4 marzo 2024, ore 10,30
Il Palazzo della Luce a Torino (Via Antonio Giuseppe Bertola, 40 – 10122) si appresta ad accogliere la rassegna fotografica in 15 totem che mostrano, attraverso una selezione di foto storiche d’archivio, com’era la situazione dei manicomi italiani nella metà degli anni ’90, 17 anni dopo la chiusura ufficiale dei manicomi voluta con la legge Basaglia. Associato alla rassegna fotografica un libro, “Oltre il Manicomio” di Roberto Cestari, raccoglie una settantina di foto storiche, scattate in vari manicomi italiani negli anni ’90, e le scioccanti testimonianze di coloro che parteciparono alle ispezioni parlamentari dell’epoca.
Un viaggio, accompagnato da numerosi scatti fotografici, che ci porta dalla reclusione manicomiale sino ai giorni nostri. Sono scomparsi i grandi muri di cinta dei vecchi manicomi, ma la tutela dei diritti umani in questo ambito appare ancora quasi un miraggio.
L’autore, dott. Roberto Cestari presenterà la mostra fotografica e il suo libro “Oltre il Manicomio” Edizioni Echos, un recupero storico di fotografie dei manicomi italiani negli anni ’90, ancora aperti dopo quasi un decennio dalla legge Basaglia.
La Mostra Fotografica è ospitata all’interno della settimana edizione della mostra multimediale “Oltre il Manicomio – Cure disperate, per quale futuro?”, aperta al pubblico dal 1 al 15 marzo, tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30.
Curata dall’associazione Terra di Libertà OdV e dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani OdV, questa iniziativa culturale esplora la storia della psichiatria e si sviluppa attraverso un percorso storico che inizia dal ‘700 fino ai giorni nostri. Il percorso è costituito da quadri sinottici ognuno dei quali è integrato con un breve documentario storico che approfondisce il tema illustrato.
L’ingresso è gratuito e la struttura consente l’accesso anche alle persone con disabilità.
Per informazioni e prenotazioni si può contattare la Prof.ssa Maria Grazia Scaglione ai numeri 011853012 – 3807280368 o tramite e-mail a torino@ccdu.org. Per approfondimenti: visitare i siti web ccdu.org e terradiliberta.org o seguire gli aggiornamenti sulla pagina Facebook facebook.com/ccdu.org.
Di fronte ai perseveranti episodi di “microcriminalità” di cui le cronache ci trasmettono allarmanti notizie quasi a cadenza quotidiana e con il coinvolgimento di ragazzi, molti anche minorenni, riuniti in quelle forme associative ormai note con il triste appellativo di “baby gang”, sempre più (e giustamente) ci si interroga sul ruolo, sui comportamenti che, in ambito sociale, debbono tenere le nostre due principali “agenzie educative”: le famiglie e la scuola. Cosa fare? Spesso anche per loro c’è bisogno di aiuto. Non sempre genitori e insegnanti riescono, da soli, a mettere in atto comportamenti utili ad evitare che i nostri ragazzi possano cadere nella trappola (difficile uscirne!) dell’illegalità. Tanto se ne parla. Ma in concreto quanto realmente ci si impegna a fare? Una risposta, più che concreta ed impegnativa nonché altamente lodevole, viene dal Comune di Chieri, che in questi mesi ha messo in piedi un vero e proprio corso di “educazione all’affettività” (alla “giusta” affettività) rivolto a genitori, insegnanti e a tutte le tredici classi quinte delle scuole primarie dei tre “Istituti Comprensivi” del territorio.
Entusiasti del progetto i dirigenti degli “Istituti Comprensivi” coinvolti: Dario Portale (IC Chieri 1), Emanuela Smeriglio (IC Chieri 4) e Bruno Montaleone (IC Chieri 3). Sottolinea quest’ultimo: “Già da anni la scuola investe su progettualità inerenti alla tematica, ma la proposta unitaria estesa al territorio, proposta dal Comune, rimarca l’importanza cruciale nello sviluppo emotivo sociale e psicologico dei ragazzi. Gli studenti avranno un aiuto per comprendere e gestire le proprie emozioni per affrontare le sfide della vita quotidiana in modo costruttivo. Verranno guidati a costruire relazioni interpersonali positive promuovendo la consapevolezza di sé e degli altri. Un lavoro mirato potrà contribuire a prevenire episodi di bullismo, violenza domestica e altri comportamenti dannosi”.



