosia.

Di Richard Wagner verranno eseguite “Vorspiel”, tratta da “I maestri cantori di Norimberga”; “Liebestod”, tratto da “Tristano e Isotta” (soprano: Annamaria Turicchi) e “Wein und Brot des letzten Mahles”, dal finale del primo atto del “Parsifal”.

Nella seconda parte del concerto verranno eseguite, di Giuseppe Verdi, la Sinfonia da “Nabucco”, l’Ouverture da “La forza del destino” e il “Te Deum” e Quattro pezzi sacri per coro e orchestra (soprano: Serena Rubini).

“I maestri cantori di Norimberga” è l’unica opera buffa scritta da Wagner, sebbene egli stesso non l’avrebbe definita così, poiché contiene sfumature oscure e malinconiche. Il “Tristano e Isotta” è un dramma musicale di Richard Wagner su libretto dello stesso compositore, e costituisce un capolavoro del romanticismo tedesco oltre a rappresentare uno dei pilastri della musica moderna. Già nel 1854 Richard Wagner aveva pensato di comporre un dramma musicale ispirato al poema cavalleresco del Duecento di Gottfried von Strassburg, che racconta la vicenda di Tristano e Isotta, composta tra l’autunno del 1857 e l’agosto del 1859.

Il “Parsifal” è l’ultimo dramma musicale di Richard Wagner, composto tra il 1877 e il 1882, che segna il ritorno al tema del Graal, già affrontato molti anni prima nel Lohengrin. Il brano proposto descrive l’ingresso alla sala del Graal ed è illustrato da una grande pagina sinfonica. Risuonano le campane mentre i cavalieri si dispongono lentamente attorno all’altare. Un coro di voci bianche scende dalla cupola.

Il “Nabucco” è la terza opera lirica di Giuseppe Verdi, quella che ne decretò il successo. Composta su libretto di Temistocle Solera, “Nabucco” fece il suo esordio ottenendo grande approvazione da parte del pubblico il 9 marzo 1842, al teatro La Scala di Milano, alla presenza di Gaetano Donizetti. L’opera è ambientata tra Gerusalemme e Babilonia nel sesto secolo avanti Cristo, e narra la lotta tra gli ebrei e il re babilonese Nabucodonosor (Nabucco). L’opera ebbe un significato molto profondo per gli italiani dell’epoca, che vedevano nella prigionia degli ebrei un parallelo con la loro stessa oppressione e il desiderio di unificazione nazionale portato dal Risorgimento.

L’Ouverture da “La Forza del Destino”, sempre di Giuseppe Verdi, è un celebre brano orchestrale spesso eseguito come pezzo da concerto singolo, noto per la sua potenza drammatica e l’anticipazione dei temi operistici, specialmente quello della fatalità, riprendendo melodie dell’opera stessa, uno dei più famosi del repertorio sinfonico.

Il “Te Deum” è uno dei Quattro pezzi sacri composti da Verdi, che lo considerava uno dei suoi lavori più significativi e che ne conclude il ciclo. Si tratta di una composizione intensa e profonda, che può essere letta come una meditazione sul rapporto tra l’uomo, il sacro e la natura. Viene evocata l’immagine di una pineta viva in cui ogni albero, come ogni voce, contribuisce a un’armonia dell’insieme. Il taglio degli alberi spezza quell’equilibrio lasciando silenzio e vuoto. Il finale sommesso del “Te Deum” invita alla riflessione, come lo sguardo che si posa su una pineta ferita e interroga la coscienza dell’uomo.

Il concerto sarà eseguito da Polimnia Arts Chorus e Orchestra, diretta dal Maestro Lorenzo Battagion, direttore artistico della Polimnia Arts. Il Rotary Club Torino Duomo è patrocinante dell’evento, in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte

Il concerto avrà la finalità di una raccolta fondi per Save the Children, rivolta ai bambini coinvolti nei conflitti nelle varie zone del mondo.

L’ingresso è a offerta libera.

