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Quando i torinesi dicono sì. Le sfide e i tour di Somewhere Tour&Events

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Somewhere Tour & Events

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

La nostra zona di comfort, come Somewhere Tours&Events, è sempre stata nel turismo e nella passione per la Torino esoterica. In questi 22 anni di lavoro abbiamo cercato di uscire sempre di più da questa zona, seppur per noi più sicura. Ed ecco che abbiamo iniziato a condividere la nostra passione con i torinesi, cercando un codice linguistico adeguato, un percorso faticoso ma interessante, grazie anche al confronto con scrittori come Giuditta Dembech e Renzo Rossotti, che ha deciso di lasciare a noi il suo archivio, come eredità culturale. Così è nato ad esempio il tour Torino Magica®.

Ogni tour una nuova sfida

A quali forze ed energie abbiamo attinto per accettare le sfide dei nostri sì che hanno portato alla nascita degli altri nostri tours? Lo ha raccontato molto bene Laura Audi – socia fondatrice di Somewhere Tours and Events insieme a Nicoletta Ambrogio, durante l’intervista rilasciata ai nostri amici di Rotta su Torino, nella rubrica i TorineSì.

Sicuramente rifiutare è sempre più facile che accettare, poiché il rifiuto non comporta mai decisioni e rischi.
Dire di no dà sicurezza, ma non permette di andare avanti, soprattutto in un mondo in costante evoluzione come quello del turismo. Rifiutare spesso non significa solo non avanzare, ma anche retrocedere, perdere terreno nei confronti degli altri.

La Notte Bianca del 2000 al Balon

Ci sono sì che possono essere detti istintivamente ed altri sui quali è necessario meditare.
Il sì più folle pronunciato da Somewhere è stato quello detto al Comune di Torino per organizzare la Notte Bianca del 2000, al Balon. È stata la prima a Torino, non si sapeva come sarebbe andata ed è stata un grande rischio, ma alla fine è stato un successo incredibile. Possiamo considerarlo come il primo segno di cambiamento di Torino, che da quel momento ha iniziato lentamente ad aprirsi e a rinnovare la sua identità. Ma non è sempre tutto così facile.

Il tour della Torino Sotterranea

Il sì più faticoso è stato l’invenzione della Torino Sotterranea: abbiamo inventato la sera come momento turistico. Prima di noi, quali musei o luoghi accettavano di aprire dopo cena e chi usciva di casa per andare a scoprire la propria città alla sera? È stato un successo strabiliante, molto amato dai torinesi, oltre che dai turisti. Un altro sì importante è stato quello alle Olimpiadi, con l’accettazione di un rischio: Torino ha dovuto cambiare pelle nel momento in cui la Fabbrica non assicurava più le certezze di prima.

Un nuovo turismo culturale

Sono anche tanti gli enti pubblici e privati che vogliono uscire dalla propria zona comfort, per creare un nuovo turismo culturale. E proprio in questa categoria di consensi rientra l’ultimo sì di cui siamo particolarmente orgogliosi: quello della preziosa collaborazione di cui facciamo parte e che ha portato all’apertura straordinaria serale dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. L’Accademia è stata la prima scuola d’arte d’Italia ed ora intende farsi conoscere non solo come il Museo che è, ma anche come scuola, con visite guidate serali anche alle sue aule, generalmente non aperte al pubblico, che proponiamo in diverse occasioni durante l’anno.

La storia dei Savoia, la dinastia più longeva di tutte le casate europee

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Matrimonio Re Umberto I con Margherita di Savoia

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

Ma quale fu il segreto che permise ai Savoia di trasformarsi da semplici “conti” nei futuri Re d’Italia? Forse più di uno, ma sicuramente furono in grado di creare un utile stato cuscinetto a ridosso dei valichi alpini, che divideva le grandi potenze europee dell’epoca. Gli storici rilevano spesso l’indole guerrafondaia della dinastia sabauda, che non per nulla potrà vantare nel 1700 una delle migliori accademie militari d’Europa. Tuttavia, l’esercito sabaudo era l’esercito di uno stato povero e non poteva certo competere, sul piano militare, con le corone di Francia, di Spagna o d’Austria.

