Sino a domenica prossima “Risveglio di primavera” alle Fonderie Limone

Sino a domenica 27 proseguono nella Sala piccola delle Fonderie Limone le repliche di “Risveglio di primavera” di Frank Wedekind. Lo spettacolo, diretto da Gabriele Vacis, è il banco di prova per i 21 allievi (ad essi e al regista spettano la traduzione e l’adattamento di questa “tragedia di ragazzi”) che escono dai tre anni trascorsi, dal mattino a sera, in quella stessa sala, dalla scuola per allievi dello Stabile torinese. Un banco di prova che, si spera, non deve risultare fine a se stesso, non smorzi o interrompa la passione, gli studi, le occasioni di un gruppo che sulle tavole dei palcoscenici avrebbe la volontà e il diritto di trascorrere il resto della vita. Testo difficile, arduo, liberissimo, che ai giorni nostri può addirittura far sorridere o essere accolto con un’alzata di spalle ma che al suo apparire – dopo una tormentata elaborazione, tra l’ottobre 1890 e l’aprile 1891, una pubblicazione che con difficoltà vede la luce, prima per le leggi tedesche che senza mezzi termini porterebbero autore e editore a rischiare due anni di carcere, le prime edizioni in Svizzera, passi cancellati o rimessi con difficoltà, solo nel 1903 una prima edizione a Monaco, solo nel 1906 la prima rappresentazione al Deutsches Theater di Berlino firmata da Max Reinhardt, poi ancora censure e cancellazioni, poi ancora quindici anni per una stesura definitiva e accettata – dovette subire parecchi quanto continui ripensamenti.
“Risveglio” è il resoconto crudele, condotto con un bisturi sempre a portata di mano, della parabola terrena di Wendla e di altri ragazzi e ragazze – sono Moritz, Melchior, Hänschen, Ilse, Martha -, tutti quattordicenni, il loro continuo volersi confrontare con una società (e con un ambito familiare prima di tutto che al momento di essere chiamato a dare una risposta si trincera dietro un debole “non so che dire”) che li rifiuta, che non accetta dialoghi, che pone dei silenzi privi di vie di uscita. “Risveglio” è la lotta dei primi sentimenti davanti ad un interlocutore che li nega, delle curiosità che affiorano, della sensibilità che viene a galla, nell’ambito del sesso e dell’educazione sessuale sopra ogni altra cosa, è la consapevolezza della mancanza di un linguaggio affidabile e protettivo nella propria chiarezza, sono i silenzi che allineano incomunicabilità e ignoranza per raggiungere anche pratiche abortive e la morte. Si ascoltano frasi come “non ho chiesto io di nascere” o “la vita fa schifo, mi sparerei un colpo in testa”, e qualcuno fa sue le intenzioni proposte. Si parla del corpo e dei suoi mutamenti, si parla non soltanto di sesso e aborto ma pure di omosessualità, di stupro, di suicidio, di ateismo. Si chiede Vacis nelle note di regia: “Com’è possibile che questa Germania di fine Ottocento sia così vicino a noi? Com’è possibile che Frank Wedekind abbia visto tra le maglie del tempo i suicidi dei ragazzi, l’educazione sentimentale ancora oggi inesistente?”: è trascorso molto più di un secolo ma ci ritroviamo tra le mani lo stesso fuoco che scortica e brucia.
Sulla scena, tra un gran correre liberatorio a richiamare tutta la vitalità giovanile, tra gli assolo di qualcuno corporali e interpretativi, tra gli abbracci che hanno il volto dell’amicizia e della reciproca comprensione, tra le canzoni e le note di un pianoforte che ci buttano ancora una volta gli echi dei nostri anni disastrati, tra i microfoni che di tanto in tanto amplificano racconti e confessioni, si avverte tutto il disagio della gioventù di un tempo e dell’adesso che viviamo. Ce lo rendono con lodevole esattezza questi 21 ragazzi che un giorno di ottobre di tre anni fa si sono ritrovati con la scommessa – “tre anni di dolori, gioie, desideri, speranze, a volte esaudite a volte disilluse” – di percorrere insieme, verso un primo traguardo, un pezzo di esistenza, qualcuno (sia in area maschile che femminile) per ora già sfoderando mezzi più sicuri e autorevoli, altri, in un numero davvero esiguo, che ancora hanno necessità di plasmare voce e movimento e presenza in scena (tutti sono in grado – è successo alla replica a cui ho assistito – di riprendersi quasi immediatamente da uno starnuto straniante che spinge ad una risata non troppo opportuna…). Uno dei giovani attori, a fine spettacolo, arriva in proscenio e invita il pubblico a lasciare, scritte su un piccolo quaderno, qualche parola, “bella o brutta che sia”: ebbene, lo studio, la passione e l’avventura, la certezza di un lavoro è quello che mi sento di augurare.
Elio Rabbione
Le foto dello spettacolo sono di Andrea Macchia
“Big Hero 6”. Film d’animazione diretto da Don Hall e Chris Williams, ispirato all’omonimo fumetto Marvel, è l’avventurosa commedia che racconta le vicissitudini del giovane esperto di robot di nome Hiro Hamada,che impara a gestire le sue capacità grazie a suo fratello, il brillante Tadashi e ai suoi amici tutti un po’strambi: Go Go Tamago, Wasabi No-Ginger, Honey Lemon e Fred. Quando una serie di circostanze disastrose catapultano i protagonisti al centro di un pericoloso complotto che si consuma sulle strade di San Fransokyo ( crasi tra San Francisco e Tokyo, il luogo dove abitano), Hiro si rivolge al suo amico più caro, un sofisticato e tenero robot di nome Baymax (che nel corso del cartoon perderà il suo aspetto rassicurante e coccoloso) e trasforma il suo gruppo di amici in una squadra di supereroi altamente tecnologici, per riuscire a risolvere il mistero.
