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La tradizione della mimosa l’8 marzo

Ogni anno l’8 marzo in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Internazionale della donna, durante la quale vengono ricordati i diritti, ma anche le discriminazioni e le violenze che le donne sono costrette ancora oggi a subire.
Questa festa in Italia ha il suo fiore emblematico: la mimosa.
La ricorrenza viene fatta risalire ad un evento simbolico: secondo la tradizione l’8 marzo 1908 a New York 129 operaie dell’industria tessile Cotton rimasero uccise in un incendio mentre protestavano per le condizioni di lavoro indegne a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. La festa è stata celebrata per la prima volta in Italia nel 1922.
Molto probabilmente l’incendio sul quale si basa è quello della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo 1911: morirono 123 donne e 23 uomini, per la maggior parte immigrati italiani.
La tradizione vuole che nei pressi della fabbrica bruciata l’8 marzo 1908 vi fosse una mimosa fiorita; in realtà questo fiore è stato scelto nel 1946 dall’Unione delle Donne Italiane, organizzazione che voleva una pianta fiorita ad inizio marzo, facile da trovare e poco costosa.
La scelta ricadde quindi sulla mimosa, che ha tutte queste caratteristiche ed inoltre il suo fiore simboleggia forza e femminilità.
Si tratta di una pianta capace di vegetare anche in terreni difficili, proprio come le donne, che nella storia hanno saputo affrontare ostacoli di ogni genere.
La mimosa, il cui nome scientifico è acacia dealbata, è una pianta originaria del sud-est asiatico e della Tasmania, dove può raggiungere un’altezza di 20-25 metri. I suoi fiori sono formati da piccole palline di colore giallo, riunite a grappoli. I rami, di colore verde, hanno la superficie finemente vellutata. La chioma è composta da numerose foglioline, di tipo pennato, accoppiate in 30-40 paia, che hanno la caratteristica di essere aperte e piene durante il giorno, per poi chiudersi e ripiegarsi nelle ore notturne. I suoi rami sono delicati e si spezzano facilmente sotto l’azione del vento.
E’ giunta in Europa all’inizio del XIX secolo, dove si è adattata molto bene al clima mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati secche.
In Italia è molto diffusa in Liguria, dove ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, regala macchie di colore che tingono di giallo le colline. In Provincia di Imperia, tra Vallebona e Perinaldo, lo spettacolo è meraviglioso: da lontano è come vedere una moltitudine di canarini riuniti.
La mimosa è il fiore simbolo di Pieve Ligure, un Comune nel Golfo Paradiso, dove ogni secondo fine settimana di febbraio si celebra una festa a lei dedicata, che prevede una sfilata di carri allegorici addobbati con questo fiore, lungo la via principale della città.
In Costa Azzura è stata creata la “Strada della Mimosa”, un percorso di 130 km che inizia a Bormes-les-Mimosas, attraversa Rayol-Canadel sur Mer, Sainte Maxime e Saint-Raphaël, tocca Mandelieu-la-Napoule, Tanneron e Pégomas e termina a Grasse. Un percorso tra borghi pittoreschi, tinto del blu cobalto del mare, del giallo del sole e dei fiori e del verde di foreste e boschi.
Ogni anno, l’ultimo fine settimana di gennaio, a Bormes-les-Mimosas si tiene Mimosalia, la grande manifestazione dedicata a questa pianta.
Mandelieu-la-Napoule organizza invece la Festa della Mimosa a metà febbraio, che prevede sfilate di carri addobbati da questo magnifico fiore e l’elezione della Regina delle mimose.
Famose in tutto il mondo sono le mimose del Principato di Seborga, un piccolo Comune situato nell’entroterra, tra Ospedaletti e Bordighera, che rivendica la propria indipendenza dall’Italia. L’economia del territorio, oltre che sul turismo è basata proprio sulla coltivazione di mimose e ginestre, molto apprezzate per la loro qualità. Dalla mimosa vengono ricavati anche cosmetici come l’ottima crema per le mani, idratante e protettiva.
Il destino ha voluto che a capo di questo principato delle mimose ci sia una donna, la Principessa Nina, incoronata il 20 agosto 2020.

