SPETTACOLI

“David Bowie, mio fratello”, attraverso lo sguardo di Terry Burns

Dal 17 aprile al 12 luglio, presso lo Spazio Musa di Torino, verrà ospitata la mostra dal titolo “David Bowie, mio fratello”, un progetto dello scrittore David Lawrence e di Francesco Longo, in programma per la prima volta in Italia dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémi de Provence. Si tratta di un racconto per immagini che ricostruisce un ritratto di David Bowie a partire da una relazione privata e che attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Non si tratta di una retrospettiva, ma di un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e la costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie nelle fasi della sua carriera, tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, in parte provenienti da altri contesti. Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazione e continuità. Accanto ai ritratti di Bowie compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo, famigliari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori e il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Camp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barrett, tra gli altri. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema. All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale, è attraverso lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, dalla letteratura al jazz, elementi che tornano trasformati dalla sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione puramente biografica. Testi e immagini procedono su due livelli paralleli, e la scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.

Spazio Musa – via della Consolata 11/E – Torino

“David Bowie, mio fratello” – dal 17 aprile al 12 luglio

Mara Martellotta

“The Youth Factor – Talk About Music”: la parola scritta e la parola cantata

Sesta edizione del Progetto di “Fondazione Artea” per riflettere sul linguaggio della musica

Cuneo, aprile – maggio 2026

Cuneo

Alla guida del “Progetto” è sempre la cuneese “Fondazione Artea”, ente no-profit nata con il primo obiettivo di valorizzare il patrimonio storico – artistico e culturale della provincia cuneese, sviluppando iniziative capaci di unire il patrimonio territoriale a linguaggi contemporanei, con un’attenzione mirata soprattutto “a ricerca e percorsi di formazione per i giovani”. Su questa linea viaggia dunque, anche la sesta edizione di “The Youth Factor – Il Fattore Giovani”, partendo quest’anno dal tema del “linguaggio”, all’interno di un “campo di sperimentazione” incentrato nello specifico “sul comparto culturale e musicale”“Dalla  parola cantata alla scrittura, fino alla progettazione e produzione artistica, utilizzeremo questi strumenti – spiegano gli organizzatori – per interpretare la realtà e renderla comprensibile agli altri. In questo processo, l’artista non è solo un creatore di contenuti, ma anche un interprete di emozioni e significati, chiamato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte comunicative”.

Rivolto ai ragazzi della “Generazione Z”, in sintesi, “The Youth Factor 2026” unisce riflessione su linguaggio, creatività e professionalità, offrendo ai giovani partecipanti un’esperienza che unisce “apprendimento teorico, pratica concreta e dialogo con chi lavora nel mondo della cultura e della musica”.

Novità di questa sesta edizione è la collaborazione con “The Goodness Factory”, realtà nata a Torino nel 2014 dalle menti di Annarita Masullo e Daniele Citriniti, attiva nel settore delle “performing arts” (con particolare focus sulla musica) e impegnata a “sviluppare, organizzare e promuovere attività culturali ad elevato impatto sociale curando ogni elemento: direzione artistica, sviluppo esecutivo-organizzativo, fruizione-partecipazione, contaminazione e divulgazione culturale”.

Non è invece una novità, ma una felice prosecuzione, anche quest’anno, la partnership, siglata con “Genova per Voi”, il “talent show” non televisivo per giovani autori di canzoni, primo concorso nazionale di questo genere che offre ai finalisti una “factory formativa” e al vincitore uno sbocco professionale concreto, in forma di contratto editoriale.

Sono tre gli appuntamenti musicali (condotti dalla speaker radiofonica, presentatrice televisiva e podcaster Margherita Devalle) in programma, a Cuneo, tra venerdì 10 aprile e sabato 23 maggio. Il primo (venerdì 10 aprile, ore 18), presso l’“Auditorium Foro Boario” (via Pascal 5L), è il talk Io della musica non ci ho capito niente con Giulia Mei, cantautrice e pianista palermitana trapiantata a Milano che fonde pianismo di matrice classica, cantautorato di ispirazione francese e genovese e sonorità “indie pop ed elettroniche”, dando vita a un “pop d’autore” di grande e pungente attualità. Dopo il primo album “Diventeremo Adulti” (finalista alle “Targhe Tenco”), nel 2021 Giulia vince il concorso “Genova per Voi” ottenendo un contratto con “Universal Music Publishing”, mentre il singolo Bandiera (2023) diventa virale con oltre quattro milioni di ascolti e conquista anche la giuria di “X Factor 2024”, vincendo, inoltre, il “Premio della critica” a “Voci per la libertà – Amnesty International 2024”, tanto da essere scelta dal regista Massimiliano Bruno come colonna sonora del suo nuovo film “Due cuori e due capanne” uscito a gennaio 2026 e in cui Giulia Mei debutta sul grande schermo interpretando sé stessa. Il titolo scelto per il talk è lo stesso del suo nuovo album, “Io della musica non ci ho capito niente”, uscito lo scorso anno e accolto dalla critica come uno degli album italiani più belli e importanti del 2025.