Che cosa significa tornare a vedere “Cantando sotto la pioggia”

All’Alfieri, repliche e grandioso successo sino al 6 gennaio

Tornare a vedere – e riapplaudire, senza se e senza ma, far ricredere quanti ancora possono credere che sul mondo del musical si sia depositata una certa polvere – all’Alfieri (repliche sino al 6 gennaio) “Cantando sotto la pioggia”, significa fare innanzitutto sincero chapeau dinanzi allo sforzo produttivo del Fabrizio Di Fiore Entertainment, una ricchezza nel mondo odierno dello spettacolo musicale in Italia, una ricchezza che ha l’apporto puntuale e incondizionato di 22 artisti tra attori e ballerini più 14 persone dietro le quinte a sovrintendere sera dopo sera una macchina teatrale che non è certo indifferente. Significa riconoscere quanto dalle anteprime dello scorso maggio proprio quella macchina, in qualche ansa di non facile scorrimento, si sia irrobustita e snellita, come in tutta la parte finale si sia messo maggior ordine agli sviluppi del racconto, causa non ultima la corposa tournée di “Cantando” che da inizio stagione ha già toccato tra gli altri Trieste e Firenze, Bolzano e Bologna per concludersi a fine aprile sul palcoscenico del Brancaccio di Roma dopo essere passata per Bari e Ancona, città del Veneto e Milano.

Significa essere presi, ancora una volta, dalla regia tutta vulcanica e fuochi d’artificio di Luciano Cannito – a lui si devono anche le festosequanto eleganti coreografie -, dal rispetto mantenuto per quello che rimane un capolavoro del cinema (era il 1952, Gene Kelly sullo schermo a danzare “in the rain” e alla regia con Stanley Donen, con accanto una freschissima Debbie Reynolds e un indiavolato Donald O’Connor mentre la Lina Lamont di Jean Hagen s’avvicinava all’Oscar) senza sottrarlo a una buona dose di attuale ironia, dal ritmo magnificamente indiavolato che all’Alfieri di oggi tocchiamo ancor più con mano tra risate e applausi e viva partecipazione, nel completo coinvolgimento del pubblico, l’omaggio dovuto di un uomo di teatro a un testo e alle musiche in cui ha sempre creduto, “un sogno che si avvera nei confronti di un testo a cui ho pensato da sempre, da quando ho iniziato a fare il mestiere che faccio”. Significa apprezzare uno spettacolo che – con il libretto di Betty Comden e Adolph Green, con le musiche e le canzoni di Nacho Herb Brown e Arthur Freed, firma leggendaria a Hollywood, dal “Mago di Oz” a “Gigi” – rende omaggio al vecchio cinema, a qualsiasi vecchio film di una industria che stava crescendo e che con “Il cantante di jazz” (era l’ottobre del ’27) abbandonava l’epoca del muto per il sonoro; già scrivevo, “compresi righe e filamenti volanti sulla pellicola, il carattere un po’ démodé delle scritte: con tanto di titoli di testa a elencare cast, costumi e scenografie, musiche, regia e produzione, quanti fecero l’impresa e quant’altro ancora: come ai vecchi tempi, tutto a scorrere sulla quarta parete del palcoscenico”; compresa l’eccellente ricostruzione di un clima e di un’epoca e le citazioni che soddisfano la cinefilia di chi scrive, dall’orologio di Harold Lloyd di “Preferisco l’ascensore” nelle immagini alle gambe più belle (e costose) del mondo, quelle di una smagliante Cyd Charisse in silhoutte in coppia con Kelly -, le musiche e le canzoni, le torte in faccia e le cineprese insicure, le recitazioni approssimative o senz’altro disastrose tra i fondali di cartapesta e il bianco e nero, i sentimenti e la cavalcata attraverso un sogno che si può realizzare, la gavetta e i capricci, le voci stridule e inascoltabili, i dispetti e le rivalse tra primedonne, la superiorità dell’eterno teatro sulla nuova arte, il red carpet e le dive (o pseudo-dive) che riuscivano a manipolare contratti e majors, il doppiaggio che può rimettere in piedi le cose, un divertimento insomma che riempie appieno le tre ore circa dello spettacolo. Non ultimi a decretare il successo i costumi di Silvia Califano e le scene mobili e veloci di Italo Grassi.

