politica

Sfruttamento in agricoltura, documento gruppo lavoro Commissione Legalità

È stato approvato all’unanimità da tutti i gruppi consiliari, in Commissione Legalità, il documento conclusivo del gruppo di lavoro sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Dopo oltre un anno di lavoro, durante il quale sono state audite le realtà che in Piemonte seguono da tempo questo tema con competenza e professionalità, si è arrivati a una sintesi condivisa.  

Le conclusioni di questo documento partono da una lettura della realtà che riconosce alcune criticità strutturali dell’agricoltura italiana: il calo della manodopera disponibile a fronte di una domanda di lavoro sempre più concentrata e specializzata, un sistema dei decreti flussi che necessita di una profonda riforma, l’assenza di un efficace sistema pubblico di incontro tra domanda e offerta di lavoro, carenze normative sull’accoglienza dei lavoratori stagionali e una distribuzione del valore lungo la filiera che continua a comprimere i margini delle imprese agricole. A ciò si aggiunge un dibattito pubblico spesso polarizzato, che affronta il tema delle migrazioni più come terreno di scontro ideologico che come questione legata al lavoro e all’organizzazione del sistema produttivo. 

Dal documento emerge la volontà chiara e comune di affrontare questo fenomeno attraverso misure organiche e capaci di incidere sulle cause strutturali del problema. 

Tanti i temi su cui ci si è soffermati, proponendo per ciascuno di essi una risposta che la Regione può mettere in campo.

Un primo punto centrale riguarda il tema dell’abitare e delle condizioni materiali di vita dei lavoratori agricoli, in particolare stagionali. Su questo aspetto il consigliere Calderoni (PD), già Sindaco di Saluzzo, ha dichiarato: «Il contrasto allo sfruttamento del lavoro agricolo passa anche dalla capacità di garantire condizioni di vita dignitose ai lavoratori stagionali. Per questo serve una normativa regionale che favorisca un’accoglienza di qualità, con standard verificabili, costi trasparenti e un chiaro coinvolgimento dei datori di lavoro, sostenuto da incentivi e strumenti fiscali. Occorre inoltre promuovere soluzioni abitative innovative per i lavoratori più stabili e rafforzare i servizi di trasporto pubblico stagionale, indispensabili per collegare alloggi, aziende e aree rurali. Il Piemonte ha costruito, negli anni, un modello riconosciuto anche a livello europeo: ora dobbiamo consolidarlo e migliorarlo ulteriormente. Allo stesso tempo, è importante valorizzare e potenziare strumenti già esistenti ed efficaci, come la Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, evitando inutili duplicazioni e rafforzando la collaborazione tra istituzioni, imprese e parti sociali. La legalità si costruisce con controlli efficaci, ma anche con politiche che rendano possibile il lavoro regolare e dignitoso».

Accanto alle condizioni di vita, il documento si sofferma sulla necessità di strumenti capaci di leggere e prevenire le situazioni di rischio, anche attraverso una migliore programmazione del fabbisogno di manodopera. Su questo punto la consigliera Marro (AVS) sottolinea il valore degli indici di congruità, ovvero parametri che permettono di stimare il fabbisogno reale di manodopera e di individuare eventuali anomalie tra lavoro dichiarato e lavoro effettivamente necessario: «Il voto unanime a questa relazione è un risultato di grande valore. Non è frequente che maggioranza e opposizione condividano un documento di questo tipo e significa che il lungo percorso di audizioni ha prodotto una lettura comune delle cause dello sfruttamento lavorativo in agricoltura. È un punto di partenza importante, perché quando l’analisi è condivisa diventa più difficile voltarsi dall’altra parte. Sono particolarmente soddisfatta che ci sia stato accordo su una proposta come quella degli indici di congruità, cioè uno strumento che permette di stimare il reale fabbisogno di manodopera di un’azienda e, insieme a un sistema pubblico capace di incrociare domanda e offerta di lavoro, di programmare meglio il lavoro stagionale e orientare i controlli dove emergono anomalie. Non serve a puntare il dito contro qualcuno, ma a costruire strumenti che aiutino a prevenire lo sfruttamento. Le audizioni e il lavoro svolto in questi mesi, così come emerge anche dal dossier Grappoli amari sulle Langhe, dimostrano che non siamo di fronte a criticità episodiche, ma a un problema strutturale. Oggi questa consapevolezza è stata riconosciuta dall’intera Commissione Legalità del Consiglio regionale. Adesso deve tradursi in scelte concrete».

