politica

Torino, Lo Russo unisce visione e competenza

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

La classe dirigente politica ed amministrativa, di norma, è sempre figlia del suo tempo. La prima
repubblica, sempre molto contestata e biasimata dai noti e sempreverdi circoli radical chic della
sinistra illuminata e progressista, ha potuto contare su una classe dirigente di straordinaria
levatura politica, culturale e civile. Al di là degli alti e bassi, come ovvio, è indubbio che non esiste
alcun confronto possibile – e sempre al di là dei noti opinionisti e commentatori che sono autentici
ed incalliti detrattori dell’esperienza della Dc, cioè del partito perno di quella lunga stagione – con
le classi dirigenti che si sono succedute dopo quell’esperienza. Per non parlare – e su cui è meglio
stendere un velo pietoso – delle classi dirigenti che sono state il frutto e il prodotto concreti della
deriva populista, demagogica, estremista e sovranista della politica italiana con cui, purtroppo,
dobbiamo ancora fare i conti.

Ma, per fermarci al risvolto locale, non possiamo non evidenziare – almeno questa è la mia
opinione – che c’è il potenziale ritorno di una classe dirigente che è nuovamente capace di unire la
competenza specifica con una visione di medio/lungo termine. Che poi, detto fra noi, è il segreto
che caratterizza da sempre una buona, qualificata e rappresentativa classe dirigente politica ed
amministrativa. Certo, anche nel governo dei grandi Comuni – come ad esempio, Torino – noi
abbiamo conosciuto Sindaci e personalità molto diverse fra di loro, frutto anche della stagione
politica che li esprimeva. Sindaci che possedevano una loro specifica e forte personalità e che
erano in grado di declinarla al di là e al di fuori delle pressioni e dei condizionamenti dei rispettivi
partiti e schieramenti politici. Basti pensare, per fare solo 2 nomi storici e fortemente
rappresentativi, a Giovanni Porcellana, democristiano, e a Diego Novelli, comunista. Ma l’elenco
potrebbe essere molto più lungo ed articolato.

Ora, per fermarsi all’attualità, e dopo la disastrosa e fallimentare gestione politica populista e
demagogica dell’esponente dei 5 stelle Appendino, è abbastanza evidente che con la gestione di
Stefano Lo Russo siamo ritornati ad una classe dirigente all’altezza della situazione dove il
Sindaco di una grande città non è solo il prodotto fortuito e casuale di una fase politica ma anche,
e soprattutto, l’espressione di un punto di rifermento a cui tutti possono guardare con attenzione,
rispetto e considerazione. E, lungo questo versante, la postura istituzionale e il profilo politico
dell’attuale Sindaco di Torino rispondono a questa doppia esigenza. Al di là, lo ripeto, di quello
che ognuno può pensare della sua concreta gestione politica ed amministrativa. E questo perchè
se oggi vogliamo cogliere anche la nuova domanda di partecipazione e di attenzione alla politica –
con la speranza che non siano solo una esigenza passeggera – emersi durante la recente
consultazione referendaria, abbiamo drammaticamente bisogno di avere una classe dirigente che
sia realmente rappresentativa e fortemente qualificata sul terreno dell’autorevolezza, della
competenza e della credibilità.

Ed è per queste ragioni, semplici ma oggettive, che la capacità di Stefano Lo Russo di saper unire
la competenza specifica con una visione di medio/lungo termine resta l’elemento più importante e
più significativo per qualificare e rafforzare il profilo e la statura di una classe dirigente politica ed
amministrava.

