SPETTACOLI

Note di classica. Grigory Sokolov, Hayato Sumino e Robert Trevino, le “stelle” di dicembre

Lunedì primo dicembre al teatro Vittoria alle 20, Lucie Horsch flauto eseguirà musiche di van Eyck, Teleman, Hotteterre. Debussy, Rousseau, Berio, Bach, Britten, CPE Bach. Mercoledì 3 alle 20.30 al conservatorio G. Verdi per l’Unione Musicale il Quartetto Leonkoro con Timothy Ridout alla viola, eseguirà musiche di Haydn, Bach e Brahms. Giovedì 4 alle 20.30 e venerdì 5 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino, eseguirà la sinfonia n. 8 di Bruckner. Venerdì 5 alle 20 al teatro Regio, debutta “Romeo e Giulietta” . Balletto in 3 atti di Sergej Prokof’ev. L’Orchestra del Regio sarà diretta da John Cranko. Balletto del teatro Nazionale di Praga. Repliche fino a domenica 14.

Mercoledì 10 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, il pianista Hayato Sumino eseguirà musiche di Chopin, Sumino, Bach, Gulda, Kapustin, Ravel. Giovedì 11 alle 20.30 e venerdì 12 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Juraj Valcuha, eseguirà musiche di Herrmann, Stravinskij e Cajkovskij. Venerdì 12 alle 20.30 all’auditorium Agnelli per Lingotto Musica, il pianista Grigory Sokolov eseguirà musiche di Beethoven e Brahms. Lunedì 15 alle 18 nell’aula Magna del Politecnico per Polincontri Musica, Paolo Tedesco violoncello e Stefano Musso pianoforte, eseguiranno musiche di Schubert , Janàcek, De Falla, Debussy, con coreografie di Manfredi Perego  e  danzatrici e danzatori  di BTT Bailey Kager, Ivo Santos, Luca Tomasoni, Noa Van Tichel . Martedì 16 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, Torino Vocalensemble , Maria Ciavarella, Carlo Pavese direttori, presentano “Lumen Sensibus” . Eseguiranno musiche di Bonato, Olsson, Murray-Schafer, Traiger, improvvisazioni e altri autori. Mercoledì 17 alle 20.30 al conservatorio per l’Unione Musicale, Carolin Widmann violino e Gabriele Carcano pianoforte, eseguiranno musiche di Schumann, Berio, Brahms e Strauss. Venerdì 19 alle 20 al teatro Regio, debutto de “Il Lago dei Cigni”. Balletto in 3 atti (quattro scene) , musica di Cajkovskij. L’Orchestra del Regio sarà diretta da Martins Ozolins. Balletto dell’Opera Nazionale di Riga. Repliche fino a domenica 28. Sabato 20 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, l’Ensemble Profane eseguirà musiche di Ravel e Debussy. Domenica 21 alle 16.30 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Quintetto Pentafiati eseguirà musiche di Mozart, Farkas, Machala, Agay, Briccialdi, Zemilinsky, Prokof’ev, Malando.

Martedì 23 alle 20.30 all’auditorium Toscanini “Concerto di Natale”. L’Orchestra Rai diretta da Ottavio Dantone e con Francesca Aspromonte soprano, Marco Braito e Roberto Rossi tromba, eseguiranno musiche di Vivaldi, Bach, Mozart e Beethoven.

Pier Luigi Fuggetta

Rock Jazz e dintorni a Torino. I Negrita e i Modà

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al teatro Colosseo suonano i Negrita. All’Inalpi Arena si esibisce Elodie.

Martedì. Al teatro Concordia è di scena Fabri Fibra. Al Vinile si esibisce Alex Vaudano. All’Inalpi Arena suonano i Modà.

Mercoledì. Al teatro Colosseo arriva Cristiano De Andrè. Al teatro Concordia si esibisce Il Tre. Al Vinile è di scena Tosello. All’Osteria Rabezzana suona il trio di Enzo Zirilli. Al Charlie Bird si esibisce Carlo Peluso. Al Blah Blah sono di scena i Demented Are Go.

Giovedì. Al Magazzino sul Po suonano Umarell,Nancy, Ggiovanni, Nora Lang. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Tripolare.

Venerdì. Al Magazzino sul Po è di scena Dadà. Al Folk Club suona Elijah Wald. Al teatro Colosseo si esibisce Marco Masini. Allo Spazio 211si esibiscono Absu W / Zemial + Ancient + Tivax. Al Blah Blah suonano : Assalti Frontali+ Ellie Cottino+ Il complesso+ Perry Watt+ (special guest) Fonzie. Allo Ziggy sono di scena Men Of Mayhem + Palm in Forest.

