politica

Primo Maggio, Zangrillo: “Cè chi vuole distruggere”

«“Inizia l’assedio, inizia la guerriglia”: parole gravissime che non lasciano spazio a interpretazioni e che descrivono con brutale chiarezza il clima di violenza e di attacco allo Stato che ha oltraggiato il Primo Maggio a Torino», dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, che prosegue:

«Ancora una volta, nel giorno dedicato al lavoro e ai lavoratori, i soliti professionisti del disordine hanno trasformato Torino in un teatro di scontri, aggredendo barbaramente le Forze dell’Ordine.

Il DNA di Askatasuna è questo: non confronto, non partecipazione, ma scontro, intimidazione e violenza sistematica. L’ambiguità dell’amministrazione Lo Russo ha alimentato negli anni un clima pericoloso, fatto di tolleranza verso chi vive nell’illegalità e disprezza le regole.

Chi ancora oggi, anche all’interno della sua Giunta, giustifica o minimizza questi comportamenti si assume una responsabilità politica gravissima.

Il contrasto è sotto gli occhi di tutti: mentre il Governo lavora per creare e rafforzare l’occupazione, c’è chi continua a distruggere, a seminare odio e a colpire chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini.

A queste persone diciamo con fermezza che lo Stato non arretra, anzi sarà sempre più inflessibile: la legalità non è negoziabile.

Piena solidarietà alle donne e agli uomini in divisa, vittime anche oggi di una violenza vile e inaccettabile», conclude il ministro Zangrillo.

Quaglieni: “Stiamo con Buttafuoco”

Le pressioni politiche del governo e i giudizi faziosi dell’opposizione sulla Biennale di Venezia rivelano una assoluta mancanza di quel senso di  libera cultura che è alla base della Biennale e dell’attività culturale in generale. La cultura non può allinearsi con la politica estera dei governi.Questo è il principio irrinunciabile difeso da Pietrangelo Buttafuoco che ha dimostrato ancora una volta la sua sensibilità e indipendenza intellettuale. Siamo dalla parte del Presidente Buttafuoco che ha dimostrato equilibrio e ha tutelato l’idea storica di una Venezia, luogo di incontro di culture diverse e luogo in cui si esercita la tolleranza fin dai tempi di Paolo Sarpi. Mario Pannunzio che  fu un appassionato visitatore della Biennale, si sentirebbe  oggi come liberale dalla parte di Buttafuoco, anche per la scelta di non discriminare Israele.
Pier Franco Quaglieni
presidente del Centro “Pannunzio”

Ritorna la partecipazione politica dei cattolici

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Sì, lo sappiamo tutti e da molto tempo. La Democrazia Cristiana è archiviata. Il pluralismo politico,
e soprattutto elettorale, dei cattolici è un dato largamente acquisito e consolidato. E, in ultimo, –
almeno per il momento – non è all’ordine del giorno la formazione di partiti e movimenti politici di
ispirazione cristiana e popolare riconducibili al patrimonio culturale del cattolicesimo politico
italiano.
Ora, dando per acquisito questi elementi, è altrettanto indubbio che si registra una sorta di
risveglio politico, e pubblico, dei cattolici italiani. Non direttamente riconducibile ad
un’appartenenza di partito o ad una coalizione politica. Ma, semmai e al contrario, una voglia di
partecipazione e di impegno su singoli temi che sono anche, e soprattutto, il frutto di una
seminagione culturale e spirituale da parte della Chiesa e dell’associazionismo di base declinato
in questi ultimi anni. Quello che un tempo, nella cosiddetta prima repubblica, si chiamava
semplicemente mondo cattolico.
Certo, per un cristiano/cattolico, come per qualsiasi altra realtà culturale, la testimonianza
personale e di gruppo è più efficace se non è disgiunta dalla rappresentanza. E quando lo è, la
stessa partecipazione si ferma inesorabilmente ed irreversibilmente al pre politico. Serve, cioè,
adesso fare un salto di qualità. Ma l’impegno politico non nasce mai per caso. È sempre il frutto e
la conseguenza di una maturazione culturale e di un impegno che partono dai valori e che
richiedono poi di essere tradotti concretamente nella società. Del resto, è appena sufficiente
rileggere le biografie e i percorsi personali dei grandi e qualificati leader e statisti della prima
repubblica, e in parte anche della seconda repubblica, per rendersi conto che la militanza,
l’impegno e la presenza nella politica e nelle istituzioni sono sempre la conseguenza di una
identità e di una formazione culturale e spirituale specifica e precisa. E, al di là dei singoli e dei
rispettivi percorsi individuali e collettivi, di questa cultura, di questa tradizione e di questo
pensiero ogni c’è bisogno. Non lo dicono solo i cattolici – che restano, tuttavia, ancora troppo
dispersi e frammentati nella vita pubblica – ma lo sostengono apertamente anche e soprattutto gli
storici detrattori della Dc, del Ppi e della stessa presenza organizzata dei cattolici nella vita
pubblica del nostro paese. Ed è anche per queste ragioni, semplici ma oggettive, che il risveglio
politico contemporaneo dei cattolici non può che essere salutato positivamente. Per arricchire la
politica italiana e, al contempo, per dare un contributo decisivo alla qualità della nostra
democrazia, alla credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, probabilmente, alla stessa
efficacia dell’azione di governo.
E, forse, questo rinnovato, ed auspicato, impegno politico e pubblico dei cattolici rientra a pieno
titolo in una fase più generale di partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. I dati dell’ultimo
referendum costituzionale sulla giustizia, al di là del suo esito concreto, lo confermano. Ma tutto
ciò richiede, pur non anticipando i tempi e senza piegare questo rinnovato e potenziale impegno
ad una precisa scelta politica o di schieramento, un salto di qualità sul terreno della grammatica
politica. E questo salto di qualità, cioè dalla seppur legittima ed importante testimonianza pre
politica alla presenza nei partiti e nelle istituzioni, sarà ulteriormente facilitato rileggendo anche e
soprattutto il magistero dei nostri leader e statisti del passato. Anche perchè, senza rileggere il
passato, nessuno è in grado di costruire il futuro e governare il presente.