ANDREA CARNINO

 Soft Eggs, un format per gli amanti del soft clubbing mattutino

Il soft clubbing è  ormai la tendenza del momento. Si tratta di un nuovo rito di socialità che ribalta le regole della discoteca, trasportandone musica e gente agli orari mattutini. Un ritrovo più  soft, alla prima luce del sole, per celebrare tutti insieme il rito della colazione a tempo di musica. Stesso ritmo, stessa voglia di divertirsi, modo e community differenti.
Seguendo questo nuovo trend nasce oggi Soft Eggs, il nuovo format nato dalla forza di PRINCE PRIVATE, una sinergia unica tra due realtà  leader del panorama piemontese, Prince Experience e POP UP Location WOW, che ridefinisce il rapporto tra musica, spazio e socialità.
Un evento tutto nuovo in cui la musica è protagonista di una giornata conviviale incentrata sullo stare insieme e sull’enogastronomia di livello, con una colazione che va in scena dall’alba al tramonto.

Soft Eggs debutta con un evento eccezionale l’8 marzo , in una location di grande eleganza, le sale barocche di palazzo Saluzzo Paesana, splendido edificio nobiliare settecentesco custodito come un piccolo tesoro tra le vie del cuore del centro cittadino.

Qui, a partire dalle 10 e fino all’orario esatto del tramonto, l’8 marzo alle 18.27, andrà in scena uno speciale menù a base di uova, perfetto per la colazione della domenica, per un brunch o per una merenda speciale.
Tutto sarà curato nel minimo dettaglio , con tavoli riservati allestiti per l’occasione e un servizio di livello, per un appuntamento che non vuole lasciare niente al caso.
Un dj set di nove ore progettato per seguire il respiro della location senza mai sovrastarlo, abbandonando l’oscurità tipica del club, per celebrare il design e la trasparenza degli spazi e promuovendo una socialità fluida e sostenibile che privilegia la qualità dell’ascolto .
Soft Eggs non è  solo un evento musicale, ma grazie alla collaborazione di POP UP e del suo chef Flavio Cumali, il cuore dell’appuntamento sarà lo speciale Eggs Menù Signature, su prenotazione,  dove l’uovo è  protagonista creativo, presentato in diverse tecniche, ricette e consistenze. L’intero menu di quattro portate sarà  servito su due turni dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15, al prezzo di 35 euro a persona, bevande escluse.
I due organizzatori Prince Experience e POP UP,  in occasione del debutto di Soft Eggs, che coinciderà con la Giornata Internazionale della Donna, hanno scelto di promuovere un messaggio di solidarietà con l’iniziativa denominata “Un gelato per la ricerca”, che mira a sostenere la campagna “Life is pink” che colora di rosa la ricerca e la cura dei tumori femminili. Attraverso una donazione di 5 euro, i partecipanti potranno gustare un gelato al gusto di fragola e l’intero ricavato dalla vendita sarà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Per info contattare 3514928201

Mara Martellotta

Torino Comics cambia date

La XXX edizione si svolgerà dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno

La scelta di riprogrammare l’evento, inizialmente previsto dal 17 al 19 aprile 2026, dal 30 maggio al 1⁰ giugno nasce dal chiaro principio di garantire alla community di Torino Comics che, da oltre trent’anni, contribuisce alla riuscita e alla crescita della manifestazione, uno spazio e un tempo pienamente dedicati, in cui pubblico e operatori possano vivere l’evento senza sovrapposizioni e con la massima libertà di partecipazione.

“La trentesima edizione rappresenta un passaggio simbolico per Torino Comics – ha dichiarato  Maurizio Ragno, head of Organization di Just for Fun – la decisione di rivedere le date nasce da una riflessione sul ruolo che Torino Comics intende continuare a ricoprire nel panorama culturale italiano,  un soggetto culturale aperto e inclusivo, capace di generare valore per l’intero ecosistema creativo .
In questo contesto la scelta di una nuova collocazione temporale rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti della community, mettere al centro il pubblico e rispettare il lavoro di artisti, editori, espositori, fornitori e partner resta una priorità. La cultura  cresce quando si tutela il valore delle relazioni e si costruiscono spazi di partecipazione autentica”.

