politica

Inquinamento, Ravinale (Avs): “Salute a rischio, mancano risposte dalla Regione”

Dopo le trionfali dichiarazioni dell’assessore Marnati di inizio gennaio, quelle in cui si diceva tra l’altro che “le molecole di carbonio” a Torino sono “meno tossiche”, l’inquinamento torna a farsi sentire: a Torino è di nuovo semaforo rosso per i diesel Euro 5, l’aria non è “accettabile”, con sforamenti stabili oltre i 35μg/m³ di pm2.5 e oltre i 50 per il pm10 per quasi una settimana intera. Limiti che l’Unione Europea ha stabilito che saranno maggiormente abbassati e stringenti per tutelare la salute pubblica e che il Piemonte e l’Italia non riusciranno a rispettare. Lo ha detto chiaramente due settimane fa il Direttore Arpa Piemonte Secondo Barbero che rispettare i nuovi limiti in soli cinque anni sarà “molto difficile. Con il trend di miglioramento in corso è praticamente impossibile” e che per raggiungere i nuovi livelli “dipenderà dalle risorse economiche disponibili e dalla capacità di implementare le tecnologie necessarie”.

Sullo sfondo di tutto questo si staglia lo spettro del 1° ottobre 2026, data entro la quale bisognerà aver trovato misure compensative per evitare il blocco dei diesel Euro 5: misura introdotta proprio dalla Regione Piemonte, poi rinviata una prima volta con un intervento in extremis dal Governo, e poi la scorsa estate modificata ancora una volta dal Governo introducendo la possibilità appunto di introdurre “misure compensative”, che però non si capisce bene quali siano e che effetto avranno. In poche parole, per scongiurare il blocco – che la destra in consiglio regionale aveva trionfalmente salutato con tanto di cartelli propagandistici al momento dell’approvazione della norma nazionale – siamo ancora in alto mare.

Avevo chiesto con tre interrogazioni depositate a inizio settembre in che modo le misure presentate nella conferenza stampa di Cirio e Marnati di inizio agosto – dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale a quello dei biocarburanti all’introduzione di sistemi filtranti – consentissero di compensare le emissioni dei diesel Euro 5: a sei mesi di distanza, e quindi con clamoroso ritardo rispetto ai tempi previsti dal Regolamento, le uniche risposte ottenute sono delle stime ipotetiche relative all’utilizzo di biocarburante e il fatto che gli spostamenti degli studenti universitari che beneficiano della misura Piemove incidano soltanto per una media del 4% sul totale della mobilità urbana. Dato che conferma il fatto che tale misura andrebbe estesa a tutti gli under 26, come abbiamo in più occasioni richiesto e come aveva promesso la stessa maggioranza, per avere una reale incidenza sul taglio delle emissioni, che oggi si ferma infatti a una riduzione di meno dello 0,5% sia per quanto riguarda il particolato che gli ossidi di azoto: su questa estensione però abbiamo ricevuto risposta negativa da parte della Giunta.

Un po’ pochino, per la Regione con l’aria più inquinata d’Italia

Attendiamo di sapere quali saranno gli esiti della “Struttura speciale” istituita nel mese di agosto, che sta lavorando “senza oneri aggiuntivi” a queste miracolose misure compensative. Si porrà poi un altro problema, ovvero con che risorse attuarle, visto che il Ministro Pichetto Fratin con la Finanziaria 2026 ha tagliato del 75% il fondo per migliorare la qualità dell’aria in Pianura padana, la zona più inquinata d’Europa secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea). Le risorse del Fondo per il finanziamento di specifiche strategie di intervento volte al miglioramento della qualità dell’aria passeranno così da 320 milioni di euro a soli 80 milioni nel triennio 2026-2028. Come pensano di far fronte Cirio e Marnati a quest’ennesimo sgambetto da parte del Governo Meloni al Piemonte e ai suoi cittadini, la cui salute è messa rischio dall’aria che respirano?

