SPETTACOLI

“Domeniche dell’Auditorium” con il Metaphōnê Chamber Consort

È il Metaphōnê Chamber Consort dell’OSN Rai, guidato da Andrea Ravizza, il protagonista del ciclo di concerti cameristici “Domeniche dell’Auditorium”, in programma domenica 8 febbraio prossimo, alle 10.30, presso l’Auditorium Arturo Toscanini di Torino. Il concerto sarà registrato da Radio 3, che lo trasmetterà domenica 15 febbraio alle 20.30. L’appuntamento sarà preceduto da esponenti dell’associazione Libera di Don Ciotti, parte di un percorso d’avvicinamento al 21 marzo, che a Torino vedrà tenersi la manifestazione della Giornata Nazionale dedicata alla Memoria delle vittime innocenti delle mafie. In apertura la formazione proporrà la Sonata per pianoforte Sz80 (BB88) di Bela Bartók, presentata nell’adattamento per gruppo da camera. Composta nel 1926, la pagina segna l’ingresso del compositore in una fase neoclassica, ma caratterizzata da una scrittura nitida, percussiva e di grande vigore ritmico. A seguire, Doppelgänger, firmato dallo stesso Ravizza nel 2025 per eufonio solista, ensemble e live elettronics. Dedicato all’eufonista Devid Ceste, che, dopo la prima esecuzione assoluta dello scorso settembre 2025 al Festival Classiche Armonie, lo esegue anche a Torino, il pezzo dialoga con la tradizione del doppdiario autori come Pierre Boulez, Bruno Maderna e Steve Reich. A concludere il concerto sarà il Preludio e tripla fuga in mi bemolle maggiore BWV 552 di J.S. Bach, proposto anch’esso in un adattamento cameristico. Vortice monumentale della letteratura organistica, l’opera fu pubblicata nel 1739 come cornice della Clavier-Übung III, caratterizzata da un’architettura sonora imponente intrisa di simbologia teologica.

I biglietti per il concerto sono proposti al prezzo unico di 5 euro e sono in vendita online sul sito OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Auditorium Rai – piazza Rossaro, Torino – telefono: 011 8104996 – www.osn.rai.it

Mara Martellotta

Accademia dei Folli lancia T.R.A.C.K.S

Prenderà il via l’8 febbraio la terza stagione di T.R.A.C.K.S., progetto culturale multidisciplinare promosso dall’Accademia dei Folli, che propone spettacoli teatrali, safari urbani, laboratori musicali nelle scuole e una mostra tematica.

Domenica 8 febbraio si inaugura la nuova edizione di T.R.A.C.K.S. – Trasformazione, Radicamento, Arte, Contemporaneità, Knowledge, Sharing, ideato dalla compagnia di teatro e musica Accademia dei Folli, vincitrice del bando “Torino che cultura!” della Città di Torino, finanziato nell’ambito del programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027 a sostegno dell’economia urbana nel settore culturale.

Dal’8 febbraio al 22 novembre sono in calendario spettacoli teatrali, passeggiate urbane, laboratori didattici nelle scuole, un evento finale di restituzione e l’inaugurazione di una mostra tematica. L’edizione di quest’anno affronta alcuni degli obiettivi principali dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, con particolare attenzione a salute e benessere, riduzione delle disuguaglianze e città e comunità sostenibili.

Per il ciclo Urbantracks sono previsti quattro safari urbani, in programma domenica 8 febbraio, 1 marzo, 19 aprile e 11 ottobre. Le passeggiate offriranno l’opportunità di esplorare luoghi significativi di Torino, conoscere associazioni e realtà locali e raccogliere testimonianze legate alle sfide globali dell’Agenda 2030, sotto la guida di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. Il percorso, caratterizzato da un approccio multisensoriale e multidisciplinare, prevede interventi teatrali degli attori dell’Accademia dei Folli e performance musicali dei musicisti di Estemporanea. I fotografi della Scuola Internazionale di Comics di Torino accompagneranno i partecipanti nella realizzazione di scatti fotografici, mentre una docente della Scuola Holden stimolerà la scrittura di impressioni e riflessioni sui luoghi visitati. Novità dell’edizione 2026 sarà la raccolta dei suoni dei quartieri attraversati. Fotografie, testi e registrazioni sonore confluiranno nella mostra finale, che sarà inaugurata il 22 novembre. Le passeggiate sono gratuite, si svolgono dalle 15 alle 17.30.

