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 “Messer Tulipano” dedica un fiore speciale alla regina Elisabetta 

Dal 28 marzo al 26 aprile prossimo si potrà ammirare al castello di Pralormo la rassegna “Messer Tulipano”, giunta alla sua 26esima edizione.
“L’impiantamento di oltre 130 mila tulipani è sempre rinnovato nelle varietà e nel progetto colore – spiega Consolata Pralormo – ma quest’anno nasconde un tulipano speciale, il Princess Elizabeth, che fu dedicato alla regina Elisabetta II d’Inghilterra. Tra le tante varietà curiose, una collezione di tulipani botanici, ma anche un percorso nel sottobosco dedicato ai tulipani conosciuti già dal 1600, come le varietà botaniche che possono considerarsi le varietà ‘antenate’ dei tulipani. Si tratta di tulipani che nascono nei boschi, soprattutto in Asia, ed in genere sono alti dai 15 ai 20 centimetri, con foglie sottili”.

La manifestazione coinvolge tutto il parco, progettato dall’architetto di corte Xavier Kurten, artefice dei più importanti parchi all’inglese delle residenze sabaude in Piemonte. Nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto storico originario. Le aiuole serpeggiano tra gli alberi secolari, mentre nel sottobosco emergono ciuffi di muscari, di narcisi e di giacinti.
Novità di quest’anno sarà la mostra “SOLOFIORI”, accolta nell’Orangerie del castello, curata dall’artista e storica dell’arte Marcella Pralormo. SOLOFIORI esporrà un nucleo di dipinti, carnet di viaggio e piccole sculture, che raffigurano i fiori di artisti contemporanei che lavorano a Torino e in Piemonte. Rendere eterno un fiore è il tema della ricerca artistica che l’esposizione propone. Vi partecipano artisti che lavorano con diverse tecniche, dall’acquerello all’olio, fino alla scultura. Questa mostra collettiva intende portare a conoscenza dei visitatori artisti di qualità e appartenenti a diverse generazioni, da quelle degli anni Quaranta fino alle più giovani. Sono esperti maestri dell’acquerello piuttosto noti, come Anna Lequio e Stefano Faravelli, artisti naturalisti come Cristina Girard e Anna Regge, e artisti che lavorano con pigmenti e olio, come Paolo Galetto, ma anche nomi meno noti e giovani. Esporre queste opere una accanto all’altra darà vita a un’opera floreale collettiva, una sorta di grande bouquet variegato, frutto delle diverse personalità artistiche in mostra, che ci ricorda che l’arte è necessaria perché rende eterna la Natura.

Quest’anno il cancello del castello sarà aperto verso l’azienda agricola, dove su una collinetta Consolata Pralormo ha sparso bulbi in modo naturalistico; i visitatori potranno fare un picnic fra i tulipani, accanto a un vialetto di ciliegi giapponesi, che ad aprile sono fioriti come nuvole rosa. Oltre ai più di 130 mila tulipani nel parco, quest’anno sono previste alcune varietà speciali piantate in cassette olandesi per poterle ammirare da vicino. Si potrà apprezzare il tulipano a “fior di giglio” dal gambo sottile e con petali appuntiti, quelli viridiflora con le fiammate verdi, dove sembra che sia il gambo verde a proseguire sui petali dai vari colori, famiglietta a mazzetto su un unico stelo, i parroquet dal gambo movimentato e i petali spettinati, i frils con i petali frastagliati, oltre a quelli che durante la fioritura mutano di colore.

“Un bosco sarà dedicato ai narcisi di tante varietà – racconta Consolata Pralormo – accanto a uno dei laghetti, un fiume di muscari blu simulerà l’acqua pervinche blu. Ai bordi dello stagno, dove abitano le rane, che io definisco le diverse de ‘dive del crepuscolo’, perché cantano solo alla sera.
Nella serra antica, arrivata a Parigi ed eseguita dai fratelli Lefevre nel 1890, si potrà ammirare una collezione di orchidee, e nel piccolo giardino su cui si affaccia la serra il tulipano nero “Queen of the night”, che suscita sempre curiosità se piantato insieme a tulipani bianchi e rosa. Infine, nel bosco, vi sarà il viale degli uccellini, dedicato ai bambini, che potranno scoprire le varie specie presenti nel parco. Si racconta cosa mangiano, che nidi fanno, e si potrà leggere una fiaba illustrata tratta dalla biblioteca del castello, che contiene libri dal 1400 e la collezione di libri per l’infanzia dal 1800. Si segnala una attrezzata zona shopping che propone eccellenze del territorio, prodotti stagionali dei produttori agricoli, miele e marmellate artigianali, delizie gastronomiche, vini DOC, cosmetici naturali, tessuti, articoli per la casa, piante, fiori e prodotti per rinnovare il giardino e il terrazzo”.