Il lavoro del gruppo ha affrontato anche il tema della responsabilità della filiera, della formazione e dei controlli, con particolare attenzione al ruolo della Grande Distribuzione Organizzata. Lo evidenzia la consigliera Canalis (PD), Vicepresidente della III Commissione del Consiglio regionale.

«In un contesto in cui il caporalato sta cambiando pelle, i dazi e i vincoli della Grande Distribuzione impattano sulla nostra agricoltura e la manodopera è sempre più scarsa e vulnerabile, anche le istituzioni pubbliche devono reagire modificando l’approccio. Per migliorare la qualità del lavoro, occorre coinvolgere e responsabilizzare maggiormente la Grande Distribuzione Organizzata, affinché contribuisca a garantire condizioni economiche che permettano alle imprese agricole di sostenere il lavoro regolare. Allo stesso tempo vanno rafforzati i controlli sul collocamento obbligatorio dei lavoratori svantaggiati, così come le attività di vigilanza contro il lavoro irregolare e lo sfruttamento. Un ruolo importante può essere svolto anche dalla formazione professionale, sostenendo attraverso le agenzie accreditate dalla Regione iniziative formative di base rivolte specificamente ai lavoratori stagionali, in particolare sul piano linguistico e della sicurezza sul lavoro».

Tra le proposte emerse anche quella di valorizzare le aziende agricole che garantiscono lavoro regolare e diritti, rendendo riconoscibile la qualità del lavoro lungo tutta la filiera. Su questo interviene il consigliere Coluccio (Movimento 5 stelle):

«È fondamentale l’istituzione di un marchio regionale del lavoro di qualità delle aziende agricole, un “bollino del lavoro etico”. Chi produce rispettando i diritti dei lavoratori deve essere riconosciuto e valorizzato, al contrario di chi sfrutta, usa lavoro nero o viola diritti fondamentali. Il marchio dovrà basarsi su controlli indipendenti, periodici e verificabili, non su autodichiarazioni. Nei casi accertati di violazione dei diritti dei lavoratori, la Regione dovrà poter intervenire anche sui disciplinari e sulle denominazioni di propria competenza. La qualità di un prodotto agricolo deve andare di pari passo con la qualità del lavoro impiegato per produrlo. Legalità, tutela dei lavoratori e delle imprese e dignità del lavoro sono elementi inscindibili».

A chiudere, la consigliera Ravinale (AVS) richiama il percorso politico e istituzionale che ha portato all’approvazione del documento e la necessità di non disperdere il lavoro svolto, anche a partire dall’esperienza del progetto Common Ground:

«Ci eravamo prese a inizio mandato l’impegno di lavorare con serietà sul tema dello sfruttamento lavorativo, che è purtroppo strutturale anche nella nostra Regione, e il documento approvato oggi all’unanimità dimostra che si può fare, uscendo da una logica che limita il contrasto al caporalato a devianze criminali invece di rispondere con gli strumenti necessari: alloggi, trasporti, intermediazione della domanda e dell’offerta, formazione. La Regione è stata capofila di Common Ground, il progetto del Ministero che ha permesso un’azione multilivello indispensabile per contrastare il nuovo schiavismo e che non può andare dispersa quando termineranno i fondi. Ora occorrerà ragionare sull’applicazione dei medesimi strumenti anche ad altri settori, dalla logistica all’edilizia, dove sappiamo essere altrettanto grave il problema del lavoro sommerso e dello sfruttamento».

Mauro CALDERONI (Consigliere regionale Gruppo PD)

Monica CANALIS (Consigliera regionale Gruppo PD e Vicepresidente III Commissione)

Pasquale COLUCCIO (Consigliere regionale Gruppo M5S)

Giulia MARRO (Consigliera regionale Gruppo AVS)

Alice RAVINALE (Presidente Gruppo AVS)

Presunto abuso edilizio. A rischio la sede della Fondazione Amendola?

DA PALAZZO CIVICO

La Fondazione Giorgio Amendola rischia di dover lasciare la sua sede in via Tollegno 52, a Torino?  