“Abbiamo deciso di essere partner strutturali di questo grande evento e ci siamo resi disponibili a riprogrammare Torino Comics e a collocare la sua trentesima edizione negli spazi della Certosa Reale e del Parco della Chiesa, in accordo con gli eventi già in corso nella nostra città,  in modo da rendere questa manifestazione la più partecipata, seguita e coinvolgente possibile – commenta il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – La scelta da parte degli organizzatori di puntare su un format  outdoor più accessibile e sostenibile risulta perfettamente in linea con la visione con cui stiamo trasformando la Certosa Reale e il Parco, in spazi vivi, aperti, capaci di ospitare esperienze culturali di qualità e di generare partecipazione
Siamo particolarmente orgogliosi che la mostra dedicata a Milo Manara, maestro del fumetto internazionale, trovi casa nella Sala delle Arti del Parco. Collegno è pronta ad accogliere questa edizione speciale di Torino Comics tra maggio e giugno, consapevole che la cultura è motore di comunità, di sviluppo e di futuro”.

La XXX edizione conferma il percorso evolutivo già annunciato e tra le novità  dell’edizione 2026 figura una diversa tipologia di accesso agli spazi , che vuole rendere il festival più aperto e migliorare l’esperienza del pubblico.
L’area commerciale con stand dedicati a rivenditori di fumetti vintage e da collezione,  gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette, accessori e prodotti legati alla cultura pop, sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti. Una scelta che amplia l’accessibilità del festival e permette a chi non lo conosce di avvicinarsi per la prima volta all’evento.
Il biglietto darà l’accesso alle aree culturali e ai contenuti di eccellenza,  area autori, mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali,  l’area dedicata al fumetto erotico,  concerti ed eventi sul main stage , talk e incontri con autori e ospiti; la partecipazione all’area sarà gratuita per gli artisti.

L’autore del manifesto ufficiale della XXX edizione è Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore di Torino Comics e patron della manifestazione; protagonista del manifesto è Pietro Miccia, storica mascotte di Torino Comics, raffigurato sulla cima della Mole Antonelliana menter allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti. Main guest di Torino Comics sarà  Milo Malara, maestro indiscusso del fumetto internazionale,  a cui è  intitolata la mostra dal titolo “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia”, allestita nelle sale delle Arti del Parco, che celebra il talento straordinario dell’autore veronese, capace di attingere ai grandi del patrimonio della cultura per rielaborarli attraverso il suo segno inconfondibile.  Malara, nel corso della sua lunga carriera, ha reinterpretato opere iconiche della letteratura, del cinema, della musica, dando vita a personaggi immortali ed eventi storici.
L’esposizione,  aperta al pubblico dal 17 aprile al 28 giugno, organizzata dall’Associazione culturale Torino Comics, presenta una ricca selezione di tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari. Le opere, del formato variabile da 50×70 a 70×100, consentono di apprezzare da vicino la precisione del tratto e la cura compositiva che hanno reso Manara uno degli autori più influenti e riconoscibili del fumetto contemporaneo.

Dal 6 marzo è aperta la biglietteria del Torino Comics 2026. Prevendita online su www.ticketone.it. i biglietti acquistati per le date di aprile rimarranno validi per quelle di giugno. Si potrà chiedere il rimborso, se impossibilitati nelle nuove date, entro il 20 aprile 2026.

Mara Martellotta

La cura della vista su misura a Torino

Informazione promozionale

Lenti e montature per ogni problema visivo

In giornate intense alternate al lavoro al computer, spostamenti in metropolitana e momenti di relax, la vista merita attenzioni specifiche. Da Ottica Catalanotto di Via XX Settembre 51, Marta accoglie i clienti con un approccio che unisce misurazioni refrattive digitali a una consulenza sull’uso quotidiano delle lenti, trasformando la scelta di montature e lenti in un percorso personalizzato per il ritmo torinese. La differenza sta nel dettaglio: non si tratta solo di correggere un difetto visivo, ma di abbinare la lente giusta alla montatura adatta, insegnando le abitudini corrette per mantenerne l’efficacia nel tempo.

