politica

In piazza a Torino “per un Iran libero, laico, repubblicano e democratico”

SABATO 17 GENNAIO 2026 – ORE 15  PIAZZA CARIGNANO 

L’Associazione Iran Libero e Democratico di Torino, fondata nel 2009 da un gruppo di esuli politici iraniani e da allora presieduta da Tullio Monti, organizza una grande manifestazione unitaria in solidarietà col popolo iraniano in rivolta ed a sostegno della sua resistenza organizzata del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, presieduto dalla sua leader eletta, Maryam Rajavi. Si tratta della più ampia manifestazione unitaria, in base alle adesioni ufficiali pervenuteci, ad oltre 40 anni dalle manifestazioni corali contro il terrorismo degli anni ’80 e questo rappresenta un evento politico di rilevante significato. Non si tratta infatti di una delle tante manifestazioni di solidarietà con le diverse cause internazionali: questa manifestazione di Torino, come tutte le nostre iniziative, grandi e piccole in questi ultimi 17 anni, verrà trasmessa in Iran dalla televisione satellitare della Resistenza, che tutti vedono in Iran e contribuisce concretamente a non far sentire isolato il popolo iraniano che in questi giorni, per l’ennesima volta, sta pagando un prezzo altissimo di sangue per la propria libertà.

Il popolo iraniano lotta da 47 anni contro la peggior dittatura teocratica islamista mai esistita, che ha ucciso, torturato, incarcerato centinaia di migliaia di cittadini iraniani, tenuto in miseria ed in povertà la popolazione mentre spendeva miliardi di dollari per cercare di dotarsi degli armamenti nucleari e per finanziare, addestrare ed armare i movimenti terroristici islamisti in tutto il Medio Oriente (Hezbollah in Libano, Hamas e la Jihad Islamica in Palestina, Houti in Yemen, vari gruppi sciiti e sunniti in Iraq ed il regime criminale di Assad in Siria, fino a che è crollato).

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (con i suoi oltre 120.000 martiri trucidati dal regime) con la piattaforma programmatica in 10 punti della sua leader, ufficialmente approvata, si batte da 45 anni per un Iran libero, democratico, repubblicano, per un sistema pluripartitico originato da libere elezioni, basato sullo stato di diritto, costituzionale e liberaldemocratico, per la laicità delle istituzioni (alla francese), fondato sulla separazione giuridica fra stato e tutte le confessioni religiose, per l’abolizione della religione di stato e per la massima libertà religiosa, per la parità giuridica fra uomini e donne, per la libertà di abbigliamento femminile (con l’abolizione dell’odioso obbligo del velo islamico), per l’abolizione della Sharia (la legge coranica), della pena di morte, della lapidazione, della tortura, dell’incarcerazione illegale e degli arresti arbitrari, per la piena tutela di tutti i diritti umani, civili, politici e sociali, per un Iran senza armi nucleari e che viva in pace con tutti i paesi del Medio Oriente (compreso Israele), per una libera economia sociale di mercato, di impronta socialdemocratica. La Resistenza è da sempre contraria ad ogni intervento armato esterno per abbattere il regime: il popolo iraniano è perfettamente in grado di cacciare con le sue mani, anche a costo del sangue dei suoi figli, il proprio tiranno.

Nelle settimane e nei giorni scorsi tre dirigenti della nostra Associazione Iran Libero e Democratico (il vicepresidente Yoosef Lesani, farmacista, l’architetto Keramat Jahandarpour ed il medico Hossein Vassigh) hanno ripetutamente ricevuto sui loro cellulari dei messaggi Whatsapp riconducibili al ministero dell’Informazione iraniano, contenenti esplicite minacce di morte per loro e per i loro familiari, con dettagli particolareggiati ed inquietanti sulle loro abitudini e sui loro spostamenti. Si tratta di minacce che gli organi di Polizia preposti giudicano molto serie, attendibili e pericolose: i nostri militanti, tuttavia, non si faranno certo intimorire, né tanto meno ridurre al silenzio da queste nuove minacce da parte di un regime in agonia che sta crollando su se stesso.