Sempre all’“Auditorium Foro Boario”, e sempre alle 18, si terrà anche il secondo appuntamento che vedrà sul palco il 26enne romano Alessandro La Cava con il talk “Non sono solo canzoni”. Autore e compositore “multiplatino”, Alessandro è oggi fra i più richiesti songwriter della nuova scena “pop” italiana; finalista nel 2018 al concorso “Genova per Voi”, entra in contatto con “Universal Music Publishing” e, da cinque anni, firma brani per artisti come Angelina Mango, Sangiovanni, Fedez, Laura Pausini, Giorgia, Elodie, Marco Mengoni e altri, collezionando 38 dischi di platino e 6 dischi d’oro. Tra i brani più recenti da lui firmati figurano (pensate!) quel “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, vincitore dell’ultimo “Sanremo” e “Male necessario” di Fedez e Marco Masini, classificatosi, sempre a “Sanremo 2026” al 5^ posto, nonché vincitore del Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, confermando il suo ruolo centrale nella scrittura del “pop” italiano contemporaneo.

Infine, sorpresa! Sabato 23 maggio, a Cuneo, nell’ambito del Festival “Città in note. La musica dei luoghi”, si concluderà il percorso di “The Youth Factor” con l’ultimo Talk About Music”. Protagonista un’artista d’eccezione. Il nome? Top secret. Sarà prossimamente rivelato in apposita “conferenza stampa”.

Tutti gli appuntamenti “Talk About Music” sono a ingresso gratuito, fino a esaurimento posti, con obbligo di prenotazione su “EVENTBRITE”.

Per ulteriori info: “Fondazione Artea”, corso Nizza 13, Cuneo; tel. 0171/1670042 o www.fondazioneartea.org

 g.m.

Nelle foto: Giulia Mei e Alessandro La Cava 

Alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, “Musica da vedere”

Il paesaggio sonoro, rappresentato dalle tele di Vittorio Amedeo Cignaroli, rivive alla Palazzina di Caccia di Stupinigi attraverso l’arte musicale dei suonatori di corno da caccia.

Le musiche che corrispondevano all’antico cerimoniale venatorio della Vènerie Royale (la caccia a cavallo con cani da seguita) vengono riproposte da una sonorizzazione delle opere curata dell’equipaggio della Reggia di Venaria, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, ensemble musicale dell’Accademia di Sant’Uberto. Lo strumento impiegato è la trompe d’Orléans, corno circolare naturale senza fori, tasti o pistoni di agevole impiego anche a cavallo, per trasmettere le sequenze dell’azione venatoria nel folto della foresta. “Musica da Vedere” è una visita della durata di un’ora e quindici minuti, guidata da u a sonorizzazione del percorso.

Info: Palazzina di Caccia di Stupinigi – piazza Principe Amedeo 7, Nichelino – 011 6200601 – stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

Prezzo della visita guidata: 5 euro oltre al prezzo del biglietto – prenotazione obbligatoria della visita guidata entro il venerdì precedente.

Giorni e orari: da martedì a venerdì 10-17.30/sabato, domenica e festivi 10-18.30 (ultimo ingresso ore 18).

Mara Martellotta

Ah… quelle schizofreniche nevrosi del quotidiano!