Sabato. Al Blah Blah suonano Hell in the Club + Brilliperi. Al Magazzino sul Po si esibisce Nicolò Carnesi. All’Inalpi Arena è di scena Anna Vera Baddie. Al teatro Concordia l’evento Sunshine Gospel Choir.

Domenica. Alle OGR và in scena “OGR Charity Night Amici di Piero”. Giunto alla 26 à edizione, il concerto dedicato alla memoria di Piero Maccarino e Caterina Farassino. Suoneranno : The Originals (Africa Unite & The Bluebeaters), Statuto , Persiana Jones, Fratelli di Soledad, Willie Peyote, Casino Royale, Meg, Samuel e molti altri.

Pier Luigi Fuggetta

Ai “Gardens” dell’olandese Knibbe il premio per il miglior film del 43° TFF… e l’anno prossimo sarà Marilyn!

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Va all’olandese Morgan Knibbe per il suo “The Gardens of Eartly Delights” il premio per il miglior film del 43° Torino Film Festival, con i suoi 20.000 euro, scelta della giuria guidata da Ippolita Di Majo con altri quattro membri a rappresentare Francia, Belgio, Ucraina e Italia. Inevitabilmente, ognuno rimarrà della propria idea portandosi nel cuore i titoli che più l’hanno interessato o entusiasmato o le scelte che già aveva osato fare uscendo dalla settimana di proiezioni del TFF (come a dire che rimangono per primi nella memoria la solitudine disperata e il rapporto non più ricostruibile di Eugen con il padre in “Mo papa” e le simbologie del nipponico “Black Ox”): ma ha convinto appieno tutti quanti la vicenda di Ginto e del suo migliore amico Jojo che vagano per le strade di Manila, riempiendo le giornate e le notti di metanfetamine, tra piccoli furti e la lotta che intraprendono per un sacco di immondizia, tra le luci del quartiere della prostituzione e lo squallore della baraccopoli in cui vivono mentre la sorella del primo, Asia, si prostituisce nella speranza di una vita migliore, mentre il turista che scivola a poco a poco nella infelice frenesia personale del turismo sessuale li osserva dall’alto della piscina posta sul terrazzo del suo albergo. Una realtà lontana da noi, certo, ma “ho iniziato a scrivere il film cercando di spingere il pubblico a riconoscere e accettare l’umanità di chi è stato disumanizzato per secoli”, confessava il regista Morgan Knibbe, una lunga storia di sfruttamento, di forza e di mancanza di ogni rispetto, una storia che si disperde attraverso le fabbriche e le miniere, le piantagioni e i bordelli. Prostituzione giovanile e perversioni adulte, avevamo scritto, strade contorte verso un vuoto e desolato giardino delle delizie, esistenze senza vie d’uscita, con un racconto estremamente crudo, che guarda al caso personale ma che farebbe in fretta a espandersi per l’intera città, che non nasconde nulla, anzi mette lo spettatore dinanzi a una quotidianità da raccapriccio. Knibbe si fa ammirare nel rendere in maniera esatta la discesa agli inferi, all’interno di un girone che non sappiamo neppure immaginare, alla infelicità di tutti, ai sensi di colpa, all’urlo fatto per sopravvivere, lo fa senza compiangere, senza accusare, paradossalmente senza giudicare, lucidamente. Lasciando però più di un immenso amaro in bocca.

Gli altri premi vanno a “Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in song” di Ester Ivakič, storia della ragazzina di un piccolo villaggio sloveno convinta di impedire la morte della nonna entrando nel coro della scuola (premio speciale della Giuria, 7000 euro) e ad “Ailleurs la nuit” della canadese Marianne Métivier, l’intrecciarsi delle giornate di quattro giovani donne nel corso di una torrida estate, premio per la miglior sceneggiatura, lontanissimo dalle preferenze di chi scrive. La giuria composta dai critici cinematografici Igor Angjelkov (Macedonia), Chiara Spagnoli Gabardi (Italia) e Paul Risker (Regno Unito) assegna il premio FIPRESCI (Premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) a “La anatomìa de los caballos” del regista Daniel Vidal Toche, produzione Perù/Spagna, con la motivazione: “Il film riflette su una verità necessaria: la rivoluzione è fatta di azione e spargimento di sangue, ma è uno stato d’animo destinato al fallimento. Questa sensibile esplorazione della cultura indigena prende vita attraverso un realismo magico, attingendo allo spirito di Eadweard Muybridge. Come opera di poesia visiva, inattaccabile dal tempo, il film dimostra che ciò che l’uomo ha tenuto in cattività è più libero dell’essere umano”.