Sarà nell’abile politica delle alleanze che il ruolo del piccolo e povero stato sabaudo sarà cruciale, arrivando addirittura a capovolgere gli esiti delle grandi guerre che attraversavano l’Europa tra il ‘600 e il ‘700. E, il miglior modo di fare le alleanze, allora come oggi, è quello dei matrimoni. I Savoia avevano la capacità di imparentare la loro numerosa prole attraverso matrimoni strategici con gli eredi di tutte le più importanti casate dell’epoca. E non per nulla, le Madame dei Savoia saranno in grado di condurre una propria politica e di governare anche a lungo come reggenti, contribuendo a stabilizzare gli instabili equilibri dell’epoca.

La storia dei Savoia comincia con la Contessa Adelaide

Questa lunga storia, non a caso, incomincia da un matrimonio con una donna straordinaria: la Contessa AdelaideSiamo alla fine del X secolo e, prima di questo matrimonio, i Conti di Savoia non si erano affacciati al di qua delle Alpi. Adelaide si sposa con Oddone, figlio del Conte Umberto di Biancamano, a sua volta figlio di un mitico Beroldo della casa Sassone, capostipite della casata cui sarà assegnata una contea che faceva perno sull’attuale Savoia. La Marca della Contessa Adelaide, invece, tagliava trasversalmente il Piemonte da Ivrea fino ad Albenga, sul mare, tenendo dentro anche i valichi alpini e quindi l’accesso alla Val di Susa. Così i Savoia iniziano ad interessarsi ai territori subalpini. Ma sarà una strada lunga: Adelaide, che morirà centenaria nel 1091, dopo essere sopravvissuta a 3 mariti e 3 figli, lascerà lo stato in un vuoto politico che durerà a lungo. 

I Conti di Savoia, insieme ai Principi d’Acaja, ramo collaterale della famiglia, li ritroviamo già verso la fine del ‘200 e poi con l’epoca degli Amedei tra il ‘300 e il ‘400. Tra tutti, ci piace ricordare Amedeo VI, il Conte Verde, che fu personaggio davvero cruciale. Oggi vi aspetta proprio davanti al municipio, nel monumento commissionato da Carlo Alberto a Pelagio Palagi nel 1830, forse posto lì per ricordare che fu il primo Signore di Torino non solo a riconoscere le leggi comunali, ma a riordinarle tutte in un codice coerente che verrà incatenato a una delle colonne dell’ingresso del Palazzo di Città. 

Da Conti a Duchi, con Amedeo VIII Duca di Savoia

Il passaggio da Conti a Duchi i Savoia lo fecero con un personaggio davvero originale: Amedeo VIII, che nel XV secolo si autonominò Duca ed anche Papa! Ma è solo con il Duca Emanuele Filiberto, che deciderà di spostare da Chambery a Torino la capitale del ducato sabaudo, che si apre la stagione moderna della dinastia. Siamo negli anni ‘60 del ‘500, gli anni in cui nasce per volere del Duca la Cittadella di Torino, fortezza militare all’avanguardia per l’epoca e che segna il passaggio verso Torino Capitale. E proprio con Emanuele Filiberto prima e poi con suo figlio Carlo Emanuele I, i successori e le madame reali Cristina Di Francia e Giovanna Battista di Savoia Nemours che Torino incomincia ad assumere l’aspetto che ancora oggi ammiriamo in tante vie del centro storico.

Oltre alla politica dei matrimoni è il momento della politica d’immagine: il territorio diventa rappresentazione del potere e, per stare alla pari con le grandi case europee dell’epoca, Torino si dota di una nuova urbanistica e di una Corona di palazzi (la corona di delizie) utile a far apparire molto più ricco e potente di quanto non fosse, lo stato dei Savoia. Con Carlo Emanuele I nascerà anche quel gusto per il collezionismo che porterà alla raccolta di oggetti d’arte e archeologici, di codici miniati e di armi che sono all’origine del grande polo museale torinese di oggi. Questo patrimonio fa parte integrante della politica d’immagine, rappresentata plasticamente e pittoricamente nei fregi e nelle decorazioni delle varie anticamere della Sala del Trono a Palazzo Reale, vere e proprie immagini utili a impressionare diplomatici e ambasciatori degli stati limitrofi.