Mara Martellotta

Torna a San Secondo di Pinerolo la tradizionale Fiera di San Giuseppe

A San Secondo di Pinerolo torna la tradizionale Fiera di San Giuseppe patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino e nota agli appassionati di giardinaggio per la presenza di qualificate aziende nel settore foorovivaistico.
Mercoledì 11 marzo, alle 20.45, nella sala consiliare del Comune di San Secondo, la Diaconia Valdese e il Consorzio Turistico Pinerolese e Valli proporranno una serata a ingresso libero sul tema “Il Pinerolese verso un turismo sostenibile e accessibile” .
La Diaconia Valdese si soffermerà sull’ accessibilità delle strutture di accogĺienza, mentre il Consorzio Turistico illustrerà  il progetto  delle Strade dei Forti . Giovedì 12 marzo alle 20.45, al circolo ricreativo Airali, si parlerà di “Noi e le erbe”esplorando il nostro rapporto con la vegetazione erbacea spontanea insieme alla guida escursionistica e ambientale  Emanuela Durand.
Sabato 14 marzo, nella sala Consiliare comunale, alle 15, è in programma la presentazione del libro ‘La bimba che rincorreva le farfalle’ di Carla Andrion, dedicato ad un’interessante esperienza di sostegno alle persone con disabilità.

Nella Sala Consiliare da sabato 14 marzo a lunedì 16 marzo sarà  visitabile la mostra  fotografica “Sogno e materia”, a cura della sezione AVIS di San Secondo di Pinerolo e dell’Associazione fotografica Atlante. Alle 21 al tempio Valdese è  in programma il concertoell’orchestra Bandemia di cui fanno parte gli allievi della scuola secondaria di primo grado Gustavo Rol.
Domenica 15 e lunedì 16 marzo saranno le giornate dedicate alla 24esima edizione della Rassegna florovivaistica e Fiera di San Giuseppe, che animerà le vie e le piazze del paese, insieme al mercatino dei prodotti artigianali a cura della Pro Loco e agli stand commerciali.
A partire dalle 9, in piazza Tonello, l’Associazione Dice & Swords intratterrà ragazzi e adulti con giochi da tavolo. In piazza XVIII Febbraio la Pro Loco e l’Associazione “Friggi Friggi” prepareranno le golose frittelle di mele.

La Pro Loco organizzerà anche un raduno di appassionati della Vespa Piaggio che avrà come punto base per le iscrizioni il Salone polivante di via Roma 4. Alle 11 partirà il giro panoramico del paese pensato per i vespisti  e comprensivo di una sosta per l’aperitivo. Il pranzo con polenta e spezzatino o polenta concia è  in programma per tutti i visitatori alle 12.30  e prenotabile fino a giovedì 12 marzo al numero telefonico 3757826372

Domenica 15 e lunedì 16 marzo nel salone Polivalente, l’Unitre di San Secondo proporrà la mostra dal titolo “Manualmente”, il risultato dei corsi di ceramica, decoupage,  cucito creativo, maglia patchwork e ricamo. Nella Sala Consiliare del Municipio alle 15.30 Laura Lucchini presenterà il suo libro “Chi ha vinto il Premio Nobel ?”. Un altro incontro si terrà alle 20.45 al Circolo Airali, dove Diego Cossotto , atleta non vedente, racconterà il suo cicloviaggio solidale dalla Val Pellice al Marocco, compiuto nella primavera del 2025, per portare aiuti alle popolazioni alle prese con le conseguenze del terremoto.
Mercoledì 18 marzo alle 20.45 l’associazione fondiaria L’Untin di Prarostino proporrà un dibattito sul tema “Paesaggio agricolo e abbandono: come siamo messi? Strategie di intervento per contrastare l’abbandono”.  Interverranno docenti universitari,  rappresentanti dell’IPLA e di Slow Food, l’architetto ed ex sindaco di Usseaux ed ex consigliere Elio Rostagno.

In programma venerdì 20 marzo un’escursione con lezione dedicata al parco che circonda il castello di Miradolo riservata agli allievi della scuola Gustavo Adolfo Rol, insieme al guardiaparco Patrick Stocco e alla guida  escursionista ambientale Massimiliano Pons.
Al castello di Miradolo, intanto, è  visitabile la mostra dal titolo “C’è oggi uan fiaba”, aperta fino a domenica 21 giugno prossimo.
Sabato 21 marzo, alle 16, nella sala Consiliare del Municipio di San Secondo, sarà presentato il libro “Le cronache del silenzio 1401-1965. Sei secoli di racconti gialli e misteriosi” , opera collettiva di diciassette autori, alcuni dei quali saranno presenti all’incontro. Alle 20.45 nella sala Consiliare , si terrà l’incontro sul tema “Il ritorno del Ciat Pitois, la più  grande astuzia del gatto selvatico è stata far credere che lui non esiste”.