Il problema nasce da una complessa vicenda legata a una vecchia questione edilizia, oggi sanata, e a una controversia con i condomini.

I consiglieri Liardo e De Benedictis

Nel 2001 la Fondazione si insedia negli spazi comuni del condominio, destinati dal piano pilotis a un uso temporaneo e senza strutture fisse. Nel tempo vengono però realizzati muri, un bagno, sale riunioni e una biblioteca. Nel 2008 viene presentata una richiesta di sanatoria, respinta dal Comune nel 2021 per mancanza di conformità urbanistica.

Successivamente il Comune chiede ai condomini il pagamento dell’IMU per l’uso dell’area pilotis. Ma i residenti rifiutano di pagare e nel 2024 avviano una causa civile chiedendo alla Fondazione di versare la somma dovuta, liberare i locali entro il termine del comodato (2043) e ripristinarli allo stato originario.

Nel 2025 Prospero Cerabona, storica figura della Fondazione, presenta una nuova richiesta di sanatoria, che il Comune approva nel 2026 in base alla nuova normativa sulla casa. Nove condomini impugnano però il provvedimento davanti al TAR, sostenendo che la richiesta fosse illegittima perché presentata dal comodatario e non dai proprietari.

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Enzo Liardo e Ferrante De Benedictis criticano la gestione della vicenda, parlando di un presunto grave abuso edilizio e chiedendo chiarimenti attraverso un accesso agli atti.

Cattolici, collateralismo alla rovescia?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

 

Recentemente è stato organizzato all’Istituto Sturzo a Roma un incontro fra alcune associazioni cattoliche sul tema importante e decisivo della democrazia, della rappresentanza democratica e anche, e soprattutto, sulla riforma della legge elettorale. Un’iniziativa degna di nota che, però, è stata conclusa da due leader dell’attuale sinistra italiana. Il capo del partito populista dei 5 stelle, Giuseppe Conte e la segretaria del Pd, Elly Schlein. Nulla in contrario, come ovvio ed evidente. Ma è curioso, nonchè singolare, che una importante e significativa iniziativa di un segmento rappresentativo del mondo cattolico italiano venga conclusa da due leader politici che, al di là di ogni polemica od osservazione critica, sono quasi antropologicamente alternativi rispetto alla storia, al pensiero, alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico italiano, seppur variegato e composito al suo interno. Perchè quello che stupisce, e che inquieta, è che si corre il concreto rischio che in una fase politica dove vige un radicato ed inequivocabile pluralismo politico ed elettorale dei cattolici, dove la tesi dell’unità politica fa parte di un passato ormai improponibile – anche se nella Dc nessuno, ripeto nessuno per 50 anni, ha mai sostenuto il dogma dell’unità politica dei cattolici perchè si votava la Dc per ragioni esclusivamente politiche e perchè si era in un determinato contesto storico – e dove i cattolici si distribuiscono in modo equo ed omogeneo lungo l’intero scenario politico, si riaffermi un nuovo ed inedito neo collateralismo. Un collateralismo che non parte più dal partito – o dai partiti – nei confronti del mondo associazionistico ma si manifesta al contrario. E cioè, dai movimenti verso i partiti. Che, nel caso specifico, sono anche partiti la cui ragione sociale – e del tutto legittimamente – è lontanissima da tutto ciò che è anche solo genericamente riconducibile al cattolicesimo democratico, popolare e sociale. Ora, e senza alimentare ulteriori polemiche, credo che almeno su un punto non si può non concordare. Movimenti, gruppi, laici impegnati nel sociale e cattolici direttamente presenti nell’agone politico. E cioè, nessuno, ma proprio nessuno, può intestarsi in modo arrogante ed esclusivo la rappresentanza politica del mondo cattolico. O, peggio ancora, la parte che qualcuno ritene essere più responsabile, più accorta, più coerente e più matura come sostengono i cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria. Perchè i cosiddetti ed intramontabili “catto comunisti” – una categoria che esiste da sempre, addirittura era già presente prima della fine della dittatura fascista – non esauriscono affatto l’universo cattolico nel nostro paese. E questo perchè le molteplici sensibilità religiose, spirituali, etiche, culturali, sociali e politiche presenti nella galassia cattolica vanno rispettate rigorosamente e quasi dogmaticamente tutte. Insomma, per dirla in breve, nessuno può vantare di essere “più cattolico degli altri” e nè, tantomeno, di essere più titolato per ragioni misteriose e sconosciute sul terreno della coerenza nella dimensione pubblica e quindi politica. I “sepolcri imbiancati” per dirla con Carlo Donat-Cattin nella prima repubblica o i ”cattolici professionisti”, per usare una felice espressione di Mino Martinazzoli nella seconda repubblica, sono categorie che oggi non hanno semplicemente più cittadinanza. Nè attiva e nè passiva. Con buona pace di chi continua a sentirsi o a ritenersi tale.

