politica

Revisori dei conti: ok al bilancio della Regione

Il Collegio dei Revisori dei conti ha espresso parere positivo sulla manovra finanziaria della Regione Piemonte per il triennio 2026–2028. Il bilancio, nella sua versione aggiornata, è stato ritenuto congruo, coerente e attendibile, rispettoso degli equilibri economico-finanziari previsti dalla normativa e costruito sulla base di criteri di legalità e trasparenza.

Nel dettaglio, il Collegio, insediatosi il 1° gennaio scorso, ha analizzato i documenti di bilancio aggiornati e ha attestato che la manovra recepisce le osservazioni tecniche precedenti, integrando correttamente le risorse provenienti da Stato, Unione Europea e PNRR, e adeguando il quadro contabile agli aggiornamenti normativi.

“Il parere positivo del Collegio dei Revisori – ha dichiarato il presidente della Giunta regionale Alberto Cirio – conferma che la manovra 2026–2028 è stata costruita su basi solide, nel rispetto dei criteri di legalità, equilibrio e trasparenza, come sempre è stato fatto in questi anni, come peraltro emerge anche dal giudizio della Corte dei Conti, che ha sempre parificato i nostri bilanci da quando siamo al governo del Piemonte. L’autorevole parere tecnico del collegio certifica pertanto che il bilancio è corretto, trasparente e completo e persegue il virtuoso obiettivo di garantire servizi, investimenti e sviluppo al nostro territorio, nel pieno rispetto dell’equilibrio e della correttezza contabile”.

“Auspico che si possa chiudere qui il tempo delle polemiche strumentali – ha aggiunto l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano – Oggi disponiamo di un bilancio che ha superato il vaglio tecnico più autorevole previsto dall’ordinamento. Ora si apre il confronto tra visioni, proposte e priorità. È su questo che si misura la responsabilità di chi siede in Consiglio regionale”.

cs

Polis Policy: “democrazia per la pace” ai tempi dell’IA

Ultime ore per iscriversi alla seconda sessione della nona edizione

Al via la nona edizione di Polis Policy, l’Accademia d’Alta Formazione promossa dall’Associazione Difendiamo il Futuro. Pasquale Ferrara, Direttore Generale per gli Affari Politici e Sicurezza del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, sarà il relatore principale della seconda sessione della non edizione di Polis Policy, in programma venerdì 30 gennaio alle 18.15. Il tema trattato è di strettissima attualità, ovvero “La democrazia per la pace”. Porteranno il loro contributo Marzia Sica, della Compagnia di San Paolo, e Daniele Ballarin, del Sermig, mentre per Another Vision, intitolata “Profezie per la pace. Genesi di una mostra”, interverrà la docente torinese Cristina Zeni. Il moderatore sarà Bruno Foresi. La prima sessione di Polis Policy è stata dedicata al tema “Fondamenti della democrazia”, mentre nella terza e ultima sessione, di venerdì 6 marzo, si parlerà di “Democrazia nel tempo dell’intelligenza artificiale”. L’Associazione Difendiamo il Futuro organizza dal 2002 seminari, dibattiti e incontri di approfondimento su quanto accade nella società italiana s piemontese, il progetto intorno al quale ruotano le iniziative di DF e Polis Policy, Accademia di Alta Formazione riguardano argomenti di natura sociale, culturale e politica. Negli scorsi anni, tra i temi centrali affrontati da DF ci sono stati la pandemia e le conseguenze per lo stato sociale, tra diritti, lavoro e integrazione; le sfide e le opportunità per un’Italia in transizione, in cui si è parlato di immigrazione, democrazia, demografia e sostenibilità. Tra il 2024 e il 2025, i tre incontri hanno provato a chiarire che cosa sia realmente la democrazia, se sia possibile una democrazia apartitica, e i rapporti tra democrazia e potere mediatico, grazie al contributo di relatori d’eccezione.