Mara Martellotta

A Brozolo una “Primavera in cammino”

Il Comune di Brozolo si trova all’estremo confine orientale della Città metropolitana di Torino e comprende vari nuclei abitativi sparsi sulle verdi colline che segnano l’inizio del Monferrato. Un territorio che merita di essere scoperto a piedi e senza fretta ed è all’insegna dello slogan “Primavera in cammino. Passo dopo passo alla ricerca del benessere” che l’associazione Amici dei Sentieri di Brozolo ha organizzato per i prossimi due mesi una serie di passeggiate della durata di circa due ore, in compagnia di professionisti della salute, che saranno a disposizione dei partecipanti durante tutto l’incontro, anche in forma individuale.

La partecipazione alle iniziative, patrocinate dalla Città metropolitana di Torino, non ha vincoli di età. La quota di iscrizione è di 5 euro per ogni passeggiata o di 15 euro per le quattro passeggiate, che sono in programma nelle domeniche 15 e 22 marzo, 12 e 19 aprile. Al termine di ogni percorso, i partecipanti verranno accolti da una merenda e riceveranno alcuni gadget. Per avere informazioni e iscriversi si può chiamare il numero telefonico 342-0000896.

Luigi Boccia, il fotografo che racconta l’anima del cibo

Oltre la perfezione dell’immagine

In un’epoca dominata da immagini perfette, filtri e contenuti pensati per scorrere velocemente sugli schermi dei social, c’è chi sceglie di rallentare lo sguardo. Luigi Boccia, fotografo torinese specializzato in food e fotografia commerciale, ha costruito negli anni un percorso personale che mette al centro la verità della materia e il valore narrativo dell’imperfezione. Il suo approccio parte dall’osservazione: la luce naturale che cade su un ingrediente, le texture di un alimento, i segni che raccontano la sua storia. Per Boccia fotografare il cibo non significa solo renderlo bello, ma restituirne l’identità autentica, liberandolo dalle costruzioni artificiali del marketing. Un pensiero che oggi prende forma anche nel suo libro Cibografia, un progetto editoriale che parla di fotografia, memoria e cultura del cibo.

Chi è Luigi Boccia?

Sono un osservatore che, a un certo punto del suo percorso, ha smesso di inseguire la “perfezione” a tutti i costi. Mi definisco un esploratore visivo del cibo. Lavoro da anni nel campo della fotografia food e commerciale, un settore dove storicamente tutto deve apparire lucido, impeccabile e, molto spesso, artificiale.

Vivendo questo mondo dall’interno, ho sentito l’urgenza di un approccio diverso. Il mio obiettivo oggi non è solo realizzare immagini, ma cercare di educare visivamente le persone, riportando la loro attenzione sulla vera natura delle cose. Voglio raccontare la materia per quello che è, con le sue trame, le sue ombre e la sua autentica identità, liberandola dalle maschere del marketing.

Com’è nata la tua passione per la food photography?

La mia passione ha radici profonde: nasce da un amore incondizionato per il cibo che porto dentro sin da quando ero bambino. Per me il rapporto con la materia non è mai stato legato solo al gusto, ma è sempre stato un’esperienza totale che coinvolge tutti i sensi: toccare le consistenze, odorare i profumi, emozionarmi con i sapori, ascoltare i rumori della cucina, osservare come la luce naturale trasforma un ingrediente.

Crescendo ho sentito il bisogno di trasformare e condividere queste sensazioni. Ho capito che la fotografia era il mezzo più potente per farlo, restituendo a chi guarda l’anima di ciò che portiamo in tavola.

Da fotografo, qual è oggi la vera difficoltà nel fotografare il cibo nell’epoca dei social?

Oggi la vera difficoltà non è fare una foto tecnicamente bella: la sfida è nei contenuti. Non dimentichiamoci che fotografare significa anche documentare. Il fotografo ha una grande responsabilità nel racconto, soprattutto in un periodo storico fatto di iperconnessioni.

I social ci hanno abituati a un’estetica omologata: tutto è perfetto e tutto è simile. Il mio suggerimento è semplice: smettere di copiare i trend e seguire le emozioni. Il futuro della fotografia di cibo dipenderà dalla capacità di abbracciare l’imperfezione come valore narrativo. Se riusciremo a tramandare questo amore per il dettaglio imperfetto, salveremo questo mezzo dalla deriva del copia-incolla estetico.

Parliamo del tuo libro: quando è nato e perché?

Cibografia nasce da un’esigenza quasi fisica: il bisogno di carta e inchiostro in un mondo dominato dai pixel e dallo scrolling compulsivo. È anche un bisogno molto personale: l’idea di lasciare qualcosa di solido a chi, come me, ha iniziato a fotografare con curiosità autentica e con il desiderio di capire davvero cosa stesse raccontando.

Tutto è iniziato circa tre anni fa con i primi articoli sul mio blog personale, che col tempo si sono trasformati in veri e propri racconti. A un certo punto ho capito che potevano uscire dallo schermo del computer e diventare un libro.