Torino metropoli europea grazie ad architetti e urbanisti scelti dai Savoia

Tra il ‘600 e il ‘700 Torino diventa una metropoli europea: cambia volto anche grazie alla capacità dei Savoia di individuare architetti e urbanisti del livello di Guarini e di Juvarra. È la Torino della Madame Reali e soprattutto di Vittorio Amedeo II, personaggio chiave, che si inserisce nella guerra di successione al trono di Spagna – scoppiata nel 1701, cambiando segretamente alleanza e passando da quella francospagnola (a cui era cooptato) a quella Austriaca, grazie alla parentela col principe Eugenio di Savoia Soissons della casa d’Austria. Sono gli anni dell’Assedio e della Battaglia di Torino (1706) in cui le truppe austropiemontesi batteranno il nemico franco-spagnolo. In cambio dell’alleanza con l’Austria, a Utrecht nel 1713, i Savoia acquisiranno così la corona di Re di Sicilia.

Il XVIII secolo si chiude con la Rivoluzione Francese e per i Savoia è l’ora dell’Esilio. Torneranno nel 1815 tentando la difficile e antistorica operazione della restaurazione. Ma i tempi sono cambiati: a Vittorio Emanuele I succederà Carlo Felice che non avendo eredi passerà il potere al ramo dei Savoia Carignano, nella persona di Carlo Alberto. Il Sovrano dovrà gestire il difficile momento di transizione tra l’ancièn régime, ormai sulla via del tramonto, e le richieste popolari. È lui a concedere lo Statuto e ad aderire al progetto delle guerre di indipendenza anche se, tra mille ripensamenti, sarà lui a riplasmare ancora una volta la città, lo stesso Palazzo Reale e ad aprire al pubblico le collezioni riservate un tempo a studiosi o personaggi illustri. Suo figlio Vittorio Emanuele II al termine del complicato periodo delle guerre d’indipendenza si ritroverà così ad essere Re d’Italia. Non saranno anni facili, quelli della monarchia parlamentare, su cui ancora tanti capitoli rimangono aperti, ma certo il XX secolo segnerà la fine del millenario regno dei Savoia. Dopo le vicende del Fascismo e della II Guerra Mondiale, i Savoia verranno esiliati e nascerà la Repubblica Italiana.

 

Cinema e Food, un rapporto «insaziabile»!

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Cinema e Food

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

Che cosa lega il Cinema al Cibo? Al giorno d’oggi siamo abituati ad andare al cinema e gustare pop corn e dolciumi vari, a cenare in compagnia delle pay TV, a rilassarci davanti al nostro film preferito o all’ultima novità, con qualche golosità da sgranocchiare. Ma il cinema non accompagna solo il cibo: c’è un rapporto molto più stretto e profondo tra la settima arte e l’alimentazione.

Cinema e Food, così diversi ma così simili

Così diversi, eppure così simili: nel cinema, come nel cibo, proiettiamo i nostri desideri e le nostre paure. Sia cinema che cibo sono pietre miliari della comunicazione sociale e dello sviluppo relazionale: il primo appuntamento romantico ufficiale avveniva in passato proprio al cinema oppure a cena. Sullo schermo, come in cucina, l’evoluzione nasce sempre dalla sperimentazione. E questi sono solo alcuni termini che ritroviamo in entrambi i settori: “pizza” è il nome in gergo della pellicola; è di uso comune l’espressione “cucinare un film” o “dare in pasto agli spettatori”, spesso una creazione cinematografica può essere definita “pesante”, “indigesta” o “sciropposa”.

Perché il cinema e il cibo sono così legati tra loro?

In quale modo cinema e cibo si sono così legati nel tempo? Tutto ebbe inizio nel 1895, in uno dei primi lavori dei fratelli Lumière intitolato Le répas de Bebè, dove venne ripresa una delle scene di vita familiare più intime: un bambino imboccato dai genitori. Il cibo non a caso diventa protagonista dello schermo a partire dalle prime pellicole.

