Debutta sul podio dell’OSN Rai, giovedì 21 novembre alle 20.30, presso L’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, il direttore d’orchestra Giuseppe Mengoli, vincitore del primo premio nell’edizione del 2023 del concorso Mahler dell’Orchestra Sinfonica di Bamberg. La serata sarà trasmessa in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura, e replicata venerdì 22 novembre alle ore 20.
Accanto al Maestro Mengoli, debutterà il giovane musicista ventisettenne Bruce Liu, vincitore del primo premio al XVIII concorso pianistico Chopin di Varsavia nel 2021. In apertura di serata, i due protagonisti proporranno uno dei capisaldi della letteratura pianistica, il Concerto n.5 in mi bemolle maggiore op.73 di Beethoven.
Tale concerto fu composto a Vienna nel 1809, detto “Imperatore”, denominazione assegnatagli in maniera del tutto arbitraria da parte di un editore e non inerente a Napoleone Bonaparte, cui si riferisce, invece, la Terza Sinfonia del 1804 detta “Eroica”. Il concerto fu dedicato a Rodolfo Giovanni d’Asburgo Lorena e fu eseguito per la prima volta a Lipsia al Gewandhaus, il 28 novembre 1811.
Nella seconda parte del concerto, Mengoli interpreterà la Sinfonia n.4 in sol maggiore di G. Mahler, un autentico banco di prova per l’orchestra e il direttore, chiamato a misurarsi con le diverse sfumature d’animo del compositore boemo, compresa una certa dose di humour, come quella del “Lied” conclusivo (La vita celestiale), tratto dalla raccolta popolare “Il corno magico del fanciullo”, e affidato alla voce del soprano Leonor Bonilla, al debutto con la compagine Rai.
Biglietti da 9 a 30 euro in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino e online sul sito OSN Rai.
Mara Martellotta

Placido da sempre coltiva un cinema sanguigno, corposo e corporale, fervidamente inteso e fabbrica di grandi effetti. Nell’”Eterno visionario” il regista pare se possibile accrescere ancor più le proprie scelte e il cinema sembra arretrare, farsi mezzo (stridente) e non fine (secondo le proprie più intime leggi), assumere connotati che non gli sono propri, che lo disturbano, il teatro o le consuetudini teatrali prendono il sopravvento – il tipo di recitazione sempre sopra le righe, i vistosi trucchi e le lacrime copiose, i ritagli berlinesi che fanno tanto Kurt Weill che fanno tanto “Cabaret” e che mettono in primo piano la fotografia di Michele D’Attanasio, la Madre dei “Sei personaggi” strisciante a terra nella sua disperazione, certi dialoghi troppo scritti e troppo insistiti, Pirandello seminudo allo specchio e alla luce delle sue ultime volontà testamentarie, e si potrebbe continuare: un film di grandi eccessi – e ogni immagine più s’adatta a un palcoscenico che non a uno schermo. Va da sé che pure le interpretazioni ne risentano, sovraccariche, lontano da una sobria naturalezza, Bentivoglio in primo luogo (al Servillo della “Stranezza”, pur in tutt’altro contesto, era dato di cogliere meglio la figura), lo stesso Placido che si ritaglia il personaggio di Saul Colin, collaboratore e agente letterario di Pirandello, agghindato come Poirot sul treno dell’”Orient Express”. Bella la presenza di Federica Vincenti, anche in veste di produttrice, i costumi di Andrea Cavalletto e le scenografie di Tonino Zero sono un valore alto; l’applauso incondizionato è a Valeria Bruni Tedeschi che è Antonietta, eccellente nel costruire ancora una volta uno di quei ritratti femminili avvolti in una pazzia più o meno tangibile, che camminano con tutta l’intelligenza dell’attrice sul filo di una lama, negli sguardi stralunati, nelle parole rotte, nei gesti folli, nell’entrata a una festa che non è mai stata la sua e a cui lei non ha mai preso parte.





