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POLITICA E GIUSTIZIA

Spese pazze bis: in 31 verso il processo. Tra i 18 archiviati anche Cirio

in BREVI DI CRONACA

Sono 31 gli  ex consiglieri regionali del Piemonte, sia  di centrodestra sia di centrosinistra, che si avvieranno a processo per peculato per l’inchiesta bis delle Spese pazze a Palazzo Lascaris. Altri 18 vanno invece verso una richiesta di archiviazione. Tra gli archiviati anche Alberto Cirio, candidato presidente della Regione in pectore per il centrodestra. In queste ore è avviata la notifica degli avvisi di chiusura dell’indagine. La vicenda  riguarda il periodo tra il gennaio 2008 e il febbraio 2010,  legislatura presieduta da Mercedes Bresso, non indagata. L’indagine di Rimborsopoli ipotizza il reato di peculato per  un milione e ottocentomila euro.

Ex prefetto archiviato. Sindaca verso processo Ream

in prima pagina
Archiviata dal tribunale la posizione dell’ex prefetto di Torino Renato Saccone, oggi  prefetto di Milano, oltre a quella di  sei indagati nell’inchiesta sul dramma di piazza San Carlo. Rimangono invece imputate  15 persone, tra le quali  la sindaca Chiara Appendino e l’ex questore Angelo Sanna. Per loro l’udienza preliminare riprende il 20 dicembre. La procura ha intanto depositato  la richiesta di rinvio a giudizio per Appendino, l’assessore al Bilancio Rolando , l’ex collaboratore Giordana e il dirigente comunale  Lubbia sul caso Ream, per falso in bilancio e abuso d’ufficio in relazione ai conti municipali. L’udienza si terrà  il 21 febbraio.

Rimborsopoli, chieste condanne pesanti

in BREVI DI CRONACA

Il sostituto procuratore generale Giancarlo Avenati Bassi oggi ha tenuto al palagiustizia la requisitoria finale con le richieste di pena per il processo d’appello per i consiglieri regionali della precedente legislatura che erano stati assolti in primo grado, per la vicenda di “rimborsopoli” e per quelli che erano stati condannati per alcune delle spese contestate dalla procura. Ecco le richieste di pena da parte del pg: per l’ex governatore Cota la richiesta  è di 2 anni e 4 mesi,  idem per Federico Gregorio, Riccardo Molinari, Paolo Tiramani, Alberto Goffi, Roberto Demagistris, Giovanni Negro, Alberto Cortopassi e Girolamo La Rocca. Per Lorenzo Leardi  sono stati chiesti 2 anni e 6 mesi, per Daniele Cantore 2 anni e 8 mesi, per Massimo Giordano, Michele Formagnana e Roberto Tentoni 2 anni e 9 mesi. La richiesta per Augusta Montaruli è 2 anni e 10 mesi, per Rosanna Valle, Angelo Burzi e Massimiliano Motta 3 anni e 2 mesi, per Michele Dell’Utri 3 anni e 9 mesi, per  Andrea Stara 4 anni e Michele Giovine 4 anni e 4 mesi. Per Maurizio e Sara Lupi, la figlia dell’ex consigliere, sono stati chiesti 1 anno e 4 mesi.

Spese pazze, processo d’appello

in BREVI DI CRONACA

Al Palagiustizia e’ iniziato l’appello del processo per la “rimbosopoli” alla Regione Piemonte. Il primo grado si era  concluso con la condanna di 10 ex consiglieri regionali e l’assoluzione di 15 per le spese più o meno pazze effettuate con i fondi  dei  gruppi consiliari. Per la maggior parte si trattava di spese di ristorazione, peraltro consentite da norme e regolamenti. Da oggi tornano in aula i 10 condannati , ma la procura aveva fatto ricorso contro tutte le assoluzioni.

Regione, il 5 aprile richieste le condanne per le "Spese pazze"

in BREVI DI CRONACA

consiglio aulaTra i rimborsi anche un libro “sexy”

Al palagiustizia è l’ora della requisitoria della pubblica accusa al processo per le “spese pazze” dei consiglieri regionali della passata legislatura. In tutto 25 imputati  (molti avevano invece patteggiato) tra i quali anche l’ex governatore leghista Roberto Cota. Sono intervenuti i pm Giancarlo Avenati Bassi che ha fatto una “premessa giuridica” sul valore della contestazione del reato di peculato e la pm Enrica Gabetta (che ha stigmatizzato il fatto che tra le spese di un consigliere figurasse anche ‘Sexploration’, un libro sui  ‘giochi proibiti per giovani coppie’). Il 5 aprile verranno formulate le richiesta di condanna da parte dell’accusa.

