lifestyle- Pagina 12

Chieri si prepara alla Fiera Nazionale di San Martino

Tutto pronto per la 47^ edizione della tradizionale “Fiera” che, per cinque giorni, parlerà di “sapori”, “cultura” e mille “curiosità” del territorio

Dal 7 all’11 novembre

Chieri (Torino)

Presentata nei giorni scorsi presso la “Sala Panoramica” della sede della “Città Metropolitana di Torino”, è ormai pronta al via la chierese “Fiera di San Martino 2025”, con un’edizione – la 47^ – più che mai ricca di novità, spettacoli, sapori del territorio, cultura, saperi artigianali e sicuramente con tutte le carte in regola per una grande partecipazione cittadina. E non solo. Da venerdì 7 a martedì 11 novembre, saranno cinque giorni pieni pieni di eventi capaci di coinvolgere, ai più vari livelli, chieresi e “forestieri” dei dintorni.

“La ‘Fiera di San Martino’ – dichiara Alessandro Sicchiero, sindaco di Chieri e Consigliere con delega all’‘Ambiente’ della ‘Città Metropolitana di Torino –  rappresenta, da sempre, uno degli appuntamenti più sentiti e identitari per la nostra comunità. È un momento di incontro, di scambio e di riscoperta delle nostre radici, ma anche un’occasione per guardare al futuro con spirito di innovazione e condivisione. Anche quest’anno vogliamo rinnovare questo legame profondo tra la città di Chieri, il suo territorio e le persone che lo animano ogni giorno: agricoltori, artigiani, commercianti, associazioni, famiglie e giovani. Questa edizione in particolare non sarà soltanto un evento di tradizione, ma un laboratorio vivo di valorizzazione del territorio. Vi aspettiamo numerosi per vivere, ancora una volta, la nostra Chieri in tutta la sua bellezza e vitalità”.

Prima novità di quest’anno, l’organizzazione affidata per la prima volta alla “SGP Grandi Eventi”, realtà, con sede a Carpi (Modena), che vanta un’esperienza trentennale nell’ideazione e gestione di grandi momenti ed iniziative di marketing territoriale, attiva in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana ed Umbria. Accanto ai tradizionali connotati da anni identificativi della “Fiera”, la promessa di quest’anno è l’aggiunta di alcune “frizzanti novità” pensate per coinvolgere e appagare un pubblico sempre più ampio e variegato. Ecco allora alcune delle tante proposte in agenda.

Per gli “amanti del buon cibo” Piazza Cavourospiterà l’area somministrazione aperta tutto il giorno fino a tarda sera, consentendo di fermarsi per un aperitivo, pranzare, cenare, degustare prodotti tipici, in stand gastronomici selezionati che proporranno piatti tradizionali o innovativi, prodotti del territorio e specialità stagionali. Un ulteriore punto forte dell’edizione 2025 sarà la presenza di “critici gastronomici”di fama nazionale che condurranno il pubblico nel degustare e commentare le specialità locali protagoniste della “Fiera”, dal “Freisa”, al “grissino Rubatà”, dalla “focaccia dolce” al “Galucio ‘d Cher”. Prim’attori, due grandi firme del “giornalismo gastronomico” italiano: Edoardo Raspelli (protagonista di un talk sulla “panificazione piemontese” in dialogo con Mario Fongo, il “Panatè” di Rocchetta Tanaro e con Elisa Merlo dell’ Agriturismo “San Desiderio” di Monastero Bormida) e Paolo Massobrio, che condurrà un focus sul “distretto del cibo” e un incontro dedicato alla “carne piemontese”. Sempre restando in tema culinario (ma anche artigianal-artistico), uno dei momenti più attesi della cinque giorni chierese sarà la presentazione della maxi installazione “Chieri”, una scritta in “formato xxl” realizzata interamente in “focaccia dolce”. L’opera, composta da oltre 30 focacce artigianali per un peso complessivo di più di 30 chilogrammi, avrà dimensioni imponenti – 4,5 metri di lunghezza per 1,5 di altezza – e rappresenterà il tributo a uno dei simboli della gastronomia chierese, realizzato da “maestri pasticceri locali” per celebrare il valore del lavoro artigiano e delle eccellenze piemontesi. Piazze e vie del centro storico ospiteranno spettacoli itineranti: performance circensi e musicali (particolarmente attesi “I Tamarros” e la “Brianza Parade Band”), senza dimenticare anche momenti speciali per i più piccoli, con laboratori e animazioni pensate per le famiglie. Le attività commerciali di Chieri saranno chiamate a svolgere un ruolo centrale: negozi, ristoranti, bar, botteghe artigiane parteciperanno con iniziative promozionali, vetrine a tema, menù speciali ispirati ai prodotti del “Distretto del Cibo”.  Immancabile anche l’appuntamento con la “storica esposizione di macchinari agricoli”, la fattoria e i laboratori didattici, che caratterizzano la “Fiera” fin dalle sue origini.