Con lo spettacolo “Problemi di ego”, la “salute mentale” diventa argomento teatrale al “Baretti” di Torino

Giovedì 9 aprile, ore 20

Sotto l’attenta organizzazione del “Circolo Arci Sud” (ed il patrocinio della “Circoscrizione 8”), si chiude con “Problemi di ego”, in scena giovedì 9 aprile (ore 20) al “Teatro Baretti” di Torino, la settima edizione di quella “Piccola Rassegna Culturale Torinese” che, nell’emblematico e provocatorio sottotitolo, chiarisce fin da subito gli intenti ispirativi, da sempre, alla base dell’iniziativa artistica: “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. Spiega, infatti Max Borella, direttore artistico: “Questa rassegna è nata nel 2019, come gesto politico nel senso più ampio del termine, come invito ad incontrarsi e a non aver paura delle storie altrui: più cultura meno paura non voleva e non vuole essere solo uno slogan, ma una direzione ed una responsabilità”. “Fare cultura – ancora Borella – non è un gesto neutro ma è un atto di resistenza alla semplificazione, al cinismo dominante e all’isolamento sociale. E’ un modo per dare nome a ciò che ci spaventa per trasformarlo in racconto, in visione, in possibilità e sfida”. Magari arrivando, pur anche, a riderci sopra.

Come appunto capita nell’ultima pièce in programma al “Baretti”, dove, a salire e a muoversi sul palco, insieme a due attori di fortissima e accattivante presa sul pubblico, è niente meno che la terribile Signora, sua madame la “Salute Mentale”.

Scritto e diretto da Diego Lacaille e Jacopo Tealdi“Problemi di ego” rappresenta proprio l’apice e l’essenza basilare della sperimentazione messa in campo, per il suo settimo anno, dalla “Piccola Rassegna, “fondendo il ritmo della ‘stand-up comedy’ con l’originalità poetica del ‘teatro manuale’”. Al centro della scena, il ritratto tragicomico dell’“iracondia moderna”: un uomo, interpretato da Lacaille, in perenne lotta contro le piccole, banali (ma diventate “monstrum” e montagne invalicabili) inefficienze del quotidiano, dai ritardi dei mezzi pubblici alla banalità altrui, tutte meticolosamente annotate in una lista di “cose che fanno imbestialire”.

A complicare il tutto, nella quotidianità del poveretto, una serie, che proprio non ci voleva, di micro-drammi personali; micro sì, ma forti e insidiosi quel tanto che basta per riuscire a spezzare quella protettiva “corazza di cinismo” che il pover’uomo si era costruito in qualche modo addosso nel tempo. La narrazione prende dunque una piega surreale, proiettandolo drammaticamente in un “viaggio introspettivo” nei meandri della propria psiche. E qui, i pensieri “paranoici” di Diego diventano preda e prendono forma attraverso le mani di Jacopo Tealdi, noto al grande pubblico come “#quellodellemani”, che si trasformano in personaggi logorroici, saggi bizzarri e paure infantili.

“Il contrasto tra il linguaggio tagliente della parola – è stato annotato – e la poesia visiva del gesto crea un ‘dialogo serrato tra corpo e mente’, trasformando la vulnerabilità del protagonista in una messa in scena di straordinaria potenza creativa”.

“Lo spettacolo – sottolinea ancora Max Borella – affronta il delicatissimo tema della salute mentale con una leggerezza calviniana, invitando il pubblico a ridere delle proprie nevrosi e dei tic quotidiani. L’obiettivo (che è sempre quello che contraddistingue l’intera Rassegna dedicata allo ‘scomposto dramma della nuova società sabauda’), è trasformare la paura in cultura, e questo spettacolo ci riesce perfettamente, suggerendo che per guarire dai propri mostri, a volte, basti smettere di stringere i pugni e imparare a usare le mani per creare qualcosa di bello”.

Per info: “Cinetatro Baretti”, via Baretti 4, Torino; tel. solo su whatsapp 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com  . Biglietti in vendita su “OOOH.EVENTS”.

G.m.

Nelle foto: Diego Lacaille e Jacopo Tealdi

Il sacro dolore dello “Stabat Mater” di Vivaldi con Carlo Vistoli per la Pasqua dell’Orchestra Rai

Una profonda meditazione sul dolore sacro, quello della Vergine davanti alla morte di Gesù, è lo “Stabat Mater” RV 621 di Antonio Vivaldi, nucleo centrale del concerto di Pasqua dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, in programma in serata unica, fuori abbonamento, Venerdì Santo, il 3 aprile, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino. La serata è trasmessa in diretta su Radio 3 e, la mattina di Pasqua, domenica 5 aprile, alle 8, anche in prima TV su Rai 5.