Malattie rare, Magliano: 28 febbraio Giornata Mondiale


«Costruiamo insieme, associazioni e Regione, risposte concrete ed efficaci per pazienti e famiglie»

Ieri all’Università di Torino si è tenuto il convegno dedicato alle malattie rare, promosso dalla Rete Associazioni Malattie Rare Piemonte e Valle d’Aosta insieme alla Fondazione CMID, alla vigilia della Giornata Mondiale a loro dedicata del 28 febbraio. Nel corso dei lavori è intervenuto il Capogruppo della Lista Civica Cirio Presidente PML, Silvio Magliano, nel momento riservato alle associazioni.

«Le associazioni – dichiara Magliano – rappresentano da sempre un interlocutore essenziale nel rapporto con la Regione Piemonte, perché portano nel confronto istituzionale l’esperienza concreta di pazienti e famiglie. In Piemonte sono stati raggiunti grandi obiettivi, ma esistono ancora ambiti nei quali, lavorando insieme, possiamo introdurre innovazioni decisive. Per questo dobbiamo rafforzare e rendere sempre più strutturali strumenti come la coprogrammazione e la coprogettazione tra associazioni, professionisti sanitari e istituzioni. Il confronto deve tradursi in scelte operative chiare e in risultati concreti per le persone».

In Piemonte sono presenti 408 patologie delle 456 inserite nel nomenclatore, per un totale di circa 43mila pazienti, pari al 1,1% della popolazione residente.

Silvio Magliano ha indicato come priorità il rafforzamento complessivo del sistema sanitario regionale, per evitare che le persone si vedano costrette a cercare in strutture sanitarie fuori regione le risposte di cui hanno bisogno. «Dobbiamo creare le condizioni – afferma Magliano – perché, indipendentemente dalla patologia rara e al netto di ciò che già si fa, ed è moltissimo, chi riceve una diagnosi possa trovare nella nostra regione competenze, percorsi chiari e un accompagnamento costante lungo tutto l’iter di cura. Possiamo riuscirci mettendo in azione le proposte che sono state espresse questa mattina: tutela dei diritti e informazione chiara per i pazienti, sostegno alle famiglie, presa in carico efficace e orientamento nella rete dei centri di riferimento, attenzione alla transizione dall’età pediatrica a quella adulta con un accompagnamento multidisciplinare, mappatura delle patologie e riconoscimento delle malattie rare con percorsi terapeutici definiti, rafforzamento del collegamento tra Piemonte e Valle d’Aosta».

Il Consigliere ha evidenziato come il lavoro condiviso rappresenti la strada più solida per affrontare le criticità ancora aperte, partendo dai bisogni reali di pazienti e famiglie. «Le associazioni sono fatte di pazienti, familiari e caregiver – afferma Magliano – e conoscono da vicino le difficoltà che seguono una diagnosi. Non lasciare sole le persone e le famiglie nel momento in cui devono riorganizzare la propria vita è un obiettivo da perseguire con continuità: dobbiamo poter dire con chiarezza che il percorso di cura si costruisce insieme, passo dopo passo. Quanto è stato realizzato fino ad ora, con il contributo di tutti gli attori coinvolti, è già un grandissimo punto di partenza, da cui proseguire recependo gli spunti emersi questa mattina».

