CONTRO I PERICOLI DI OGNI FORMA DI SUPREMATISMO E ODIO
<< Per la prima volta la marcia per la pace Perugia-Assisi oltrepassa i confini umbri e sbarca a Torino, grazie al Salone del Libro che quest’anno ha ospitato la Regione Umbria.
È importante che da Torino, in questi giorni in cui la nostra città torna al centro della scena culturale nazionale e internazionale, arrivi un messaggio così netto e così pieno di significato.
Di fronte alla guerra sempre più diffusa e alla sua normalizzazione questa chiamata alla cittadinanza, a cui hanno partecipato cittadini, associazioni e amministratori, diventa una boccata d’aria fresca: è proprio a partire dalla cultura, dall’educazione e da una democrazia quotidiana e partecipata che possiamo “preparare la pace” e, in quest’epoca di propaganda, chiamare le cose con il loro nome, sapendo riconoscere e condannare sempre la sopraffazione della guerra e i pericoli di ogni forma di suprematismo e odio>> lo dichiarano Alice Ravinale, capogruppo AVS in Consiglio Regionale, Sara Diena ed Emanuele Busconi, consiglieri comunali Sinistra Ecologista, Alberto Re, presidente Circoscrizione IV, presenti insieme all’assessore Jacopo Rosatelli e al consigliere della Circoscrizione III Nico de Leonardis alla marcia per la pace che si è svolta ieri mattina a Torino.
(foto archivio)
Chi voleva avere la certezza quasi scientifica del decadimento morale, progettuale e politico del Parlamento italiano – e quindi della credibilità dei partiti e dei loro rispettivi capi – poteva tranquillamente ascoltare il dibattito che c’è stato recentemente al Senato durante il question time con la Premier Giorgia Meloni. Appunto, uno spettacolo decadente, inguardabile, inascoltabile e anche un po’ squallido. Una raffica di invettive personali, di insulti, di attacchi senza esclusione di colpi e, soprattutto, di battute. Le battute migliori e più pungenti – degne di un nobile ed antico bagaglino del grande ed indimenticabile Pippo Franco – hanno scandito il successo politico e mediatico di chi le ha pronunciate. Insomma, per farla breve, oggi per avere visibilità politica e mediatica negli infallibili talk politici televisivi serali occorre essere in grado durante il giorno di affastellare battute comiche, di far ridere l’uditorio, di attaccare violentemente il nemico politico, di irriderlo e ridicolizzarlo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, di delegittimarlo sotto il profilo morale. Ecco il menù del dibattito ascoltato in Senato nei giorni scorsi e che, del resto, possiamo tranquillamente e soavemente registrare quasi tutti i giorni nelle aule parlamentari. Ora, nessuno pretende, come ovvio e persin scontato, di avere una classe dirigente politico e parlamentare anche solo lontanamente paragonabile a quella della prima repubblica. Ma, per essere ancora più chiari ed onesti con noi stessi, neanche pensiamo al confronto con quella dell’inizio della seconda repubblica. Purtroppo dobbiamo prendere amaramente atto che il tarlo del populismo anti politico, demagogico, anti parlamentare e qualunquista del grillismo – sub cultura principe di ogni forma di populismo – ha contagiato in profondità l’intera politica italiana. E anche settori che sono quasi antropologicamente alternativi, distinti e distanti da quella malapianta, hanno finito per mutuarne il linguaggio, il modo d’essere e lo stesso comportamento concreto. Al punto che lo stesso confronto parlamentare – se così si può definire – ha finito per diventare uno scontro permanente tra opposti populismi ed estremismi. Per queste ragioni, semplici ma essenziali, credo di potere sostenere che siamo arrivati ad un bivio. E cioè, o si riesce a mettere in campo coalizioni e alleanze che privilegiano il ritorno della politica, la centralità dei contenuti e, di conseguenza, la serietà e la credibilità dei partiti e di chi li dirige quotidianamente, oppure la deriva non può che peggiorare e con esiti politici a tutt’oggi imprevedibili. Certo, la pochezza del battutismo è sotto gli occhi di tutti. E, di conseguenza, il tramonto della politica intesa come progetto, come visione di medio/lungo periodo e come capacità di individuare soluzione ai problemi dei cittadini, è diventato purtroppo un dato di fatto. Persin oggettivo. Ed è per questi motivi che, ancora una volta, quasi si impone la necessità di avere una classe dirigente che sappia opporsi alla malapianta del populismo e alle tristi e decadenti situazioni che produce. E il dibattito di mercoledì scorso al Senato tra battute, accuse triviali, barzellette ed insulti vari ha certificato, appunto, il tramonto della politica, dei partiti e delle rispettive classi digerenti. Il tutto amplificato dalle rispettive tifoserie giornalistiche, televisive e mediatiche.
Cara Giorgia,