“Polis Policy – interviene Giuseppe Giulio Calabrese, Presidente dell’Associazione Difendiamo il Futuro – si pone l’obiettivo di approfondire e spiegare grandi temi dell’epoca in cui viviamo attraverso interventi di esperti. Quest’anno il comitato scientifico ha deciso di continuare il ragionamento sul tema della democrazia, che in epoca moderna mai è stata messa in discussione come in questo periodo, invece rimane presidio indispensabile per la nostra società. In particolar modo, in questa seconda sessione, il tema sarà dedicato al rapporto tra la democrazia e la pace, condizione che non può dirsi acquisita neanche in Europa. L’impostazione iniziale sarà sempre quella umana, nell’ottica di mantenere un ampio respiro e una visione generale.

Nona edizione di Polis Policy “Difendiamo la democrazia” – seconda sessione “La democrazia per la pace” 30 gennaio ore 18.15, Fondazione Opera Munifica Istruzione, via San Massimo 21, Torino.

Mara Martellotta

Palazzo Nuovo: la mozione del Senato Accademico 

“Il Senato Accademico dell’Università di Torino esprime pieno sostegno alla Rettrice e al Prorettore nelle decisioni prese relativamente a eventi non autorizzati nell’edificio di Palazzo Nuovo, condividendo la posizione assunta. Il Senato Accademico sostiene inoltre il proseguimento di un dialogo costruttivo con la comunità studentesca riguardo alle attività proposte”.

Con queste parole il Senato Accademico dell’Università di Torino, riunito oggi martedì 27 gennaio, ha proposto e approvato a maggioranza una mozione di pieno sostegno alla Rettrice in relazione al provvedimento d’urgenza che ha interessato Palazzo Nuovo nelle giornate di venerdì 23 e sabato 24 gennaio.

La decisione è maturata a seguito dell’intervento della Rettrice in apertura dei lavori, nel quale sono stati ricostruiti il contesto e le ragioni del provvedimento. In particolare, è stato richiamato come, negli ultimi mesi, si sia registrato un aumento di eventi non autorizzati, caratterizzati da una partecipazione crescente e dal coinvolgimento sempre più frequente di minorenni.

Nel suo intervento, la Rettrice ha sottolineato che Palazzo Nuovo è da tempo oggetto di un’attenta e costante analisi, finalizzata alla tutela di chi lavora e studia in Ateneo e alla continuità delle attività istituzionali, analisi che ha portato all’elaborazione del Progetto di solidarietà vicinale. Il piano, frutto di un lavoro condiviso tra governance di Ateneo, Vice Rettore alla Didattica, Direttori dei Dipartimenti, Direzione della Scuola di Scienze Umanistiche e logistica di Ateneo, consente di intervenire con rapidità e responsabilità in presenza di criticità, assicurando la ricollocazione delle attività negli edifici limitrofi. Grazie a questo strumento, le attività previste per i giorni interessati dalla chiusura sono state tempestivamente ricollocate in altri spazi universitari.

La Rettrice ha inoltre chiarito che la chiusura straordinaria e preventiva di Palazzo Nuovo è stata disposta a seguito della diffusione sui social dell’annuncio di una festa serale e notturna prevista per il 23 gennaio, mai formalmente richiesta né autorizzata dall’Ateneo e, per modalità e caratteristiche, incompatibile con la destinazione degli spazi di Palazzo Nuovo.

In conclusione, la Rettrice Cristina Prandi ha ribadito che iniziative di questo tipo, prive di autorizzazioni e garanzie di sicurezza, non possono in alcun modo essere avallate dall’Università, sottolineando come la decisione assunta sia stata frutto di una valutazione autonoma e responsabile dell’Ateneo, non determinata da pressioni esterne.