Primo Maggio, Ravello (FdI): “A Torino violenza cercata e voluta“

“Chi sfila con i centri sociali copre e giustifica la guerriglia urbana”

“Ma quale ‘spezzone sociale’: sfilare con i centri sociali diventa, di fatto, una copertura volontaria della guerriglia urbana”. Così Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte, sugli scontri davanti ad Askatasuna tra Polizia e antagonisti a margine del corte del Primo Maggio.

“Non è più accettabile il copione del finto stupore e delle condanne di rito che seguono puntualmente gli scontri. Organizzatori e partecipanti continuano a fingere di non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Anche le reazioni di facciata come quella del Sindaco Stefano Lo Russo sono ormai prive di credibilità. La realtà – continua Ravello – è evidente: esiste un sodalizio radicato tra protesta e violenza”.

“Non c’è nulla di pacifico in chi marcia a braccetto con l’antagonismo più estremo e sovversivo. Chi sceglie di stare in quei cortei ne accetta consapevolmente dinamiche e conseguenze. È paradossale che nel corteo dei lavoratori trovino spazio i soliti ‘figli di papà’ che probabilmente non hanno mai conosciuto il lavoro. Una distorsione – aggiunge Ravello – che svuota di significato una giornata simbolo di diritti e dignità”.

“Torino – conclude Ravello – si conferma teatro dell’ennesimo episodio di odio e di attacco allo Stato. Non si può più tollerare che violenza e illegalità vengano sistematicamente giustificate o minimizzate. Serve una presa di posizione netta, senza ambiguità, da parte di tutti. Il tempo delle giustificazioni è finito: chi sta con la violenza ne è complice. Un ringraziamento va alle Forze dell’Ordine che, con consueta professionalità e coraggio, hanno evitato il peggio”.

Giachino: “Primo Maggio sotto tono”

Manifestazione primo Maggio sotto tono proprio mentre a Torino il problema  del lavoro e’ cresciuto come mai. Aumentata la disoccupazione , aumentata la precarietà in particolare per i giovani ma in piazza nessuno parla della causa cioè la bassa crescita della economia torinese che dura da 25 anni che e’ la causa principale della crisi del lavoro e del commercio. Solo sette anni fa per dire SI alla TAV Torino riempi piazza Castello. Aver  puntato solo sul turismo e sugli eventi ha generato tanto lavoro a tempo parziale e quindi precario. Non basta dire che Torino è una Città industriale , l’industria andava e va difesa. Tragico l’errore del Governo CONTE PD di non mettere il golden power al momento della vendita della FIAT ai francesi. Occorre un patto Torino Governo Fiat sulla politica dell’auto . Noi come UDC sosterremo col Governo le ragioni della industria e del lavoro per un rilancio della economia che intacchi precariato e lavoro povero anche accelerando i lavori della TAV e aumentando il finanziamento  della Metro 2  I torinesi alle prossime elezioni comunali facciano la loro parte.
Mino Giachino

Ravinale (Avs): “I fiumi non sono bancomat dell’acqua”