Una “politica di centro” contro gli estremismi

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

L’acceso, per non dire quasi violento, confronto sul prossimo referendum costituzionale sulla
giustizia, evidenzia in modo plastico che la radicalizzazione del conflitto politico con la
conseguente polarizzazione ideologica sono diventati gli assi portanti ed esclusivi della vita
pubblica nel nostro paese. Una deriva che, purtroppo, non ha più confini e non ha più limiti. È
appena sufficiente, al riguardo, registrare quotidianamente le diverse prese di posizione in vista
del voto di marzo per rendersene conto. Campi politici molto diversi ed alternativi tra di loro ma
accomunati da una violenza e da una virulenza verbale dove se le danno di santa ragione, come si
suol dire. E non solo tra i rispettivi campi politici. Perchè, come tutti possono verificare, si tratta di
due eserciti ben corazzati e ben attrezzati dove tutto è possibile ed ammesso tranne alcuni
tasselli. E mi riferisco, nello specifico, a quei tasselli che storicamente hanno caratterizzato e
contraddistinto quella cultura che i grandi leader e statisti democratico cristiani e cattolico
popolari chiamavano semplicemente “politica di centro”. Una cultura politica, una postura
istituzionale ed uno stile personale che rifuggivano quasi antropologicamente da quella
radicalizzazione e da quella demonizzazione che erano e restano all’origine della crisi della
politica, della caduta di qualità della democrazia e della stessa scarsa credibilità delle istituzioni
democratiche. Per non parlare della crisi profonda e strutturale dei partiti, diventati
progressivamente o strumenti nelle mani di una sola persona o meri e grigi cartelli elettorali. Due
eserciti, l’un contro l’altro armati, che contano al proprio interno politici, anche e soprattutto
magistrati sempre più politicizzati, giornalisti e conduttori di talk televisivi, opinionisti di riferimento
e uno stuolo di combattenti da tastiera che sono in prima linea nel demolire l’irriducibile nemico
politico.
Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ogni qualvolta si leva una voce – autorevole e
qualificata – che recupera quella cultura, quella postura e quello stile sembra veramente di uscire
dal coro e di sintonizzarsi su un altro canale. O in un altro registro. È il caso, nei giorni scorsi,
dell’intervento breve ma altamente significativo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di fronte al CSM.
Ora, però, e pur senza scomodare il gradino più alto delle istituzioni civili del nostro paese, è
altrettanto indubbio che sino a quando questa “politica di centro” non ridiventa centrale e
protagonista – e mi scuso per la ripetizione del termine ma è voluto – nel dibattito pubblico del
nostro paese, forse dovremmo continuare ad assistere a questo imbarbarimento della politica
italiana. Ed è anche per questi motivi, e alla luce del concreto dibattito referendario, che diventa
sempre più necessario ed indispensabile ricreare e dare forza ad un luogo politico che non
assecondi le spinte violente ed irresponsabili della radicalizzazione del conflitto politico da un lato
e della contrapposizione ideologica dall’altro. E questo è, oggi, forse l’unico tassello che può
ridare qualità alla democrazia italiana uscendo dal pantano della delegittimazione morale prima e
dell’annientamento politico poi dell’avversario. Che, nel caso specifico, è sempre e solo un
nemico da abbattere a tutti i costi e senza esclusione di colpi.

AVS: “Stellantis non investe, non produce e non paga”

“A Mirafiori solo cassa integrazione e promesse tradite”

Oggi Stellantis annuncia che non ci sarà nemmeno il premio, nemmeno una tantum, per le lavoratrici e i lavoratori italiani. Una decisione che, purtroppo, era nell’aria, ma che resta una beffa inaccettabile per chi da anni paga sulla propria pelle le conseguenze di scelte industriali sbagliate. Basta scuse: Elkann e i vertici di Stellantis svendono il futuro dei lavoratori italiani per proteggere i loro profitti. Mentre a Tavares regalano centinaia di milioni e i soci hanno incassato negli ultimi 4 anni dividendi miliardari, ai nostri operai lasciano il conto e la più totale incertezza. Anche il tanto annunciato rilancio di Mirafiori legato alla produzione della 500 ibrida, si sta rivelando per quello che è: un annuncio senza sostanza, incapace di garantire livelli produttivi adeguati, continuità occupazionale e prospettive reali per il futuro dello stabilimento.

Azzerare il premio di risultato è un ricatto sociale: non è crisi, è scelta politica contro il lavoro italiano. I risultati industriali, e quindi anche i premi, maturano altrove: nei Paesi dove Stellantis ha scelto di investire davvero, mentre Mirafiori e le altre fabbriche italiane vengono progressivamente svuotate.

È inaccettabile che tutto questo avvenga nel silenzio colpevole del Governo e della Regione Piemonte, che continuano a non pretendere un piano industriale serio, vincolante e credibile per il futuro dell’automotive e dell’occupazione sul nostro territorio.

Non molleremo e staremo con il fiato sul collo di questi finti patrioti al governo: lotteremo perché l’Italia torni a investire nei suoi stabilimenti e a rispettare chi lavora.  Ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono le lavoratrici e i lavoratori, che non hanno bisogno di annunci o illusioni, ma di investimenti veri, produzione stabile e rispetto della loro dignità.