I difetti visivi più comuni e le lenti specifiche

Ogni problema visivo richiede una soluzione tecnica precisa. Ecco le corrispondenze più frequenti:
Dato curioso: Il 68% delle montature italiane poggiano male sulle tempie, causando emicranie croniche secondo studi optometrici europei.
Miopia (difficoltà a vedere da lontano): lenti con indice di rifrazione personalizzato per ridurre spessore
Presbiopia (difficoltà da vicino sopra i 40 anni): lenti progressive con canali di progressione larghi 16-18mm per transizioni fluide
Astigmatismo (vista sfocata in alcune direzioni): lenti che garantiscono nitidezza periferica senza distorsione
Affaticamento digitale (sindrome da schermo): lenti office con filtro blue block (410-450nm) e deprogressione asimmetrica
Marta abbina queste prescrizioni a montature corrette per forme e del viso specifiche: visi ovali richiedono forme squadrate, tondi necessitano linee angolari, rettangolari catene leggere e sottili.

Lenti giuste per ogni momento torinese

Mattina in ufficio (Piazza Castello): lenti office digitali per i 60 cm tra monitor e tastiera.
Sera in automobile: trattamenti antiriflesso multistrato per ridurre abbagliamenti.
Weekend aperitivo: fotocromatiche polarizzate che scuriscono in 20 secondi.
Passeggiate collinari: lenti sportive idrofobiche antigraffio.
Ogni tipo di lente ha regole d’uso specifiche che Marta spiega direttamente.

Il valore della consulenza personalizzata

Mentre le catene offrono prescrizioni standardizzate, Ottica Catalanotto costruisce un piano visivo individuale: controllo della vista gratuito e senza impegno, scelta lente/montatura, istruzioni d’uso e follow-up, servizio di valutazione occhiali vecchi o rotti in collaborazione con noicompriamoocchiali.it. Questo approccio facilita il ritiro della tua vecchia montatura danneggiata o rotta direttamente in negozio, con la valutazione ed il rilascio di un coupon spendibile in un nuovo paio di occhiali completo di lenti.
Torino, con la sua luce particolare e i suoi ritmi, richiede occhiali che funzionino davvero: “La lente perfetta è quella che migliori la qualità visiva senza che tu ci pensi” spiega Marta durante ogni consulenza.

Territorio torinese nelle scelte quotidiane
La posizione in Via XX Settembre, arteria storica tra Porta Nuova e il Quadrilatero Romano, rende Ottica Catalanotto punto di riferimento per professionisti che cercano soluzioni rapide senza rinunciare alla qualità. Aperti da Martedì al Sabato dalle 10:00-13:30 e dalle 14:30 alle 19:00.

Ottica Catalanotto Torino
Via XX Settembre 51, 10121 Torino TO
3515514151 | torino@otticacatalanotto.it

www.noicompriamoocchiali.it

 

Claudia e Tiziana Rubioglio alla Milano Fashion Week

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ALTRO SUCCESSO IN PASSERELLA PER DUE GIOVANI DONNE E GLI ABITI DA LAVORO DELLA WEST ROSE

Le due sorelle imprenditrici di Orbassano (To) osano affiancare, fra le prime in Italia, il mondo dell’abbigliamento professionale a quello del fashion tradizionale: una tendenza sempre più seguita anche da altri brand

 «Sempre bello ed emozionante ritornare in passerella per la Milano Fashion Week, siamo precursori di uno stile unico»

Si chiude la Milano Fashion Week 2026 per le collezioni autunno-inverno, e le sorelle Claudia e Tiziana Rubioglio, due coraggiose imprenditrici di Orbassano, si sono nuovamente rese protagoniste di questo evento fashion di caratura internazionale.

La passerella multibrand organizzata da Yes Brand, in occasione della Milano Fashion Week, ha già dato spazio ad una “prima” assoluta tre anni or sono, con gli abiti da lavoro diventati parte integrante di una passerella della moda milanese: anche stavolta, le divise da estetista, dentista, hair stylist, infermiera hanno impreziosito il portamento di 16 modelle con ben 32 passaggi sul red carpet.

L’esperienza, infatti, è stata ripetuta nel corso della kermesse milanese presso il lussuoso Hotel Melia di Milano, con la presentazione di numerose collezioni di brand emergenti e non, in un evento organizzato da Tiziano Cavaliere per Bros Group Italia con il patrocinio di Assomoda-Confcommercio Milano.

Le sfilate hanno presentato le collezioni di aziende italiane ed internazionali all’interno di una vera e propria fashion marathon: fra loro anche la West Rose di Orbassano, in questo frangente con la sua linea di moda professionale dal titolo Terra elettrica – Energia dalle radici.