Intanto il Comitato di Gestione del Museo Nazionale del Cinema, presieduto da Enzo Ghigo, ha deliberato il rinnovo a Giulio Base (“per l’ottimo lavoro sin qui svolto”; non soltanto il suo, quello anche di Dame Tiziana Rocca in Base, statuaria e bionda, efficientissima tessitrice di trattative, di arrivi e partenze dei vari divi che in questi giorni Torino ha ricevuto, con la gibigianna delle Stelle della Mole o no, delle visite per la città a tallonarli e proteggerli come un granatiere, un lavoro che crediamo davvero di fino e che – volenti o nolenti, simpatizzanti o rimpiangenti – ha portato il TFF fuori della propria nicchia per spalancarlo forse al mondo) quale direttore artistico del Torino Film Festival per l’edizione 2026. Lui ha immediatamente messo sul tavolo la sua prima carta vincente. A Marilyn Monroe (sarà il centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson Baker) verrà dedicata l’immagine e la retrospettiva del TFF numero 44: “Dopo due centenari che era doveroso celebrare, Brando e Newman – ha detto il direttore -, nel 2026 la retrospettiva sarà dedicata a una donna, nel centesimo anniversario della sua nascita. Non soltanto attrice, ma un mito, un’icona luminosa dell’immaginario collettivo. L’immagine scelta per il 44° Torino Film Festival proviene dal suo ultimo servizio fotografico, realizzato pochi giorni prima della scomparsa: uno scatto che custodisce bellezza e fragilità, con quel lieve senso di nostalgia del futuro, come se sapesse di essere destinata a vivere nell’eternità più che nel presente.” Un’immagine che venne scattata dal fotografo George Barris a Santa Monica il 13 luglio 1962, all’interno di un servizio conosciuto come “The Last Photos”. Nel 1997 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha comprato all’asta a Los Angeles tre stampe fotografiche con i ritratti realizzati sulla spiaggia che riportano la firma del fotografo e che sono oggi esposte alla Mole in un corner dedicato all’attrice e alla diva, insieme ad altre foto, oggetti personali e gioielli.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Marilyn Monroe fotografata da George Barris e icona del prossimo TFF 2026, ancora sotto la direzione di Giulio Base; Il giovane protagonista del film vincitore, “The Garden of Earthly Delights” dell’olandese Morgan Knibbe e “La anatomia de los caballos”, premio Fipresci.

“Nuremberg”, Russell Crowe ha il viso e la supremazia di Göring

Ultime note dal Torino Film Festival

Testo poetico suddiviso in dieci stazioni, risalente al XII secolo, composto di versi e di immagini, libero di essere guardato e ascoltato, rappresentazione simbolica dello sviluppo spirituale all’interno della tradizione buddista Zen, “I dieci quadri del mandriano di buoi” del maestro Chan Kuòan Shīyuán è all’origine del nipponico “Black Ox” diretto dal quarantenne Tsuta Tetsuichiro e attraversato dalle ultime composizioni di Ryüichi Sakamoto: una delle opere più persuasive dell’intero Torino Film Festival, arrivato negli ultimi giorni di proiezioni, maestoso nella propria semplicità e in quel suo procedere lentamente per tappe, fissato per la quasi totalità in un eccellente bianco e nero, salvo aprirsi nelle scene finali nei colori che denunciano il completo immergersi dell’uomo nella bellezza della natura. Qui il percorso Zen è ambientato nel Giappone del secolo XIX, dove un cacciatore, perdute le proprie terre delle montagne, è costretto a scendere in pianura e a farsi mandriano, in una terra che sta vivendo una trasformazione sociale che porterebbe all’occidentalizzazione e alla perdita, da parte di molti, del legame con gli dei della natura e la propria spiritualità. Tra lavoro e religiosità, l’uomo cattura un grande bue nero, che nella piena solitudine diventa il suo unico compagno, una ricerca e una cattura e un’unione fatta di atti positivi e no, che vogliono rappresentare il cammino dell’uomo verso l’illuminazione o il vero Sé. Un film fatto di particolari preziosi, di raffinate soluzioni, delle illuminazioni di una filosofia che dovrebbe far riflettere. Ben diverse riflessioni deve impiegarle lo spettatore alla visione di “The Garden of Earthly Delights”, sguardo non solo amaro ma a tratti terrificante e disumano che ci arriva dalle Filippine (coproduzione olandese) a opera del regista Morgan Knibbe.