Al termine di ogni safari urbano, alle ore 18, è previsto uno spettacolo teatrale dedicato a uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 individuati dal progetto.

Il cartellone propone cinque produzioni di compagnie teatrali nazionali: l’8 febbraio il Teatro delle Temperie porterà in scena Lo stronzo; il 1° marzo la compagnia Noveteatro presenterà Drained – Sdrenati; il 19 aprile Cabiria Teatro proporrà al Teatro Studio Bunker Romeo e Giulietta – Opera ibrida; l’11 ottobre Assemblea Teatro sarà protagonista con Il barone rampante; chiuderà la rassegna, il 30 ottobre, Evoè! Teatro con Flyover Country. Tutti gli spettacoli si terranno al Teatro Studio Bunker (via Niccolò Paganini 0/200). Il costo del biglietto è di 10 euro, ridotto a 5 euro per i partecipanti ai safari urbani pomeridiani, ad eccezione dello spettacolo del 30 ottobre, non preceduto dalla passeggiata.

Il progetto comprende inoltre laboratori musicali rivolti alle scuole primarie, che coinvolgeranno quattro classi in altrettanti percorsi tematici, ciascuno dedicato a una delle sfide globali individuate. Le attività saranno precedute da una matinée scolastica a cura del Collettivo Clochart con lo spettacolo Despresso, legato all’obiettivo 10 dell’Agenda 2030, dedicato alla riduzione delle disuguaglianze. I laboratori, della durata di dieci ore, saranno condotti da formatori di Legambiente, docenti di musica di Estemporanea e insegnanti della Scuola Holden. I brani musicali realizzati dagli studenti costituiranno una “colonna sonora sostenibile”, grazie all’utilizzo di strumenti costruiti con materiali plastici riciclati. Il percorso si concluderà il 22 novembre al Teatro Studio Bunker con Tracks Explosion, spettacolo finale che vedrà l’Accademia dei Folli riarrangiare ed eseguire le canzoni composte dai bambini.

Completa il progetto la mostra Trackshibition, un’immersione nei quartieri esplorati durante gli Urbantracks, che raccoglierà fotografie, testi e suoni realizzati dai partecipanti, coinvolgendoli attivamente nel processo di esplorazione culturale. Lo spazio espositivo sarà individuato attraverso una call dedicata. L’inaugurazione è prevista per domenica 22 novembre e sarà pensata come momento di condivisione culturale e artistica con la comunità locale.

Mara Martellotta

Il piccolo principe

Teatro Concordia

Domenica 8 febbraio, ore 16

 

 

La nuova produzione della compagnia di danza MIXIT

 

 

Liberamente ispirata al celebre romanzo Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, la nuova produzione della Compagnia di danza MIXIT, con la regia di Denise Zucca, mette in scena un viaggio poetico senza tempo, rivolto a spettatori di ogni fascia d’età.

Il Piccolo Principe racconta la storia di un pilota d’aerei che precipita nel deserto e incontra un bambino misterioso, il Piccolo Principe, proveniente da un minuscolo pianeta lontano. Durante il racconto, il Piccolo Principe condivide con il pilota le sue esperienze di viaggio attraverso vari pianeti, abitati da personaggi strani e solitari che rappresentano diversi aspetti della natura umana. Attraverso dialoghi semplici ma profondi, il libro esplora temi come l’amicizia, l’amore e l’importanza di guardare oltre le apparenze, invitando il lettore a riflettere sulla bellezza dei legami invisibili e sul valore delle cose essenziali, riscoprendo il mondo con occhi curiosi e pieni di meraviglia.