L’Università ha il dovere di tutelare la sicurezza delle persone e il rispetto delle regole comuni. Allo stesso tempo” ha dichiarato la Rettrice Cristina Prandi “Siamo pienamente consapevoli dell’importanza, per la comunità studentesca, di disporre di spazi e momenti di socialità, aggregazione e partecipazione anche civica. Proprio per questo, come già concordato con il Consiglio degli Studenti, lavoreremo a una valutazione e a un’analisi del Regolamento per l’utilizzo degli spazi, affinché sia sempre più adeguato ai bisogni della comunità universitaria. Questo percorso dovrà però svilupparsi all’interno di un perimetro  di legalità, sicurezza e responsabilità che rappresenta una condizione imprescindibile per la vita dell’Ateneo. 

Per ragionare in una prospettiva di Torino Città Universitaria è inoltre necessario aprire un confronto più ampio con le Istituzioni e gli attori del territorio”.

Il futuro di Torino Nord

Le grandi sfide urbanistiche, sociali e culturali che riguardano Barriera di Milano e la periferia Nord di Torino. Se ne parla mercoledì 28 gennaio alle ore 18.00 nella sede del Circolo Arci Risorgimento in via Poggio 16.

Il quartiere sarà perno di cambiamenti urbanistici e sociali, per questo la comunità che lo abita sente l’esigenza di confrontarsi riguardo alla vivibilità del quartiere, la qualità della vita, la sicurezza, la cura del territorio e dei servizi pubblici. Per questo abbiamo organizzato un incontro pubblico con
– l’assessora alla Transizione ecologica e digitale, politiche per l’ambiente, innovazione, mobilità e trasporti Chiara Foglietta
– ⁠la Segretaria del Pd della sesta Circoscrizione, Teresa Vercillo.
Modera, per il Circolo Banfo, Rosario Riggio.

Torino nord, e in particolare il territorio della Circoscrizione 6, é al centro di interventi importanti di trasformazione che ne cambieranno il volto, dalla  Linea 2 della metropolitana, alle Piscine Sempione e all’Area ex Gondrand, dalla Manifattura Tabacchi al progetto Aurora Barriera su corso Palermo.

Approvato il Documento economia e finanza regionale

Il Consiglio ha approvato a maggioranza il Documento economia e finanza regionale (Defr). Nella seduta di domani è prevista la votazione sulla nota di aggiornamento.
Nel suo intervento, l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano ha spiegato che “il quadro di programmazione della Regione esiste ed è definito, così come le previsioni economiche che indicano una crescita del Pil, basate sulle analisi tecniche elaborate da Ires Piemonte. So che il ruolo della politica è anche quello di assorbire le critiche, il confronto politico è legittimo e doveroso, ma non può mettere in discussione il lavoro serio e trasparente svolto da dirigenti, funzionari e strutture dell’amministrazione regionale. Durante la discussione sul bilancio avremo modo di affrontare puntualmente tutte le osservazioni”.
Osservazioni e critiche che sono arrivate dalle opposizioni, con Gianna PenteneroAlberto AvettaFabio IsnardiDomenico RossiEmanuela Verzella (Pd) che parlano di “documento fotocopia dello scorso anno che non dà risposte alle criticità della sanità territoriale, sullo spopolamento delle aree interne e sulla crescente fragilità sociale, con un Pil che cresce solo grazie al Pil”.
Per Vittoria Nallo (Sue) “I giovani continuano ad andare via dalla nostra regione e non emerge alcuno scatto di orgoglio capace di invertire questa tendenza”.
“Abbiamo affrontato una discussione senza sapere di cosa stessimo parlando – ha affermato Alice Ravinale (Avs) – a partire dall’aumento gettito Irap su cui abbiamo chiesto più volte chiarimenti”.
Alberto Unia (M5s) ha sottolineato che “i singoli capitoli non risultano elaborati con il livello di approfondimento che ci saremmo aspettati da un documento che dovrebbe orientare la programmazione economica e finanziaria della Regione”.
Nella seduta del mattino sono state discusse e respinte a maggioranza dodici richieste di sospensiva della discussione presentate dalle opposizioni.

