E UNO SPORTELLO DI ASCOLTO PER LE DONNE
Corsi, seminari, workshop ma anche attivita’ sociali e di supportoalle donne.
Madre Rosa Govone fu una figura femminile all’avanguardia per i suoi tempi, il cui pensiero, ma soprattutto il suo operato,incoraggiava l’indipendenza femminile. Sulla scia del suo percorso e della sua impronta è stato creato il Polo Artistico e Culturale dell’Istituto delle Rosine. “È nata la volontà di ristrutturare i locali per poi utilizzarli per riavviare le attività formative, didattiche, per aprire di nuovo l’Istituto alle persone, alla citta’ “, chiosa Massimo Striglia, direttore generale dell’istituto.
Per la terziaria domenicana l’emancipazione delle donne fu la missione di tutta la vita. “Vivrai dell’opera delle tue mani “era una sua affermazione riempita di senso grazie ad preciso progetto che, oltre a permettere di coltivare la chiamata spirituale presso l’Opera, che fondò a metà del settecento, metteva a disposizionedi tutte le ragazze a cui dava ospitalita’ un percorso formativo-professionale. Nel 1756 ottenne a Torino, da Carlo Emanuele III di Savoia, l’assegnazione dei fabbricati dell’antico ospedale del Santo Sudario, appartenuti all’ordine religioso Fatebenefratelli, dove inauguro’ l’Opificio delle Rosine, la prima opera assistenziale indipendente che doveva il suo sostentamento unicamente alla vendita di diversi prodotti creati nei laboratori interni. L’impresa di Rosa Govone, che anticipò decisamente i tempi in fatto di riscatto femminile, contribui’ ad una trasformazione intellettuale sul destino e sulla vita delle donne. Il suo operato fu tramandato dalle sue Rosine che dal 1800 aprirono scuole materne ed elementari, istituirono corsi di cucito, ricamo, disegno, pittura, lingua francese, musica, cucina e organizzarono rappresentazioni nel piccolo teatro presente all’interno dell’opera; nel 1955 venne aperto anche un convitto femminile che è ancora attivo.
“Al Polo sono nati corsi di cucito 4.0 e re-fashion, calligrafia, conversazione in inglese e francese (partiranno a breve anche corsi di spagnolo, russo, tedesco), recitazione, pittura, canto e poi seminari di pronto soccorso fisco, di criminologia, workshop e laboratori pratici di public speaking, sviluppo delle life skills, difesa personale e tanti altri” racconta Sara D’Amario”, direttrice artistica del Polo.
In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, il 25 novembre scorso, è stato inaugurato presso Le Rosine il Punto di Ascolto per Donne in Difficoltà, un’apprezzabile iniziativa sociale dedicata a tutte coloro, da i 18 anni in su, che necessitano di aiuto e di un sostegno per superare situazioni problematiche, prendendo un appuntamento, infatti, si puo’ usufruire di un ciclo di colloqui individuali gratuiti con una psicoterapeuta.
La definizione “in difficoltà” è stata lasciata volutamente aperta, per lasciare ad ogni donna la possibilità di definire la propria e sentirsi sempre legittimata a parlarne ed a chiedere aiuto.
Una volta al mese, inoltre, si terranno seminari a tema, dedicati non solo alle grandi violenze, ma anche a quelli che si possono definire “piccoli problemi” che hanno il diritto, comunque, di essere ascoltati. La madre superiora Ausilia Concas, al fine di continuare a praticare l’accoglienza, valore fondante dell’istituto, nelle sue diverse forme e declinazioni ha voluto con determinazione questa attivita’ di sostegno con il grande auspicio di poterne organizzare delle altre della stessa valenza nel prossimo futuro.
