Monitoreremo la tutela dei 22 lavoratori e la trasformazione in case della comunità spoke.
A novembre l’ASL To3 minacciava la chiusura entro fine anno delle 4 Case della salute dell’ASL To3, che dal primo gennaio dovevano essere retrocesse a semplici AFT, come testimoniato dalla lettera di La Valle del mese di novembre. Oggi invece, in conferenza stampa, Cirio e Riboldi hanno fatto una bella retromarcia, affermando di volerle trasformare in case della comunità spoke.
Bene la retromarcia, ma ora dobbiamo essere sicuri che la trasformazione non sia un mero annuncio.
Ad oggi infatti non c’è alcun atto formale, giuridicamente e finanziariamente vincolante.
Il DM 77/2022 prevede la creazione delle case della comunità spoke a fianco di quelle hub, per rendere più capillare la medicina territoriale e sgravare gli ospedali, ma in Piemonte non ne è ancora nata neppure una.
Come mai?
Queste strutture resteranno lettera morta?
Cosa sta facendo concretamente la giunta Cirio?
Sta sollecitando la conferenza stato-regioni?
Ad oggi non è dato saperlo.
Così come non c’è assoluta certezza giuridica che i lavoratori rimasti in carico ai Medici di medicina generale (4 a Vigone, 3 a Cumiana, 7 a Beinasco e 3 a Pianezza) potranno proseguire, non essendoci un legame contrattuale diretto con l’Asl.
In particolare, preoccupa la situazione dei 9 lavoratori della casa della salute di Beinasco-Borgaretto, dal momento che in questa Casa i medici non si sono ancora costituiti in soggetto giuridico per contrattualizzare i lavoratori. Il risultato è che 7 lavoratori sono ancora gestiti dalla cooperativa Coesa e non dai medici e 2 hanno lasciato il contratto a tempo indeterminato per essere assunti da un’agenzia di lavoro interinale con un contratto peggiorativo.
Ci saremmo aspettati che l’ASL facesse di più per subentrare nei contratti di questi lavoratori.
Insomma: bene la conferenza stampa a favore di telecamera, ma la politica si fa con gli atti e gli atti mancano.
Ad oggi, come temevamo, ci sono 4 case della salute trasformate in AFT.
Monica CANALIS – consigliera regionale Pd
Economia, politica, ambiente, Europa, tutti temi d’attualità stringente passati al setaccio con onestà intellettuale e dovizia di argomentazioni da Pietro Senaldi, anche ricorrente opinionista tv nei maggiori talk-show generalisti, e riletti secondo il criterio verità-bugia con cui, nel corso del libro, ha contribuito, dati alla mano, a sfatare miti ricorrenti.
Al termine dell’incontro-dibattito pubblico, Pietro Senaldi si è concesso ai presenti con l’umiltà e la cortesia che da sempre lo contraddistinguono, tra firmacopie e selfie presso lo stand della Libreria Mondadori Centro Storico che ha organizzato e promosso l’evento.
Le esternazioni del procuratore di Napoli Gratteri a favore del no al prossimo referendum farà sicuramente perdere consensi al no, anche se le sue parole hanno avvelenato irresponsabilmente il dibattito. In particolare Gratteri ha abbinato, come votanti per il Sì indagati e imputati, accoppiandoli ai “massoni deviati” e ad altre male genie. Questo è il discorso più inquietante perché gli indagati e gli imputati godono del diritto costituzionale di essere considerati innocenti fino al terzo grado di giudizio. Il Procuratore sembra trascurare in modo sorprendente un fatto che nel diritto italiano e repubblicano è una questione di civiltà giuridica di primaria importanza. Per lui indagati e imputati sarebbero da considerare di fatto già condannati? Sono parole da tenere a mente prima del voto di fine marzo. Ma vedo anche che alcuni comitati per il sì in modo disinvolto e controproducente esibiscono nei loro dibattiti il nome dell’ex magistrato Palamara, nome che Cossiga considerava una marca di tonno. Palamara non può essere considerato credibile qualunque cosa dica. E spiace che certi giovani tanto entusiasti quanto piuttosto ignoranti non sappiano organizzare dibattiti adeguati. Anche l’idea di far parlare solo i sostenitori del Sì è un’idea profondamente illiberale: solo dal confronto di opinioni, le idee escono chiare, distinte e rafforzate. I dibattiti che sono comizi, appaiono oggi improponibili se non agli attivisti dalle mani leste e dalla testa vuota. Ci sono vecchi retaggi di Borrelli che rivivono oggi nelle dichiarazioni guerresche del procuratore di Napoli e altri pochi colleghi, compresi i soliti oracolari Barbero e Odifreddi. Il no è un voto dogmatico e corporativo, il sì è un voto che vuole eliminare il nefasto correntismo politico negli organismi di autogoverno dei magistrati per favorire una giustizia equilibrata, libera, non condizionata dalla politica di parte. Ci sono però fanatici anche tra i sostenitori del Sì che vorrebbero usare il voto come una clava contro i magistrati. Ma nel fronte del Sì gente come Palamara non dovrebbe trovare posto. E’ in primis una questione morale. Mi sta già stretto il convertito Di Pietro che fu un Pm politicizzato al massimo grado come quasi tutti quelli del pool di Mani Pulite, se si esclude Tiziana Parenti. Palamara non apporta consensi, ma rischia di squalificare chi lo invita.