politica

Fisco, Marco Fontana (FI): “Basta scaricabarile“

“Il ‘chiagni e fotti’ di Lo Russo è finito: i torinesi meritano responsabilità, non alibi”

Oggi, presso Sala Musy di Torino, si è tenuta la conferenza stampa promossa da Forza Italia, indetta dal capogruppo comunale Federica Scanderebech, dal consigliere comunale Domenico Garcea e dal responsabile tecnico comunale Raffaele Petrarulo, alla presenza del senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia e vicepresidente vicario del gruppo azzurro a Palazzo Madama, e di Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia Torino.

Nel corso dell’incontro, Marco Fontana ha puntato anzitutto il dito sulla delibera relativa alla definizione agevolata dei debiti, oggi in discussione in Consiglio comunale.

«Il bluff della politica del ‘chiagni e fotti’ del sindaco di Torino Stefano Lo Russo oggi viene definitivamente smascherato. Se Forza Italia non avesse presentato una mozione, dopo mesi di discussioni questo provvedimento non sarebbe mai arrivato in aula. Alla faccia dell’attenzione alle fasce più deboli. Il Governo aveva messo a disposizione dei Comuni uno strumento concreto per venire incontro ai contribuenti in maggiore difficoltà, ma il Comune di Torino non lo avrebbe utilizzato senza una forte sollecitazione politica da parte di Forza Italia».

«Purtroppo quello che oggi viene portato in aula è un provvedimento monco. Limitare la definizione agevolata ai carichi affidati entro il 2020, escludendo quelli fino al 2023, significa lasciare fuori decine di contribuenti. In sostanza, mentre Stefano Lo Russo continua a ‘chiagnere’ in vista della campagna elettorale, a piangere davvero saranno i cittadini torinesi che vorrebbero semplicemente regolarizzare la propria posizione fiscale e che, ancora una volta, rischiano di essere blanditi a parole e tartassati nei fatti» ha affondato Fontana.

Da qui, secondo Fontana, emerge in maniera evidente il metodo politico adottato dal sindaco di Torino.

«Dall’inizio del mandato, con una tendenza che si sta rafforzando sempre di più man mano che si avvicinano le elezioni, Stefano Lo Russo ha inaugurato una politica che potremmo definire con un francesismo dialettale: il ‘chiagni e fotti’. Mi si perdoni l’espressione, ma rende perfettamente l’idea. Per il sindaco di Torino qualsiasi problema non è mai responsabilità della sua amministrazione, ma sempre di qualcun altro», ha sostenuto l’azzurro.

Fontana ha quindi elencato alcuni casi concreti. «Quando la città si è trovata in difficoltà sulla gestione del piano neve, la colpa era della precedente amministrazione di Chiara Appendino. Peccato che Lo Russo governi Torino dal 2021: dopo anni di mandato non si può continuare a vivere di alibi».

«Quando si parla di sicurezza e ordine pubblico, la responsabilità diventa del Governo e della carenza di organici. Peccato che negli incontri istituzionali con il questore ci sia stata rappresentata una situazione ben diversa rispetto a quella raccontata pubblicamente dal sindaco sui presunti 200 agenti in meno».

«Quando c’è stato da criticare il bonus Vesta della Regione, Lo Russo ha attaccato il meccanismo del click day. Peccato che proprio governi nazionali sostenuti dal Partito Democratico, prima Matteo Renzi e poi Paolo Gentiloni, abbiano introdotto e utilizzato questo strumento negli anni passati. Peraltro per regolare una materia delicata come quella dell’immigrazione».

«Sulla fermata Corelli della linea 2 della metropolitana di Torino, la colpa sarebbe ancora una volta del Governo. Peccato che spettasse proprio all’amministrazione comunale monitorare l’evoluzione dei costi, aggiornare la programmazione e prevenire gli effetti delle crisi economiche che si sono susseguite».

«I torinesi meritano una classe dirigente che si assuma la responsabilità delle proprie scelte, non un’amministrazione che, ogni volta che emerge un problema, cerca un colpevole fuori da Palazzo Civico. Il tempo degli alibi è finito» conclude Fontana.