Le battute di numerosi film, dove il cibo è il vero protagonista, sono ormai entrate nel linguaggio di tutti i giorni. Come dimenticare la scena di Un americano a Roma (1954), dove Nando Mericoni (Alberto Sordi), estenuato dalla dieta americana, minaccia un piatto di pasta per poi avventarsi su di esso.

Ci troviamo nell’Italia degli anni ’50, dove sta dilagando il mito della cultura americana e tutto – modi di vestire, di parlare e di mangiare – sembra adeguarsi al modello oltreoceano. In questo caso la pasta è la rivincita del modo di vivere italiano su quello straniero: il protagonista del film arriva addirittura a sostituire il termine italiano “bucatini” al dispregiativo americano “maccaroni”, ma non può resistere alla loro bontà!

Cinema e food, altri esempi di questa relazione duratura

Stessa voracità, causata da differenti circostanze, è quella che spinge i personaggi di Miseria e Nobiltà (1954) ad assalire un piatto di vermicelli al pomodoro. Il film, ricordato per la scena degli spaghetti mangiati con le mani e messi in tasca, è l’emblema di Totò, maschera della fame del cinema italiano per eccellenza. Il piatto verace e popolare che viene mangiato senza dar conto alle buone maniere, in questo caso, rappresenta l’antico rituale che lega uomo e cibo, come riempimento ed appagamento. Dietro alla pittoresca immagine ripresa dal “mangiamaccheroni” napoletano, oltre alla rappresentazione della fame vera, c’è anche una grande rivincita: quella della creatività contro la sfortuna.

…ma anche cinema e dolci!

Film più recenti invece vedono come protagonisti i dolci, in particolare il cioccolato: La Fabbrica di Cioccolato del 1971 interpretata da Gene Wilder ha avuto un remake a firma Tim Burton nel 2005. A vestire i panni del proprietario della fabbrica di dolci più famosa al mondo nella nuova versione è Johnny Depp. Uno dei momenti clou è la visita alla fabbrica: un mondo sognante popolato di dolci di ogni tipo, dove c’è una sorpresa golosa ad ogni angolo come la cascata di cioccolato.

Un altro esempio famoso dello stretto legame tra cinema e food è Chocolat (2000). La cioccolataia più conosciuta del grande schermo ha il volto dolce e sensuale di Juliette Binoche. Chi non ha sognato almeno una volta di mangiare il cioccolato di Vianne Rocher e restare rinchiuso per una notte nella sua bottega?

E voi conoscete altre scene celebri in cui il cibo è il vero protagonista?

 

Torino e il Cinema, una storia d’amore che ha radici molto profonde

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Torino e il Cinema

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

Il capoluogo piemontese si è aggiudicato un nuovo importante riconoscimento. Dopo essere stata nel 2018 la capitale indiscussa del cibo, Torino sarà Capitale del Cinema 2020: una grandissima soddisfazione per la nostra città, da sempre legata all’arte in tutte le sue forme.

Sono passati 20 anni dal 20 luglio 2000, giorno in cui il Museo Nazionale del Cinema apre al pubblico nella rinnovata sede della Mole Antonelliana, con il suggestivo allestimento di François Confino. nello stesso giorno viene costituita Film Commission Torino Piemonte, con lo scopo di promuovere Torino de il Piemonte quali location cinematografiche e televisive.

Quest’anno, in occasione di questo doppio ventesimo compleanno, la città di Torino celebrerà il suo profondo rapporto con la Settima Arte mettendo in luce la varietà di enti, associazioni, istituti e laboratori che la contraddistinguono come eccellenza nel panorama cinematografico nazionale ed europeo. Nasce così «Torino Città del Cinema 2020. Un film lungo un anno», un progetto di Città di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, in collaborazione con Regione Piemonte, Fondazione per la Cultura Torino, media partner Rai.