Marco Grimaldi – vicecapogruppo AVS alla Camera dei Deputati
Alice Ravinale – capogruppo AVS Regione Piemonte
Valentina Cera – consigliera regionale AVS Piemonte

Pompeo (PD): “Forte di Exilles aperto solo 42 giorni l’anno”

 “Così si condanna la Val di Susa a perdere opportunità”

– Il Forte di Exilles è uno dei gioielli culturali del Piemonte, un patrimonio storico e identitario che merita una valorizzazione all’altezza del suo potenziale. Limitare l’apertura a soli 42 giorni all’anno è incomprensibile e profondamente penalizzante non solo per l’intera Val di Susa, ma per tutto il Piemonte” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Assessore regionale competente chiarimenti sulla gestione e sulle prospettive di rilancio della fortezza.

“Il Forte di Exilles, di proprietà della Regione Piemonte e oggetto, nel corso degli anni, di investimenti pubblici per circa 23 milioni di euro, rappresenta un polo culturale di grande rilevanza, con percorsi museali, allestimenti storici e spazi di grande valore architettonico. A fronte di stanziamenti così ingenti è paradossale che la fruizione sia limitata al solo periodo estivo. Una scelta che contraddice gli stessi obiettivi dichiarati dalla Regione al momento dell’acquisizione definitiva del bene” precisa la Consigliera regionale Pd.

“L’attuale modello gestionale impedisce alla Val di Susa di programmare attività turistiche legate ai periodi di maggiore affluenza: Pasqua, ponti primaverili, autunno, turismo scolastico e sportivo. Le aperture ridotte danneggiano l’indotto: strutture ricettive, guide, ristoratori e operatori culturali non possono costruire un’offerta stabile. È un limite che si ripercuote sull’intero territorio. Con questa interrogazione voglio fare chiarezza e avere risposte dall’Assessore competente. In particolare, chiedo se ritenga che una fruizione limitata a 42 giorni sia opportuna rispetto agli investimenti effettuati, quali siano gli ostacoli tecnici, finanziari o gestionali che impediscono un’apertura più ampia e quali siano le tempistiche e le risorse previste per la programmazione 2026, in coordinamento tra Assessorato alla Cultura e Assessorato al Patrimonio. La Regione ha il dovere di garantire la piena fruizione dei beni culturali, come previsto dalla legge regionale 11/2018. Il Forte di Exilles non può essere trattato come un’opera marginale: è un presidio culturale strategico per l’alta Valle di Susa e un simbolo della nostra storia” aggiunge Laura Pompeo.

Il Forte può diventare un motore di sviluppo culturale e turistico, ma servono programmazione, investimenti mirati e una gestione che interessi l’intero anno, non solo l’estate. La Giunta chiarisca quali siano le reali intenzioni per il 2026 e per il futuro” conclude la Consigliera Pompeo.

Ravinale (Avs): “Borse di studio, risorse per l’anno prossimo”

Benché per il secondo anno di fila la Regione Piemonte abbia lasciato in attesa di pagamento oltre 4.000 persone idonee per due mesi dalla chiusura delle graduatorie, è una notizia positiva che la Giunta abbia mantenuto l’impegno preso – anche rispondendo ad un nostro question time depositato nel mese di dicembre, a fronte della mobilitazione degli studenti – e abbia coperto, come doveroso, il 100% delle borse di studio, cresciute peraltro dell’8% rispetto al precedente anno accademico confermando l’attrattività degli atenei piemontesi.

Occorre tuttavia lavorare sin da subito per evitare di trovarsi anche il prossimo anno di fronte a incertezze e ritardi che mettono in seria difficoltà gli studenti che scelgono le università piemontesi per i loro percorsi di studio e di vita, che mentre attendono l’erogazione della borsa devono sostenere le spese per vivere nelle nostre città: nonostante le nostre molteplici richieste in tal senso, nel bilancio preventivo approvato a gennaio 2025 non abbiamo evidenza dell’investimento ulteriore che la Regione intende fare sul diritto allo studio.

Ciò è ancora più importante considerando che a breve termineranno le risorse PNRR, che quest’anno hanno coperto – con 10,5 milioni di Euro – circa il 10% del fabbisogno: è necessario capire ora come si intende far fronte a questo fabbisogno, per evitare di trovarsi a dicembre con una lista sempre più lunga di idonei non beneficiari.