Consiglieri di sinistra: “Protezione per la Flotilla”

L’esercito israeliano, nelle ore corrispondenti alla mattinata italiana di oggi, ha nuovamente abbordato le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali per fermare la missione di aiuti umanitari diretta alla popolazione di Gaza.

Sono stati fermati anche gli attivisti e le attiviste in missione di terra, e risultano attualmente bloccati a Sirte da ieri.

Esprimiamo la nostra più ferma condanna, come consigliere e consiglieri comunali, a questi atti di violazione totale del diritto internazionale da parte del governo di Israele.

Esortiamo il Ministro degli Esteri Tajani e il Governo italiano tutto ad attivarsi immediatamente per la protezione e il rilascio di tutti gli italiani e le italiane coinvolti nella missione, ad esprimere la contrarietà del nostro paese alle violazioni commesse in acque internazionali e a sostenere l’arrivo di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza attraverso corridoi sicuri.

La situazione della popolazione di Gaza appare sempre più drammatica, allo stremo delle risorse alimentari, mediche, sanitarie ed energetiche, e la missione della Global Sumud Flotilla cerca di rompere l’assedio illegale che il governo israeliano ha imposto sulle coste palestinesi di Gaza solo per portare aiuti umanitari. La solidarietà non è un reato.

Alleghiamo a questo comunicato la lista dei nominativi di attiviste e attivisti della missione di Mare della GSF afferenti al territorio torinese, per cui esprimiamo forte preoccupazione:
Marina Castellano, nata a Torino, residente a Candiolo (TO)
Gabriele Gardini, nato a Torino, residente a Modena
Daniele Gallina, nato a Torino, residente a Bruxelles
Adriano Veneziani, residente a Torino

Risultano inoltre partecipanti alla missione di terra due piemontesi:
Leonarda Alberizia, residente a Albugnano (AT)
Giuseppina Branca, residente Cannero Riviera (VB)

Ludovica Cioria, consigliera comunale PD città di Torino
Abdullahi Ahmed, consigliere comunale Pd città di Torino
Antonio Ledda, consigliere comunale PD città di Torino
Luca Pidello, consigliere comunale PD città di Torino
Claudio Cerrato, consigliere comunale PD città di Torino
Simone Tosto, consigliere comunale PD città di Torino

Sara Diena, consigliera comunale AVS città di Torino
Emanuele Busconi, consigliere comunale AVS città di Torino

Tiziana Ciampolini, consigliera comunale Torino Domani città di Torino

Andrea Russi, consigliere comunale M5S città di Torino
Tea Castiglione, consigliera comunale M5S città di Torino

Scanderebech (FI): “Estendere definizione agevolata debiti”

“MISURA ANCORA PARZIALE, IMPORTANTE ESTENDERLA FINO AL 2023”

 

A seguito dell’approvazione della mozione presentata da Forza Italia sulla definizione agevolata delle entrate comunali, approda oggi in Consiglio comunale la delibera della Giunta con il regolamento attuativo della misura.

Si tratta di un primo intervento in materia di definizione agevolata che, tuttavia, resta ancora parziale rispetto alla proposta del Capogruppo Federica Scanderebech, orientata a un’estensione più ampia della platea dei beneficiari. La possibilità per i cittadini in difficoltà di regolarizzare la propria posizione debitoria attraverso l’azzeramento di sanzioni e interessi e piani di pagamento più sostenibili non risulta infatti sufficientemente estesa per rispondere pienamente alle esigenze emerse. La misura presenta diverse criticità. La “rottamazione quinquies” nazionale, collegata alla Legge di Bilancio del Governo, prevedeva la possibilità di definire in maniera agevolata tutti i carichi affidati fino al 31 dicembre 2023, mentre il regolamento comunale limita tale opportunità ai soli carichi affidati entro il 31 dicembre 2020, scelta giudicata eccessivamente restrittiva rispetto all’impianto originario.