Ufficio stampa CRP

Bilancio regionale, Tronzano: “Serietà, trasparenza e rispetto delle regole”

“Governiamo questa Regione da sette anni e, in tutto questo periodo, la Corte dei Conti ha sempre espresso un giudizio positivo di parificazione sul rendiconto generale, attestando regolarità contabile, copertura delle spese e rispetto degli equilibri di bilancio secondo i parametri tecnici previsti. Rispetto il diritto delle opposizioni di esprimere le proprie valutazioni, ma i cittadini meritano un’informazione corretta e fondata,  non polemiche strumentali”. Così l’assessore al Bilancio della Regione Piemonte, Andrea Tronzano, replica alla conferenza stampa odierna di alcuni gruppi consiliari.
“Il parere richiamato dalle opposizioni – prosegue Tronzano – è stato espresso dal precedente Collegio dei Revisori, su una bozza di bilancio predisposta con i dati disponibili a settembre. Da allora la manovra è stata aggiornata in modo sostanziale: sono state integrate risorse vincolate statali e comunitarie, adeguate le stime di entrata, ridefinite alcune poste di spesa e recepite le indicazioni emerse nel confronto con il Consiglio. Il nuovo Collegio dei Revisori, insediatosi il 1° gennaio, esprimerà il parere definitivo che sarà allegato alla legge come previsto dalla normativa. Affermare che vi sia stata una bocciatura equivale a distorcere i fatti. I revisori uscenti hanno legittimamente sospeso una valutazione sugli equilibri in attesa dei dati aggiornati. È una prassi tecnica, e sarà il nuovo parere, sulla base della manovra definitiva, a offrire una valutazione completa. Anticipare giudizi è fuorviante”.
L’assessore Tronzano dichiara inoltre: “Smentisco nel modo più netto l’esistenza di debiti fuori bilancio. Le risorse previste a copertura degli impegni sono regolarmente allocate nei capitoli di spesa. Parlare di debiti fuori bilancio significa evocare obbligazioni prive di copertura, e non è questo il caso: ogni voce è contabilizzata con piena tracciabilità. Sul fronte della trasparenza – aggiunge Tronzano – il dialogo con il Consiglio è stato continuo, dettagliato e documentato. Ogni variazione della manovra è stata discussa nelle sedi competenti, nel rispetto delle prerogative istituzionali. L’opacità non ci appartiene: al contrario, la complessità del contesto richiede un confronto responsabile e non una semplificazione polemica”.
“Le scelte compiute, incluse quelle sulla rimodulazione dell’IRPEF, rispondono alla necessità di garantire servizi essenziali in un contesto di risorse calanti e consentiranno un risparmio a partire dal prossimo anno, quando entreranno in vigore i nuovi scaglioni nazionali. La priorità è tutelare le fasce più deboli e non rinunciare agli investimenti strategici. Sul trasporto pubblico locale e sul sostegno agli enti locali è aperto un confronto costante per allocare al meglio le risorse disponibili, con l’obiettivo di superare gli squilibri territoriali senza tagli lineari”.
In conclusione Tronzano afferma che “in un momento economico complesso serve senso di responsabilità. Il nostro compito non è inseguire slogan, ma costruire un bilancio solido, credibile e coerente con le esigenze del territorio. Questo abbiamo fatto, nel rispetto delle regole e con spirito istituzionale. Il resto appartiene alla mera strumentalizzazione politica, che evidentemente è propria delle opposizioni e non di chi, come noi, governa con equilibrio e senso di responsabilità.”

Politica e religione ieri, oggi e domani

 

 

Venerdì 16 gennaio scorso, presso Palazzo Ceriana Mayneri di corso Stati Uniti 11, a Torino, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e la Federazione delle Chiese Evangeliche hanno organizzato una conferenza sul rapporto fra politica e religione, dal titolo “Quando il Sacro diventa strumento. Dalla teologia della prosperità all’uso politico di simboli religiosi nella comunicazione politica delle destre contemporanee”.