“Il film invita il pubblico a confrontarsi con una storia che troppo spesso abbiamo scelto di ignorare”, dice. E, nella personale convinzione, confessa, di un mondo in cui i corpi dei più deboli sono sfruttati, dove le fabbriche e le miniere, le piantagioni e i bordelli hanno schiacciato ogni rispetto, dove ci si accanisce verso i più vulnerabili, guardando all’Oriente e all’Occidente in un panorama combattivo di situazioni opposte, “ho iniziato a scrivere il film, cercando di spingere il pubblico a riconoscere e accettare l’umanità di chi è stato disumanizzato per secoli.” Mostrando il degrado con un obiettivo che non conosce limiti e non nasconde nulla, al centro l’olandese Michael, a Manila con l’intenzione di festeggiare il Natale con la ragazza conosciuta online ma, nel ritrovarsi tradito, pronto a scivolare in uno sfacciato turismo sessuale, tra lo squallore delle baraccopoli, tra le strade dove i ragazzini lottano per un sacco di immondizia, tra le luci del quartiere a luci rosse della città, tra gli eleganti alberghi per turisti con sul tetto la vasta piscina che guarda giù sopra quell’universo di poveri e incarogniti, nel caos assordante della strada. Si aggireranno attorno a lui l’undicenne Ginto che sogna di diventare un gangster e sfugge alla realtà di furti e di espedienti riempiendosi con il suo migliore amico Jojo di metanfetamine, mentre sua sorella Asia si prostituisce nella speranza di una vita in qualche modo migliore. Prostituzione giovanile e perversioni adulte, strade contorte verso un giardino delle delizie, con un racconto estremamente crudo, che non nasconde nulla, Knibbe si fa ammirare nel rendere in maniera esatta la discesa alla infelicità di tutti, i sensi di colpa, all’urlo fatto per sopravvivere, lo fa senza compiangere, senza accusare, lucidamente. Lasciando però in bocca più di un immenso amaro in bocca.

Nell’attesa dei premi che saranno decisi e distribuiti dalla giuria capitanata da Ippolita Di Majo, le ultime immagini del festival appartengono alla macabra apparizione di Herman Göring – che ha le sembianze ormai irrimediabilmente possenti di Russell Crowe, eccellente – in “Nuremberg”, scritto (è stato tra l’altro l’acclamato sceneggiatore di “Zodiac” di Fincher) e diretto da James Vanderbilt – qui alla sua opera seconda in qualità di regista, dopo “Truth – Il prezzo della verità”, 2015 -, a raccontare con parole ben lontane da quelle di “Vincitori e vinti” di Kramer la tragedia dell’Olocausto (con immagini di repertorio) e il giudizio che le nazioni vincitrici della terra ne dettero durante i giorni e il processo di Norimberga, Ribbentrop e Hess e Seyss-Inquart e gli altri a subire morti e ergastoli. Vanderbilt focalizza il proprio racconto sull’incarico che lo psichiatra americano Douglas Kelly (lo interpreta Rami Malek, meritato Oscar come Freddie Mercury) – un altro che non cede è il giudice della Corte Suprema degli States Robert Jackson (un validissimo Michael Shannon) – riceve allo scopo di valutare lo stato mentale dei prigionieri nazisti e di stabilire se essi siano idonei a sostenere il dibattimento per crimini di guerra. Affermativo: ma lui che è scivolato su un errore compiuto con il gentil sesso che ha le vesti di una curiosa giornalista che fa il suo mestiere ed è pronta a sottrargli notizie riservate, verrà estromesso. Salvo venire reintegrato nel dibattimento grazie a certi suoi studi che porteranno nuove luci sugli atti e sulla personalità del principale imputato. Costruendo in dialoghi che non hanno certo la sensibilità di un duello in punta di fioretto ma che scavano a fondo nella fredda ferocia del Reichmarschall, numero due del regime hitleriano, un duello sottile e psicologico, che scava in profondità, che mattone dopo mattone costruisce il progredire di un rapporto e le due personalità, che contribuisce a portare a una condanna che scavalcherà la morte per impiccagione, preferendo come la Storia ci ha testimoniato Göring darsi la morte con il cianuro – verremo a sapere nelle didascalie di coda che anche Kelly, colpito dai fantasmi di quella esperienza e datosi in seguito al bere, si tolse la vita allo stesso modo, nel 1958, dopo averne ricavato un volume che non ebbe alcun successo. Incisivo nel/per il racconto l’urlo che Göring getta in faccia a Kelly nel disperato tentativo di mantenere ben salda la sua supremazia, la sua eternità: “Io sono il libro, tu non sei altro che una nota a piede pagina!” Il film è in uscita natalizia, il prossimo 18 dicembre, vederlo è quasi un obbligo per ripassarsi una pagina di Storia, che dev’essere non dimenticata.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Russell Crowe come Göring in “Nuremberg”, e due momenti di “Black Ox” e di “The Garden”.