Una limitazione che rischia di escludere proprio i contribuenti in maggiore difficoltà economica, che avrebbero voluto regolarizzare integralmente la propria posizione. Per i carichi successivi al 2020, infatti, il regolamento prevede un meccanismo diverso: l’accesso alla definizione agevolata dei debiti più datati è subordinato al pagamento integrale anche delle posizioni successive, senza sconti su sanzioni e interessi e con la sola possibilità di rateizzazione.

La misura coinvolge circa 250 mila soggetti/contribuenti, per un ammontare complessivo di circa 500 milioni di euro tra imposte, interessi e sanzioni. Un dato che, secondo Forza Italia, conferma come il provvedimento non tenga pienamente conto della fase di difficoltà economica ancora in corso: se già al 31 dicembre 2020 risultavano morosi circa 250 mila soggetti/contribuenti, è evidente che una parte significativa non abbia potuto regolarizzare la propria posizione neppure negli anni successivi.

Non si tratta di agevolare chi potrebbe pagare ma sceglie di non farlo in attesa di futuri condoni. Proprio per questo la misura avrebbe potuto essere collegata all’ISEE, così da concentrare il sostegno su chi si trova realmente in difficoltà economica.

Sono stati presentati emendamenti migliorativi sulla tempistica e sulle modalità di pagamento, con l’auspicio che possano essere accolti per rendere la misura più equa ed efficace.

Forza Italia manterrà alta l’attenzione affinché Soris predisponga rapidamente la modulistica necessaria dopo la pubblicazione della delibera sul sito del Comune, evitando ritardi che potrebbero penalizzare i contribuenti interessati ad aderire.

Marcia per la pace, Avs: “Condannare la sopraffazione”

CONTRO I PERICOLI DI OGNI FORMA DI SUPREMATISMO E ODIO

<< Per la prima volta la marcia per la pace Perugia-Assisi oltrepassa i confini umbri e sbarca a Torino, grazie al Salone del Libro che quest’anno ha ospitato la Regione Umbria.

È importante che da Torino, in questi giorni in cui la nostra città torna al centro della scena culturale nazionale e internazionale, arrivi un messaggio così netto e così pieno di significato.

Di fronte alla guerra sempre più diffusa e alla sua normalizzazione questa chiamata alla cittadinanza, a cui hanno partecipato cittadini, associazioni e amministratori, diventa una boccata d’aria fresca: è proprio a partire dalla cultura, dall’educazione e da una democrazia quotidiana e partecipata che possiamo “preparare la pace” e, in quest’epoca di propaganda, chiamare le cose con il loro nome, sapendo riconoscere e condannare sempre la sopraffazione della guerra e i pericoli di ogni forma di suprematismo e odio>> lo dichiarano Alice Ravinale, capogruppo AVS in Consiglio Regionale, Sara Diena ed Emanuele Busconi, consiglieri comunali Sinistra Ecologista, Alberto Re, presidente Circoscrizione IV, presenti insieme all’assessore Jacopo Rosatelli e al consigliere della Circoscrizione III Nico de Leonardis alla marcia per la pace che si è svolta ieri mattina a Torino.

(foto archivio)

 Caccia stambecco, Avetta (PD) : “Si colpisce la ragione stessa per cui esiste il Parco”

«Lo stambecco, che oggi la destra vorrebbe inserire tra le specie cacciabili, è esattamente la ragione per cui esiste il più antico parco nazionale italiano. Senza lo stambecco non esisterebbe il Parco Nazionale del Gran Paradiso. È il suo simbolo, la sua ragione storica e culturale. Aprire alla possibilità di cacciarlo, come prevede uno specifico emendamento al cosiddetto DDL Malan (n. 1552), è una scelta scellerata da ogni punto di vista: un danno a una specie protetta, che il Parco ha salvato all’estinzione, e al Parco stesso, che da oasi amata dai turisti diventerebbe una riserva di caccia. Ora vogliamo capire se la Regione Piemonte sia stata coinvolta nel percorso legislativo approdato in Senato, oppure se tutto sia avvenuto all’insaputa della Giunta Cirio. Nel qual caso, Cirio non può fare finta di  nulla». Lo afferma il consigliere regionale Alberto Avetta (PD), che ha presentato un’Interrogazione sull’argomento. «L’apertura della caccia allo stambecco rischia di vanificare gli sforzi decennali di conservazione fatti dal Parco, che hanno salvato la specie dall’estinzione (sul versante alpino italiano si contano 15mila esemplari). La Regione Piemonte deve assumere una posizione e aprire una discussione nelle Commissioni consiliari per approfondire con estrema attenzione l’opportunità di questa scelta e le sue ricadute sul patrimonio faunistico del Parco».