La Compagnia MIXIT è un progetto socioculturale, innovativo e poliedrico, che unisce soggetti di età e attitudini differenti, orientato verso una contaminazione di stili che generano un unico cerchio coreografico a servizio dello spettacolo dal vivo e non solo. La compagnia giovanile, diretta da Denise Zucca, è pensata come un “trampolino di lancio” che ha come obiettivi la visibilità e la preparazione di giovani artisti in fase di crescita ma soprattutto l’arricchimento individuale come utile bagaglio culturale, in un contesto dove la danza e lo spettacolo si identifichino come strumento di comunicazione.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Domenica 8 febbraio 2026, ore 16 

Il piccolo principe

Direzione e regia: Denise Zucca

Ideato da Andrea Alice, Eleonora Biz

Coreografie di Andrea Alice, Eleonora Biz, Denise Zucca

Coordinamento generale: Elisa Amadei

Lighting designer: Riccardo Padovan

Ballerini: Compagnia Mixit

Musiche: Alexandre Desplat, Frederic Sans, Hans Zimmer

Biglietti: 15 euro intero, 10 euro ridotto under 12

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

La memoria collettiva, come un lungo caotico romanzo

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“L’agente segreto”, candidato a quattro premi Oscar

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Due giovani ragazze, più vicine alla nostra epoca, percepiscono una retribuzione per ricomporre, attraverso registrazioni, articoli dei tanti giornali, intercettazioni ambientali, come in un puzzle che non conosce delimitazioni ma che al contrario si dilata ad ogni nuovo sguardo, giorno dopo giorno: i tratti, l’esistenza, gli spostamenti, i fatti e la morte di Armando alias Marcelo, dando forma a una spy story che trova le proprie radici durante un carnevale di Recife della seconda metà dei Settanta, caotico e sanguinoso, di quelli che pur tra i festeggiamenti seminano catene di vittime. Frammenti dopo frammenti, tracce, visi che si mescolano e si fanno sempre più numerosi, parole e chiacchiere, voci, tante voci disseminate e ancora silenziose, un intreccio che non si chiarifica, che s’affida anche al cinema – che non è certo sempre spettacolo benevolo, se una donna può uscire dalla sala in preda come posseduta da quanto ha appena visto – e agli schermi su cui scorrono le immagini dello “Squalo” horrorifico del giovane Spielberg o il naso schiacciato di Belmondo circondato da cento bellezze, o alle locandine che s’affacciano sugli ingressi delle sale, “Pasqualino Settebellezze” della nostra Wertmuller, per esempio. Si tenta di ricomporre la storia ma altresì la Storia, quella con la esse maiuscola, quella della dittatura e dei generali al comando, della corruzione e delle uccisioni a cui la parola inchiesta per ristabilire laverità e i mandanti sarà del tutto negata. Realtà e ricostruzioni, al di là di qualche decennio, sangue e anche ironia, sberleffo che dovrebbe accompagnarti al sorriso (o alla risata) ma che dentro quel sangue non ci riesce, per cui anche “la gamba pelosa”, trovata in bocca allo squalo, che va disseminando strage in un giardinetto notturno dentro cui da coppiette o trii di grande mescolanza si consuma un’ampia ginnastica sessuale, si fa realissima in tutto il suo più genuino surrealismo. Brandello importante di un grottesco che è una delle anime dell’intera, doverosa, gustabilissima vicenda. Imprigionato in esso quel memento di b-movie che spesso è arrivato a terrorizzarci e a farci anche un po’ sorridere, in avanti con gli anni.