Rimi Cerloj firma la prima masterclass della stagione della Gypsy Academy

Rimi Cerloj, ballerino, acrobata, producer e coreografo di origini albanesi, residente da molti anni in Italia, è il protagonista della prima masterclass della stagione della Gypsy Academy di Torino, aperta  a tutti e in programma il 5 dicembre a partire dalle ore 9, fino alle 14, quando inizieranno le tre lezioni di tre livelli diversi aperte anche agli esterni.
Rimi rappresenta il fiore all’occhiello della produzione artistica contemporanea  con un’esperienza che spazia dal classico al moderno, all’hip hop, fino a giungere alla grande opera. Ha lavorato in numerose produzioni teatrali, operistiche e televisive a livello internazionale come interprete , ma anche come coreografo, art director e producer.
È noto per le sue performance in musical popolari come “Notre Dame de Paris” di Riccardo Cocciante, “Romeo e Giulietta ama e cambia il mondo”, e “Jesus Christ Superstar”, “Ben Hur Live” e ha collaborato con compagnie come l’Ensemble di Micha Van Hoecke.
Ha anche lavorato in programmi televisivi tra cui “Italia’s got talent”, “Domenica in” e “Zelig”
Tra le opere liriche è  stato in scena in produzioni di Aida, Macbeth, Traviata, Faust e Alceste e vanta anche collaborazioni con la compagnia “Danza prospettiva” di Vittorio Biagi.
Attraverso Rimi Cerloj i partecipanti avranno la possibilità di confrontarsi con le capacità di un interprete che ha attraversato in maniera trasversale ogni aspetto della danza e dello spettacolo in genere, imparare tecniche nuove e soprattutto, superare i propri limiti, immergendosi in uno spirito internazionale e di successo.

Mara Martellotta

Bimbe e bimbi … tutti al “Teatro per famiglie”!

“Cheap Chips”: fra mimo, giocoleria e circo, spettacolo per famiglie al completo  (bimbi in prima linea) al torinese “Spazio Kairos”

Domenica 30 novembre, ore 16

Aveva ben ragione il grande Pablo Picasso, quando, riferendosi all’“arte tutta” (quella “teatrale” compresa) diceva che “tutti i bambini sono degli artisti nati”. Aggiungendo, però, “il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi”. E allora perché non dare un impulso a quest’innata attitudine, abituando, fin da piccini, le nostre bimbe e i nostri bimbi a frequentare (per puro gioco e divertimento, per carità!) quelle (non troppe, ahinoi!) sale teatrali che nella loro programmazione non dimenticano di inserire “testi” adatti a loro, “testi” come “lungo braccio”, con qualche guizzo inventivo in più, dei giochi praticati in casa o a scuola o ai giardinetti insieme ai loro compagnucci?! E addosso e dentro, tanta voglia di scoprire “nuove realtà”, storie fantastiche recitate su un palcoscenico e in cui calarsi per dare spazio all’immaginazione, alla fantasia e alla creatività, insieme a mamme e papà o ai nonni, lontani dai troppi video, tv, cellulari e “social” (sempre più) di ambigua origine e provenienza. Che bell’idea! Realizzabile. A dimostrarlo è, a Torino, lo “Spazio Kairos”, ex fabbrica di via Mottalciata 7 (fra “Barriera di Milano” e “Aurora”) convertita qualche anno fa in “Circolo Arci con un teatro dentro” aperto alla più varia aggregazione attraverso spettacoli, concerti, performance e corsi teatrali tenuti dalla subalpina Compagnia “Onda Larsen” che qui ha casa.

E proprio qui, domenica prossima 30 novembrealle 16, torna a far capolino, in attesa delle Feste di fino anno, il “Teatro per famiglie”. Biglietto unico, 9 euro; pacchetto famiglia (acquisto di almeno 4 biglietti per lo stesso evento), 28 euro.

Si inizia, cosa giusta e lodevole, con il servizio – merenda, per poi (a pancia piena) dare spazio allo spettacolo “Cheap Chips” di e con l’artista torinese (oggi assistente pedagogica e docente nell’“Atelier Teatro Fisico” di Philip Radice, a Torino) Giorgia Dell’Uomo. Con lei, mimo, giocoleria circo irrompono in scena: e i bambini (lo spettacolo è adatto a un pubblico dai 4 anni in avanti), alla fine, possono conoscere l’artista e giocare, fra di loro e con lei, sul palco. Sicuramente una bella avventura. Difficile da scordare.

Da cosa nasce l’idea dello spettacolo?

“ ‘Cheap Chips’ – si sottolinea – nasce dall’idea di tornare ad un contatto con l’altro semplice ed autentico e, per questo, sceglie il linguaggio del clown che per eccellenza abbatte schemi e distanze per vivere a stretto contatto con chi ha di fronte. Non c’è quarta parete ma un’interazione continua e la storia va avanti grazie al pubblico stesso che è sia spettatore che elemento attivo. Pochi elementi scenografici e pochi oggetti, quelli necessari a stimolare l’immaginazione e la fantasia, per dare invece spazio alla relazione, al gioco e alle emozioni che nascono. Il clown condivide con il pubblico il suo mondo interiore e insieme ad esso trasforma la sua esistenza, ritrovandosi protagonisti insieme”. E Giorgia Dell’Uomo ne è ben convinta, dopo anni di lavoro e approfondimento del ruolo di “clown”.