Significa riapprezzare le prove maiuscole degli interpreti. Lorenzo Grilli, cresciuto alla scuola di Gigi Proietti e nel cinema di Roberta Torre, è un validissimo Don Lockwood, infaticabile, visibilmente irrobustito, davvero efficace, nella recitazione e nella costruzione del protagonista, trascinante nel momento “in the rain” sotto scrosci non indifferenti d’acqua con voce e salti e zompi invidiabili sui lampioni di scena. Martina Stella e Flora Canto, su due diversissimi versanti, nella conferma che sono due belle attrici, che convincono, un ritrattino ancor più tutto pepe di ocaggine agguerrita nel non voler cedere lo spazio che s’è guadagnato la prima, zeppa di birignao e di confusione di vocali in finali di parole, divertentissima e spavaldamente ironica; grintosa “my fair lady” del palcoscenico la seconda, pienamente disponibile ad un percorso di tutto rispetto, pronta a esplodere e a portare a casa studio e passione ed entusiasmo in un godibilissimo “Good Morning” con i suoi due compagni di felice avventura. L’altro è Vittorio Schiavone, felicissima scoperta, inattesa a maggio e superlativa oggi, un folletto di scena che segui in ogni suo movimento, un artista autentico e versatile e completo, che rischia in parecchi momenti di diventare il mattatore della serata: sarebbero sufficienti, con buona pace del suo vecchio collega di Hollywood (cercatevi certi spezzoni in rete!), “Make ‘Em Laugh” o “Moses Supposes” (qui con Grilli, un binomio da premi incondizionati) o ancora il citato “Good Morning”, per farci ripetere che “il suo Cosmo, per certi tratti, ha tutta la magia dell’inafferrabile, del campione che non hai ancora incrociato, dell’uomo di palcoscenico abituato a sgusciar fuori improvviso, a lanciare piccoli e grandi guizzi e a colpire (sempre) nel segno, del nome che per il futuro non potrà di certo sfuggirti e che dovrai essere tu a dover tenere d’occhio”.

Elio Rabbione

Le immagini di “Cantando sotto la pioggia, regia di Luciano Cannito, sono di Valerio Polverari.

A Sauze d’Oulx, dalle ceneri del Sayonara, sorge il nuovo cinema Faro

“Buen Camino”, il nuovo film di Checco Zalone appena uscito nelle sale cinematografiche italiane, inaugura l’apertura, prevista per il 2 gennaio, e dopo due anni di chiusura, del Cinema Faro a Sauze d’Oulx. L’iniziativa è firmata dal figlio e dalla nipote di Alberto di Saint Pierre, che per cinquant’anni  è stato proprietario e direttore dell’omonimo “Faro” di via Po, a Torino, divenuto successivamente “Greenwich”.
Dalla fine del 2023, anno di chiusura dell’ex cinema Sayonara, avvenuta a causa della morte per un incidente stradale dello storico gestore Giuseppe Perotto, tutta Sauze d’Oulx è rimasta in attesa di questo evento, che oggi si potrà concretizzare grazie a Alessandro di Saint Pierre, oggi sessantottenne e abitante proprio di Sauze d’Oulx, alla trentatreenne figlia Margherita e al Comune di Sauze d’Oulx, che dalla chiusura del Sayonara ha cercato incessantemente un nuovo gestore credibile che potesse occuparsi della nuova attività.
Il nuovo Cinema Faro, che al momento prevede 200 posti a sedere e un’apertura straordinaria per l’Epifania e successivamente nei fine settimana, proietterà film di botteghino e d’autore, compresi quelli in lingua inglese per andare incontro al turismo britannico. Un evento che tutta Sauze d’Oulx ha salutato con benevolenza ed entusiasmo, augurando alla famiglia di Saint Pierre le migliori fortune per questa nuova e bellissima avventura.