«Terra elettrica nasce da quello che siamo: due sorelle legate alle nostre radici. Ma con un mondo dentro, energia, elettricità ed una voglia di esprimerci che ci ha portato a creare West Rose – spiegano Claudia e Tiziana Rubioglio, sorelle titolari del brand West Rose -. Il nostro logo è una rosa. La rosa è il fiore di famiglia, rappresenta le nostre radici. Gli abiti che abbiamo fatto sfilare rappresentano la nostra visione che naturalmente si fonda sull’esperienza del passato ma con uno sguardo volto alle tendenze future».

Lavoro, Sostenibilità, Donna rappresentano in sintesi il modus operandi di questa impresa femminile giovane e dinamica. Prodotti studiati e specifici per la quotidianità lavorativa, made in Italy e realizzati con materiali tecnici selezionati.

«Vogliamo che tutti coloro che indossano una delle nostre uniformi si sentano speciali, unici e alla moda ma allo stesso tempo sicuri e comodi continuano Claudia e Tiziana Rubioglio con abiti da lavoro che siano eleganti, pratici e che contemporaneamente si adattino e valorizzino il corpo della persona che le indossa. E non solo: ricordiamo che spesso la divisa da lavoro costituisce un’arma efficace anche per prevenire gli infortuni».

Un aspetto importante, che va ben oltre l’aspetto estetico e il design degli abiti da lavoro, visto che la West Rose di Orbassano è uno dei leader italiani del settore abbigliamento professionale Made in Italy: fornisce abbigliamento da lavoro ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale.

Uno stile che, negli ultimi anni, è stato ripreso da brand molto conosciuti: vedere abiti professionali in passerella rappresenta ormai un evento possibile anche nell’haute couture. Un tabù infranto dalle imprenditrici orbassanesi che, fra le prime aziende in Italia, hanno creduto a questa piccola rivoluzione culturale nel mondo fashion.

Fondata nel 2011, West Rose fornisce abbigliamento da lavoro che valorizza il marchio ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale: un percorso professionale che continua quindi con una produzione taylor made e comincia ad interessare anche i mercati esteri, con una clientela che ormai ha valicato i confini italiani ed europei, permettendo a West Rose di sbarcare anche negli Usa e in Asia: una bella soddisfazione per questa impresa orbassanese a trazione femminile.

 

Marocco: imparare a stare, prima ancora che a partire

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“Il vero viaggio comincia molto prima del decollo. Nasce nel momento in cui senti il bisogno viscerale
di staccare la spina, di mettere distanza tra te e la frenesia quotidiana per riscoprire un ritmo più umano. Se cerchi un luogo capace di accogliere questo richiamo e trasformarlo in emozione, il Marocco è la
meta che stavi aspettando.”

Viaggiare in Marocco non significa semplicemente spostarsi nello spazio, ma cambiare postura interiore.
Qui il viaggio chiede presenza, attenzione, disponibilità all’imprevisto. Non ama la fretta né le
agende serrate. Invita piuttosto a fermarsi, ad ascoltare, a osservare ciò che accade intorno — e dentro.

Il primo impatto è sensoriale. I colori saturi delle spezie nei souk, l’odore del pane appena sfornato, il
rumore metallico dei martelli nelle botteghe artigiane, il vociare che si mescola al richiamo lontano del
muezzin. Tutto sembra chiedere di essere vissuto con lentezza, come se ogni dettaglio avesse qualcosa
da raccontare.

Nelle medine il concetto di orientamento perde significato. Ci si perde, e va bene così. Perdersi diventa
un atto necessario, quasi educativo. È tra le strade strette e irregolari che si impara a lasciare andare il
controllo, ad affidarsi, ad accettare che non tutto debba essere previsto o spiegato. Spesso è proprio lì
che avvengono gli incontri più autentici: uno sguardo curioso, una parola scambiata con un artigiano,
un invito spontaneo a sedersi per un tè.

Il Marocco è fatto di contrasti che convivono con naturalezza. Città vibranti e villaggi silenziosi, architetture elaborate e paesaggi essenziali, tradizioni antiche e una quotidianità che continua a reinventarsi.
È un equilibrio fragile e potente, che insegna a guardare oltre le apparenze e ad accogliere la complessità senza giudizio.