Quattordici gli appuntamenti live, articolati in due filoni: “Culture” e “Comedy”. E inoltre la possibilità di guardare su grande schermo (gratuitamente, con prenotazione obbligatoria) tutte le partite dell’Italia al Campionato Europeo di Calcio. Questo è “We are open”, in scena all’“Open Factory” (via del Castello, 15) di Nichelino, da giovedì 17 giugno a sabato 31 luglio. Organizzato da “Reverse Agency” ( in collaborazione con “Piemonte dal Vivo”, “Torino Comedy Lounge”, “Teatro Superga”) e promosso da Città di Nichelino e Sistema Cultura, con il sostegno di “Compagnia di San Paolo”, la rassegna porterà sul palco il teatro in tutte le sue forme, fra commedia, teatro d’autore, tragedie rivisitate, cabaret e circo contemporaneo. Ad inaugurare la programmazione “Culture”, sarà Giacomo Poretti– del celebre trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo – che presenterà, giovedì 17 giugno, “Chiedimi se sono di turno”: un monologo introspettivo ed ironico che attinge alla sua esperienza personale di ex infermiere all’ospedale di Legnano. La programmazione prosegue con gli spettacoli sospesi, causa Covid, della stagione 2020-2021 del “Teatro Superga”. Giovedì 24 giugno, sarà la volta di Corrado d’Elia, attore, regista e drammaturgo, considerato una delle figure più complete dell’attuale panorama teatrale italiano. In occasione del settecentenario dalla morte di Dante Alighieri, d’Elia riporta sul palco un suo grande successo “Dante. Inferno”, lo spettacolo che più di altri ne dimostra la straordinaria poliedricità. A seguire, giovedì primo luglio spazio allo swing italiano con “Topolini, mici e pinguini innamorati” per raccontare in modo leggero, ma ricco di aneddoti e informazioni, il repertorio della canzonetta sincopata degli anni Trenta e Quaranta con un’attenzione particolare al cosiddetto “filone animalista”. Una simpatica lezione di storia del costume arricchita da una selezione di divertenti canzoni interpretate dalle “Sorelle Marinetti”: Turbina, Scintilla ed Elica (al secolo Nicola Olivieri, Marco Lugli e Matteo Minerva) che negli ultimi 10 anni hanno fatto dello swing la strada maestra della loro carriera. Giovedì 8 luglio è il turno di una tragicommedia dell’arte “Don Chisciotte” messa in scena dagli improbabili saltimbanchi di “Stivalaccio Teatro”, mentre
mercoledì 14 luglio arrivano all’“Open Factory” le bolle di sapone giganti con clownerie e giochi d’acqua di “Fish&Bubbles” con Michele Cafaggi, il primo artista in Italia a creare uno spettacolo teatrale dedicato alle bolle di sapone, giudicato miglior clown, attore, mimo al “Premio Nazionale Italiano Franco Enriquez” del 2016. A seguire, giovedì 22 luglio, le “Nina’s Drag Queens”, attori e danzatori che portano a Nichelino “Dragpenny Opera”. “Sonata per tubi” di mercoledì 28 luglio è invece uno spettacolo di circo contemporaneo, cantato e suonato con grande originalità dalla “Compagnia Nando e Maila”, cui seguirà giovedì 29 luglio, come ultimo appuntamento “Culture”, il musicteller Federico Sacchi, con “Wonderful Visions #1 – Il sogno di Martin Luther King secondo Stevie Wonder” , un vero e proprio documentario dal vivo che fonde storytelling, musica, teatro, video e nuove tecnologie per raccontare artisti che il grande pubblico ha dimenticato o mistificato. Gli appuntamenti “Comedy” portano in scena alcuni dei protagonisti della prima edizione di “LOL – Chi ride è fuori”, il comedy show, prodotto da Amazon Prime Video, più chiacchierato del momento. Ad inaugurare il calendario, martedì 29 giugno, Luca Ravenna; martedì 6 luglio, Filippo Giardina porta sul palco il monologo satirico “Dieci”, mentre giovedì 15 luglio è il turno della rivelazione comica del momento, Michela Giraud, già nel cast di Colorado nel 2015 e di CCN – Comedy Central News per tre edizioni. Martedì 20 luglio il protagonista è Daniele Fabbri; a seguire, martedì 27 luglio spazio ad un altro rappresentante della stand up comedy in Italia, Giorgio Montanini, protagonista de “I Predatori”, esordio alla regia di Pietro Castellito, già vincitore del Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura al Festival del Cinema di Venezia 2020 e candidato a 4 David di Donatello. Nel calendario di “Open Factory” anche la presentazione sabato 31 luglio del primo romanzo di Francesco Fry Moneti – violinista e chitarrista dei “Modena City Ramblers” – “In un elaborato impeto d’ira” (Officina di Hank) scritto durante il lockdown.