All’incontro, moderato dal giornalista del settimanale Riforma, Gian Mario Gillio, e introdotto da Stefano Tallia, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, sono intervenuti professionisti dell’Informazione molto apprezzati come Daniele Garrone (presidente Centro Culturale Protestante di Torino), il politologo Paolo Naso, Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire (in diretta da Gerusalemme), Gianni Armand Pilon, vice direttore de La Stampa e la nota giornalista televisiva Tiziana Ferrario.

Il rapporto fra politica e religione, appurata l’evidente quantità di canali informativi di cui ora godiamo, sembra attuale e, per certi versi, sorprendente, anche se antichissimo. A voltarci indietro, la religione è stato il primo motore politico di storia e preistoria. Senza entrare in particolari socio-antropologici risalenti a tempi arcaici, il fenomeno religioso è certamente stato il primo vagito di comunità organizzate a dettare le regole di quello che si sarebbe evoluto nel concetto di “polis”. Infine, il “sacro” si è innervato fra quelle società guerriere bisognose di capi forti, coraggiosi e carismatici; al comando religioso si è quindi affiancata la monarchia, una dimensione politica che, in alcuni casi, è andata a formare una sorta di ‘sacra alleanza’ fra i due poteri. Chiaramente la conferenza si è principalmente concentrata sulla contemporaneità. Restando sulla cultura occidentale, laica e cristiana, la domanda è: cosa c’entra Dio con l’attuale potere politico?

Apparentemente niente, perché Cristo, nei Vangeli, separa chiaramente i due Regni con il suo famoso: “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Matteo (22.21). Siccome l’Europa nasce come continente cristiano, poi allargato all’intero occidente, il concetto è ben noto da 2000 anni. La spalla però esiste, in quanto le nostre monarchie, in qualche modo, reclamano la regalità del loro potere come ispirazione e volontà divina. Possiamo affermare che le nostre dittature novecentesche  hanno avuto un forte richiamo alla religione con un’indiretta ispirazione al “Deus vult”(Dio lo vuole) dei crociati in terra di Palestina.

I relatori hanno richiamato anche il famoso “Gott mit uns” (Dio con noi) inciso sulle fibbie dei cinturoni delle armate hitleriane per testimoniare quanto sia importante, per le masse, sapere che un un forte rapporto con l’Aldilà sia anche uno strumento per giustificare tutte quelle “violente prodezze” che si compiono in Terra in nome di Dio. I relatori hanno dibattuto a proposito di esperienze personali e documentali come, per esempio, l’importanza vitale di Dio per quanto concerne le scelte politiche della società israeliana a seguito del 7 ottobre 2023’. La repubblica fondata da David Ben Gurion è ancora ufficialmente laica, ma la destra, attualmente al potere, ha trasformato ogni azione politica e militare sulla Striscia di Gaza come un fine caro  a Dio, protettore del Popolo Eletto. Conseguentemente, ogni accusa da parte di mezzo pianeta è sprezzantemente rigettata come antisemita dal presidente Benjamin Netanyahu. Gli esempi si estendono ad ulteriori drammi contemporanei che giustificano l’orrore, con le medesime dinamiche, anche nel cuore dell’Europa, come la crisi ucraina oggi dimostra. Non va dimenticata, inoltre, la fratricida mattanza iugoslava che ha separato ortodossi (serbi), cattolici (croati) e musulmani (bosniaci). Chiaramente si è anche parlato di ‘casa nostra’, come i crocifissi in passato ostentati dall’attuale ministro dei lavori Pubblici Matteo Salvini sottolineano quanto un atteggiamento di sudditanza a Santa Madre Chiesa sia elettoralmente premiante in politica. Globalmente questi comportamenti non si limitano a una nazione in particolare, anche se il caso più macroscopico è quello del presidente Donald Trump, che vanta ormai di essere un predestinato del Signore. L’essere stato fortunatamente risparmiato dalla pallottola di un attentatore gli avrebbe conferito il messianico incarico di riportare il Paese alla sua quasi mitica Golden Age. L’attuale presidenza ha inoltre creato un faith office (ufficio per la Fede) per orientare le politiche religiose della sua amministrazione.