Sulla residenzialità per studenti e studentesse allarma la notizia della possibile perdita del cofinanziamento statale, a causa della mancanza di fondi, per la realizzazione dello studentato in Barriera di Milano. Sappiamo tutti che il futuro immaginato per quel quartiere passa anche attraverso la riqualificazione dell’ex Salvo D’Acquisto, ed è preoccupante che si manchi una tale occasione a causa della mancanza di copertura finanziaria per far fronte all’aumento dei costi e si perda il cospicuo cofinanziamento statale. L’intervento da circa 20 milioni di euro realizzerebbe oltre 200 posti letto per studenti, in un quartiere che ne avrebbe certamente bisogno. I tempi per non perdere il finanziamento statale e con esso l’occasione di dare uno studentato a Barriera di Milano stringono e le risposte evasive di Edisu questa mattina in commissione ci preoccupano.

Alice Ravinale, consigliera AVS Regione Piemonte

‘Il centro in borgata’, incontro sul referendum

“Il merito della riforma”, organizzato dal Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto a Moncalieri

“ Il centro in borgata” può essere il senso dell’iniziativa organizzata lunedì 2 marzo alle ore 21 dal Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto sul referendum sull’ordinamento giudiziario, dal titolo “Il merito della riforma” presso il bar L’altro mondo in corso Roma a Moncalieri, in borgo San Pietro.

La dimensione educativa è  parte della missione culturale del centro che si apre alla comunità anche nelle parti  spesso ritenute più periferiche o oggetto di minore attenzione e che può contribuire a far capire la realtà per formare insieme un giudizio. Qui sta il senso di una serata in cui parlerà della riforma oggetto di referendum confermativo, alla luce della sua esperienza umana, Stefano Esposito, su cui tra l’altro è uscito da qualche giorno un libro.

I saluti introduttivi saranno dell’onorevole Marco Calgaro, già vice sindaco di Torino e referente del Think tank Popolare nazionale,  l’introduzione dei lavori sarà affidata a Giancarlo Chiapello , presidente di SFDCA. Modererà il dibattito il giornalista e membro del Centro Marco Magrita. A tutti gli intervenuti il Centro avrà il piacere di offrire il caffè come segno dell’amicizia sociale che costruisce la convivenza civile e il bene comune, fuori dalle polarizzazione e dentro il merito delle questioni che riguardano l’esercizio della cittadinanza  che ha bisogno di quella partecipazione aperta a tutti che parte anche da questa serata in borgata sul contenuto del referendum.

Mara Martellotta

Le capogruppo di opposizione solidali con La Stampa

“Abbiamo voluto esprimere insieme, come capogruppo di opposizione in Consiglio regionale, la nostra totale vicinanza e solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti de La Stampa, oggi in sciopero per difendere la dignità del proprio lavoro e il futuro del quotidiano. Siamo al loro fianco, così come al fianco di tutti gli operatori dell’informazione del Gruppo Gedi e riteniamo cruciale che l’editore faccia al più presto chiarezza sulle condizioni di questa operazione, sul futuro de La Stampa e delle redazioni locali. Su questo, è importante che le istituzioni, compresa la Regione, facciano la loro parte e richiamino Exor alle sue responsabilità. Sostenere la redazione significa infatti tutelare l’informazione del nostro territorio e il diritto di tutti i cittadini a essere informati. La salvaguardia di un’informazione libera e di qualità non riguarda soltanto i lavoratori coinvolti, ma rappresenta un pilastro essenziale per la nostra democrazia. Per queste ragioni, abbiamo chiesto in Capigruppo che si affronti nella prossima seduta del Consiglio, prevista per martedì 3, la questione a partire da un documento unitario.”

Gianna Pentenero, Partito Democratico
Alice Ravinale, Alleanza Verdi Sinistra
Sarah Disabato, Movimento 5 Stelle
Vittoria Nallo, Stati Uniti d’Europa

Caso Lear: le reazioni politiche

“Abbiamo appreso della volontà di Lear di interrompere le trattative relative alla reindustrializzazione del sito produttivo di Grugliasco. Si tratta di un passaggio delicato che riguarda il futuro di centinaia di lavoratori e di un presidio industriale strategico per il nostro territorio.