A giugno dello scorso anno ci eravamo opposte con forza a una serie di norme della destra, infilate all’ultimo nella legge di riordino, che avevano un pesante impatto ambientale.
A settembre dell’anno scorso il Ministero dell’Ambiente aveva bocciato due articoli, il 35 e il 40, della Legge di riordino regionale sull’immissione di specie ittiche alloctone nei fiumi e torrenti piemontesi e sul prelievo delle acque di falda.
Oggi è arrivata anche la bocciatura della Corte Costituzionale sull’altro articolo, il 34, la norma cioè con cui la Giunta ha cercato di derogare al c.d. deflusso ecologico, consentendo di prelevare quantità maggiore di acqua dai fiumi per attività produttive e agricole. Impugnata dallo stesso Governo Meloni, la norma è chiaramente contraria a tutti i principi di tutela ambientale e di mitigazione dei rischi collegati alla crisi climatica previsti dalle normative nazionali e comporta “la riduzione della tutela del paesaggio e la violazione del principio di co-pianificazione paesaggistica”. Un risultato ampiamente prevedibile già 8 mesi fa, tempo durante il quale la Regione è riuscita a far sfruttare più del dovuto, seppur temporaneamente, i corsi d’acqua piemontesi.

Ci avevano provato, sono stati costretti prima a fare retromarcia e poi a fermarsi.

Il comportamento della destra nei confronti dei nostri fiumi è predatorio: la portata dei corsi d’acqua è ridotta al lumicino e negli ultimi anni la media storica ci dice che, secondo i dati ARPA Piemonte, oltre il 45% dei corpi idrici regionali non raggiunge lo stato ecologico “buono”.

La batosta però non è bastata, perché adesso la Giunta ci riprova. Con una nuova proposta di legge che leggiamo oggi sullo Spiffero prova a inventarsi una “lacuna regolatoria” e individuare i “casi particolari di cui all’art. 8 della Direttiva Deflussi con riferimento, tra il resto, alle esigenze di tutela dei canali storici, delle colture di pregio, delle aree connotate da deficit idrico ricorrente, e ad ogni altra circostanza che determini la necessità di salvaguardia continuativa nel tempo di usi particolari”. L’obiettivo è chiaro: costruire una scappatoia, capace di insinuarsi nel quadro normativo europeo e nazionale.

Nella Regione più inquinata d’Europa che non riesce a mettere in campo un piano per la qualità dell’aria efficace, Marnati appare invece attentissimo a trovare cavilli per derogare alle norme europee e continuare ad abusare dei corsi d’acqua piemontesi.

Alice Ravinale

Consigliera regionale AVS

Magliano: “Nasce la figura del paziente volontario esperto”

“Come aiuto per le persone con diabete dopo la diagnosi». Il Consiglio regionale approva la Legge all’unanimità

Approvata all’unanimità dal Consiglio regionale la Proposta di Legge a prima firma Silvio Magliano, Capogruppo Lista Civica Cirio Presidente PML in Consiglio regionale, per l’istituzione della figura del paziente volontario esperto in diabete per l’accompagnamento e la valorizzazione del ruolo delle associazioni di volontariato dei pazienti con diabete con l’obiettivo di rafforzare l’educazione terapeutica come strumento centrale nella gestione della malattia.

Il vero elemento innovativo della proposta è l’introduzione della figura del “paziente volontario esperto in diabete”: si tratta di un paziente appositamente formato che, in collaborazione con le strutture sanitarie, potrà affiancare l’attività educativa rivolta alle persone con diabete, contribuendo alla diffusione di conoscenze pratiche per una corretta gestione della malattia. Per le famiglie con pazienti in età infantile, il paziente esperto volontario potrà essere un adulto, a sua volta genitore di un paziente.

«La scoperta di avere, o che il proprio figlio ha, una malattia cronica come il diabete – spiega Silvio Magliano – può essere un momento profondamente doloroso e destabilizzante. È come l’ingresso in un mondo nuovo e sconosciuto. Introducendo la figura del paziente volontario esperto compiamo un importante passo verso un modello di assistenza diabetologica sempre più centrato sulla persona. Il paziente volontario esperto conosce già quel mondo e vi si orienta. Anche così è possibile attenuare lo smarrimento del paziente e della sua famiglia con un approccio umano che, importante in qualsiasi percorso terapeutico, è ancora più decisivo in un ambito complesso e molto esteso nel tempo come quello diabetologico».

Il provvedimento riconosce formalmente il contributo strategico delle associazioni di pazienti nella collaborazione con la rete regionale dei Servizi specialistici di Malattie metaboliche e Diabetologia, sia sul piano dell’informazione e divulgazione, sia su quello dell’educazione dei pazienti alla gestione della patologia.