Hanno aderito e parteciperanno, anche con loro interventi, alla manifestazione:

ISTITUZIONI

  • Consiglio Regionale del Piemonte
  • Comitato regionale per i diritti umani e civili (Consiglio Regionale)

PARTITI

  • Azione
  • Democrazia Cristiana
  • Forza Italia
  • Fratelli d’Italia
  • Italia Viva
  • Lega
  • Movimento 5 Stelle
  • Partito Democratico
  • Partito Socialista Italiano

SINDACATI

  • CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro
  • UIL – Unione Italiana del Lavoro

ASSOCIAZIONI

  • ANPI – Associazione Partigiani d’Italia
  • Associazione Radicale Adelaide Aglietta
  • Associazione Camis de Fonseca
  • Comitato Resistenza Colle del Lys
  • Donne Democratiche (provincia e regione)
  • Europa Radicale
  • FIAP – Federazione Italiana Associazioni Partigiane
  • Laboratorio Società Cooperativa
  • La Meridiana
  • La Porta di vetro
  • Libertà Eguale
  • Sinistra per Israele- Due popoli Due Stati
  • Tavolo della Speranza

 

I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer

Un’esposizione che, attraverso la biografia di un leader come Enrico Berlinguer, analizza il suo lascito, politico, culturale e civile, nella ricorrenza dei 40 anni dalla morte. Questa l’intenzione di “I luoghi e le parole di Enrico Berlinguer” inaugurata oggi, 15 gennaio, e visitabile fino al 15 marzo al Museo Ettore Fico (Mef), grazie anche al sostegno del Consiglio regionale del Piemonte.

La mostra, ideata dall’Associazione Berlinguer, Fondazione Gramsci di Roma e Cespe, dopo le tappe di Roma, Bologna, Sassari, Cagliari e Firenze, raggiunge quindi il capoluogo piemontese in collaborazione anche con Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci, Cgil Piemonte e Spi Cgil Piemonte.

“La mostra ci aiuta a meglio comprendere uno dei protagonisti di un’epoca e a conoscerne alcune qualità e valori condivisibili e apprezzabili in modo trasversale alle aree politiche”, è intervenuto il presidente della Regione, Alberto Cirio. “Penso alla concordia istituzionale, alla difesa della libertà e all’antifascismo, al garbo e alla ricerca di soluzioni di equilibrio, così come al rispetto per chi non la pensa nello stesso modo ma è orientato dalla stessa bussola del bene comune: tutti principi validi e da cui imparare ancora oggi”.

“Enrico Berlinguer è stato sì il leader indiscusso di un partito, ma, al di là della sua appartenenza, ha anche dimostrato con il proprio operato politico un profondo rispetto per le istituzioni, l’avversario e la volontà di difendere i principi di confronto democratico”, dichiara il presidente del Consiglio regionale, Davide Nicco.

“Questa mostra non è solo un’operazione storiografica importante grazie ai materiali d’archivio esposti. E non è neppure un’operazione agiografica, perché non serve a nessuno fare di Berlinguer un santino da collocare in un Patheon”, afferma Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale. “È una mostra importante perché, raccontandoci la figura di un grande politico della Prima Repubblica, ci dimostra cosa la politica può e deve essere, soprattutto quando bisogna assumersi grandi responsabilità e quando si è chiamati a compiere coraggiose scelte di rottura”.

“Sostenere questa mostra non è soltanto un atto istituzionale, ma un dovere politico e morale”, dichiara Valentina Cera, consigliera segretaria del Consiglio regionale“Enrico Berlinguer ha segnato profondamente la storia del nostro Paese, lasciando un’eredità che continua a parlare al presente. Le sue parole, le sue scelte e il suo pensiero hanno contribuito a dare dignità e rappresentanza al movimento operaio, alle lavoratrici e ai lavoratori, a chi lottava – e lotta ancora oggi – per l’emancipazione sociale, per diritti concreti, per un salario giusto, per una vita libera dallo sfruttamento”.

Curata da Alessandro d’Onofrio, Alexander Hobel e Gregorio Sorgonà, l’iniziativa intende restituire non solo l’immagine e le parole di un protagonista della storia del Novecento, ma anche la forza del suo pensiero e in particolare delle sue riflessioni sulla pace, vero fil rouge del percorso espositivo.

Materiali originali audiovisivi, sonori, fotografici e documenti d’archivio ricostruiscono la vicenda umana e la vita pubblica di Berlinguer attraverso un racconto in cinque sezioni: gli affetti, il dirigente, la crisi italiana, la dimensione globale, attualità e futuro.

All’inaugurazione erano anche presenti i consiglieri e le consigliere Nadia ConticelliLaura PompeoGianna PenteneroAlice Ravinale e Domenico Rossi.