Momento clou, la consegna del nuovo Premio “Chieri D+”, onorificenza istituita per dare lustro a persone e realtà che si sono distinte nel campo culturale, sociale ed economico della città e che per il 2025 sarà conferito a Sergio Cherubin, musicista, promotore e ideatore del Progetto “Drum Theatre”, per il suo costante impegno nell’offrire percorsi educativi tesi ad avvicinare bambini e ragazzi alla musica attraverso spettacoli coinvolgenti e dinamici. Per ulteriori info e programma dettagliato:www.sgpgrandieventi.it o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto: Le Istituzioni alla presentazione in “grembiale da festa” e immagini di repertorio

Alcott riapre il Flagship a Torino tra stile e tecnologia

Il 31 ottobre scorso ha riaperto in piazza Castello, a Torino, il punto vendita torinese del brand maschile contemporaneo Alcott, parte del Gruppo Capri, a cui fa capo anche Gutteridge. Nell’ambito del percorso di rebranding, e quello di rinnovamento che sta ridefinendo la propria identità, Alcott riapre il suo spazio di piazza Castello, pronto ad accogliere i clienti con un format moderno e interattivo. La riapertura del punto vendita torinese si inserisce in un più ampio piano di espansione nazionale e internazionale del marchio, che fa parte del Gruppo Capri, realtà napoletana proprietaria anche del brand Gutteridge. Dopo la recente riapertura della sede di via Torino, a Milano, il progetto proseguirà con nuove aperture in Italia e all’estero, tra cui Sorrento e cinque nuovi store in Marocco. Il negozio di Torino presenta un ambiente completamente rinnovato, dove design, tecnologia e interazione si fondono per offrire una shopping experience evoluta: dall’integrazione dell’IA, nel customer care, fino alle casse self service, e a un layout immersivo che accompagna il cliente in un percorso dinamico tra moda e innovazione.

“La riapertura dello store di Torino rappresenta un nuovo passo nel corso di crescita e valorizzazione del marchio Alcott – dichiarano Salvatore e Francesco Colella, AD del Capri Group – questo progetto incarna la nostra visione di retail esperienziale, capace di coniugare tecnologia, design e relazione con il cliente, rafforzando al contempo la presenza del Gruppo sui mercati nazionali e internazionali”.

Gian Giacomo Della Porta

Torino e i suoi Caffè. Una passeggiata tra storia e leccornie

Novembre induce di solito i torinesi ad avvolgersi in calde sciarpe e cappotti , li osserva nascondersi sotto ingombranti ombrelli e sorride ascoltando le litanie mattutine dei lavoratori che sbrinano le macchine alle prime ore del giorno. Quest’anno il tempo è migliore.