Il convegno ha perfettamente inquadrato quanto la combinazione di politica, religione e media (giornali/televisioni/social network) raccontino queste dinamiche, mettendo così potentemente in crisi la lucidità di interi elettorati. Certo non è casuale che siano i partiti più conservatori a farne uso. La storia non mente perché il Sacro ha sempre innervato il messaggio in qualche modo messianico delle Destre di ogni luogo e tempo. Chiamare Dio, dove Dio non c’entra, significa depauperare i popoli di finezza intellettuale, razionalizzazione ed è molto pericoloso per l’esistere stesso della democrazia.

 

Ferruccio Capra Quarelli

Azione, Ruffino: “Dopo congressi di Cuneo ed Alba il partito si rafforza sui territori”

“Azione continua il proprio cammino di consolidamento sul territorio piemontese e lo fa attraverso una stagione di congressi importante e molto partecipata. Oggi si sono tenuti quelli di Cuneo, con l’elezione a segretario di Nicolò Musso, e di Alba dove è stato eletto segretario Massimo Giachino: a entrambi rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro, certa del loro impegno e delle loro grandi capacità per guidare il partito sui territori”.

Lo dichiara la deputata e segretaria regionale di Azione in Piemonte Daniela Ruffino.

“Il lavoro nelle nostre comunità – prosegue Ruffino – ci sta dando particolare soddisfazione: da un lato si consolida la rete di amministratori, (nel cuneese, per esempio sono oltre 50), dall’altro aumenta la partecipazione soprattutto tra i giovani. Si inaugurano nuove sedi, come quella di Alba e si lavora costantemente al tesseramento anche in virtù delle prossime elezioni amministrative di primavera, in cui Azione sarà presente con liste e candidati. Il Piemonte deve cogliere le opportunità dei suoi territori: per valorizzare le proprie eccellenze e risolvere le situazioni di maggiore difficoltà c’è bisogno di pragmatismo e interventi mirati in ogni settore. Ed è proprio con questa filosofia che Azione continua a presentarsi di fronte ai cittadini, per una politica orientata all’ascolto e al confronto costruttivo”.

Infine, la segretaria di Azione ricorda che “prossimamente si terranno i congressi di Asti e Rivoli, mentre entro giugno è previsto quello cittadino di Torino: si completa, quindi, la riorganizzazione del partito in tutta la regione, rinforzando il lavoro avviato finora”.

Il Centro antidoping diventa Centro avanzato di diagnostica

Il Consiglio Regionale ha approvato a maggioranza il disegno di legge “Sviluppo della ricerca applicata nel comparto sanitario. Promozione delle attività del Centro avanzato di diagnostica”, che trasforma il Centro regionale antidoping “Bertinaria”, che ha sede all’interno del San Luigi di Orbassano, in Centro avanzato di diagnostica (CAD).

La relatrice di opposizione, Monica Canalis (Pd) ha precisato che “il provvedimento mira a modificare la composizione del Centro e a dare una norma di riferimento regionale, che non esisteva sebbene l’originario Centro antidoping fosse nato nel 2004”.

Sono enti consorziati del CAD Regione Piemonte, Azienda ospedaliera universitaria San Luigi di Orbassano, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Azienda Zero, e Università degli studi di Torino, con la possibilità di farne parte anche per le aziende sanitarie regionali e gli enti pubblici e privati con competenze coerenti con le attività del Centro.

Come illustrato nella relazione, al CAD competono, fra le altre, attività di ricerca e sviluppo applicativo nel campo delle biotecnologie, lo sviluppo di protocolli avanzati in ambito di biologia molecolare e genetica forense, servizi di contrasto agli illeciti legati all’uso di droghe d’abuso, farmaci e sostanze dopanti, oltre alla caratterizzazione genetica di tracce biologiche. Rientrano inoltre le metodologie integrate tra tossicologia, proteomica, farmacogenomica ed esomica (caratteristica del Dna), così come lo sviluppo di un Osservatorio tecnico permanente sulle droghe d’abuso e sulla loro evoluzione.