Capolavoro di rara sensibilità, lo “Stabat Mater” fu scritto da Vivaldi nel 1712 per la chiesa di Santa Maria della Pace di Brescia, ed è il suo più antico lavoro conservato, capace ancora oggi di commuovere per la sua purezza spirituale. A interpretarlo è il controtenore romagnolo Carlo Vistoli, che l’ha recentemente anche inciso. Considerato uno dei controtenori più autorevoli della sua generazione ha costruito una carriera internazionale, folgorante, partendo dal debutto, nel 2012, con “Dido & Aeneas”. La sua ascesa è stata determinata dall’incontro con grandi maestri della musica antica, da William Christie, con “Le Jardin des Voix” nel 2015, a John Eliot Gardner, fino al sodalizio artistico con Cecilia Bartoli. Tra i suoi traguardi principali, il Premio Abbiati nel 2023, come miglior cantante dell’anno, l’Helpmann Award, in Australia, e il premio come Stella Emergente della San Francisco Opera del 2024. Protagonista della lirica come al teatro alla Scala, la Wiener Staatsoper, l’Opera di Roma, il festival di Salisburgo e la Royal Opera House di Londra, Vistoli si distingue per la sensibilità che va dal barocco di Vivaldi e Monteverdi, fino alla musica contemporanea. Lo scorso anno è stato tra i protagonisti della “prima” mondiale de “Il nome della rosa” di Francesco Filidei, alla Scala. Con l’Orchestra Rai è stato protagonista del concerto di Natale 2025, trasmesso su RAI 1 e in eurovisione dalla Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi.

Sul podio Giuseppe Mengoli, classe 1993, che ha iniziato la sua carriera di direttore d’orchestra nel 2018, debuttando con la Gustav Mahler Jugend Orchester e della Filarmonica Toscanini, oltre che essere violinista, compositore e arrangiatore. In apertura di serata Mengoli propone “Fratres”(Fratelli) di Arvo Pärt, mistico del suono e ricercatore della trascendenza. Pärt è uno dei musicisti più originali a cavallo tra i due secoli. Nato in Estonia nel 1935, ha dato vita a un universo sonoro dove semplicità e purezza si fondono in un’intensità rarissima, capace di parlare direttamente all’anima dell’ascoltatore. La prima esecuzione assoluta di “Fratres” si tenne il 28 ottobre 1977 a Riga, affidata all’ensemble estone di musica antica Hortus Musicus, a cui l’opera è dedicata. Concepito originariamente per un quintetto d’archi e un quintetto di fiati, il brano ha dato vita a numerose rielaborazioni per diverse formazioni strumentali, tutte mantenendo il titolo originale. La prima di queste varianti è stata commissionata dal festival di Salisburgo nel 1980, e consisteva in una serie di variazioni per violino e pianoforte, interpretata dai dedicatari Gidon ed Elena Kremer. Da allora, l’opera è stata trascritta per svariati organici, tra cui archi e percussioni, con o senza solista, ottetto fiati e percussioni, quartetto d’archi e ottetto di violoncelli. Strutturalmente il tema di sei battute viene reiterato con un’enfasi minimalista su rigore ritmico, trasposto su diversi livelli tonali e arricchito da una linea melodica che si espande progressivamente.

Il concerto si chiude con la Sinfonia n.7 in la maggiore op.92 di Ludwig van Beethoven, che venne definita da Richard Wagner come “l’apoteosi della danza”, ponendo l’accento sulla predominanza dell’elemento ritmico che pervade l’intera partitura.

I biglietti per il concerto di Pasqua fuori abbonamento sono proposti a 10 e 15 euro, e sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai, e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Auditorium Rai – piazza Rossaro

Info: 0118104653 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Alle Fonderie Limone di Moncalieri debutta “Vangeli”

Debutta in prima nazionale, alle Fonderie Limone di Moncalieri, mercoledì 8 aprile alle 20.45, “Vangeli”, per la drammaturgia di Gabriele Vacis e della compagnia PoEM, il secondo spettacolo dopo “Antico Testamento”, che compone il progetto pluriennale “La trilogia dei libri”, dedicato ai testi sacri delle religioni monoteiste. Questa nuova produzione del Teatro Stabile di Torino vedrà in scena Davide Antenucci, Andrea Caiazzo, Eleonora Limongi, Pietro Maccabei, Lucia Raffaella Mariani, Eva Meskhi, Erica Nava, Enrica Rebaudo, Edoardo Roti, Kyara Russo, Lorenzo Tombesi, Gabriele Valchera, diretti da Gabriele Vacis. Lo spettacolo rimarrà in scena per la stagione in abbonamento fino a domenica 19 aprile prossimo.