Mara Martellotta

Note di Classica: Fazil Say, Renaud Capucon e Simon Trpceski, le “stelle” di gennaio

Giovedì 8 alle 20.30 e venerdì 9 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Ettore Pagano al violoncello, eseguirà musiche di Berlioz, Saint-Saens, Respighi. Venerdì 9 alle 20.30 per Lingotto Musica all’Auditorium Agnelli, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Manfred Honeck e con Simon Trpceski al pianoforte, eseguirà musiche di Weber, Cajkovskij, Dvoràk.

Mercoledì 14 alle 20.30 al conservatorio G. Verdi, per l’Unione Musicale, Renaud Capucon violino e Guillaume Bellon pianoforte, eseguiranno musiche di Brahms. Giovedì 15 alle 20.30 per “I Pianisti del Lingotto”, nella Sala 500 del Lingotto, Angela Hewitt pianoforte, eseguirà musiche di Bach. Giovedì 15 alle 20.30 e venerdì 16 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone e con Nicola Patrussi oboe, eseguirà musiche di Richard Strauss. Sabato 17 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Quodlibet eseguirà musiche di Bach, con un invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 18 alle 16.30 per l’Unione Musicale, i PICello Bros. eseguiranno musiche di Beethoven, Chopin, Molinelli.

Lunedì 19 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Duo Repicco eseguirà musiche di de Visèe, Couperin, Couperin-de Visèe, von Westhoff. Martedì 20 alle 20, al teatro Regio, debutto de “La Cenerentola” di Gioacchino Rossini. Melodramma giocoso in due atti. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Antonino Fogliani. Repliche fino a Martedì 27. Martedì 20 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Paolo Angeli chitarra sarda preparata e voce, presenta in concerto l’album “Lema”. Mercoledì 21 alle 20.30 al conservatorio, Natalie Clein violoncello e Cèdric Pescia pianoforte, eseguiranno musiche di Bloch, Lutyens, Schubert, Elias, Brahms. Giovedì 22 alle 20.30 e venerdì 23 alle 20, all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Diego Ceretta e con Fazil Say pianoforte, eseguirà musiche di Ravel, Say, Musorgskij. Martedì 27 alle 20.30 all’ auditorium Agnelli per Lingotto Musica, la Camerata Salzburg con Giovanni Guzzo violino concertatore e Pierre-Laurent Aimard pianoforte, eseguiranno musiche di Haydn e Mozart.

Giovedì 29 alle 20.30 e venerdì 30 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Nicolò Umberto Foron, con Fleur Barron mezzosoprano, eseguirà musiche di Messiaen, Mahler, Rachmaninov. Sabato 31 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Loris Palladino clarinetto, Pietro Beltramo pianoforte, con Antonio Valentino, eseguiranno musiche di Brahms, Debussy, Poulenc.