Ufficio Stampa CRP

Popolari, protagonisti o gregari?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio.
Certo, il “coraggio non si dà per decreto”. Come, del resto, neanche il carisma. O c’è o non c’è.
Ma questo riguarda prevalentemente il singolo o un singolo. Quando, invece, in gioco c’è il
destino di una cultura, di una tradizione o, meglio ancora, di un pensiero, è di tutta evidenza che
la posta in gioco cambia e diventa collettiva. E, nello specifico, è proprio il caso della presenza dei
Popolari nella politica italiana.

Ora, è del tutto inutile, nonchè improduttivo, ricordare seppur brevemente la storia dei Popolari
dalla fine della Dc, avvenuta nel lontano 1993, in poi. Ovvero, ripercorrere le varie fasi che hanno
scandito concretamente il percorso e il cammino dei Popolari nella vita politica italiana. La
conosciamo tutti ed è, appunto, inutile soffermarsi. Quello che, invece, merita di essere
approfondito, è come pensiamo di essere ancora presenti nell’agone pubblico del nostro paese. E
cioè, si vuole ancora giocare una partita da protagonisti e quindi da titolari, o si accetta
definitivamente ed irreversibilmente di guardarla dalla tribuna? Accampando, quindi e di
conseguenza, solo e soltanto un “diritto di tribuna”. Detto con parole più semplici e comprensibili,
si vuole essere protagonisti o si vuole restare, ben che vada, gregari? Questo è, oggi, il vero nodo
da sciogliere. Un nodo innanzitutto politico. Ma anche culturale, programmatico ed organizzativo.
E se non viene affrontato e in qualche modo risolto, il destino dei Popolari pare essere abbastanza
segnato. Anche perchè non possiamo non registrare che le altre aree culturali si sono bene o
male riorganizzate. Non ci vuole un sondaggista per ricordare che oggi la sinistra è presente in
tutte le sue multiformi espressioni: da quella radicale a quella massimalista, da quella estremista a
quella populista. La destra, come noto a tutti, è saldamente presidiata ed organizzata: dalla destra
sovranista e conservatrice a quella più estremista, reazionaria e populista. Lo stesso centro,
seppur malconcio e balbettante, è presente nella vita politica del nostro paese. E dietro ad ogni
categoria politica esiste, seppur in modo più o meno approssimativo – anche per il tramonto delle
tradizionali scuole di pensiero – una cultura politica.

Ed è proprio sotto questo versante che emerge in tutta la sua complessità, e gravità, la radicale
assenza del pensiero, della cultura, della tradizione e della storia cattolico popolare e cattolico
sociale. E, di conseguenza, la sua strutturale subalternità nei pochissimi partiti in cui quella cultura
tenta di lanciare qualche timido ed impercettibile segnale.

Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali nonchè oggettive, che ormai siamo arrivati ad un
bivio. Ovvero, nel momento in cui – tra alti e bassi – la politica si riorganizza e ritornano con
difficoltà e timidezze le antiche e tradizionali culture politiche, riviste e fortemente riattualizzate, è
legittimo chiederci e chiedere se l’area e la cultura cattolico popolare e sociale intende proseguire
a guardare la partita dagli spalti. Perchè, se così fosse, dovremmo arrivare alla triste e mesta
conclusione che solo il cattolicesimo popolare e sociale sarebbe, oggi, del tutto fuori luogo e fuori
tempo nella dialettica politica contemporanea. Una conclusione che, francamente, non avrebbe
alcun senso e, soprattutto, alcun fondamento. Ma per invertire la rotta tocca solo a chi si
riconosce in questo nobile e storico filone di pensiero battere un colpo. Non sono certamente gli
avversari storici del popolarismo di ispirazione cristiana o i ricorrenti detrattori dell’esperienza
cinquantennale della Dc e dei cattolici impegnati in politica i principali sostenitori del ritorno del
cattolicesimo popolare e sociale nelle dinamiche concrete della politica italiana.