Ufficio stampa CRP

Grimaldi e Ravinale (AVS): Solidarietà al libraio di Bruino, aderiamo al presidio antifascista

“Un’altra intimidazione, lunedì, al libraio Matteo Lavagnino di Bruino, colpevole solo di professare il suo antifascismo. Due uomini sono entrati nella libreria Belleville, strappando un cartellone con una frase antifascista e dandogli del ‘comunista di merda’. Quella libreria che condivide i suoi spazi con l’Arci e con un’associazione che fa attività con bambini. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza a Matteo e invitiamo la cittadinanza bruinese a partecipare al presidio di oggi davanti allo spazio culturale, a cui AVS ha aderito ufficialmente. Non ci lasceremo intimidire dai neofascisti, Belleville siamo tutti e tutte noi” – lo dichiarano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, e la Capogruppo di AVS in Piemonte, Alice Ravinale.

Perchè ora no?

Di Patrizia Corgnati

Perché ora non si scende in piazza a manifestare? Perché folle europee non scendono in strada gridando “Free Iran”? Perché non una di meno, ma tante di più non sono vicine alle coraggiose ragazze iraniane che stanno morendo per una ciocca di capelli scoperta? Quali sono gli scheletri negli armadi di tanti, prima sensibili e solidali e ora ciechi e muti verso la tragedia iraniana?

Leggi l’articolo su lineaitaliapiemonte.it:

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2026/01/14/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/perche-ora-no.html

Emergenza casa: convegno di Comunità democratica

 A TORINO VENERDI’ 16 GENNAIO

 La carenza di case, pubbliche e private, e i costi alti degli affitti saranno al centro dell’incontro che si svolgerà venerdì 16 gennaio ore 18.30 a Torino, su iniziativa dell’associazione Comunità Democratica.

Questa associazione culturale, fondata il 29 luglio scorso, è guidata a livello nazionale da Graziano Delrio, Stefano Lepri, Silvia Costa e Angela Ianaro e ha lo scopo di sviluppare e diffondere in Italia una cultura politica ispirata al personalismo comunitario, nonché di favorire la creazione di reti tra persone e gruppi, capaci di promuovere la democrazia e la pace, l’Europa, la tutela della nostra Costituzione e le politiche di sviluppo fondate sulla centralità della persona e delle comunità, la solidarietà e la sussidiarietà. Tra i fondatori ci sono anche i piemontesi Monica Canalis e Gianfranco Morgando.

Non un nuovo partito né una presenza settaria nel Pd, ma un cantiere di idee, per essere sale e lievito, in dialogo con le altre culture politiche. Non un nuovo partito, ma una chiara appartenenza alla cultura politica del Cattolicesimo democratico, che si esprime dentro e fuori dai partiti, è radicata in molti corpi intermedi e sopravvive alla caduta del muro di Berlino, al cambio di secolo, al declino europeo e all’avvento delle tecno-destre che sfidano la democrazia.

Dopo il varo del suo sito web, https://comunitademocratica.it/, Comunità Democratica sbarca anche a Torino con una serie di incontri pubblici dedicati ai temi più scottanti della nostra città.

Si parte con la casa, con un focus sui giovani, gli anziani soli, i poveri, gli stranieri e i lavoratori con stipendio basso.

Interverranno per Comunità Democratica Stefano Lepri, Monica Canalis, Vincenzo Camarda, Amalia Santiangeli, Marco Titli e Marianna Califano.

Daranno un contributo tecnico Marcello Mazzù, Gianfranco Cattai e Noemi Gallo.

Parteciperanno gli altri componenti dell’associazione.

Venerdì 16 gennaio ore 18.30 a Torino, presso la Chiesetta di Via Col di Lana 7/a (zona Piazza Massaua).

Vanchiglia, Ravinale (AVS) – Diena (SE): “La risposta è la definizione di bene comune”

<<L’assemblea  in Vanchiglia, a cui abbiamo partecipato insieme a Giuseppe Piras e Ilaria Genovese, nostri rappresentanti in Circoscrizione 7, e che ha visto la presenza di  centinaia di cittadini e cittadine, dimostra che gli spazi sociali come Askatasuna sono un bene comune a cui le persone, ben oltre gli attivisti, non intendono rinunciare.
All’incubo voluto dalla destra che ha visto la militarizzazione delle scuole e degli spazi comuni il quartiere sta rispondendo con una partecipazione sempre più ampia e consapevole, per riprendersi una quotidianità fatta di socialità e non di paura.
Momenti come questo dimostrano che il percorso avviato due anni fa dal Comune è l’unica strada possibile e che si deve quanto prima riaprire quello spazio, insieme a un quartiere che oggi dice forte e chiaro che si può resistere a un disegno autoritario fatto di repressione e deserto sociale, in cui rientrano il piano di sgomberi degli spazi sociali di Piantedosi e Meloni e le spietate misure cautelari contro chi ha partecipato alle manifestazioni per Gaza, addirittura se minorenni>>.