Incombe comunque la Brutta Stagione, inarrestabile, indossa per mantella la fine nebbia albina, scarpe impermeabili atte a pestare le pozzanghere, mentre sul volto le permane un broncioperenne.
Come farla sorridere allora, nella speranza che acconsenta ad un podi bel tempo?
Sicuramente una bella passeggiata per Torino potrebbe aiutare lInvernale Signora a cambiare umore; certo, è necessario che si tratti di un girettocome si deve, attraverso quei luoghi che portano gioia, scaldando il cuore e solleticando lo stomaco.
Come si suol dire, prendiamola per la golala nostra Uggiosa Ospite.
Daltronde, come diceva Guy de Maupassant, Soltanto gli idioti non sono buongustaie solamente chi sceglie di crogiolarsi nel proprio malessere può rimanere indifferente ai molteplici e golosi locali cittadini.
Iniziamo dunque questo iterallinsegna del piacere del palato, e, mettendoci con le spalle alla Gran Madre, incamminiamoci.
Non faremo percorrere molta strada alla Signora nata sotto il segno dello Scorpione prima di fermarci alla prima tappa, poiché si tratta del Caffè Elena, caro a Cesare Pavese, uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo, scrittore, poeta, traduttore e critico letterario vissuto nella prima metà del Novecento; chissà su quale tavolino sedeva mentre pensava alla sua  Constance e abbozzava il suo ultimo romanzo La luna e i falò”?
Prima di entrare sbirciamo velocemente lottocentesco palazzo progettato dallarchitetto Giuseppe Frizzi che ospita il locale e scegliamo una postazione da cui poter godere della vista sullampia Piazza Vittorio. Il via vai continuo conferma il luogo come vivo punto dincontro per giovani, turisti e per chiunque voglia giocare a fare il   bohémien. Allinterno il Caffè presenta un arredamento di inizio Novecento, le linee sinuose care al Liberty contraddistinguono unatmosfera antica, come se si entrasse in una dimensione passata, intrappolata nella amara felicità del secolo breve. E ora che ci siamo ambientati, cosa ordinare? Proporrei un aperitivo, magari un      vermouth, ossia quel liquore tipico torinese, ideato nel corso del Settecento da Antonio Benedetto e perfezionato proprio tra le mura del Caffè Elena – da Giuseppe Carpano, verso il terminare dellOttocento.
Un podi calore liquido e subito le gote della Dama della Terza Stagione si colorano come le foglie degli aceri in autunno. Ha ragione Edward Bloom, protagonista dellonirico film Big Fish, quando medita che quasi tutte le creature che consideriamo malvagie o cattive, sono semplicemente sole. E magari mancano un po’ di buone maniere.
È  ora di proseguire.
Pochi minuti ci separano dalla prossima tappa, il minuto Caffè Ghigo, celebre bar-pasticceria situato sotto i portici di via Po.
Fino al 1850 il locale era adibito a latteria, qui si producevano formaggi, tomini e latte. A partire dagli anni Settanta dellOttocento lattività alimentare lascia spazio al Caffè, nasce dunque Ghigo, ricercata pasticceria torinese, rispettosa delle antiche tradizioni culinarie.
Non c’è posto per sedersi allinterno, le consumazioni si effettuano in piedi, appoggiati al marmoreo bancone ondoso, scambiando qualche sorriso con il personale premuroso. Le leccornie audacemente esposte in vetrina costringono i passanti ad entrare, e, una volta superata la soglia, un odore di dolciumi e zucchero a velo inebria laria, rendendo impossibile non ordinare qualcosa senza panna.
Tra bignole e salatini spicca la nivea Nuvola, specialità torinese e prodotto unico nel suo genere; si tratta di un languido pandoro ricoperto di crema di burro e zucchero a velo, un soffice dolce capace di ammorbidire i cuori più congelati.
Ma è già ora di andare. Ancora con le labbra inzuccherate ci allontaniamo, verso nuovi stuzzicanti orizzonti.
Arriviamo fino al numero 8 di via Po, ed entriamo in quello che un tempo era noto come Caffè dei codini. Eccoci di fronte a Fiorio, locale particolarmente apprezzato dai nobili torinesi durante la Restaurazione, è stato un punto di ritrovo fortemente politicizzato, così come testimoniano i soprannomi che allepoca accompagnavano la dicitura sullinsegna: Caffè Radetzkyo caffè Machiavelli. Una clientela decisamente schierata, in evidente contrapposizione agli ardenti patrioti frequentanti il Caffè Calosso presso lallora via Dora Grossa attuale via Garibaldi -.
Le discussioni che avvenivano allinterno delle sale lucenti di specchi avevano larga eco, lo stesso re Carlo Alberto (1798-1849) a quanto pare – era solito iniziare la giornata chiedendo Che si dice al Caffè Fiorio?La fama del luogo è confermata anche dalle parole di un anonimo, il quale nel 1845 scrive: Di nobilitade emporio/ chiuso alla plebe vile/ risplende il caffè Fiorio/ che in sua grandezza umile/ solo ornamenti apprezza/ del tempo di Noè:/ evviva la bellezza/ del nobile Caffè”.
Verso la metà dellOttocento il locale viene impreziosito dagli interventi di artisti come Francesco Gonin (1808-1889) e Giuseppe Bogliani (1805-1881), anche se sono diverse le ristrutturazioni che il locale subisce nel tempo, tra queste di particolare importanza fu lintroduzione delle lampadine, escamotagea gas che, a partire dal 1838, contribuì a rendere ancora più gradevole la permanenza degli ospiti tra le sontuose sale.
Certamente mangiare bene aiuta a discorrere meglio, lo dimostrano inoltre le testimonianze risorgimentali, che attestano tra quelle mura damascate il ritrovo di intellettuali e politici del calibro di Urbano Rattazzi, Massimo D’Azeglio, Camillo Benso Conte di Cavour o Cesare Balbo.
C’è da chiedersi quanti fogli e appunti abbiano macchiato tra una coppa di gelato e una cioccolata calda.
Mentre rendiamo più vicini a noii grandi del nostro passato, immaginandoli felici e impiastricciati, usciamo dal bar dorato e proseguiamo su questo pellegrinaggio del gusto.