La Regione è in contatto costante con Lear, FIPA, le rappresentanze sindacali e con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: nelle prossime ore sarà convocato un tavolo ministeriale nel quale la questione verrà approfondita in ogni suo aspetto. È in quella sede che si dovranno assumere le necessarie responsabilità e chiarire definitivamente il quadro industriale. Da parte nostra l’obiettivo è uno e uno soltanto: la tutela piena di tutti i lavoratori coinvolti in questa complessa fase di transizione. Su questa partita la Regione non arretrerà di un solo centimetro”.

Lo ha dichiarato Elena Chiorino, vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte, in merito alla vicenda Lear.

“Dopo due mesi di silenzio seguiti all’accordo Lear-Fipa del 29 dicembre scorso, ho portato oggi in aula, con un’interrogazione urgente, la forte preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori, ancora in attesa di capire se esista per loro un futuro” dichiara la consigliera regionale AVS Valentina Cera.

“La Regione Piemonte – continua Cera – che insieme al Ministero si era fatta garante dell’intesa, non ha avuto nemmeno il coraggio di dichiarare chiaramente che quell’accordo è saltato. Dopo una vertenza durata anni, i lavoratori Lear si ritrovano ancora una volta senza prospettive: scompare dall’orizzonte la reindustrializzazione del sito produttivo e ricomincia il balletto di ipotesi fantasiose su presunti nuovi soggetti interessati. L’unica certezza, oggi, è quella che l’Assessora Chiorino ha evitato di ammettere in aula: dopo due mesi di silenzio, l’accordo che avrebbe dovuto consentire la ripresa della produzione alla Lear e garantire i posti di lavoro è definitivamente fallito. È giunto davvero il tempo che la giunta regionale smetta di perseguire la politica degli annunci e degli slogan sulla pelle di lavoratrici e lavoratori e agisca immediatamente per garantire un futuro industriale a questa regione”.

“Il fallimento dell’accordo per la reindustrializzazione della Lear arriva dopo mesi di silenzio e  incertezza per lavoratrici e lavoratori. Regione Piemonte, e Ministero delle Imprese e del Made in Italy si erano fatti garanti di un’intesa con Fipa che non c’è, ora abbiano il coraggio di dire la verità e spiegare le ragioni di quanto accaduto. I lavoratori e le loro famiglie hanno il diritto di sapere se davvero esistono altri investitori e che ne sarà del loro futuro” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi.

“I timori e i dubbi che avevamo manifestato, qualche giorno fa, sulla situazione di stallo in cui versava l’accordo tra Lear e Fipa per la reindustrializzazione dello stabilimento di Torino erano, purtroppo, fondati. E’ di poco fa la notizia, diffusa a mezzo stampa, del venire meno dell’intesa ed è ancora tutta da verificare quella di un nuovo interessamento da parte del gruppo Zetronic.

La situazione è estremamente allarmante e questa notizia, comunicata oggi da Lear, Fipa e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, apre un ulteriore fronte di incertezza per 374 lavoratrici e lavoratori, già da mesi in cassa integrazione straordinaria per area di crisi complessa. L’ipotesi di un nuovo investitore, il gruppo Zetronic, deve essere valutata con la massima trasparenza e credibilità: non possiamo permettere che si ripetano annunci privi di solide garanzie industriali.

In questa vicenda troppi sono gli elementi opachi e ribadiamo la richiesta di un’informativa in Commissione o in Aula dell’Assessore regionale al Lavoro. È indispensabile che la Regione eserciti fino in fondo il proprio ruolo di vigilanza e coordinamento, soprattutto in vista dell’incontro convocato al MIMIT per il 9 marzo. Non possiamo lasciare soli i lavoratori, né accettare che il futuro di un sito industriale strategico per Torino venga gestito senza un confronto pubblico e responsabile.

Auspichiamo il massimo impegno per individuare un percorso di reindustrializzazione serio, credibile e verificabile che tuteli l’occupazione e garantisca prospettive reali al territorio”. questo invece il commento di Monica Canalis vice presidente commissione lavoro e attività produttive del Consiglio Regionale e Laura Pompeo consigliera regionale Pd