Allevamenti avicoli, Bartoli: “Aggiornare la normativa regionale”

In merito alla problematica ambientale che interessa il Comune di San Giusto Canavese e i comuni limitrofi, nonché alle numerose segnalazioni pervenute da cittadini e amministrazioni locali, il Consigliere Regionale e Presidente della V Commissione Ambiente Sergio Bartoli comunica di essersi attivato per avviare un percorso di revisione della normativa regionale attualmente vigente.

La decisione è maturata a seguito dell’incontro istituzionale tenutosi martedì 5 maggio con ARPA Piemonte, Città Metropolitana e Direzione Ambiente della Regione Piemonte, dal quale è emersa, attraverso una successiva concertazione tra gli enti coinvolti, la necessità di intervenire su una legge regionale ferma ormai all’anno 2000 e oggi ritenuta non del tutto adeguata rispetto alle attuali problematiche ambientali e alle esigenze dei territori.

“Occorre lavorare con equilibrio e responsabilità – dichiara Bartoli – introducendo strumenti normativi più moderni, chiari ed efficaci, capaci di garantire la tutela dei cittadini e della qualità della vita, ma anche di salvaguardare le aziende che operano correttamente nel rispetto delle regole. Serve una normativa che favorisca maggiore trasparenza, confronto tra enti e prevenzione delle criticità ambientali.”

Bartoli evidenzia inoltre come il tema debba essere affrontato evitando contrapposizioni ideologiche, attraverso un dialogo concreto tra istituzioni, enti tecnici, amministrazioni locali e realtà produttive del territorio.

“L’obiettivo – conclude – deve essere quello di trovare soluzioni serie, sostenibili e condivise, che permettano di coniugare tutela ambientale, salute pubblica e continuità produttiva.

UDC e DC hanno ricordato la Rerum Novarum

In attesa della nuova enciclica di Papa Leone XIV

Nella sede del Circolo IL LABORATORIO, ieri sera a 135 anni dalla promulgazione UDC e DC hanno ricordato   la RERUM NOVARUM una delle più importanti encicliche della Chiesa cattolica. Mauro CARMAGNOLA , Mino GIACHINO e Pietro BONELLO hanno discusso la Enciclica sociale più importante degli ultimi secoli , una Enciclica  su cui si sono formati decine di migliaia di cattolici impegnati in politica , in particolare nella DC, soprattutto nel secondo dopoguerra, ricostruendo Paesi semidistrutti dalla guerra assurda scatenata dal nazifascismo.
Da DeGasperi , Adenauer , Schuman oltre la ricostruzione di Italia, Germania e Francia, nasce una alleanza importante che ha dato vita e principi all’Europa.
Leone XIII scrive a 81 anni in latino la risposta ai problemi del lavoro nella società industriale, sostenendo che il socialismo non è la risposta e getto’ le basi della moderna dottrina sociale della Chiesa cattolica, meritandosi l’appellativo di Papa dei lavoratori. Condannando sia l’ateismo marxista che il capitalismo selvaggio, Papa Pecci individuo’ nella collaborazione tra le classi sociali la ricetta ai mali del tempo, denunziando con parole dure quanti “opprimono per utile proprio i bisognosi e gli infelici, perché defraudare il giusto salario, e’ colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio”.  Tesi forti che hanno portato il mondo del lavoro a conquiste importanti sia dal punto di vista economico che dei diritti dei lavoratori nelle aziende, in Italia con lo Statuto dei Lavoratori di Carlo Donat-Cattin . Di fronte ai risultati poco esaltanti come la bassa crescita della economia degli ultimi vent’anni e all’impoverimento di metà della Città come denuncio’ l’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia , c’è bisogno di rilanciare una politica economica e sociale che rilanci il lavoro e riduca le diseguaglianze sociali cresciute come non mai a Torino, nel rifiuto della violenza dei cosiddetti centri sociali tipo Askatasuna , che purtroppo hanno trovato udienza e comprensione nella maggioranza che amministra Torino da trentatré anni.

