Cosa succedeva in città / Per noi “ragazzotti di Barriera” la Primavera cominciava dal 1 marzo. Esattamente 20 giorni prima. Febbraio è ancora inverno. Marzo un’ altra cosa. Eravamo impazienti su tutto, anche sulle stagioni. Qualcosa che si avvicina alla libertà di andare come il vento che spazza via tutto. Del resto si sa che Marzo è ventoso. Un vento che non dà fastidio e che porta via anche la puzza di bruciato.
In largo Palermo si fondevano il dolce profumo dei biscotti Wamar con la puzza delle gomme della Ceat. Vento che rende più tersa l’aria. Spazzava via il grigio che ammorbava di notte la città. Torino dove si mischiavano case e Boite di artigiani. Tempi in cui si non si buttava via niente. Dai meccanici ai creatori con l’ immancabile ciabattino, o calzolaio dir si voglia.
Come il pugliese di via Cimarosa, case anni 50. Entravi ed era tutto lì. Dal laboratorio al bancone. Come faceva a non inghiottire i chiodi? Mistero. Entrando ci accoglieva il rumore di martello. Risuonava, e lui non aveva telefono. Sanno dove trovarmi. Pugliese strano. Ineccepibile il suo dialetto torinese. Inebriato dal profumo del cuoio. E il ricordo si annida nelle narici. Ancestrale, quasi esserci sempre stati. In quegli anni, a Marzo, facevo la mia prima conoscenza con l’8 Marzo. Inizialmente quasi in modo clandestino. Come i fiori che mia madre mi costringeva a portare alla maestra beccandomi del secchione. O mia madre libera per un giorno. Si prendeva il 57 fino in centro. Camera del Lavoro in via Principe Amedeo e poi pranzo nelle Langhe.
Un rito, una tradizione. Parlava, parlava, parlava con le compagne di un tempo. Lei costretta al silenzio di tutto l’ anno, pantalonaia che lavorava rigorosamente in nero, versando le volontarie. Compagni da una parte e compagne dall’altra: il 68 era ancora lontano. Avrebbe sconfinato tutto, ma proprio tutto. I comunisti uscivano dall’ isolamento non solo politico. Esistenziale e non sol . Molti cinquantenni non capirono più niente innamorandosi di giovani donne affascinate dalla loro rettitudine morale. Ma questa è un’ altra storia. Poi c’è la mia piccola storia dell’8 marzo 1975, sabato, la manifestazione finisce in piazza Carlo Alberto. Mi siedo vicino a Patrizia responsabile della zona Vanchiglia. Da mesi volevo conoscerla. Una parola tira l’altra. Ah, sapeste quando mi piaceva ma “tanto non riuscirò mai nel fidanzarmi con Lei”. Mi sbagliavo. Un 8 marzo tra ricordi politica e, perché no, di amori. Tutto finisce, anche l’ amore. Rimane però il ricordo di tanti Marzo tra mia madre libera almeno un giorno in un anno. Tra giovani ed ardenti amori giovanili, tante speranze di allora. E su questo, ammettiamolo, siamo ora decisamente più deboli.
Patrizio Tosetto
La sua scomparsa lasciò orfana della sua guida un’azienda presente su tutti i maggiori mercati internazionali, con oltre 35mila dipendenti, di cui oltre la metà all’estero, e un progetto culturale, sociale e politico di grandissima complessità, dove fabbrica e territorio – in particolare Ivrea e il canevese – erano “indissolubilmente integrati in un disegno comunitario armonico”.
ancor oggi attualissime e testimoniano la sua capacità visionaria. Adriano Olivetti fu capace di portare l’ azienda di famiglia a competere alla pari con i giganti del mercato mondiale della sua epoca, trasformando la città “dalle rosse torri” nella capitale dell’informatica, riconosciuta recentemente dall’Unesco nella sua lista del patrimonio mondiale come “Ivrea, città industriale del XX secolo”. Un sogno industriale, quello di Adriano Olivetti, che logicamente mirava al successo e al profitto ma proponeva anche un progetto sociale che implicava una relazione del tutto nuova e compartecipativa tra imprenditore e operai, oltre a un rapporto qualitativamente alto tra quella che era stata la “fabbrica in mattoni rossi” e la città, capoluogo del Canavese. Gran parte della storia intellettuale e sociale dell’esperienza olivettiana che trasformò Ivrea nella “Atene degli anni ‘50” è raccolta nei libri pubblicati dalle Edizioni di Comunità, la casa editrice fondata nel 1946 da Adriano Olivetti.
Il prof. Quaglieni ha conosciuto personalmente l’avvocato Agnelli e parlerà dei suoi rapporti con Mario Soldati. Dichiara Quaglieni “Voglio far rivivere un grande protagonista dell’Italia del secolo