L’ho scritto in un periodo della mia vita di forte consapevolezza e autoanalisi, cercando di mettere ordine nei miei pensieri. Non volevo parlare di fotografia come in una scuola, ma raccontarne la parte più umana. Ho scritto questo libro perché volevo raccontare la fotografia di cibo in maniera intima e personale: non come tecnica o mestiere, ma come voce e gesto d’amore.

A quale pubblico è rivolto?

È rivolto ai fotografi, a chi ama l’immagine e a chi vive il cibo non solo come nutrimento, ma come momento culturale. In realtà è un libro pensato per tutti, perché il cibo fa parte delle nostre vite: è connessione umana, convivialità e memoria condivisa.

Per questo motivo si rivolge anche ai ristoratori e agli chef. Cibografia non è un manuale di fotografia e non contiene immagini. Tra quelle pagine si trovano storie vere, emozioni vissute e aneddoti che parlano di noi: dall’antropologia del cibo alle connessioni sociali, passando per il peso della memoria e il tema della sostenibilità ambientale.

Dove si può acquistare?

Il libro è disponibile in esclusiva su Amazon, unicamente in versione cartacea. Ho fatto questa scelta precisa perché desidero che le persone possano toccare con mano il mio lavoro, sfogliarne le pagine e viverlo fisicamente, prendendosi il tempo necessario.

Perché, in fondo, vuoi mettere i pixel con il profumo della carta stampata?

Link diretto:
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Chiara Vannini 

La tradizione della mimosa l’8 marzo

Ogni anno l’8 marzo in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Internazionale della donna, durante la quale vengono ricordati i diritti, ma anche le discriminazioni e le violenze che le donne sono costrette ancora oggi a subire.
Questa festa in Italia ha il suo fiore emblematico: la mimosa.
La ricorrenza viene fatta risalire ad un evento simbolico: secondo la tradizione l’8 marzo 1908 a New York 129 operaie dell’industria tessile Cotton rimasero uccise in un incendio mentre protestavano per le condizioni di lavoro indegne a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. La festa è stata celebrata per la prima volta in Italia nel 1922.
Molto probabilmente l’incendio sul quale si basa è quello della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo 1911: morirono 123 donne e 23 uomini, per la maggior parte immigrati italiani.
La tradizione vuole che nei pressi della fabbrica bruciata l’8 marzo 1908 vi fosse una mimosa fiorita; in realtà questo fiore è stato scelto nel 1946 dall’Unione delle Donne Italiane, organizzazione che voleva una pianta fiorita ad inizio marzo, facile da trovare e poco costosa.
La scelta ricadde quindi sulla mimosa, che ha tutte queste caratteristiche ed inoltre il suo fiore simboleggia forza e femminilità.
Si tratta di una pianta capace di vegetare anche in terreni difficili, proprio come le donne, che nella storia hanno saputo affrontare ostacoli di ogni genere.
La mimosa, il cui nome scientifico è acacia dealbata, è una pianta originaria del sud-est asiatico e della Tasmania, dove può raggiungere un’altezza di 20-25 metri. I suoi fiori sono formati da piccole palline di colore giallo, riunite a grappoli. I rami, di colore verde, hanno la superficie finemente vellutata. La chioma è composta da numerose foglioline, di tipo pennato, accoppiate in 30-40 paia, che hanno la caratteristica di essere aperte e piene durante il giorno, per poi chiudersi e ripiegarsi nelle ore notturne. I suoi rami sono delicati e si spezzano facilmente sotto l’azione del vento.
E’ giunta in Europa all’inizio del XIX secolo, dove si è adattata molto bene al clima mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati secche.
In Italia è molto diffusa in Liguria, dove ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, regala macchie di colore che tingono di giallo le colline. In Provincia di Imperia, tra Vallebona e Perinaldo, lo spettacolo è meraviglioso: da lontano è come vedere una moltitudine di canarini riuniti.
La mimosa è il fiore simbolo di Pieve Ligure, un Comune nel Golfo Paradiso, dove ogni secondo fine settimana di febbraio si celebra una festa a lei dedicata, che prevede una sfilata di carri allegorici addobbati con questo fiore, lungo la via principale della città.
In Costa Azzura è stata creata la “Strada della Mimosa”, un percorso di 130 km che inizia a Bormes-les-Mimosas, attraversa Rayol-Canadel sur Mer, Sainte Maxime e Saint-Raphaël, tocca Mandelieu-la-Napoule, Tanneron e Pégomas e termina a Grasse. Un percorso tra borghi pittoreschi, tinto del blu cobalto del mare, del giallo del sole e dei fiori e del verde di foreste e boschi.
Ogni anno, l’ultimo fine settimana di gennaio, a Bormes-les-Mimosas si tiene Mimosalia, la grande manifestazione dedicata a questa pianta.
Mandelieu-la-Napoule organizza invece la Festa della Mimosa a metà febbraio, che prevede sfilate di carri addobbati da questo magnifico fiore e l’elezione della Regina delle mimose.
Famose in tutto il mondo sono le mimose del Principato di Seborga, un piccolo Comune situato nell’entroterra, tra Ospedaletti e Bordighera, che rivendica la propria indipendenza dall’Italia. L’economia del territorio, oltre che sul turismo è basata proprio sulla coltivazione di mimose e ginestre, molto apprezzate per la loro qualità. Dalla mimosa vengono ricavati anche cosmetici come l’ottima crema per le mani, idratante e protettiva.
Il destino ha voluto che a capo di questo principato delle mimose ci sia una donna, la Principessa Nina, incoronata il 20 agosto 2020.