Pier Luigi Fuggetta

Al teatro Regio Shen Yun, sul palco fino al 4 gennaio 2026

La grande danza classica cinese è protagonista a Torino con la compagnia più spettacolare del mondo, Shen Yun Performing Arts, con sede a New York, che approda al teatro Regio per Capodanno, già dal 30 dicembre 2025 fino al 4 gennaio 2026. Dopo il successo delle precedenti stagioni, lo spettacolo promette di incantare il pubblico con una nuova produzione capace di unire danza, musica dal vivo e tradizione millenaria, trasportando gli spettatori in un viaggio attraverso cinquemila anni di civiltà cinese.
Ogni quadro scenico trae ispirazione dalla concezione originaria della cultura cinese che è considerata un dono celeste, per il quale l’arte rappresenta un ponte tra il mondo umano e i regni superiori. Leggende antiche, racconti epici, storie di coraggio  e momenti poetici diventano materia viva grazie a coreografie raffinate, costumi sorprendenti e fondali digitali immersivi.
Shen Yun è  accompagnato da una orchestra originale in cui strumenti orientali e occidentali si fondono magistralmente in accattivanti partiture originali.
Lo spettacolo si articola in venti atti, ciascuno ambientato in una diversa epoca o regione, passando dall’eleganza delle dame di corte Tang all’eroismo sul campo di battaglia di valorosi generali fino alle opere filosofiche senza tempo che si animano attraverso spettacolari scene dei regni celesti.
Molti degli artisti di Shen Yun sono sfuggiti all’oppressione del regime totalitario cinese, che si trova in conflitto con le tradizioni del passato, con la religione e con la storia della Cina. Avendo trovato rifugio negli Stati Uniti, questi artisti portano con sé  in ogni nota e salto un potente senso di libertà,  dedizione e bellezza, radicati in un profondo passato spirituale.
Per Shen Yun tutto questo si riflette nel nome che significa “la bellezza degli esseri divini che danzano”. Oggi questi artisti di livello internazionale preservano le tradizioni della Cina  di cinquemila anni prima del comunismo, celebrando in tutto il mondo la libertà artistica e la fede.

Date: dal 30 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026

Orario spettacoli serali 20-22

Replica il 31 dicembre alle ore 14.

Prezzo biglietti a partire da 80 euro

Acquisto biglietti online https://www.ticketone.it

Mara Martellotta

“Vertigo Gala True Colors” fino al 6 gennaio

Nel cuore dell’inverno, quando il ritmo delle giornate si fa più lento e il paesaggio sembra chiedere ascolto e silenzio, lo Chapiteau Nice si manifesta come una presenza luminosa ed accogliente a Mondovì, nel verde del Parco Europa. Non si tratta soltanto di una tenda, ma di una vera e propria soglia simbolica, uno spazio circolare che invita a interrompere la quotidianità per lasciarsi rapire da una dimensione altra e più profonda.
Per alcuni giorni, con un tutto esaurito partito il 26 dicembre per proseguire fino al 6 gennaio, il Vertigo Gala – True Colors nasce da una necessità di incontro e di apertura che rendono Mondovì e il Monregalese un crocevia temporaneo di visioni, attraversate dalla creatività e dalla sensibilità di giovani artisti internazionali, in un dialogo fecondo con il territorio.
“Vertigo Gala- True Colors” rappresenta un viaggio poetico nel cuore delle identità umane, una luminosa dichiarazione di diversità e autenticità che trasforma il circo contemporaneo in una tavolozza vibrante di emozioni. La metafora centrale dello spettacolo è  il colore, non ornamento,  ma materia viva e filo narrativo che attraversa la scena, evocando inclusione,  libertà e ricchezza di sfumature che rendono ciascun essere umano davvero unico.
In scena, tecnica e ricerca espressiva si intrecciano in una scrittura raffinata e sensibile, dove il virtuosismo non è  mai fine a se stesso, ma diventa linguaggio, relazione e racconto.

A guidare lo spettatore in questo attraversamento è l’artista e regista dello spettacolo Vladimir Ježic, di origine croata. Attraverso una sorprendente manipolazione di bandiere, Ježic riesce a costruire un racconto fluido e imprevedibile, collegando i diversi quadri in un’unica onda cromatica. Le bandiere non separano né delimitano, diventano diversi corpi in movimento, segni poetici che uniscono, mettono in relazione e trasformano.
Attorno a lui si muovono gli artisti della Fondazione Cirko Vertigo, ciascuno portatore del proprio colore interiore, del proprio linguaggio e della propria storia.
Agostina Beltran Vilche dell’Uruguay è  sospesa tra capillare e acrodanza; Felipe Gonzalo Flores Toledo del Cile disegna traiettorie dinamiche attraverso la giocolieria, Glenda Marisol Paz Maldonado del Guatemala abita la verticalità dei tessuti aerei, l’italiana Irene Sora gioca con equilibrio tra acrobatica e giocolieri, l’italiana Sara Frediani attraversa lo spazio con l’eleganza del trapezio e delle cinghie aeree, l’italiano Diego Lama incarna la purezza del movimento sulla corda aerea. Il messicano Angel David Villa Nunez in Messico esplora la complessità fluida della multicorda. Alejandro Bryam Cristancho Romero, colombiano, restituisce la poesia leggera della bici aerea e degli ombrelli.
Rebecca del Farra, italiana, avvolge lo sguardo nella rotazione ipnotica del cerchio aereo. Il risultato è quello di un affresco collettivo di grande forza visiva ed emotiva,  in cui il linguaggio del circo contemporaneo diventa strumento di ascolto, di condivisione e di riflessione, capace di unire pubblici diversi, mantenendo uno sguardo profondamente quotidiano.