Arrivati in Piazza Castello è nuovamente ora di intrattenersi al caldo di un locale.
Sono le vetuste vetrine di Mulassano a fermarci. Celebre e storico bar torinese, aperto nel 1907 e originariamente frequentato soprattutto dagli artisti del Teatro Regio. Il Caffè viene messo in vendita dai proprietari intorno agli anni Venti del Novecento e successivamente acquistato dai coniugi  Angela e Onorino Nebiolo, da poco tornati in patria dallAmerica. I nuovi possessori desideravano ridare vigore agli affari del locale e idearono nuove proposte alimentari per accompagnare gli aperitivi. Nascono così il toaste quel particolare panino che Gabriele DAnnunzio battezzò “tramezzino.
I posti a sedere sono pochi, lambiente è raccolto e spinge gli astanti a sedersi inconsciamente vicini; le chiacchiere dei commensali si mescolano con eleganza, adattandosi allambiente circostante e simulando le note dei musicisti dellorchestra regia.
La maratona cibaria non è ancora finita, ma inizio a intravvedere un podi stanchezza sul volto della nostra commensale. Non è il caso di esagerare, anche se credo che ancora un paio di luoghi sia il caso di visitarli, prima di salutarci.
Usciti dal piccolo Mulassano, è ora di dirigersi verso la regale Piazza San Carlo.
Lora si fa tarda e la folla del centro impazza, siamo immersi in un flusso senza direzione, c’è chi chiacchiera al cellulare, chi improvvisamente si ferma a guardare la merce dei negozi, chi invece sollecita i compagni ad accelerare il passo. Anche la Dama delle Piogge si sente in dovere di amalgamarsi alla modalità generale e a mala pena riusciamo a scorgere le vetrine di Baratti, altro elegante e rinomato locale torinese, confetteria fondata nel 1858 da Ferdinando Baratti e Edoardo Milano il cui nome completo infatti è Baratti&Milano -.
Fin dallinaugurazione il luogo colpisce per il suo sfarzo, come testimonia un cronista dellepoca: Lo sfarzo e il buon gusto qui se la contendono. Specchi di grande superficie, sculture in legno di noce artisticamente eseguite, dorature splendidissime e, a degno accompagnamento, la bontà squisita dei prodotti dei miracolosi fornelli dei signori confettieri. È tuttavia Guido Gozzano a rendere immortale la notorietà del posto, descrivendo nel suo celebre componimento Le golosele ingioiellate signore della nobiltà subalpina mentre gustano le paste, sollevando la veletta e girandosi di schiena nella speranza che nessuno le veda.
Siamo ormai diretti verso il Caffè Torino, uno dei più conosciuti salotti torinesi, in attività dal 1903, adorno di marmi pregiati e medaglioni dipinti, il locale accoglie gli avventori con un superbo bancone in marmo finemente sbalzato e li accompagna alla ricerca di un gusto senza tempo.
Da subito il bar sfida lattività del dirimpettaio Caffè San Carlo, punto di ritrovo per definizione dell’“intellighenziatorinese. La Fortuna aiuta gli audacie il successo della nuova apertura non tarda ad arrivare, presto intellettuali come Eiunaudi e De Gasperi diventano clienti abituali, col tempo la fama del luogo accresce, così negli anni Cinquanta  diverse personalità come James Stewart, Ava Gardner, Walter Chiari, Brigitte Bardot e lindimenticabile Erminio Macario vogliono assaporare un buon caffè seduti tra gli elitari tavolini di quella Torino non alla portata di tutti.
E se il prezzo del caffè ci ricorda a quale strato sociale apparteniamo, il toro rampante antistante il locale invita democraticamente la totalità dei passanti a partecipare – a titolo gratuito – al rituale propiziatorio più famoso della cittadinanza. Leffigie in bronzo viene posta nel 1930 sul pavimento della Piazza dedicata a San Carlo Borromeo e subito diventa oggetto di attenzioni e superstizioni. Leggenda vuole che calpestare gli attributi dellanimale porti fortuna, latto si deve compiere con il tallone sinistro e effettuando tre giri intorno a sé stessi. Unovvia sciocchezza, che però, con la tipica discrezione torinese, ha portato a creare un delicato avvallamento là dove, anche per il quadrupede, non batte il sole.
La sera sta scendendo, ed è giunta lora di salutare la nostra gentile Opite Portatrice di freddo.
Per i convenevoli quale luogo più opportuno che i battenti tristemente serrati del Caffè San Carlo, altro salotto torinese con una storia antica di quasi duecento anni?
Le luci spente testimoniano la tragedia che è stata la pandemia per molte attività commerciali, costrette a chiudere con poche possibilità di riscatto.
Invito la Cinerea Signora a specchiarsi nelle vecchie vetrine e ad immaginare i fasti ottocenteschi, quando il locale portava il nome di Caffè di Piazza DArmi. Allepoca non cera ancora il Cavald Brons al centro della piazza, al contrario il territorio era adibito per ospitare le adunate dellesercito sabaudo.
Clienti abituali erano Giolitti, Crispi, Gramsci e Gobetti, ma anche importanti scrittori come Edmondo De Amicis, autore dellindimenticabile Libro Cuore, di cui oggi a scuola non si parla più. Proprio al San Carlo si era fermato un altro assai noto personaggio, Alexandre Dumas, in visita alla città sabauda, proprio qui pare abbia assaggiato il suo primo bicerin.
È ormai sera, i lampioni colorati offuscano le stelle e la nebbia del Po sta arrivando in città.
Chissà se la nostra Uggiosa Ospite avrà apprezzato questo calorico iterturistico e chissà se un podi buonumore la convincerà a concederci qualche giornata di sole in questo lungo inverno.
Nel dubbio, prima che scompaia, le allungo quattro giandojòt, uno per ogni Stagione. Le Signore sono permalose, speriamo solo non se li mangi tutti Lei sulla strada del ritorno, con la scusa che poi si sciolgono.