Vallette, Canalis (Pd): “Da ottobre 2025 manca il pediatra”

Il distretto nord ovest dell’Asl città di Torino continua ad essere nell’occhio del ciclone. Dopo i problemi sui presidi territoriali di Via del Ridotto, Via le Chiuse e Via Foligno, il territorio delle circoscrizioni 5 e 4 vive una nuova emergenza. Da ottobre non c’è più nessun pediatra nel quartiere Vallette e 250 bambini devono spostarsi per ricevere le cure. Alla faccia dell’attenzione alla medicina territoriale e alle periferie. Già nel 2018 il quartiere Vallette era rimasto senza pediatra, ma nel giro di qualche mese l’Asl aveva trovato un professionista che aprisse l’ambulatorio almeno qualche ora la settimana, per venire incontro alle famiglie non automunite e risparmiare ai bambini malati un viaggio sui mezzi pubblici. Adesso ci risiamo. In un quartiere di 13.000 abitanti, con età media di 45 anni (inferiore alla media cittadina di 47), non c’è più neppure questo parziale servizio settimanale e genitori e nonni devono cavarsela da soli.

La prospettiva del varo delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) a inizio 2026 aveva dato qualche speranza. Si pensava che col maggior coordinamento tra i pediatri di libera scelta, generato dalle AFT, si sarebbe trovata una soluzione anche per Vallette.

Purtroppo, però, ad oggi la AFT dei pediatri del distretto nord ovest non è ancora stata costituita, a dispetto dei reiterati annunci dell’assessore regionale Riboldi.

Non ci sono nè l’AFT nè il pediatra a Vallette. C’è solo molto sconforto e senso di abbandono, in una delle periferie più estreme della città.

Se il buongiorno si vede dal mattino, anche nel 2026 la giunta Cirio continuerà a trascurare drammaticamente la medicina territoriale, quella più capillare e prossima alle famiglie.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Donna, vita, libertà. Il grido dall’Iran

 

In Iran si vivono giornate di rivolta, di speranza e purtroppo anche di sangue. Tanto sangue.
In queste ore le milizie filogovernative hanno intensificato il soffocamento delle proteste. Secondo gli ultimi dati diffusi da organizzazioni per i diritti umani come HRANA (che verifica oltre 2.400 morti tra i manifestanti, con totale stimato intorno a 2.500–2.600) e Iran Human Rights (che parla di almeno 3.400), si tratta di una carneficina. Altre fonti arrivano a stimare 12.000 o più vittime, con un bilancio che si aggrava di ora in ora nonostante il blackout informativo.
C’è da dire che già da mesi il regime non appare più così solido. Le donne e i giovani hanno mostrato un coraggio encomiabile per sfidare uno dei regimi più sanguinari del pianeta. Un regime che destabilizza il Medio Oriente e diverse aree del mondo attraverso i suoi collegamenti con organizzazioni terroristiche.
Le donne, già da mesi, hanno lanciato la sfida agli ayatollah togliendo il velo che sono obbligate a indossare e subendo per questo persecuzioni, arresti e torture. Già, perché se cade il velo, cade il regime della Repubblica islamica. Eppure nel lontano 1979, con la rivoluzione, in pochi avrebbero predetto un destino simile, ovvero l’instaurarsi di una teocrazia. Allora i proclami erano ben altri, si sognava e si predicava la libertà.
Negli ultimi giorni il giro di vite si è intensificato con lo spegnimento di internet in tutto il paese (dal 8 gennaio). Si può solo provare a immaginare cosa significhi per questi ragazzi: non poter più restare in contatto con amici, parenti e conoscenti mentre subiscono la più feroce violenza da parte delle forze governative. A detta di testimoni e giornalisti, milizie e forze sparano direttamente sulla folla.
E la politica? La comunità internazionale? La politica italiana si è mostrata compatta condannando l’oppressione in atto in una mozione approvata in Senato (con la sola astensione del Movimento 5 Stelle). Una presa di posizione di una certa compattezza ma comunque tardiva.
Per il resto, Trump, almeno a parole, ammonisce il regime di Teheran minacciando un intervento diretto. Il principe Reza Pahlavi in esilio potrebbe essere la figura cui gli Usa pensano per una possibile transizione. Ma è prematuro pensare al dopo. Ora serve un aiuto a tutti i livelli alla popolazione iraniana. Manifestazioni sono previste questo fine settimana, in particolare quella indetta dal Partito Radicale sabato 17 gennaio a Roma (sono ormai anni che nel silenzio generale cerca di dare visibilità alla questione iraniana) e che sta ricevendo molte adesioni dal mondo della politica e della società civile.
Cosa aspettarsi? Il popolo iraniano è stato illuso, specie dopo il recente intervento di Israele. C’è chi teme di essere nuovamente abbandonato: c’è da augurarsi che questa volta andrà diversamente. Gli iraniani che credono e sperano nella libertà non vanno lasciati soli.