Mara Martellotta

Note di Classica: Fazil Say, Renaud Capucon e Simon Trpceski, le “stelle” di gennaio

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Giovedì 8 alle 20.30 e venerdì 9 alle 20, all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Ettore Pagano al violoncello, eseguirà musiche di Berlioz, Saint-Saens, Respighi. Venerdì 9 alle 20.30 per Lingotto Musica all’Auditorium Agnelli, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Manfred Honeck e con Simon Trpceski al pianoforte, eseguirà musiche di Weber, Cajkovskij, Dvoràk. Mercoledì 14 alle 20.30 al conservatorio G. Verdi, per l’Unione Musicale, Renaud Capucon violino e Guillaume Bellon pianoforte, eseguiranno musiche di Brahms. Giovedì 15 alle 20.30 per “I Pianisti del Lingotto”, nella Sala 500 del Lingotto, Angela Hewitt pianoforte, eseguirà musiche di Bach. Giovedì 15 alle 20.30 e venerdì 16 alle 20 all’Auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone e con Nicola Patrussi oboe, eseguirà musiche di Richard Strauss.

Sabato 17 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Quodlibet eseguirà musiche di Bach, con un invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 18 alle 16.30 per l’Unione Musicale, i PICello Bros. eseguiranno musiche di Beethoven, Chopin, Molinelli. Lunedì 19 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Duo Repicco eseguirà musiche di de Visèe, Couperin, Couperin-de Visèe, von Westhoff. Martedì 20 alle al teatro Regio, debutto de “La Cenerentola” di Gioacchino Rossini. Melodramma giocoso in due atti. L’Orchestra del teatro Regio sarà diretta da Antonino Fogliani. Repliche fino a Martedì 27. Martedì 20 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Paolo Angeli chitarra sarda preparata e voce, presenta in concerto l’album “Lema”. Mercoledì 21 alle 20.30 al conservatorio, Natalie Clein violoncello e Cèdric Pescia pianoforte, eseguiranno musiche di Bloch, Lutyens, Schubert, Elias, Brahms. Giovedì 22 alle 20.30 e venerdì 23 alle 20, all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Diego Ceretta e con Fazil Say pianoforte, eseguirà musiche di Ravel, Say, Musorgskij.

Martedì 27 alle 20.30 all’ auditorium Agnelli per Lingotto Musica, la Camerata Salzburg con Giovanni Guzzo violino concertatore e Pierre-Laurent Aimard pianoforte, eseguiranno musiche di Haydn e Mozart. Giovedì 29 alle 20.30 e venerdì 30 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Nicolò Umberto Foron, con Fleur Barron mezzosoprano, eseguirà musiche di Messiaen, Mahler, Rachmaninov. Sabato 31 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Loris Palladino clarinetto, Pietro Beltramo pianoforte, con Antonio Valentino, eseguiranno musiche di Brahms, Debussy, Poulenc.