Le carte bollate e le divisioni tra il Pd e il Chiampa

in TRIBUNA

tosettoSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Altalenante è stato il rapporto con il partito. Persino le sue dimissioni da Presidente dei Presidenti sono state provocate dalle promesse mancate del Presidente del Consiglio che ogni tanto si ricorda d’essere segretario di partito, anzi di ricoprire la carica perché ha vinto le primarie del Pd

chiampa renzi

Le decisione del Consiglio di Stato rischia di rimarcare la divisione tra il Governatore ed il Pd. Ho letto la sentenza di non facile comprensione, almeno per un neofita come il sottoscritto. Se ho capito bene, in estrema sintesi, sostiene che ci sono state irregolarità nella raccolta delle firme, ma il tutto riguarda solo la lista del Pd del collegio di Torino. Ergo il Chiampa termina la legislatura ancorchè in Consiglio Regionale non ci siano più consiglieri del pd di Torino. Da Gariglio, segretario Regionale a Mauro Laus  Presidente del consiglio andrebbero a casa. Non inciderebbe sulla maggioranza. Qualche risvolto politico l’avrà, ma attendiamo gli sviluppi. Chiampa tiene nonostante il Pd stesso? Ma non è il partito di riferimento? Veramente no! Freschissimo di tessera, due anni fa, ad un comizio con Renzi, di lancio della sua candidatura in Regione, il Chiampa annunciava la scelta d’iscriversi. Pensate che in quanto candidato a Ministro, tra le motivazioni dei contrari, c’era il fatto, appunto, che non era tesserato. Altalenante è stato il rapporto con il partito. Persino le sue dimissioni da Presidente dei Presidenti sono state provocate dalle promesse mancate del Presidente del Consiglio che ogni tanto si ricorda d’essere segretario di partito, anzi di ricoprire la carica perché ha vinto le primarie del Pd. Conoscendo un po’ il Chiampa la tendenza di Matteo Renzi di esagerare non piace. Pubblicamente ha sempre riconosciuto il suo coraggio nel rompere i vecchi schemi, ma ora che sono passati due anni non è più determinante. Anche sulla raccolta delle firme “incombe” diversità d’opinione tra Sergio Chiamparino ed il segretario Regionale del Pd. Ed il patteggiamento di nove su dieci imputati in sede penale conferma che “qualcosa” sia avvenuto. Ho chiesto a legali se il patteggiamento è una ammissione di colpa. Anche qui sono contrastanti le interpretazioni. Io uomo della strada posso solo dire che mi sembra una ammissione di colpa con il relativo patteggiamento. Poco importa ciò che avviene in sede penale rispetto alle conseguenze sulla legittimità del voto. Questa ” sceneggiata” si è già vista con Roberto Cota, dimissionario politicamente indebolito dalla sua stessa coalizione. Ma il Chiampa è altra cosa, con la sua decennale esperienze, talmente realista che molte volte rischia  d’essere considerato cinico. Sta di fatto che se i conti di chi subentrerà sono giusti, continuerà questa legislatura, e la stabilità è condizione essenziale per il lavoro.

(Foto: il Torinese)

Firme tarocche Pd, in 9 chiedono di patteggiare

in BREVI DI CRONACA

tribunale sera Anche il consigliere regionale Daniele Valle è tra gli indagati

 

Dopo che il Consiglio di Stato ha bocciato i ricorsi sulle firme presunte “tarocche”, ben nove dei dieci imputati dell’inchiesta sulle irregolarità nella presentazione delle liste del Pd alle ultime elezioni regionali hanno chiesto di patteggiare. Le pene proposte vanno da un minimo di 5 mesi e 20 giorni fino a un massimo di 12 mesi di reclusione. Anche il consigliere regionale Daniele Valle è tra gli indagati. Ha chiesto sei mesi. Ora la procura deve esprimere formalmente il consenso. La prossima udienza al 2 marzo.

 

(Foto: il Torinese)

Firme tarocche: corsi e ricorsi. La storia si ripete

in LYFESTYLE

chiampa manifestotosettoSTORIE DI CITTA’ /

di Patrizio Tosetto

 

Ritornare alle elezioni sarebbe da irresponsabili?  Modestamente credo che sia irresponsabile farsi logorare da questa situazione che aspetta di volta in volta una sentenza

 

Non è  un bel segno quando la Storia si ripete. Ieri era sulla graticola c ‘era Roberto Cota. Ora c è Sergio Chiamparino e la sua giunta. Terrà questa maggioranza?  Dipende dalle sentenze, e non è una bella cosa.Chi spada ferisce di spada perisce. Il “balletto ” dei due percorsi paralleli,  civile e penale,  aumenta la confusione.  Come la Mercedes Bresso non ha mollato , ora non molla la Lega Nord ed il Giovine condannato rincara la dose.