Alessia Cagnotto 

Bairo, il Mercatino d’Autunno celebra le eccellenze locali

Zabajone, caldarroste e artigianato: la comunità riempie le piazze. Presente il Consigliere regionale Sergio Bartoli
Bairo (TO), 2 novembre 2025 — Nel cuore del Canavese è tornato oggi il Mercatino d’Autunno di Bairo, storica rassegna di stagione che la Pro Loco di Bairo porta avanti da oltre vent’anni e che nel 2025 raggiunge la XXVI edizione. Tra i profumi di caldarroste e le dimostrazioni di zabajone preparato sul momento, la manifestazione ha trasformato il centro del paese in una vetrina di eccellenze locali, tra artigianato, sapori e musica.
La formula, ormai collaudata, valorizza le produzioni del territorio e l’impegno del volontariato: dalle bancarelle agli stand enogastronomici, fino alle esibizioni musicali che animano il pomeriggio. Secondo la comunicazione degli organizzatori, l’edizione 2025 consolida il percorso di crescita intrapreso negli ultimi anni, con un allestimento ampliato rispetto al passato.
All’evento ha preso parte Sergio Bartoli, Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, che ha salutato i partecipanti sottolineando la funzione sociale dei mercatini territoriali:
“Grazie alla Pro Loco, al Sindaco, agli amministratori e a tutti i volontari: siete l’energia autentica del territorio. Il Piemonte migliore è quello che si incontra nelle piazze, tra la gente, dove le nostre eccellenze si vivono da vicino,” ha dichiarato Bartoli.
Fondata nel 1999, la Pro Loco di Bairo è oggi un punto di riferimento per la promozione del paese e del suo patrimonio di tradizioni: dalle rassegne primaverili alle iniziative autunnali, l’associazione cura una programmazione continua che punta sulla qualità e sul coinvolgimento della comunità.

Se Topolino parla torinese

Nella storia a fumetti della Disney ”Topolino e il ponte sull’Oceano” ci vengono presentate due novità assolute. Una é la scrittura in torinese e due si ammicca alla politica nazionale con Orazio che conclude così: « Per traversè l’ocean a venta ch’a sia bel gròss, e pura mi i l’hai ancor nen vistlo ». Per chi legge Topolino e non conosce per niente il torinese che, dialetto dei dialetti è definito piemontese (si utilizzava il ‘torinese-piemontese’ per far parlare un monferrino e un langarolo che non conoscevano i reciproci dialetti), traduco: ”Per attraversare l’oceano bisogna avere un ponte[ implicito nel testo il riferimento al ponte sullo Stretto di Messina ]molto grande, eppure io non l’ho ancora visto”. Qui l’autore della storia a fumetti Alessandro Sisti, neanche surrettiziamente, introduce l’eterna polemica Nord-Sud sulle grandi opere mai concluse o mai iniziate dalla Salerno-Reggio Calabria al ponte sullo stretto di Messina, che Orazio deve ancora, con ironico stupore, vedere iniziare. Il ponte sull’oceano è un ‘oceano’ di intoppi, ritardi, difficoltà che diventano alibi e schermaglie governo-opposizione.

“Lasciamo la parola ai messinesi”, ”si sfora il budget lo dice la corte dei conti”, ”la mafia si infiltrerà negli appalti e non si sa se vuole si o vuole no”, ma alla fine l’essenziale, cioè costruire un ponte che congiungerà la Sicilia con il resto della penisola e che proietterebbe l’Italia tra le nazioni finalmente civili, non riesce a essere una priorità bipartisan. Ebbene questa necessità infrastrutturale, nel mentre scrivo tornata di stringente attualità, viene ‘paradossalmente’ intercettata da una nuvoletta di Topolino pubblicata in dialetto torinese. Una recente iniziativa della Disney Panini Comics, che da un po’ di tempo a questa parte ( inizio 2025), ha lanciato delle storie nei dialetti regionali: Napoletano, Laziale, Pugliese, Lombardo e via dicendo. Con consulenti docenti di linguistica italiana di livello universitario(Riccardo Regis dell’Università di Torino). Una iniziativa molto importante, volta a valorizzare il patrimonio dei dialetti locali, vera fucina della lingua italiana unificata. Valore culturale inestimabile e non reperto fossile di una archeologia del sapere anacronistica e no-global. Ogni numero in edicola ha la storia in dialetto, per i lettori della regione interessata e per quelli delle altre regioni italiane, é uscita e uscirà in lingua nazionale. Cosí che, se molti seguaci della teoria del villaggio globale di Marshall Mc Luhan, hanno sostenuto e sostengono a ragion veduta, che la televisione, nel ventesimo secolo, ha contribuito in gran parte a unificare la lingua italiana e a farla utilizzare in tutto il nostro territorio, così si può sperare che il fumetto con questa e altre iniziative, possa contribuire a rivalorizzare i dialetti nostrani, come vere e proprie lingue parlate, scritte.. e ora anche disegnate.