Pier Luigi Fuggetta

Quattordici titoli a riproporre l’universo cinematografico di Mario Martone

Il mese di gennaio 2026 al Cinema Massimo

L’anno nuovo del Cinema Massimo si aprirà con la retrospettiva (9 – 24 gennaio) dedicata a Mario Martone, regista di punta del panorama cinematografico degli ultimi decenni (il punto d’inizio fu “Morte di un matematico napoletano” sulla figura di Renato Caccioppoli, 1992, Gran Premio della Giuria a Venezia e David di Donatello quale miglior regista esordiente) come pure di quello teatrale (dal 2007 al 2017 direttore artistico dello Stabile Torinese, indimenticabili tra i tanti titoli le “Operette morali” da Leopardi e “Morte di Danton” di Büchner) e lirico, napoletano di nascita, 66enne, retrospettiva che è momento eccellente per affrontare ancora una volta un universo dove possono riemergere non pochi successi – “È sempre una questione di eredità. Il cinema di Mario Martone si pone, testo dopo testo, di fronte a una dialettica di conoscenza e di passaggio, tra il passato e il presente (alla ricerca di qualcosa da far rivivere) e tra contrasti diversi, talvolta lontani, talvolta confinanti, mettendo in primo piano la tensione politica ed etica di un discorso teso verso il futuro” -, alcuni occasione altresì per un confronto con il pubblico. Il regista sarà presente infatti in sala sabato 10 (ore 20,30) per presentare “Fuori”, interprete Valeria Golino a dar vita al ritratto di Goliarda Sapienza, e domenica 11 (ore 16) per introdurre “Noi credevamo”, le tre vite e la missione rivoluzionaria di Domenico, Angelo e Salvatore, la volontà maturata dalla feroce repressione borbonica dei moti del 1828 di affiliarsi alla Giovine Italia di Mazzini, in un susseguirsi umano e storico di “rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche.”

Quattordici titoli di una filmografia che attraversa allo stesso tempo la sfera privata e pubblica, la Storia e il nostro presente, che attinge alla letteratura (Anna Banti ed Eduardo, Ermanno Rea e Goffredo Parise, Sapienza ed Elena Ferrante), da “Rasoi” a “Capri-Revolution”, da “Il giovane favoloso” con un grande Elio Germano a impersonare il poeta di Recanati a “Nostalgia”, da “Teatro di guerra” a “L’odore del sangue” a “Qui rido io”, non tralasciando (del 2023) “Laggiù qualcuno mi ama”, un ritratto di Massimo Troisi a settant’anni dalla nascita, il mito e la ventata di genialità racchiusi anche in materiali inediti, gli inizi e il tramonto di una carriera terminata troppo presto, sotto lo sguardo della napoletaneità che accomuna entrambi. In programma venerdì 9 (ore 16) e sabato 17 (ore 16).

Ancora dal 26 gennaio al 1° febbraio un focus sul cinema giapponese (“Viaggio in… Giappone”) degli anni Cinquanta e Sessanta con una selezione di opere rare, proiettate in pellicola, che permetteranno di esplorare il periodo d’oro della cinematografia nipponica attraverso opere fondamentali di registi meno celebrati ma altrettanto originali come Kinoshita Keisuke, Shindō Kaneto e Uchida Tomu. Tra drammatiche riflessioni sociali e poetiche storie di speranza, questi capolavori raccontano il Giappone dell’immediato dopoguerra, la sua evoluzione e le sue contraddizioni.

e. rb.

Nelle immagini, scene da “Noi credevamo” con Luigi Lo Cascio e “Nostalgia” con Pierfrancesco Favino.

In cantiere la nuova edizione del libro dedicato alla storia di Antenna 3

L’autore Cristiano Bussola sta già lavorando alla nuova edizione del volume (recensito sul “Corriere della sera” da Aldo Grasso), in vista del 50° compleanno della leggendaria emittente televisiva. Nel 2027 cadrà anche il 40° anniversario dell’assoluzione di Enzo Tortora, fondatore della tv lombarda

Sul Corriere della Sera il critico televisivo per antonomasia,  Aldo Grasso,  aveva dedicato tempo fa la sua prestigiosa rubrica “A fil di rete” al libro intitolato “Una fetta di sorriso” scritto da Cristiano Bussola, direttore del “Torinese” –  Paola Caramella editrice –  incentrato sull’epica storia di Antenna 3 Lombardia che,  negli anni Settanta, rivoluzionò il modo di fare televisione in Italia.