Dopo “Trilogia della guerra”, intensa indagine sulle radici profonde che hanno plasmato scelte, giudizi, diritti e leggi, e che ancora alimentano i conflitti del nostro tempo, Gabriele Vacis e gli artisti di PoEM volgono lo sguardo a un altro giacimento di parole vive contenute nei libri sacri. “Vangeli” è il nuovo capitolo di un percorso iniziato con  “Antico testamento”, che si interroga su ciò che le Sacre Scritture possano offrire ancora oggi e come possano ancora risuonare nel cuore dei giovani. L’allestimento teatrale non si limita a raccontare testi millenari, ma esplora le domande e le tensioni che essi generano, mettendo in dialogo parole, emozioni e memoria collettiva. Il progetto si inserisce così in un percorso più ampio, che unisce ricerca storica, riflessione civile e sperimentazione scenica. Il cammino proseguirà il prossimo anno con il Corano, completando questo intenso viaggio attraverso le grandi tradizioni spirituali del mondo.

“Il mondo che abitiamo oggi sembra senza grazia – afferma il regista Gabriele Vacis – la verità è messa al bando, non è una virtù ma una carta da giocare secondo la propria convenienza. Nell’Antico Testamento fu data la legge. Nel Nuovo Testamento furono date la grazia e la verità, in particolare, nel Vangelo di Giovanni, Cristo è grazie e verità. Dove abitano oggi? In quali luoghi del mondo? ‘Vangeli’ pone queste domande con l’obiettivo d costruire insieme al pubblico un tempo sollevato, sospeso tra grazia e verità, un tempo di consapevolezza.
Il primo spettacolo di questo trittico, intitolato ‘Antico Testamento’, prendeva il Pentateuco e altri libri un po’ a pretesto. Ci interessava raccontare storie di oggi sugli antichi racconti biblici. Prendendo in mano i Vangeli, ci siamo subito resi conto che è necessario, di questi tempi,  pronunciare le parole del Nuovo Testamento, in particolare il Vangelo di Giovanni, che comincia cosi: ‘In principio era il logos’. Logos è sempre stato tradotto con ‘parola’, ma oggi si tende a tenere la parola originale dal greco poiché intraducibile. ‘Logos’ è parola incarnata, vuol dire, oltre a parola, discorso, pensiero, legge, fino a soffio. Abbiamo deciso che volevamo provare a fare agire il logos nel corpo dei giovani attori di PoEM. Vorremmo capire cosa significhino, in questi tempi travagliati, parole come verità e grazia.
Nel mio lavoro, la narrazione è sempre stata una delle tre componenti del teatro: rito, gioco e narrazione. Queste tre componenti, quando hanno pari dignità, ci permettono di indagare su aspetti fondamentali della nostra vita, oltre a sciocchezze come la post-verità o la malagrazia di poteri che reprimono ogni spazio vitale. Abbiamo costruito questo spettacolo provando a dare corpo alle parole, a generare azioni e immagini dai testi, dal discorso della montagna o dalla parabola dei talenti del Vangelo di Matteo, fino alla struttura spirituale del Vangelo di Giovanni, che Enzo Bianchi raccomanda di chiamare ‘il quarto Vangelo’ o ‘l’altro Vangelo’”.

Fonderie Limone Moncalieri – 8-19 aprile 2026 – via Pastrengo 88, angolo via Eduardo De Filippo. Orari spettacoli: da martedì a venerdì ore 20.45 – sabato ore 19.30 – domenica ore 16 – lunedì riposo. Prezzo dei biglietti: da 12 euro (ridotto under 18) a 28 euro (intero). L’acquisto dei biglietti in prevendita prevede un costo di 1 euro a biglietto.

Biglietteria teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it  – da martedì a sabato dalle 13 alle 19 – domenica dalle 14 alle 19.

Mara Martellotta

“Chi guarda chi. Who’s watching who”. Torna il Lovers Film Festival

Dal 16 al 21 aprile prossimo si terrà la 41esima edizione

Il Lovers Film Festival, lo storico film festival italiano che indaga i temi LGBTQI+ (lesbiche, gay, trans, bisessuali, queer e intersessuali) diretto da Vladimir Luxuria, fondato da Giovanni Minerva e Ottavio Mai, torna a Torino dal 16 al 21 aprile prossimo al cinema Massimo, la multisala del Museo Nazionale del Cinema.