Aldo Colonna

Alcott riapre al pubblico il suo storico store di Piazza Castello

Torna da oggi, 31 Ottobre, in Piazza Castello il punto vendita torinese del brand di moda maschile contemporaneo, parte del gruppo Capri, a cui fa capo anche Gutteridge.

 

Torino, 31 ottobre 2025 – Nell’ambito del percorso di rebranding e rinnovamento che sta ridefinendo la propria identità, Alcott riapre al pubblico il suo storico store di Piazza Castello a Torinocompletamente rinnovato e pronto ad accogliere i clienti con un format moderno e interattivo.

 

La riapertura del punto vendita torinese si inserisce in un più ampio piano di espansione nazionale e internazionale del marchio, che fa capo al Gruppo Capri, realtà napoletana proprietaria anche del brand Gutteridge. Dopo la recente riapertura dello storico store di via Torino a Milano, il progetto proseguirà con nuove aperture in Italia e all’estero, tra cui Sorrento e cinque nuovi store in Marocco.

 

Il negozio di Torino presenta oggi un ambiente completamente rinnovato, dove design, tecnologia e interazione si fondono per offrire una shopping experience evoluta: dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nel customer care alle casse self-service, fino a un layout immersivo che accompagna il cliente in un percorso dinamico tra moda e innovazione.

 

La riapertura dello store di Torino rappresenta un nuovo passo nel percorso di crescita e valorizzazione del marchio Alcott,” dichiarano Salvatore e Francesco Colella, Amministratori Delegati del Capri Group “Questo progetto incarna la nostra visione di retail esperienziale, capace di coniugare tecnologia, design e relazione con il cliente, rafforzando al contempo la presenza del gruppo sui mercati nazionali e internazionali.” concludono.

 

Alcott conferma la propria visione orientata al futuro, consolidando la presenza sul territorio e rafforzando il legame con il pubblico italiano e internazionale.

Torino Outlet Village: il weekend si anima

 

Tra spettacoli tradizionali, creatività LEGO ed esperienze di arte immersiva

Torino Outlet Village prosegue nel suo cammino di ridefinizione e concetto di “experience” consolidandosi come un polo che unisce lusso, shopping e un’offerta culturale ambiziosa. Nel contesto del recente ampliamento degli spazi dedicati all’arte, il Village annuncia un ricco programma di intrattenimento per i prossimi due fine settimana, dedicando attività coinvolgenti per tutte le età. Per il weekend dell’1 e 2 novembre e dell’8 e 9 novembre, i Boulevard del Village si animeranno con la grande parata degli Sbandieratori, dalle 12 alle 18.30. Un suggestivo spettacolo di tradizione e colore prenderà vita in tutto lo spazio, culminando in show in tutte le piazze.
La Party Room del Village sarà il cuore delle attività ludiche dedicate ai più piccoli. Al mattino, dalle 11 alle 14.30, i bambini sono invitati al laboratorio creativo “Si gira la moda”, per un divertente ritorno agli anni Novanta, dove potranno creare nuovi look e giocare in creatività. Nel pomeriggio, in occasione della mostra “Forever young”, i bambini dai 6 ai 12 anni, con le loro famiglie, sono attesi ai laboratori LEGO Education, in collaborazione con Fondazione ECM – esperienza di Cultura Metropolitana. I laboratori gratuiti si svolgeranno dalle 16 alle 19 in tutte e quattro le giornate di sabato e domenica, permettendo di sperimentare attraverso l’utilizzo del kit LEGO Education i temi della robotica educativa, del coading e dello storytelling digitale. Queste iniziative si inseriscono nel nuovo contesto del Village, che ha destinato i suoi nuovi spazi a un progetto culturale inaugurando tre grandi esposizioni a ingresso gratuito. Un percorso espositivo che prende il via con dipinti animati, Van Gogh Shadow e Claude Monet Shadow. Una straordinaria esperienza che fonde l’eccellenza pittorica dei maestri impressionisti con le più avanzate tecnologie. Grazie all’innovativa tecnica “Shadow art”, i capolavori prendono vita attraverso video mapping e animazione digitale, garantendo al visitatore un’immersione nei sensi. Il viaggio prosegue con la collettiva d’arte contemporanea “Roots of love – innamorati ancora”, frutto della rinnovata collaborazione con Paratissima. Curata da Alessandra Redaelli e Matteo Scavetta, la mostra si sviluppa come un giardino emozionale, dove dodici artisti invitano a riscoprire attraverso dipinti, installazioni e sculture la felicità e lo sguardo sognante tipici dell’innamoramento, rafforzando il dialogo tra arte, moda e lifestyle. Infine l’esposizione “Forever young”, di Riccardo Zangelmi, l’unico LEGO Certified Professional in Italia, celebra il potere del gioco come linguaggio universale. Attraverso sculture e installazioni interamente costruite con mattoncini LEGO, Zangelmi trasforma la materia ludica in espressione emotiva e simbolica, invitando il pubblico allo stupore e alla leggerezza tipici dell’infanzia.