ANDREA CARNINO

 Soft Eggs, un format per gli amanti del soft clubbing mattutino

Il soft clubbing è  ormai la tendenza del momento. Si tratta di un nuovo rito di socialità che ribalta le regole della discoteca, trasportandone musica e gente agli orari mattutini. Un ritrovo più  soft, alla prima luce del sole, per celebrare tutti insieme il rito della colazione a tempo di musica. Stesso ritmo, stessa voglia di divertirsi, modo e community differenti.
Seguendo questo nuovo trend nasce oggi Soft Eggs, il nuovo format nato dalla forza di PRINCE PRIVATE, una sinergia unica tra due realtà  leader del panorama piemontese, Prince Experience e POP UP Location WOW, che ridefinisce il rapporto tra musica, spazio e socialità.
Un evento tutto nuovo in cui la musica è protagonista di una giornata conviviale incentrata sullo stare insieme e sull’enogastronomia di livello, con una colazione che va in scena dall’alba al tramonto.

Soft Eggs debutta con un evento eccezionale l’8 marzo , in una location di grande eleganza, le sale barocche di palazzo Saluzzo Paesana, splendido edificio nobiliare settecentesco custodito come un piccolo tesoro tra le vie del cuore del centro cittadino.

Qui, a partire dalle 10 e fino all’orario esatto del tramonto, l’8 marzo alle 18.27, andrà in scena uno speciale menù a base di uova, perfetto per la colazione della domenica, per un brunch o per una merenda speciale.
Tutto sarà curato nel minimo dettaglio , con tavoli riservati allestiti per l’occasione e un servizio di livello, per un appuntamento che non vuole lasciare niente al caso.
Un dj set di nove ore progettato per seguire il respiro della location senza mai sovrastarlo, abbandonando l’oscurità tipica del club, per celebrare il design e la trasparenza degli spazi e promuovendo una socialità fluida e sostenibile che privilegia la qualità dell’ascolto .
Soft Eggs non è  solo un evento musicale, ma grazie alla collaborazione di POP UP e del suo chef Flavio Cumali, il cuore dell’appuntamento sarà lo speciale Eggs Menù Signature, su prenotazione,  dove l’uovo è  protagonista creativo, presentato in diverse tecniche, ricette e consistenze. L’intero menu di quattro portate sarà  servito su due turni dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15, al prezzo di 35 euro a persona, bevande escluse.
I due organizzatori Prince Experience e POP UP,  in occasione del debutto di Soft Eggs, che coinciderà con la Giornata Internazionale della Donna, hanno scelto di promuovere un messaggio di solidarietà con l’iniziativa denominata “Un gelato per la ricerca”, che mira a sostenere la campagna “Life is pink” che colora di rosa la ricerca e la cura dei tumori femminili. Attraverso una donazione di 5 euro, i partecipanti potranno gustare un gelato al gusto di fragola e l’intero ricavato dalla vendita sarà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Per info contattare 3514928201

Mara Martellotta

Torino Comics cambia date

La XXX edizione si svolgerà dal 30 maggio al 1⁰ giugno alla Certosa Reale di Collegno

La scelta di riprogrammare l’evento, inizialmente previsto dal 17 al 19 aprile 2026, dal 30 maggio al 1⁰ giugno nasce dal chiaro principio di garantire alla community di Torino Comics che, da oltre trent’anni, contribuisce alla riuscita e alla crescita della manifestazione, uno spazio e un tempo pienamente dedicati, in cui pubblico e operatori possano vivere l’evento senza sovrapposizioni e con la massima libertà di partecipazione.

“La trentesima edizione rappresenta un passaggio simbolico per Torino Comics – ha dichiarato  Maurizio Ragno, head of Organization di Just for Fun – la decisione di rivedere le date nasce da una riflessione sul ruolo che Torino Comics intende continuare a ricoprire nel panorama culturale italiano,  un soggetto culturale aperto e inclusivo, capace di generare valore per l’intero ecosistema creativo .
In questo contesto la scelta di una nuova collocazione temporale rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti della community, mettere al centro il pubblico e rispettare il lavoro di artisti, editori, espositori, fornitori e partner resta una priorità. La cultura  cresce quando si tutela il valore delle relazioni e si costruiscono spazi di partecipazione autentica”.