Varie le tappe.

Nel 2017 lavora come “clown” nel “Circosoluna”, circo itinerante con carovane e cavalli facendo il giro della Slovenia.

Nel 2018 insieme a Silvia Borello e a Giulia Rabozzi fonda la compagnia “The Clown Angels” e nel 2021 debutta con lo spettacolo di “clown” e teatro fisico “Bang Bang!” replicato in molti Festival in Italia e all’estero.

Dal 2022 collabora con il “Network Pagliacce” alla realizzazione del “Pagliacce Festival” e, sempre nel 2022, vince il bando di “borsa di studio” per una residenza presso il “Teatro C’Art” a Castelfiorentino, durante la quale sotto l’occhio esterno del regista italo-brasiliano André Casaca inizia lo sviluppo del lavoro che darà vita a “Cheap Chips”.

Oggi è altresì formatrice all’“Associazione Educatori senza frontiere”, nella quale tiene regolarmente laboratori sull’importanza del corpo, del movimento e del teatro nella pratica educativa. È stata “responsabile” di progetti di “clown e teatro” in ambito sociale in Italia, Romania, Albania, Honduras, Brasile e Bolivia.

Per ulteriori info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

G.m.

Nelle foto: Giorgia Dell’Uomo “clown” in due momenti dello spettacolo

Al Cineteatro Baretti, la pièce teatrale “Lo scarto umano”

Andrà in scena giovedì 27 novembre, alle 21, e venerdì 28 novembre, alle ore 20, al Cineteatro Baretti, la pièce teatrale “Lo scarto umano”, spettacolo finale di laboratorio per la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, con il sostegno di “Se non ora, quando?”

In occasione della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, il teatro Baretti si fa voce e corpo di un grido necessario e oltremisura urgente. Nonostante lemparole e le denunce, resta ancora aperto quel portale oscuro attraverso il quale alcuni uomini continuano a considerare le donne una proprietà da possedere, esibire e di cui abusare. Tra le storie più crudeli, note alla cronaca, c’è quella di Gisèle Pelicot, costretta a subire dal marito violenze domestiche da più di 50 uomini. Si tratta di una vicenda di violenza emersa solo di recente, che scardina ogni perbenismo e mette a nudo l’orrore che si consuma nel silenzio delle case, delle strade e delle coscienze. “Lo scarto umano” è uno spettacolo liberamente ispirato a questa storia, dove sul palco recitano otto giovani attrici under 17, allieve di Teatrando, insieme a Marcello Spinetta, per la regia di Christian Di Filippo su testo di Monjca Luccisano. Si tratta di uno spettacolo e di un percorso formativo che nasce da quella ferita, e da lì continua a interrogarsi, laddove il teatro rimane uno dei fari accesi sulla realtà.

Giovedì 27 novembre ore 21 – venerdi 28 novembre ore 20 – spettacolo finale di laboratorio per la Giornata contro la Violenza sulle Donne

Cineteatro Baretti – via Baretti 4, Torino

011 655187

Mara Martellotta

“Scappiamo e scorriamo quando ci innamoriamo”

Music Tales, la rubrica musicale 

“Tutto quello che mi fai sentire e tutto quello che dici
Solo, non posso averne abbastanza
Solo, non posso averne abbastanza
Scappiamo e scorriamo quando ci innamoriamo
e solo, non posso far finta di averne abbastanza”
Quando si pensa agli anni ’80, si immaginano giacche dalle spalline improbabili, capelli voluminosi e sintetizzatori che fanno da colonna sonora a un decennio colorato ed euforico. Tra questi suoni iconici, “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode rimane uno dei pezzi più riconoscibili e contagiosi dell’epoca. Una canzone che, nonostante il suo titolo, riesce davvero a lasciarti con la sensazione di volerne ancora.
Pubblicata nel 1981, la canzone fa parte del primo periodo dei Depeche Mode, quando la band era guidata creativamente da Vince Clarke. Prima dei loro futuri oscuri e sofisticati esperimenti elettronici, il gruppo mostrava un lato più luminoso, quasi ingenuo, ispirato dalla nascente scena synth-pop britannica.
“Just Can’t Get Enough” incarna perfettamente questa fase: è fresca, semplice, immediata, e porta con sé quella gioiosa ingenuità che i fan ricordano con affetto.
La forza del brano è la sua melodia irresistibile. Il riff sintetizzato, oggi facilmente riconoscibile, rappresenta uno dei primi esempi di come l’elettronica potesse essere non solo sperimentale, ma anche pop e radiofonica.
Ascoltare la canzone significa farsi trascinare in una spirale di entusiasmo: è quasi impossibile restare fermi o non canticchiare almeno metà del ritornello.
Il videoclip, girato in un’epoca in cui MTV era appena nata, mostra un gruppo giovanissimo, lontanissimo dalla futura immagine dark e minimalista. Le luci colorate, gli abiti semplici e l’atmosfera spensierata restituiscono la sensazione di una band che stava ancora scoprendo se stessa, ignara del fatto che sarebbe diventata una delle icone mondiali della musica elettronica.
Quello che rende “Just Can’t Get Enough” così speciale è la sua leggerezza senza tempo. È una canzone che non pretende di essere profonda, ma che funziona perfettamente come fotografia sonora di un momento storico: l’inizio degli anni ’80, quando il futuro sembrava luminoso e pieno di sintetizzatori.
Ancora oggi è un brano che spunta in film, serie e feste a tema, e che continua a far sorridere generazioni diverse.
Allora se volete sentire dell’ottimo new wave con musicisti e voci straordinarie, non potete mancare venerdì 28 novembre al Jazz Club di Piazza Valdo Fusi A Torino… Non ve ne pentirete, sarà un viaggio in un’epoca mai dimenticata.
“Oggi basterebbe la metà dell’entusiasmo che avevamo noi, vecchi yuppies degli anni ’80, per tirare un po’ su questa Italia.”
Jerry Calà
CHIARA DE CARLO
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Concerto di solidarietà per il Progetto AAA, Anziani Attivi Autonomi

