«Lo stambecco, che oggi la destra vorrebbe inserire tra le specie cacciabili, è esattamente la ragione per cui esiste il più antico parco nazionale italiano. Senza lo stambecco non esisterebbe il Parco Nazionale del Gran Paradiso. È il suo simbolo, la sua ragione storica e culturale. Aprire alla possibilità di cacciarlo, come prevede uno specifico emendamento al cosiddetto DDL Malan (n. 1552), è una scelta scellerata da ogni punto di vista: un danno a una specie protetta, che il Parco ha salvato all’estinzione, e al Parco stesso, che da oasi amata dai turisti diventerebbe una riserva di caccia. Ora vogliamo capire se la Regione Piemonte sia stata coinvolta nel percorso legislativo approdato in Senato, oppure se tutto sia avvenuto all’insaputa della Giunta Cirio. Nel qual caso, Cirio non può fare finta di nulla». Lo afferma il consigliere regionale Alberto Avetta (PD), che ha presentato un’Interrogazione sull’argomento. «L’apertura della caccia allo stambecco rischia di vanificare gli sforzi decennali di conservazione fatti dal Parco, che hanno salvato la specie dall’estinzione (sul versante alpino italiano si contano 15mila esemplari). La Regione Piemonte deve assumere una posizione e aprire una discussione nelle Commissioni consiliari per approfondire con estrema attenzione l’opportunità di questa scelta e le sue ricadute sul patrimonio faunistico del Parco».
In merito alla problematica ambientale che interessa il Comune di San Giusto Canavese e i comuni limitrofi, nonché alle numerose segnalazioni pervenute da cittadini e amministrazioni locali, il Consigliere Regionale e Presidente della V Commissione Ambiente Sergio Bartoli comunica di essersi attivato per avviare un percorso di revisione della normativa regionale attualmente vigente.
La decisione è maturata a seguito dell’incontro istituzionale tenutosi martedì 5 maggio con ARPA Piemonte, Città Metropolitana e Direzione Ambiente della Regione Piemonte, dal quale è emersa, attraverso una successiva concertazione tra gli enti coinvolti, la necessità di intervenire su una legge regionale ferma ormai all’anno 2000 e oggi ritenuta non del tutto adeguata rispetto alle attuali problematiche ambientali e alle esigenze dei territori.
“Occorre lavorare con equilibrio e responsabilità – dichiara Bartoli – introducendo strumenti normativi più moderni, chiari ed efficaci, capaci di garantire la tutela dei cittadini e della qualità della vita, ma anche di salvaguardare le aziende che operano correttamente nel rispetto delle regole. Serve una normativa che favorisca maggiore trasparenza, confronto tra enti e prevenzione delle criticità ambientali.”
Bartoli evidenzia inoltre come il tema debba essere affrontato evitando contrapposizioni ideologiche, attraverso un dialogo concreto tra istituzioni, enti tecnici, amministrazioni locali e realtà produttive del territorio.
“L’obiettivo – conclude – deve essere quello di trovare soluzioni serie, sostenibili e condivise, che permettano di coniugare tutela ambientale, salute pubblica e continuità produttiva.
Politica, Europa, sicurezza: intervista a Vannacci
IL TORINESE WEB TV
In occasione del convegno organizzato dal SIULP l’on. Vannacci ha rilasciato un’intervista al nostro giornale in cui spiega alcuni passi del suo programma
Di Francesco Valente
UDC e DC hanno ricordato la Rerum Novarum
In attesa della nuova enciclica di Papa Leone XIV
Nella sede del Circolo IL LABORATORIO, ieri sera a 135 anni dalla promulgazione UDC e DC hanno ricordato la RERUM NOVARUM una delle più importanti encicliche della Chiesa cattolica. Mauro CARMAGNOLA , Mino GIACHINO e Pietro BONELLO hanno discusso la Enciclica sociale più importante degli ultimi secoli , una Enciclica su cui si sono formati decine di migliaia di cattolici impegnati in politica , in particolare nella DC, soprattutto nel secondo dopoguerra, ricostruendo Paesi semidistrutti dalla guerra assurda scatenata dal nazifascismo.
Da DeGasperi , Adenauer , Schuman oltre la ricostruzione di Italia, Germania e Francia, nasce una alleanza importante che ha dato vita e principi all’Europa.