Mario Barbaro

Scontri pro-Pal, Riva Vercellotti (FdI): “Bene le misure cautelari”

“.Manifestare è un diritto, devastare e assalire le Forze dell’Ordine è un crimine che non deve restare impunito”

Esprimo il mio più vivo apprezzamento alla Digos di Torino e alla Procura per l’operazione ‘Riot’ condotta questa mattina. Le misure cautelari emesse sono la dimostrazione che non c’è spazio per l’impunità quando si scambia il diritto di manifestare con la violenza gratuita e il saccheggio“.

Così il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Carlo Riva Vercellotti, commenta gli sviluppi investigativi sugli scontri avvenuti lo scorso 3 ottobre a Torino.

In quell’occasione – prosegue – abbiamo assistito a scene di guerriglia urbana inaccettabili: dodici agenti feriti, molteplici atti vandalici e persino devastazioni ai danni di strutture culturali come quelle di ‘Portici di Carta’. Chi attacca un uomo in divisa attacca lo Stato. Non si tratta di semplici ‘ragazzate’, ma di condotte criminali aggravate, come dimostra anche il presunto coinvolgimento di alcuni indagati in episodi di rapine e lesioni personali avvenuti nell’area metropolitana“.

Fratelli d’Italia continuerà a sostenere ogni iniziativa volta a garantire la sicurezza dei cittadini e la tutela di chi, ogni giorno, rischia la vita per proteggerci. Torino non può e non deve essere il teatro di sfogo per gruppi di violenti che, protetti da una presunta bandiera ideologica, pensano di poterla mettere a ferro e fuoco. Grazie alle indagini odierne, il messaggio è chiaro: chi sbaglia, paga“, conclude Riva Vercellotti.

L’Europa in Comune, amministratori e territori si incontrano 

Lunedì 19 gennaio, dalle 15 alle 17, è in programma nella sala Panoramica, al 15esimo piano della sede di Corso Inghilterra 7, a Torino, l’incontro sul tema “L’Europa in Comune”, promosso dal Centro Europe Direct della Città Metropolitana di Torino, in collaborazione con Europe Direct Cuneo e Vercelli, allo scopo di rafforzare il dialogo tra UE e amministratori locali in vista della programmazione delle attività future. L’iniziativa è rivolta ai consigliere EU Local Councillors e ai Comuni della rete Antenna Europa, rappresentando un momento di confronto in merito alle principali sfide che interessano i territori e dalle opportunità offerte dalle politiche europee. Ad aprire i lavori, che costituiranno un momento di programmazione delle attività future, per allineare le strategie e l’impatto delle iniziative locali sul territorio, sarà Jacopo Suppo, Vicesindaco della Città Metropolitana di Torino, che sottolinea il valore strategico dell’iniziativa.

“Rafforzare il dialogo tra Unione Europea e amministrazioni locali – afferma Jacopo Suppo – significa vedere l’Europa più concreta e vicina alle persone. I Comuni sono il primo punto di contatto tra le politiche europee e la vita quotidiana dei cittadini, ed è da qui che lassa la sfida di un’Europa più efficace e capace di rispondere ai bisogni reali dei territori. “L’Europa in Comune” è uno strumento prezioso per condividere priorità e visioni, e per la programmazione delle attività del 2026. All’incontro interverranno anche Claudia Colla, della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, e Francesco Costamagna, professore di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Torino.

Info: partecipazione gratuita previa registrazione sul sito di Europa in Comune

Mara Martellotta