Il rito del tè alla menta, ripetuto infinite volte, non è mai banale. È un gesto di accoglienza, un modo
per creare relazione, per prendersi il tempo di stare. In Marocco l’ospitalità non è un servizio, ma un
linguaggio. Un modo di dire: “Sei il benvenuto, fermati un momento”.

E poi c’è il deserto, che arriva come una pausa necessaria. Un luogo che spoglia e riduce all’essenziale. Le dune, il vento, il cielo che cambia colore con il passare delle ore. Qui il silenzio non è assenza, ma presenza piena. Camminare nel deserto significa fare i conti con se stessi, con i propri pensieri, con ciò che resta quando il superfluo cade.
Nel deserto si impara ad ascoltare il tempo, a riconoscere il valore dell’attesa. L’alba e il tramonto diventano eventi, non semplici momenti della giornata. E in quella vastità, paradossalmente, ci si sente meno soli.

Viaggiare con il cuore, in Marocco, significa accettare di non comprendere tutto subito. Alcune esperienze
hanno bisogno di sedimentare, di tornare alla memoria a distanza di giorni o di mesi. È un
viaggio che continua anche dopo il rientro, nei gesti rallentati, nello sguardo che cambia, nel desiderio di
portare con sé un po’ di quella essenzialità imparata strada facendo.

Il Marocco non si consuma. Si incontra.
E come tutti gli incontri veri, lascia un segno.

 

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Visite guidate alla Statua di San Carlo dedicate alle scuole

Nel mese di marzo la statua di San Carlo Borromeo, monumento simbolo della città di Arona e punto di riferimento storico e culturale del territorio,  sarà protagonista dell’iniziativa “I venerdì di San Carlo”, un ciclo di visite guidate riservate alle scuole di Arona e dei comuni limitrofi.
L’iniziativa offre agli studenti un’esperienza unica per conoscere da vicino uno dei simboli più rappresentativi di Arona, approfondendone storia,  valore artistico e significato simbolico.
È  richiesto soltanto il costo simbolico di 1 euro cad. per il biglietto di ingresso.
Le visite si svolgeranno tutti i venerdì di marzo dalle ore 10 ed avranno la durata complessiva di un’ora. Il percorso guidato comprenderà la salita al terrazzo panoramico e l’accesso all’interno della statua, secondo le modalità possibili in base all’età e al numero dei partecipanti. Si tratterà  di un’esperienza per conoscere la storia della sua costruzione e ammirare la modalità di realizzazione del colosso, oltre a un panorama unico sul lago Maggiore.

La statua di San Carlo Borromeo, rinomata affettuosamente come San Carlone, è una delle statue visitabili più alte al mondo ed è  stata voluta nel Seicento da Federico Borromeo per celebrare il cugino santo nato ad Arona nel 1538. Da oltre tre secoli domina il lago Maggiore con i suoi oltre 35 metri di altezza ed è un punto di riferimento identitario e spirituale del territorio.

Date

Venerdì 6, 13,20, 27 marzo.

Orario dalle ore 10

Mail statuasancarlo@ambrosiana.it

Tel 3288377206

Mara Martellotta

La felicità si può imparare

Spopolano i corsi di psicologia positiva, qualsiasi cosa pur di essere felici.

Già da qualche tempo, soprattutto durante e dopo il periodo pandemico, si sono moltiplicati i corsi di psicologia positiva, una didattica che insegna la felicità o perlomeno propone una strada in discesa per raggiungerla utilizzando regole, suggerimenti precisi e anche la pratica. Non solo, quindi, teoria o ipotesi sul come spingersi versolo stato di grazia tanto ambito, ma una scienza vera e propria che si avvale di lezioni e compiti a casa. I numeri sono da capogiro. Un esempio? La psicologa Laurie Santos, insegnante a Yale ha 3,8 milioni di iscritti in tutto il mondo e il suo è corso più seguito in più di 300 anni di storia dell’Università; inoltre è stato creato un podcast –  “Happiness Lab”- che conta più di 65 milioni di download. Il corso “Leadership and Happiness” dell’Università di Harvard, invece, esaurisce regolarmente i 180 posti a disposizione, per coloro che non riescono a partecipare in presenza le lezioni sono garantite online.

Sembra quindi che, anche se non si è nati con il dono della letizia, sia possibile impararla, sia concepibile acquisire nozioni su come conquistarla, su come essere felici.