Pugni nello stomaco dello spettatore, ingarbugliamenti e un racconto dove molte cose (troppe?) rimangono sotto il pelo dell’acqua, un preteso caos che dà la mano a quel materiale disordinato e misterioso che andiamo cercando, sbocconcellamenti cinematografici che ritroviamo qua e là. Fin dall’inizio. Una stazione di servizio dove il protagonista giunge a bordo di un giallo maggiolino per rifornirsi mentre un cadavere, al riparo dal sole ma non dai tafani che gli ronzano intorno e dai cani randagi che gli si avvicinano, occupa il suo spazio nell’area di sosta. L’incredulo viene informato che il morto è lì disteso già da qualche giorno e che nessuno ancora è venuto a reclamarlo: mentre un’auto della polizia gli viene a passare accanto, chiede documenti e informazioni ad Armando/Marcelo, reclama con calma al padrone del servizio una qualche mancia per la buona polizia. È l’inizio. Poi facciamo la conoscenza di Dona Sebastiana e della sua casa ospitale con “i rifugiati”, del piccolo Fernando che è il figlio di Armando e che vive con i nonni, del corrotto capo della polizia Euclides, della famosa gamba pelosa che qualcuno pensa bene di sostituire nella cella dell’obitorio con una zampa d’animale, del nuovo lavoro che il protagonista riesce a ottenere nell’ufficio dell’anagrafe locale, di un ebreo sfuggito all’olocausto, dei due sicari che il perfido quanto arrogante Ghirotti, genovese d’origine, ha assoldato per far fuori Armando/Marcelo, colpevole d’aver scoperto che il famigerato ha annullato tutti i finanziamenti all’università dove lui è a capo di un gruppo di ricerca. E ancora, Elza che guida un movimento di resistenza politica, una storia di passaporti di cui si ha sempre più urgenza, una carneficina con tanto di macchie rossastre che s’allargano sul selciato, il figlio di Armando con un salto di decenni, che una delle ragazze investigatrici ha rintracciato in una clinica dove approdano i donatori di sangue e che ha preso il posto di un vecchio cinema. Fernando confessa di non aver nessun ricordo del padre ma ricorda benissimo di aver visto in quello spazio dove oggi lavora proprio il film di Spielberg, con il nonno.

L’agente segreto”, suddiviso in tre capitoli, è valso il Premio per la regia a Cannes al suo regista Kleber Mendonça Filho e il Palmarès per la miglior interpretazione maschile a Wagner Moura, eccellente triplice (potremmo dire) interprete, che si è pure preso tra le mani il Golden Globe con quello come miglior film straniero, mentre ora attende di conoscere quale/quali delle quattro candidature porti a casa lo zio Oscar. “L’agente segreto” a ben vedere è un grande romanzo fiume, di quelli che si leggerebbero comodamente seduti in poltrona, flussi di parole senza briglie a frenarle, 158’ impressi sullo schermo, un fiume (volutamente?) disperso e mai dispersivo, inesauribile di immagini, di memorie e di sentimenti, di ossessioni, di ricordi sfocati e di un’immaginazione che pur avrà fatto ricorso all’immaginario collettivo di un tempo, che ha preso a emblema l’immagine di un uomo che improvvisamente vediamo cadavere ricoperto di sangue e abbandoniamo in un sottofinale. Un dramma (diventa un drammone, con tutte le proprie leggi, in taluni momenti?) a cui si potrebbe non perdonare la eccessiva lunghezza e quei tratti di “avventura” che sviano lo sguardo dello spettatore rendendolo più “facile” ma che certo ha in sé due momenti di cinema “alto” come sono quelli che danno vita alla riunione e alla cena con Ghirotti e che, come si usa scrivere in questi momenti, varrebbero il prezzo del biglietto: ma certamente “L’agente segreto” non ha la robustezza, la dolenza e la commiserazione, lo sguardo lucidamente triste di un film che l’anno scorso abbiamo amato moltissimo, “Io sono ancora qui” del brasiliano Walter Salles, Oscar come miglior film in lingua straniera e un monumento per Fernanda Torres, costruzione di memoria collettiva e privata allo stesso tempo, di quella medesima terra del Brasile che ancora ricerca i suoi desaparecidos.

A teatro “Ditegli sempre di sì”: “chi è davvero il pazzo?”

Domenico Pinelli debutta, come interprete e regista, venerdì 6 febbraio, alle ore 21, al teatro Gioiello di Torino, con la tragedia che si fa farsa “Ditegli sempre di sì”, di Eduardo De Filippo. La produzione è a cura della compagnia degli Ipocriti di Melina Balsamo, composta da 12 attori.  Pinelli l’ha portato in scena per la prima volta nel 2024  al teatro La Pergola di Firenze, in occasione del 40esimo anniversario della scomparsa del grande drammaturgo.