UDC: idee per rilanciare Torino dopo 30 anni di sinistra

C’era anche il Presidente degli albergatori torinesi BORIO alla presentazione delle prime Proposte della UDC torinese, guidata dall’ex sottosegretario di Stato ai trasporti Giachino, per un Programma di rilancio di Torino dopo trent’anni di Amministrazioni di sinistra. Torino nei primi vent’anni di questo terzo millennio come ha detto Banca d’Italia ha perso venti punti rispetto a Bologna. Le Giunte di sinistra a partire da Castellani non hanno difeso l’industria dell’auto che ,, detto per inciso, quest’anno ha visto produrre nel mondo oltre 100 milioni di auto alla faccia di chi dava per finito il settore. Castellani pensando di sostituire l’industria col turismo ha puntato su una linea di sviluppo bassa che ha penalizzato la Città ma a sinistra questo errore strategico non è stato compreso. Per fortuna la iniziativa condotta proprio da Giachino insieme alle madamin ha salvato la TAV, dai cultori della Decrescita infelice, l’opera più importante per il futuro di Torino e di tutto il Nord.
Per questo Torino ha bisogno assoluto di cambiare squadra alla guida della Città. La alternanza , nei governi nazionali e locali,  lo ricordiamo ai democratici a targhe alterne, e’ la prima condizione della democrazia.
Nell’ incontro sono  stati passati in rassegna i punti di crisi dalla SICUREZZA, della grande precarietà nel mondo giovanile ai gravi ritardi nel costruire la TAV e la linea 2 della Metro sino alla emarginazione delle periferie. Si sono approfonditi due temi importanti per lo sviluppo della Città e cioè la necessità di avere un importante Centro Congressi e di rilanciare la attività Fieristica della Città. Molto spazio è stato dedicati ai gravi errori della amministrazione nel controllare la politica di IREN e della sua controllata IRETI che ha la responsabilità della rete elettrica della Città che , si è scoperto con ritardo di almeno cinque anni di ritardo, e’ fortemente usurata come hanno dimostrato i tantissimi blackout.Il prezzo pagato dai cittadini ai blackout è stato alto e grave.
Infine l’ex europarlamentare on. Vito Bonsignore ha sottolineato l’urgenza di politiche per gli Anziani che rischiano pesanti emarginazioni rispetto ai servizi socio assistenziali. Le carenze della politica assistenziale delle Amministrazioni sono molto attenuate dal grande e meritorio impegno del volontariato cattolico e non.

