Iran, Nicco: “Odg contro la repressione”
PER LA LIBERTÀ DEL POPOLO IRANIANO
“Di fronte alla brutale repressione in atto in Iran, il Consiglio regionale del Piemonte non può restare in silenzio. Oscurare internet, non può oscurare le coscienze: oggi abbiamo discusso e approvato all’unanimità un Ordine del giorno che afferma con forza tre principi chiari: condanna senza ambiguità delle violenze del regime contro civili, donne, giovani e minoranze, oltre 12mila morti sono una carneficina; rifiuto dell’uso della pena di morte come strumento di repressione politica; sostegno a un’azione diplomatica internazionale forte e coordinata per la tutela dei diritti umani fondamentali e per far terminare questo orrore”, dichiara il Presidente del Consiglio regionale Davide Nicco.
L’Ordine del Giorno, proposto all’unanimità dall’UdP presieduto da Davide Nicco, impegna il Presidente della Regione ad attivarsi presso il Governo affinché continui a promuovere, in sede europea e alle Nazioni Unite, iniziative volte alla cessazione della repressione, alla sospensione delle esecuzioni e al rispetto delle libertà fondamentali, oltre a sostenere azioni di sensibilizzazione e cooperazione internazionale a favore della popolazione iraniana.
“Tutte le istituzioni democratiche hanno il dovere di testimoniare con atti concreti la difesa della dignità della persona e dello Stato di diritto. Con questo voto unanime – conclude Nicco – il Consiglio regionale ribadisce che i diritti umani non hanno confini e che la libertà non può essere soffocata dalla paura e nel sangue”.
“Nasce il Comitato Popolari per il Sì. È stato presentato a Roma durante una conferenza
stampa alla Camera dei Deputati. Durante l’incontro, introdotto da Rodolfo De Laurentiiis e
Giorgio Merlo, sono intervenuti l’on. Giuseppe Gargani, storico esponente del popolarismo di
ispirazione cristiana e il prof. Giulio Prosperetti, vice Presidente emerito della Corte Costituzionale
che guiderà il Comitato.
Il Comitato ‘Popolari per il Sì’ nasce in coerenza con la storia e la cultura dei Popolari e del mondo
ex democristiano. E la conferma arriva dalle tesi programmatiche del Ppi all’atto della sua
fondazione nel gennaio del 1994 – partito che aveva come leader nazionali Franco Marini, Mino
Martinazzoli, Rosa Russo Iervolino e Gerardo Bianco – che conteneva al suo interno un capitolo
dedicato alla separazione delle carriere. E il Comitato nasce anche e soprattutto per non
dimenticare la storia, la cultura e il progetto politico dei Popolari che non può ridursi, come
purtroppo è concretamente capitato in questi ultimi anni, a giocare un ruolo puramente
ornamentale e del tutto ininfluente nelle dinamiche della politica contemporanea.
E, alla luce di questa considerazione, il Comitato ‘Popolari per il Sì’ avvierà una serie di iniziative
in tutto il territorio nazionale anche perchè la richiesta di dar vita a questo organismo in vista del
prossimo referendum costituzionale sulla giustizia è partita da molti gruppi Popolari disseminati
nel nostro paese.
Il ‘Comitato Popolari per il Sì’, infine, oltre a sostenere le ragioni centrali della riforma, coltiva
anche e soprattutto l’obiettivo di non dimenticare la storia e l’esperienza dei Popolari che su
questi temi ha sempre giocato un ruolo protagonistico e mai riconducibile ad una funzione
marginale e periferica”.
Comitato ‘Popolari per il Sì’
On. Rodolfo De Laurentiis
On. Giorgio Merlo
Una delegazione di agricoltori Coldiretti del Torinese ha partecipato alla manifestazione di Strasburgo di fronte alla sede del Parlamento europeo per dire no all’accordo Ue-Mercosur, che è stato discusso a partire dalla seduta di mercoledi 21 gennaio. Al voto dell’Europarlamento un documento che richiede il rinvio alla Corte di giustizia Europea per verificare la compatibilità con le norme comunitarie.
“Il motivo della manifestazione proprio a Strasburgo – spiega il presidente di Coldiretti Bruno Mecca Cici – è stato quello di portare la protesta del mondo agricolo direttamente nel cuore della democrazia europea. Abbiamo spiegato ai parlamentari che il Mercosur rappresenta un accordo commerciale con il Sud America che apre le porte del mercato italiano ed europeo a prodotti agroalimentari ottenuti nei Paesi di origine senza il rispetto delle stesse norme a tutela della salute dei consumatori, dell’ambiente e del lavoro degli agricoltori”.
Si tratta di una manifestazione che ha voluto spingere proprio il Parlamento di Strasburgo a riappropriarsi della discussione politica sul settore sempre più strategico dell’agricoltura europea.
“Siamo stufi di subire le decisioni di una cerchia di tecnocrati e burocrati – spiega il direttore di Coldiretti Torino Carlo Loffreda – che risponde solo alla presidente Von Der Leyen. Dal futuro dell’agricoltura dipende una buona parte del futuro dell’Europa. Non può essere una materia demandata a un gruppo ristretto, che opera senza ascoltare gli agricoltori”.
Proprio per continuare la mobilitazione nelle prossime settimane sono previste assemblee territoriali dove Coldiretti Torino discuterà con le aziende agricole sulle politiche e sulle azioni sindacali per questo 2026 che rappresenta un anno cruciale per il futuro dell’agricoltura.
Mara Martellotta
Non possiamo perdere altro tempo: la violenza tra i giovani è sempre più crudele, con episodi che si susseguono da nord a sud del Paese. Vediamo ragazzi che sfuggono alle famiglie e mettono in crisi l’istituzione scolastica, che invece dovrebbe avere il compito primario di educare”.