La geniale commedia era nata nel 1927 con un atto unico in dialetto napoletano, dal titolo “Chill’è pazzo!”, ed era stata scritta per il fratellastro Vincenzo Scarpetta e, in seguito, nel 1932, reintitolata dopo aver apportato importanti modifiche. L’opera racconta una vicenda in bilico fra farsa e dramma, dove la follia si fa motore narrativo e specchio della condizione umana. Muovendo dal celebre monito di Eduardo di “divertirsi riflettendo”, la messinscena propone un arilettura più consapevole e stratificata del testo, ricercando il cuore tragico dietro l’apparente leggerezza. Il progetto, sostenuto da una compagnia di giovani interpreti, coniuga rispetto per la tradizione e ambizione contemporanea, nel segno dell’umorismo pirandelliano, che tanto influenzò Eduardo. La storia parla di Michele Murri, un commerciante dimesso dal manicomio, dove è stato ricoverato per un anno, che torna a casa dalla sorella Teresa, a cui viene raccomandato di sottostare alle richieste del fratello per non tornare il suo fragile equilibrio. Murri, apparentemente sembra guarito, ma confonde i nomi reale persone, non conosce ironia, prende tutto alla lettera e si ritrova in un mondo in cui la normalità non coincide con ciò che la sua mente gli suggerisce, e tutto questo provoca una serie di equivoci e fraintendimenti. L’opera è una scommessa coraggiosa, che trasforma la farsa in dramma e rilancia la domanda “chi è davvero il pazzo?”.

Venerdì 6 e sabato 7 febbraio ore 21 / domenica 8 febbraio ore 16

Teatro Gioiello – via Cristoforo Colombo 31, Torino

Mara Martellotta

Los Lobos, un’istituzione musicale

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Mercoledì 11 febbraio, ore 21

Los Lobos

Vincitori di quattro Grammy Award su dodici candidature, i Los Lobos sono da oltre cinquant’anni un’istituzione per il rock americano di derivazione latina. Si sono formati nel 1973 dall’incontro di Louie Perez, Steve Berlin, Cesar Rosas, Conrad Lozano e David Hidalgo, e mantengono ancora oggi i componenti originari. Capaci di rivisitare con gusto raffinato ma popolare canzoni tradizionali come Sabor a Mi, o Volver, Volver, abbattere barriere generazionali con la rivisitazione di un classico di Ritchie Valens come La Bamba che li ha fatti conoscere a livello mondiale, fino all’incontro ad inizio degli anni ’90 con un produttore come Mitchel Froom che agevolerà il passaggio a sponde più complesse ma dal fascino profondo di un capolavoro come Kiko.

L’importanza culturale dei Los Lobos è stata oggetto di una profonda ed interessante disamina basata proprio sulla multiculturalità della band in The Art of Democracy, a concise history of Popular Culture in the United States, scritto da Jim Cullen (NYU Press 1996).

Quattro i concerti previsti in Italia: l’esordio mercoledì 11 febbraio al Teatro Superga di Nichelino (TO) con apertura dei Black Tail da Latina.

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Mercoledì 11 febbraio 2026, ore 21

Los Lobos

Biglietti: platea 50 euro, galleria 38,50 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

“La nave del ritorno”… Quella terribile tragedia delle foibe

Al “Teatro Concordia” di Venaria Reale, si celebra il “Giorno del Ricordo” con una produzione del brianzolo “Teatro dell’Aleph”

Lunedì 9 febbraio, ore 21

Venaria Reale (Torino)

La produzione porta la firma del “Teatro dell’Aleph”, compagnia teatrale fondata e diretta dal 1987 da Giovanni Moleri, operante in Brianza e a livello nazionale, il cui nome ci riporta a quell’ “infinito” di impossibile descrizione narrato nella celebre omonima raccolta di racconti (1949) di Jorge Luis Borges. Sul palco un’attrice e due attori: Elena Benedetta MangolaDiego Gotti e Salvatore Auricchio. La regia e i testi sono dello stesso Moleri.

“La nave del ritorno”, in programma il prossimo lunedì 9 febbraio (ore 21), presso il “Teatro Concordia” di corso Puccini alla Venaria Reale, vuole commemorare nel “Giorno del Ricordo”, il 10 febbraio di ogni anno – istituito ufficialmente nel 2004 dal “Parlamento Italiano” – la tragedia degli italiani vittime delle “foibe” e dell’esodo dalle loro terre di istrianifiumani e dalmati, che negli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale furono costretti con violenza (a seguito del “Trattato di Pace” di Parigi, 10 febbraio 1947, e sotto la feroce occupazione dei comunisti jugoslavi) ad abbandonare le loro terre e tutto ciò che avevano. Uomini, donne e bambini che, in scena, al “Concordia” diventano personaggi simili “a ombre, fantasmi del passato che raccontano la loro terribile testimonianza”.