MG

Nasce il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra

Torino, 9 luglio – È nato oggi ufficialmente il coordinamento torinese di Alleanza Verdi Sinistra, insieme al gruppo AVS in Consiglio Comunale e nei consigli di circoscrizione di Torino. Alla conferenza stampa di lancio erano presenti, insieme agli amministratori locali di Sinistra Ecologista, Sara Diena e Alberto Re, il Segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, il co-portavoce nazionale di Europa Verde Angelo Bonelli, il Vicecapogruppo di AVS alla Camera Marco Grimaldi, la co-portavoce provinciale di Europa Verde Torino Erica Bevilacqua. I promotori hanno parlato di “uno spazio propulsivo, capace di visione e attento ad intercettare le sensibilità e l’impegno della società civile e dei movimenti così come Sinistra Ecologista ha fatto fin dalla sua nascita” e chiarito che “Sinistra Ecologista vive in AVS e soprattutto vive la sua ‘ragione sociale’, cioè portare una nuova generazione sulla scena della rappresentanza, innovare forme e linguaggi, superare i vecchi paradigmi della “politica maschile tradizionale”. “Ringrazio i compagni e le compagne di Torino, perché ciò che accade qui oggi e in tante altre realtà del Paese non è scontato. È un segnale di rafforzamento, di radicamento: si dà corpo a una proposta politica che ha saputo convincere e costruire un’opzione che oggi si candida a governare paese. È un fatto politico. Siamo usciti dalle nostre confort zone per valorizzare le nostre culture mettendole in comune, perché siamo convinti che sia la chiave per affrontare le faglie di crisi del mondo contemporaneo. Unire giustizia sociale e giustizia climatica non è uno slogan, è una lettura di ciò che accade su scala globale e nei territori. Questa è anche la ragione della nostra crescita: noi vogliamo ribaltare il paradigma secondo cui è giusto solo ciò che è possibile e quel che è possibile lo determina una minoranza che vuole conservare lo status qui. Dobbiamo essere capaci di rendere possibile ciò che è giusto” – ha dichiarato Fratoianni. “Quella presa oggi qui è una decisione politicamente rilevante di significato nazionale: indica il radicamento che AVS sta costruendo nel Paese. Cresciamo e dobbiamo lavorare per far sì che anche nelle aree semiurbane e rurali si arrivi sopra il 10%. Abbiamo messo al centro il futuro, il noi, lasciando da parte l’io. Ci candidiamo a governare l’Italia e siamo la forza politica che vuole stabilizzare l’intera coalizione, restando irremovibili sulla centralità della pace, del diritto internazionale. Fuori da qua c’è un Paese che aspetta il cambiamento” – ha aggiunto Bonelli. “Continuiamo a crescere. Perciò facciamo paura e diamo fastidio. Ma vuol dire soprattutto che, per tutti quelli che ci stanno aiutando e sostenendo, siamo una piccola risposta, una voce. Il nostro compito è organizzare la speranza. In questi tempi bui serve un progetto testardamente unitario e radicale” – ha chiosato Grimaldi. “Sin dalla sua nascita, Sinistra Ecologista ha voluto mettere in risalto la dimensione civica, creando un luogo in cui le persone potessero condividere ideali e valori, per costruire insieme una città a misura di tutti e tutte, senza lasciare indietro nessuno. Siamo sempre stati, e saremo ancora, una forza politica capace di unire le generazioni, facendo tesoro dell’esperienza di molti per dare futuro all’energia dei giovani. Crediamo, quindi, che Alleanza Verdi Sinistra sia lo spazio naturale in cui ciascuno di noi possa sentirsi valorizzato e parte integrante di un progetto collettivo, capace di affrontare le battaglie politiche che ci stanno a cuore a partire dalla giustizia sociale e climatica” – ha dichiarato Diena. “ll percorso di costruzione di AVS a Torino richiede da parte di ciascuno il massimo impegno per integrare forme di agire politico con storie e sensibilità talvolta diverse, accomunate da temi condivisi e nuove sfide da affrontare insieme, seguendo gli ideali comuni di giustizia sociale e ambientale. Anche a Torino AVS dovrà essere uno spazio politico attento a intercettare l’impegno della società civile e dei movimenti, dando continuità al percorso di Sinistra Ecologista e tenendo tutte e tutti insieme, con l’intento comune di unire alla radicalità dei temi la responsabilità di governo della città” – ha sottolineato Alberto Re. “In questa società neoliberista l’atto più rivoluzionario è essere comunità. Oggi si sancisce un percorso collettivo, ci assumiamo l’impegno di armonizzare le nostre esperienze e tradurre giustizia climatica e giustizia sociale in politiche sui territori. A Torino il lavoro è già avviato, oggi vogliamo che diventi capitale dell’energia democratica, per tutelare le categorie fragili o fragilizzate. Per liberarci dall’economia del fossile si parte dalle città, dall’urbanistica della cura e del verde, dalle comunità energetiche” – ha aggiunto Bevilacqua

Ruzzola: «Più defibrillatori in montagna, investire nella prevenzione significa salvare vite umane»

 

TORINO – «La prevenzione è il primo presidio di salute e in montagna può fare la differenza tra la vita e la morte. Per questo accogliamo con grande soddisfazione l’estensione della rete dei defibrillatori automatici esterni (DAE) alle sedi dei Comuni, delle Unioni montane, dei parchi naturali e agli edifici pubblici maggiormente frequentati. È un investimento concreto che rende il Piemonte ancora più sicuro e cardioprotetto».

