Lunedì 26 ottobre si terrà la consegna ufficiale del Premio internazionale “TESTIMONI DI FRATELLANZA”, istituito nel 2018 da Artaban, Onlus di cooperazione e aiuto umanitario, operante in Burkina Faso, Mali, Nicaragua, Ecuador e Perù.
La cerimonia si svolgerà nel corso di una cena solidale presso la “Locanda sul Po” di Torino, Viale Parco Michelotti, 21/A. Per esigenze connesse al Covid, è richiesta la prenotazione entro e non oltre mercoledì 21 (salvo esaurimento anticipato dei posti disponibili, chiamando i nn. 335.5733801 Roberto Veglia – 331.5024259 Artaban Onlus – 333.5807549 Paolo Pensa/Le Rose Nere). Il menù allestito dallo chef Damiano prevede: Vitello tonnato, Insalata tonno e fagioli con cipolla di Tropea, Insalata viennese, Melanzane imbottite e Flan di zucca con fonduta: Penne alla campagnola e Rabaton alla alessandrina; Bocconcini di cinghiale al civet, con contorno; Dolce della casa; Vino, acqua e caffè. Il contributo richiesto è di 35,00 euro, tutto incluso.
Con questa iniziativa, Artaban intende offrire un riconoscimento tangibile a chi si è distinto in attività concreta di aiuto al prossimo, senza farsi distrarre dal falso mito della fama e della notorietà. Si tratta di una serie di riconoscimenti tangibili da assegnare a chi si è davvero adoperato sul campo, e non davanti alle telecamere o nei convegni, per garantire il proprio sostegno – economico e morale – a chi è esempio di fratellanza e non trasforma l’aiuto in un business personale o di gruppo.
La prima edizione ha visto come protagonista del 2018 fr. Albino Vezzoli, dei Fratelli della Sacra Famiglia, per la totale dedizione nei confronti di chi era più in difficoltà, trasformando il suo gesto d’amore in opportunità di sviluppo per tutto il Burkina Faso.
Quest’anno, Artaban Onlus ha individuato in Paolo Fornetti e in Paolo Pensa i nuovi “Testimoni di fraternità”, ex-aequo per il loro impegno: un cammino nel mondo del rugby solo apparentemente diverso, entrambi sospinti da uno scopo di solidarietà, quella vera e concreta che sa fare la differenza e costruire ponti per ridurre le sofferenze e la solitudine dell’emarginazione, della fame, del disagio sia in Italia che in altri Paesi.
Il mondo del rugby è infatti perfettamente in linea con il concetto di fratellanza alla base del premio: prima in campo, dove il senso della squadra è sempre prevalente sul singolo, e poi in quello che si definisce “Terzo tempo”, nel dopo partita quando le squadre avversarie si ritrovano per brindare e mangiare insieme.
Pensa e Fornetti hanno aggregato attorno a sé giovani richiedenti asilo, per lo più sbandati o in difficoltà oggettive. Attraverso la pratica del rugby, con le sue regole rigorose, li hanno aiutati ad inserirsi tra la popolazione che li ospita e – oggi – tifa per loro, hanno trovato loro un lavoro, li sostengono nello studio e nell’apprendimento della lingua italiana.
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L’iniziativa è patrocinata dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte. Il progetto, nell’ambito della rete degli attuali 25 parchi letterari promossi e istituiti da Paesaggio Culturale Italiano in collaborazione con la Società Dante Alighieri, si prefigge di valorizzare i luoghi di ispirazione dell’autore e di altre figure importanti della storia culturale e scientifica del territorio della Val Grande e delle aree limitrofe attraverso la realizzazione di itinerari storico-paesaggistici, la valorizzazione della cultura sociale, antropologica e dei valori di libertà propri di quelle aree montane. La val Grande è l’area selvaggia più vasta d’Italia, una wilderness a due passi dalla civiltà, stretta tra l’entroterra del lago Maggiore e le alpi Lepontine.
Un grande lutto per l’avvocatura italiana e per quella torinese. Ma Weizmann si era anche occupato di cultura in modo appassionato, particolarmente come vicepresidente della Fondazione “Filippo Burzio” di cui era stato uno dei fondatori. Il nostro rapporto era nato nel 1988 quando scrissi un elzeviro su “La Stampa “ per ricordare Filippo Burzio nel quarantennale della morte. Burzio ingegnere ed umanista, docente universitario e giornalista, direttore de “La Stampa“ nel 1943 e nel 1945, era stato quasi totalmente dimenticato. Quell’articolo suscitò un vasto interesse, in primis nel generale di Corpo d ‘Armata Giovanni De Paoli che era stato allievo di Burzio alla Scuola di Applicazione e d’Arma di Torino. De Paoli organizzò al suo Rotary una mia conferenza su Burzio. A quell’ incontro intervennero tra gli altri gli avvocati Vittorio Chiusano e Marco Weigmann, quest’ultimo molto amico del figlio dell’intellettuale torinese, Antonio Burzio, che viveva nel culto di suo Padre. Chiusano, Weigmann , De Paoli e chi scrive diedero vita, poco tempo dopo, al Centro “Filippo Burzio“.