 

La procura ottenendo il rinvio a giudizio per le firme è certa che quelli  del pd che hanno raccolto le sottoscrizioni hanno fatto dei falsi. Ma la parte penale non fa testo per sapere  se il governo di Sergio Chiamparino è legittimo. Continua la confusione. Confusione che si ripete. Personalmente sono convinto che la legittimità risieda nel netto vantaggio elettorale ottenuto da Chiamparino che ha avuto molti più voti della sua coalizione. 

 

Punto politico non secondario. Se poi il presidente sostiene che se ci sono ombre  sulla legittimità lui rimane, e se ci sono altre ombre si dimette,  a questo punto sono io che non capisco. Perché? Non ci sono ombre sulle firme raccolte dal Pd? È stato lo stesso segretario del PD Fabrizio Morri ad ammettere che molto non ha funzionato nella loro raccolta. 

 

Ritornare alle elezioni sarebbe da irresponsabili?  Modestamente credo che sia irresponsabile farsi logorare da questa situazione che aspetta di volta in volta una sentenza. Sergio Chiamparino ha una missione quasi impossibile. In particolare non fare crollare per debiti il nostro sistema sanitario e cercare di controllare il possibile collasso. Finora Sergio ci è riuscito. Non poca cosa. Anche per questo sono state  ( sempre come nostro modestissimo parere ) negative le sue dimissioni da Presidente dei Presidenti. 

 

La sua credibilità politica non è  in discussione. Anzi. E la sua legittimità sta anche nell’avere più consensi. Sento già le critiche: qualunquista sei contro i partiti e contro il sistema. Veramente non mi piacciono questi partiti e questo sistema che di fronte alla drammatica crisi delega alla magistratura  le proprie battaglie politiche. Come non vorrei che Sergio Chiamparino si ritrovi nelle condizioni in cui si è trovato Roberto Cota. La scelta è  sua anche contro quei partiti che lo hanno voluto ed acclamato. 

Firme false per Chiamparino, 4 funzionari Pd indagati

in Cosa succede in città

pd manifesto

Il Tar  dovrà decidere se le elezioni regionali dello scorso anno siano invalidabili o meno

 

Sono quattro i nuovi avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta della Procura sulle presunte irregolarità nella raccolta di una serie di firme elettorali per la lista che appoggiava la candidatura di Sergio Chiamparino alla presidenza della Regione. Dopo alcuni politici indagati ora sono coinvolti quattro funzionari del Pd. Fino ad oggi  gli indagati erano sei. Nel frattempo la palla sulla legittimità dei ricorsi presentati a proposito delle firme “tarocche” passa al Tar che dovrà decidere se le elezioni regionali dello scorso anno siano invalidabili o meno.

Firme false, Pichetto (Fi): "Posizione complicata per il Pd"

in TRIBUNA

pichetto

“Il tentativo di minimizzare la questione – spiega l’esponente azzurro – mi pare quantomeno peculiare per chi, proprio sulla raccolta di quelle firme non necessarie, aveva giocato la carta del ritorno alla dignità, alla trasparenza e alla legalità nella nostra Regione”

 

“Francamente se dovessero essere confermate anche a livello giudiziario le ricostruzioni raccontare fino ad oggi dai media sulle firme e sugli autenticatori ‘fantasma’ delle liste pro Chiamparino, credo che la posizione del Partito Democratico si farà alquanto complicata: in particolare dal punto di vista della superiorità etica che da sempre contraddistingue le crociate del centrosinistra”. Questo il commento capogruppo in Regione Piemonte di Forza Italia Gilberto Pichetto circa le recenti dichiarazioni di Chiamparino riportate dalla stampa locale e dove il presidente sminuisce il caso affermano ‘Quelle firme non erano neppure necessarie’.

 

“Il tentativo di minimizzare la questione – spiega l’esponente azzurro – mi pare quantomeno peculiare per chi, proprio sulla raccolta di quelle firme non necessarie, aveva giocato la carta del ritorno alla dignità, alla trasparenza e alla legalità nella nostra Regione. O quella scelta fu fatta in coscienza, perché il Partito Democratico la riteneva un elemento essenziale di garanzia per l’elettorato, oppure il centrosinistra ha giocato una partita esclusivamente elettorale per affermare una superiorità morale che forse i fatti dimostreranno non esistere”.

 

(Foto: il Torinese)

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