L’autore sta già lavorando a una nuova edizione del volume, in vista del 2027, quando l’emittente lombarda compirà 50 anni di vita. Nello stesso anno cadrà anche il 40° anniversario dell’assoluzione di Enzo Tortora che fu uno dei fondatori della stazione tv nata a Legnano.

“È stata una piacevole sorpresa – commenta il nostro direttore Bussola – poter leggere sul Corriere un pezzo dedicato al mio libro scritto dalla penna arguta e celebre di Aldo Grasso, che ha evidenziato gli aspetti più importanti del testo e, quindi, la figura di Renzo Villa che, nel 1977, insieme a Enzo Tortora e attraverso una forma di azionariato popolare, diede vita alla prima televisione commerciale italiana. Ora sto lavorando a un aggiornamento del libro con nuove interviste per festeggiare  il mezzo secolo di vita di Antenna 3, fondata il 3 novembre 1977″.

Cristiano Bussola con il Telegatto assegnato ad Antenna 3 negli anni 80

Fu Villa il primo a intuire che proprio gli sponsor, dai mobilieri, ai salumificio, alle case vinicole, ad Aiazzone certamente, dovevano costituire un tutt’uno con lo show”. Bussola nel libro ricorda come si debba, infatti, a Renzo Villa la nascita di programmi come “Il bingooo”, “La bustarella” “Dire, fare, baciare”” Bucce di banana”, “Il pomofiore” e “Non lo sapessi ma lo so”.

“Se da quella televisione di Legnano passarono molti comici destinati a diventare famosi, – scrive Aldo Grasso -come la coppia Massimo Boldi- Teo Teocoli, Walter Chiari, Ric & Gian, Giorgio Faletti, oggi di questo mondo ormai scomparso rimane comunque un testimone, Alessandro di Milia, che lavora ancora in un angolo dell’edificio ormai fatiscente a Legnano e si dedica a un lavoro molto prezioso, riversare in digitale le vecchie cassette dei programmi, dando nuova vita ai nastri che conservano i primi passi di grandi comici e giornalisti come Enzo Tortora”.

Il libro di Bussola sarà citato tra le voci dell’Enciclopedia della Televisione italiana scritta dal critico Massimo Emanuelli.

MARA MARTELLOTTA

Stanotte a Torino. Un sogno ad occhi aperti!

 

La trasmissione dedicata a Torino è stata un vero piacere da guardare.
Alberto Angela ci ha accompagnati in questo viaggio con il suo stile chiaro e coinvolgente, affiancato dalla voce intensa di Giancarlo Giannini. Le immagini,sublimi e sognanti,firmate da Stefano Ughetti, hanno mostrato una Torino elegante e suggestiva, fatta di luci notturne, dettagli architettonici e atmosfere quasi sognanti.
Il racconto si muove tra piazze, palazzi e residenze sabaude, senza dimenticare la Torino moderna e culturale. Tra le tappe più belle: la Reggia di Venaria, la Basilica di Superga, il Museo Egizio, la Mole Antonelliana con il Museo del Cinema, il Museo dell’Automobile, le OGR e il Lingotto.
Spazio anche ai caffè storici e ai luoghi simbolo del centro, come Palazzo Reale, la Galleria Subalpina, il Teatro Regio e piazze iconiche come Piazza Castello, Piazza San Carlo e Piazza Carignano.
Ne è uscita l’immagine di una Torino bella, sobria e piena di storia, capace di unire passato e presente con grande armonia. Una trasmissione che invita a guardare la città con occhi nuovi.

Enzo Grassano 

Foto Lori Barozzino