“Abbiamo deciso di essere partner strutturali di questo grande evento e ci siamo resi disponibili a riprogrammare Torino Comics e a collocare la sua trentesima edizione negli spazi della Certosa Reale e del Parco della Chiesa, in accordo con gli eventi già in corso nella nostra città,  in modo da rendere questa manifestazione la più partecipata, seguita e coinvolgente possibile – commenta il sindaco della Città di Collegno Matteo Cavallone – La scelta da parte degli organizzatori di puntare su un format  outdoor più accessibile e sostenibile risulta perfettamente in linea con la visione con cui stiamo trasformando la Certosa Reale e il Parco, in spazi vivi, aperti, capaci di ospitare esperienze culturali di qualità e di generare partecipazione
Siamo particolarmente orgogliosi che la mostra dedicata a Milo Manara, maestro del fumetto internazionale, trovi casa nella Sala delle Arti del Parco. Collegno è pronta ad accogliere questa edizione speciale di Torino Comics tra maggio e giugno, consapevole che la cultura è motore di comunità, di sviluppo e di futuro”.

La XXX edizione conferma il percorso evolutivo già annunciato e tra le novità  dell’edizione 2026 figura una diversa tipologia di accesso agli spazi , che vuole rendere il festival più aperto e migliorare l’esperienza del pubblico.
L’area commerciale con stand dedicati a rivenditori di fumetti vintage e da collezione,  gadget, oggettistica, carte collezionabili, magliette, accessori e prodotti legati alla cultura pop, sarà a ingresso gratuito e aperta a tutti. Una scelta che amplia l’accessibilità del festival e permette a chi non lo conosce di avvicinarsi per la prima volta all’evento.
Il biglietto darà l’accesso alle aree culturali e ai contenuti di eccellenza,  area autori, mostre tematiche, competizioni cosplay internazionali,  l’area dedicata al fumetto erotico,  concerti ed eventi sul main stage , talk e incontri con autori e ospiti; la partecipazione all’area sarà gratuita per gli artisti.

L’autore del manifesto ufficiale della XXX edizione è Vittorio Pavesio, figura storica del fumetto italiano e fondatore di Torino Comics e patron della manifestazione; protagonista del manifesto è Pietro Miccia, storica mascotte di Torino Comics, raffigurato sulla cima della Mole Antonelliana menter allarga lo sguardo verso nuovi orizzonti. Main guest di Torino Comics sarà  Milo Malara, maestro indiscusso del fumetto internazionale,  a cui è  intitolata la mostra dal titolo “Manara e l’arte del racconto, letteratura, cinema e storia”, allestita nelle sale delle Arti del Parco, che celebra il talento straordinario dell’autore veronese, capace di attingere ai grandi del patrimonio della cultura per rielaborarli attraverso il suo segno inconfondibile.  Malara, nel corso della sua lunga carriera, ha reinterpretato opere iconiche della letteratura, del cinema, della musica, dando vita a personaggi immortali ed eventi storici.
L’esposizione,  aperta al pubblico dal 17 aprile al 28 giugno, organizzata dall’Associazione culturale Torino Comics, presenta una ricca selezione di tavole originali, riproduzioni, storyboard, documenti e materiali vari. Le opere, del formato variabile da 50×70 a 70×100, consentono di apprezzare da vicino la precisione del tratto e la cura compositiva che hanno reso Manara uno degli autori più influenti e riconoscibili del fumetto contemporaneo.

Dal 6 marzo è aperta la biglietteria del Torino Comics 2026. Prevendita online su www.ticketone.it. i biglietti acquistati per le date di aprile rimarranno validi per quelle di giugno. Si potrà chiedere il rimborso, se impossibilitati nelle nuove date, entro il 20 aprile 2026.

Mara Martellotta

La cura della vista su misura a Torino

Informazione promozionale

Lenti e montature per ogni problema visivo

In giornate intense alternate al lavoro al computer, spostamenti in metropolitana e momenti di relax, la vista merita attenzioni specifiche. Da Ottica Catalanotto di Via XX Settembre 51, Marta accoglie i clienti con un approccio che unisce misurazioni refrattive digitali a una consulenza sull’uso quotidiano delle lenti, trasformando la scelta di montature e lenti in un percorso personalizzato per il ritmo torinese. La differenza sta nel dettaglio: non si tratta solo di correggere un difetto visivo, ma di abbinare la lente giusta alla montatura adatta, insegnando le abitudini corrette per mantenerne l’efficacia nel tempo.

I difetti visivi più comuni e le lenti specifiche

Ogni problema visivo richiede una soluzione tecnica precisa. Ecco le corrispondenze più frequenti:
Dato curioso: Il 68% delle montature italiane poggiano male sulle tempie, causando emicranie croniche secondo studi optometrici europei.
Miopia (difficoltà a vedere da lontano): lenti con indice di rifrazione personalizzato per ridurre spessore
Presbiopia (difficoltà da vicino sopra i 40 anni): lenti progressive con canali di progressione larghi 16-18mm per transizioni fluide
Astigmatismo (vista sfocata in alcune direzioni): lenti che garantiscono nitidezza periferica senza distorsione
Affaticamento digitale (sindrome da schermo): lenti office con filtro blue block (410-450nm) e deprogressione asimmetrica
Marta abbina queste prescrizioni a montature corrette per forme e del viso specifiche: visi ovali richiedono forme squadrate, tondi necessitano linee angolari, rettangolari catene leggere e sottili.