Mara Martellotta

Il Museo dei Serial Killer a Torino

PENSIERI SPARSI di Didia Bargnani

“Non è un caso che si sia deciso di aprire, dopo Firenze, il Museo dei Serial Killer a Torino – mi spiega Gianpaolo Gazziero – dove nel 1861 sono state elaborate le prime teorie sulla Criminologia per arrivare poi ad una disciplina ben definita, l’Antropologia Criminale, grazie a Cesare Lombroso.  Con i miei soci, Filippo Terzani e Luca Pianesi, abbiamo pensato che Torino avrebbe potuto rispondere positivamente ad un museo di questo tipo, non a caso questa è anche la città scelta da Dario Argento per ambientare alcuni dei suoi film cult ed è famosa per essere un luogo esoterico dove si pratica la magia nera”.
E’ un viaggio virtuale, attraverso la storia del crimine dal Medioevo ad oggi, quello che intraprende il visitatore di questo museo aperto da pochi giorni a Torino in via Arcivescovado 9.
Tramite un audioguida possiamo ricostruire la storia di ogni serial killer rappresentato nel museo, cercando di capire quali percorsi di vita hanno contribuito a creare questi “mostri”.
 Siamo abituati a pensare che situazioni simili esistano solo nei film o nelle fiction ma non è così, il male e la malvagità esistono, fanno parte della vita e forse, addentrandoci nella mente di questi personaggi,  possiamo rendercene conto ed esorcizzare in qualche modo la paura nei confronti del male.
 Secondo l’FBI i Serial Killer si dividono in Organizzati e Disorganizzati, i primi pianificano i loro delitti, solitamente hanno una famiglia e una vita sociale irreprensibile, i secondi invece uccidono in preda ad un impulso e lo fanno con molta violenza, le vittime in genere sono oggetto di attenzioni sessuali e cannibalismo.
La mostra inizia con un omaggio a Cesare Lombroso, si prosegue leggendo sulle pareti che l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di Serial Killer, dopo gli Stati Uniti e che donne serial killer sono sostanzialmente di tre tipi: assassine per vendetta, vedove nere che ammazzano componenti della propria famiglia per soldi e gli angeli della morte che decidono di non far soffrire ulteriormente i pazienti a loro affidati.
I manichini che raffigurano i serial killer presenti nel museo sono stati realizzati dall’azienda che produce gli effetti speciali per le produzioni di Netflix e sono impressionanti per la loro attinenza alla realtà: la prima che incontriamo è la Contessa Sanguinaria che nel 1500 in Ungheria uccise più di 600 ragazze per berne poi il loro sangue.
L’incontro successivo è con il cosiddetto Vampiro di Brooklyn, cannibale che si nutriva di bambini, per poi passare a John Waine Gacy, Richard Ramirez, Jeffrey Dahmer, il famoso Charles Manson e, unica italiana, Leonarda Cianciulli detta “ la saponificatrice di Correggio” che trasformava le sue amiche in biscotti e saponi.
Il museo è visitabile tutti i giorni dalle 10.30 alle 18.30, i minori di 14 anni devono essere accompagnati.

Daebak,  il primo festival coreano del Mercato Centrale Torino

Il Mercato Centrale Torino si prepara a ospitare un evento unico domenica 9 novembre, dalle 11 alle 22, quando avrà luogo “Daebak”, il primo festival coreano, un’opportunità straordinaria per immergersi in una cultura ricca e vibrante, gustando piatti tipici, partecipando a masterclass coinvolgenti e vivendo momenti di pura gioia. “Daebak”, che significa “fantastico, incredibile”, è un termine che racchiude le esperienze umane più significative e rappresenta il fil rouge di questa celebrazione. La sua risonanza va oltre il significato linguistico, è un richiamo all’unità, un abbraccio collettivo che incoraggia l’autoespressione e il sostegno reciproco. Si tratta di un invito a costruire legami, a promuovere empatia e solidarietà nel superamento delle barriere culturali e sociali nel sentimento dell’essere qualcosa di più grande e significativo.

