LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Ma è ancora possibile, oggi e non ieri, coniugare in un progetto politico credibile e di governo il
tradizionale europeismo con il riferimento all’atlantismo? Se questo è sempre stato il fiore
all’occhiello dei partiti di governo nel nostro paese, e nello specifico della Democrazia Cristiana
per oltre 50 anni durante l’intera prima repubblica, è pur vero che europeismo ed atlantismo sono
sempre stati i due motori propulsori che hanno caratterizzato la democrazia italiana dal secondo
dopoguerra in poi. Certo, parliamo di partiti e di culture politiche che non hanno mai avuto dubbi
o perplessità in merito alla collocazione naturale del nostro paese nello scacchiere europeo ed
internazionale. E quindi, per essere ancora più chiari, non mi riferisco ai partiti populisti,
massimalisti, estremisti o radicali che perseguono altri progetti e hanno altri obiettivi. Ma a partiti e
coalizioni che hanno sempre fatto dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè della piena e convinta
appartenenza all’Occidente, la loro stella polare anche e soprattutto per quanto riguarda la
declinazione concreta delle varie scelte sul terreno della politica estera.
Ora, però, si tratta di capire nell’attuale contesto internazionale se quei due postulati sono e
continuano ad essere realisticamente percorribili e concretamente perseguibili. Anche se, va pur
detto, le alternative ad una piena e convinta adesione occidentale sono francamente ed
oggettivamente inquietanti. Solo menti politicamente distorte e disordinate possono pensare che
la Russia da un lato o la Cina o l’Iran dall’altro possono rappresentare baluardi di sicurezza, di
libertà, di democrazia e di profonda adesione a sistemi politici liberi e costituzionali. Ma, al
contempo, non si può non sostenere che i due storici postulati di una prospettiva di libertà, di
democrazia e di sicurezza confliggono con chi scambia i valori occidentali con posizioni che sono
francamente incompatibili con quell’universo valoriale e culturale. Non è certamente, per fare un
solo esempio, l’America di Trump l’orizzonte ideale per consolidare quei valori che sono alla base
del nostro sistema democratico, liberale e costituzionale. Dei regimi autocratici, dittatoriali ed
illiberali – alcuni, purtroppo, ancora e sempre molto cari a settori della sinistra italiana – non vale la
pena di soffermarsi perchè erano, sono e restano alternativi ai principi e alla cultura democratica.
Ecco perchè il tema dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè di come rilanciare e consolidare oggi i
valori dell’Occidente, meritano di essere al centro della riflessione politica e progettuale dei partiti
e dei rispettivi schieramenti. Solo attraverso una chiarezza su questi nodi decisivi sarà possibile
presentarsi con le giuste credenziali progettuali in vista delle prossime elezioni politiche. Anche
perchè, oggi più che mai, sarà proprio la politica estera – come, del resto, era già durante l’intera
prima repubblica – la frontiera entro la quale si misura l’affidabilità, la serietà, la credibilità e
l’autorevolezza di un progetto politico e di governo. Dei partiti e dei rispettivi schieramenti.
Nonostante la illusione delle Olimpiadi nel 2036-2040 la distanza tra la Torino che sta bene e la metà della Città che sta male , secondo la descrizione dell’Arcivescovo Nosiglia, è ancora aumentata, e ciò nonostante la Città sia amministrata da trentatré anni dalla sinistra e dai suoi intellettuali col cachemire e con l’aiuto di una parte di ex dc. Torino mal piazzata nelle varie classifiche settantesima per qualità della vita, tre quarti dei giovani con contratti di lavoro precari, capitale della cassa integrazione. Al terzo posto per capitali privati che però, come ha denunciato il giovane Cardinal Repole vengono investiti all’estero.