Lo dichiara Paolo Ruzzola, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale del Piemonte, commentando il nuovo provvedimento della Regione che amplia la copertura dei DAE nelle aree montane.

«Nelle zone di montagna – prosegue Ruzzola – i tempi di intervento dei mezzi di soccorso possono inevitabilmente allungarsi a causa delle distanze e della conformazione del territorio. In questi casi ogni minuto è decisivo: intervenire tempestivamente con un defibrillatore può aumentare in modo significativo le possibilità di sopravvivenza di una persona colpita da arresto cardiaco. Per questo portare i DAE sempre più vicino ai cittadini rappresenta una scelta di grande responsabilità».

Ogni anno in Italia si verificano circa 60.000 arresti cardiaci extraospedalieri. La sopravvivenza media è ancora limitata, attestandosi intorno al 7,5%, ma può aumentare sensibilmente quando la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione vengono effettuate nei primi minuti dall’evento. Gli studi scientifici confermano infatti che ogni minuto di ritardo nella defibrillazione riduce sensibilmente le probabilità di sopravvivenza.

«Per questo – sottolinea il capogruppo di Forza Italia – la prevenzione non può fermarsi ai grandi centri urbani. Anche le comunità montane devono poter contare su una rete capillare di strumenti salvavita e su personale formato al loro utilizzo. La scelta della Regione va esattamente in questa direzione: garantire pari diritti alla salute anche nei territori più periferici e difficilmente raggiungibili».

Il nuovo intervento rappresenta l’evoluzione del progetto già avviato dalla Regione Piemonte, che nel 2025 ha finanziato 72 defibrillatori destinati ai rifugi alpini ed escursionistici, accompagnati dalla formazione dei gestori delle strutture. Con la nuova manifestazione di interesse la rete verrà ulteriormente ampliata coinvolgendo Comuni, Unioni montane, parchi naturali ed edifici pubblici ad alta frequentazione.

«La sicurezza non si misura soltanto con le infrastrutture o i servizi – conclude Ruzzola – ma anche con la capacità delle istituzioni di prevenire le emergenze e mettere i cittadini nelle condizioni di affrontarle. Ogni nuovo defibrillatore installato rappresenta una possibilità in più di salvare una vita. È questa la migliore politica sanitaria che una Regione possa mettere in campo».

Vino, AVS: “Si sostenga la produzione ma attenzione alle condizioni di lavoro”

L’Osservatorio vitivinicolo presentato dalla Giunta in terza commissione osserverà tutto: i dazi e le guerre del loro (ex) amico Trump e il cambiamento climatico che anticipa di mesi la vendemmia e fa aumentare la gradazione dei vini ma, come sempre, non è un problema all’ordine del giorno di questa maggioranza. Si osserverà che in un mondo in cui le disuguaglianze sono sempre più feroci i vini di lusso continuano a tenere mentre i vini da tavolo, consumati perlopiù dal ceto medio e medio basso, sono in forte sofferenza, innanzitutto per ragioni economiche.
Sono questi gli elementi che concorrono a determinare le attuali difficoltà del settore e su cui si pagano scelte politiche poco lungimiranti assunte negli anni.
Oltre al sostegno ai piccoli produttori, che sono i primi a pagare le modifiche del mercato, durante la commissione abbiamo nuovamente sollevato il tema dell’attenzione al lavoro stagionale.
Se l’Osservatorio sarà in grado di elaborare previsioni attendibili sulla produzione, perché non utilizzare gli stessi dati anche per stimare il reale fabbisogno di manodopera stagionale? Il recente dossier di Altreconomia sulle Langhe ha mostrato come il confronto tra il numero dei contratti agricoli attivati e il fabbisogno stimato possa diventare uno strumento utile per programmare meglio la stagione, favorire l’incontro diretto tra aziende e lavoratori e rendere ancora più efficiente e trasparente l’intera filiera, evitando fenomeni di sfruttamento e lavoro povero che sono purtroppo presenti anche in Piemonte.
Abbiamo apprezzato le aperture di Cirio e Bongioanni e continueremo il nostro impegno in questa direzione. Anche questo deve diventare un elemento distintivo e competitivo per una delle eccellenze del Piemonte.
Gruppo Avs Consiglio regionale del Piemonte