Riflessioni sul referendum

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Ho commentato a caldo le conseguenze immediate del referendum sulla giustizia, ma non avrei mai pensato il festeggiamento un po’ settario e quasi disinvoltamente sessantottino, dei magistrati di Napoli che per mezz’ora hanno messo da parte il loro ruolo istituzionale che hanno invece voluto difendere votando NO. Quel festino euforico, umanamente comprensibile, ha suscitato la critica coraggiosa del senatore Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte per un decennio. Ghigo ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica, presentandosi come cavaliere di Gran Croce, la più alta onorificenza dello Stato. Giustamente ha fatto riferimento a quel riconoscimento che ebbe dal Presidente Ciampi, ribadendo la sua fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione. Con il suo stile sempre calmo ed equilibrato Ghigo ha a che chiesto l’intervento del Presidente a tutela di due minoranze: quei magistrati e quei cittadini che hanno votato SI’ che oggi vengono considerati dei reietti. In riferimento all’episodio napoletano, quasi un oraziano “Nunc est bibendum”, il senatore ricorda che la forma è anche sostanza, un richiamo importante. Il sommo giurista Mario Allara amava ricordarlo spesso ai suoi studenti.
Un effetto inaspettato dell’esito referendario e’ la richiesta di dimissioni immediate di un ministro e di un sottosegretario, nonché di una capo di gabinetto ministeriale. Sembra quasi un paradosso che la presidente abbia assunto una posizione “giustizialista”, dimenticandosi del diritto costituzionale alla presunzione di innocenza. Questo invito appare l’effetto primo sul governo: imporre le dimissioni senza condanne neppure di primo grado. Paolo Liguori, che ricordo denunciò le aberrazioni di “Mani pulite”, ha giustificato la Meloni, dicendo che desiderava “liberare il governo dalla zavorra“, anche se giustamente Giovanni Sallusti gli ha replicato che così saltavano i principi liberali che dovrebbero animare il centro – destra. Si tratta di temi degni di una riflessione pacata che vada oltre l’emotività del momento che però ai politici non dovrebbe essere concessa. Vedremo quali saranno gli effetti a medio e lungo termine di una sconfitta destinata a pesare, una sconfitta dovuta anche agli errori commessi dai sostenitori del SI’. Può sembrare quasi incredibile che il loquacissimo procuratore di Napoli sia stato silenzioso nel suo ufficio, mentre i suoi sottoposti festeggiavano la vittoria in modo tipicamente
partenopeo, nello spirito quasi di Piedigrotta.

PS  Meriterebbero anche una riflessione le dimissioni – non richieste dalla Meloni – della vicepresidente della Regione Piemonte che però resta assessore, mentre è accusata come il sottosegretario biellese, suo sodale in politica e sembra, stando ai giornali, anche in affari.

Regione, Chiorino si dimette ma resta assessore. Marrone vicepresidente

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La Regione comunica in una nota che Elena Chiorino ha rappresentato al presidente Cirio  la volontà di restituire la delega alla vicepresidenza della Regione Piemonte. Con il presidente – si legge nel comunicato – “si è quindi condivisa l’opportunità che, in questo particolare momento, la funzione di massima rappresentanza istituzionale dell’ente non sia più in capo a Chiorino che rimane assessore con le deleghe operative a lei già assegnate, in particolare quelle legate ai dossier più delicati e urgenti relativi alle crisi aziendali come ex Ilva, Lear e Konecta, solo per fare alcuni esempi”.

 

«Apprezzo il gesto di Elena Chiorino, perché di fronte a questi fatti era necessario dare un segnale e il segnale è che le istituzioni vanno sempre tutelate e messe in sicurezza – commenta il presidente Alberto Cirio – Come ho già avuto modo di dire sette anni di conoscenza e di lavoro insieme mi hanno dimostrato la sua capacità e la sua correttezza su cui non nutro alcun dubbio. Tuttavia – prosegue il presidente – anche se ha posto rimedio non appena compresa la situazione, la leggerezza che ha compiuto è stata grave, perché fatta da chi ha ruoli istituzionali importanti e necessitava di una reazione da parte della Regione. Reazione che, come è mia consuetudine, è stata ragionata ed equilibrata: la mia è la scelta di un presidente che non si gira dall’altra parte perché ha a cuore il bene delle istituzioni».
«Sono una persona rigorosa e per bene: ho commesso una grave leggerezza che non mi perdono ma che ho compiuto in assoluta buona fede. E di questo chiedo scusa ai cittadini. Il mio modo di chiedere scusa è rinunciare e restituire la delega più importante tra quelle che assegna il presidente, ovvero quella di rappresentare l’ente in sua assenza» spiega l’assessore Elena Chiorino.
«In riferimento alla richiesta di chiarimenti – aggiunge  – ribadisco che sono pronta fin da ora a fornire tutte le spiegazioni relative a questa vicenda di fronte all’aula del Consiglio regionale perché sono una persona trasparente e non ho nulla da nascondere».
Questa decisione viene assunta al termine di una giornata in cui il presidente si è confrontato con i partiti della sua coalizione e con i capigruppo di maggioranza. Il presidente procederà in serata alla firma degli atti e la vicepresidenza sarà assegnata all’assessore regionale Maurizio Marrone.
Non si fa attendere la reazione delle opposizioni: “A quanto si apprende dalla stampa, Chiorino si dimetterebbe da vicepresidente ma resterebbe in Giunta con le medesime deleghe.
Forse non ci siamo capite: Elena Chiorino è protagonista di uno scandalo di dimensioni colossali, lo stesso che ha portato alla dimissioni di Delmastro, e non pensi che basti rimettere una delega per cavarsela: non pretendano di far passare come “leggerezza” il fatto di essere stata socia in affari di una famiglia prestanome della mafia, né di non aver dichiarato quella partecipazione societaria. Rimuoverla da vicepresidente ma continuare a tenerla al Governo della Regione è una farsa indegna, una mancanza di rispetto totale nei confronti dei piemontesi e dell’istituzione.”. Così le esponenti di AVS Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro

 

Giachino: Passato il Referendum i Problemi di Torino ritornano nella loro durezza

Ecco perché TORINO deve cambiare squadra di governo come farebbe qualsiasi azienda o squadra di calcio

Passato il Referendum i Problemi di Torino e provincia ritornano nella loro durezza. Lo Studio del CENTRO EINAUDI conferma la mia analisi sul declino economico di Torino e provincia, con l’impoverimento di molte famiglie, del commercio e del lavoro.  Ecco perché TORINO deve cambiare squadra di governo come farebbe qualsiasi azienda o squadra di calcio. Dopo trentatré anni se non c’è alternanza vuol dire che la democrazia cittadina è malata. Passati i festeggiamenti in piazza i conti economici di Torino e provincia ritornano in evidenza nell’importante Studio del Centro Einaudi che esamina il VALORE AGGIUNTO delle 102 Province italiane nel periodo che v dal 2008 al 2023. Ricordo che per primo nel 2009 denunciai da Sottosegretario ai trasporti alla inaugurazione del TOSM che la crescita della nostra economia era sotto la media nazionale. Continuare la narrazione che la trasformazione della Città da One Company town a Città della cultura , del turismo e del loisir era stata positiva , ha penalizzato almeno metà della Città . Torino non può più mettere la testa sotto la sabbia e deve cambiare squadra dirigente come si farebbe in qualsiasi azienda o squadra di calcio.

Mino Giachino

Responsabile cittadino UDC 

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Scanderebech (FI): Ok mozione definizione agevolata entrate

Il Consiglio comunale di oggi ha approvato oggi la mozione, con 30 voti favorevoli, sulla definizione agevolata delle entrate comunali, come da normativa prevista dalla Legge di Bilancio 2026.
Grazie all’iniziativa del Capogruppo di Forza Italia Federica Scanderebech il Consiglio ha impegnato formalmente la Giunta ad aderire allo strumento della definizione agevolata previsto dalla normativa nazionale, offrendo ai cittadini e alle imprese un’opportunità concreta per regolarizzare la propria posizione fiscale.
La mozione recepisce i riferimenti alla Legge 199/2025 e agli articoli dal 102 al 110, che consentono agli enti locali di introdurre la definizione agevolata attraverso un apposito regolamento comunale.
“Con questo voto – dichiara SCANDEREBECH, Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale – il Consiglio compie un passo importante per stare davvero dalla parte dei cittadini. Grazie a Forza Italia, la Giunta ha assunto un impegno chiaro: attivare la definizione agevolata delle entrate comunali, uno strumento che può aiutare famiglie e imprese a regolarizzare le proprie pendenze in modo sostenibile e allo stesso tempo migliorare la gestione dei crediti di difficile riscossione per l’ente”.
“La legge è chiara: per gli enti locali non esiste alcun automatismo nazionale. Spetta al Comune decidere se utilizzare questo strumento. Oggi il Consiglio ha indicato una direzione precisa: trasformare una possibilità prevista dalla legge in un’opportunità concreta per la città e per i torinesi”.
Scanderebech sottolinea che la definizione agevolata rappresenta uno strumento di equilibrio tra equità fiscale e sostenibilità amministrativa, permettendo ai contribuenti in difficoltà di regolarizzare la propria posizione e all’amministrazione di recuperare risorse altrimenti difficilmente esigibili.
“Continueremo a vigilare affinché l’impegno assunto oggi venga tradotto rapidamente in atti concreti, a beneficio dei cittadini e del tessuto economico del territorio” conclude SCANDEREBECH (FI).