Leone XIII scrive a 81 anni in latino la risposta ai problemi del lavoro nella società industriale, sostenendo che il socialismo non è la risposta e getto’ le basi della moderna dottrina sociale della Chiesa cattolica, meritandosi l’appellativo di Papa dei lavoratori. Condannando sia l’ateismo marxista che il capitalismo selvaggio, Papa Pecci individuo’ nella collaborazione tra le classi sociali la ricetta ai mali del tempo, denunziando con parole dure quanti “opprimono per utile proprio i bisognosi e gli infelici, perché defraudare il giusto salario, e’ colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio”. Tesi forti che hanno portato il mondo del lavoro a conquiste importanti sia dal punto di vista economico che dei diritti dei lavoratori nelle aziende, in Italia con lo Statuto dei Lavoratori di Carlo Donat-Cattin . Di fronte ai risultati poco esaltanti come la bassa crescita della economia degli ultimi vent’anni e all’impoverimento di metà della Città come denuncio’ l’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia , c’è bisogno di rilanciare una politica economica e sociale che rilanci il lavoro e riduca le diseguaglianze sociali cresciute come non mai a Torino, nel rifiuto della violenza dei cosiddetti centri sociali tipo Askatasuna , che purtroppo hanno trovato udienza e comprensione nella maggioranza che amministra Torino da trentatré anni.
Il battutismo, versione parlamentare del populismo
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Chi voleva avere la certezza quasi scientifica del decadimento morale, progettuale e politico del Parlamento italiano – e quindi della credibilità dei partiti e dei loro rispettivi capi – poteva tranquillamente ascoltare il dibattito che c’è stato recentemente al Senato durante il question time con la Premier Giorgia Meloni. Appunto, uno spettacolo decadente, inguardabile, inascoltabile e anche un po’ squallido. Una raffica di invettive personali, di insulti, di attacchi senza esclusione di colpi e, soprattutto, di battute. Le battute migliori e più pungenti – degne di un nobile ed antico bagaglino del grande ed indimenticabile Pippo Franco – hanno scandito il successo politico e mediatico di chi le ha pronunciate. Insomma, per farla breve, oggi per avere visibilità politica e mediatica negli infallibili talk politici televisivi serali occorre essere in grado durante il giorno di affastellare battute comiche, di far ridere l’uditorio, di attaccare violentemente il nemico politico, di irriderlo e ridicolizzarlo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, di delegittimarlo sotto il profilo morale. Ecco il menù del dibattito ascoltato in Senato nei giorni scorsi e che, del resto, possiamo tranquillamente e soavemente registrare quasi tutti i giorni nelle aule parlamentari. Ora, nessuno pretende, come ovvio e persin scontato, di avere una classe dirigente politico e parlamentare anche solo lontanamente paragonabile a quella della prima repubblica. Ma, per essere ancora più chiari ed onesti con noi stessi, neanche pensiamo al confronto con quella dell’inizio della seconda repubblica. Purtroppo dobbiamo prendere amaramente atto che il tarlo del populismo anti politico, demagogico, anti parlamentare e qualunquista del grillismo – sub cultura principe di ogni forma di populismo – ha contagiato in profondità l’intera politica italiana. E anche settori che sono quasi antropologicamente alternativi, distinti e distanti da quella malapianta, hanno finito per mutuarne il linguaggio, il modo d’essere e lo stesso comportamento concreto. Al punto che lo stesso confronto parlamentare – se così si può definire – ha finito per diventare uno scontro permanente tra opposti populismi ed estremismi. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, credo di potere sostenere che siamo arrivati ad un bivio. E cioè, o si riesce a mettere in campo coalizioni e alleanze che privilegiano il ritorno della politica, la centralità dei contenuti e, di conseguenza, la serietà e la credibilità dei partiti e di chi li dirige quotidianamente, oppure la deriva non può che peggiorare e con esiti politici a tutt’oggi imprevedibili. Certo, la pochezza del battutismo è sotto gli occhi di tutti. E, di conseguenza, il tramonto della politica intesa come progetto, come visione di medio/lungo periodo e come capacità di individuare soluzione ai problemi dei cittadini, è diventato purtroppo un dato di fatto. Persin oggettivo. Ed è per questi motivi che, ancora una volta, quasi si impone la necessità di avere una classe dirigente che sappia opporsi alla malapianta del populismo e alle tristi e decadenti situazioni che produce. E il dibattito di mercoledì scorso al Senato tra battute, accuse triviali, barzellette ed insulti vari ha certificato, appunto, il tramonto della politica, dei partiti e delle rispettive classi digerenti. Il tutto amplificato dalle rispettive tifoserie giornalistiche, televisive e mediatiche.
Giachino: “Lettera aperta a Giorgia Meloni”
Cara Giorgia,POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Sulla nuova legge elettorale la maggioranza cerca l’intesa ma l’opposizione (ufficialmente) fa muro