“Il Lovers Film Festival, il più longevo festival in Italia dedicato ai temi LGBTQI+, si appresta a inaugurare la sua 41esima edizione, e rappresenta un appuntamento centrale nel panorama culturale nazionale e internazionale. Il festival trova nel cinema un linguaggio ideale per sviluppare il proprio racconto – sottolineano Enzo Ghigo e Carlo Chatrian, rispettivamente presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema – portando a Torino opere e autori provenienti da tutto il mondo: storie che attraversano relazioni e identità di genere offrendo al pubblico sguardi sempre nuovi e plurali sul presente. Attraverso queste narrazioni, il festival promuove inclusione, rispetto delle differenze e una riflessioni condivisa contro ogni forma di discriminazione. Il Museo Nazionale del Cinema sostiene con convinzione questa manifestazione che, negli anni, ha saputo rafforzare la propria identità mantenendo viva l’attenzione verso nuovi linguaggi e nuove generazioni di autori. Lovers è oggi non solo una vetrina cinematografica, ma un luogo di incontro e dialogo che contribuisce ad arricchire il dibattito culturale e sociale”.

Per il settimo anno, Lovers è diretto da Vladimir Luxuria, attivista, scrittrice, personaggio televisivo, attrice, cantante e drammaturga, celebre anche per la sua attività politica. La direttrice artistica sarà affiancata da Angelo Acerbi, vicedirettore artistico e responsabile della selezione, dai selezionatori Elisa Cuter e Alessandro Uccelli, oltre che dal collaboratore Nicolò Gossi.

“Noi guardiamo i film che a loro volta ci guardano dentro. Ogni regista e creatore, nelle sue creazioni, intende osservare, scavare e muovere le nostre coscienze attraverso il racconto, le emozioni e il cinema – ha commentato la direttrice artistica Vladimir Luxuria – si tratta di un anno particolarmente fruttuoso nella produzione di film che amerete, pregni di una passione forte, probabilmente una reazione creativa all’oscurantismo sui diritti in molte parti del mondo dove, da tempo, ci sono repressioni sulla comunità LGBTQI+, e ‘new entry’ di Paesi occidentali dove si sono fatti, più che passi, dei veri balzi indietro. Lovers è socializzazione, cultura e intrattenimento. Oltre ai lunghi e cortometraggi e documentari, sono previsti talk, musica e spettacoli. Lovers è intersezionale. Sullo schermo e sul palco si parla di ‘omobilesbofobia’, misoginia, razzismo e discriminazioni di ogni tipo. Lovers è transgender, attraversa i generi sessuali e artistici, l’arte è fluida e non ha barriere. Nei film c’è musica, poesia, fotografia, letteratura di storie e dialoghi. Entriamo in sala, spegniamo luci e cellulari e lasciamoci trasportare dalla magia di film da guardare e che ci guardano”.

La 41esima edizione del Lovers Film Festival si aprirà giovedì 16 aprile alle 19.30 nell’aula del Tempio della Mole Antonelliana, simbolo della Città di Torino e sede del Museo Nazionale del Cinema, in via Montebello 20, con il consueto saluto della madrina d’eccezione Donatella Finocchiaro. Alla serata interverranno il sopranista Federico Fiorio, che intonerà alcune arie di Farinelli, accompagnato dal pianista Luigi Trevisano. Il film d’apertura sarà alle 21.15, nella sala 1 del cinema Massimo, e si tratta del lungometraggio “Mas Palomas” di Aitor Arregi e Josè Mari Coinaga, preceduto dal cortometraggio “Mike and the Magazine” di Marcello Paolillo, entrambi presenti in sala.

Sono in programma 50 film provenienti da 21 nazioni. Tra i film fuori concorso al festival, oltre alla pellicola di apertura “Blue film” di Elliot Tuttle, girato negli Stati Uniti nel 2025, in programma venerdì 17 alle 21.30 in sala 1. “Strange journey. The story of Rocky Horror” di Linus O’ Brien, girato nel Regno Unito nel 2025 verrà proiettato domenica 19 aprile, alle 16, in sala 3.

Il film di chiusura del festival sarà “Plain clothes”, girato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna da Carmen Emmi, che sarà proiettato martedì 21 aprile in sala 1.

Tre sono le sezioni competitive principali: All the lovers, premio “Ottavio Mai” concorso internazionale lungometraggi – Real lovers, concorso internazionale documentari – Futures Lovers concorso internazionale cortometraggi.