Ma cosa è la psicologia positiva? Di cosa si occupa?

Il benessere personale e la qualità della vita sono l’obiettivo, il centro e l’oggetto di studio della “psicologia positiva”. Secondo Martin E. P. Seligman, lo psicologo statunitense a cui è riconosciuta la paternità di questa scienza, la psicologia deve dedicarsi anche agli aspetti positivi dell’esistenza umana: emozioni gradevoli, potenzialità, virtù e capacità dell’individuo. La qualità della vita è un tema  sempre più all’attenzione della medicina, della sociologia e della psicologia in generale e gli aspetti ed avvenimenti positivi presenti nella nostra esistenza costituiscono una protezione per la salute fisica e mentale.

Sono diversi gli argomenti trattati durante questi corsi che mirano,innanzitutto, ad una inversione di tendenza, ad un deciso e consapevole cambiamento di alcune nostre abitudini e attitudini. In cima alla lista c’è la questione temporale, la nostra inclinazione a pensare troppo al futuro e fare riferimento al passato, principale produttore di sensi di colpa e rimpianti. Per perseguire la felicità e la serenità è necessario stare nel presente, collocarsi nel qui e ora, non spostare ne’ avanti ne’ indietro il nostro pensiero. Troppo spesso siamo tormentati da ciò abbiamo sbagliato, da cosa non è andato bene, dai nostri presunti fallimenti; la mente si concentra sui trascorsi, presumibilmente negativi, creando frustrazione e di certo non producendo, in tale modo, uno stato positivo. Allo stesso modo speculare sul futuro avvantaggiandosi eccessivamente sulle cose che dovremmo fare o che succederanno non ci permette di vivere pienamente la nostra vita attuale.

Un altro elemento importante  su cui si concentrano le lezioni di felicità è la gratitudine, è importante essere riconoscenti per quello che si ha, fare una lista delle cose belle della nostra vita, sentirsi fortunati contrastando un’altra inclinazione molto frequente che è quella di lamentarsi, di pensare che si potrebbe avere di più magari utilizzando uno strumento, perlopiù frustrante, come quello della comparazione. Inseguire mete impossibili, avere modelli irraggiungibili, spesso poco reali, non fa bene. E’ costruttivo cercare di migliorare la nostra vita, tuttavia, essere grati per ciò che si ha è il primo passo verso la felicità.

I pensieri negativi, invece, vanno non scacciati ma limitati. Concedere spazio alle considerazioni ostili va bene, accettarle è necessario perché reprimerle avrebbe un effetto  dannoso. Il suggerimento è quello di dedicargli un tempo fisso, anche giornaliero, per esempio 10 minuti al giorno, poi basta!

Infine ci sono gli altri, gli amici, la famiglia, le persone intorno a noi. Saper stare soli è determinante, e spesso necessario, ma la felicità va cercata anche nell’ insieme, in compagnia, socializzando, condividendo, ridendo insieme, giocando. La solitudine prolungata, l’isolamento e la non connessione con gli altri provoca tristezza e infelicità mentre l’amicizia, la vicinanza, gli altri possono procurare quella gioia che ci permette di affrontare le cose della vita con la sicurezza del supporto e, spesso, del mutuo soccorso . La cosa importante è ridurre le aspettative, non pretendere gesti o dimostrazioni, ma vivere le persone, stare semplicemente insieme a loro.

Sapere di poter essere felici, di poter migliorare il nostro stato d’animo dando spazio alla serenità è molto incoraggiante e innovativo. Scardinare quelle credenze secondo le quali si nasce con delle attitudini, con un carattere e una personalità seguendo la sola teoria dell’ineluttabilità, del non riparabile è possibile e anche doveroso, come lo è darsi la possibilità di stare bene, di superare quelle abitudini e attitudini mentali che ci fanno vivere uno stato di negatività e malcontento.

Maria La Barbera 

A Palazzo Fauzone Relais & Spa il mese di marzo è dedicato alle donne

Palazzo Fauzone Relais & SpA dedicherà  il mese di marzo alle donne. In un’epoca in cui il tempo corre veloce, non vi è  regalo più prezioso di un momento di stacco per celebrare il piacere della condivisione tra amiche. Per l’occasione, per rigenerarsi e nutrire l’anima, la struttura ha ideato tre percorsi speciali che fondono il fascino della storia con i più moderni comfort, offrendo un’esperienza indimenticabile all’insegna dello slow living.