Bravi (PdF): “La Famiglia si riconferma il cuore della società”

Alla conclusione della “Settimana con la Famiglia 2026” promossa dal Forum Famiglie Piemonte
Riceviamo e pubblichiamo

«Giunti al termine della “Settimana con la Famiglia 2026” (13-22.03.2026) promossa per il 4° anno dal Forum Famiglie Piemonte, mi sembra di poter dire che la Famiglia si riconferma il cuore della società – dichiara Carlo Bravi, del Popolo della Famiglia (PdF) Piemonte – e mi sento di ringraziare lo stesso Forum e le quindici associazioni che lo compongono per il notevole impegno organizzativo messo in atto nella ventina di eventi in calendario, nel corso dei quali è emersa una notevole ricchezza di contenuti e di proposte».

«Ancora una volta – prosegue Bravi – questa Settimana ha saputo mettere in luce la centralità della Famiglia nella nostra società, affrontando con competenza e passione molteplici tematiche: dall’educazione dei figli al sostegno alle fragilità, dalla dimensione relazionale alla solidarietà tra generazioni, fino alle sfide culturali e sociali del nostro tempo. Le diverse iniziative proposte dalle associazioni aderenti hanno rappresentato un’occasione preziosa di incontro, riflessione e crescita per tante persone».

«Partecipando personalmente a molti degli appuntamenti in programma», ha soggiunto Bravi «ho potuto toccare con mano l’importanza vitale dei temi dell’adozione e dell’affido familiare, specificamente approfonditi in questa edizione 2026 della Settimana, anche attraverso la promozione del Progetto C.A.S.A. (acronimo per “Comunità, Alleanze, Solidarietà, Accoglienza”; https://www.forumfamiglie.org/2025/06/28/progettto-casa-comunita-alleanze-e-solidarieta-per-accoglienza/). Tale progetto, promosso in primis dal Forum Famiglie, punta a diffondere una vera cultura dell’accoglienza del minore in famglia, tessendo una rete di mutuo aiuto tra famiglie, associazioni ed istituzioni la quale mette al centro il bene del minore e il diritto di ogni bambino a crescere in un ambiente familiare. Il Progetto C.A.S.A. è fondato su tre pilastri: sensibilizzare la società sul valore dell’affido e dell’adozione, formare famiglie e operatori su tali temi, e accompagnare concretamente i percorsi di accoglienza. Uno strumento per sostenere chi apre la propria porta a un minore, trasformando la fragilità in una risorsa sociale».

«E’ però necessario – precisa Bravi – rafforzare l’impegno a favore dei valori che alla Famiglia sono strettamente legati: la difesa della Vita – con il sostegno alla natalità ed alla maternità, nonché alla vita fragile e terminale mediante le cure palliative – e della Libertà educativa dei genitori per i propri figli, con il sostegno alle scuole paritarie e parentali, ed il contrasto a derive ideologiche come la promozione cosiddetta “fluidità di genere”, che rischiano di generare confusione soprattutto nelle nuove generazioni».

«Il Popolo della Famiglia Piemonte – conclude Bravi – rinnova la propria disponibilità a collaborare con tutte le realtà che operano in questo ambito, nella convinzione che solo attraverso un’alleanza ampia e convinta tra tali attori sia possibile valorizzare la Famiglia come cellula fondamentale della nostra società».

Delmastro si dimette

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, biellese, si è dimesso dopo un colloquio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Comunica l’Ansa  che anche la capo di gabinetto del ministero della Giustizia Bartolozzi ha  dato le sue dimissioni. Delmastro, che lascia per la vicenda che lo ha visto socio in un ristorante con la figlia di un pregiudicato, si dice del tutto estraneo a questioni illecite.