Torino e il cinema, una lunga storia alle spalle

Torino e il Cinema

Torino e il cinema sono legati da una lunga storia che affonda le radici nel passato: risale alla fine dell’Ottocento, quando i fratelli Lumière allestirono in città la prima proiezione italiana. Questo legame si concretizza nel presente, rendendosi protagonista della vita culturale cittadina e, allo stesso tempo, si proietta verso il futuro. Un’unione resa evidente dal connubio tra la Mole Antonelliana– simbolo e icona della città – e il Museo Nazionale del Cinema ospitato al suo interno. Sono inoltre numerosissimi i film che in questi anni hanno portato Torino sul grande schermo, mostrandone bellezza e potenzialità.

A partire da gennaio, l’atmosfera cinematografica sta coinvolgendo anche «i luoghi del cinema». Nei punti strategici della città sono stati allestiti supporti di forte impatto visivo e iconografico per un’accoglienza immersiva e suggestiva in una città “cinema friendly”. I passanti, con il supporto di mappe cartacee e digitali o attraverso guide turistiche, possono visitare 20 luoghi cinematograficamente significativi come piazze e palazzi del centro cittadino, come tappe per ripercorrere il percorso del cinema torinese, attraverso i film che ne hanno fatto la storia. L’intero 2020 sarà caratterizzato da un ricco calendario di iniziative, in cui confluiranno tutti i tradizionali eventi cinematografici del territorio. Verranno coinvolte le istituzioni culturali torinesi con l’obiettivo di creare “contaminazioni cinematografiche” in ciascun ambito, dall’editoria alla musica, dall’arte contemporanea al teatro, sviluppandosi su diversi assi tematici tra cui innovazione, tecnologia, multimedialità, educazione, formazione e accessibilità.

Si tratta, dunque, di un viaggio nel tempo – tra passato, presente e futuro – scandito dai vari appuntamenti, iniziative ed eventi organizzati. Il ruolo di Torino e del Piemonte nel mondo del cinema ha assunto nel tempo una notevole rilevanza dal punto di vista dello sviluppo dell’industria cinematografica, dello sviluppo di talenti e professionalità e delle ricadute in termini di promozione, anche internazionale, dell’immagine della città e dell’intero territorio.

Somewhere Tour & Events è già al lavoro per preparare delle esperienze imperdibili a tema “Cinema”!

 

Leumann, il villaggio da fiaba alle porte di Torino

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villaggio Leumannm

Articolo a cura di Somewhere Events & Tour

Entrare al villaggio Leumann, un quartiere operaio voluto dall’imprenditore svizzero Napoleone Leumann, significa fare un salto nel passato, in una quotidianità fatta di rapporti umani e buon vicinato, lontani dal caos della città e dai mezzi di trasporto. Il villaggio si trova sotto il comune di Collegno, alle porte di Torino, ed è stato costruito alla fine dell’Ottocento, splendido esempio di edilizia industriale, trasformata in arte e completamente integrata nel territorio circostante.

Villaggio Leumann, la storia

L’idea appartiene allo stesso Napoleone Leumann, il quale pensò di far costruire un complesso residenziale intorno al suo Cotonificio, grande e prestigiosa azienda dell’epoca, per gli operai specializzati che vi lavoravano. I lavori furono commissionati all’ingegner Pietro Fenoglio, il quale realizzò questo complesso residenziale tra il 1875 e il 1907. Il complesso, in stile liberty, comprendeva una sessantina di edifici divisi in 120 alloggi abitativi e una serie di strutture che rispondevano alle esigenze e necessità degli abitanti/operai. L’imprenditore infatti, era convinto che per avere buoni operai fosse necessario garantire l’istruzione: così nella scuola del villaggio si insegnavano le attività artigianali oltre alla lingua italiana. Vi era anche un asilo di fronte all’ingresso della fabbrica, un servizio rivoluzionario per l’epoca che divenne poi modello anche per la Fiat.

La crisi degli anni ’70

Successivamente alla crisi degli anni ’70, il cotonificio Leumann chiuse e si temette il peggio per il complesso residenziale. Fortunatamente gli immobili divennero proprietà del comune di Collegno che si fece garante della salvaguardia di questo borgo e dell’assegnazione delle case rimanenti secondo le norme dell’edilizia popolare. Dunque attualmente il villaggio è ancora abitato da alcuni operai del Cotonificio Leumann e da un altro centinaio di famiglie a cui sono state assegnate le abitazioni.