Il battutismo, versione parlamentare del populismo

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Chi voleva avere la certezza quasi scientifica del decadimento morale, progettuale e politico del Parlamento italiano – e quindi della credibilità dei partiti e dei loro rispettivi capi – poteva tranquillamente ascoltare il dibattito che c’è stato recentemente al Senato durante il question time con la Premier Giorgia Meloni. Appunto, uno spettacolo decadente, inguardabile, inascoltabile e anche un po’ squallido. Una raffica di invettive personali, di insulti, di attacchi senza esclusione di colpi e, soprattutto, di battute. Le battute migliori e più pungenti – degne di un nobile ed antico bagaglino del grande ed indimenticabile Pippo Franco – hanno scandito il successo politico e mediatico di chi le ha pronunciate. Insomma, per farla breve, oggi per avere visibilità politica e mediatica negli infallibili talk politici televisivi serali occorre essere in grado durante il giorno di affastellare battute comiche, di far ridere l’uditorio, di attaccare violentemente il nemico politico, di irriderlo e ridicolizzarlo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, di delegittimarlo sotto il profilo morale. Ecco il menù del dibattito ascoltato in Senato nei giorni scorsi e che, del resto, possiamo tranquillamente e soavemente registrare quasi tutti i giorni nelle aule parlamentari. Ora, nessuno pretende, come ovvio e persin scontato, di avere una classe dirigente politico e parlamentare anche solo lontanamente paragonabile a quella della prima repubblica. Ma, per essere ancora più chiari ed onesti con noi stessi, neanche pensiamo al confronto con quella dell’inizio della seconda repubblica. Purtroppo dobbiamo prendere amaramente atto che il tarlo del populismo anti politico, demagogico, anti parlamentare e qualunquista del grillismo – sub cultura principe di ogni forma di populismo – ha contagiato in profondità l’intera politica italiana. E anche settori che sono quasi antropologicamente alternativi, distinti e distanti da quella malapianta, hanno finito per mutuarne il linguaggio, il modo d’essere e lo stesso comportamento concreto. Al punto che lo stesso confronto parlamentare – se così si può definire – ha finito per diventare uno scontro permanente tra opposti populismi ed estremismi. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, credo di potere sostenere che siamo arrivati ad un bivio. E cioè, o si riesce a mettere in campo coalizioni e alleanze che privilegiano il ritorno della politica, la centralità dei contenuti e, di conseguenza, la serietà e la credibilità dei partiti e di chi li dirige quotidianamente, oppure la deriva non può che peggiorare e con esiti politici a tutt’oggi imprevedibili. Certo, la pochezza del battutismo è sotto gli occhi di tutti. E, di conseguenza, il tramonto della politica intesa come progetto, come visione di medio/lungo periodo e come capacità di individuare soluzione ai problemi dei cittadini, è diventato purtroppo un dato di fatto. Persin oggettivo. Ed è per questi motivi che, ancora una volta, quasi si impone la necessità di avere una classe dirigente che sappia opporsi alla malapianta del populismo e alle tristi e decadenti situazioni che produce. E il dibattito di mercoledì scorso al Senato tra battute, accuse triviali, barzellette ed insulti vari ha certificato, appunto, il tramonto della politica, dei partiti e delle rispettive classi digerenti. Il tutto amplificato dalle rispettive tifoserie giornalistiche, televisive e mediatiche.