Soggiornare a palazzo Fauzone significa immergersi in un ambiente dove ogni camera racconta una storia.
Situato nel centro di Mondovì, in provincia di Cuneo, in un elegante palazzo storico del Duecento appartenuto alla nobile famiglia Fauzone, dal 2022 è  gestito da Barbara Franco e dal suo compagno, appassionati di arte, cultura e benessere, che hanno realizzato un significativo intervento di ristrutturazione.

Il palazzo offre sette eleganti camere , quattro classiche, Mr Darcy, Mrs Bennet, Storia Infinita, Piccolo Principe e tre superior, Giardino segreto, Alice nel paese delle meraviglie e Mille e una notte. A queste si aggiungono sei grandi loft, il Milione, Don Chisciotte, Grande Gatsby, Il giro del mondo in ottanta giorni, il Decameron, l’Encyclopedie, tutte ispirate a grandi classici della letteratura internazionale.
Palazzo Fauzone dispone anche di una SPA ad uso esclusivo, dotata di ogni confort, la cornice ideale di un weekend tra donne, dove la bellezza e la cura degli ambienti fanno da sfondo a preziosi ricordi.
Situato a metà strada tra Torino e Savona, palazzo Fauzone rappresenta il punto di partenza ideale per scoprire un territorio ricco di eccellenze enogastronomiche, tradizioni e paesaggi vitivinicoli dichiarati patrimonio dell’Umanità. Il Relais si pone come il luogo perfetto per distaccarsi dai rumori cittadini, sia che si tratti di sport in natura o di percorsi artistici.
Le promozioni di questo mese sono state appositamente pensate per la condivisione e sono riservate a un gruppo di  minimo tre donne, proprio per favorire quel clima di complicità che solo un gruppo di amiche sa creare.

Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare lo staff di Palazzo Fauzone Relais & Spa all’indirizzo info@palazzofauzone.com o al numero 378 3035504.

Palazzo Fauzone Relais & Spa

Via Vico 8 Mondovì

 

Mara Martellotta

Sanremo, i parrucchieri di Piazza dei Mestieri trionfano

Al talent di Gruppo Panariello

Torino, 27 febbraio 2026 – Doppia vittoria per Piazza dei Mestieri alla 9° edizione di La Nouvelle Génération, il talent ideato dal Gruppo Panariello, Official Partner di Casa Sanremo 2026, dedicato a studenti, collaboratori e apprendisti parrucchieri e barbieri tra i 16 e i 35 anni.

A conquistare il gradino più alto del podio, in occasione della premiazione del 23 febbraio, sono stati Christian Volpe ed Elisa Chiara, entrambi torinesi e studenti del quarto anno di acconciatura di “Immaginazione e Lavoro”, ente formativo partner di Piazza dei Mestieri, che si sono distinti rispettivamente nelle categorie parrucchiere e barbiere.

I partecipanti si sono esibiti davanti a una giuria composta da professionisti del settore, il direttore artistico Luigi Panariello, rappresentanti di L’Oréal Professionnel e direttori di accademie.

Con questa vittoria Christian Volpe ed Elisa Chiara prenderanno parte alla realizzazione della Collezione Autunno/Inverno 2026/2027 del Gruppo Panariello e vivranno un esclusivo Inspiration Travel a Parigi nel novembre 2026, esperienza formativa di alto livello nel cuore della moda internazionale.

Un traguardo che conferma il successo del modello educativo e formativo di Piazza dei Mestieri, realtà nata a Torino nel 2004 e presente a Catania (dal 2012) e a Milano (dal 2022). Attraverso laboratori e attività produttive, Piazza dei Mestieri forma i professionisti di domani: panettieri, cioccolatieri, birrai, cuochi, informatici, acconciatrici e barber. In oltre vent’anni di attività, la Piazza ha accompagnato ogni anno più di 10.000 giovani, italiani e stranieri, prevalentemente tra i 14 e i 18 anni, in condizioni di difficoltà scolastica e sociale, offrendo orientamento, attività culturali e soprattutto formazione pratica in settori come ristorazione, panificazione, grafica, informatica ed estetica.