MARIA LA BARBERA
Laboratori formativi: Via delle Rosine 11 Torino
Sale eventi e Teatro: Via Plana 8 Torino
Tel. +39 334 749 6371
info@lerosine.it


Ho conosciuto l’“Arte Fotografica” (tutto maiuscolo, per lui è giusto così!) del fotografo – fotoreporter torinese (ma di origini cuneesi) Mauro Raffini, nel giugno del 2019, in occasione della sua mostra “Gli Invisibili”, dedicata al largo e sempre più eterogeneo e prolificante popolo dei “senza fissa dimora”. Ospitata nel “Palazzo di Giustizia” di Torino, (sede scelta casualmente o con chiari, ben precisi intenti?), la rassegna ti scaraventava addosso immagini di solitarie esistenze (dis)umane, perse per strade popolate di sguardi assenti, impietosi se non infastiditi, che parevano fare a pugni, oppure a bella posta proporsi in tutta la loro bruciante verità, in quel “Tempio di Giustizia e Legalità” dove a tutti, anche a loro ai “clochard”, fosse possibile urlare, non inascoltati, il diritto a uno straccio di vita vivibile e tollerata dal resto del mondo. Da quella mostra, ricordo di essere uscito fortemente impressionato con addosso e nel profondo l’immagine dei soggetti – autentici pugni nello stomaco – proposti da Mauro. Con lui non ci siamo ancora conosciuti di persona, solo alcune telefonate – anche con la figlia Sandra che ne segue amorevolmente il lavoro – ma mi sento di condividerne in toto una concorde solidale identità di pensieri e valori. Quell’attenzione spontanea per i “sommersi” (di leviana memoria), per gli “ultimi” ignorati, nella carne e nello spirito, dal mondo che li circonda e non li vede. “Invisibili”, appunto. E su questo persistente “filo rosso” (che da anni lo imprigiona e lo incatena senza alcuna soluzione di continuità) si muove anche la recente rassegna dedicata da Mauro ai “Riders” o, per dirla in modo tutto nostro, ai “Ciclofattorini”. Ospitata, fino a fine dicembre, all’“Ufficio Pastorale Migranti” di via Cottolengo e realizzata con il contributo della “Confraternita di San Rocco” e con “A.M.M.I. – Associazione Multietnica Mediatiatori Culturali”, la mostra partecipa al progetto europeo “DIGNITY FIRM” di “Fieri” (“Forum Italiano Europeo Ricerche Immigrazione”) ed è collegata all’iniziativa “RIDERS ON THE STORM” organizzata da “NIdiL CGIL Torino” per lanciare il progetto della prima “Cassa di Mutua Solidarietà” dedicata ai “Riders”. Cinquanta sono gli scatti a colori presentati in via Cottolengo e realizzati, i primi, in piena pandemia a Torino (periodo giocoforza di grande lavoro per queste “schegge impazzite”, sempre in moto veloce di giorno e di notte al passo di un “algoritmo” che ne determina spostamenti, orari e secondi), poi seguiti da altri nel 2022 sempre a Torino e nel 2023 a Nizza. Mestiere da uomini soprattutto (fra i 30 e i 50 anni, per il 70%), poche le donne, Torino, secondo recenti dati statistici, é la prima città in Italia a sperimentarne l’utilizzo, e la seconda in Europa, dopo Londra.

Federico Fiecconi, giornalista, esperto dell’“immaginario disegnato” (inviato speciale a “Cartoonia e dintorni” per diverse testate, all’attivo oltre 300 reportage, pubblicazioni e interviste) con queste sue affermazioni si pone in linea con le parole di Eco e, ancora una volta dimostra, la piena “venerazione” portata avanti per tutta la vita per quel “genio gentile” di Schulz che ebbe modo di intervistare per la prima volta, nei primi anni ’80, nel suo studio in “One Snoopy Place”, a Santa Rosa, nella California del Nord. Ed é proprio a lui, al romano Fiecconi (autentica garanzia!) che si deve la curatela della rassegna “Charles M. Schulz, una vita con i ‘Peanuts’. Mostra immersiva nell’opera del più grande ‘cartoonist’ del XX secolo”, ospitata, fino a lunedì 1° aprile 2024, presso lo “Spazio Innov@zione” di via Roma 17, a Cuneo. Promossa da “CRC Innova” e Associazione Culturale “Cuadri” (in accordo con il “Charles M. Schulz Museum” di Santa Rosa), l’esposizione permette ai visitatori di entrare in dialogo con la vita di Schulz (Schulz vedi Charlie Brown) e di immergersi nel mondo ideato dal mitico fumettista: storia, timeline e curiosità vengono raccontate attraverso oggetti, videowall e applicazioni interattive. Uno spazio apposito è anche dedicato ai più piccoli “in chiave ludica e interattiva”, interagendo attraverso frasi celebri e disegni. “La storia di un timido ragazzo di provincia – spiega Andrea Borri, presidente di ‘Cuadri’ – che supera un difficile apprendistato e arriva ad essere il fumettista più pubblicato al mondo può essere di grande ispirazione per le nuove generazioni … Proprio in quest’ottica, i contenuti dell’esposizione sono stati interamente realizzati in inglese ed in italiano, rendendo l’opera di Schulz comprensibile al pubblico più vasto”. Pubblicata quotidianamente per quasi 50 anni, la striscia dei “Peanuts” (il termine venne scelto perché indicava a teatro i posti più economici riservati solitamente ai bambini, ma non piaceva per nulla a Schulz che ebbe a definire la scelta “ridicola e senza senso o dignità”) è apparsa fino alla morte dell’autore su 1600 quotidianiin ben 75 Paesi. E ancora oggi, le repliche (nel suo testamento, Schulz richiese espressamente che non si disegnassero nuove strisce basate sulle sue creature) sono distribuite e pubblicate ogni giorno sui quotidiani di decine di Paesi del mondo: in Italia, dal “Post”. Della popolarità e dell’influenza della “striscia” – nonché dei suoi personaggi più celebri, soprattutto Charlie Brown, Snoopy e Linus – si parlerà, nell’ambito della mostra cuneese in un incontro, programmato per sabato 21 ottobre, ore 18, presso lo “Spazio Incontri” della “Fondazione CRC” (via Roma, 15) , fra Claudio Massari – per trentadue anni agente per l’Italia con la sua “BIC Licensing” dei diritti commerciali dei “Peanuts” – e il curatore della mostra, Federico Fiecconi, di cui già si è detto.