Lunedì 1 dicembre ore 21 Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Carols natalizie e fantasia sinfonica su melodie di Ennio Morricone 

Direttore Mario R.Cappellin

Un grande evento musicale e benefico illuminerà il Natale torinese, grazie ai club promotori del Distretto Lions International 108Ia1Torino SabaudaTorino Cittadella DucaleTorino La Mole e Torino Principe Eugenio, in collaborazione con la Clinica Dentale Cappellin

L’Ensemble Vocale Arcadia, Coro Femminile, e l’Orchestra da Camera del Pinerolese Armonie d’Acaja, sotto la direzione del Maestro Mario R. Cappellin vi attendono per condurvi in un gioioso viaggio musicale tra carols natalizie e melodie di Ennio Morricone, rivisitate in una suggestiva fantasia sinfonica, capace di emozionare un pubblico di tutte le età. Questo concerto è un invito augurale a partecipare, ascoltare, donare e condividere, perché la musica può unire le persone e trasformarsi in aiuto reale.

Il ricavato della serata, che ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Torino, sarà infatti interamente devoluto al“Progetto AAA” Anziani Attivi Autonomi, biennale, avviato e sostenuto dai club Torino Sabauda, Torino Cittadella Ducale, Torino La Mole, Torino Principe Eugenio, in linea con il Tema di Studio nazionale Lions, “Longevità: un ruolo nuovo nella società di domani”.

Gli obiettivi sono la promozione di un invecchiamento sano e attivo e il contrasto dell’isolamento sociale e delle malattie neurodegenerative. Il Centro Diurno Aggregativo AIEF, inaugurato il 3 giugno 2025 in Via Farinelli 36/9 a Mirafiori Sud Torino, con il Centro Sociale offrono agli anziani del quartiere diverse attività, iniziative, informazioni e momenti di socialità e formazione, con la collaborazione attiva di soci e socie Lions. Questo sarà un modello da proporre in altre aree in cui esistono bisogni analoghi ed è importante la collaborazione e il sostegno di molte persone.

Offerta minima biglietti: Galleria 15 euro e Platea 25 euro

Per informazioni e prenotazioni scrivere all’email concerti@cappellin.foundation o chiamare il numero 011.18558. 