“Le loro parole, tratte da testimonianze reali, narrando l’eccidio delle ‘foibe’, danno corpo e voce – sottolineano gli interpreti – non solo alle vittime del genocidio ma, attraverso loro, a tutti coloro che sono stati perseguitati e a tutti coloro che ancora subiscono violenza per motivi etnici, politici e religiosi”. Le loro storie sfilano su sentieri tracciati dalla violenza e dalla sorda ingordigia del potere, ma non restano sospese a un passato di cui è d’obbligo non fare dimenticanza ma che, anzi, ancora oggi dovrebbe essere di monito alle terrifiche disumane tragedie che macchiano del sangue di migliaia e migliaia di innocenti molti Paesi di questo nostro ammorbato Pianeta.

Tra i personaggi dello spettacolo emerge la figura di Norma Cossetto (Visinada, 1920 – Antignana, 1943), la studentessa istriana che fu arrestata dai “partigiani titini” alla fine dell’autunno del ’43 quando aveva soli 23 anni. Separata dal resto dei prigionieri, fu denudata e tenuta legata ad un tavolo per 4 giorni e sottoposta a sevizie e stupri ripetuti dai suoi 17 carcerieri. Poi, legata con il filo di ferro agli altri prigionieri, fu gettata viva nella “foiba” di Villa Surani, in Croazia. Insignita, il 9 dicembre del 2005, della “Medaglia d’oro al Merito Civile” (per aver rappresentato la sofferenza degli italiani in Istria ed il rifiuto di collaborare con gli occupanti), questa giovane donna, luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio, incarna le violenze subite dalla popolazione italiana in IstriaDalmazia e Venezia Giulia tra il 1943 ed il 1945. In modo ignobile e proprio da parte di molte donne, giudicate allora colpevoli semplicemente di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, e per decenni dimenticate o ignorate, ma negli ultimi anni riportate alla luce, con tutte le loro storie, come parte importante e non eludibile delle molteplici sofferenze subite dagli italiani sul “confine orientale”. Durante e dopo il secondo conflitto mondiale.

Il testo dello spettacolo è costruito su reali testimonianze e documenti storici. La ricerca è stata effettuata dagli stessi attori e dal regista anche grazie all’incontro con l’“Associazione delle Comunità degli Esuli istriani, dalmati e giuliani” di Roma.

 Ricordiamo ancora che alla figura e al sacrificio di Norma Cossetto è stato anche dedicato, nel 2018, il film “Red Land – Rosso Istria” per la regia di Maximiliano Hernando Bruno. Fra gli interpreti Franco Nero e Geraldine Chaplin. Nei panni di Norma Cossetto, l’attrice genovese Selene Gandini.

Per info: “Teatro della Concordia”, corso Puccini, Venaria Reale (Torino); tel. 011/4241124 o www.teatrodellaconcordia.it

Gianni Milani

Nelle foto: “La nave del ritorno”, immagini di scena

Seeyousound sotto il segno di David Bowie

Torna Seeyousound edizione numero 12. Il Festival di cinema e musica si svolgerà dal 3 all’8 marzo al cinema Massimo. Quest’anno vi saranno 2 giorni in meno. Sono previsti 68 titoli (senza repliche),dj set, live e performance audiovisive. Il direttore Carlo Griseri alla domanda se si farà di nuovo il Festival, (visto la difficoltà a reperire risorse) risponde, “non è facile ma lo facciamo”. La kermesse dal titolo “Make Some Noise”, si propone di esplorare il “rumore” come impulso creativo. L’edizione 2026 si aprirà il 3 marzo con due film dedicati ai Casino Royale.