Lenti giuste per ogni momento torinese

Mattina in ufficio (Piazza Castello): lenti office digitali per i 60 cm tra monitor e tastiera.
Sera in automobile: trattamenti antiriflesso multistrato per ridurre abbagliamenti.
Weekend aperitivo: fotocromatiche polarizzate che scuriscono in 20 secondi.
Passeggiate collinari: lenti sportive idrofobiche antigraffio.
Ogni tipo di lente ha regole d’uso specifiche che Marta spiega direttamente.

Il valore della consulenza personalizzata

Mentre le catene offrono prescrizioni standardizzate, Ottica Catalanotto costruisce un piano visivo individuale: controllo della vista gratuito e senza impegno, scelta lente/montatura, istruzioni d’uso e follow-up, servizio di valutazione occhiali vecchi o rotti in collaborazione con noicompriamoocchiali.it. Questo approccio facilita il ritiro della tua vecchia montatura danneggiata o rotta direttamente in negozio, con la valutazione ed il rilascio di un coupon spendibile in un nuovo paio di occhiali completo di lenti.
Torino, con la sua luce particolare e i suoi ritmi, richiede occhiali che funzionino davvero: “La lente perfetta è quella che migliori la qualità visiva senza che tu ci pensi” spiega Marta durante ogni consulenza.

Territorio torinese nelle scelte quotidiane
La posizione in Via XX Settembre, arteria storica tra Porta Nuova e il Quadrilatero Romano, rende Ottica Catalanotto punto di riferimento per professionisti che cercano soluzioni rapide senza rinunciare alla qualità. Aperti da Martedì al Sabato dalle 10:00-13:30 e dalle 14:30 alle 19:00.

Ottica Catalanotto Torino
Via XX Settembre 51, 10121 Torino TO
3515514151 | torino@otticacatalanotto.it

www.noicompriamoocchiali.it

 

Claudia e Tiziana Rubioglio alla Milano Fashion Week

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ALTRO SUCCESSO IN PASSERELLA PER DUE GIOVANI DONNE E GLI ABITI DA LAVORO DELLA WEST ROSE

Le due sorelle imprenditrici di Orbassano (To) osano affiancare, fra le prime in Italia, il mondo dell’abbigliamento professionale a quello del fashion tradizionale: una tendenza sempre più seguita anche da altri brand

 «Sempre bello ed emozionante ritornare in passerella per la Milano Fashion Week, siamo precursori di uno stile unico»

Si chiude la Milano Fashion Week 2026 per le collezioni autunno-inverno, e le sorelle Claudia e Tiziana Rubioglio, due coraggiose imprenditrici di Orbassano, si sono nuovamente rese protagoniste di questo evento fashion di caratura internazionale.

La passerella multibrand organizzata da Yes Brand, in occasione della Milano Fashion Week, ha già dato spazio ad una “prima” assoluta tre anni or sono, con gli abiti da lavoro diventati parte integrante di una passerella della moda milanese: anche stavolta, le divise da estetista, dentista, hair stylist, infermiera hanno impreziosito il portamento di 16 modelle con ben 32 passaggi sul red carpet.

L’esperienza, infatti, è stata ripetuta nel corso della kermesse milanese presso il lussuoso Hotel Melia di Milano, con la presentazione di numerose collezioni di brand emergenti e non, in un evento organizzato da Tiziano Cavaliere per Bros Group Italia con il patrocinio di Assomoda-Confcommercio Milano.

Le sfilate hanno presentato le collezioni di aziende italiane ed internazionali all’interno di una vera e propria fashion marathon: fra loro anche la West Rose di Orbassano, in questo frangente con la sua linea di moda professionale dal titolo Terra elettrica – Energia dalle radici.

«Terra elettrica nasce da quello che siamo: due sorelle legate alle nostre radici. Ma con un mondo dentro, energia, elettricità ed una voglia di esprimerci che ci ha portato a creare West Rose – spiegano Claudia e Tiziana Rubioglio, sorelle titolari del brand West Rose -. Il nostro logo è una rosa. La rosa è il fiore di famiglia, rappresenta le nostre radici. Gli abiti che abbiamo fatto sfilare rappresentano la nostra visione che naturalmente si fonda sull’esperienza del passato ma con uno sguardo volto alle tendenze future».

Lavoro, Sostenibilità, Donna rappresentano in sintesi il modus operandi di questa impresa femminile giovane e dinamica. Prodotti studiati e specifici per la quotidianità lavorativa, made in Italy e realizzati con materiali tecnici selezionati.