Il metal detector può essere anche uno strumento utile, ma da solo non basta: servono correttivi educativi, culturali e sociali per restituire dignità ai ragazzi, alla scuola e alle famiglie” – conclude Ruffino.
Dottrina Landini: venerdì sciopero, lunedì fandonie
POLITICA
Come conferma Landini, più va avanti la campagna referendaria e più diventa evidente come il punto che dà veramente fastidio della riforma della giustizia è il sorteggio dei componenti del Csm
Leggi l’articolo su L’identità:
DA PALAZZO LASCARIS
Dopo ampio dibattito, la quarta Commissione regionale, presieduta da Luigi Icardi, ha dato parere favorevole a maggioranza al Documento regionale di economia e finanza (Defr) e al Ddl sul bilancio di previsione 2026-2028. Gli assessori al Bilancio, Andrea Tronzano, alla Sanità, Federico Riboldi, si sono confrontati con i consiglieri di opposizione, che avevano chiesto di poter entrare nel merito dei capitoli di bilancio, oltre ad una comparazione dei bilanci delle aziende sanitarie degli ultimi tre anni.
Tronzano ha precisato che per poter fare un’analisi puntuale dei bilanci delle Asl servono i rendiconti, che saranno presentati dalle aziende nel mese di febbraio: “Con la variazione al bilancio – ha detto – interverremo sui maggiori investimenti regionali rispetto ai trasferimenti dello Stato che, come tutti gli anni, consentiranno alla Sanità di chiudere in pareggio.
Intanto, in attesa delle ricadute della finanziaria e del riparto del fondo sanitario nazionali, stiamo utilizzando la norma statale approvata il 30 dicembre che consente alle Regioni di sospendere la quota capitale dei mutui per poter arrivare ad una manovra di variazione strutturata”.
Sono intervenuti Domenico Ravetti, Gianna Pentenero, Nadia Conticelli, Monica Canalis (Pd), Alice Ravinale (Avs), Alberto Unia (M5s), Vittoria Nallo (Sue), Davide Zappalà (FdI). I consiglieri di opposizione sono stati critici rispetto al metodo con cui è stato presentato il bilancio.
Ufficio Stampa CRP
Alta Velocità: Denuncia Corte dei Conti europea sui gravi ritardi e sul forte aumento dei costi
Il sessantottismo di Bertinotti
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Non ho mai amato Fausto Bertinotti che conobbi quando era un importante sindacalista della Cgil. Aveva già allora la durezza di Landini, nascosta in un guanto di velluto di finta cultura citazionista. E’ stato ed è un radical chic ante litteram, uno che non si è voluto arrendere, guardando la storia e la realtà, alla caduta del Muro di Berlino e al ripiego obbligato del marxismo nel campo del socialismo utopistico, tanto criticato da Marx. Lo riconobbe il mio amico Nicola Tranfaglia, che pure mi rese la vita difficile, dicendo che il marxismo era diventato un’utopia. Neppure Bobbio ebbe il coraggio di trarre adeguate conclusioni storiche sulla fine del comunismo. Non capirò mai il Bobbio dal 1989 in poi che difese le ragioni del comunismo, dopo averlo criticato per decine di anni, ossessionato dal berlusconismo. E anche il filosofo del pensiero debole Vattimo divenne sostenitore di un’ideologia forte sconfitta dalla storia. Uno strano destino, quasi incredibile. Bertinotti in un’ampia intervista parla degli 80 anni della Repubblica, dando una versione classista e operaista della storia che meriterebbe una puntuale confutazione che richiederebbe tempo e spazio che non ho e che forse non è necessario avere perchè molte delle sue affermazioni sono così inconsistenti da non meritare una replica. Bertinotti non ha mai fatto i conti in primis con i suoi personali errori politici come la caduta di Prodi e non si è mai reso conto che l’estremismo non è solo malattia infantile, come diceva Lenin, ma è anche, nel suo caso, la malattia politica senile, quasi incurabile, di chi vede nella situazione attuale la “vendetta contro il ‘68″. Se la questione viene posta così, non esito a dire che la risposta al ‘68 e alla fuga in avanti delle ideologie presuntuose del secolo scorso è arrivata molto in ritardo. Bertinotti afferma che le attuali tre forze di governo sono estranee alla Costituzione del 1948. Dice una verità sacrosanta, ma non spiega perché quelle che contribuirono a scriverla sono oggi marginali e minoritarie. Non considera gli errori colossali della sinistra al governo, senza mai avere una vera maggioranza. Non percepisce che la vittoria della destra e’ anche figlia di quegli errori. E’ una reazione all’estremismo arrogante di una sinistra incapace di governare i cambiamenti. La vittoria della destra e’ il prodotto di un legittimo rifiuto democratico, attraverso il voto, di un modo di governare che portò Grillo ad avere un vastissimo consenso. Le semplificazioni manichee di Bertinotti privo di una vera cultura politica maturata sui libri e non nelle officine non convincono quasi più nessuno. I chierici di officina di cui scriveva Montale, non sono mai stati convincenti. Togliatti che era un uomo colto e realistico non avrebbe mai tollerato Bertinotti nel PCI. Il partito di Bertinotti, Rifondazione, è diventato un cespuglietto dell’estremismo dei centri sociali. A 86 anni fisicamente molto ben portati, Bertinotti dovrebbe ritirarsi a meditare sulle sconfitte a cui lui stesso ha contribuito. In primis dovrebbe trarre un bilancio sul Sessantottismo parolaio che lui continua a giudicare in termini positivi . La definizione parolaio rosso la coniò con santa ragione Gian Paolo Pansa. Leggendo la sua intervista si trovano le ragioni per cui la maggioranza degli italiani ha votato il centro – destra anche per disperazione.