“Quarantine Scenario” di Pepsy Romanoff e “Alba ad ovest” e da un live del gruppo. La chiusura l’8 marzo invece sarà dedicata a David Bowie con “The Final Act” di Jonathan Stiasny, sull’ultimo periodo della carriera del “Duca Bianco”. Sarà presente in sala il regista. Sono previsti documentari biografici su Sun Ra, Herbie Hancock , Boy George, Madalitso Band dal Malawi e Pablo Milanes. Da segnalare il documentario”A Century in Sound”, ambientato nei caffè giapponesi Ongaku Kissa, dove ci si siede comodamente per ascoltare dischi. Viene riconfermata la tradizione di abbinare alle proiezioni i live. Fabio Giachino (5marzo), Giorgio Li Calzi e Stefano Risso ( 6 marzo), Micah P. Hinson ( 7 marzo). L’8 marzo legato alla proiezione di “Falene” di Ivan Cazzola è previsto un concerto con ospiti a sorpresa.

Pier Luigi Fuggetta

 Lucilla Giagnoni al teatro Garybaldi con “Magnificat”

Al teatro Garybaldi di via Partigiani 4, a Settimo Torinese, per la stagione di teatro, danza, musica e circo contemporaneo vi sarà il gradito ritorno di Lucilla Giagnoni con il “Magnificat”. Hanno collaborato al testo Maria Rosa Pantè e le musiche sono di Paolo Pizzimenti. La pièce è stata realizzata grazie alla produzione di Teatro Piemonte Europa e Centro Teatrale Bresciano. “Magnificat” rappresenta un viaggio poetico e simbolico che attraversa epoche, miti, religioni e vissuti quotidiani, alla scoperta di uno sguardo nuovo sul mondo. Lucilla Giagnoni accompagna lo spettatore in un percorso ispirato a una sorta di gioco dell’oca, un itinerario a spirale fatto di ostacoli e rivelazioni, dove ogni casella è un’occasione per riflettere, emozionarsi e ritrovare il senso delle cose. Al centro dello spettacolo, il concetto di “sguardo poetico”, una lente capace di cogliere la bellezza nascosta nell’ordinario, la forza rigeneratrice del femminile e il potere trasformativo della parola e dell’arte. Con ironia, profondità e grande presenza scenica, l’attrice invita lo spettatore a rallentare, a guardare con occhi diversi, a riscoprire la forza del linguaggio come strumento di cura e unione. Tra sogno e realtà, accompagnata dai video evocativi di Massimo Violato e dalle musiche originali di Pizzimenti, Lucilla Giagnoni consegna un’esperienza teatrale intensa e commovente, che parla al cuore e all’intelligenza dello spettatore. “Magnificat” è un invito a credere nella bellezza e alla potenza del teatro come spazio d’umanità.

Lucilla Giagnoni è attrice, autrice e regista, formatasi alla bottega di Vittorio Gassman, a Firenze, lavorando con grandi maestri quali Vittorio Gassman e Jeanne Moreau. Ha collaborato con Teatro Settimo e lavorato con registi come Alessandro Baricco e Antonella Ruggero. Tra i suoi spettacol piu noti, “Vergine madre”, “Big Bang”, “Apocalisse”, “Ecce Homo”, “Furiosa Mente”, “Magnificat”, “Anima Mundi”, e le meditazioni teatrali come “La Misericordia” e “Pacem in Terris”.

Teatro Garybaldi – via Partigiani 4, Settimo Torinese – sabato 7 febbraio ore 21

Mara Martellotta

Ultimo appuntamento con la rassegna Note Libere

La musica classica e il Novecento, l’impegno civile e quello artistico sono i temi che verranno affrontati dal giornalista e presidente del Polo del ‘900, Enzo Sinigaglia, insieme al noto musicologo Enzo Restagno durante il talk del 9 febbraio prossimo, che chiuderà il ciclo dei dieci appuntamenti previsti della rassegna Note Libere, incontri in cui si è parlato di Torino, di musica e dell’ottantesimo anno dalla Liberazione. Al fianco del talk è prevista musica dal vivo targata Centro Civico di Formazione Musicale: sul palco, il sassofonista Claudio Chiara e il fisarmonicista Massimo Pitzianti porteranno in scena le musiche sincopate degli anni Quaranta, periodo in cui il jazz rappresentava un simbolo di resistenza.

Lunedì 9 febbraio – ore 18 – Auditorium di Palazzo San Daniele (Polo del ‘900), piazzetta Antonicelli, Torino.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito del Polo del ‘900

Mara Martellotta