«Vogliamo che tutti coloro che indossano una delle nostre uniformi si sentano speciali, unici e alla moda ma allo stesso tempo sicuri e comodi continuano Claudia e Tiziana Rubioglio con abiti da lavoro che siano eleganti, pratici e che contemporaneamente si adattino e valorizzino il corpo della persona che le indossa. E non solo: ricordiamo che spesso la divisa da lavoro costituisce un’arma efficace anche per prevenire gli infortuni».

Un aspetto importante, che va ben oltre l’aspetto estetico e il design degli abiti da lavoro, visto che la West Rose di Orbassano è uno dei leader italiani del settore abbigliamento professionale Made in Italy: fornisce abbigliamento da lavoro ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale.

Uno stile che, negli ultimi anni, è stato ripreso da brand molto conosciuti: vedere abiti professionali in passerella rappresenta ormai un evento possibile anche nell’haute couture. Un tabù infranto dalle imprenditrici orbassanesi che, fra le prime aziende in Italia, hanno creduto a questa piccola rivoluzione culturale nel mondo fashion.

Fondata nel 2011, West Rose fornisce abbigliamento da lavoro che valorizza il marchio ad attività di tutti i tipi ed in ogni settore aziendale: un percorso professionale che continua quindi con una produzione taylor made e comincia ad interessare anche i mercati esteri, con una clientela che ormai ha valicato i confini italiani ed europei, permettendo a West Rose di sbarcare anche negli Usa e in Asia: una bella soddisfazione per questa impresa orbassanese a trazione femminile.

 

Marocco: imparare a stare, prima ancora che a partire

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“Il vero viaggio comincia molto prima del decollo. Nasce nel momento in cui senti il bisogno viscerale
di staccare la spina, di mettere distanza tra te e la frenesia quotidiana per riscoprire un ritmo più umano. Se cerchi un luogo capace di accogliere questo richiamo e trasformarlo in emozione, il Marocco è la
meta che stavi aspettando.”

Viaggiare in Marocco non significa semplicemente spostarsi nello spazio, ma cambiare postura interiore.
Qui il viaggio chiede presenza, attenzione, disponibilità all’imprevisto. Non ama la fretta né le
agende serrate. Invita piuttosto a fermarsi, ad ascoltare, a osservare ciò che accade intorno — e dentro.

Il primo impatto è sensoriale. I colori saturi delle spezie nei souk, l’odore del pane appena sfornato, il
rumore metallico dei martelli nelle botteghe artigiane, il vociare che si mescola al richiamo lontano del
muezzin. Tutto sembra chiedere di essere vissuto con lentezza, come se ogni dettaglio avesse qualcosa
da raccontare.

Nelle medine il concetto di orientamento perde significato. Ci si perde, e va bene così. Perdersi diventa
un atto necessario, quasi educativo. È tra le strade strette e irregolari che si impara a lasciare andare il
controllo, ad affidarsi, ad accettare che non tutto debba essere previsto o spiegato. Spesso è proprio lì
che avvengono gli incontri più autentici: uno sguardo curioso, una parola scambiata con un artigiano,
un invito spontaneo a sedersi per un tè.

Il Marocco è fatto di contrasti che convivono con naturalezza. Città vibranti e villaggi silenziosi, architetture elaborate e paesaggi essenziali, tradizioni antiche e una quotidianità che continua a reinventarsi.
È un equilibrio fragile e potente, che insegna a guardare oltre le apparenze e ad accogliere la complessità senza giudizio.

Il rito del tè alla menta, ripetuto infinite volte, non è mai banale. È un gesto di accoglienza, un modo
per creare relazione, per prendersi il tempo di stare. In Marocco l’ospitalità non è un servizio, ma un
linguaggio. Un modo di dire: “Sei il benvenuto, fermati un momento”.

E poi c’è il deserto, che arriva come una pausa necessaria. Un luogo che spoglia e riduce all’essenziale. Le dune, il vento, il cielo che cambia colore con il passare delle ore. Qui il silenzio non è assenza, ma presenza piena. Camminare nel deserto significa fare i conti con se stessi, con i propri pensieri, con ciò che resta quando il superfluo cade.
Nel deserto si impara ad ascoltare il tempo, a riconoscere il valore dell’attesa. L’alba e il tramonto diventano eventi, non semplici momenti della giornata. E in quella vastità, paradossalmente, ci si sente meno soli.

Viaggiare con il cuore, in Marocco, significa accettare di non comprendere tutto subito. Alcune esperienze
hanno bisogno di sedimentare, di tornare alla memoria a distanza di giorni o di mesi. È un
viaggio che continua anche dopo il rientro, nei gesti rallentati, nello sguardo che cambia, nel desiderio di
portare con sé un po’ di quella essenzialità imparata strada facendo.

Il Marocco non si consuma. Si incontra.
E come tutti gli incontri veri, lascia un segno.

 

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