Le tre giurie saranno presiedute dall’attore Lorenzo Balducci, dal critico Vincenzo Patanè e dall’artista Josefine Yole Signorelli, in arte “Fumetti brutti”.

Mara Martellotta

Hiroshima Mon Amour: due notti, un unico racconto tra visioni e cori condivisi

Nel cuore pulsante della notte torinese, Hiroshima Mon Amour continua a essere molto più di un palco: è una fucina sonora dove le traiettorie musicali si incontrano, si contaminano e prendono forma davanti a un pubblico che non si limita ad ascoltare, ma attraversa l’esperienza.

Giovedì 2 aprile – Marta Del Grandi + Maju (opening act)
 
C’è una linea sottile tra sogno e realtà, e Marta Del Grandi la percorre con eleganza inquieta. Sul palco dell’Hiroshima Mon Amour porta Dream Life, il nuovo album pubblicato il 30 gennaio 2026 per Fire Records: dieci tracce che si muovono come visioni notturne, sospese tra ricerca sonora contemporanea e riflessione politica.
Il live promette un’immersione densa, quasi cinematografica, dove la voce si fa strumento e racconto. Ad aprire la serata, Maju, in un dialogo musicale che prepara il terreno a un viaggio tutt’altro che lineare.
Ore 22.00 – Ingresso 15 €
Venerdì 3 aprile – HardKoro
Qui il copione si ribalta: niente palco, niente pubblico, niente distanza. HardKoro è un coro pop-up che funziona come un esperimento collettivo. Si entra senza audizioni, si riceve un testo, e in poco più di un’ora si costruisce insieme un brano polifonico che prende vita tra prove e riprese.
Tre voci al massimo, armonizzazioni immediate, energia condivisa: un laboratorio lampo che trasforma perfetti sconosciuti in un unico organismo sonoro. Il risultato? Un video che, pochi giorni dopo, approda su YouTube come traccia tangibile di un’esperienza irripetibile.
All’Hiroshima Mon Amour, la musica non si guarda: si abita.
Ore 20.30 – Ingresso 10
Valeria Rombolà

Dialoghi senza età: il capolavoro di Poulenc conquista Torino

Di Renato Verga

Al Teatro Regio di Torino debutta finalmente Dialogues des Carmélites, capolavoro di Francis Poulenc, in uno degli allestimenti più celebri degli ultimi decenni, firmato da Robert Carsen. Nato nel 1997 e ormai divenuto un punto di riferimento internazionale, lo spettacolo arriva in città con intatta forza espressiva, dimostrando una longevità rara nel panorama operistico contemporaneo.

Ispirata al dramma di Georges Bernanos e alla tragica vicenda storica delle carmelitane di Compiègne, ghigliottinate durante il Terrore rivoluzionario, l’opera si impone come una riflessione profonda sulla paura, sulla fede e sul senso ultimo della vita. Poulenc costruisce un tessuto musicale continuo, privo di numeri chiusi, in cui parola e musica si fondono in un fluire teatrale serrato e coinvolgente. Il recitativo diventa così elemento portante di una drammaturgia musicale che privilegia la chiarezza espressiva e l’intensità emotiva.

A guidare l’Orchestra del Regio è Yves Abel, interprete raffinato e profondo conoscitore del repertorio francese. La sua direzione si distingue per equilibrio e trasparenza, con una particolare attenzione ai dettagli timbrici e alle dinamiche. Abel accompagna il racconto con sensibilità teatrale, mantenendo costante la tensione narrativa e valorizzando i contrasti tra i momenti di raccoglimento e quelli di maggiore drammaticità.

Il cast si dimostra all’altezza della complessità dell’opera. Ekaterina Bakanova offre una Blanche intensa e sfaccettata, restituendo con efficacia le fragilità di un personaggio segnato da un’angoscia esistenziale profonda. Il suo fraseggio elegante e la qualità del timbro contribuiscono a delineare un percorso interiore credibile e toccante.

Di grande impatto la Madame de Croissy di Sylvie Brunet-Grupposo, protagonista di una scena di morte tra le più sconvolgenti del teatro musicale. L’interprete riesce a rendere con forza il dramma di una fede messa in crisi, offrendo una prova di forte intensità emotiva e scenica. Accanto a lei, Francesca Pia Vitale disegna una Soeur Constance luminosa e spontanea, portatrice di una dolcezza che fa da contrappunto alla cupezza della vicenda. Meno convincente la Madame Lidoine di Sally Matthews, la cui linea vocale appare talvolta irregolare.