I lavori di restauro del villaggio Leumann

Nel corso degli anni sono stati fatti numerosi lavori di restauro che hanno portato alcuni edifici al loro antico splendore, come la stazione d’epoca (la Torino – Rivoli), la Chiesa di Santa Elisabetta in stile eclettico (Leumann ne commissionò la costruzione per i suoi operai, nonostante lui fosse di religione calvinista), la vecchia scuola elementare e tanti altri edifici storici in stile liberty. Inoltre il villaggio è ulteriormente valorizzato dalle numerose iniziative culturali, sociali e ricreative proposte dall’Associazione Amici della Scuola Leumann, un ente no-profit nato per salvaguardare e valorizzare il territorio.

Il villaggio Leumann è un luogo magico dove si respira un’idea diversa di impresa e di relazioni tra gli uomini, operai ed imprenditori; un concentrato di storia, arte, cultura e vita quotidiana.

Un piccolo borgo rimasto intatto per più di un secolo, in cui ci si immerge in un’atmosfera senza tempo!

 

La Biblioteca Reale, cuore del patrimonio artistico di Torino

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Biblioteca Reale

Articolo a cura di Somewhere Tour & Events

La Biblioteca Reale di Torino è una delle più importanti istituzioni culturali della città, fa parte del sito seriale UNESCO Residenze Sabaude ed è iscritto alla Lista del Patrimonio dell’umanità dal 1997. Si trova nel cuore del Palazzo Reale di Torino e ne custodisce tutto il patrimonio artistico. La biblioteca attualmente conserva circa 200.000 volumi a stampa, 4.500 manoscritti, 3.055 disegni, 187 incunaboli, 5.019 cinquecentine, 20.987 opuscoli, 1.500 pergamene, 1.112 periodici, 400 album fotografici e numerose incisioni e carte geografiche.

La storia della Biblioteca Reale di Torino

Fu istituita nel 1831 dal Re Carlo Alberto. A seguito della donazione di Vittorio Amedeo II all’Università di Torino e delle spoliazioni dell’età napoleonica, il Re incaricò il conte Michele Saverio Provana del Sabbione di raccogliere quanto rimasto del patrimonio librario a Palazzo Reale. Carlo Alberto decise quindi di ampliare la biblioteca di corte con l’inserimento di volumi della sua raccolta personale ed altri volumi acquistati presso gli antiquari di tutta Europa. A questo scopo, il Re incaricò una ristretta cerchia di collaboratori che intrapresero numerosi viaggi di ricerca all’estero, per aggiornarsi sui progressi delle lettere, delle scienze e delle arti. Nel corso di questi viaggi vennero raccolti documenti sulla storia dei domini di Casa Savoia e opere particolari per la loro rarità o bellezza: la Biblioteca si arricchì così di preziosi volumi, libri antichi e codici miniati.

Nel 1839 Carlo Alberto acquistò dal collezionista Giovanni Volpato una raccolta di disegni dal Quattrocento al Settecento di grandi maestri italiani e stranieri, fra i quali Michelangelo, Raffaello, Rembrandt e Leonardo da Vinci. Tra questi, il cimelio più importante è costituito dall’Autoritratto di Leonardo da Vinci custodito ancora oggi in un reparto sotterraneo della biblioteca.

Nel 1840 la biblioteca possedeva già 30.000 volumi, tutti di notevole valore. La crescita del patrimonio comportò la sua sistemazione nell’ala sottostante alla Galleria del Beaumont. Tuttavia, la crescita dell’istituzione rallentò con la salita al trono di Vittorio Emanuele II, poco sensibile alla cura dei beni librari, e con lo spostamento della capitale dapprima a Firenze e poi a Roma. I sovrani comunque continuarono ad inviare a Torino i libri ricevuti in omaggio. Un’importante acquisizione si determinò attraverso il dono del codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci da parte del conte Teodoro Sabachnikoff.