A Torino la fascia di povertà assoluta e’ cresciuta in questi anni

 

La rapina alla Pastorale migranti è alla Camminare insieme meritano una riflessione più approfondita. Il Cardinale riconvochi l’Agora’ sociale 

Caro Direttore so che ci mette tristezza  nell’anima  ma non possiamo girarci dall’altra parte di fronte ai problemi sociali e di povertà che invece di decrescere in questi anni sono aumentati. La rapina al Centro della Pastorale dei migranti è alla Camminare insieme ci dicono che l’area della povertà assoluta a Torino è più ampia di quella che pensavamo e che anche in questi ultimi anni è cresciuta come ci ha ricordato più volte il precedente Direttore della Caritas DOVIS. Non basta sperare come ha detto Sergio Chiamparino che arrivino degli aiuti. Il problema di Torino è strutturale e in questi anni di bassa crescita la distanza tra coloro che detengono patrimoni ma, irresponsabilmente, non li investono a Torino e l’area della povertà è aumentata. Che di tutto questo non si apra una discussione in Consiglio Comunale dimostra che la sensibilità umana della politica torinese è scesa molto. Discutere del Brand di Torino di fronte alla precarietà, alla povertà e al degrado crescente ricorda le Brioches di Maria Antonietta.  Nel 1976 di fronte a una crisi non così grave si convocarono gli Stati generali in un gremitissimo Teatro Nuovo. Intervennero De Benedetti, Umberto Agnelli , DonatCattin, Bodrato, Calleri, Libertini, Novelli, Minucci, grandi dirigenti sindacali come Pugno, Bertinotti, Delpiano.  Mi fa male vedere John ELKAN a seguire col cuore la Juve e con zero passione Mirafiori e la Fiat. Una volta l’IRES dava dati su dati sociali oggi tutto tace salvo le ricerche di Zangola. Il Cielo ci ha portato via NOSIGLIA che sottolineava la distanza delle due Città . Se penso che tanti amici cattolici hanno sostenuto in questi anni senza mai farsi venire un dubbio Amministrazioni che hanno dato molto di più alla Metà della Città che sta bene di quanto non abbiano dato alla metà della Città che sta male mi viene il magone.
Bisogna fare qualche cosa.Se il Comune non convoca gli astati generali , spero che il nostro giovane Cardinale riconvochi l’Agora’ sociale chiamando tutti a confrontarsi e a prendere decisioni.
Mino GIACHINO responsabile torinese UDC

Pompeo (PD): “Melanoma in crescita record: la Regione intervenga”

 “Su screening, liste d’attesa e prevenzione”

 “Il melanoma è il tumore con il più rapido incremento in Piemonte e in Italia. E’ fondamentale che la Giunta regionale intervenga con misure urgenti per potenziare la diagnosi precoce e consentire visite dermatologiche in tempi rapidi, riducendo drasticamente le liste d’attesa. Su questo problema ho presentato un atto di indirizzo che deve essere discusso e approvato in tempi stretti: questa situazione preoccupante richiede risposte immediate e strutturali” afferma la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.

“Secondo lo studio epidemiologico Estimates of cancer incidence to 2025 in Italy, pubblicato nell’aprile 2026 e realizzato anche con il contributo del Registro Tumori del Piemonte, il melanoma cutaneo registra un incremento senza precedenti: +29% negli uomini e +44% nelle donne rispetto al periodo 2013-2017. Si tratta dati allarmanti che colpiscono soprattutto le persone nate fino alla metà degli anni ’70. Per questa fascia d’età servono strategie di screening dedicati, non generiche campagne di sensibilizzazione che non affrontano il problema nel modo corretto” prosegue la Consigliera regionale Pd.

“La diagnosi precoce, in tutte le malattie, è determinante per una cura tempestiva che può consentire la sopravvivenza e il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale regionale indica chiaramente la necessità di un controllo dermoscopico annuale. Purtroppo, oggi, ottenere una visita dermatologica entro i tempi clinici raccomandati è quasi impossibile e molte persone, non potendo, per motivi economici, effettuare una visita privata, rinunciano a curarsi. Il rapporto regionale Tempi di attesa per visite specialistiche – III trimestre 2025 mostra, infatti, percentuali drammatiche di prestazioni erogate oltre i 30 giorni (Classe D): oltre il 50% in molte ASL del Piemonte, con punte estreme come 89,87% all’IRCCS di Candiolo e 75,12% al Centro Ortopedico di Quadrante” precisa Laura Pompeo.

“Questi numeri descrivono un vero e proprio imbuto che impedisce la diagnosi precoce e mette a rischio la salute dei cittadini. È indispensabile che il Responsabile Unico Regionale dell’Assistenza sanitaria indichi subito quali misure intenda adottare per sbloccare la situazione. Ricordo che il nuovo Piano socio-sanitario parla di prevenzione come pilastro del sistema – conclude Pompeo – ma senza screening accessibili e senza tempi d’attesa adeguati, questi principi restano sulla carta. La Regione deve intervenire ora, perché sul melanoma la tempestività salva la vita”.