Ben delineati anche i ruoli maschili, con interventi efficaci che contribuiscono a definire il contesto storico e familiare della protagonista. Solido l’insieme dei comprimari, così come il contributo del coro, fondamentale nel costruire la dimensione collettiva dell’opera.

Il vero punto di forza dello spettacolo resta tuttavia la regia di Carsen, ripresa con precisione e coerenza. La scena, ridotta all’essenziale, si configura come uno spazio astratto, privo di riferimenti realistici. Pochi elementi, geometrie rigorose e una disposizione coreografica dei corpi costruiscono immagini di grande impatto visivo. Questa scelta consente di concentrare l’attenzione sul conflitto interiore dei personaggi, evitando ogni distrazione decorativa.

Le figure collettive – monache, rivoluzionari, folla – diventano parte integrante della drammaturgia visiva, creando configurazioni simboliche che riflettono il rapporto tra individuo e comunità. In questo contesto, la presenza della violenza rivoluzionaria si percepisce come una minaccia costante, anche quando resta fuori scena.

Fondamentale il ruolo della luce, utilizzata come vero e proprio strumento narrativo. I contrasti tra ombra e illuminazione, le improvvise aperture luminose accompagnano i passaggi emotivi e spirituali dei personaggi, contribuendo a costruire un’atmosfera sospesa e intensa.

Il momento culminante è il finale, di straordinaria forza evocativa. Senza ricorrere a soluzioni realistiche, la regia traduce la morte delle monache in una progressiva scomparsa delle voci e dei corpi. Il canto si spegne lentamente, mentre le figure cadono una a una, in una sequenza di grande impatto visivo ed emotivo. Un’immagine che resta impressa e che chiude lo spettacolo con rara potenza.

Il pubblico torinese accoglie con entusiasmo questa produzione, tributando calorosi applausi a interpreti e creatori. A distanza di quasi trent’anni dalla sua nascita, l’allestimento di Carsen continua a parlare con sorprendente attualità, confermando la forza di un’opera che non smette di interrogare lo spettatore.

Note di Classica: Il Quartetto Simply, Julia Hagen e l’Accademia Bizantina, le “ stelle” di aprile

Proseguono giovedì 2 al teatro Regio, le repliche de “Dialoghi delle carmelitane” fino a domenica 12. Venerdì 3 alle 20.30 all’auditorium Toscanini, “Concerto di Pasqua”. L’Orchestra Rai diretta da Giuseppe Mengoli e con il controtenore Carlo Vistoli, eseguirà musiche di Part, Vivaldi e Beethoven.

Martedì 7 alle 20.30 nella sala 500 del Lingotto, Alexander Romanovsky al pianoforte, eseguirà musiche di Mozart, Debussy, Musorgskij. Giovedì 9 alle 20.30 e venerdì 10 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Andrès Orozco-Estrada e con Julia Hagen al violoncello, eseguirà musiche di Elgar e Rachmaninov. Martedì 14 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Alfio Antico, tamburi e voce e Amedeo Ronga contrabbasso, presentano il progetto Anima. Mercoledì 15 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Simone Lamsma violino e Jonathan Fournel pianoforte, eseguiranno musiche di Stravinskij, Faurè, Brahms e Ravel. Sabato 18 alle 18 al teatro Vittoria, Stefano Bruno violoncello e Maya Oganyan pianoforte, eseguiranno musiche di Beethoven, Debussy, Sostakovic, con invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 19 alle 16.30 per l’Unione Musicale, il Trio Hermes eseguirà musiche di Schubert, Hensel Mendelssohn e Mendelssohn. Lunedì 20 alle 20 al teatro Vittoria, La Vaghezza eseguirà musiche di Negri, Crosetto, Geremia, Turini, Merula, Ramal, Rossi-Marini, Kadish, Bertali-Merula. Martedì 21 alle 20.30 all’auditorium Agnelli per Lingotto Musica, l’Accademia Bizantina con Ottavio Dantone nel doppio ruolo di direttore e clavicembalista con Alessandrio Tampierii violino, Suzanne Jerosme soprano e Delphine Galou contralto, eseguirà musiche di Handel, Corelli, Geminiani e Pergolesi. Mercoledì 22 alle 20.30 per l’Unione Musicale, il Quartetto Simply, eseguirà musiche di Mayer, Wolf e Brahms.

Pier Luigi Fuggetta