Annessa ai Musei Reali nel 2016

Con l’avvento della Repubblica ci fu il passaggio allo Stato dei beni di Casa Savoia tra cui anche la Biblioteca Reale che divenne una biblioteca pubblica statale. Dal 2016 è Istituto annesso ai Musei Reali di Torino.

Leonardo da Vinci, in particolare, ha ricoperto e ricopre tutt’ora un ruolo importante per la Biblioteca poiché questa possiede attualmente 13 fogli autografi del ‘Genio del Rinascimento’ tra cui il Codice sul volo degli Uccelli, l’Autoritratto, il Volto dell’Angelo, e il disegno preparatorio per la Vergine delle Rocce conservata al Louvre. Nel 1998 è stata realizzata la Sala Leonardo con il contributo della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino. In questa viene esposto a rotazione il prezioso materiale bibliografico e storico-artistico, secondo una precisa politica di valorizzazione del patrimonio posseduto.

Scoprite il Genio del Rinascimento alla Biblioteca Reale di Torino

La Bellezza e l’Orrore, un viaggio nell’Accademia Albertina

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Accademia Albertina

Articolo a cura di Somewhere Tour & Events.

È molto difficile descrivere l’importanza dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino dal punto di vista artistico e culturale, ma è proprio questa difficoltà che la rende uno dei palazzi storici più affascinanti, inesplorati e sconosciuti di Torino.

Uno dei luoghi più intriganti della città

L’Accademia venne progettata e realizzata tra il 1820 e il 1930 da Giuseppe Talucchi e può essere considerata una delle più antiche d’ItaliaCon il passare degli anni l’Accademia Albertina si è continuamente trasformata e rinnovata, promuovendo numerose iniziative didattiche e culturali. In particolare e relativamente agli ultimi anni, ci sono sicuramente la riorganizzazione e la riapertura al pubblico della Pinacoteca e l’importante e bellissimo restauro dei sotterranei a cura della Fondazione Intesa San Paolo. 

La Pinacoteca fu costituita con finalità dichiaratamente didattiche. Inoltre, nel tempo, ha collezionato numerose opere, spesso frutto di donazioni, fino a diventare un rilevante patrimonio museale, un’importante gipsoteca e una vasta biblioteca, che raccoglie accanto a volumi preziosi, stampe, disegni e fotografie di valore inestimabile. La Rotonda, all’interno del cortile dell’Accademia, è stata riaperta dopo un poderoso intervento di restauro rivelando ambienti suggestivi e inattesi, molto curati. L’intervento ha visto il recupero dell’intero edificio dal punto di vista architettonico, strutturale e funzionale, dotandolo di nuovi servizi. Nell’ampia e scenografica sala sotterranea è stato allestito un nuovo suggestivo spazio espositivo per mostre ed eventi

Un tour per immergersi nell’arte

La nostra collaborazione con l’Accademia Albertina, nata in occasione della notte di Halloween e durante la quale abbiamo proposto un evento a porte chiuse per visitare l’Accademia e i suoi sotterranei, continua ora con grande soddisfazione e si traduce nella proposta regolare di questo tour: Viaggio tra Bellezza ed Orrore – Accademia in Chiaroscuro.

Un’esperienza imperdibile, unica ed esclusiva nel suo genere, durante la quale le porte dell’Accademia verranno aperte in notturna, in esclusiva per noi, per permettere di scoprire l’iconica bellezza dei classici e la crudezza delle sezioni anatomiche, il tutto svelato tra inquietanti scheletri e figure anatomiche, teche contenenti diverse parti del corpo utilizzate in passato per aiutare gli allievi nello studio e nella creazione delle figure umane e animali. 

Questo affascinante viaggio nel passato ci porterà anche alla scoperta delle antiche, ma attuali aule di pittura, anatomia e scultura. Avremo l’onore e l’occasione di ammirare alcuni dei preziosi volumi ottocenteschi, solitamente custoditi nel caveau dell’Accademia, per preservare il loro inestimabile valore e non esporli a condizioni che potrebbero danneggiarli. 

Per immergerti in una notte di mistero e arte, scopri il tour dedicato all’Accademia Albertina di Somewhere Events.  

 

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