Il Mercato Centrale si trasformerà in un palcoscenico di colori, tradizioni e sapori. L’ingresso sarà gratuito, ad eccezione delle masterclass, permettendo a tutti di esplorare la cultura coreana tra cucina, balli, giochi di squadra e skincare coreana. Nello spazio Fare, al secondo piano, gli amanti della gastronomia potranno gustare lo street food coreano, preparato dai migliori chef, con specialità come Tteokbokki con salsa piccante di Gochuyang o formaggio fuso, Pageon di verdure, Bibimbap e Yangnyeom chicken, il pollo fritto coreano con la salsa dolce piccante. I partecipanti potranno scoprire anche il lato ludico della cultura coreana, grazie ai giochi di K Pop Torino e ai workshop di balli organizzati TurinKorea. Per i più audaci la “squid game area”, affrontando sfide al limite dell’impossibile, tra adrenalina e divertimento. Al Cocktail Bar, al primo piano, si troverà il Market K.Pop, ricco di serigrafie abbigliamento e beauty coreani, perfetto per chi vuole portare un pezzo di Corea a casa. L’ingresso è sempre libero e gratuito.

Le masterclass disponibili su prenotazione proporranno esperienze esclusive. Tra queste, in aula didattica, il rituale di skincare coreano, curato da Glow Up, per imparare a curare la propria pelle attraverso prodotti e tecniche tradizionali. Non mancheranno lezioni di cucina con Kim Chipop e Noemi Sciutto, dove si impareranno a preparare specialità come il Kkakdugi e il Bibimbap, piatti che raccontano storie e convivialità. Il Kkakdugi, con i suoi cubetti croccanti di daikon, e il Bibimbap, un’esplosione di colori e sapori, che nutre l’anima e il corpo. L’invito è aperto a tutti, agli amanti della cultura coreana che sono chiamati a unirsi in questa straordinaria celebrazione per non perdere l’occasione di scoprire il fascino della Corea del Sud a Torino.

Appuntamenti di masterclass di skincare, secondo il rituale coreano, saranno in tre momento, dalle 11.30 alle 12.15, dalle 15.30 alle 16.15 e dalle 17.30 alle 18. La scuola di cucina con Kim Chipop ha tre appuntamenti: dalle 11 alle 12, dalle 15 alle 16, dalle 18.30 alle 19.30. Le lezioni di cucina con Noemi Sciutto saranno due, dalle 12 alle 13 e dalle 17 alle 18. Le masterclass sono a pagamento e su prenotazione al link https://app.aloesuite.com/app/widgets/1f0a2828-4e38-6726-b25b-0a7cc52e17b3

Mara Martellotta

Halloween e Ognissanti alla Reggia di Venaria venerdì 31 ottobre e sabato 1 novembre

Nella notte di Halloween, venerdì 31 ottobre, la Reggia di Venaria offre al suo pubblico spettacoli di magia, con acrobati, trampolieri e giocolieri al buio, fra i maestosi spazi barocchi della residenza. Nel giorno di Ognissanti, inoltre, un laboratorio nei giardini dedicato al taglio delle zucche. La notte di Halloween “Il circo delle ombre” approda nelle sale della Reggia con uno spettacolo di magia e mistero, un bizzarro susseguirsi di immagini prende vita. Acrobati spettrali si sollevano in aria come anime inquiete, i trampolieri avanzano silenziosi tra la nebbia, mentre giocolieri al buio, creature danzanti e illusionisti dell’irreale trasformano gli spazi in un palcoscenico di meraviglie e brividi. Lo spettacolo, prodotto in collaborazione con la Fondazione TRG/Artemakìa, è rivolto a ogni fascia d’età, e verrà replicato alle ore 18, alle ore 20 e alle ore 22. I visitatori sono invitati a partecipare in costume a tema Halloween per rendere la festa ancora più magica. Il travestimento non è obbligatorio, ma benvenuto. Prima dello spettacolo, i bambini e le loro famiglie possono prendere parte al laboratorio “Lenzuoli e magie reali”, portando con sé un vecchio lenzuolo. I partecipanti saranno invitati a dar forma al proprio fantasma personalizzato e da portare a casa, o da indossare subito nello spirito della festa. Sabato 1 novembre, per la festa di Ognissanti, i guardi ospiteranno l’evento “Zucche e incantesimi nella terra del Re”, una visita guidata agli orti, attività d’intaglio delle zucche e animazione teatrale, un divertente laboratorio creativo per tutta la famiglia, guidato da attori e giardinieri. I partecipanti saranno accompagnati nella realizzazione della propria zucca stregata, da modellare e intagliare con fantasia. L’evento è a cura della Fondazione TRG e dei Giardinieri della Reggia di Venaria.

Info: lavenaria.it

Mara Martellotta