Ufficio Stampa Duepunti

Corso Federico Sclopis 6, Torino

+39 011 19706371 | +39 335 6505656

carbone@duepunti-srl.it,

www.duepuntisas.it

Vanessa Redgrave, tra i sorrisi e i ricordi di una carriera che è magica

La Stella alla Mole consegnata a una grande attrice

Un monumento. Quando Dame Vanessa Redgrave appare nella sala del Romano, dove l’ha preceduta Franco Nero, sono quasi le 22. È lì per ricevere la “Stella della Mole” che sarà il direttore del Festival Giulio Base a consegnarle e ad assistere al film “The Estate” (proposto al TFF nel segmento “Zibaldone”) che lei ha coprodotto e interpretato e che il figlio Carlo Gabriel Nero ha diretto, in un consorzio familiare di figli e padri, elegante nel suo lungo abito nero, i capelli bianchi raccolti in coda, tutti ci sentiamo davvero insignificanti. Guardiamo soltanto a lei, mentre un rapido filmato ci ricorda le tappe più prestigiose di una strada piena di successi. Con i suoi circa 89 anni e con tutti gli acciacchi dell’età, con i dolori che hanno attraversato la sua vita, Vanessa è ancora lì a cercare dei sorrisi da restituire, a muovere quegli occhi ancora vivissimi, a trovare parole che riempiono la sala di consensi, di affetto, di ammirazione. Una donna che ha fatto e amato il cinema, che lo ha occupato per la intera seconda metà del secolo scorso e oltre ancora – come il teatro, grande interprete shakespeariana, ma anche di Ibsen e di Cechov (nel 2000 fu Ljubov al National Theatre di Londra), di Tennessee Williams e di Eugene O’Neill -, che può contare su circa una novantina di interpretazioni (saltiamo a pie’ pari le prove televisive), che nel ’78 ricevette l’Oscar come migliore attrice non protagonista per “Giulia” di Fred Zinnemann e per l’ambita statuetta ebbe cinque candidature, che riunì due Golden Globe con una decina di candidature, e premi a Venezia (il Leone d’oro alla carriera arrivò nel 2018) e a Cannes. Incontrò registi come Antonioni e Karel Reisz, Tony Richardson che divenne suo marito ed Elio Petri e Sidney Lumet, Tinto Brass e Ken Russell e Michael Apted che la diresse (1979) nel “Segreto di Agatha Christie”, una grande interpretazione forse mai avvalorata in piena giustizia, sui giorni in cui la famosa giallista decise di scomparire dopo i dissapori con il marito, Joseph Losey e James Ivory (“I bostoniani” e “Casa Howard”) e il nostro Zeffirelli, Billie August e Joe Wright (“Espiazione”) e Ralph Fiennes (“Coriolanus”), per citare i più celebri, ma l’elenco non faticherebbe a continuare. Una lunga lunghissima carriera, in cui trovò spazio anche l’impegno politico e la riappacificazione con l’attore italiano – conosciuto sul set di “Camelot” nel ’67, giovanissimi Lancillotto e Ginevra – dei tanti western e del tanto cinema impegnato, il capitano Bellodi del “Giorno della civetta” e “Il delitto Matteotti” per tutti.

Tra loro due, oggi, il figlio Carlo Gabriel a presentare “The Estate”, guardando da vicino – ma non denunciando – al “Giardino dei ciliegi” cecoviano, alterati i nomi ma non l’impianto, mentre lo pone sotto una luce e problematiche e messaggi contemporanei, mentre continua a seguire le vicende di una famiglia di aristocratici (qui trasportati nel verde della vecchia Inghilterra), alle prese con ricordi e debiti, in procinto di perdere la proprietà che da secoli posseggono e l’ampio giardino, mentre si mettono a confronto con le ingiustizie che essi e i precedenti proprietari hanno compiuto: là dove nell’autore russo, alle prime ombre della rivoluzione d’ottobre, tutto resta in filigrana, attraverso le parole sopratutto del giovane ed eterno studente Trofimov, qui da lontane visioni si materializza nei diseredati della terra che premono nel finale alle porte della casa – non è più il vecchio servo Firs a rimanere dimenticato e sepolto al suo interno -, quelli di un tempo e gli immigrati di oggi. A un personaggio, quello della vecchia nonna spinta in carrozzina dal vecchio cameriere, il regista affida questa nuova visione. Mentre continua a raccontarci di Ljubov e della sua svagatezza, della remissività di suo fratello Gaev, dei raggiri e dell’acquisto di Lopachin, l’antico servo maltrattato che ora diventa proprietario, di Anja che si apre a una nuova vita e di Varja che la speranza l’ha ormai persa, delle governanti e del contabile e degli amici. Delle danze che s’accendono e che presto si spengono, mentre la casa si svuota. Nero, il figlio regista, aggiorna, ambienta con impegno seppur troppo verbosamente – con qualche attualità di comodo? -, sorvegliando attentamente azioni e dialoghi, interni ed esterni, potendo contare su un ragguardevole gruppo d’attori, supponiamo di estrazione teatrale, che fa il proprio compito con diligenza: “È più di una semplice storia di famiglia di aristocratici inglesi che cerca di salvare la propria casa ancestrale. Va oltre, affrontando le ingiustizie socioeconomiche profondamente radicate che il nostro mondo intero si trova ad affrontare, e offre una soluzione che non si conforma agli attuali modelli convenzionali. Questo è un argomento che ho studiato ed esplorato per anni, ispirato sia dal grande scienziato sociale americano del XIX secolo, Henry George, sia dal rinomato economista contemporaneo Fred Harrison, produttore associato del nostro film.” Diligente anch’egli ma inevitabilmente il ricordo di chi qui scrive queste note va “anche soltanto” all’edizione magica di Strehler, all’ombrellino di Valentina che si riempiva di foglie, di Santuccio che faceva sbuffare quel piccolo treno di legno messo in scena a ricordargli amaramente l’infanzia.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Dame Vanessa Redgrave e un momento del film “The Estate” diretto da Carlo Gabriel Nero